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    Predefinito Direzione PD 23 Settembre

    Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani
    Il Pd ha scelto di andare alla resa dei conti: la relazione con la quale il segretario del partito Pierluigi Bersani ha aperto la riunione della direzione a largo del Nazareno, presenti tutti i big del partito eccetto Massimo D'Alema negli Usa per l'assemblea Onu, sarà messa ai voti.

    GENTILONI: AL PARTITO SERVE UNA MINORANZA
    «Ci vuole uno choc - ha detto Paolo Gentiloni, uno dei tre promotori del documento intervenendo alla Direzione del Pd - perchè finora non abbiamo cavato fuori nemmeno due o tre idee importanti. A me non fa paura la discussione, mi farebbe paura il silenzio del Pd, sia al suo interno sia verso la società» per questo serve «un nuovo posizionamento del nostro partito». Infine un accenno sul ruolo di Area Democratica: «Noi siamo minoranza - ha affermato - e la minoranza... non sta in maggioranza».

    I VELTRONIANI VALUTANO L'ASTENSIONE
    Dopo l'intervento di Pierluigi Bersani e quello di Dario Franceschini sembra che si sia ammorbidito il clima alla riunione della direzione del Pd. I 75 che in mattinata propendevano per il no al voto sulla relazione del segretario, ora stanno valutando l'astensione.

    BERSANI:: LA MIA NARRAZIONE HA GAMBE PER CAMMINARE
    «La mia narrazione è un sogno ma con le gambe per camminare». Lo ha detto Pierluigi Bersani nella sua relazione di apertura della direzione del Pd. Il segretario del Pd ha poi parlato di un partito che «non delega niente a nessuno. Tocca a noi avanzare il progetto, alleanze sì ma non a tutti i costi».

    MINNITI: BENE BERSANI E FRANCESCHINI
    Marco Minniti, uno dei firmatari del documento dei 75, intervenendo alla Direzione del Pd, ha apprezzato il cambiamento di toni usati da Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. «Tolte dal tavolo le discussioni, metodi e forme, mi ha fatto piacere rilevare, sia dagli interventi di Bersani che da quelli di Franceschini, che i contenuti del famoso documento sono evidentemente oggetto delle preoccupazioni anche di chi non l'ha firmato - ha detto Minniti -. Questo era lo scopo di chi come me quel documento lo ha firmato. Se i toni usati fossero stati sempre questi, molte tensioni non ci sarebbero state».

    FRANCESCHINI: SERVE COLLEGIALITA'
    Per Dario Franceschini «lo schema maggioranza-minoranza non funziona, la gestione plurale non ha funzionato. È il momento della collegialità». La crisi economica, sociale e democratica del paese «impone scelte di emergenza, non rinuncio alle idee che rappresento ma metto a disposizione il partito il milione di voti raccolto alle primarie sulla mia candidatura». Tuttavia «unità non significa sottomissione, dal segretario ci aspettiamo disponibilità e un luogo collegiale». E ai ai firmatari del documento dei 75: «Spero che oggi scegliamo tutti insieme la stessa strada, ma se non fosse possibile, noi la dovremo comunque percorrere».

    SALGONO A 76 LE FIRME AL DOCUMENTO
    Sono salite a 76, a quanto si apprende, le firme al documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni. A sottoscrivere il testo sarebbe un deputato di area democratica.

    BERSANI: ALLEANZE SI MA NON A TUTTI I COSTI
    «Sono per un Pd che non deleghi a nessuno e che abbia la responsabilità del progetto. Tocca a noi avanzare il progetto e da lì vengono le alleanze ma non a tutti i costi». Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel suo intervento in direzione, chiarisce la centralità del Pd nella costruzione dell'alleanza di centrosinistra.

    VERINI: TONO E CLIMA SONO QUELLI GIUSTI
    Walter Verini, tra i firmatari del documento dei 75, apprezza «il tono e il clima democratico» del dibattito in Direzione, sottolineando che «gli interventi di Bersani e Franceschini dimostrano che la discussione è stata avviata nel modo giusto, in modo sereno, quello che serve al Pd».

    FRANCESCHINI CONTRO BINDI
    Dario Franceschini torna a definire «un grave errore» il documento dei 75, ma, parlando alla direzione del Pd, attacca Rosy Bindi, per l'intervista di questa mattina sul Corsera: «è inaccettabile - dice Franceschini - parlare di vigliaccheria per i 75. L'intervista di Bindi è sbagliata».

