In fondo, ogni Paese utilizza i propri trucchi: in Italia, ad esempio, si fa in modo che praticamente tutti i candidati concretamente eleggibili, di fatto, condividano una medesima linea politica (anche quando asseriscano di avversarla), di modo che, qualsiasi poi si riveli l'orientamento dell'elettorato, il risultato politico sostanziale non possa comunque cambiare .
In Italia, quindi, l'opposizione non c'è nemmeno più il bisogno di sopprimerla, dal momento che neppure può nascere e quando qualcuno proprio non volesse stare al gioco, al massimo, riuscirebbe a formare uno sparuto gruppuscolo, facilissimo da emarginare, calandolo negli abissi di un'assoluta irrilevanza mediatica e politica.
E se mai, per qualche singolare ragione, chi non stesse al gioco riuscisse, in qualche modo, a rendersi noto alla pubblica opinione, ecco che verrebbe immediatamente ad essere attaccato con violenza e brutalmente affossato, dietro la spinta delle più "politically correct" fra le fittizie scusanti: come bene aveva a rilevare Carl SCHMITT (Le categorie del ‘politico’, trad. it., Bologna, 1972, p. 132 s.), « … ad un sistema sociale … civilisé non mancano certo “indicazioni sociali” per liberarsi di minacce indesiderate o di uno sviluppo non voluto … », ovvero, per rendere il « … “disturbatore” … non pericoloso in modo “pacifico non violento”: detto in termini concreti, per farlo morir di fame, se egli non si rassegna spontaneamente … »




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