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Discussione: Platone profetico

  1. #1
    Nazbol-Ciucé
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    Predefinito Platone profetico

    Qui c'è un po' tutto, dalla tripartizione indoeuropea al nostro futuro. E' impressionante la capacità profetica del buon vecchio

    L’ideologia WOKE è un disordine psicologico
    Platone ci mostra chi sono i veri tiranni.

    Sin dalle elezioni del 2016, per i cliché della sinistra benpensate, la chiave per comprendere l’ascesa di Donanld Trump si trova nella critica di Platone alla democrazia presente nella Repubblica. Non è del tutto sbagliato. Ma di solito si ignora il fatto che la tendenza alla tirannia che Platone attribuisce alle democrazie è una conseguenza dell’egualitarismo, relativismo morale e licenza sessuale: non esattamente “cause di destra”.

    Non è che serva un grande genio per prendere alcune idee di Platone, strapparle dal contesto, e applicarle a qualche politico antipatico. Un ragionamento serio deve iniziare con la psicologia di Platone, che costituisce di fatto la base della sua filosofia politica. Si deve cioè considerare la descrizione che Platone fa dei quattro stadi attraverso i quali le menti possono essere progressivamente disordinate e i modi, paralleli a questi moti psicologici, che concorrono a creare quattro tipi di società sempre più corrotte.

    Se lo si fa, risulta evidente che la più pura realizzazione contemporanea della personalità tirannica dalla quale Platone ci mette in guardia è la sinistra del cosidetto “social Justice Warrior“. Rendendosi conto di tutto questo, pian piano la gente si sveglierà. In quel momento prima si rovineranno le statue di Platone e, dopo le statue, le persone.

    Anime Sane e Malate

    Platone distingue tre parti principali della psiche: ragione , spirito e appetito .
    Naturalmente, l’appetito comprende desideri di cibo, bevande, sesso, denaro e, in generale, qualunque cosa porti piacere. Tali desideri sono un concomitante naturale del nostro essere incarnati e in sé stessi non sono cattivi. Ciò che è male è indulgere in essi in un modo contrario alla ragione.

    Or bene, la razionalità, per come la capiscono gli economisti moderni, significa massimizzare la soddisfazione di qualunque desiderio ci capiti a tiro. Decisamente Platone non ha la stessa idea. Anzi, considererebbe questa concezione della ragione come il segno di una mente corrotta. Per Platone la ragione è quella facoltà con la quale comprendiamo la natura delle cose – ciò che chiama notoriamente forme delle cose.

    Ad esempio, quando capisci che un triangolo è una figura piana chiusa con tre lati diritti, ne afferri la natura (o la Forma) e lo studio della geometria approfondisce la tua comprensione di quella natura. Apprendi, ad esempio, che la somma degli angoli interni di un triangolo euclideo è uguale a due angoli retti, che la lunghezza di uno dei suoi lati è sempre più corta della somma degli altri due, e così via.

    Questi sono fatti oggettivi piuttosto che artefatti soggettivati dalla convenzione umana. Per il filosofo greco lo stesso vale per la natura di altri enti: rocce e alberi, cani e gatti, giustizia e pietà, e anche “esseri umani”. Per lui esiste in ogni caso un fatto oggettivo su ognuno di questi enti che risponde alla domanda “cosa è?”. E ciò comporta uno standard oggettivo su ciò che risulta essere un’istanza buona o cattiva per ognuno di essi.

    Prendiamo l’esempio del triangolo: un triangolo disegnato con i lati storti è, di fatto, un triangolo cattivo o difettoso; Oppure un albero con radici danneggiate è, in realtà, un albero cattivo o difettoso; e così via.

    Allo stesso modo, accertato che la nostra natura alimenta in noi dei desideri, esiste una oggettività fattuale che determina che certi desideri siano buoni o cattivi. Ad esempio, il desiderio di mangiare sporcizia, pietre, feci, metallo o altre sostanze non nutritive (una condizione psicologica nota come picacismo) sarebbe desiderio negativo poiché oggettivamente mira ad oggetti sbagliati.

    Un desiderio potrebbe anche essere mirato a enti “giusti”, ma tuttavia divenire cattivo nella misura in cui venisse seguito in modo eccessivo (ad esempio quando si eccede nel cibo o nell’alcol). Quindi per Platone, la ragione ci dice sia come soddisfare un desiderio che ci capita di avere, ma soprattutto ci dice se dobbiamo soddisfarlo – o se invece dobbiamo resistergli in quanto desiderio oggettivamente disordinato.

    Platone si sta quindi impegnando in una sorta di essenzialismo. Vale a dire, sostiene che le cose hanno, per ragioni oggettive, essenze o nature. Non solo: sostiene che la ragione è in grado di conoscere queste nature e che, poiché la natura di un ente determina ciò che è buono o cattivo per lo stesso, la ragione è anche in grado di conoscere ciò che è oggettivamente buono o cattivo per l’ente stesso.

    Va da sé che il filosofo respinge sia l’opinione relativista secondo la quale le categorie di “buono” o “cattivo” sono questioni di convenzione umana non oggettivabili, sia la posizione scettica secondo la quale se ci sono o meno questioni oggettive, di fatto non possiamo conoscerle.

    Quindi, un essere umano razionale secondo Platone (si) concede l’appetito solo quando la ragione, guidata dalla sua conoscenza della natura umana, giudica tale concessione come buona. Ma i desideri possono essere potenti e il giudizio della ragione può sembrare debole e astratto. Quindi, come può la ragione esercitare il controllo sull’appetito?

    È qui che entra in gioco la parte rimanente della psiche, lo spirito . Non esiste un equivalente di una sola parola in inglese (e italiano. ndr) per la parola greca thumos, qui tradotta come “spirito” (o anima emozionale ndr). Ciò che Platone ha in mente è quell’aspetto della nostra natura che si manifesta in una “rabbia giusta” che si prova di fronte alla palese ingiustizia, nell’impulso di correggere quel che “non va” e nel perseguimento di ciò che è onorevole, evitando il vergognoso.

    Quindi, supponiamo che un uomo veda una anziana rapinata e, sebbene spaventato per la propria incolumità, si precipita comunque in suo aiuto in riparazione all’oltraggio da lei subito. O supponiamo che qualcuno sia tentato d’andare a letto con la moglie di un altro uomo, ma si astiene dal farlo a causa della vergogna che prova al solo pensiero. Questi sono esempi di “spirito” in azione.

    Sebbene la ragione comunichi all’uomo di rischiare di farsi male nel primo caso e di perdere il piacere nel secondo, l’appetito potrebbe ancora sopraffarlo se non fosse per lo spirito che lo contrappone alle emozioni associate alla giustizia e all’onore. Lo spirito è quindi l’alleato della ragione nel governare l’appetito.

    Una psiche sana è quella in cui la ragione, lo spirito e l’appetito sono ordinati in questo modo gerarchico e tutti correttamente funzionanti. Più precisamente, è normale, per un essere umano che ha una corretta comprensione della natura delle cose, sentire la giusta quantità di approvazione quando la ragione gli dice che una cosa è “buona” e la giusta quantità di vergogna o disgusto quando la ragione gli dice che una cosa è “cattiva”. Lo stesso poi avrà quindi desideri naturali, moderati e concessi se la ragione li giudica per momento, luogo e modo giusti e, in un certo senso, se lo spirito li sente “onorevoli”.

    Un simile essere umano mostra le virtù cardinali o le “eccellenze”: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia. È saggio nella misura in cui il suo intelletto afferra la realtà oggettiva, coraggioso nella misura in cui non permetterà alla paura del dolore o al desiderio di piacere di deviarlo dalla strada giusta, temperato nella misura in cui i suoi desideri sono appropriati e concessi solo quando adatti, e giusto nella misura in cui ragione, spirito e appetito svolgono tutti il ​​proprio ruolo nella gerarchia.

    Una psiche malsana è quella che si discosta da questo ordinamento delle cose e maggiore è la deviazione, maggiore è la depravazione della psiche. Questo ci porta alla classificazione di Platone dei tipi di società, che è ugualmente una classificazione dei tipi di anima, perché ciò che caratterizza una società è il tipo di “anima” che la domina.

    Società sane e malate

    La ragione, lo spirito e l’appetito si trovano in tutti gli esseri umani. Ma ognuno di noi ha una di queste caratteristiche più forte delle altre ed è questa che determina in quale delle tre classi sociali della società ideale di Platone “cade” una persona.

    La stragrande maggioranza delle persone è “dominata” dall’appetito. Ciò non significa che i loro appetiti non siano governati dalla ragione e dallo spirito, ma che la ragione e lo spirito stessi vengono orientati principalmente verso la ricerca di cibo e bevande, proprietà, matrimonio e famiglia e beni materiali in generale, non verso la ricerca della saggezza e dell’onore. Essi costituiscono la classe produttiva nella città di Platone: agricoltori, commercianti, operai e così via.

    Un gruppo molto più piccolo è principalmente votata allo “spirito”, hanno un temperamento che punta alla ricerca dell’onore e della giustizia. Questi costituiscono la classe ausiliaria nella città ideale di Platone, che comprende i militari e la polizia .

    La classe più piccola e dominante sono i re filosofi, in cui la ragione domina così a fondo che la ricerca del vero e del bene per se stessi è il loro orientamento di base.

    Non è mai abbastanza sottolineare quanto diversa sia l’idea di cosa sia un “filosofo” in da quel che la maggior parte delle persone oggi pensa quando sentono questa parola. Questo accade perché la sua concezione della ragione è diversa dalla concezione dell’economista moderno. Non sta parlando di una società gestita da professori universitari di ruolo della classe media e neppure ha in mente pensatori che aderiscono ad un qualsivoglia vecchio sistema filosofico.

    Sta parlando dei filosofi platonici (appunto) cioè di coloro, in particolare e tra le altre cose, che sono impegnati nell’essenzialismo e che si oppongono al relativismo, allo scetticismo e alle dottrine alleate.Sta parlando di un’élite attinta dalla classe ausiliaria e tenuta in un regime così fisicamente, intellettualmente e moralmente esigente che nessuno propenso a una vita di facile possesso ne sarebbe capace o addirittura ne risulterebbe interessato.

    È noto che i custodi della società ideale di Platone (che comprendono insieme la classe ausiliaria e i re filosofi) vivono insieme e sono loro proibiti coniugi, famiglie e proprietà private. Questo non è socialismo, che nel mondo reale si impone come austerità alla maggioranza mentre i sovrani vivono come capitalisti. Al contrario, nella città di Platone alla maggioranza – la classe produttiva – sono concessi la libertà, i benefici materiali e la vita familiare ordinaria che viene negata all’élite.

