Tutto risale almeno al 1960, quando Cipro ottenne l’indipendenza dal Regno Unito a seguito dei Trattati di Zurigo e Londra mediati dalle tre potenze garanti, Turchia, Grecia e Gran Bretagna. Furono mantenute nel territorio però due grosse e considerevoli basi militari britanniche. Il 16 agosto 1960 Cipro diviene una Repubblica presidenziale indipendente, guidata dall’eletto arcivescovo Makarios, il primo presidente di una fragile Repubblica in cui già esistevano tensioni tra la maggioritaria comunità greca, ortodossa, e quella turca, musulmana (circa il 18% della popolazione). Tensioni evidenti anche nei tentativi greco-ciprioti di emendare la Costituzione per ridurre lo status di protezione dei turco-ciprioti e renderli ufficialmente una minoranza. Tensioni poi culminate con i fatti del dicembre 1963, noto come “Natale di sangue”, in cui milizie greco-cipriote attaccarono villaggi turco-ciprioti massacrando almeno 133 civili, tra cui donne e bambini, e distruggendo 270 moschee e santuari musulmani in pochi giorni. Scontri e sangue proseguirono per mesi, la Turchia minacciò l’invasione e, dal momento che gli attacchi non si arrestarono, nel 1964 inviò l’aviazione a bombardare villaggi greco-ciprioti con il napalm, scatenando l’ira di Makarios che paventò nuovi attacchi ai villaggi turco-ciprioti se i raid aerei non si fossero fermati. Una precaria situazione che degenerò ulteriormente negli anni ’70. Il governo di Makarios perseguiva una politica indipendente da Atene, che dopo il colpo di Stato del 1967 era divenuta una dittatura militare di destra retta da un triumvirato di colonnelli che avevano delle mire sull’isola cipriota per via delle comuni lingua, cultura ed etnia. Qui, nel 1971, venne fondata l’EOKA Beta, un’organizzazione paramilitare di destra che sosteneva l’énosis, ossia l’annessione di Cipro alla Grecia; con l’appoggio del regime dei Colonnelli greci, combatteva il governo democratico dell’arcivescovo Makarios.
Le mire greche su Cipro continuarono anche dopo che nel 1973 i tre colonnelli della giunta vennero messi agli arresti dal generale Joannidis, Capo supremo dell’esercito greco che con un colpo di Stato interno aveva assunto la guida del Paese. Fu la nuova giunta al comando di Joannidis che nel 1974, alla morte del leader dell’EOKA Beta, Georgios Grivas, assunse direttamente il controllo dell’organizzazione e tramite essa effettuò un colpo di Stato a Cipro a causa del quale Makarios – dopo che i tentativi di assassinarlo erano fino ad allora tutti falliti – fu deposto e costretto alla fuga.
Di fronte a questo colpo di Stato, la Turchia intervenne immediatamente, per tutelare la comunità turca, occupando il 37% del territorio. Nel 1983 nella parte occupata fu autoproclamata la Repubblica Turca di Cipro del Nord, mai riconosciuta dalla comunità internazionale. L’invasione e i seguenti combattimenti provocarono centinaia di vittime, migliaia di sfollati e grandi distruzioni, mentre Grecia e Turchia si trovarono sull’orlo di un conflitto armato, motivato anche dai giacimenti petroliferi scoperti nel mar Egeo nel 1973, che potevano essere rivendicati da chi possedeva la sovranità su Cipro.
L’ONU condannò il colpo di Stato orchestrato da Atene, che di fatto decretò la fine della dittatura militare in Grecia, tornata democratica nel luglio 1974, ma non riuscì a risolvere la scissione cipriota. Dall'estate 1974 la parte greca è divisa da quella turca dalla cosiddetta “linea verde”, una fascia demilitarizzata e abbandonata voluta dall’ONU e garantita dalla missione di pace UNFICYP (United Nations Peacekeeping force in Cyprus).
Non sono mancati incidenti nel corso del tempo. L'11 agosto 1996, un attivista greco-cipriota Tassos Isaac, che manifestava contro l'occupazione turca dell'isola, venne picchiato a morte dagli attivisti turco-ciprioti.
Dall'invasione turca ogni tentativo di riunificazione è fallito, fondamentalmente per la reciproca sfiducia tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. Nel 2004, mentre la Repubblica di Cipro entrava a fare parte dell'Unione europea, l’ONU propose un referendum sul cosiddetto “piano Annan”, dal nome dell’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, che prevedeva la riunificazione dell'isola: i turco-ciprioti votarono a gran maggioranza (65%) favorevolmente, mentre i greco-ciprioti rifiutarono a gran maggioranza (76%). Se l’ingresso nell’UE ha ridotto i timori dei ciprioti riguardo a nuove ostilità, d’altra parte non ha fatto molto per facilitare la risoluzione della disputa su Cipro.
Una nuova serie di negoziati hanno avuto luogo nel 2015 e nel 2017 tra il presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades e il leader turco-cipriota Mustafa Akıncı. Dopo varie attività e negoziazioni tra i due leader, i colloqui erano falliti a causa di un disaccordo derivante dall’insistenza turca sul diritto ad intervenire militarmente.
Sebbene non ci sia un muro reale a dividere le due metà di Cipro, il filo spinato separa ancora il nord dal sud, nella capitale Nicosia ci sono sbarramenti che separano la zona greca da quella turca e interi quartieri sono abbandonati dagli anni '70. La soluzione federale è quella tuttora perseguita, anche se non vi è ancora accordo tra le parti circa la determinazione dei confini e di quali villaggi debbano finire nei rispettivi territori, senza contare la spinosa questione delle proprietà di chi è stato costretto a fuggire dalle proprie case. Tuttavia, la strada verso la riunificazione a livello federale sembra oggi più vicina che mai.




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