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Discussione: Coronavirus

  1. #31
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Coronavirus, ecco chi non rispetterà alcuna restrizione



    di Giovanni Barbieri



    Ci sono momenti che marcano la storia dell’umanità. Molti la marcano più di tanti altri e, nella maggior parte dei casi, non sono mai dei momenti piacevoli.



    L’epidemia di Sars-Cov2 che sta avvolgendo l’Europa è uno di quei momenti. È un momento serio e delicato per almeno due ordini di ragioni.


    Il primo, è che sta mettendo i sistemi sanitari nazionali nelle condizioni di applicare le linee guida etiche che si applicano nel campo della “medicina delle catastrofi”, ovvero le situazioni che ordinariamente si presentano nei teatri di guerra: selezione per il trattamento terapeutico dei pazienti con più possibilità di sopravvivenza.



    Il secondo ordine di ragioni per cui questa epidemia ha il potenziale per determinare un cambiamento epocale si annida nell’insieme di conseguenze a livello economico, politico e sociale che potrà produrre e che, in parte, sta già producendo nella parte di mondo ‘sviluppata’. Qualcuno, ironicamente, ha fatto notare che ha potuto più un virus in un mese che cento anni di storia di partiti comunisti e rivoluzionari. Le conseguenze economiche saranno devastanti e le risorse annunciate per metterci una pezza, ridicole, almeno per quanto riguarda l’Italia (che pure perde del tempo a sincerarsi che l’extra-deficit venga scorporato dal computo dei limiti di deficit previsti dal Patto di Stabilità e Crescita).


    Fatte queste considerazioni (per forza di cose incomplete e non approfondite), stupisce vedere come nel caos crescente ci siano cose che si muovono esattamente nella stessa direzione. Forse in modo ancor più deciso e, proprio per questo, inquietante.


    Si tratta delle manovre di guerra sul territorio europeo previste tra aprile e maggio 2020 nel quadro dell’esercitazione DEFENDER-Europe 20, un’esercitazione che sta già portando sul territorio europeo 20.000 soldati statunitensi che si aggiungeranno ai 9.000 già presenti, oltre a 13.000 pezzi d’artiglieria ed equipaggiamento, tra cui carri Abrams e altri mezzi d’assalto cingolati da dislocare prevalentemente in Belgio, Olanda, Germania e Polonia. A questi numeri, vanno aggiunti i familiari dei soldati e tutto il personale civile afferente a più di cento tra agenzie e dipartimenti governativi statunitensi. Si tratta del più grande dispiegamento di forze armate statunitensi sul suolo europeo da 25 anni a questa parte, che prevede movimenti di terra programmati per almeno 4000 km e il coinvolgimento di 18 paesi, tra cui l’Italia, in esercitazioni congiunte tra eserciti. Formalmente, l’esercitazione, che fa parte della Strategia di Difesa Nazionale USA, è finalizzata a verificare sul campo la capacità degli Stati Uniti di proiettare globalmente la propria forza per assicurare alti standard di sicurezza agli alleati contro minacce credibili. Nel caso concreto, la minaccia credibile più immediata per l’Europa è identificata nella Federazione Russa.

    per proseguire: https://www.lantidiplomatico.it/dett...ione/82_33492/
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  2. #32
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    Predefinito Re: Coronavirus

    COVID-19: COSA CI DICONO I NUMERI?
    di Leonardo Mazzei
    Mar 09, 2020


    Sabato sera il governo ha deciso di “chiudere”, con misure più severe, la Lombardia ed altre 14 province del nord. Sedici milioni di italiani vivranno quindi, almeno fino al 3 aprile, in una condizione simile a quella delle ristrette “zone rosse” decretate già due settimane fa.

    Dopo la chiusura delle scuole, decisa quattro giorni orsono, siamo dunque ad un nuovo tornante dalle serie conseguenze per il futuro del nostro Paese. E’ evidente come nel governo sia passata la linea dell’estrema drammatizzazione. Ma qual è la portata effettiva dell’epidemia in corso?

    No al catastrofismo

    Per cercare di capirlo è opportuno ricorrere ai numeri, ragionando sulle cifre note ed ufficiali. Indubbiamente i numeri non sono tutto, ma ci dicono comunque molte cose. Analizzarli è dunque necessario.