    L’egualitarismo delle classi custodi è quello della caserma militare o del monastero, imposto solo ai pochi perché solo pochi sono in grado di sopportarlo. Il suo scopo è quello di impedire ai tutori, per quanto possibile, di avere un interesse personale o materiale nella politica governativa, in modo che siano guidati solo da motivi disinteressati.

    Per i fini del nostro scritto, ciò che conta non sono i dettagli della società ideale di Platone, ma piuttosto la sua idealizzazione di una certa concezione della ragione, sia nell’individuo che nell’ordine sociopolitico. Come sosteneva il filosofo della metà del XX secolo John Wild , Platone resta essenzialmente il fondatore della tradizione della legge naturale nell’etica occidentale.

    I buoni esseri umani sono, secondo Platone, coloro nei quali il desiderio è subordinato all’ordine naturale oggettivo delle cose afferrate dalla ragione, e una buona società è governata da coloro che meglio conoscono e praticano questa legge naturale. Proprio come una psiche ordinata correttamente è quella nella quale la ragione governa gli appetiti attraverso il concorso dello spirito, così anche una società ordinata correttamente è quella in cui i re filosofi governano la classe produttiva attraverso gli ausiliari.

    Maggiore è la deviazione da questo modello, più ingiusta e disordinata diventa una società e i gradi di deviazione sono paralleli ai gradi di depravazione che possono esistere in una psiche individuale. In effetti, per Platone, i tipi di società ingiusta sono definiti più che dalle loro procedure di governo, dai tipi di carattere disordinati che li reggono e che sono ammirati al loro interno.

    Il filosofo ne elenca quattro, ognuno peggio del suo precedente: timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia.

    La timocrazia è la forma sociale dominata dalla psiche, nella quale l’onore sostituisce la saggezza come fine più alto. Il carattere timocratico premia le virtù militari sopra tutte le altre, così che l’ethos degli ausiliari mette da parte quella dei re filosofi come ideale dominante. La severità spartana ne è il paradigma.

    Gli appetiti sono tenuti sotto controllo nel tipo di personalità timocratica, come lo sono nel re filosofo, ma per onore piuttosto che per la ragione in quanto tale. La timocrazia comporta anche un allontanamento dal disinteresse della razionalità del filosofo-re, poiché l’eccessiva attenzione per il rispetto dell’onore timocratico, rende l’uomo altamente competitivo. Per questo motivo, Platone pensa che la personalità timocratica alla fine diventi indebitamente interessata al denaro come surrogato della realizzazione marziale. In questo modo, le timocrazie hanno la tendenza a cedere il passo alle oligarchie.

    L’oligarchia è il primo di tre regimi degenerati in cui l’appetito arriva progressivamente a dominare gli individui e la società, ma è il meno cattivo di essi. Il tipo di personalità oligarchica è quello in cui il denaro diventa il fine dominante. Gli appetiti prendono così il sopravvento sia sulla ragione che sullo spirito.

    Tuttavia, poiché l’acquisizione della ricchezza richiede tempo e disciplina, anche l’uomo oligarchico pone dei limiti ai suoi desideri. Gli ideali timocratici di onore e coraggio cedono l’onore delle armi, sostituiti da virtù borghesi come la parsimonia, il duro lavoro e la preoccupazione per la rispettabilità.

    Ma i soldi non bastano mai per soddisfare i desideri, soprattutto quelli più bassi. Come se stesse descrivendo la recente storia finanziaria americana, Platone ci dice che gli oligarchi inevitabilmente non possono resistere nel cercare sempre più profitto, per soddisfare i desideri frivoli e immorali dei giovani, e nello sfruttare la follia di coloro che sono disposti a sostenere debiti sempre più ingenti. Anche i loro figli diventano viziati, schiavizzabili, oziosi e sregolati.

    “L’amore per il denaro e un’adeguata autodisciplina nei suoi cittadini sono due cose che non possono coesistere in nessuna società”, afferma Platone. I ricchi e i poveri non hanno alcuna preoccupazione di essere eccellenti, ma solo di far soldi. Facendo appello a una metafora di insetto, Platone afferma che una classe di “mosche” indisciplinate e mutevoli sorge in questa decadenza, dominata da “desideri inutili” come un eccessivo interesse per il sesso e il gusto per “una dieta varia e lussuosa”. (Un miscuglio di teppisti, scambisti e “buongustai”, per così dire.) In questo modo l’oligarchia tende a lasciare il posto alla democrazia.

    Il Dēmos e i suoi demoni

    La prima cosa da tenere a mente per comprendere l’analisi di Platone sulla democrazia è che non si occupa principalmente di questioni procedurali, come il modo in cui le persone vengono elette o le politiche decise. Ciò che gli interessa, ancora una volta, è il tipo di personaggio che predomina in una società.

    Con il termine “democrazia” Platone ha in mente una società libertaria ed egualitaria in cui “ogni individuo è libero di fare ciò che gli piace”. Le restrizioni borghesi sull’appetito scompaiono, così che i desideri vengono controllati solo da desideri concorrenti piuttosto che dalla ragione, dallo spirito o persino dalla solidità della classe media dell’oligarca. La democrazia descritta da Platone è fondamentalmente ciò che la società americana (e non solo. ndr) è diventata nel ventunesimo secolo, al punto che leggere Platone quando descrive la democrazia ci fa meravigliare del fatto che egli sia tanto preciso nonostante non abbia mai avuto a disposizione una macchina del tempo.

    La democrazia per Platone è caratterizzata dalla “diversità dei suoi individui” e “tratta tutti gli uomini come uguali, che lo siano oppure no”. In particolare, tratta tutti gli stili di vita come uguali, non importa quanto essi siano puerili, irrazionali o immorali.

    I giovani “respingono tutte le inibizioni” e celebrano “insolenza, licenza, stravaganza e sfacciataggine”. Passano stranamente da un’attività all’altra. In un momento seguiranno solo “vino, donne e musichette”, e in seguito staranno tutti ad “acqua purissima e dieta rigorosa” (le musichette sciatte restano… ndr); un forte interesse per un “duro allenamento fisico” potrebbe lasciare rapidamente il posto ad una “indolenza e pigrizia”; oggi si dedicheranno allo studio filosofico, domani alla politica e dopodomani all’economia e alla finanza. Se qualcuno cerca di dire loro che alcuni desideri sono cattivi e dovrebbero essere soppressi, “non ascolteranno”, ma insisteranno sul fatto che “tutti i piaceri sono uguali e dovrebbero avere uguali diritti”.

    Questa licenziosità ed egualitarismo diventano cosi sempre più estremi. Ai cittadini non importa nulla del carattere dei loro leader, purché adulino il popolo. Ciò produce “sovrani che si comportano come sudditi e sudditi che si comportano come sovrani”. L’autorità si disintegra. Padri e figli si “cambiano di posto” nello status sociale, “il padre ha soggezione di suo figlio e il figlio non rispetta né teme i suoi genitori”.

    In generale, i giovani si contrappongono ai loro vecchi, mentre questi ultimi temono di essere ritenuti “spiacevoli o severi” e si riducono pateticamente ad “incoraggiare i giovani cercando di imitarli e avvicinarsi loro in termini di facili amicizie”. L’insegnante “teme e asseconda i suoi allievi” ma gli alunni lo disprezzano comunque. L’uomo democratico insiste sulla “completa uguaglianza e libertà nei rapporti tra i sessi” e sul disegno “nessuna distinzione tra alieno, cittadino o straniero”. Platone ci dice che la licenza è estesa anche agli animali domestici, che vagano liberamente per le strade della città democratica.

    Il risultato finale è che “le menti dei cittadini diventano così sensibili che la minima traccia di moderazione è risentita come intollerabile”. Alla fine, “nella loro determinazione a non avere padroni”, i cittadini di una democrazia “ignorano tutte le leggi, scritte o non scritte”.

    Questa illegalità democratica, ci dice Platone, è “la radice da cui scaturisce la tirannia”. È fondamentale capire che non è solo a causa del caos che risulta quando leggi e costumi non sono più rispettati, il che porta le persone a optare per un uomo forte che ristabilisca l’ordine, ma ha a che fare con il profondo irrazionalismo delle società egualitarie. Esse sono composte da individui non dominati dalla ragione, ne dallo spirito e nemmeno dagli appetiti più governabili dell’oligarca, quanto da appetiti inferiori, indisciplinati e accecanti come il sesso, il cibo, le bevande e il piacere erotico in generale. L’idea stessa dell’esistenza di un ordine naturale delle cose che determina che alcuni desideri siano necessariamente disordinati, e quindi ragionevolmente da proibire, diventa odiosa per l’uomo democratico.

    Questo è il significato della famosa Allegoria della caverna di Platone. Gli abitanti delle caverne sono incatenati in modo tale da non poter vedere altro che immagini oscure sul muro proiettate da statue e fiamme tremolanti. Le statue sono rappresentazioni di oggetti di uso quotidiano fuori dalla grotta (cani, gatti, alberi e così via). Quando un abitante della caverna fugge e si fa strada fuori dalla caverna, scopre che ciò che lui e i suoi simili avevano pensato fosse la realtà non sono altro che immagini deboli e distorte di cose reali. Ritorna dagli amici nella caverna e cerca di spiegarglielo, ma essi lo giudicano folle e sono così offesi dalla sua critica alle loro false credenze che cercano di ucciderlo.

    Ora, gli abitanti delle caverne in questa allegoria rappresentano i cittadini di una democrazia come quella di Atene all’epoca di Platone, e le ombre sul muro rappresentano il sistema di credenze illusorie delle psicologie democratiche, dominate dall’appetito e influenzate dalla retorica dei sofisti e demagoghi che li adulano e aiutano a perfezionare i loro desideri sempre più disordinati. Platone caratterizza le loro delusioni come “pesi morti” che sono “fissati su di loro da desideri irrefrenabili come la gola, che distorcono verso il basso la visione delle loro menti”.

    L’uomo che fugge è il filosofo platonico che, per il modello di Platone, è Socrate. Gli oggetti nel mondo ordinario al di fuori della caverna rappresentano le forme o le nature delle cose, come inteso alla luce dell’essenzialismo di Platone. Il sole che illumina questi oggetti corrisponde a ciò che Platone chiama “la forma del bene”, che è la fonte divina delle forme. L’ostilità degli abitanti delle caverne nei confronti dell’evasione rappresenta l’ostilità dei cittadini di una democrazia nei confronti del filosofo che espone le loro delusioni egualitarie, come Socrate, assassinato dalla democratica Atene.

