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Discussione: Libano.

  1. #1
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    Predefinito Libano.

    Per cercare di capire quanto accaduto in Libano, ritengo utile riportare articoli apparsi su Rete Voltaire, iniziando dal passato.

    I libanesi prigionieri della loro Costituzione
    di Thierry Meyssan

    Da cinque giorni il Libano è teatro di sommosse e manifestazioni gigantesche che paralizzano il Paese. È pressoché impossibile circolare, tutte le strade sono sbarrate. Il movimento si è rapidamente esteso all’intero Paese. Thierry Meyssan ha potuto constatare di persona che non si tratta di un movimento spontaneo. Secondo l’autore, chi ha dato inizio alle sommosse non è disposto ad accettare il cambiamento di paradigma della politica regionale. I libanesi stanno invece tentando di ribellarsi a un sistema costituzionale che li ingabbia.

    RETE VOLTAIRE | BEIRUT (LIBANO) | 22 OTTOBRE 2019
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    Da diversi mesi gli Stati Uniti ingiungono alle banche libanesi d’interrompere i rapporti tra lo Hezbollah e la diaspora sciita, in particolare in Africa. Oltre la metà delle finanze del Partito di Dio proviene dalla diaspora, la restante parte dall’Iran. Il Tesoro USA spera così di costringere lo Hezbollah a passare sotto le forche caudine iraniane e a ribellarsi. Si tratta di creare una situazione analoga a quella che prevalse durante la guerra di Bosnia-Erzegovina, quando il Pentagono finanziava lo Hezbollah e, a torto, lo considerò un semplice mandatario. Il partito cercò altre fonti di finanziamento e ruppe definitivamente con Washington.

    La politica USA ha però sortito l’effetto collaterale di disequilibrare le banche libanesi.
    Il prodotto interno lordo del Libano (agricoltura e turismo) è estremamente debole. Il debito pubblico è stimato in oltre 86 miliardi di dollari, ossia più del 150% del PIL. I considerevoli fondi depositati nelle banche libanesi provengono innanzitutto dal riciclaggio del denaro dei trafficanti di droga latino-americani. L’associazione delle banche libanesi ripartisce tra i propri membri, compresi agenti dello Hezbollah, i profitti dei cartelli autorizzati da Washington, che condizionano la vita politica in numerosi Stati dell’America Latina. Per impedire allo Hezbollah di beneficiare di questa manna, il dipartimento di Stato USA ha tagliato i versamenti in dollari all’insieme delle banche libanesi.

    L’economia libanese è ampiamente dollarizzata. Tutti gli esercizi commerciali accettano indistintamente dollari e lire libanesi. In meno di un mese però i dollari sono diventati merce rara. Numerose banche hanno chiuso gli sportelli. I prelievi, compresi quelli in lire libanesi, sono soggetti a limiti.

    Di conseguenza, per scongiurare la svalutazione che dal 1997 il Paese è riuscito a evitare, governo e parlamento hanno votato nuove tasse, immediatamente respinte dal popolo. Dalla fine della colonizzazione francese, il Paese è costituzionalmente diviso in 17 comunità etnico-religiose che si spartiscono le funzioni pubbliche, secondo un sistema di quote fissato al termine della guerra civile. Un’organizzazione che favorisce la corruzione e impedisce qualunque movimento di stampo sociale. Per 12 anni, dal 2005 al 2017, il Libano è stato l’unica nazione al mondo a non avere un bilancio. È materialmente impossibile sapere come è stato usato il denaro confluito nelle sue casse.

    Nel 2016 è scoppiata una rivolta inter-comunitaria per protestare contro la mancanza di servizi pubblici e, in particolare, contro il non-stoccaggio e la mancata raccolta dei rifiuti. In concreto la situazione è poi migliorata, ma i problemi sono stati politicamente sepolti. Ancora oggi il Paese ha soltanto 12 ore di elettricità al giorno e non ha acqua corrente.
    La rivolta ha messo in luce che, finché sarà governato dalle comunità, il Libano non riuscirà a risolvere le proprie difficoltà. Ne è scaturita una riforma della legge elettorale superficiale, che non ha cambiato in profondità la situazione, ma che le potenze occidentali, fra cui Israele, hanno bloccato, temendo giustamente un’elezione massicciamente a favore allo Hezbollah. Oggi però la tutela occidentale non è più in agenda.

    La rivolta iniziata il 17 ottobre 2019 riprende i temi della crisi dei rifiuti del 2016. Diversamente da quanto sostiene la stampa internazionale, essa è stata pianificata: avvertito preventivamente, l’esercito si è dispiegato in tutto il Paese; i rivoltosi che hanno issato ovunque barricate di cassonetti di spazzatura erano, e sono ancora, collegati attraverso il telefono a un computer centrale. In molte occasioni la polizia contiene i rivoltosi, in altre invece i poliziotti pro-sauditi li aiutano. Al momento, soltanto l’esercito si mantiene neutrale.

    Prestissimo le proteste di pochi hanno lasciato posto a una rivolta generalizzata di tutte le comunità e di tutte le classi sociali, come se i libanesi non aspettassero che l’occasione di esprimere il proprio disagio.

    I manifestanti hanno chiesto le dimissioni dei tre presidenti: il presidente della Repubblica, generale Michel Aoun, cristiano; il capo del governo Saad Hariri, sunnita; il presidente del parlamento Nabih Berry, sciita. Chiedono nuove elezioni generali, che però non porteranno alcun cambiamento se prima non sarà modificata la legge elettorale. Dopo la partenza della Forza Siriana di Pace nel 2005, il Paese non fa che mordersi la coda.

    Tuttavia la situazione politica è cambiata. Questo spiega le ragioni della rivolta. Il capo del governo, Saad Hariri, uomo di Riad, nel 2017 è stato arrestato all’arrivo in Arabia Saudita e picchiato sulla pista di atterraggio. Sottoposto alle medesime condizioni d’incarcerazione degli altri membri della famiglia reale – Saad Hariri è figlio illegittimo di un principe del clan Fadh – è stato liberato solo dopo le proteste dello Hezbollah e del presidente Aoun. Dopo la scarcerazione, Hariri ha subito preso le distanze dall’Arabia Saudita e s’è avvicinato allo Hezbollah e al presidente Aoun, benché per un decennio avesse accusato il Partito di Dio e i suoi alleati di essere implicati nell’assassinio del padre, Rafic Hariri.

    Le Forze Libanesi del cristiano maronita Samir Geagea hanno ritirato dal governo i loro quattro ministri, chiesto le dimissioni del primo ministro nonché, contraddicendosi, la formazione di un governo di tecnocrati. È possibile che il Partito Socialista Progressista del druso Walid Jumblatt agisca allo stesso modo. Sono due partiti intimamente legati agli Stati Uniti e all’Arabia Saudita.

    Ma, soprattutto, il Medio Oriente è in piena evoluzione. Gli Stati Uniti ritirano le loro truppe dalla Siria e presto anche dal Qatar. La Russia appare al tempo stesso forza pacificatrice e addetta allo sfruttamento petrolifero. I clan libanesi legati a Washington non accettano il cambiamento e, attraverso le manifestazioni contro la corruzione generale, minacciano di trascinare i rivali nella caduta.

