Per molto tempo la produzione di un bene assommava in se un preciso numero di ore di lavoro (incluese quelle necessarie per fabbricare i mezzi di produzione ed estrarre le materie prime). Ciò, ovviamente, determinava un certo costo di produzione per ogni unità prodotta.
Da qualche anno l'enorme accelerazione della tecnologia ha drasticamente ridotto il tempo-lavoro necessario per la produzione. Ne discende il fatto che il costo di produzione per unità prodotta è calatto sensibilmente, e probabilmente continuerà a calare.
Ora, questo potrebbe produrre diveres conseguenze:
1) Aumento del profitto per unità, restando fermi i prezzi di mercato, le ore lavorate ed i salari
2) Riduzione delle ore lavorate ed aumento dei salari, restando fermi i prezzi di mercato ed i profitti (o con moderato aumento dei profitti
4) Aumento della produzione che porterebbe, restando ferme le ore lavorate ed i salariu al calo dei prezzi di mercato e quindi dei profitti
Ed altre varie combinazioni.
Perchè non ci si propone, da un punto di vista di programma di un partito realmente di sinistra, la riduzione sensibile dell'orario di lavoro con soglia minima salariale sui dieci euro all'ora, il tutto sostenuto dallo sviluppo tecnologico? Si lavorerebbe di meno e si aumenterebbe l'occupazione o almeno non si perderebbe occupazione a causa dell'automazione.
Questo non farebbe neanche perdere profitto ai capitalisti, anzi forse riuscirebbero ad aumentarlo comunque...




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