    I raffronti con precedenti epidemie dell’ultimo secolo sono abbastanza noti, ma riassumiamoli in breve. L’influenza “spagnola” H1N1 (1918-1920) provocò la morte di 50-100 milioni di persone su un totale di 500 milioni di ammalati (il 25% della popolazione mondiale di allora). La meno grave “influenza asiatica” H2N2 (1957-1960) causò pur sempre due milioni di vittime; mentre le stime sulla successiva “influenza Hong Kong” H3N2 (1968-1969), probabilmente una mutazione del virus dell’asiatica, vanno da un minimo di 750mila ad un massimo di due milioni di morti. Ad oggi i dati del Covid 19, aggiornati a domenica 8 marzo, ci parlano di 106mila contagiati e 3.594 vittime. Da quattordicimila a ventottomila volte meno che nella “spagnola”, 556 volte meno che nell’asiatica, da 208 a 556 volte meno dell’influenza Hong Kong. Tutto ciò senza considerare il notevole aumento della popolazione mondiale avvenuto nel frattempo, che (se calcolato) distanzierebbe ulteriormente le diverse incidenze di queste epidemie. Di fronte a questa gigantesca sproporzione con le pandemie del recente passato, è davvero giustificato l’attuale catastrofismo? A mio modesto parere, assolutamente no.

    Giusto per dare un’idea, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nell’influenza del 1968-69:

    «In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi».

    Ventimila, è chiaro? Eppure l’informazione di allora fu tutt’altro che allarmistica. Questo video ce lo illustra in abbondanza.

    Perché oggi tanto catastrofismo e cinquant’anni fa, quando probabilmente sarebbe stato più giustificato, l’esatto contrario? Ecco una domanda davvero interessante.

    Certo, gli odierni catastrofisti possono sempre dirci (ed in effetti lo fanno) che siamo solo all’inizio, che il peggio deve sempre venire. Ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo per sapere quel che avverrà nei prossimi mesi, tuttavia i numeri di queste settimane qualcosa già ci di dicono.

    La virologa Ilaria Capua, già parlamentare di Scelta Civica, parlando apertamente di pandemia usa queste parole:

    «Lo studio del collega Lipsitch di Harvard dice che potrebbe essere infetto il 60 per cento della popolazione della terra. La forbice di incertezza è gigantesca».

    Appunto, la forbice di incertezza… Di fronte a certe sparate vorrei sommessamente ricordare due fatti. Il primo è che anche in occasione della Sars (2002-2003) si parlò di possibile pandemia, poi tutto finì con 8.096 casi e 774 decessi, mentre molti di noi ricorderanno pure gli allarmi sproporzionati per l’aviaria e la “suina”. Il secondo fatto è che con l’attuale numero giornaliero di casi su scala planetaria (mediamente circa tremila negli ultimi giorni), servirebbero 4mila anni per raggiungere i 4,5 miliardi di esseri umani ipotizzati dallo studio citato dalla Capua.

    Naturalmente, anche su questo, i catastrofisti possono sempre affermare (ed in effetti lo fanno) che i numeri attuali nulla ci dicono, dato che la crescita dei casi non è lineare bensì esponenziale. Ma è davvero così? Assolutamente no. Almeno su scala planetaria, almeno fino ad oggi, fortunatamente non è così.

    Le responsabilità politiche dei governi dell’austerità eurista

    Prima di passare ad alcuni dati, chiariamo bene un punto. Quanto affermiamo non vuol certo sminuire la solidarietà con chi soffre, tantomeno il dolore per le persone decedute e per le loro famiglie. Né vuole sminuire gli enormi problemi cui sono sottoposte le strutture ospedaliere, in particolare quelle della Lombardia. Ma non possiamo neppure trattare quest’ultimo capitolo prescindendo dai tagli imposti alla sanità negli ultimi 10 anni: 37 miliardi di euro e 70mila posti letto in meno a causa delle politiche austeritarie imposte dai dogmi euristi.

    Speriamo proprio che non si arrivi a tanto, ma se davvero i posti di terapia intensiva dovessero esaurirsi, chiara sarà la responsabilità politica di chi ha governato in questi anni. Altro che vantarsi delle cosiddette “eccellenze” (che pure ci sono) del sistema sanitario nazionale! La verità nuda e cruda è che, taglia oggi e taglia domani, l’Italia è arrivata ad avere 3,2 posti letto ogni mille abitanti, contro i 6 della Francia e gli 8 della Germania. Anche in materia di posti in ospedale, che in alcuni casi può fare la differenza tra la vita e la morte, l’Unione Europea è del tutto asimmetrica. E sappiamo tutti come ciò non sia per nulla casuale. Quel che è certo è che ai tempi della lira almeno problemi di posti letto non ci sarebbero stati, mentre ai tempi dell’euro ci sono eccome…

    I dati ufficiali del Covid 19

    Torniamo adesso ai dati ufficiali dell’epidemia in corso, ripartendo dalla domanda sulla sua pretesa crescita esponenziale.

    Sul Corriere della sera di ieri Giorgi Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei, lancia l’allarme: i contagi raddoppiano in 2,5 giorni e quadruplicano ogni 5. Detta così parrebbe una certezza assoluta, ma i dati ci dicono altro.