    Platone avverte che l’arte e la musica caratterizzate da “bruttezza della forma, cattivo ritmo e disarmonia” e una cultura popolare che glorifica “cattivo carattere, cattiva disciplina, meschinità o bruttezza” fanno “danno psicologico cumulativo”, corrompendo la sensibilità morale e capacità di argomentazione razionale.

    Lo stesso vale, afferma, per la preoccupazione nei confronti della ricerca del piacere, che distorce un’anima verso la “frenesia e l’eccesso”, “la violenza e l’indisciplina”, e avverte che ciò è particolarmente vero per il piacere sessuale. La cultura di una società sana deve di conseguenza celebrare ragione, bellezza, bontà e moderazione. La formazione impropria del carattere produce ciò che Platone chiama “misologia” o odio del discorso razionale, generando cittadini “inutili per discussioni ragionate e con una dipendenza totalmente animale a sistemare tutto usando la forza bruta”.

    Il parallelo di questa descrizione alla moderna cultura pop americana è ovvio e solo i dettagli devono essere aggiornati. Le pareti della grotta di Platone sono state sostituite da telefoni cellulari che trasmettono Netflix e pornografia, e la misologia ora si manifesta nei mob di Twitter e nel motto “cancella la cultura” anziché nella cicuta del carnefice (per il momento, almeno).

    Tirannia, il palco è a sinistra

    Platone propone un meccanismo attraverso il quale la democrazia si trasforma finalmente in tirannia. Ci dice che la classe parassitaria dei “mosconi” di cui sopra, che si sviluppa sotto la tarda oligarchia e la democrazia può essere divisa in due sottoclassi, gli insetti che pungono e quelli che non pungono. Quelli senza pungiglione sono gli attaccanti passivi, mentre gli altri sono il gruppo più cattivo, aggressivo e incline a mescolare il resto alla sedizione. Pensa al classico wokester della classe media superiore, con un bel debito contratto per un inutile diploma universitario in studi sulla lamentela, la cui idea di fare finalmente qualcosa nella vita sua vita è firmare con Antifa o Bernie Bros.

    Il secondo gruppo che ha un ruolo nella transizione verso la tirannia, ci dice Platone, sono i ricchi, che hanno il terrore di essere accusati di “complottare contro il popolo ed essere reazionari e oligarchi”. Di conseguenza, pagano la classe dei mosconi. Pensa alle lobby che puntano alla correttezza politica e firmano assegni su assegni per finanziare varie cause di sinistra. Un terzo, ultimo e più grande gruppo sono le masse, che non prestano molta attenzione alla politica ma sono felici di prendere una parte di tutto ciò che i mosconi estraggono dai ricchi.

    Questo accordo di pagamento è instabile e attende l’ascesa di un moscone con il pungiglione tanto spietato da andare subito al sodo e intraprendere una “guerra di classe contro i proprietari di proprietà”. Questo è il tiranno, e il tipo tirannico di personalità è un’estensione del tipo di personalità democratica, portando a pieno compimento la sua caratteristica illegalità.

    Platone lo descrive come un completo libertino che “combina le caratteristiche dell’ubriachezza, della lussuria e della follia” e viene consegnato alla criminalità e alle “feste stravaganti, alle orge, al sesso e così via”. Governa con “esili, esecuzioni, accenni di cancellazione di debiti e ridistribuzione della terra”. In lui le ultime deboli remore dell’uomo democratico verso gli appetiti scompaiono del tutto. Il tiranno, dice Platone, è talmente “perso nei sensi e nella vergogna” da non possedere “tabù” tanto che “nessun omicidio, per quanto terribile, sarà per lui un problema”; egli sarà incline a un “desiderio terribilmente bestiale e immorale, che si manifesta in particolare nei sogni “, come” tentare un rapporto … con una madre o con chiunque altro, uomo, bestia o dio “.

    La sua criminalità non sarà controllata nemmeno dalla riverenza filiale, tanto che potrebbe commettere anche un “parricidio” pur di accedere alla tirannia. Non solo, se la gente non si sottometterà a lui, “punirà il suo paese, se può, proprio come egli ha punito i suoi genitori”. Platone lo descrive come il “più infelice di tutti gli uomini”, “invidioso, inaffidabile, ingiusto, senza amici e senza Dio”. Non ha veri compagni ma solo alleanze con altri criminali suoi simili.

    Nonostante la volgarità e l’egotismo di Trump, nonostante cioè il populismo e l’erosione del decoro siano considerabili parte attiva della sua ascesa, è ridicolo vedere in lui un tiranno platonico. Un tiranno accoglierebbe con favore il blocco COVID-19 come mezzo per garantire un maggiore controllo sul popolo; avrebbe reagito alle rivolte imponendo la legge marziale invece di parlare attraverso Twitter.

    No, in questa faccenda la tirannide di stampo platoniano – l’amaro rivoluzionario datosi al libertinismo, il disprezzo della ragione, la guerra di classe e l’espropriazione dei ricchi, senza lealtà verso l’eredità dei suoi genitori o del suo paese – la troviamo, ovviamente, dalla parte dei nemici più rumorosi di Trump: il movimento woke.

    Mentre Trump confina la sua “tirannia” in discorsi trash, gli esponenti della sinistra SJW fanno la guerra alla polizia, bruciano aziende, rovesciano i monumenti, prendono il controllo di blocchi di città, opprimono i dissidenti in silenzio dove possono, e se non possono, ne distruggono spietatamente la reputazione e il sostentamento. Il tutto in nome di un programma “intersezionale” di socialismo e liberazione sessuale radicale.

    Ma avere una società dalla personalità di tipo tirannico è una cosa, imporre una tirannia reale è un’altra. Quel che resta da vedere infatti è se vi sia, tra le orde “risvegliate”, qualcuno con la combinazione di talento e spietatezza tali da poter prendere il controllo dell’apparato governativo, e se la massa della società sia andata troppo oltre la soglia della decadenza per resistere. Anche ora la prospettiva di un tiranno americano di stampo platonico appare inverosimile, ma, come tante altre cose in questi tempi bizzarri, non così inverosimile come sembrava solo pochi anni fa.

    La classificazione di Platone dei tipi di personalità e dei regimi è un’idealizzazione. Egli non pensava che tutte le società del mondo reale corrispondessero esattamente a qualcuna delle sue categorie. Le società reali tendono ad essere un mix delle tendenze descritte, anche se una tendenza o l’altra tende spesso a predominare. E’ inevitabile la transizione da un tipo di società a un tipo più degenerato. Forse non siamo così vicini al limite come sembra; e forse, anche se ci siamo vicini, possiamo ancora ritrarci.

    Ma tutto questo richiederebbe un risveglio delle braci della ragione e queste sono deboli. Platone descrisse i filosofi del suo tempo per lo più come “inutili” e “furfanti”, corrotti dal sofisma e dalla pressione dell’opinione pubblica egualitaria.

    Intimidito dagli elementi più aggressivi della folla, l’intellettuale in una società democratica è “sommerso dall’ondata di elogi e critiche popolari, e portato via con il flusso fino a quando non si trova d’accordo con le idee popolari in ciò che è ammirevole o vergognoso, arrivando a comportarsi come la folla diventandone uno di loro.” Come per attenersi a questa profezia platonica, un egualitarismo radicale e intollerante ha spazzato via l’intellighentia americana – l’accademia, il giornalismo, le arti e la cultura popolare – sottoponendo i suoi leader a bullismo continuo con le più infondate accuse di bigottismo.

    Platone afferma che ci vorrebbe un “miracolo” o una “divina provvidenza” per evitare che i filosofi vengano corrotti in tali circostanze e che anche solo un “residuo molto piccolo” resisterà. Come indica l’esecuzione di Socrate, questa resistenza potrebbe anche sembrare futile nel breve periodo. Ma i suoi effetti a lungo termine sono importanti. Oggi, solo pochi studiosi conoscono i nomi dei persecutori di Socrate. È il suo più grande studente, Platone stesso, che ricordiamo.

    Edward Feser
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  2. #2
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    Predefinito Re: Platone profetico

    L’uomo democratico insiste sulla “completa uguaglianza e libertà nei rapporti tra i sessi” e sul disegno “nessuna distinzione tra alieno, cittadino o straniero”. Platone ci dice che la licenza è estesa anche agli animali domestici, che vagano liberamente per le strade della città democratica.


    lmao

    (frocio-femministi,coccolanegri,animal-vegano-ritardati)
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  3. #3
    Cinico disincantato
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    Predefinito Re: Platone profetico

    Mi permetto, caro @Draigo, di pubblicare anche il seguito ideale dell'articolo da te postato, sempre ad opera del buon Feser.

    La regola dell’illegalità. Analisi filosofica delle politiche di destra e sinistra contemporanee.

    Come ci insegnano Aristotele e Tommaso d’Aquino, gli esseri umani sono per natura animali sociali razionali . Poiché siamo uno specifico animale , dobbiamo sentirci al sicuro da attacchi violenti, abbiamo bisogno della libertà di acquistare cibo, riparo, vestiti e altri beni materiali e di poter fare affidamento sul loro continuo possesso. Poiché siamo animali sociali , abbiamo bisogno della cooperazione degli altri per acquisire questi beni materiali, abbiamo bisogno del calore delle relazioni umane e di un senso di appartenenza e lealtà a un “tutto” più ampio – una famiglia, una comunità, una nazione. Poiché siamo animali razionali , abbiamo bisogno che gli altri facciano appello alla nostra ragione per persuaderci delle loro opinioni e politiche, anziché ricorrere all’intimidazione e alla violenza.

    Questi sono beni umani fondamentali in quanto condizioni preliminari necessarie per l’acquisizione di altri beni e il dovere fondamentale di un governo è salvaguardarle. Deve farlo in un modo che rispetti il cosiddetto principio di sussidiarietà del diritto naturale , secondo il quale è una grave ingiustizia dello Stato il suo subentrare al posto degli ordini sociali di livello inferiore (come la famiglia), facendo per loro ciò che possono fare per se stessi. E deve farlo in un modo che rispetti lo Stato di diritto . Lo Stato di diritto non è la stessa cosa della volontà arbitraria di un legislatore, ma il suo opposto. La vera legge deve riflettere la razionalità sia nella sua motivazione che nei suoi effetti. Un decreto che non ha una logica, un’applicazione coerente o che rende l’ordine sociale imprevedibile o comunque instabile, sa di tirannia piuttosto che di liceità. Come scrive l’Aquinate:

    Affinché la volontà di ciò che è comandato possa avere natura di legge, deve essere in accordo con qualche regola della ragione. E in questo senso va inteso il detto che la volontà del sovrano ha forza di legge; altrimenti la volontà del sovrano avrebbe sapore di illegalità piuttosto che di legge. ( Summa Theologiae I-II.90.1 )

    E sulla tirannia scrive:

    Tutto è incerto quando c’è una deviazione rispetto alla giustizia. Nessuno potrà affermare con fermezza: questa cosa è cosi e cosi, quando dipende dalla volontà di un altro, per non dire dal suo capriccio. ( Sulla regalità , libro I, capitolo 4 )

    Proteggere questi beni fondamentali degli esseri umani in quanto animali sociali razionali, in un modo che rispetti la sussidiarietà e lo stato di diritto, è il fondamento della vera giustizia sociale così come è intesa nella tradizione del diritto naturale e nella teologia morale cattolica. Qualsiasi regime che metta in pericolo questi beni di base è fondamentalmente socialmente ingiusto. E qualsiasi regime che li metta in pericolo in nome della giustizia sociale non è solo ingiusto, ma diabolicamente perverso.

