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e' in atto il tentativo di beatificazione di Bettino Craxi: una fredda operazione escogitata a tavolino, ad opera di una classe politica, la quale cerca così di nobilitare se stessa e le proprie azioni, ponendo all'onore degli altari un suo esponente di rilievo, il quale, aveva avuto il rischioso merito d'ammettere la nudità del Re, ovvero l'assoluta incompatibilità fra la vigente legislazione penale ed il necessario modo d'essere dell'attività ordinariamente svolta dai partiti italiani.
Beatificando Craxi, infatti, anche l'effettiva sostanza della sua azione politica (perfettamente analoga a quella praticata da tutti gli altri suoi colleghi di casta) viene dunque a tradursi in una sequenza coordinata di atti, i quali, quantunque penalmente criminosi, si rivelerebbero degli strumenti assolutamente necessari, ai fini dell'affermazione del superiore bene della democrazia; quindi, la sua linea di condotta (insieme a quella dei suoi attuali colleghi), benché delittuosa, dovrebbe comunque considerarsi come ispirata da una superiore istanza che, in una visione secolarizzata del mondo e travalicando la cruda sostanza del codice penale, possederebbe la rara qualità di potersi praticamente equiparare al dettato di una sorta di ispirazione d'origine pressoché divina, giacché l'affermazione delle ragioni della democrazia obiettivamente così impone.
Ora, se questo medesimo schema dialettico lo si volesse applicare ad un qualsiasi esponente di una differente struttura organizzata, che analogamente basasse la propria attività sul necessario presupposto dell'infrazione delle disposizioni penali del nostro ordinamento, immediatamente si griderebbe all'inammissibile scandalo etico, ma, stranamente, per il caso in questione, nessuno parrebbe turbarsi moralmente più di tanto.
Riguardo a Craxi, infine, si ascrive a suo grande merito il semplice fatto di aver compreso come la situazione geo politica italiana non permettesse la rapida instaurazione di un regime socialista, con azioni clamorose ed in tempi accelerati (così come, invece, avrebbero preteso le basi dei sindacati, del P.C.I., di buona parte dello stesso P:S.I. e dei vari gruppuscoli dell'ultra sinistra, Brigate Rosse in testa), ma che, per poter calare sulla nostra società nazionale il velo soffocante di un'incontrastata egemonia del socialismo, occorresse, piuttosto, attendere ad un procedimento alquanto più cauto e graduale.
In altri termini, si sarebbe dovuti procedere al conseguimento dell'obiettivo, ammantando i piani di realizzazione delle relative istanze ideologiche, sotto i panni occidentalizzati di un progressivo "riformismo", il quale, poco a poco e con qualche apparente concessione, di tanto in tanto, all'opinione borghese, avrebbe comunque portato in Italia alla piena realizzazione egemonica di un regime socialista, senza però cagionare eccessivi traumi, né allarmare troppo il nostro politicamente ingenuo dominatore statunitense. E se tutto questo potesse davvero corrispondere ad un merito, indipendentemente dalla sua mancata piena realizzazione, lo lascio giudicare all'intelligenza di ciascuno di noi ...