    BERSANI: «IL DOCUMENTO DEI 75 UN ERRORE»
    Il segretario del Pd Bersani ribadisce che vuol parlare dell'Italia, non solo di questioni interne. Comunque conferma la sua critica all'iniziativa promossa da Veltroni, Fioroni e Gentiloni che ha raccolto 75 firme di la firma parlamentari: «In alcune zone del Paese c'è stato sgomento tra i nostri elettori per il documento dei 75. Io credo sia stato un errore».

    Ciò consentirà di verificare l'effettivo passaggio con la maggioranza di Dario Franceschini e di parte della sua componente e la consistenza all'interno della direzione della minoranza che fa capo all'ex segretario Walter Veltroni, promotrice del documento sul partito sottoscritto da un quarto dei gruppi parlamentari.

    A sciogliere gli ultimi dubbio sulla conta, è stato il capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati, arrivando a largo del Nazareno. «In direzione - ha detto- ci sarà un dibattito molto franco che, a partire dalla relazione del segretario, servirà a fare chiarezza. E si concluderà, serenamente, con un voto. L'obiettivo sarà quello di tenere insieme la chiarezza di prospettive nel parlare al Paese e l'unità del partito«.

    «GAMBE IN SPALLA, SI PARLA DELL'ITALIA»
    Intanto, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ribadisce la sua intenzione di evitare che il dibattito nel partito si concentri esclusivamente sulle questioni interne: "Ho detto al mio partito e lo dirò oggi - spiega intervenendo a un convegno della Uil nella giornata in cui è previsto lo svolgimento della Direzione democratica - gambe in spalla: adesso si parla di Italia". Nella situazione politica, dice Bersani, "vedo le turbolenze ma anche la possibilità di un cambio. Non ci si venga a dire che si mette insieme la maggioranza per garantire stabilità. Il Paese non può più aspettare. Prendano atto della crisi politica della maggioranza e affidino la cosa al capo dello Stato. Noi - dice ancora il leader del Pd - non vogliamo menare il can per l'aia, quando diciamo che vogliamo un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e poi il centrodestra e il centrosinistra si presentino agli elettori su un progetto nuovo che possa parlare di futuro".

    Nel suo intervento al convegno sulle riforme organizzato dalla Uil, Pier Luigi Bersani ribadisce la sua idea sulla crisi politica: "Siamo al secondo tempo del berlusconismo - afferma - di cui non abbiamo il cronometro nè il calendario ma Berlusconi non ce la fa più a tirare palla avanti e a offrire un orizzonte". Secondo il leader del Pd, comunque, il presidente del Consiglio "mantiene forza, consenso, rapporti con interessi, presenza nel sistema della comunicazione e qualcuno nel centrodestra sostiene anche che ne abbia con qualche sottoscala della Repubblica. Quindi siamo in una fase incerta in cui la politica può subire effetti regressivi e degradanti ma possiamo anche avere l'opportunità per costruire un'alternativa".



    23 settembre 2010

    Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani - Italia - l'Unità.it
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
    UN NO COSTITUENTE PER LA DEMOCRAZIA CONTRO L'AUSTERITA'
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Citazione Originariamente Scritto da SteDiessino Visualizza Messaggio
    Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani
    Il Pd ha scelto di andare alla resa dei conti: la relazione con la quale il segretario del partito Pierluigi Bersani ha aperto la riunione della direzione a largo del Nazareno, presenti tutti i big del partito eccetto Massimo D'Alema negli Usa per l'assemblea Onu, sarà messa ai voti.

    GENTILONI: AL PARTITO SERVE UNA MINORANZA
    «Ci vuole uno choc - ha detto Paolo Gentiloni, uno dei tre promotori del documento intervenendo alla Direzione del Pd - perchè finora non abbiamo cavato fuori nemmeno due o tre idee importanti. A me non fa paura la discussione, mi farebbe paura il silenzio del Pd, sia al suo interno sia verso la società» per questo serve «un nuovo posizionamento del nostro partito». Infine un accenno sul ruolo di Area Democratica: «Noi siamo minoranza - ha affermato - e la minoranza... non sta in maggioranza».

    I VELTRONIANI VALUTANO L'ASTENSIONE
    Dopo l'intervento di Pierluigi Bersani e quello di Dario Franceschini sembra che si sia ammorbidito il clima alla riunione della direzione del Pd. I 75 che in mattinata propendevano per il no al voto sulla relazione del segretario, ora stanno valutando l'astensione.