    Disordine del nuovo mondo

    Ora, gli ultimi mesi hanno visto l’improvviso sorgere di uno particolare nuovo ordine (o meglio disordine) di cose, che mette in pericolo tutti questi beni di base. Ha tre punti principali:

    (1) blocchi a tempo indeterminato imposti in nome della salute pubblica che sono inutili, eccessivi nei costi materiali e spirituali che impongono ai cittadini, arbitrari nella loro applicazione;

    (2) Il rifiuto di molti funzionari pubblici di reprimere disordini, atti di vandalismo e saccheggi, unito al loro diletto nel vedere lo smantellamento delle protezioni ordinarie della polizia (e in alcuni casi lavorando attivamente per la demolizione);

    (3) La diffusione nei media, nell’intrattenimento, nelle istituzioni educative, nei dipartimenti delle risorse umane aziendali e nelle agenzie governative di una “cultura dell’annullamento” in stile maoista che insiste su un’ideologia manichea semplicistica e divisiva, la quale cerca di disturbare in ogni modo i dissidenti e renderli famigerati e disoccupati.

    Questa confluenza di tendenze mette in pericolo la stragrande maggioranza dei cittadini, in particolare i poveri, la classe media e i proprietari di piccole imprese. Ha scarso effetto sulle società super-ricche e grandi, che hanno le risorse per proteggersi dai peggiori effetti della perturbazione economica e del caos sociale. Allora, chi ne beneficia? Principalmente due gruppi: (a) rivoluzionari e altri delinquenti che traggono profitto dal crollo dell’ordine sociale e (b) funzionari governativi e burocrati aziendali (come il personale delle risorse umane che cercano di stanare i dipendenti non sufficientemente proni al pensiero unico) che cercano di espandere il loro potere discrezionale. In altre parole, avvantaggia il tipo di personalità tirannica descritto da Platone, che depreda la società dal basso (nel caso di criminali e rivoluzionari) e dall’alto (nel caso di ideologi in posizioni di potere). Il resto della popolazione, rispettosa della legge, è intrappolata tra questi due gruppi, come in una morsa. In effetti, come ho sostenuto altrove , ciò che stiamo vivendo, ricorda stranamente ciò che Platone descrive nella Repubblica quale meccanismo classico di passaggio fra la democrazia e la tirannia.

    Analizziamo ciascuna di queste tendenze e come minacciano i beni umani di base che ho descritto sopra.

    Blocchi senza legge

    Senza dubbio alcuni lettori staranno già pulendo le macchie di saliva dagli schermi dei loro computer, indignati per aver anche solo suggerito che i blocchi possono essere in qualche modo discutibili. Tali atteggiamenti istintivi sono precisamente parte del problema di cui sto parlando. Non nego che il COVID-19 sia un serio problema e che molte delle misure adottate per affrontarlo (allontanamento sociale, indossare maschere in pubblico, ecc.) siano ragionevoli. Non nego poi che il blocco iniziale fosse giustificabile come un modo per impedire agli ospedali di essere soverchiati – anzi, l’ho difeso. (anche se, col senno di poi, era vano sperare che i funzionari pubblici sarebbero stati disposti a chiudere quel particolare vaso di Pandora una volta che il pubblico gli avesse permesso di aprirlo).

    Semplicemente a tutto questo non consegue che altri blocchi siano necessari o giustificabili ed è sciocco affermare che “i blocchi funzionano!” o fingere che gridando “Scienza!” sia sufficiente per giustificarli. Iniziamo dalla fine: i blocchi non sono solo una questione meramente scientifica. Oltre alle considerazioni epidemiologiche, ci sono domande sugli effetti che i blocchi hanno sui mezzi di sussistenza e sui risparmi di una vita delle persone, le loro ripercussioni su questioni legate alla salute diversi dal COVID-19, i costi psicologici dei blocchi, i loro effetti sull’istruzione, domande sulle circostanze in base al quale è eticamente lecito imporre tali enormi oneri ai cittadini, domande sugli effetti dei blocchi sulla stabilità sociale e politica, e così via. Epidemiologi e medici non hanno particolari competenze sulla maggior parte di questi argomenti. Risolverli è compito dello statista (la politikos di Aristotele ), non dello scienziato naturale, il cui ruolo è semplicemente quello di fornire consigli esperti ma fallibili su alcuni aspetti della questione. Fingere il contrario è scientismo, non scienza .

    Riguardo al funzionamento dei blocchi, la domanda che ci si pone è sbagliata. Chiaramente, ragionando in astratto, tenere qualcuno rinchiuso in casa rende meno probabile che lo stesso contragga o diffonda il virus. Altrettanto ovviamente, questo comportamento rende anche meno probabile che sia coinvolto in un incidente automobilistico mortale, o che uccida qualcuno, o che venga assassinato. Eppure nessuno pensa che i blocchi potrebbero essere un buon modo per ridurre l’incidenza di incidenti mortali o omicidi fino a quando non saremo in grado di migliorare la sicurezza del traffico e la giustizia penale. Quindi, sarebbe abbastanza sciocco pensare che l’ovvio fatto che, in astratto, siamo “più sicuri a casa” di per sé provi qualcosa.

    C’è anche il fatto che, come ho affermato prima , i blocchi comportano azioni che, in circostanze ordinarie, sarebbero gravemente ingiuste. Gli esseri umani hanno il diritto naturale di lavorare per provvedere a se stessi e alle loro famiglie. Hanno il diritto naturale di riunirsi per il culto religioso. Hanno il diritto naturale di decidere il modo migliore per istruire i propri figli. Hanno un diritto naturale alla libertà di azione coinvolta nelle normali attività sociali quotidiane. Hanno un diritto naturale alla stabilità e alla prevedibilità necessarie per una pianificazione a lungo termine, cose che lo Stato di diritto dovrebbe garantire. L’interferenza con queste normali attività e beni umani causa gravi danni. Pertanto, sebbene in linea di principio possano essere temporaneamente sospesi, se assolutamente necessario e in caso di emergenza, vi è una forte presunzione di poter fare quel che si vuole. L’onere della prova di dimostrare che l’interferenza con questi beni è strettamente necessaria spetta sempre al governo , non spetta ai cittadini dimostrare che tale interferenza non lo è.

    Quindi, di nuovo, chiedere “I blocchi funzionano?” è porre la domanda sbagliata. Quella giusta è: ” Sappiamo con certezza morale che i blocchi sono strettamente necessari per prevenire i potenziali danni del virus e che tali danni sono maggiori dell’insieme dei danni causati dai blocchi stessi?”. Personalmente sostengo che non sappiamo nulla al riguardo e che i blocchi continui sono, di conseguenza, ingiustificabili e tirannici.

    Coloro che sono in grave pericolo per il virus sono gli anziani e le persone con gravi condizioni mediche preesistenti, non la popolazione generale. E non è certo una seria minaccia per i giovani . Quindi, per giustificare i blocchi generali e la chiusura delle scuole, dovremmo almeno essere moralmente certi che mettere in quarantena solo coloro che sono in grave pericolo, unita a misure meno draconiane per la popolazione generale (allontanamento sociale, mascherina, ecc.), non sarebbe sufficiente. Si noti che non è abbastanza rispondere che coloro che sono a rischio speciale potrebbero contrarre il virus da persone che girano liberamente. Perché è già così nonostante i blocchi che si sono verificati (ad esempio perché i negozi di alimentari, ferramenta e simili non sono stati chiusi). Quindi, ciò di cui dovremmo essere moralmente certi è che chiudere le cosiddette aziende “non essenziali” e le scuole sia strettamente necessario, quando stiamo lasciando aperte molte attività.

    Ebbene: semplicemente non ci sono prove che i blocchi siano strettamente necessari per ottenere i risultati desiderati, né che siano particolarmente efficaci. La Svezia ha scelto di perseguire l’immunità di gregge piuttosto che imporre blocchi draconiani e, sebbene abbia avuto più morti di alcuni paesi che li hanno imposti, ha avuto meno morti di altri paesi che lo hanno fatto . Il Giappone, nonostante la numerosa popolazione anziana e le città densamente popolate,hi ha mantenuto basso il suo tasso di mortalità senza blocchi. Esperti di salute pubblica come Johan Giesecke , John Ioannides e Sunetra Gupta sostengono da tempo che i vantaggi sperati dei blocchi non superano i danni noti. Recentemente, Greg Ip ha riassunto utilmente i loro costi e Donald Luskin la mancanza di correlazione statistica tra blocchi e migliori risultati rispetto al COVID-19. Le morti per COVID più pubblicizzate – quelle di migliaia di anziani – sono dovute non all’assenza di blocchi, ma alla politica di alcuni stati di rimandare le persone infette nelle case di cura. Nel frattempo, sono proprio i poveri e gli altri vulnerabili ad aver sofferto di più a causa dei blocchi.

    Il difensore degli stessi insisterà sul fatto che tutto ciò non prova che i blocchi non siano necessari, ma non spetta a me dimostrare che non lo sono. L’onere della prova spetta al difensore, il quale deve dimostrare che sono necessari e farlo con certezza morale . In assenza di tale prova, i governi non hanno alcun movente per distruggere i mezzi di sussistenza della gente comune, i risparmi di una vita, la capacità di istruire i propri figli, di pianificare il futuro – e neppure possono nascondere i costi reali e i danni a essere umani in carne ed ossa che stanno imponendo, fingendo che tutto sia risolvibile in quanto l’economia non è che un’astrazione. In assenza di tale prova, questa distruzione è tirannica e il governo sta causando un danno grave e ingiusto ai suoi cittadini, non li sta proteggendo.

    Favorire l’anarchia

    Qualsiasi dubbio che i funzionari governativi più innamorati dei blocchi non stessero agendo con saggezza e giustizia, è stato dissipato dalla loro reazione alle proteste e ai disordini iniziati due mesi dopo il blocco.