    Lo Hezbollah si è prodigato per primo in favore degli alleati. Il segretario generale, sayyed Hassan Nasrallah, si è immediatamente opposto a elezioni generali senza una preliminare modifica della legge elettorale. Saad Hariri ha annunciato un ambizioso programma di riforme economiche che raccoglie il consenso di tutti, ma che finora nessuno ha voluto implementare. I quattro partiti della coalizione governativa dovrebbero accettare. Prevede una riduzione del 50% dei mirabolanti compensi agli ex ministri ed ex deputati, la rimozione del segreto bancario per i loro conti e l’avvio di procedure giudiziarie contro chi si è arricchito a spese dello Stato. È lecito dubitare che questo programma possa essere applicato da Saad Hariri, il cui padre fu uno dei beneficiari dell’attuale sistema – niente però di comparabile ai fondi sottratti dall’ex primo ministro Fouad Siniora, fuggito tre giorni fa. Oltre alla lotta alla corruzione, le misure annunciate dal primo ministro riguardano tutti i settori della società, dai mutui per la casa alla soppressione del ministero dell’Informazione.

    Tuttavia il problema rimarrà immutato fino a quando non verrà modificata la legge elettorale. Molti sono coloro che da diversi anni suggeriscono di rimettere il potere all’esercito, composto principalmente da soldati soprattutto sciiti e da ufficiali soprattutto cristiani, unica forza capace di rompere il sistema confessionale francese.

    https://www.voltairenet.org/article208016.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2
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    Predefinito Re: Libano.

    Il Libano di fronte alle proprie responsabilità
    di Thierry Meyssan

    L’economia libanese è affondata in sette mesi. Gli abitanti cominciano a patire la fame. Una soluzione è possibile purché si analizzino correttamente le cause del problema. Bisogna anche ammettere i propri errori e distinguere fattori fra strutturali e regionali. È vano, nonché diffamatorio, accusare il nemico tradizionale, Israele, o il brutale alleato, gli Stati Uniti, di aver originato un problema che perdura da secoli ed è sino a tal punto anacronistico. Ed è pericoloso ignorare l’evoluzione del principale alleato attuale dello Hezbollah, l’Iran.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 21 LUGLIO 2020
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    Il generale Chamel Roukoz è la personalità libanese più legittimata a riformare il Paese. Gli Stati Uniti tuttavia preferirebbero che il ruolo di “dittatore” – nel senso che il termine aveva nella Roma antica – fosse svolto dal generale Joseph Aoun (che non ha legami di parentela con il presidente della repubblica).
    Un problema strutturale ereditato dal passato
    Sin dagli inizi dei fatti del Libano, Réseau Voltaire ha sostenuto che il problema strutturale del Paese non è la corruzione, bensì l’organizzazione in un sistema di comunità confessionali [1]. Inoltre, prima che diventasse pubblico, abbiamo sollevato il problema delle banche e spiegato che, come tutti gli istituti di credito, anche quelli libanesi possiedono soltanto un decimo dei depositi. Di conseguenza, quando una grave situazione politica altera la fiducia dei cittadini, le banche non sono in grado di rimborsare i clienti.

    Réseau Voltaire è convinto che i libanesi sbaglino ad addossare la colpa ai corrotti. Il solo responsabile è il popolo, che ha accettato la continuazione di un sistema feudale ereditato dall’occupazione ottomana, nascosto sotto la coperta di un comunitarismo confessionale ereditato dall’occupazione francese. Il Paese è controllato da secoli dalle stesse famiglie; la guerra civile (1975-1990) non ha infatti implicato un rinnovamento significativo della classe dirigente.

    È stupefacente sentire i mussulmani negare la colonizzazione ottomana e i maroniti entusiasmarsi davanti alla loro «Madre Francia» (sic). Naturalmente ognuno può vantare ragioni per gli errori commessi, ma non è illudendosi sul passato che si potrà costruire un futuro fattibile.

    Washington e Tel Aviv non vogliono distruggere il Libano
    Gli Stati Uniti fanno apertamente pressione contro lo Hezbollah. Tuttavia, come ha detto il generale Kenneth McKenzie, comandante del CentCom, durante la recente visita a Beirut, è un modo per fare indirettamente pressione sull’Iran. Nessuno sta pensando di distruggere lo Hezbollah, primo esercito non-statale al mondo. Nessuno sta ordendo una guerra contro il Libano, soprattutto non Israele.

    Una puntualizzazione tanto più necessaria perché gli Stati Uniti hanno minacciato il Libano di ritorsione se non accetterà l’iniqua linea di divisione tracciata dall’ambasciatore Frederic Hof, che delimita le acque territoriali israeliane e libanesi in modo da facilitare lo sfruttamento dei giacimenti di gas da parte di Tel Aviv. Gli Stati Uniti hanno anche fatto pressione sul Libano contro la Siria, secondo esigenze tattiche del momento: un giorno gli chiedono di astenersi da ogni intervento, l’indomani esigono che accolga e trattenga i rifugiati siriani per affondare l’economia di Damasco.

    Quanto a Israele, è un Paese governato contemporaneamente da due primi ministri. Il primo primo ministro, Benjamin Netanyahu, è un colonialista nel senso anglosassone del termine: vuole estendere il territorio israeliano «dal Nilo all’Eufrate», come simbolicamente rappresentano le due strisce blu della bandiera israeliana. Il secondo primo ministro, Benny Gantz, è un nazionalista che vuole vivere in pace con i vicini. I due uomini si bloccano a vicenda; lo Tsahal è invece inquieto per le devastazioni che, in caso di guerra, lo Hezbollah questa volta sicuramente causerebbe in Israele.

    Il progetto persiano che nessuno vuole
    Il Libano è uno Stato artificiale disegnato dai francesi. Non può vivere in autarchia e dipende necessariamente dai vicini, Siria e Israele, nonché dall’intera regione.

    La pressione USA si concentra sull’Iran. Tre settimane fa c’è stata un’esplosione nella base militare di Parchin (a sud-ovest di Teheran), cui hanno fatto seguito dichiarazioni ufficiali dilatorie. La scorsa settimana sette piccole imbarcazioni militari iraniane sono esplose nel Golfo. Questa volta non ci sono state dichiarazioni né del Pentagono né dell’esercito israeliano.

    Dal 2013 l’Iran (sciita) dello sceicco Hassan Rohani ha mutato obiettivi. Si è dato il fine strategico – adottato ufficialmente nel 2016 – di creare una federazione di Stati con il Libano (maggioranza relativa sciita), la Siria (laica), l’Iraq (a maggioranza sciita) e l’Azerbaigian (turco-sciita). Lo Hezbollah ha paragonato il progetto all’Asse della Resistenza, coalizione che ha fronteggiato le invasioni israeliana e statunitense. Il progetto ha però incontrato l’opposizione non solo di Israele e Stati Uniti, ma anche dei Paesi che avrebbero dovuto farne parte: tutti schierati contro la ricostituzione dell’impero persiano.

    Sayyed Hassan Nasrallah, segretario generale dello Hezbollah, ritiene che la federazione rispetterebbe i diversi sistemi politici degli Stati che vi aderissero. Altri invece, in particolare i sostenitori del vicesegretario generale, Naïm Qassem, pensano che tutti dovrebbero acconsentire ad affidare il governo a dei saggi, sull’esempio di quanto descritto da Platone ne La Repubblica e istituito in Iran dall’imam Ruhollah Khomeini – grande specialista del filosofo greco – con il nome di Velayat-e faqih. Lo Hezbollah non è più soltanto la rete di resistenza che ha cacciato l’occupante israeliano dal Libano, è diventato un partito politico con correnti e fazioni.

