
Originariamente Scritto da
SteDiessino
Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani
Il Pd ha scelto di andare alla resa dei conti: la relazione con la quale il segretario del partito Pierluigi Bersani ha aperto la riunione della direzione a largo del Nazareno, presenti tutti i big del partito eccetto Massimo D'Alema negli Usa per l'assemblea Onu, sarà messa ai voti.
GENTILONI: AL PARTITO SERVE UNA MINORANZA
«Ci vuole uno choc - ha detto Paolo Gentiloni, uno dei tre promotori del documento intervenendo alla Direzione del Pd - perchè finora non abbiamo cavato fuori nemmeno due o tre idee importanti. A me non fa paura la discussione, mi farebbe paura il silenzio del Pd, sia al suo interno sia verso la società» per questo serve «un nuovo posizionamento del nostro partito». Infine un accenno sul ruolo di Area Democratica: «Noi siamo minoranza - ha affermato - e la minoranza... non sta in maggioranza».
I VELTRONIANI VALUTANO L'ASTENSIONE
Dopo l'intervento di Pierluigi Bersani e quello di Dario Franceschini sembra che si sia ammorbidito il clima alla riunione della direzione del Pd. I 75 che in mattinata propendevano per il no al voto sulla relazione del segretario, ora stanno valutando l'astensione.
BERSANI:: LA MIA NARRAZIONE HA GAMBE PER CAMMINARE
«La mia narrazione è un sogno ma con le gambe per camminare». Lo ha detto Pierluigi Bersani nella sua relazione di apertura della direzione del Pd. Il segretario del Pd ha poi parlato di un partito che «non delega niente a nessuno. Tocca a noi avanzare il progetto, alleanze sì ma non a tutti i costi».
MINNITI: BENE BERSANI E FRANCESCHINI
Marco Minniti, uno dei firmatari del documento dei 75, intervenendo alla Direzione del Pd, ha apprezzato il cambiamento di toni usati da Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. «Tolte dal tavolo le discussioni, metodi e forme, mi ha fatto piacere rilevare, sia dagli interventi di Bersani che da quelli di Franceschini, che i contenuti del famoso documento sono evidentemente oggetto delle preoccupazioni anche di chi non l'ha firmato - ha detto Minniti -. Questo era lo scopo di chi come me quel documento lo ha firmato. Se i toni usati fossero stati sempre questi, molte tensioni non ci sarebbero state».
FRANCESCHINI: SERVE COLLEGIALITA'
Per Dario Franceschini «lo schema maggioranza-minoranza non funziona, la gestione plurale non ha funzionato. È il momento della collegialità». La crisi economica, sociale e democratica del paese «impone scelte di emergenza, non rinuncio alle idee che rappresento ma metto a disposizione il partito il milione di voti raccolto alle primarie sulla mia candidatura». Tuttavia «unità non significa sottomissione, dal segretario ci aspettiamo disponibilità e un luogo collegiale». E ai ai firmatari del documento dei 75: «Spero che oggi scegliamo tutti insieme la stessa strada, ma se non fosse possibile, noi la dovremo comunque percorrere».
SALGONO A 76 LE FIRME AL DOCUMENTO
Sono salite a 76, a quanto si apprende, le firme al documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni. A sottoscrivere il testo sarebbe un deputato di area democratica.
BERSANI: ALLEANZE SI MA NON A TUTTI I COSTI
«Sono per un Pd che non deleghi a nessuno e che abbia la responsabilità del progetto. Tocca a noi avanzare il progetto e da lì vengono le alleanze ma non a tutti i costi». Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel suo intervento in direzione, chiarisce la centralità del Pd nella costruzione dell'alleanza di centrosinistra.
VERINI: TONO E CLIMA SONO QUELLI GIUSTI
Walter Verini, tra i firmatari del documento dei 75, apprezza «il tono e il clima democratico» del dibattito in Direzione, sottolineando che «gli interventi di Bersani e Franceschini dimostrano che la discussione è stata avviata nel modo giusto, in modo sereno, quello che serve al Pd».
FRANCESCHINI CONTRO BINDI
Dario Franceschini torna a definire «un grave errore» il documento dei 75, ma, parlando alla direzione del Pd, attacca Rosy Bindi, per l'intervista di questa mattina sul Corsera: «è inaccettabile - dice Franceschini - parlare di vigliaccheria per i 75. L'intervista di Bindi è sbagliata».
BERSANI: «IL DOCUMENTO DEI 75 UN ERRORE»
Il segretario del Pd Bersani ribadisce che vuol parlare dell'Italia, non solo di questioni interne. Comunque conferma la sua critica all'iniziativa promossa da Veltroni, Fioroni e Gentiloni che ha raccolto 75 firme di la firma parlamentari: «In alcune zone del Paese c'è stato sgomento tra i nostri elettori per il documento dei 75. Io credo sia stato un errore».
Ciò consentirà di verificare l'effettivo passaggio con la maggioranza di Dario Franceschini e di parte della sua componente e la consistenza all'interno della direzione della minoranza che fa capo all'ex segretario Walter Veltroni, promotrice del documento sul partito sottoscritto da un quarto dei gruppi parlamentari.
A sciogliere gli ultimi dubbio sulla conta, è stato il capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati, arrivando a largo del Nazareno. «In direzione - ha detto- ci sarà un dibattito molto franco che, a partire dalla relazione del segretario, servirà a fare chiarezza. E si concluderà, serenamente, con un voto. L'obiettivo sarà quello di tenere insieme la chiarezza di prospettive nel parlare al Paese e l'unità del partito«.
«GAMBE IN SPALLA, SI PARLA DELL'ITALIA»
Intanto, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ribadisce la sua intenzione di evitare che il dibattito nel partito si concentri esclusivamente sulle questioni interne: "Ho detto al mio partito e lo dirò oggi - spiega intervenendo a un convegno della Uil nella giornata in cui è previsto lo svolgimento della Direzione democratica - gambe in spalla: adesso si parla di Italia". Nella situazione politica, dice Bersani, "vedo le turbolenze ma anche la possibilità di un cambio. Non ci si venga a dire che si mette insieme la maggioranza per garantire stabilità. Il Paese non può più aspettare. Prendano atto della crisi politica della maggioranza e affidino la cosa al capo dello Stato. Noi - dice ancora il leader del Pd - non vogliamo menare il can per l'aia, quando diciamo che vogliamo un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e poi il centrodestra e il centrosinistra si presentino agli elettori su un progetto nuovo che possa parlare di futuro".
Nel suo intervento al convegno sulle riforme organizzato dalla Uil, Pier Luigi Bersani ribadisce la sua idea sulla crisi politica: "Siamo al secondo tempo del berlusconismo - afferma - di cui non abbiamo il cronometro nè il calendario ma Berlusconi non ce la fa più a tirare palla avanti e a offrire un orizzonte". Secondo il leader del Pd, comunque, il presidente del Consiglio "mantiene forza, consenso, rapporti con interessi, presenza nel sistema della comunicazione e qualcuno nel centrodestra sostiene anche che ne abbia con qualche sottoscala della Repubblica. Quindi siamo in una fase incerta in cui la politica può subire effetti regressivi e degradanti ma possiamo anche avere l'opportunità per costruire un'alternativa".
23 settembre 2010
Pd, evitato lo scontro Veltroni valuta l'astensione sulla relazione Bersani - Italia - l'Unità.it