    BERSANI:: LA MIA NARRAZIONE HA GAMBE PER CAMMINARE
    «La mia narrazione è un sogno ma con le gambe per camminare». Lo ha detto Pierluigi Bersani nella sua relazione di apertura della direzione del Pd. Il segretario del Pd ha poi parlato di un partito che «non delega niente a nessuno. Tocca a noi avanzare il progetto, alleanze sì ma non a tutti i costi».

    MINNITI: BENE BERSANI E FRANCESCHINI
    Marco Minniti, uno dei firmatari del documento dei 75, intervenendo alla Direzione del Pd, ha apprezzato il cambiamento di toni usati da Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. «Tolte dal tavolo le discussioni, metodi e forme, mi ha fatto piacere rilevare, sia dagli interventi di Bersani che da quelli di Franceschini, che i contenuti del famoso documento sono evidentemente oggetto delle preoccupazioni anche di chi non l'ha firmato - ha detto Minniti -. Questo era lo scopo di chi come me quel documento lo ha firmato. Se i toni usati fossero stati sempre questi, molte tensioni non ci sarebbero state».

    FRANCESCHINI: SERVE COLLEGIALITA'
    Per Dario Franceschini «lo schema maggioranza-minoranza non funziona, la gestione plurale non ha funzionato. È il momento della collegialità». La crisi economica, sociale e democratica del paese «impone scelte di emergenza, non rinuncio alle idee che rappresento ma metto a disposizione il partito il milione di voti raccolto alle primarie sulla mia candidatura». Tuttavia «unità non significa sottomissione, dal segretario ci aspettiamo disponibilità e un luogo collegiale». E ai ai firmatari del documento dei 75: «Spero che oggi scegliamo tutti insieme la stessa strada, ma se non fosse possibile, noi la dovremo comunque percorrere».

    SALGONO A 76 LE FIRME AL DOCUMENTO
    Sono salite a 76, a quanto si apprende, le firme al documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni. A sottoscrivere il testo sarebbe un deputato di area democratica.

    BERSANI: ALLEANZE SI MA NON A TUTTI I COSTI
    «Sono per un Pd che non deleghi a nessuno e che abbia la responsabilità del progetto. Tocca a noi avanzare il progetto e da lì vengono le alleanze ma non a tutti i costi». Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel suo intervento in direzione, chiarisce la centralità del Pd nella costruzione dell'alleanza di centrosinistra.

    VERINI: TONO E CLIMA SONO QUELLI GIUSTI
    Walter Verini, tra i firmatari del documento dei 75, apprezza «il tono e il clima democratico» del dibattito in Direzione, sottolineando che «gli interventi di Bersani e Franceschini dimostrano che la discussione è stata avviata nel modo giusto, in modo sereno, quello che serve al Pd».

    FRANCESCHINI CONTRO BINDI
    Dario Franceschini torna a definire «un grave errore» il documento dei 75, ma, parlando alla direzione del Pd, attacca Rosy Bindi, per l'intervista di questa mattina sul Corsera: «è inaccettabile - dice Franceschini - parlare di vigliaccheria per i 75. L'intervista di Bindi è sbagliata».

    BERSANI: «IL DOCUMENTO DEI 75 UN ERRORE»
    Il segretario del Pd Bersani ribadisce che vuol parlare dell'Italia, non solo di questioni interne. Comunque conferma la sua critica all'iniziativa promossa da Veltroni, Fioroni e Gentiloni che ha raccolto 75 firme di la firma parlamentari: «In alcune zone del Paese c'è stato sgomento tra i nostri elettori per il documento dei 75. Io credo sia stato un errore».

    Ciò consentirà di verificare l'effettivo passaggio con la maggioranza di Dario Franceschini e di parte della sua componente e la consistenza all'interno della direzione della minoranza che fa capo all'ex segretario Walter Veltroni, promotrice del documento sul partito sottoscritto da un quarto dei gruppi parlamentari.

    A sciogliere gli ultimi dubbio sulla conta, è stato il capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati, arrivando a largo del Nazareno. «In direzione - ha detto- ci sarà un dibattito molto franco che, a partire dalla relazione del segretario, servirà a fare chiarezza. E si concluderà, serenamente, con un voto. L'obiettivo sarà quello di tenere insieme la chiarezza di prospettive nel parlare al Paese e l'unità del partito«.