    Ebbene, il Velayat-e faqih, seducente sulla carta, è diventato di fatto l’autorità della Guida della Rivoluzione, ayatollah Ali Khamenei. L’Iran non riuscirà sicuramente a estendere il sistema agli alleati, soprattutto in un momento in cui è contestato anche a casa propria. È un dato di fatto: tutti nella regione, compresi i nemici, ammirano lo Hezbollah, ma quasi nessuno vuol saperne del progetto iraniano, cui non può bastare l’impegno del solo sayyed Hassan Nasrallah.

    La settimana scorsa l’ambasciatore d’Iran a Damasco ha pubblicamente dichiarato di condividere gli obiettivi della Russia contro le forze jihadiste, ma di divergere sul futuro della regione. Per la prima volta un ufficiale iraniano ha ammesso quel che scriviamo da tempo: Russia e Stati Uniti concordano su questo: né Mosca né Washington vogliono saperne della Federazione sciita della Resistenza.

    Questa settimana l’aggressione dell’Azerbaigian (turco-sciita) all’Armenia (russo-ortodossa), fuori della zona di scontro tradizionale dell’Alto Karabakh, dimostra che il problema del progetto di Federazione si sta estendendo nella regione.

    La rinuncia dello Hezbollah a questa chimera avrebbe pesanti conseguenze perché manderebbe in fumo il sogno di un nuovo impero persiano. Ma, siccome nessuno ne vuole sapere e non c’è perciò rischio di vederlo nascere, il Partito di Dio preferisce lasciare in dubbio la propria posizione e così approfittare il più a lungo possibile dell’alleato iraniano.

    La pressione degli Stati Uniti mira a costringere lo Hezbollah a decidersi. Basterebbe la dichiarazione del Partito di Dio di non sostenere il progetto di Federazione della Resistenza a far scemare l’aggressività di Washington e alleati.

    Come guarire il Libano?
    Tuttavia, il problema attuale del Libano così non si risolverebbe. Occorre invece che ognuno rinunci ai privilegi comunitari confessionali, ossia non soltanto i maroniti alla presidenza della repubblica, i sunniti al posto di primo ministro e gli sciiti alla presidenza dell’Assemblea Nazionale; ma anche ai seggi riservati all’Assemblea Nazionale; nonché a tutte le forme settarie di ripartizione dei posti nella funzione pubblica. Solo allora i libanesi potranno proclamare l’uguaglianza di tutti i cittadini, in virtù del principio “Un uomo, un voto”, e diventare così la democrazia che sempre hanno avuto la pretesa di essere, senza però esserlo mai stati.

    Questo gigantesco cantiere dovrebbe porre fine a diversi secoli di confessionalismo senza innescare una guerra civile. È pressoché impossibile riuscirvi se non attraverso una fase autoritaria, unico modo per paralizzare gli antagonismi durante la transizione. Chi svolgerà il ruolo di riformatore dovrà sia disporre del sostegno della maggioranza sia non essere in conflitto con una delle 17 comunità confessionali.

    Alcuni propendono per il generale Chamel Roukoz, vittorioso su Fatah al-Islam (battaglia di Nahr al-Bared, 2007) e sullo sceicco Ahmed al-Assir (battaglia di Sidone, 2013). Ma questo capo militare di prim’ordine ha la sfortuna di essere genero del presidente Michel Aoun, il che gli ha precluso la nomina di capo delle forze armate. Gli Stati Uniti auspicano che il designato a questo incarico, generale Joseph Aoun (che non ha legami di parentela con Michel Aoun), salga al potere. Per rientrare in lizza, il generale Chamel Roukoz ha esortato alle dimissioni i «tre presidenti»: della Repubblica (suo suocero), del governo e dell’Assemblea Nazionale.

    L’esercito regolare non è mai stato rifornito delle armi necessarie a difendere il Paese. Si appoggia quindi sullo Hezbollah per prevenire una nuova invasione israeliana. Chamel Roukoz e Joseph Aoun sono sempre stati in buone relazioni con il Partito di Dio. Entrambi godono in tutte le comunità di una reputazione d’imparzialità.

    https://www.voltairenet.org/article210561.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Libano.

    Quale nuova arma è stata usata nel Golfo e a Beirut?
    RETE VOLTAIRE | 5 AGOSTO 2020

    DEUTSCH ΕΛΛΗΝΙΚΆ ENGLISH ESPAÑOL FRANÇAIS TÜRKÇE


    Una nuova arma è stata usata a inizio luglio contro sette imbarcazioni iraniane nel Golfo Persico [1] e nuovamente il 4 agosto, nel porto di Beirut.

    Nelle otto esplosioni si è formata una nuvola di fumo diversa da quella delle esplosioni convenzionali, ha assunto infatti la forma di fungo, caratteristica delle deflagrazioni atomiche.

    A Beirut l’esplosione ha fatto tremare la terra in un raggio di 200 chilometri e, secondo il centro tedesco di geo-scienza (GFZ), ha raggiunto la magnitudine di 3,5 sulla scala Richter. La vibrazione – non la nuvola – ha distrutto molti quartieri della città.

    L’esplosione ha causato anche un’ondata gigantesca e sollevato alcune vetture che si trovavano nella zona del porto: acqua e veicoli non sono stati spinti lateralmente, ma è stato come se una forte pressione fosse stata esercitata sul mare e intorno all’epicentro del disastro.

    Questi attacchi sopravvengono in vista della sentenza che il Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano dovrebbe emettere il 7 agosto [2]. La data dovrebbe essere rinviata.

    Traduzione
    Rachele Marmetti
    Giornale di bordo
    [1] Réseau Voltaire aveva parlato di questo attacco in «Il Libano di fronte alle proprie responsabilità», Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 21 luglio 2020, traduzione di Rachele Marmetti.

    [2] «Rivelazioni sull’assassinio di Rafiq Hariri», Thierry Meyssan, Odnako (Russia), Rete Voltaire, 29 novembre 2010.

    https://www.voltairenet.org/article210668.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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    Predefinito Re: Libano.

    Israele distrugge Beirut Est con una nuova arma
    di Thierry Meyssan

    Il primo ministro israeliano ha ordinato la distruzione di un deposito d’armi dello Hezbollah a Beirut con una nuova arma che, non ancora ben sperimentata, ha causato ingenti danni, ha ucciso più di un centinaio di persone, ne ha ferite 5.000 e ha distrutto molti edifici. Questa volta Benjamin Netanyahu difficilmente potrà negare.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 7 AGOSTO 2020
    DEUTSCH ENGLISH ESPAÑOL فارسى FRANÇAIS

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    Il 27 settembre 2018, alla tribuna delle Nazioni Unite, Benjamin Netanyahu mostra il deposito che esploderà il 4 agosto 2020, indicandolo come deposito di armi dello Hezbollah.
    Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha autorizzato un’offensiva contro un deposito d’armi dello Hezbollah per mezzo di una nuova arma, testata sette mesi fa in Siria. S’ignora se l’operazione sia avvenuta con il consenso del secondo primo ministro, Benny Gantz.

    L’offensiva del 4 agosto 2020 ha colpito esattamente il luogo indicato da Benjamin Netanyahu nel discorso tenuto alle Nazioni Unite il 27 settembre 2018 [1].

    Non si sa che tipo di arma sia stata usata. È stata però testata in Siria a gennaio scorso. Si tratta di un missile la cui testata contiene un componente nucleare tattico, che provoca il fungo caratteristico delle armi nucleari. Non si tratta evidentemente di una bomba atomica in senso strategico.