    Esaminando gli ultimi 4 giorni (dal 4 all’8 marzo) scopriamo una realtà ben diversa e differenziata. Prendendo in considerazione 6 paesi tra quelli con il maggior numero di positivi si scopre che l’incremento è stato più alto in Francia (+ 347%), in Iran (+ 149%) ed in Italia (+ 135%); assai più basso in Giappone (+ 57%) e Corea del Sud (+ 34%). Clamoroso poi il dato della Cina, che nei quattro giorni suddetti ha registrato un modestissimo + 0,6%, con soli 44 casi nella giornata di ieri.

    Il dato italiano, pur se inferiore, non è molto distante da quello indicato da Parisi, ma la grande differenziazione tra questi paesi ci indica velocità di raddoppio estremamente variabili. Ad esempio, con questo ritmo, per raddoppiare gli 80mila casi attuali alla Cina servirebbero più di due anni, alla Corea del Sud dodici giorni, all’Italia tre, alla Francia due. Cosa ci dice tutto ciò? Ci dice che ad un certo punto la curva esponenziale rallenta. La Francia, dove l’inizio dell’epidemia è più recente ha il massimo della crescita. La Cina, cioè il luogo da cui tutto è partito, ha invece il minimo. Corea del Sud e Giappone, dove il virus è arrivato subito dopo, stanno nella parte medio bassa della crescita. Italia ed Iran, dove il Covid 19 è arrivato più tardi, stanno invece in quella medio alta.

    Tutto bene dunque? Assolutamente no. Chi scrive non ha certo la pretesa di conoscere meglio degli esperti quel che può attenderci. I dati ufficiali, però, sono questi. E tenerli a mente – sempre ricordando come sono finiti i catastrofici allarmi delle altre presunte pandemie del XXI secolo – non sarà male in questi giorni di psicosi alimentata dai media.

    Naturalmente, qualcuno ci dirà a questo punto che lo straordinario risultato cinese è il frutto delle misure draconiane adottate a Wuhan dal governo di Pechino. In una certa misura sarà sicuramente così, ma – a parte il fatto che la Cina è grande e non si esaurisce con la provincia di Hubei – come spiegare allora il declino dei casi giornalieri in Corea del Sud?

    I dati ufficiali sono attendibili?

    A questo punto del discorso bisogna però farsi una domanda. Finora abbiamo utilizzato soltanto i dati ufficiali, e del resto non potevamo fare altrimenti. Ma quanto sono attendibili questi dati? Ci facciamo questa domanda non per discutere la minore o maggiore attendibilità di questo o quel paese (che evidentemente c’è), né le diverse metodologie usate ed i diversi calcoli politici di ognuno, tantomeno gli inevitabili errori statistici. Tutto ciò è rilevante, ma resta comunque ben poca cosa rispetto ad un altro problema: il numero dei casi reali è probabilmente molto più alto di quelli ufficiali.

    C’è un fatto che tutti avranno notato. Limitandoci all’Italia, su 5.800 positivi al Coronavirus troviamo Zingaretti, il governatore del Piemonte Cirio, il Capo di Stato maggiore dell’esercito, diversi sindaci tra i quali quello di Piacenza, i prefetti di Bergamo e Brescia, il questore di Bergamo, un assessore regionale lombardo, una collaboratrice di Fontana e financo un agente della scorta di Salvini. Ma questa situazione non è solo italiana: positivo Sepulveda, ma pure 23 parlamentari iraniani e 3 membri dell’assemblea nazionale francese.

    Ora, escludendo che il virus abbia una sua particolare intelligenza, è mai possibile che esso si accanisca particolarmente con i personaggi pubblici e con chi gli sta accanto? E’ chiaro come questo alto numero di positivi nei palazzi del potere dipenda essenzialmente dal fatto che in quegli ambienti, a differenza che altrove, i tamponi si fanno senza troppi problemi.

    Se questo è vero, e ci pare difficile ipotizzare il contrario, ciò significa che il numero reale dei positivi è decisamente più alto di quello ufficiale. Apparentemente questa considerazione di buon senso sembrerebbe portare acqua al mulino dei catastrofisti, ma non è esattamente così. Infatti, se il numero dei casi è sensibilmente più alto, ciò significa che il tasso di mortalità è decisamente più basso di quello oggi indicato. Ovviamente nessuno può dire quale sia il rapporto tra i casi ufficiali e quelli effettivi. Uno a dieci? Uno a cinquanta? Uno a cento? Non lo sappiamo e probabilmente non lo sapremo mai, ma se per ipotesi questo rapporto fosse da uno a trentacinque ecco che il tasso di mortalità del Covid 19, scendendo dal 3,5% allo 0,1%, eguaglierebbe esattamente quello delle normali influenze stagionali.