    Per prima cosa molti degli stessi funzionari, che proibivano severamente i grandi raduni sulla base del fatto che rappresentavano un grave pericolo per la salute pubblica, improvvisamente hanno cominciato a tollerare o addirittura incoraggiare tali riunioni, naturalmente quando la causa politica che li motiva era quella con cui i funzionari simpatizzavano. La giustificazione fornita per questo doppio standard è che la lottare contro la brutalità della polizia è una questione di salute pubblica tanto quanto il COVID-19.

    Ma questo è un sofisma di prima categoria. In primo luogo, prima delle proteste, i difensori del blocco ci stavano assicurando che riunirsi in grandi folle e quindi facilitare la diffusione del virus minacciava vite innocenti , ed era persino equivalente a un omicidio . Allora in che modo compiere qualcosa che equivale a uccidere può essere un buon modo per protestare contro l’ omicidio o per prevenire di ulteriori?

    Secondo, il numero di persone che muoiono ogni anno nelle sparatorie della polizia non è neanche lontanamente vicino al numero di quelle morte per COVID-19. Negli Stati Uniti, la polizia uccide circa 1.000 persone all’anno – dato che comprende anche quelle che nessuno sostiene siano ingiustificabili. Nel frattempo, i decessi negli USA per COVID-19 paiono essere 190.000 quest’anno. Quindi, se il vostro interesse è a salvare quante più vite innocenti possibili (come loro sostengono), allora come puoi giustificare simili reazioni di piazza?

    In terzo luogo, molte delle proteste sono degenerate in rivolte e le rivolte stesse rappresentano una minaccia per vite, proprietà altrui e i mezzi di sussistenza di persone innocenti.

    Quindi, questa loro risposta alle proteste da sola dimostra che i funzionari pubblici più inclini ai blocchi hanno un buon giudizio. Ma di gran lunga peggiore è stata la loro risposta alle rivolte stesse! Al vandalismo e ai saccheggi seguiti alle proteste, che molti funzionari pubblici non hanno prevenuto in modo significativo, si sono cercate spesso delle scuse o, peggio, di rigirare la frittata mettendoli sotto una luce positiva.

    Anche qui le giustificazioni fornite erano manifesti sofismi. Troviamo argomenti come: “La persona A ha ucciso ingiustamente la persona B; quindi è difendibile (o almeno scusabile, comprensibile) che la persona C saccheggi e bruci gli affari della persona D. ” Inoltre, coloro che soffrono maggiormente di rivolte e saccheggi sono le minoranze per le quali questi funzionari pubblici affermano di essere più preoccupati. Ancora peggio: alcuni di questi hanno espresso simpatie, anche attivandosi personalmente, per le cosiddette politiche di “definanziamento della polizia” – questo nonostante il fatto che le chi ci perde da questa folle politica sono proprio le minoranze che sostengono di voler proteggere.

    Questo finora quel che possiamo sapere con certezza morale. Non ci si può fidare dei funzionari pubblici che si rifiutano di difendere persone innocenti da rivoltosi, saccheggiatori e vandali, e che addirittura nutrono l’idea di depotenziare la polizia. Inutile sperare che esprimano giudizi sani sui blocchi cosi come su qualsiasi altra cosa al riguardo. Evidentemente non hanno a cuore gli interessi dei cittadini rispettosi della legge e / o mancano persino del rudimentale buon senso. Poi capita che, di tanto in tanto , la maschera cade e le loro vere preoccupazioni vengono rivelate .

    È difficile valutare la gravità di ciò che sta accadendo, perché è di gran lunga peggiore e più diabolico della normale corruzione di cui i politici sono spesso colpevoli. Un politico corrotto infrange la legge da solo, ma ciò nonostante in genere ci tiene che la stessa legge sia in vigore, la apprezza a parole e la sostiene anche quando gli altri la infrangono. Ma quello a cui stiamo assistendo con questi blocchi arbitrari e la tolleranza della criminalità è il sovvertimento della funzione più basilare di qualsiasi governo. Gli stessi governi poi hanno direttamente causato gravi danni ai mezzi di sussistenza e alle attività di cittadini innocenti, rifiutandosi di difendere quei cittadini quando criminali e anarchici hanno saccheggiato e bruciato quelle attività, distruggendo di fatto quei mezzi di sussistenza. I cittadini rispettosi della legge vengono puniti e le loro protezioni rimosse, mentre i trasgressori sono trattati con i guanti e la loro criminalità facilitata. Questo è perverso ed è la direzione opposta a quella che un governo deve tendere secondo il diritto naturale. È il governo che non solo non sostiene, ma indebolisce i presupposti fondamentali dell’ordine sociale.

    Rafforzare gli ideologi

    Se i blocchi minacciano i beni materiali di cui abbiamo bisogno come una specie di animale e l’anarchia minaccia i beni di cui abbiamo bisogno come animali sociali , la “cultura dell’annullamento” e gli ideologi del cosiddetto “pensiero unico” (gli “woke” americani) che la spingono, minacciano i beni di cui abbiamo bisogno come animali sociali razionali .

    Lo fanno, prima di tutto, nei loro metodi, nella misura in cui dispiegano spudoratamente errori logici elementari come modalità di base per argomentare contro coloro con cui non sono d’accordo. Ad esempio, affermano regolarmente slogan semplicistici non sostenuti da argomentazioni e respingono in modo ampio le opinioni opposte additandole come “razziste”, “sessiste”, “omofobiche”, “transfobiche” o nel migliore dei casi “bigotte” – se tali caratterizzazioni siano giuste e se il gli slogan siano veri, è precisamente ciò che è in discussione tra gli ideologi e i loro critici (così che i primi sono regolarmente colpevoli dell’errore di implorare la domanda ).

    Mettono regolarmente in discussione le motivazioni dei loro avversari piuttosto che affrontare le loro argomentazioni, liquidandoli con gli epiteti di prima. Dissuadono cosi gli altri dal prestare loro attenzione a titolo di scherno (e questi sono errori di appello al motivo , abuso ad hominem e appello al ridicolo ). Distorcono inesorabilmente le opinioni dei loro avversari, dando loro le interpretazioni più sinistre e meno caritatevoli possibili (errore dell’uomo di paglia ). E inutile dire che riescono a malapena a pronunciare una frase senza commettere un errore di appello all’emozione .

    Peggio ancora, cercano di intimidire i loro avversari al silenzio fomentando i mob di Twitter contro di loro, investigando nei social, lavorando per farli licenziare dal loro lavoro, rovinandogli la fama e disoccupati cronici (errore di appello alla forza ).

    Naturalmente, la maggior parte degli esseri umani è incline a commettere tali errori di tanto in tanto, specialmente in contesti politici. Ciò che è nuovo e diverso nella “cultura dell’annullamento” è che rappresenta un movimento di massa che ha adottato consapevolmente queste tattiche come metodo per assicurarsi vittorie politiche e di cambiamento sociale. E le tattiche riflettono non gli occasionali errori di razionalità a cui siamo tutti inclini, ma le ideologie che rifiutano l’idea stessa di un discorso razionale neutrale e spassionato. Il conflitto politico è interpretato essenzialmente come una guerra di volontà tra gruppi di identità o interessi economici in competizione, piuttosto che un onesto disaccordo tra menti che condividono un insieme comune di presupposti di base e standard di argomentazione. Di conseguenza, il risultato desiderato viene interpretato come l’ imposizione della propria volontà (o la volontà del proprio gruppo di interesse) sull’altro , piuttosto che la persuasione di altri agenti razionali pel tramite di argomenti.

    Quindi, il wokester, l’ideologo del politicamente corretto o il guerriero della giustizia sociale tende, suggerirei, ad essere quello che ho chiamato altrove “tipo di personalità volontarista”. E l’attenuazione della sua ragione e il contenuto delle sue opinioni mi pare tendano ad avere due fonti più profonde, l’ invidia caratteristica dell’ideologo egualitario e la cecità mentale di coloro che sono profondamente invischiati nel vizio sessuale . Come ci avverte Platone nella Repubblica , l’invidia egualitaria e il desiderio sessuale disordinato sono i semi da cui nasce la tirannia negli ultimi stadi di una democrazia.

    In ogni caso, ciò che troviamo nella “cultura dell’annullamento” sono quelli che Tommaso d’Aquino definiva peccati contro la pace di una comunità, creatori di discordia e conflitto . Non solo. Sia nel contenuto che nell’ispirazione che dà a rivoltosi, vandali e saccheggiatori, manifesta anche peccati di sedizione e di odio del proprio paese . Ad esempio, demonizza gli Stati Uniti e le sue istituzioni come malvagi fino alle fondamenta, sulla base di affermazioni storiche folli che gli storici seri (inclusi gli storici di sinistra) hanno già demolito . E sulla base di una scienza sociale folle , semina odio e paranoia demonizzando un’intera razza così profondamente permeata dal male che i suoi membri non risultano consapevoli che tutto ciò che dicono e fanno manifesta quel male. (Alcuni critici di sinistra hanno sottolineato il carattere essenzialmente “hitleriano” di queste cosiddette teorie “antirazziste”, l’unica differenza dall’ideologia nazista è quale razza è demonizzata.) Tali calunnie dividono i cittadini in campi intrinsecamente ostili, forniscono una razionalizzazione dell’estremismo e della violenza e rendono impossibile il compromesso, la buona volontà e la solidarietà che un ordine politico stabile richiede.

    E ancora una volta, gli stessi funzionari governativi più favorevoli ai blocchi e meno inclini a porre fine a rivolte, vandalismo e saccheggi, e sono anche i meno inclini a criticare la “cultura dell’annullamento” e i suoi eccessi. Fatevi i vostri conti.

    Platone il profeta

    L’improvvisa e drammatica interruzione delle precondizioni della vita sociale quotidiana rappresentata da queste tre tendenze, non sorprendentemente, ha avuto come seguito un preoccupante e generale aumento dell’ansia e della disperazione . Questo ha semplicemente accelerato una tendenza che già esisteva a causa del continuo e graduale crollo dell’istituzione sociale fondamentale : la famiglia! Quella rottura è anche la vera causa alla radice della povertà e della criminalità che sono alla base dei disordini sociali contemporanei. E, naturalmente, il crollo della famiglia è a sua volta dovuto principalmente alla rivoluzione sessuale.