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    Test israeliano in Siria
    Quest’arma è stata testata in Siria, in pianura e in aperta campagna, poi nelle acque del Golfo Persico, contro imbarcazioni militari iraniane. Il 4 agosto è stata utilizzata per la prima volta in un’area urbana, in un ambiente particolare che ha fatto ripercuotere sull’acqua e sull’altura lo spostamento d’aria e le vibrazioni. Non solo ha distrutto il porto di Beirut, ha ucciso anche un centinaio di persone, ne ha ferite almeno altre 5.000 e ha distrutto la parte Est della città (la parte Ovest è stata in gran parte protetta dall’alto edificio che contiene silos per cereali).

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    Mettendo a confronto queste due foto satellitari, su quella di sinistra si vede la distruzione del deposito dello Hezbollah e di parte del porto.
    Israele ha immediatamente attivato le entrature nei media internazionali per nascondere il proprio crimine e accreditare l’ipotesi dell’esplosione accidentale di uno stock di fertilizzante. Come spesso accade, si trovano colpevoli fasulli e la macchina mediatica internazionale ripete fino alla nausea la menzogna, sebbene in assenza d’inchiesta. Eppure tutti hanno potuto vedere il fumo a forma di fungo, incompatibile con la tesi dell’esplosione di fertilizzanti.

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    Il fumo a forma di fungo osservato a Beirut non ha niente a che vedere con quello che avrebbe causato un esplosivo convenzionale.
    Così come né Siria né Iran hanno reagito dopo essere stati colpiti da questa nuova arma, anche i partiti politici libanesi hanno immediatamente concluso un accordo affinché la verità venga tenuta nascosta al fine di non demoralizzare la popolazione. È stata aperta un’inchiesta per indagare non già sulla causa dell’esplosione, ma sulla responsabilità del personale portuale nello stoccaggio dei fertilizzanti, spacciati come causa dell’esplosione. Questa menzogna si è però presto ritorta contro i partiti politici che l’hanno architettata.

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    Il Tribunale delle Nazioni Unite per il Libano ha deciso di rinviare di qualche giorno il verdetto sull’affare dell’assassinio nel 2005 del primo ministro Rafic Hariri, che avrebbe dovuto emettere a breve. Nella vicenda dell’assassinio di Hariri, l’esplosione di un furgone mascherò il tiro di un missile caricato con una nuova arma, così come l’esplosione di nitrato ha mascherato il tiro sul deposito di armi dello Hezbollah.

    Cinque anni dopo – cinque anni troppo tardi! – ho rivelato su una rivista russa come fu ucciso Rafic Hariri [2]; lo Hezbollah diffusse invece un video che dimostrava l’implicazione di Israele.

    È importante rilevare che l’assassinio del 2005 colpì un primo ministro sunnita, mentre l’attacco del 2020 non colpisce lo Hezbollah sciita, ma l’insieme della Resistenza libanese.

    Oggi diverse ambasciate hanno fatto rilevamenti, in particolare hanno prelevato campioni di cereali e filtri ad aria delle ambulanze che si sono immediatamente recate sul posto, materiale che già viene analizzato nei rispettivi Paesi.

    Thierry Meyssan
    Traduzione
    Rachele Marmetti
    Giornale di bordo
    [1] “Remarks by Benjamin Netanyahu to the 73rd Session of the United Nations General Assembly”, by Benjamin Netanyahu, Voltaire Network, 27 September 2018.

    [2] “Rivelazioni sull’assassinio di Rafiq Hariri”, di Thierry Meyssan, Оdnako (Russia) , Rete Voltaire, 29 novembre 2010.

    https://www.voltairenet.org/article210678.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: Libano.

    Rivelazioni sull’assassinio di Rafiq Hariri
    di Thierry Meyssan

    Mentre i media occidentali annunciano l’accusa imminente del Tribunale speciale per il Libano nei riguardi di Hezbollah, la rivista russa Odnako rimette in discussione l’inchiesta realizzata dalle Nazioni Unite nel suo insieme. Secondo Thierry Meyssan, l’arma usata per assassinare l’ex-primo ministro libanese, Rafiq Hariri, sarebbe stata fornita dalla Germania. L’ex procuratore tedesco ed il primo incaricato dell’inchiesta dell’ONU, avrebbe falsificato un indizio per mascherare il coinvolgimento del suo paese. Queste rivelazioni mettono in imbarazzo il Tribunale e rovesciano la dinamica interna libanese.

    RETE VOLTAIRE | MOSCA (RUSSIA) | 29 NOVEMBRE 2010
    DEUTSCH ENGLISH ESPAÑOL FRANÇAIS РУССКИЙ TÜRKÇE

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    Molteplici conflitti in Medio Oriente si stanno ora cristallizzando attorno al Tribunale speciale per il Libano (STL). Pace e guerra dipendono da esso. Per alcuni, deve permettere lo smantellamento di Hezbollah, sottomettere la resistenza e instaurare la Pax Americana. Per altri, viola la legge e la verità per assicurare il trionfo di un nuovo ordine coloniale nella regione.

    Questo tribunale è stato creato il 30 maggio 2007, con la risoluzione 1757 del Consiglio di Sicurezza, allo scopo di cercare i presunti mandanti dell’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri. Nel contesto del momento, significava né pi˘ né meno che accusare i presidenti siriano e libanese in carica, Bashar al-Assad ed Emile Lahoud, le bestie nere dei neoconservatori. Ma si è scoperto che questa pista non era basata su alcuna prova concreta, ed era stata alimentata da falsi testimoni. Non avendo nessuno da giudicare, la Corte sarebbe potuta sparire nel limbo della burocrazia, quando un colpo a sorpresa lo pone nuovamente al centro dei conflitti politici regionali. Il 23 maggio 2009, il giornalista atlantista Erich Follath aveva rivelato allo Spiegel Online, che il procuratore si stava preparando a incriminare nuovi sospetti: i capi militari di Hezbollah. Per 18 mesi, il suo segretario generale, Hassan Nasrallah proclamò l’innocenza del suo partito. Egli sostenne che questa procedura era, in realtà, volta a decapitare la resistenza per spalancare la regione all’esercito israeliano. Da parte sua, l’amministrazione statunitense si pose improvvisamente a difensore della legge, e garantisce che nessuno può sfuggire alla giustizia internazionale.

    In ogni caso, l’imputazione dei leader sciiti -tutti d’accordo neldire imminente- per l’assassinio di un leader sunnita, probabilmente avrebbe infiammata una fitna, vale a dire unaa guerra civile musulmana, gettando la regione nel caos e in un nuovo spargimento di sangue.

    In visita ufficiale a Mosca il 15 e 16 novembre, Saad Hariri, attuale primo ministro e figlio del defunto, aveva ripetuto che la politicizzazione della Corte avrebbe probabilmente infiammato nuovamente il suo paese. Il presidente Medvedev aveva detto che la Russia voleva che la giustizia passasse e condannava ogni tentativo di screditare, indebolire o ritardare l’attività della Corte. Questa posizione di principio si basa sulla fiducia a priori del Cremlino sul TSL. Ora sarà sicuramente scossa, dalle rivelazioni di Odnako.