    Ovviamente, qui siamo solo nel campo delle ipotesi, ma questo ragionamento ci serve a dire che i casi sono due e solo due: o i contagiati sono davvero pochi, come dicono le cifre ufficiali; o sono invece molti di più, ma in quel caso il tasso di mortalità andrebbe rivisto decisamente al ribasso. Delle due l’una, anche se questa considerazione non può consolarci più di tanto.

    Due parole ai complottisti

    Prima di concludere due parole le voglio dire ai complottisti. La maggioranza di costoro ha interpretato l’intera vicenda del Coronavirus come un attacco alla Cina. Adesso, a meno di due mesi dall’inizio di questa storia, la Cina si sta rimettendo in piedi, mentre l’epicentro dell’epidemia si è spostato in Europa. Come esito di un complotto anti-cinese niente male!

    Ma c’è una ragione più profonda per contestare il complottismo. I virus esistono, l’umanità ci convive da sempre e sarà così anche in futuro. Perché non partire da questa semplice, perfino banale verità? La mia impressione è che ci sia di mezzo l’attuale deificazione della scienza, che fa pensare (sbagliando) che le malattie infettive siano solo un problema del passato.

    I grandi progressi scientifici del nostro tempo, che sarebbe ridicolo negare, portano infatti a due ragionamenti, opposti ma convergenti nella comune lettura catastrofista di quel che accade. Siccome si ritiene erroneamente che la scienza possa tutto, se essa non riesce a contenere questo virus – pensano in tanti – allora vuol dire che siamo di fronte alla catastrofe. Se la scienza, considerata comunque onnipotente, non lo sconfigge – obiettano altri (i complottisti) – significa che in alto qualcuno non vuole farlo. In un caso, come nell’altro, saremmo al disastro totale.

    Ora, i ragionamenti sui numeri del contagio proposti in questo articolo saranno certamente discutibili, ma il loro scopo è solo quello di ristabilire il senso della misura. Il che non significa negare il problema, ma vederlo nella sua effettiva dimensione, unico metodo che conosciamo per affrontarlo con scelte razionali, non con l’improvvisazione, tanto meno con quel panico che tanto piace ai dominanti della nostra epoca.

    Per cosa dobbiamo batterci?

    Ci sarà modo per tornare sulle enormi conseguenze economiche del Coronavirus e della sua gestione politica. Qui sottolineiamo invece agli aspetti più evidenti della crisi sanitaria in atto.

    Prima ancora che a chiudere, con misure di dubbia efficacia, alcune aree del Paese, il governo avrebbe dovuto affrontare con decisione il tema dei posti letto, soprattutto di quelli nei reparti di terapia intensiva. Tutto ciò significa spazi, macchinari e personale adeguato da reperirsi in brevissimo tempo. E’ stato fatto? Lo si sta facendo? Speriamo di sì, ma la cosa non è così chiara.

    Il Coronavirus non è la tragedia epocale che si vorrebbe, ma proprio per questo è grave che sia bastato così poco per mandare in tilt il sistema sanitario. Adesso si assumeranno alla rinfusa ventimila persone tra medici e infermieri, dopo anni di tagli senza tregua e dopo aver insistito sul numero chiuso nelle facoltà di medicina. E’ pazzesco che per arrivare ad invertire la follia austeritaria di un lungo decennio sia stato necessario un virus venuto dall’Asia.

    Quel che dobbiamo fare in questo momento è batterci affinché sia garantita la migliore assistenza a tutti i malati, affinché gli operatori sanitari possano lavorare in sicurezza, per tornare al più presto a condizioni di normalità tali da impedire un tracollo economico senza precedenti.

    Per ottenere questi risultati è necessario rompere con le regole europee. Gli spazi di “flessibilità” finora concessi dall’UE non solo non sono sufficienti, sono sinceramente risibili ed offensivi per il popolo italiano. Prenderne atto, e procedere con le rotture necessarie, è la prima cosa da fare. Il primo obiettivo di chi vuol superare questa crisi, insieme a quella più generale che da dodici anni opprime il popolo lavoratore del nostro Paese. Senza catastrofismi sempre amici del potere, ma con la consapevolezza del bivio che ci si para davanti: o un governo di emergenza frutto di una sollevazione popolare, o una svolta autoritaria verso un nuovo esecutivo tecnocratico ed oligarchico. I prossimi mesi saranno decisivi.

