La lettera del giorno
Venerdi' 22 Maggio 2009
LA SECONDA REPUBBLICA UN BAMBINO MAI NATO
Sento spesso parlare di «Seconda Repubblica». Mi sa dire che cosa significa, quando sarebbe iniziata e perché?
Mario Minissi, mario.minissi@alice.it
Caro Minissi, «Seconda Repubblica» è una formula giornalistica nata all’inizio degli anni Novanta quando avemmo l’impressione che la crisi di Tangentopoli avrebbe prodotto una radicale trasformazione del sistema politico e istituzionale italiano. Pensavamo naturalmente alla Francia dove le Repubbliche, durante il Novecento, furono tre: la Terza sino alla sconfitta francese nella Seconda guerra mondiale; la Quarta dal 1946 al ritorno di de Gaulle nel 1958; la Quinta sino ai nostri giorni. Ma si trattò di una speranza più che di una constatazione. Le Repubbliche meritano una nuova numerazione quando cambiano il loro abito costituzionale e assumono quindi caratteri diversi. Noi, invece, ci limitammo a cambiare con un referendum la legge elettorale e assistemmo negli anni Novanta al fallimento delle due Commissioni bicamerali che furono istituite per modificare la seconda parte della Costituzione del 1948. La crisi dei partiti, l’incriminazione di un gran numero di uomini politici, il nuovo sistema elettorale, l’elezione diretta dei sindaci e l’apparizione di Berlusconi sulla scena politica ebbero l’effetto di cambiare la toponomastica nazionale e rinnovare parzialmente il personale politico-amministrativo del Paese. Ma le istituzioni rimasero quelle di prima e i «proscritti» rientrarono alla spicciolata negli anni seguenti trovando alloggio in formazioni politiche che avevano assunto nel frattempo nomi pittoreschi, tratti dal linguaggio sportivo o botanico. Il tema delle riforme costituzionali, tuttavia, non venne abbandonato. Vi fu la riforma federalista del Titolo V della Costituzione nel dicembre del 2000. Vi fu la riforma costituzionale promossa dal governo Berlusconi cinque anni dopo. E vi è stata, più recentemente, la legge sul federalismo fiscale. Ma la prima fu approvata con una sparuta maggioranza e si dimostrò insufficiente; la seconda fu bocciata dal referendum confermativo del 2006 e la terza è un brogliaccio che occorrerà riempire con una legislazione più particolareggiata. Gli ottimisti non hanno abbandonato ogni speranza e si augurano che maggioranza e opposizione, nei prossimi anni, si mettano d’accordo su alcuni cambiamenti apparentemente condivisi: la fine del «bicameralismo perfetto» (il sistema in cui Camera e Senato hanno esattamente le stesse competenze), i poteri del premier, le garanzie della minoranza. I pessimisti osservano che la classe politica vive alla giornata e teme le novità, soprattutto quando possono pregiudicare le posizioni acquisite e gli interessi consolidati. Sino a quando i secondi prevarranno, continueremo a essere soltanto «Prima Repubblica».
Sergio Romano
Le lettere al CORRIERE DELLA SERA




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