    Infatti, abbiamo voluto analizzare l’assassinio di Rafiq Hariri. Gli elementi che abbiamo trovato rivelano una nuova pista, e ci si chiede perché non è mai stata esplorata fino ad ora. Durante la nostra lunga indagine, abbiamo incontrato molti attori, troppi probabilmente, in modo che le nostre indagini sono state divulgate e hanno causato il panico tra coloro per cui l’accusa verso la resistenza armata libanese è un buon affare. Nel tentativo di intimidirci, il Jerusalem Post ha lanciato un attacco preventivo il 18 ottobre, nella forma di un lungo articolo dedicato al nostro lavoro. In modo puramente diffamatorio, si accusa l’autore di questo articolo di essere pagato un milione di dollari dall’Iran, per scagionare Hezbollah.

    Torniamo ai fatti, il convoglio di Hariri fu attaccato a Beirut il 14 Febbraio 2005. L’attacco fece 23 morti e centinaia di feriti. Un rapporto preliminare commissionato dal Consiglio di Sicurezza, sottolinea le reazioni non professionali della polizia e giudici libanesi. Per andare avanti il Consiglio inviò in missione proprio investigatori e fornì deimezzi molto importanti che il Libano non ha. Fin dall’inizio di queste indagini, si ammise che l’attacco era stato perpetrato da un kamikaze che guidava un furgone imbottito di esplosivo.

    La commissione delle Nazioni Unite è stata creata per colmare quella professionalità mancante ai libanesi, e si riteneva che essa avesse scrupolosamente seguito le tradizionali procedure criminologiche. Tuttavia, non fu così. L’analisi della scena del crimine, sulla base della topografia intatta e su foto e video di quel giorno, non fu compiuta in modo dettagliato. Le vittime non furono riesumate e sottoposte ad autopsia. Per anni, nulla è stato fatto per verificare il modus operandi. Dopo aver respinto l’ipotesi di una bomba sepolta sotto la strada, gli inquirenti presero in considerazione la versione del furgone, senza averla prima controllata.

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    Ma questa versione è impossibile: si può osservare sulla scena del crimine un profondo e largo un cratere che una esplosione sulla superficie non può scavare. Su insistenza degli esperti svizzeri che si rifiutano di avallare la versione ufficiale, il Tribunale speciale per il Libano (TSL), ha effettuato una ricostruzione a porte chiuse, il 19 ottobre. Non fu tenuta in Libano, e nemmeno nei Paesi Bassi dove ha sede il TSL, ma in Francia, uno dei pincipali stati che finanziano il Tribunale. Gli edifici della scena del crimine furono ricostruiti e del terreno di Beirut venne trasportato. Il convoglio fu ricostituito, compreso un’auto blindata. Si trattava di dimostrare che l’altezza degli edifici in cemento aveva limitato l’esplosione, di modo che l’esplosione aveva scavato il cratere. I risultati di questo esperimento costoso non sono stati divulgati.

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    Ciò che colpisce guardando le foto e i video ripresi subito dopo l’attentato, è soprattutto l’incendio. Ovunque rottami di auto e oggetti di ogni genere stanno bruciando. Poi ci sono i corpi delle vittime: sono carbonizzati da un lato e l’altro è intatto. E’ molto sorprendente e non ha nulla a che fare con ciò che causano gli esplosivi convenzionali. La teoria di una miscela di RDX, pentrite e TNT nel furgone del bombardiere, non spiega i danni.

    Se si guardano attentamente le immagini del cadavere di Rafiq Hariri, si nota un particolare strano: il suo orologio di oro massiccio al polso è fuso, al contrario, il colletto della sua raffinata camicia di lusso è intatta intorno al collo.

    Che cosa è successo?

    L’esplosione ha generato un’ondata di calore eccezionalmente intensa e di durata insolitamente breve. Così, la carne esposta all’esplosione è stata bruciata immediatamente, mentre la parte inferiore del corpo non lo è stata.

    Gli oggetti ad alta densità (come l’orologio d’oro) hanno assorbito il calore e sono stati distrutti. Al contrario, gli oggetti a bassa densità (come il lino fine del colletto della camicia) non hanno avuto il tempo di assorbire il calore e quindi non sono state colpiti.

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    La spoglia di Rafiq Hariri.
    Il video dimostra anche che membra di determinati cadaveri furono recisi dall’esplosione. Curiosamente, i tagli sono puliti, come se fossero statue di pietra calcarea. Non ci sono ossa rotte e sporgenti o carne strappata. Il fatto è che l’esplosione ha assorbito l’ossigeno e disidratato i corpi, che sono diventati fragili. Diversi testimoni, presenti in prossimità degli attentati, hanno anche segnalato problemi respiratori nelle ore seguenti. Erroneamente, le autorità hanno interpretato questo come la somatizzazione di un trauma psicologico.

    Questi risultati sono l’abc di ogni indagine penale. Si dovrebbe iniziare con quelli, ma non sono stati inclusi nelle relazioni dei "professionisti" del Consiglio di Sicurezza.

    Quando abbiamo chiesto a esperti quali esplosivi militari potrebbero provocare tali danni, si è discusso di un nuovo tipo di arma che è oggetto di ricerca da decenni e dei resoconti sono apparsi in riviste scientifiche. Una combinazione di nanotecnologie e acquisizioni nucleari è possibile che abbia proocvato una esplosione la cui potenza si controlla con precisione. Si programma l’arma per distruggere tutto in un determinato settore, calcolato al centimetro.

    Secondo i nostri specialisti militari, questa arma provoca anche un danno maggiore: provoca una pressione sulla zona dell’esplosione. Quando cessa, gli oggetti pi˘ pesanti sono proiettati verso l’alto. Così, le auto saltano in aria.

    Un dettaglio non inganna: quest’arma utilizza una nanoquantità di uranio arricchito le cui radiazioni sono misurabili. Tuttavia, un passeggero sulla macchina blindata di Rafiq Hariri, è sopravvissuto. L’ex ministro Basil Fuleihan è stato trasportato in un prestigioso ospedale militare francese per le cure. I medici hanno notato con stupore, che era stato in contatto con l’uranio arricchito. Nessuno ha fatto un collegamento con l’attentato.

    Tecnicamente, questa arma ha la forma di un piccolo missile di poche decine di centimetri di lunghezza. Devrebbe essere sparato da un drone. In effetti, diversi testimoni hanno assicurato di aver udito un aereo sorvolare il luogo del delitto. Quindi, i ricercatori hanno chiesto agli Stati Uniti e Israele, che lì hanno i satelliti di osservazione posizionato stabilmente, di trasmettere le immagini in loro possesso. Gli Stati Uniti avevano schierato anche aerei AWACS sul Libano, quel giorno. Questi dati avrebbero convalidato la presenza di un drone, e forse permetterebbero anche di seguirne la rotta. Ma Washington e Tel Aviv, che continuano a richiedere a tutti gli altri la cooperazione giudiziaria con il TSL, si sono rifiutati di consegnare questi dati.

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    Hezbollah ha intercettato e pubblicato i video presi da droni israeliani facendo un sopraluogo delle abitudini di Rafiq Hariri e della scena del crimine.
    In una conferenza stampa del 10 agosto, Hassan Nasrallah ha proiettato i video girato dai droni israeliani, e intercettati dalla sua organizzazione. Essi hanno osservato per mesi il movimento di Rafiq Hariri, quindi concentrare la loro sorveglianza nel punto in cui è avvenuto l’attentato. Tel Aviv avrebbe effettuato lo scouting (ricognizione. NdT), prima dell’attentato. Che, come ha sottolineato il signor Nasrallah, non vuol dire che l’ha commesso.

    Chi ha sparato il missile?

    Questo è il punto in cui le cose si complicano. Secondo esperti militari, nel 2005, solo la Germania era riuscita a padroneggiare questa nuova tecnologia. Così Berlino avrebbe fornito e progettato l’arma del delitto.