    Post Scriptum

    Come già specificato, questo articolo si basa sui dati dell’8 marzo. Quelli di stamattina, 9 marzo, ci confermano comunque quanto scritto. L’epidemia è in crescita in Italia e (in misura minore, ma sappiamo come i dati vengano trattati in maniera diversa) in parecchi paesi europei. E’ invece quasi del tutto sconfitta in Cina, ed in forte regressione in Corea del Sud, mentre anche in Iran il numero dei nuovi casi giornalieri sembrerebbe stabilizzarsi. A livello globale non c’è dunque la temuta crescita esponenziale. Decisamente una buona notizia, anche se questo non fermerà di certo un catastrofismo in grado di fare più danni dell’epidemia stessa.


    https://www.sollevazione.it/2020/03/...-i-numeri.html
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  3. #33
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    NELLE VISCERE DELLO PSICODRAMMA di Piemme




    Per salutem autem intelligi debet non sola vitae qualitercunque conservatio, sed quatenus fieri potest vita beata».
    Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1989, p. 196

    «Dalle prime luci dell’alba ci sono oltre 40mila tra carabinieri, poliziotti e finanzieri a controllare gli spostamenti degli italiani. Agli agenti di polizia occorre aggiungere l’Esercito, che conta, esclusi i 14mila soldati impegnati all’estero, 165mila effettivi disponibili».

    Così le agenzie. La voglio dire in un’altra maniera: vita associata abolita, libertà individuale sequestrata, democrazia temporaneamente soppressa. Non c’era mai stata in Italia una simile militarizzazione del territorio, una mobilitazione repressiva di tale ampiezza e contundenza, a conferma dello “Stato d’eccezione” che ha sigillato il Paese, trasformandolo in un immenso reclusorio.

    Si dice che siano le prove generali della dittatura. Forse è troppo. A loro signori basta che siano le prove generali del “governissimo”, Draghi o non Draghi a capo dell’Esecutivo. Di sicuro siamo davanti ad un atto eversivo, anticostituzionale, ad un auto-golpe mascherato.

    Non a caso le opposizioni di destra per prime han chiesto di mettere sotto chiave il Paese, di qui l’assist al governo Conte bis. Di che stupirsi? Mica Salvini e la Meloni, che hanno costruito il loro successo sventolando la bandiera del sicuritarismo manettaro, potevano farsi sfuggire la ghiotta occasione!

    Confesso che avevo sottovalutato la dimensione della tempesta in arrivo. Il 25 febbraio scorso mi ero soffermato sulla “assordante campagna allarmistica”, sostenendo che essa, assieme al panico ed alla paura, alimentava “il rimbambimento di massa, la sterilizzazione politica della democrazia, la quale vive di cittadini consapevoli e coraggiosi”. Mi sbagliavo, siamo messi molto peggio di così.
    Quelli che stanno in alto hanno voluto terrorizzare il popolo, ed il popolo, in larga parte è terrorizzato, con le spalle al muro, annichilito.

    A chi altri fa comodo, questa clausura, se non al potere ed alla sua cieca volontà di potenza e sopravvivenza.

    E c’è invece chi scambia e confonde questa determinazione al comando di chi sta sopra, con il legittimo bisogno di sicurezza di chi sta sotto. Sbagliato! Chi così ragiona, che se ne renda conto o meno, è prigioniero (dalla parte sbagliata) del dilemma sicurezza-libertà. Nello “Stato d’eccezione”, tertium non datur, o l’uno o l’altro. La Cina insegna, ci dicono.

    Non è così. Una Repubblica democratica potrebbe e dovrebbe evitare che l’una, la sicurezza, come un Moloch, divori l’altra, la libertà.

    E vengo così alla citazione di Hobbes: “Per salute non si deve intendere soltanto la conservazione della vita, a qualsiasi condizione, ma una vita per quanto possibile felice». E’ esatto! Non si deve accettare, col motivo di preservare la salute pubblica, di rendere la vita di tutti infelice, sacrificando quindi la libertà e saturando ogni spazio di vita associata.

    Come è stato scritto su questo Blog citando Foucault, ciò accadeva ai tempi della peste, quando il sistema capitalistico muoveva i suoi primi passi. Cina e Italia, come in un inquietante e circolare ritorno alla genesi, sono diventati laboratori sociali di sperimentazione di clausura e segregazione di massa.

    C’è solo un problema, la peste non c’è. Il potere invece, coi suoi tentacoli, quello c’è, e come.

    Staremo a vedere come andrà a finire questo psicodramma, sento che ci riserva delle sorprese. “Di quali sorprese parli mai, che il popolo non è mai stato così pesantemente narcotizzato?” Non lo so nemmeno io. Forse le rivolte scoppiate nelle carceri, ovvero nel luogo dove il potere esercita e concentra il suo prepotente comando sulla vita, sono solo il sintomo di ciò che potrebbe accadere anche fuori….