    Ora, i liberali e quelli più a sinistra sono stati più o meno d’accordo sulla rivoluzione sessuale, felicissimi di contribuire alla distruzione delle restrizioni sul desiderio che hanno tradizionalmente salvaguardato la stabilità della famiglia. La differenza è che i liberali volevano comunque preservare la stabilità delle istituzioni finanziarie e politiche borghesi. Questo era il sogno “bohémien borghese” della democrazia clintoniana / socialmente liberale repubblicana: puoi avere la tua licenza sessuale, un quartiere sicuro, una florida pensione e pure qualche sbandieratore.

    Ma la sinistra “risvegliata”, quella che ora sta mettendo da parte i liberali, vuole abbattere tutto : la famiglia, l’economia di mercato, la polizia, il patriottismo e lo stato di diritto, che sostituirebbe con la regola del diktat del pensiero unico in continua evoluzione. . I liberali sono “simpatici nichilisti”, per prendere in prestito una frase di Alex Rosenberg . La sinistra risvegliata, non proprio simpatica. I liberali, come le termiti che svuotano l’interno di un albero, hanno distrutto il nucleo dell’istituzione sociale della famiglia. E ora gli ideologi del pensiero unico vogliono spazzare via anche la vuota buccia esterna. C’è in loro una completa malattia dell’anima, un’inesauribile brama di distruzione, che ricorda i demoni di Dostoevskij, le tarantole di Nietzsche o, appunto, l’uomo tirannico di Platone.

    Di nuovo, ho sostenuto che l’analisi di Platone illumina la nostra situazione attuale. Egli ricorda la sua classificazione dei cinque tipi fondamentali di ordine politico e il modo in cui riflettono diversi tipi di carattere o condizioni dell’anima. La psiche umana, ci dice Platone, ha tre parti: la parte razionale , la parte vivace (la parte di noi che è mossa da considerazioni di onore e vergogna) e gli appetiti . L’anima ben ordinata è quella in cui la parte razionale è in carica e la parte vivace è la sua alleata nel tenere a freno gli appetiti. Un’anima disordinata è quella in cui questo ordine di cose è capovolto in uno dei tanti modi possibili, alcuni dei quali peggiori di altri. Il miglior regime politico è quello in cui l’anima ben ordinata è onorata e coloro che ne sono in possesso sono al comando. I quattro regimi cattivi, ciascuno peggiore del precedente, sono quelli dominati da anime sempre più disordinate.

    In particolare, il regime ideale nel racconto di Platone è, ovviamente, il regno dei re-filosofi , che non sono solo un vecchio tipo di filosofo ma, in particolare, quelli impegnati in una metafisica ed etica ampiamente platoniche . Di nuovo, questo è analogo al tipo di anima in cui la ragione domina la parte animata e gli appetiti, ed è il tipo di società in cui quel tipo di anima è idealizzata. Il suo essere umano ideale sarebbe l’uomo che ha abbandonato le cure del mondo per la contemplazione della verità eterna e l’unione mistica con la Forma del Bene.

    Il secondo tipo di regime – cattivo rispetto al regno dei re-filosofi, ma il meno cattivo degli ordini politici ingiusti – è la timocrazia . Il tipo di carattere che predomina in questo tipo di società è quello in cui la parte animata dell’anima è dominante. Il militare, piuttosto che il filosofo platonico, è il suo ideale, e virtù come il coraggio e il sacrificio di sé sono quelle più onorate. Poiché pone l’onore al di sopra della ricerca disinteressata della verità, è inferiore al regno dei re-filosofi. Ma poiché subordina nondimeno l’attrazione degli appetiti a considerazioni di onore e vergogna, conserva un certo grado di nobiltà.

    Il terzo tipo di regime è l’ oligarchia , per cui Platone ha essenzialmente in mente il tipo di società orientata al commercio e all’accumulazione di ricchezza. Il tipo di carattere che lo domina e che idealizza è il capitalista. Questo tipo di regime è inferiore alla timocrazia, e molto inferiore al regno dei re-filosofi, perché ora gli appetiti sono arrivati ​​a dominare la società e coloro che la governano. Tuttavia, il disordine dell’anima non è ancora completo in un’oligarchia, perché accumulare e assicurarsi ricchezza richiede un controllo degli appetiti. Quindi le oligarchie onoreranno le virtù borghesi come la parsimonia, il ritardo della gratificazione, il rispetto per la legge e l’ordine e la preoccupazione per la rispettabilità. L’uomo oligarchico è imperturbabile anche se non terribilmente stimolante o nobile.

    Il quarto tipo di regime è la democrazia , per cui Platone ha in mente il tipo di società che premia la libertà e l’uguaglianza sopra ogni altra cosa. In particolare, la sua tendenza è quella di considerare ogni desiderio e ogni stile di vita ugualmente buono, risentendosi se qualcuno suggerisce che alcuni desideri e modi di vita siano cattivi o addirittura inferiori ad altri. “Fai quel che vuoi tu” è il suo ethos, e la tolleranza è la sua virtù più apprezzata. Il tipo di carattere che prevale in questo tipo di società è così dominato dall’appetito che anche le virtù borghesi dell’oligarca vengono gradualmente indebolite. Anche il relativismo e l’irrazionalismo diventano prevalenti, perché l’idea stessa di standard oggettivi di bontà e verità diventa odiosa per l’uomo egualitario.

    L’unica cosa peggiore di quel tipo di società, secondo Platone, è la degenerazione della democrazia cioè la tirannia . In un certo tipo di anima all’interno della società egualitaria, il predominio dell’appetito e il risentimento per i vincoli sociali diventano così schiaccianti che non si accontenta di essere lasciato soli a fare le proprie cose. Vuole imporsi agli altri. L’hippie rilassato diventa il rivoluzionario e “amore libero e roba gratis” quel qualcosa che deve essere assicurato dalle armi piuttosto che dall’urna. Per Platone, la tirannia non è l’ opposto della democrazia come la intende lui, ma il suo culmine .

    Il partito malvagio e il partito stupido

    Per ulteriori informazioni sull’analisi di Platone rimando al mio articolo indicato, in particolare se si vuole approfondire il motivo per il quale pensa che ci sia una tendenza di ogni tipo di regime a cedere il passo nel tempo a quello peggiore successivo. Naturalmente, non approverei ogni dettaglio della filosofia politica di Platone, ma le linee generali della sua analisi dei principali tipi di regime e dei tipi di carattere che riflettono sono, credo, illuminanti. Vorrei suggerire che ciò che stiamo vedendo negli eventi attuali potrebbe rivelarsi qualcosa di simile alla transizione che ha descritto tra democrazia e tirannia. E penso che l’analisi di Platone getti anche luce sulla natura della politica americana contemporanea più in generale.

    Per la maggior parte del ventesimo e ventunesimo secolo, entrambi i partiti repubblicano e democratico sono stati essenzialmente oligarchici in senso platoniano. La differenza tra loro, soprattutto negli ultimi decenni, è questa. I repubblicani sono stati più inclini a celebrare le virtù militari e il patriottismo, così che nella loro visione delle cose c’è almeno un’eco di timocrazia nel senso di Platone; e nella misura in cui sono stati anche più inclini a lodare le credenze religiose tradizionali e a frenare gli appetiti, c’è anche una debole eco dell’altro mondo del re filosofo Nel frattempo, i Democratici negli ultimi decenni si sono sentiti sempre meno a loro agio con la religione e il patriottismo, e allo stesso tempo hanno sostenuto con entusiasmo la rivoluzione sessuale, il femminismo e, in generale, l’egualitarismo radicale e la liberazione dai tradizionali limiti all’appetito. Quindi la loro traiettoria è stata chiaramente nella direzione della democrazia come la intende Platone; nella misura in cui, negli ultimi anni, hanno cominciato a flirtare con il socialismo diretto, c’è persino un’eco di tirannia nel senso di Platone. Nel caso dei wokester, questo eco è assordante.

    Il senatore repubblicano Alan Simpson ha detto una volta: “Abbiamo due partiti politici in questo paese, lo Stupid Party e l’ Evil Party. Io appartengo al primo”. Ho pensato a lungo a quanto questa sia una descrizione abbastanza appropriata dei moderni partiti politici di destra e di sinistra in generale. Naturalmente, non intendo dire che ogni ala destra sia stupida e che ogni ala sinistra sia malvagia. Ma la tendenza generale dei moderni partiti di sinistra è quella di spingerci sempre più avanti nella traiettoria di ciò che l’analisi platonica considererebbe degenerazione sociale e politica. E la tendenza generale dei partiti politici di destra è stata quella di resistere a questa traiettoria, ma in un modo timido, incoerente, incompetente e nella migliore delle ipotesi solo temporaneamente efficace. Cioè in un modo che raramente mira a qualcosa di più alto rispetto a ciò che Platone chiama oligarchia. Ciò non sorprende, poiché la traiettoria complessiva della società occidentale moderna è essa stessa verso sinistra e verso quella “democrazia” intesa in senso platonico. E la tendenza sta accelerando e si è fatta strada negli stessi partiti di destra.

    Tenere azioni incerte, mal attuate e a malapena efficaci nonché destinate a fallire alla fine, sembra essere il meglio che possiamo realisticamente sperare dalla politica per il prossimo futuro. Quello che ho detto poco più di quattro anni fa ora è da raddoppiare: mai lo Stupid Party è stato tanto stupido, mai l’ Evil Party tanto malvagio.

    Edward Feser


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  4. #4
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    Predefinito Re: Platone profetico

    Platone ci dice che la licenza è estesa anche agli animali domestici, che vagano liberamente per le strade della città democratica.
    Si dice migranti, rassistah!
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  5. #5
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    Predefinito Re: Platone profetico

    sono comunque contrario al loro vagare libero per le strade
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  6. #6
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    Predefinito Re: Platone profetico

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    Qui c'è un po' tutto, dalla tripartizione indoeuropea al nostro futuro. E' impressionante la capacità profetica del buon vecchio

    L’ideologia WOKE è un disordine psicologico
    Platone ci mostra chi sono i veri tiranni.

    Sin dalle elezioni del 2016, per i cliché della sinistra benpensate, la chiave per comprendere l’ascesa di Donanld Trump si trova nella critica di Platone alla democrazia presente nella Repubblica. Non è del tutto sbagliato. Ma di solito si ignora il fatto che la tendenza alla tirannia che Platone attribuisce alle democrazie è una conseguenza dell’egualitarismo, relativismo morale e licenza sessuale: non esattamente “cause di destra”.

    Non è che serva un grande genio per prendere alcune idee di Platone, strapparle dal contesto, e applicarle a qualche politico antipatico. Un ragionamento serio deve iniziare con la psicologia di Platone, che costituisce di fatto la base della sua filosofia politica. Si deve cioè considerare la descrizione che Platone fa dei quattro stadi attraverso i quali le menti possono essere progressivamente disordinate e i modi, paralleli a questi moti psicologici, che concorrono a creare quattro tipi di società sempre più corrotte.