    Quindi, possiamo capire perché l’ex procuratore Detlev Mehlis -un controverso giudice di Berlino-, ha voluto presiedere la Commissione d’inchiesta dell’ONU. Infatti, egli è notoriamente legato al servizio segreto tedesco e statunitense. In caricato nel 1986 per chiarire l’attentato contro la discoteca La Belle di Berlino, non aveva esitato a oscurare le implicazioni di Israele e degli USA, per accusare falsamente la Libia e giustificare il bombardamento del palazzo di Muammar Gheddafi da parte dell’US Air force. Nei primi anni 2000, Mehlis è stato pagato profumatamente come ricercatore presso l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente (il think-tank della lobby filo-Israele AIPAC) e la Rand Corporation (un think-tank del complesso militare-industriale USA). Tutto ciò, mette in dubbio la sua imparzialità sul caso Hariri, e che avrebbe dovuto ricusarlo.

    Mehlis è stato assistito dal Commissario Gerhard Lehmann. Questo ufficiale è anche un noto agente dell’intelligence tedesca e statunitense. E’ stato formalmente riconosciuto da un testimone, come partecipante al programma di rapimento, sequestro e tortura istituita in Europa dall’amministrazione Bush. Il suo nome è citato nel rapporto ad hoc del Consiglio d’Europa. Tuttavia, riuscì a sfuggire a ogni procedimento con un alibi tanto solido quanto poco plausibile, fornito dai suoi colleghi della polizia tedesca.

    Mehlis e Lehmann hanno promosso la teoria del kamikaze e del suo furgone imbottito di esplosivo, al fine di escludere eventuali indagini sull’arma tedesca utilizzata per commettere il reato.

    Campioni di terreno sono stati prelevati dalla scena del crimine. Dopo la miscelazione, sono stati divisi in tre provette che sono state inviate a tre laboratori diversi. Nelle prime due provette non hanno trovato traccia di esplosivi. La terza provetta è stata prelevata da Mehlis e Lehmann, e inviata a loro cura in un terzo laboratorio. Vi hanno trovato le tracce degli esplosivi cercati. In linea di principio, se si decide di utilizzare tre esperti legali, e si è in caso di disaccordo tra loro, si fa riferimento al parere della maggioranza. No! Mehlis e Lehmann avevano violato i protocolli. Ritenevano che solo la loro provetta fosse affidabile e hanno portato il Consiglio di Sicurezza sulla strada sbagliata.

    L’indagine profondamente disonesta del duo Mehlis-Lehman, non ha pi˘ bisogno di essere dimostrata. I loro successori l’hanno riconosciuto a denti stretti, e hanno cancellato gran parte delle procedure.

    Tra le loro manipolazioni, la pi˘ famosa è quella dei falsi testimoni. Cinque persone hanno affermato di aver assistito alla preparazione dell’attentato e hanno accusato i presidenti Bashar al-Assad ed Emile Lahoud. Mentre con queste accuse accendevano il calderone della guerra, i loro avvocati hanno dimostrato che stavano mentendo e l’accusa s’è sgonfiata.

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    Il presidente della Commissione d’inchiesta dell’ONU, Detlev Mehlis, ha violato le regole di procedura penale, ha fabbricato delle prove false e utilizzato dei falsi testimoni per esonerare la Germani e accusare la Siria.
    Sulla base di queste testimonianze false, Detlev Mehlis arrestò, a nome della comunità internazionale, quattro generali libanesi e li fece incarcerare per quattro anni. Penetrando come cowboys a casa di tutti loro, senza mandato della magistratura libanese, hanno anche interrogato i membri del loro entourage. Con i suoi assistenti che parlano tra di loro in ebraico, ha cercato di manipolare le famiglie. Così, a nome della comunità internazionale, ha presentato le finte fotografie alla moglie di uno dei generali, per convincerla non solo che il marito le nascondeva il suo coinvolgimento nel delitto, ma che la ingannava. Allo stesso tempo, ha provato una manovra simile con il figlio di un "sospetto", ma questa volta cercando di convincerlo che sua madre era una donna ’allegra’, e suo padre, disperato, era sprofondato in una sorta di follia omicida. L’obiettivo era quello di provocare un delitto d’onore all’interno della famiglia e, quindi, rovinarne l’immagine di persone rispettabili e rispettate.

    Ancora pi˘ incredibile, Lehmann ha suggerito a uno dei quattro generali che avrebbe lasciato il carcere, se avesse accettato di testimoniare il falso nei confronti di un leader siriano.

    Inoltre, il giornalista tedesco Jürgen Cain Külbel aveva portato alla luce un particolare inquietante: era impossibile provocare un’esplosione con un telecomando o utilizzare un faro sul bersaglio, se non disattivando il potente sistema interferenza di cui il convoglio di Rafiq Hariri era dotato. Sistema tra i pi˘ sofisticati al mondo, prodotto in Israele...

    K¸lbel è stato avvicinato da un noto attivista filo-palestinese, il professor Said Dudin, per promuovere il suo libro. Ma Dudin, moltiplicando le dichiarazioni oltraggiose, cercò soprattutto di sabotarlo. Külbel, ex ufficiale della polizia criminale dellaGermania Est, presto scoprì che Dudin è da lungo tempo noto per essere un agente della CIA infiltrato nella sinistra tedesca. Ha pubblicato relazioni ex-tedesco-orientale attestanti il fatto ed è stato poi condannato per divulgazione illecita di documenti ed imprigionato, mentre Dudin, s’installava nell’ambasciata tedesca a Beirut, e tentava di infiltrarsi nelle famiglie dei quattro generali.

    Passato inosservato in Medio Oriente, il ruolo della Germania in questa regione deve essere sottolineata. La Cancelliera Angela Merkel ha inviato un contingente molto importante, per partecipare alla Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), dopo la guerra condotta da Israele contro il Libano nell’estate del 2006. I 2.400 soldati tedeschi controllano il dispositivo navale per bloccare le armi rifornite alla Resistenza attraverso il Mediterraneo. In quella occasione, la signora Merkel aveva detto che la missione dell’esercito tedesco era quello di difendere Israele. Questo discorso ha causato un’ondata di ribellioni tra gli ufficiali. Centinaiae hanno scritto per ricordarle che si sono impegnati a difendere la loro patria, non uno stato straniero, Fosse anche alleato.

    Fatto senza precedenti, il 17 Marzo 2008 a Gerusalemme, e il 18 gennaio 2010 a Berlino, i governi tedeschi e israeliani hanno tenuto un consiglio dei ministri comune. Essi hanno adottato vari programmi, tra cui per la difesa. In questa fase, non ci sono molti segreti tra le Forze di Difesa israeliane e la Bundeswehr.

    L’inchiesta di Detlev Mehlis non solo è caduta nel ridicolo dei testimoni falsi, ma nell’illegittimità dell’arresto di quattro generali. Al punto che il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria del Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, è intervenuto per condannare questo abuso di potere.

    Tuttavia, la stigmatizzazione del lavoro di Mehlis non dovrebbe colpire il Tribunale speciale per il Libano, che non è responsabile per le sue manipolazioni. Ma ancora una volta, le cose si complicano. La credibilità del TSL dipende dalla sua capacità di espellere, in primo luogo, tutti coloro che hanno cercato di nascondere la verità e di accusare falsamente i presidenti Bashar al-Assad ed Emile Lahoud per provocare una guerra. La Corte ha rifiutato di giudicare i falsi testimoni, dando l’impressione che essa copre solo il periodo di Mehlis, e persegue politiche simili (questa volta contro Hezbollah, forse domani contro altri). Peggio ancora, la Corte ha rifiutato di consegnare a Jamil Sayyed (uno dei quattro generali illegalmente imprigionati), il verbale di audizione delle persone che lo accusavano, impedendogli di chiedere un risarcimento e, quindi, dando l’impressione di coprire quattro anni di detenzione arbitraria.