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...di-piemme.html
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  4. #34
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Delle mancette di Armani non abbiamo bisogno



    di Francesco Erspamer*


    Dunque Armani ha donato un milione e 200mila euro alle terapie intensive: e metà dei miei amici pentastellati lì a lodarlo. Lo sapete quanto è il suo patrimonio? Circa nove miliardi. Ciò significa che ha generosamente elargito lo 0,01 di quello che possiede. Come se chi ha in banca 100mila euro ne donasse 10, capirai il sacrificio. Senza contare che se dono 10 euro giustamente non lo sa nessuno, mentre Armani si è premurato di informare la stampa ottenendo un ritorno pubblicitario nettamente maggiore di quello che gli procurano, a parità di costo, le pagine acquistate sui quotidiani e riviste o gli spot televisivi.


    Del resto mi ricordo, quattro anni fa, la commozione degli italiani per il mezzo milione donato da Mark Zuckerberg per le vittime del terremoto dell’Aquila, e neanche in denaro ma in pubblicità su facebook; e lui possiede più di 60 miliardi, ossia l’equivalente del PIL (a parità di potere d’acquisto) della Libia e circa il doppio di quelli del Nicaragua, dell’Armenia o del Ruanda. È chiaro che i popoli e gli italiani in particolare meritano di essere impoveriti da pochi nababbi senza scrupoli; forse li accettano e adorano in sostituzione degli dèi che il consumismo ha ucciso.


    Speravo e a volte ancora spero che il M5S, come un tempo il PCI, almeno lo sognasse un mondo in cui tutti abbiano abbastanza e nessuno troppo. Ma allora bisogna finirla di sentirsi fieri dei pochi spiccioli donati dal Movimento a chi ne ha bisogno, come se invece che un’organizzazione politica fosse la Caritas; e di credere che la microgenerosità pelosa dei miliardari aiuti la gente. L’epidemia che stiamo attraversando è solo colpa loro e della loro avidità, che negli ultimi decenni ha sottratto risorse all’assistenza sanitaria e alla ricerca pura per alimentare oscene speculazioni finanziarie. I tre milioni donati dal M5S alle terapie intensive avrebbero senso se ne parlassero giornali e televisioni; non lo fanno, loro parlano del milione di Armani; prima bisognava usare i soldi per comprarsi delle testate o dei giornalisti.



    Per essere ancora più chiaro: il problema non è la Lega e non è il Pd, che giustamente non danno soldi in carità perché non è il loro compito, e che comunque qualcuno li vota; il problema sono le multinazionali e i miliardari, che possiedono la Lega e il Pd e li usano per appropriarsi gratis dei beni comuni, ottenere concessioni a prezzi di svendita e privatizzare il sistema pubblico. Soldi ce ne sono, anche in Italia, tanti; alla fine siamo ancora l’ottavo paese più ricco del mondo e il settimo per numero di milionari.


    Siamo in un’emergenza? Servono fondi? Quando chiesero a Willie Sutton perché rapinasse le banche, rispose: perché è lì che ci sono i soldi. Sono ancora lì ed è lì che bisogna prenderli. Ai banchieri, non ai risparmiatori.


    *Professore all'Harvard University

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...o/27802_33553/
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Coronavirus, Oms annuncia "è pandemia"



    "Non abbiamo mai visto una pandemia di un CORONAVIRUS, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata". Ad annunciarlo oggi in una conferenza stampa a Ginevra è il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. Lo riporta AdnKronos.

    per proseguire: https://www.lantidiplomatico.it/dett...emia/82_33554/
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Una cosa è certa: questo virus, qualunque sia la sua origine, ha colpito principalmente la "via della Seta"; alla sua sorgente, la Cina, e al suo terminale occidentale, l'Italia; senza scordare la posizione intermedia dell'Iran; se è un caso (e potrebbe anche esserlo) ci ha visto molto bene.

  7. #37
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    Una cosa è certa: questo virus, qualunque sia la sua origine, ha colpito principalmente la "via della Seta"; alla sua sorgente, la Cina, e al suo terminale occidentale, l'Italia; senza scordare la posizione intermedia dell'Iran; se è un caso (e potrebbe anche esserlo) ci ha visto molto bene.
    Io sono agnostico e non ho mai creduto nemmeno al Caso...
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
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  8. #38
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
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  9. #39
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    Predefinito Re: Coronavirus

    L’emergenza è arrivata dalla Cina o da Bruxelles? di Leonardo Mazzei


    In queste convulse giornate capita anche di leggere questa roba qui:

    «Sembra che la crescita stia solo rallentando e invece è solo perché non ci sono più posti (se ne aggiungono pochi con grande fatica). I pazienti che non possono essere trattati vengono lasciati morire».

