Questo è il salone nel “Palazzo dei papi” di Viterbo dove si riunivano i cardinali “pro eligendo romano pontifice”. E’ visitabile e merita una visita turistica anche il centro storico medievale della città.
Nel XIII secolo la tradizione voleva che l’elezione del nuovo papa avvenisse nella cattedrale della città dove era deceduto il precedente pontefice. E Viterbo fu sede del papato per 24 anni, dal 1257 al 1281. Questo capoluogo della Tuscia fu scelto dal papa Alessandro IV. Lui e la curia lasciarono Roma per motivi politici e militari: in quel periodo c’era la crisi tra papato e impero, le lotte tra guelfi e ghibellini.
Dopo Alessandro IV scelsero di restare a Viterbo i papi Urbano IV, Gregorio X, Giovanni XXI, Niccolò III ed infine Martino IV, che volle trasferirsi ad Orvieto nel 1281.
La residenza del pontefice venne stabilita nel palazzo vescovile di Viterbo che, per l’occasione, fu ampliato ed adeguato a sede papale, perciò detto “Palazzo dei papi”.
I cardinali per eleggere il nuovo papa si recavano una volta al giorno nella cattedrale di San Lorenzo, vicina al Palazzo dei papi, poi tornavano nelle rispettive residenze accompagnati ognuno da propri servitori e collaboratori.
Viterbo: la cattedrale di San Lorenzo vista dalla loggia del Palazzo dei papi.
Viterbo: veduta esterna della chiesa cattedrale dedicata a San Lorenzo.
Dopo tre anni (dal 1268 al 1271) la colomba dello "Spirito Santo" tornò ad aleggiare sul “sacro collegio” e scelse come papa Gregorio X.
La lunga durata per la scelta fu causata dalle contrapposizioni tra le “eminenze” che non riuscivano a trovare un accordo.
In quegli anni Viterbo era governata dal podestà Alberto di Montebuono e dal capitano del popolo Raniero Gatti, uomo energico e molto stimato: i due, interpretando lo sdegno e l'insofferenza del popolo viterbese, convinti della necessità di sottrarre i cardinali elettori a tutte le pressioni provenienti dall'esterno, l’1 giugno 1270 ordinarono la chiusura delle porte della città e dalla milizia fecero condurre a forza i cardinali nella grande sala del Palazzo dei papi, ove dissero loro che non li avrebbero più fatti uscire da quelle mura finché non avessero eletto il nuovo pontefice. Dopo pochi giorni, per aumentare la pressione sul collegio cardinalizio, Raniero Gatti ordinò di ridurre le somministrazioni del vitto e di scoperchiare buona parte del tetto dell'aula dove erano rinchiusi i porporati. Gli storici sono oggi concordi nell'asserire che la segregazione nella sola aula del Palazzo si sia protratta per non più di tre settimane: infatti il 21 giugno dello stesso 1270 i magistrati viterbesi consentirono ai cardinali di occupare anche tutte le altre stanze del Palazzo papale per risiedervi e soggiornarvi, pur permanendo il divieto di lasciare il palazzo fino all'avvenuta elezione del nuovo pontefice: papa Gregorio X.
Questo, memore di quanto accaduto a Viterbo per la sua elezione, il 16 luglio 1274 durante il Concilio di Lione promulgò la Costituzione apostolica “Ubi periculum”, con la quale stabiliva che i cardinali elettori, ciascuno con un solo accompagnatore, dieci giorni dopo la morte del papa, si dovevano riunire in una grande sala del palazzo ove risiedeva il papa defunto e rimanere lì segregati. Se dopo tre giorni non fosse avvenuta l'elezione, ai cardinali sarebbe stato ridotto il vitto ad una sola portata per pasto; dopo altri cinque giorni il vitto sarebbe stato ulteriormente ridotto a pane, vino ed acqua; inoltre, durante tutto il periodo della sede vacante le rendite ecclesiastiche dei porporati venivano trasferite al camerlengo (tesoriere) che le avrebbe poi messe a disposizione del nuovo papa.
La “Ubi periculum” venne sospesa dal pontefice Adriano V nel 1276 su richiesta di alcuni cardinali che non intendevano perdere le laute prebende, poi fu revocata dal nuovo papa, Giovanni XXI, nel mese di settembre dello stesso anno. Non basta, fu ripristinata quasi totalmente il 28 settembre 1294 con la bolla “Quia in futurum” dal noto papa Celestino V e successivamente fatta inserire integralmente dall’altrettanto noto pontefice Bonifacio VIII nel Codice di diritto canonico del 1298.
Le principali norme della “Ubi periculum” sono ancora in vigore perché confermate dalla “Universi Dominici Gregis” promulgata nel 1996 da Giovanni Paolo II, che modernizzò la procedura, precisandone meglio le regole.





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