    Pi˘ prosaicamente, la Corte ha abdicato alla sua responsabilità. Da un lato, deve cercare di scoraggiare falsi testimoni e nuove manipolazioni, per dimostrare la sua imparzialità, dall’altro non si impegnerà in una operazione "mani pulite", in cui forse verrebbe arrestato il procuratore Mehlis. Tuttavia, le rivelazioni di Odnako sulla pista tedesca, rendono questa strategia non sostenibile. Soprattutto dal momento che è già troppo tardi: il Generale Jamil Sayyed ha presentato una denuncia in Siria e un giudice siriano ha accusato il procuratore Detlev Mehlis, il commissario Gerhard Lehman e cinque falsi testimoni. Immaginate la confusione cui giungerà il TSL, se la Siria chiede all’Interpol di arrestarli.

    Lo scopo della Commissione Mehlis era quello di portare professionalità che mancava alle forze di sicurezza libanesi, così come il TSL doveva fornire quell’imparzialità che potrebbe mancare in tribunale libanese. Si è lontani da un rendiconto, e si pone la questione della legittimità di questa istituzione.

    Kofi Annan voleva che il Tribunale per il Libano non fosse un tribunale internazionale, ma un tribunale nazionale libanese di carattere internazionale. Si sarebbe basato sul diritto libanese, pur essendo per metà composto da giudici internazionali. Non fu possibile, perché il negoziato fu tagliato corto. O meglio, un accordo fu raggiunto con il governo libanese del momento, presieduto da Fouad Siniora, ex avvocato aziendale di Hariri, ma non fu ratificato né dal Parlamento né dal presidente della Repubblica. Improvvisamente, questo accordo è stato unilateralmente approvato dal Consiglio di sicurezza (risoluzione 1757 del 30 maggio 2007). Pertanto, il TSL è ibrido e fragile.

    Come ha affermato Kofi Annan, questa corte è diversa da uno dei tribunali accertati finora dalle Nazioni Unite. "Non è un organo sussidiario delle Nazioni Unite, né un membro della magistratura libanese", è solo un "corpo convenzionale" tra l’esecutivo delle Nazioni Unite e l’esecutivo libanese. Se si riferisce al requisito internazionale della separazione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura contro l’esecutivo, non possiamo considerare il TSL una corte reale, semmai una commissione disciplinare congiunta degli esecutivi di Libano e Nazioni Unite. Qualunque sia la sua decisione, sarà vista con sospetto.

    Peggio ancora, in qualunque momento, qualunque governo libanese può mettervi fine, perché l’accordo non essendo stato ratificato, impegna solo il precedente governo. Come risultato, la coalizione di governo attuale del Libano è diventato un campo di battaglia tra sostenitori e oppositori del tribunale. Nel tentativo di preservare la stabilità del governo, il Presidente della Repubblica, Michel Suleiman, scoraggia la settimana dopo settimana il Consiglio dei ministri su un voto su una qualsiasi questione relativa al TSL. Questa diga non reggerà sempre.

    Le cattive notizie non arrivano mai da sole, il sospetto ha ormai raggiunto il presidente della TSL, Antonio Cassese. Questo noto esperto di diritto internazionale è stato presidente del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Ma il signor Cassese è un convinto sostenitore della colonizzazione ebraica della Palestina. Amico personale di Elie Wiesel, ha ricevuto ed accettato un premio onorario dalle sue mani. Si sarebbe dovuto ricusare e dimettersi, quando Hassan Nasrallah ha rivelato che i droni israeliani avevano sorvegliato per mesi gli spostamenti della vittima e la scena del crimine.

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    Secondo il presidente del Tribunale speciale per il Libano, Antonio Cassese, la Resistenza armata in Palestina, Libano, Iraq e Afghanistan deve essere processata per terrorismo.
    Peggio ancora, il giudice Cassese incarna una concezione del diritto internazionale che divide il Medio Oriente. Anche se ha rimosso l’articolo dal suo curriculum ufficiale, nel 2005 ha partecipato ai negoziati tra gli Stati membri dell’Unione europea e del Mediterraneo (Processo di Barcellona). La sua definizione di terrorismo aveva bloccato le discussioni. Aveva detto che il terrorismo è esclusivamente il lavoro di individui o di gruppi privati, non degli Stati. Ne consegue che la lotta contro un esercito di occupazione non può essere considerato come "resistenza" ma come "terrorismo". Nel contesto locale, questa posizione giuridica è all’interno dell’ordine coloniale e squalifica il TSL.

    I metodi del Tribunale speciale non differiscono da quelle della Commissione Mehlis. Gli investigatori hanno raccolto numerosi file: gli studenti libanesi, i beneficiari della sicurezza sociale, gli abbonati all’energia elettrica e all’acqua del Libano. Il 27 ottobre, hanno anche provato, senza la presenza dei giudici libanesi, a prendere con la forza le cartelle cliniche di una clinica ginecologica frequentato dalle mogli dei membri di Hezbollah. Tutte queste indagini sono ovviamente estranee all’assassinio di Rafiq Hariri. Tutto porta i libanese a credere che le informazioni fossero destinati ad Israele, di cui il TSL, ai loro occhi, non è che una mera emanazione.

    Tutti questi problemi erano stati ampiamente previsti dal Presidente Putin, che aveva proposto, senza successo, nel 2007, un’altra versione della risoluzione che istituisce il Tribunale speciale. L’ambasciatore Vitalij Churkin aveva denunciato le "scappatoie" nel sistema. Era indignato dal fatto che il Consiglio di sicurezza rischiava di usare la forza (capitolo VII) per creare unilateralmente questo "corpo convenzionale". Aveva sottolineato che il Tribunale doveva lavorare per la riconciliazione dei libanesi, ma è stato progettato in modo che vi si opponesse ancor di più. In definitiva, la Russia - come la Cina-, ha rifiutato di approvare la risoluzione 1757.

    Eppure, la verità emerge poco a poco. Intercettazioni video dai droni israeliani, resi pubblici da Hezbollah, mostrano la preparazione d’Israele del delitto. I fatti rivelati da Odnako mostrano l’uso di sofisticate armi tedesche. Il puzzle è quasi completo.

    https://www.voltairenet.org/article167602.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: Libano.

    https://www.maurizioblondet.it/la-festa-dellamore/

    LA FESTA DELL’AMORE
    Maurizio Blondet 5 Agosto 2020

    Israel Moshe Feiglin:

    Sono felice di quello che è successo a Beirut, questo è un dono di Dio agli israeliani in coincidenza della festa ebraica dell’amore che è iniziata ieri e finisce oggi ”

    Questo Feiglin ha fondato il suo partito, Zehut nel 2015. Alla destra di Netanyahu. Vuole ricostruire tempio ebraico su Spianata moschee. e nello stesso tempo, legalizzare la marijuana. Lo Zehut si presenta come un partito di destra ‘libertarià, che vuole ridurre l’interferenza del governo nella vita dei cittadini.