    A scriverla – naturalmente su twitter, come si conviene a certi personaggetti d’oggidì – non è un cittadino qualsiasi, bensì il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Immediate sono arrivate le smentite dell’assessore regionale Giulio Gallera, e quella piuttosto netta del primario del Niguarda, Roberto Fumagalli.

    Gori dice il vero? Siamo davvero arrivati a questo punto? Vogliamo sperare di no, ma già lunedì scorso la stessa cosa veniva raccontata da un’anestesista bergamasco al Corriere della Sera, in un’intervista dal titolo: «Dobbiamo scegliere chi curare e chi no. Come in ogni guerra».

    Che la questione sia quella dei posti in terapia intensiva è comunque un dato di fatto. Ma dove nasce il problema? Dal Covid 19, o dai drammatici tagli cui è stata sottoposta la sanità italiana in nome dell’euro e del suo decennale rito sacrificale chiamato austerità?

    Italia e Germania: un confronto impietoso

    Circolano in questi giorni numeri assolutamente impietosi sulle famose asimmetrie europee, anche in materia sanitaria. Già ieri l’altro abbiamo segnalato come i posti letto in Italia siano stati portati a 3,2 ogni mille abitanti, contro gli 8 della Germania. Il tutto in nome dei “virtuosi” tagli alla spesa pubblica, obiettivo e gran vanto di tutti i governanti degli ultimi anni. Sta di fatto che, mentre la spesa sanitaria dello Stato è stata portata in Italia ad un misero 6,5% di un prodotto interno lordo falcidiato dall’unione monetaria, in Germania essa rappresenta il 9,5% (che spendaccioni!) ed in Francia il 9,3% del Pil.

    Quanto hanno pesato questi tagli sui posti di terapia intensiva? I dati sono davvero impressionanti.

    In un documento dell’anno 2000, il Ministero della Sanità indicava in 7.981 i posti allora disponibili in quei reparti. A quanto siamo arrivati oggi ce lo ricordano i media tutti i giorni: 5.100. Abbiamo dunque avuto in vent’anni (quelli dell’euro!) un taglio del 36%, proporzionalmente perfino superiore a quello dei posti letto in generale.

    Duemilaottocentoottantuno posti in meno nelle terapie intensive sono tanti, quelli che al momento fanno la differenza. Secondo gli ultimi dati di ieri, i ricoverati in questi reparti per il Coronavirus risultavano essere 877, di cui 466 in Lombardia. Dunque, Coronavirus 877, tagli 2.881: ognuno faccia le sue considerazioni.

    Ecco allora la prima verità. L’emergenza non è arrivata dalla Cina, bensì dalle scelte politiche di questi anni e da chi le ha dettate da Bruxelles, Berlino e Francoforte.

    Ma c’è una seconda verità, non meno importante. Secondo numerose fonti di stampa (leggi ad esempio qui) la Germania dispone oggi di 28mila posti di terapia intensiva, cioè 34 posti letto ogni 100mila abitanti contro gli 8,5 dell’Italia. Detto in altri termini, per ogni posto esistente nel nostro Paese la Germania ne ha 4.

    Sono cifre drammatiche che non hanno bisogno di commento alcuno. La riprova di quanto l’Europa sia disunita, diseguale ed ingiusta.

    Morti da mettere in conto a lorsignori

    Ecco, di fronte a questi dati, più che lanciare tweet, recintare paesi e chiudere la gente in casa, almeno chi ha avuto la responsabilità politica dell’attuale disastro della sanità dovrebbe solo tacere e vergognarsi.

    Verrà il momento di fare un bilancio di queste responsabilità. Verrà il giorno in cui mettere in conto a lorsignori le morti e le sofferenze di queste settimane. Sia chiaro, chi scrive sa benissimo che anche la migliore sanità del mondo potrebbe andare in crisi di fronte ad una vera emergenza. Potrebbe, ma i numeri di questi giorni non giustificano quel che sta accadendo.

    Questa è la verità e qui ci fermiamo.

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...do-mazzei.html
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  10. #40
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    COVID-19: LONDRA NON SEGUE LA VIA ITALIANA


    «Quanti moriranno di coronavirus nel Regno Unito? Uno sguardo più attento ai numeri
    Ciò che le statistiche dell’epidemia finora possono dirci sull’infezione e sui tassi di mortalità

    La sorprendente diffusione del coronavirus in tutto il mondo sta causando un comprensibile allarme. Ma anche se è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive su quanti decessi possano verificarsi, le statistiche indicano tendenze generali che possono andare perse nel dramma.

    Al momento, una cosa che sembra chiara è che la stragrande maggioranza delle persone che soffrono della malattia sopravviverà.