    «GAMBE IN SPALLA, SI PARLA DELL'ITALIA»
    Intanto, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ribadisce la sua intenzione di evitare che il dibattito nel partito si concentri esclusivamente sulle questioni interne: "Ho detto al mio partito e lo dirò oggi - spiega intervenendo a un convegno della Uil nella giornata in cui è previsto lo svolgimento della Direzione democratica - gambe in spalla: adesso si parla di Italia". Nella situazione politica, dice Bersani, "vedo le turbolenze ma anche la possibilità di un cambio. Non ci si venga a dire che si mette insieme la maggioranza per garantire stabilità. Il Paese non può più aspettare. Prendano atto della crisi politica della maggioranza e affidino la cosa al capo dello Stato. Noi - dice ancora il leader del Pd - non vogliamo menare il can per l'aia, quando diciamo che vogliamo un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e poi il centrodestra e il centrosinistra si presentino agli elettori su un progetto nuovo che possa parlare di futuro".

    Nel suo intervento al convegno sulle riforme organizzato dalla Uil, Pier Luigi Bersani ribadisce la sua idea sulla crisi politica: "Siamo al secondo tempo del berlusconismo - afferma - di cui non abbiamo il cronometro nè il calendario ma Berlusconi non ce la fa più a tirare palla avanti e a offrire un orizzonte". Secondo il leader del Pd, comunque, il presidente del Consiglio "mantiene forza, consenso, rapporti con interessi, presenza nel sistema della comunicazione e qualcuno nel centrodestra sostiene anche che ne abbia con qualche sottoscala della Repubblica. Quindi siamo in una fase incerta in cui la politica può subire effetti regressivi e degradanti ma possiamo anche avere l'opportunità per costruire un'alternativa".



    23 settembre 2010

    Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani - Italia - l'Unità.it
    A veltrò..... bbisogna volese bbene.
    Fa un atto di pace : da un bacetto sulla pelata di bersani :

  3. #3
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    A veltrò..... bbisogna volese bbene.
    Fa un atto di pace : da un bacetto sulla pelata di bersani :
    nel PD tuttapposto... invece dalle parti del Bordello della Libertà?

  4. #4
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    i veltroniani mi hanno chiesto di firmare il documento sto ancora pensandoci.....

  5. #5
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    io non so se lo farei, però mi fido del segretario e accanto alla lealtà nei suoi confronti, da parte sua, penso ci debba essere l'ascolto.
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Chissà cosa salterà fuori da quel coacervo di menti fresche e ricche di nuove idee.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  7. #7
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Il miglior comportamento l'ha tenuto Burlando che è rimasto con le maestranze della Fincantieri.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  8. #8
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    beh Burlando sta con Bersani,si sa
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Pd, evitato lo scontro. Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani
    Il Pd ha scelto di andare alla resa dei conti
    :



    la relazione con la quale il segretario del partito Pierluigi Bersani ha aperto la riunione della direzione a largo del Nazareno, presenti tutti i big del partito eccetto Massimo D'Alema negli Usa per l'assemblea Onu, è stata messa ai voti. Clima più disteso in direzione. Il segretario soddisfatto: «Ora pensiamo all'Italia». Veltroni: partito più unito.
    Come da copione in questi casi, il voto della direzione del Pd è accompagnato dal balletto sulle cifre. L'unico dato certo che risulta è il numero degli astenuti: 32 in tutto, cifra che comprende non solo veltroniani e fioroniani ma anche l'area Marino. Ma sulla lettura di questo dato le "fazioni" si scontrano: in ambienti franceschiniani si sottolinea che gli aventi diritto in direzione sono 232 e, anche considerando le diverse assenze di oggi, il gruppo dei veltroniani non avrebbe raccolto più del 12%.
    Tesi contestata dal fronte veltroniano: «Giocare con i numeri non serve a nessuno», dicono. I veltroniani fanno notare che la presidente Bindi, che ha condotto le operazioni di voto, non ha provveduto a contare né i votanti, né i sì a Bersani e che, dunque, non ha senso parlare di percentuali.

