Quindi esclude d’aver sgomitato dentro Alleanza nazionale per farsi strada?
«Capisco che lei non sappia nulla dei Vivante, mi permetta di chiarirle un po’ le idee. I miei antenati Jacob, Lazaro e Vita ebbero in pagamento l’abbazia di San Zeno a Verona per aver approvvigionato l’armata di Napoleone. Giuseppe Giacomo, convertitosi al cristianesimo, nel 1796 aveva commissionato allo scultore Antonio Canova la celeberrima Ebe oggi custodita nella Nationalgalerie di Berlino. I Vivante divennero proprietari della Banca austriaca di Trieste e furono tra i fondatori delle Generali. A Venezia disponevano di una flotta formata da 17 navi che solcavano il mar Mediterraneo e l’oceano Atlantico. Mio padre Mario, pilota, era amico del Duca d’Aosta e di Gabriele D’Annunzio. Partecipò col Vate all’impresa di Fiume. Negli anni Venti fu federale di Trieste. Fondò il Venezia football club. Nel novembre del 1953 la qui presente era in piazza a protestare quando il Governo militare alleato aprì il fuoco sui giovani che chiedevano l’unione di Trieste all’Italia, uccidendone sei. Le pare che abbia bisogno di pubblicità?».
Ma i Vivante sono triestini o veneziani?
«Di Corfù. Per temperamento io penso di essere la reincarnazione di Rachele Vivante, che nel 1776, appena diciassettenne, scappò di casa, si fece battezzare e sposò il conte Spiridione Bulgari per non doversi maritare col cugino Menachem, come avrebbe voluto suo padre. Ma ho preso molto anche da mio papà, che nel 1920 si vide infliggere dal comandante D’Annunzio tre giorni di arresti semplici perché aveva tolto un bullone a un aereo: voleva impedirne il decollo per una disputa d’onore. Considerato “cavaliere di tutti gli ideali”, si batté anche in diversi duelli».
Sembrano le avventure di Felix Apfelstrudelrepapelle:
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