    https://twitter.com/UpdatesLebanese/...55460900720640


    I silos granari con le riserve alimentari di Beirut , distrutti.
    Un giorno prima, Bibi aveva minacciato e promesso:

    Ultima modifica di Eridano; 08-08-20 alle 19:06
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Libano.

    https://www.maurizioblondet.it/i-dat...no-i-sospetti/

    I DATI OGGETTIVI che giustificano i sospetti
    Maurizio Blondet 5 Agosto 2020

    Becciolini Network
    3 h ·
    ����������BEIRUT 4/8/2020 : POCHI SECONDI PRIMA DELL’RSPLOSIONE UN’ OGGETTO A FORTE VELOCITÁ IMPATTA SULLA STRUTTURA?����������
    Girano molti video in rete sull’enorme tragedia di ieri a Beirut, dove il conteggio dei morti e feriti aumenta di ora in ora. Tra i molti video quelli che mi ha più incuriosito e lasciato perplesso è questo. Le due persone che riprendono e commentano l’incendio prima dell’esplosione, ad un certo punto sembra che rimangano sorprese dall’arrivo alla loro sinistra di un oggetto che a grande velocità impatta contro la struttura prima della sconvolgente esplosione.
    Per vedere l’ oggetto guardate molto attentamente prima dell’esplosione, oppure scaricate il video e fatelo girare al rallentatore.
    Stefano Becciolini

    Video Player

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    00:22





    Video Player

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    https://twitter.com/Marflo66036248/s...29364843061248


    MarcoFlorianMED
    @ Marflo66036248
    Ben 3 P-8A hanno monitorato l’area attorno a Beirut il giorno prima dell’esplosione. Trump chiama la questione un “attacco”.



    https://twitter.com/Intel_Sky/status...11311824654336
    (Il Boeing P-8 Poseidon è un antisom ( guerra anti-sottomarina (ASW), guerra anti-superficie (ASUW) e interdizione marittima . È armato con siluri , missili anti-nave Harpoon e altre armi, ed è in grado di lanciare e monitorare boe sonar , nonché di operare insieme ad altre risorse, tra cui il velivolo senza pilota (UAV) di sorveglianza marittima Northrop Grumman MQ-4C Triton .
    Nell’ottobre 2018 i comandi russi hanno denunciato che un P-8 Poseidon, dal Mediterraneo, ha “preso il controllo” di ben 13 droni diretti contro la loro base aerea di Hemeimeem nella provincia di Latakia
    Perché la radioattività è improvvisamente aumentata?
    https://twitter.com/SFalax/status/1291069185410453504
    Qui sotto, una bomba termobarica lanciata da Israele contro la Siria 7 mesi fa. Notevole la somiglianza col fungo di Beirut. Ancora nitrato d’ammonio?
    Video Player

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    (Date le Nuove Disposizioni, i commenti sono chiusi)

    Da vedere i filmati.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: Libano.

    https://www.maurizioblondet.it/che-f...tiva-carnegie/

    CHE FRETTA, MACRON – di eseguire la direttiva Carnegie
    Maurizio Blondet 6 Agosto 2020 54 commenti

    “Distruggere il Libano per salvarlo” (Destroying Lebanon to save it) è il titolo dello studio che il think tank americano Carnegie Middle East Center ha emanato il 10 giugno 2020, solo due mesi fa.

    La tesi è semplice ed efficace: Beirut è oggi in realtà un avamposto dell’Iran in Medio Oriente, in quanto è controllato da Hezbollah [l’uno e l’altro dichiarati da Israele Amalek]; per distruggere Hezbollah bisogna distruggere il Libano, e poi dopo il cambio di regime, ricostruirlo con i finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale.

    Lo studio del Carnegie detta quanto segue: il Congresso deve approvare una legge che “proibisce a tutti i contribuenti al Fondo monetario internazionale di andare in un soccorso del Libano” ché “ricompenserebbe solo Hezbollah, in un momento [in cui] i manifestanti in Libano chiedono la fine della corruzione e si oppongono al dominio di Hezbollah “.

    La distruzione economico finanziaria del Libano era notoriamente già in corso, ed ora capiamo meglio perché e da chi è stata provocata.

    Ma c’è fretta: ed ecco che dopo l’esplosione che ha raso al suolo Beirut, vi atterra Emmanuel Macron e che fa? Si fa ricevere da una piccola folla che lo acclama e lo implora di liberare il paese dalla “corruzione”, e lui annuncia. sarà “l’inizio di una nuova era”, “sento la vostra rabbia”, “proporrò un nuovo patto politico per il Libano.


    Macron dice che i capi libanesi devono ascoltare certe verità , da lui.
    Poco dopo, appare alla TV e – indovinate? – Attacca Hezbollah. E proclama: “I fondi per il Libano ci sono, ma aspettano che vengano fatte le riforme. Non ci sarà un assegno in bianco per il Libano”. Non escludere sanzioni “contro coloro che bloccano le riforme in Libano”; e “ho detto al presidente Aoun che è importante cambiare il sistema in Libano”

    Insomma è andato a eseguire a puntino il dettato del progetto Carnegie. Trovando pure il tono dell’europeista, ossia quell’aria di degnazione e superiorità minacciosa che usa Dombrovski, o Mark Rutte, quando si rivolgono al governo italiano: fate le riforme, nessun assegno in bianco…

    E’ arrivato a dire:

    “Proporrò un nuovo patto politico in Libano e tornerò il 1 ° settembre, e se non lo fanno, mi prenderò la mia responsabilità politica”…

    #urgent Macron to Lebanese citizens in a blast hit area: I will propose a new political pact in lebanon, and I will be back in September 1, and if they can't do it, I'll take my political responsibility- #lebanon #beirut #france pic.twitter.com/jGDxJea1yD

    — Mohamad Ali Harissi (@aleeharissi) August 6, 2020

    Quindi è il caso di tornare a scorrere rapidamente il progetto Destroying Lebanon to save it”. Vi si legge che “la prevenzione di un salvataggio del FMI comporterà nient’altro che la distruzione sociale ed economica del Libano, poiché il paese potrebbe presto esaurire la moneta forte per importare necessità vitali come cibo, medicine e carburante. Le cose saranno peggiorate dall’attuazione da parte di Washington del Caesar Act, legislazione per sanzionare il regime di Assad a Damasco, che chiuderà una valvola di sicurezza che consentiva al Libano di condurre transazioni attraverso la Siria. Il Libano potrebbe presto scoprire di essere diventato un Venezuela in steroidi”. Insomma poprio quello che già subiva il Libano prima dell’esplosione devastatrice.

    Quanto al Carnegie per il Medio Oriente, è una emanazione del Carnegie Endowment for International Peace, fondato nel 1910 dal miliardario Carnegie per diffondere il verbo americano nel mondo; ritenuto il terzo think tank più influente al mondo, dopo Brookings Institution e Chatham House , ha sedi a Washington DC , Mosca , Beirut , Pechino , Bruxelles e Nuova Delhi . [1]

    Per Amalek, s’intende il popolo nemico mitico di Israele, di cui Deuteronomio 25: 17–18, Esodo 17:14 e 1 Samuele 15: 3 prescrive lo sterminio totale. “Dall’uomo alla donna, dal bambino al lattante, dal bue alle pecore, in modo che il nome di Amalek non venga menzionato nemmeno con riferimento a un animale dicendo “Questo animale apparteneva ad Amalek”.

    Per Hezbollah è effettivamente finita, credo. Che fretta però.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: Libano.

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #10
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    Predefinito Re: Libano.

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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