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ZENTROPA
L'eruzione gioiosa e vendicativa scaturita nell'area nazionalista e identitaria per il risultato della votazione in Svizzera sui minareti, insospettisce sulla superficialita' del movimento e della sua "lotta contro l'islam" tanto che potremmo a ragione parlare di un parziale pregiudizio riguardo le problematiche portate da questa religione.
Certo, e' indubbiamente una goduria assistere alla bile delle solite gorgoni da corteo funebre della sacrosanta democrazia nei confronti dei "pericoli populisti" della pratica referendaria, ma, al contrario, dovremmo poter sorridere anche delle reazioni forcaiole e scomposte dei ben noti reazionari elitisti e cantori dell'autocrazia - solitamente grandi sbandieratori delle aberrazioni e assurdita' del principio democratico - nel divenire degli avvocati veementi a difesa del carattere sacrale della scelta maggioritaria.
La verita' e' che non si guadagna mai niente a modellare i propri principi alle circostanze.
Una volta svanita la crassa soddisfazione per il calcio in culo al politicamente corretto, si pone pero' la questione primordiale del bilancio di questa decisione.
Il divieto della costruzione di minareti fara' diminuire il numero di immigrati in Svizzera, o riuscira' a disturbare la pratica dell'Islam e rafforzare l'identita' elvetica, togliendo, ad esempio, la gioventu' dalla droga e la techno per dirigerla verso le chiese e i templi?
Ovviamente no.
L'unico merito di questa votazione e' di aver forzato l'apertura ad un dibattito che fino ad ora era stato mantenuto sotto traccia. In nessun caso pero' potra' essere considerata come una risposta soddisfacente al suddetto dibattito.
Il rigetto dell'espressione architetturale piu' evidente dello sviluppo dell'islam non puo' che intrattenere i musulmani in una posizione di vittimismo e ha perfino il demerito di fornire delle argomentazioni supplementari ai piu' radicali tra loro, senza riuscire a regolare alcuna delle questioni di fondo.
Per avvicinarsi politicamente, e non epidermicamente, all'islam, bisogna avere il coraggio e l'onesta' e soprattutto la consapevolezza che questa religione non sara' mai "rigettata in mare", sradicata in maniera totale e assoluta dal suolo europeo. Tale costatazione non essendo affatto una demissione o una rassegnazione, ma, al contrario, la base di una politica volontarista, concreta e efficace, e non semplicemente incantatoria.
Non e' per divieto amministrativo che riusciremmo a opporci efficacemente all'eccessiva espansione dell'islam, ma unicamente vivendo quotidianamente la nostra identita', sia essa ricollegata alla fede o ad una cultura europea reale e radicata.
La "Reconquista" non si e' mai espressa (e mai lo sara') nell'ottenimento dell'annulazione di un permesso per costruire una moschea, laddove sorgeranno supermercati e discoteche.
Poiche' l'islam, religione patriarcale, tradizionale e arcaica, non potra' mai essere intrinsecamente e ontologicamente, il nemico numero 1 dei ribelli contro il mondo moderno, dei militanti anti-liberali e refrattari al progressismo ed alla "festivocrazia" obbligatoria come noi.
Il pericolo dell'islam e' la sua massificazione e la trasformazione in forza politica con volonta' egemonica; ancora una volta, la chiave del problema si situa dunque nel numero, nella proporzione dei musulmani in rapporto all'insieme della comunita' e della sua solidita'.
E' quindi proprio l'immigrazione - o meglio, la gestione dei flussi delle popolazioni - ad essere il nodo causale della problematica attuale e non la religione musulmana in quanto tale.
Attenzione, non confondiamoci sui nostri avversari e chiediamoci invece: chi minaccia di piu' la nostra visione del mondo, i musulmani praticanti o la feccia sottoculturata e disumanizzata da MTV?
Con chi abbiamo una maggiore possibilita' di istaurare un dialogo produttivo e utile sulla questione di identita', immigrazione e ritorno concertato al paese: con i musulmani preoccupati delle proprie tradizioni e origini o con l'ectoplasma gia' assimilato al modello occidentale del relativismo e del denaro?
L'islam, praticato da comunita' numericamente limitate non e' piu' antagonista ai nostri valori che il buddismo, la "new age", l'evangelismo, il giudaismo o, ancor peggio, l'ateismo consumista rafforzato dal culto della tecnica e del progresso che prende il posto della spiritualita' per la maggiorparte dei nostri contemporanei di radice europea.
Cio' che rifiutiamo, con la piu' implacabile delle convinzioni, non e' infatti l'islam, religione degna e rispettabile, ma l'importazione di masse allogene, di qualsiasi natura esse siano, che atomizzano la societa' rendendo impossibile l'idea stessa di coesione collettiva, di vera solidarieta' e di coscienza comunitaria.
L'utilizzo della lotta contro l'islam come intermediario principale (e nascondino!) dell'opposizione all'immigrazione non e' solamente un errore, ma e' anche un difetto.
Quello di invertire la gerarchia delle problematiche.
I flussi migratori incontrollati, l'indifferenza mercantile ed il multi-etnicismo senz'anima, eccoli i nostri nemici.
Ancora una volta, non sbagliamo le nostre battaglie e smettiamola di prendere una succursale bancaria come esempio di ogni nostra lotta e speranza.




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