    Tutte le componenti del Pd si sono ricompattate oggi su un concetto: Il partito, così come è non va e bisogna lavorare per fargli ritrovare credibilità agli occhi degli italiani. Un concetto, contenuto nella relazione fatta dal segretario Pierluigi Bersani, che ha permesso di evitare la spaccatura, dopo le polemiche sorte a seguito del documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni. I firmatari di questo documento, oggi saliti a 76, hanno letto in queste parole una «apertura» alle loro istanze e si sono astenuti al momento del voto finale, così come hanno fatto gli uomini vicini a Ignazio Marino.

    Restano invece diverse le ricette su quello che il Pd dovrà dire al Paese, per recuperare consensi. Ad accentuare le future incertezze c'è la spaccatura della minoranza, con posizioni differenti tra Franceschini e i tre promotori del documento, e anche tra questi ultimi ci sono sfumature diverse.

    Nella relazione Bersani ha ribadito che il documento dei 76 (oggi si è aggiunta la firma di Cinzia Capano) è stato un «errore» che ha creato «sgomento» nella base. L'iniziativa è legittima, ma le critiche andavano fatte negli organi di partito già convocati, e non raccogliendo firme. Il segretario ha ammesso le difficoltà del partito («non trasmettiamo un'idea di rinnovamento, bisogna che riflettiamo con più generosità come gruppo dirigente») ma, ha insistito: «non possiamo fare il gioco dell'oca e ricominciare sempre daccapo». Prende poi la parola Dario Franceschini che attacca l'iniziativa dei 76, ma bilancia sottolineando che nel partito «il disagio c'è», specie sul territorio. Il capogruppo alla Camera, annuncia l'appoggio a Bersani vista l' «emergenza» che arriva, cioè una possibile crisi di governo e urne che si avvicinano, ma avverte che il profilo del partito non va: «il Pd è nato per un ambizioso progetto di cambiamento della società che è l'unico collante tra di noi». Franceschini chiede una «gestione collegiale», in modo che la sua area possa incidere sulla linea del partito, pur non entrando propriamente nella maggioranza di Bersani.

    Qui si registra la divisione di Area Democratica: Paolo Gentiloni, Beppe Fioroni e Walter Veltroni, dicono che la minoranza ha il suo ruolo, quello di stimolare il dibattito: di mantenere «una inquietudine aperta», secondo Giorgio Tonini.
    «Senza il documento - ha detto anche Marco Minniti - l'apertura di Bersani non ci sarebbe stata». I franceschiniani rivendicano invece alla propria mediazione l'atteggiamento del segretario. Gentiloni non le manda a dire: «Non è vero che il documento ha rotto l'incantesimo di un partito che scoppia di salute. Non siamo in grado di rappresentare l'alternativa al centrodestra, e men che meno l'idea dell'innovazione. Ci vuole uno choc». Fioroni ha sottolineato l'incapacità del Pd di «rappresentare interi settori della società». «So che qualcuno preferirebbe che io me ne andassi», ha aggiunto, sottolineando che i cattolici del Pd «non faranno la fine degli Armeni» sterminati dai «Giovani turchi» nel 1917.

    Anche Veltroni s'è tolto qualche sassolino dalle scarpe: «Quando nel pieno della campagna elettorale in Sardegna Bersani si candidò per le primarie non ci rimasi bene ma non obbiettai. Egli sostenne che voleva solo discutere e non litigare. Ecco, uso le sue parole: stiamo solo discutendo». A Veltroni basta però l'apertura di Bersani per portare tutti i 76 ad astenersi sulla relazione. Con Fioroni tentato per il «no».

    La relazione passa a stragrande maggioranza e l'ex segretario rivendica a sé il merito di «un partito più forte e più unito», pronto a lavorare sui contenuti. «Con Bersani - ha aggiunto - ci siamo chiariti come si fa in un partito nel quale ci sono attenzioni diverse». Ottimista il segretario: «Dalla Direzione ho avuto un incoraggiamento per lavorare ad un progetto. Ora si tratta di raccogliere tutte le idee per parlare agli italiani». Dunque «la discussione di oggi lascia intendere che nel partito c'è un sentimento unitario». Conviene Franco Marini: «il chiarimento che avevo auspicato c'è stato, ora è possibile la piena unità».

    23 settembre 2010

    Pd, evitato lo scontro. Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani - Italia - l'Unità.it

    Perfetto,minoranza più piccola di quella del congresso,Bersani più forte,Partito più unito!
    Alla grande!
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Direzione PD 23 Settembre

    Aria fritta.
    Dov'erano i Renzi e i Martina????
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