    Se lo si fa, risulta evidente che la più pura realizzazione contemporanea della personalità tirannica dalla quale Platone ci mette in guardia è la sinistra del cosidetto “social Justice Warrior“. Rendendosi conto di tutto questo, pian piano la gente si sveglierà. In quel momento prima si rovineranno le statue di Platone e, dopo le statue, le persone.

    Anime Sane e Malate

    Platone distingue tre parti principali della psiche: ragione , spirito e appetito .
    Naturalmente, l’appetito comprende desideri di cibo, bevande, sesso, denaro e, in generale, qualunque cosa porti piacere. Tali desideri sono un concomitante naturale del nostro essere incarnati e in sé stessi non sono cattivi. Ciò che è male è indulgere in essi in un modo contrario alla ragione.

    Or bene, la razionalità, per come la capiscono gli economisti moderni, significa massimizzare la soddisfazione di qualunque desiderio ci capiti a tiro. Decisamente Platone non ha la stessa idea. Anzi, considererebbe questa concezione della ragione come il segno di una mente corrotta. Per Platone la ragione è quella facoltà con la quale comprendiamo la natura delle cose – ciò che chiama notoriamente forme delle cose.

    Ad esempio, quando capisci che un triangolo è una figura piana chiusa con tre lati diritti, ne afferri la natura (o la Forma) e lo studio della geometria approfondisce la tua comprensione di quella natura. Apprendi, ad esempio, che la somma degli angoli interni di un triangolo euclideo è uguale a due angoli retti, che la lunghezza di uno dei suoi lati è sempre più corta della somma degli altri due, e così via.

    Questi sono fatti oggettivi piuttosto che artefatti soggettivati dalla convenzione umana. Per il filosofo greco lo stesso vale per la natura di altri enti: rocce e alberi, cani e gatti, giustizia e pietà, e anche “esseri umani”. Per lui esiste in ogni caso un fatto oggettivo su ognuno di questi enti che risponde alla domanda “cosa è?”. E ciò comporta uno standard oggettivo su ciò che risulta essere un’istanza buona o cattiva per ognuno di essi.

    Prendiamo l’esempio del triangolo: un triangolo disegnato con i lati storti è, di fatto, un triangolo cattivo o difettoso; Oppure un albero con radici danneggiate è, in realtà, un albero cattivo o difettoso; e così via.

    Allo stesso modo, accertato che la nostra natura alimenta in noi dei desideri, esiste una oggettività fattuale che determina che certi desideri siano buoni o cattivi. Ad esempio, il desiderio di mangiare sporcizia, pietre, feci, metallo o altre sostanze non nutritive (una condizione psicologica nota come picacismo) sarebbe desiderio negativo poiché oggettivamente mira ad oggetti sbagliati.

    Un desiderio potrebbe anche essere mirato a enti “giusti”, ma tuttavia divenire cattivo nella misura in cui venisse seguito in modo eccessivo (ad esempio quando si eccede nel cibo o nell’alcol). Quindi per Platone, la ragione ci dice sia come soddisfare un desiderio che ci capita di avere, ma soprattutto ci dice se dobbiamo soddisfarlo – o se invece dobbiamo resistergli in quanto desiderio oggettivamente disordinato.

    Platone si sta quindi impegnando in una sorta di essenzialismo. Vale a dire, sostiene che le cose hanno, per ragioni oggettive, essenze o nature. Non solo: sostiene che la ragione è in grado di conoscere queste nature e che, poiché la natura di un ente determina ciò che è buono o cattivo per lo stesso, la ragione è anche in grado di conoscere ciò che è oggettivamente buono o cattivo per l’ente stesso.

    Va da sé che il filosofo respinge sia l’opinione relativista secondo la quale le categorie di “buono” o “cattivo” sono questioni di convenzione umana non oggettivabili, sia la posizione scettica secondo la quale se ci sono o meno questioni oggettive, di fatto non possiamo conoscerle.

    Quindi, un essere umano razionale secondo Platone (si) concede l’appetito solo quando la ragione, guidata dalla sua conoscenza della natura umana, giudica tale concessione come buona. Ma i desideri possono essere potenti e il giudizio della ragione può sembrare debole e astratto. Quindi, come può la ragione esercitare il controllo sull’appetito?

    È qui che entra in gioco la parte rimanente della psiche, lo spirito . Non esiste un equivalente di una sola parola in inglese (e italiano. ndr) per la parola greca thumos, qui tradotta come “spirito” (o anima emozionale ndr). Ciò che Platone ha in mente è quell’aspetto della nostra natura che si manifesta in una “rabbia giusta” che si prova di fronte alla palese ingiustizia, nell’impulso di correggere quel che “non va” e nel perseguimento di ciò che è onorevole, evitando il vergognoso.

    Quindi, supponiamo che un uomo veda una anziana rapinata e, sebbene spaventato per la propria incolumità, si precipita comunque in suo aiuto in riparazione all’oltraggio da lei subito. O supponiamo che qualcuno sia tentato d’andare a letto con la moglie di un altro uomo, ma si astiene dal farlo a causa della vergogna che prova al solo pensiero. Questi sono esempi di “spirito” in azione.

    Sebbene la ragione comunichi all’uomo di rischiare di farsi male nel primo caso e di perdere il piacere nel secondo, l’appetito potrebbe ancora sopraffarlo se non fosse per lo spirito che lo contrappone alle emozioni associate alla giustizia e all’onore. Lo spirito è quindi l’alleato della ragione nel governare l’appetito.

    Una psiche sana è quella in cui la ragione, lo spirito e l’appetito sono ordinati in questo modo gerarchico e tutti correttamente funzionanti. Più precisamente, è normale, per un essere umano che ha una corretta comprensione della natura delle cose, sentire la giusta quantità di approvazione quando la ragione gli dice che una cosa è “buona” e la giusta quantità di vergogna o disgusto quando la ragione gli dice che una cosa è “cattiva”. Lo stesso poi avrà quindi desideri naturali, moderati e concessi se la ragione li giudica per momento, luogo e modo giusti e, in un certo senso, se lo spirito li sente “onorevoli”.

    Un simile essere umano mostra le virtù cardinali o le “eccellenze”: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia. È saggio nella misura in cui il suo intelletto afferra la realtà oggettiva, coraggioso nella misura in cui non permetterà alla paura del dolore o al desiderio di piacere di deviarlo dalla strada giusta, temperato nella misura in cui i suoi desideri sono appropriati e concessi solo quando adatti, e giusto nella misura in cui ragione, spirito e appetito svolgono tutti il ​​proprio ruolo nella gerarchia.

    Una psiche malsana è quella che si discosta da questo ordinamento delle cose e maggiore è la deviazione, maggiore è la depravazione della psiche. Questo ci porta alla classificazione di Platone dei tipi di società, che è ugualmente una classificazione dei tipi di anima, perché ciò che caratterizza una società è il tipo di “anima” che la domina.

    Società sane e malate

    La ragione, lo spirito e l’appetito si trovano in tutti gli esseri umani. Ma ognuno di noi ha una di queste caratteristiche più forte delle altre ed è questa che determina in quale delle tre classi sociali della società ideale di Platone “cade” una persona.

    La stragrande maggioranza delle persone è “dominata” dall’appetito. Ciò non significa che i loro appetiti non siano governati dalla ragione e dallo spirito, ma che la ragione e lo spirito stessi vengono orientati principalmente verso la ricerca di cibo e bevande, proprietà, matrimonio e famiglia e beni materiali in generale, non verso la ricerca della saggezza e dell’onore. Essi costituiscono la classe produttiva nella città di Platone: agricoltori, commercianti, operai e così via.

    Un gruppo molto più piccolo è principalmente votata allo “spirito”, hanno un temperamento che punta alla ricerca dell’onore e della giustizia. Questi costituiscono la classe ausiliaria nella città ideale di Platone, che comprende i militari e la polizia .

    La classe più piccola e dominante sono i re filosofi, in cui la ragione domina così a fondo che la ricerca del vero e del bene per se stessi è il loro orientamento di base.

    Non è mai abbastanza sottolineare quanto diversa sia l’idea di cosa sia un “filosofo” in da quel che la maggior parte delle persone oggi pensa quando sentono questa parola. Questo accade perché la sua concezione della ragione è diversa dalla concezione dell’economista moderno. Non sta parlando di una società gestita da professori universitari di ruolo della classe media e neppure ha in mente pensatori che aderiscono ad un qualsivoglia vecchio sistema filosofico.

    Sta parlando dei filosofi platonici (appunto) cioè di coloro, in particolare e tra le altre cose, che sono impegnati nell’essenzialismo e che si oppongono al relativismo, allo scetticismo e alle dottrine alleate.Sta parlando di un’élite attinta dalla classe ausiliaria e tenuta in un regime così fisicamente, intellettualmente e moralmente esigente che nessuno propenso a una vita di facile possesso ne sarebbe capace o addirittura ne risulterebbe interessato.

    È noto che i custodi della società ideale di Platone (che comprendono insieme la classe ausiliaria e i re filosofi) vivono insieme e sono loro proibiti coniugi, famiglie e proprietà private. Questo non è socialismo, che nel mondo reale si impone come austerità alla maggioranza mentre i sovrani vivono come capitalisti. Al contrario, nella città di Platone alla maggioranza – la classe produttiva – sono concessi la libertà, i benefici materiali e la vita familiare ordinaria che viene negata all’élite.

    L’egualitarismo delle classi custodi è quello della caserma militare o del monastero, imposto solo ai pochi perché solo pochi sono in grado di sopportarlo. Il suo scopo è quello di impedire ai tutori, per quanto possibile, di avere un interesse personale o materiale nella politica governativa, in modo che siano guidati solo da motivi disinteressati.

    Per i fini del nostro scritto, ciò che conta non sono i dettagli della società ideale di Platone, ma piuttosto la sua idealizzazione di una certa concezione della ragione, sia nell’individuo che nell’ordine sociopolitico. Come sosteneva il filosofo della metà del XX secolo John Wild , Platone resta essenzialmente il fondatore della tradizione della legge naturale nell’etica occidentale.

    I buoni esseri umani sono, secondo Platone, coloro nei quali il desiderio è subordinato all’ordine naturale oggettivo delle cose afferrate dalla ragione, e una buona società è governata da coloro che meglio conoscono e praticano questa legge naturale. Proprio come una psiche ordinata correttamente è quella nella quale la ragione governa gli appetiti attraverso il concorso dello spirito, così anche una società ordinata correttamente è quella in cui i re filosofi governano la classe produttiva attraverso gli ausiliari.