    L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stimato che il tasso di mortalità da Covid-19 è del 3,4% circa. Questo è superiore all’influenza stagionale ed è motivo di preoccupazione — ma anche se il dato è cprretto è corretto, oltre il 96% delle persone che vengono infettate dal coronavirus guariranno.

    Qualsiasi decesso è, ovviamente, devastante per le famiglie coinvolte. Ma vale anche la pena notare che la stima dell’OMS si basa su infezioni e decessi confermati, il che significa che non tiene conto dei casi lievi che potrebbero non essere diagnosticati — casi che abbasserebbero il tasso di mortalità.

    In effetti, gli esperti affermano che, in realtà, è probabile che il tasso di mortalità sia più vicino all’1% o anche meno. In altre parole, oltre il 99% di coloro che vengono infettati dovrebbero sopravvivere.

    E non tutti saranno infettati. Secondo il responsabile medico per l’Inghilterra, il professor Chris Whitty, lo scenario peggiore è che circa l’80% della popolazione del Regno Unito venga infettata. Ma ciò non significa necessariamente che ci saranno 500.000 morti — come ci si aspetterebbe da un tasso di mortalità dell’1%.



    Uno dei motivi è che la cifra dell’80% è una stima. “Questo è un numero del tutto ipotetico”, ha detto Whitty alla conferenza stampa, aggiungendo che non si sa quante persone alla fine si sarebbero infettate.

    Un altro fattore che influenzerà il numero di morti, e quindi il tasso di mortalità, è chi viene infettato. Secondo i dati dei Centri Cinesi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, quelli di età compresa tra 10 e 39 anni hanno un tasso di mortalità dello 0,2%, mentre quelli sui 60 anni hanno un tasso di mortalità del 3,6%. Per quelli di età pari o superiore a 80 anni ciò aumenta a quasi il 15%.

    Mentre tali cifre possono sembrare allarmanti, in particolare per gli anziani, significa che se la diffusione di Covid-19 alle popolazioni più vulnerabili può essere prevenuta, o almeno limitata, ci saranno molte meno morti di quanto altrimenti previsto.

    In altre parole, è fondamentale proteggere i vulnerabili, compresi quelli con condizioni di salute critiche.

    Gli esperti attualmente mettono in guardia dal fare eccessivo affidamento sulle cifre del Regno Unito. Venerdì mattina ci sono stati 798 casi confermati di Covid-19 nel Regno Unito e 10 morti — sebbene il primo ministro, Boris Johnson, abbia suggerito che ben 10.000 persone nel Regno Unito potrebbero essere già state infettate dal virus.

    Semplicemente guardare l’attuale istantanea può essere fuorviante — a causa del ritardo tra infezione, malattia e morte, coloro che sono già morti sarebbero stati infettati in precedenza, quando il numero di casi era inferiore, mentre si è verificato anche un rapido aumento in nuovi casi.

    «È ancora tecnicamente precoce [nello scoppio]. Non si è del tutto sicuri se i casi e le morti siano rappresentativi di come andrà a finire nel lungo termine», ha affermato il dott. Michael Head, ricercatore senior in sanità globale dell’Università di Southampton. «Man mano che andiamo avanti, avremo sostanzialmente dati migliori», ha aggiunto.



    Una cosa che è chiara è che i tassi di mortalità differiscono da paese a paese. Attualmente, è stato stimato che l’Italia abbia un tasso di mortalità superiore al 6%, mentre in Corea del Sud il tasso di mortalità è stato stimato al di sotto dell’1%.

    È difficile deselezionare esattamente cosa c’è dietro tali differenze. Tuttavia, possono essere in gioco numerosi fattori, tra cui il numero di persone sottoposte a test: i test aggressivi possono segnalare casi più lievi che altrimenti sarebbero andati persi, il che significa che il tasso di mortalità grezza è inferiore.

    In effetti si ritiene che il coronavirus circoli inosservato nel nord Italia da metà gennaio, mentre sono state necessarie ripetute visite in ospedale prima che a un uomo di 38 anni con sintomi sia stato diagnosticato Covid-19.

    Altri fattori includono, il tipo di misure di sanità pubblica utilizzate, e la demografia della popolazione. L’Italia ha una grande quota di popolazione anziana — circa il 23% della popolazione ha più di 65 anni — ed è noto che le persone anziane sono maggiormente a rischio di Covid-19.

    In breve, Boris Johnson ha ragione nel dire che il bilancio delle vittime nel Regno Unito aumenterà. Ma, a questo punto, non è possibile fare una cifra su quanti moriranno. Se le misure di sanità pubblica avranno successo, si spera che la stragrande maggioranza sarà risparmiata».

    * Fonte: The Guardian del 13 marzo

    ** traduzione a cura di SOLLEVAZIONE

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...-italiana.html
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