    Maggiore è la deviazione da questo modello, più ingiusta e disordinata diventa una società e i gradi di deviazione sono paralleli ai gradi di depravazione che possono esistere in una psiche individuale. In effetti, per Platone, i tipi di società ingiusta sono definiti più che dalle loro procedure di governo, dai tipi di carattere disordinati che li reggono e che sono ammirati al loro interno.

    Il filosofo ne elenca quattro, ognuno peggio del suo precedente: timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia.

    La timocrazia è la forma sociale dominata dalla psiche, nella quale l’onore sostituisce la saggezza come fine più alto. Il carattere timocratico premia le virtù militari sopra tutte le altre, così che l’ethos degli ausiliari mette da parte quella dei re filosofi come ideale dominante. La severità spartana ne è il paradigma.

    Gli appetiti sono tenuti sotto controllo nel tipo di personalità timocratica, come lo sono nel re filosofo, ma per onore piuttosto che per la ragione in quanto tale. La timocrazia comporta anche un allontanamento dal disinteresse della razionalità del filosofo-re, poiché l’eccessiva attenzione per il rispetto dell’onore timocratico, rende l’uomo altamente competitivo. Per questo motivo, Platone pensa che la personalità timocratica alla fine diventi indebitamente interessata al denaro come surrogato della realizzazione marziale. In questo modo, le timocrazie hanno la tendenza a cedere il passo alle oligarchie.

    L’oligarchia è il primo di tre regimi degenerati in cui l’appetito arriva progressivamente a dominare gli individui e la società, ma è il meno cattivo di essi. Il tipo di personalità oligarchica è quello in cui il denaro diventa il fine dominante. Gli appetiti prendono così il sopravvento sia sulla ragione che sullo spirito.

    Tuttavia, poiché l’acquisizione della ricchezza richiede tempo e disciplina, anche l’uomo oligarchico pone dei limiti ai suoi desideri. Gli ideali timocratici di onore e coraggio cedono l’onore delle armi, sostituiti da virtù borghesi come la parsimonia, il duro lavoro e la preoccupazione per la rispettabilità.

    Ma i soldi non bastano mai per soddisfare i desideri, soprattutto quelli più bassi. Come se stesse descrivendo la recente storia finanziaria americana, Platone ci dice che gli oligarchi inevitabilmente non possono resistere nel cercare sempre più profitto, per soddisfare i desideri frivoli e immorali dei giovani, e nello sfruttare la follia di coloro che sono disposti a sostenere debiti sempre più ingenti. Anche i loro figli diventano viziati, schiavizzabili, oziosi e sregolati.

    “L’amore per il denaro e un’adeguata autodisciplina nei suoi cittadini sono due cose che non possono coesistere in nessuna società”, afferma Platone. I ricchi e i poveri non hanno alcuna preoccupazione di essere eccellenti, ma solo di far soldi. Facendo appello a una metafora di insetto, Platone afferma che una classe di “mosche” indisciplinate e mutevoli sorge in questa decadenza, dominata da “desideri inutili” come un eccessivo interesse per il sesso e il gusto per “una dieta varia e lussuosa”. (Un miscuglio di teppisti, scambisti e “buongustai”, per così dire.) In questo modo l’oligarchia tende a lasciare il posto alla democrazia.

    Il Dēmos e i suoi demoni

    La prima cosa da tenere a mente per comprendere l’analisi di Platone sulla democrazia è che non si occupa principalmente di questioni procedurali, come il modo in cui le persone vengono elette o le politiche decise. Ciò che gli interessa, ancora una volta, è il tipo di personaggio che predomina in una società.

    Con il termine “democrazia” Platone ha in mente una società libertaria ed egualitaria in cui “ogni individuo è libero di fare ciò che gli piace”. Le restrizioni borghesi sull’appetito scompaiono, così che i desideri vengono controllati solo da desideri concorrenti piuttosto che dalla ragione, dallo spirito o persino dalla solidità della classe media dell’oligarca. La democrazia descritta da Platone è fondamentalmente ciò che la società americana (e non solo. ndr) è diventata nel ventunesimo secolo, al punto che leggere Platone quando descrive la democrazia ci fa meravigliare del fatto che egli sia tanto preciso nonostante non abbia mai avuto a disposizione una macchina del tempo.

    La democrazia per Platone è caratterizzata dalla “diversità dei suoi individui” e “tratta tutti gli uomini come uguali, che lo siano oppure no”. In particolare, tratta tutti gli stili di vita come uguali, non importa quanto essi siano puerili, irrazionali o immorali.

    I giovani “respingono tutte le inibizioni” e celebrano “insolenza, licenza, stravaganza e sfacciataggine”. Passano stranamente da un’attività all’altra. In un momento seguiranno solo “vino, donne e musichette”, e in seguito staranno tutti ad “acqua purissima e dieta rigorosa” (le musichette sciatte restano… ndr); un forte interesse per un “duro allenamento fisico” potrebbe lasciare rapidamente il posto ad una “indolenza e pigrizia”; oggi si dedicheranno allo studio filosofico, domani alla politica e dopodomani all’economia e alla finanza. Se qualcuno cerca di dire loro che alcuni desideri sono cattivi e dovrebbero essere soppressi, “non ascolteranno”, ma insisteranno sul fatto che “tutti i piaceri sono uguali e dovrebbero avere uguali diritti”.

    Questa licenziosità ed egualitarismo diventano cosi sempre più estremi. Ai cittadini non importa nulla del carattere dei loro leader, purché adulino il popolo. Ciò produce “sovrani che si comportano come sudditi e sudditi che si comportano come sovrani”. L’autorità si disintegra. Padri e figli si “cambiano di posto” nello status sociale, “il padre ha soggezione di suo figlio e il figlio non rispetta né teme i suoi genitori”.

    In generale, i giovani si contrappongono ai loro vecchi, mentre questi ultimi temono di essere ritenuti “spiacevoli o severi” e si riducono pateticamente ad “incoraggiare i giovani cercando di imitarli e avvicinarsi loro in termini di facili amicizie”. L’insegnante “teme e asseconda i suoi allievi” ma gli alunni lo disprezzano comunque. L’uomo democratico insiste sulla “completa uguaglianza e libertà nei rapporti tra i sessi” e sul disegno “nessuna distinzione tra alieno, cittadino o straniero”. Platone ci dice che la licenza è estesa anche agli animali domestici, che vagano liberamente per le strade della città democratica.

    Il risultato finale è che “le menti dei cittadini diventano così sensibili che la minima traccia di moderazione è risentita come intollerabile”. Alla fine, “nella loro determinazione a non avere padroni”, i cittadini di una democrazia “ignorano tutte le leggi, scritte o non scritte”.

    Questa illegalità democratica, ci dice Platone, è “la radice da cui scaturisce la tirannia”. È fondamentale capire che non è solo a causa del caos che risulta quando leggi e costumi non sono più rispettati, il che porta le persone a optare per un uomo forte che ristabilisca l’ordine, ma ha a che fare con il profondo irrazionalismo delle società egualitarie. Esse sono composte da individui non dominati dalla ragione, ne dallo spirito e nemmeno dagli appetiti più governabili dell’oligarca, quanto da appetiti inferiori, indisciplinati e accecanti come il sesso, il cibo, le bevande e il piacere erotico in generale. L’idea stessa dell’esistenza di un ordine naturale delle cose che determina che alcuni desideri siano necessariamente disordinati, e quindi ragionevolmente da proibire, diventa odiosa per l’uomo democratico.

    Questo è il significato della famosa Allegoria della caverna di Platone. Gli abitanti delle caverne sono incatenati in modo tale da non poter vedere altro che immagini oscure sul muro proiettate da statue e fiamme tremolanti. Le statue sono rappresentazioni di oggetti di uso quotidiano fuori dalla grotta (cani, gatti, alberi e così via). Quando un abitante della caverna fugge e si fa strada fuori dalla caverna, scopre che ciò che lui e i suoi simili avevano pensato fosse la realtà non sono altro che immagini deboli e distorte di cose reali. Ritorna dagli amici nella caverna e cerca di spiegarglielo, ma essi lo giudicano folle e sono così offesi dalla sua critica alle loro false credenze che cercano di ucciderlo.

    Ora, gli abitanti delle caverne in questa allegoria rappresentano i cittadini di una democrazia come quella di Atene all’epoca di Platone, e le ombre sul muro rappresentano il sistema di credenze illusorie delle psicologie democratiche, dominate dall’appetito e influenzate dalla retorica dei sofisti e demagoghi che li adulano e aiutano a perfezionare i loro desideri sempre più disordinati. Platone caratterizza le loro delusioni come “pesi morti” che sono “fissati su di loro da desideri irrefrenabili come la gola, che distorcono verso il basso la visione delle loro menti”.

    L’uomo che fugge è il filosofo platonico che, per il modello di Platone, è Socrate. Gli oggetti nel mondo ordinario al di fuori della caverna rappresentano le forme o le nature delle cose, come inteso alla luce dell’essenzialismo di Platone. Il sole che illumina questi oggetti corrisponde a ciò che Platone chiama “la forma del bene”, che è la fonte divina delle forme. L’ostilità degli abitanti delle caverne nei confronti dell’evasione rappresenta l’ostilità dei cittadini di una democrazia nei confronti del filosofo che espone le loro delusioni egualitarie, come Socrate, assassinato dalla democratica Atene.

    Platone avverte che l’arte e la musica caratterizzate da “bruttezza della forma, cattivo ritmo e disarmonia” e una cultura popolare che glorifica “cattivo carattere, cattiva disciplina, meschinità o bruttezza” fanno “danno psicologico cumulativo”, corrompendo la sensibilità morale e capacità di argomentazione razionale.

    Lo stesso vale, afferma, per la preoccupazione nei confronti della ricerca del piacere, che distorce un’anima verso la “frenesia e l’eccesso”, “la violenza e l’indisciplina”, e avverte che ciò è particolarmente vero per il piacere sessuale. La cultura di una società sana deve di conseguenza celebrare ragione, bellezza, bontà e moderazione. La formazione impropria del carattere produce ciò che Platone chiama “misologia” o odio del discorso razionale, generando cittadini “inutili per discussioni ragionate e con una dipendenza totalmente animale a sistemare tutto usando la forza bruta”.

    Il parallelo di questa descrizione alla moderna cultura pop americana è ovvio e solo i dettagli devono essere aggiornati. Le pareti della grotta di Platone sono state sostituite da telefoni cellulari che trasmettono Netflix e pornografia, e la misologia ora si manifesta nei mob di Twitter e nel motto “cancella la cultura” anziché nella cicuta del carnefice (per il momento, almeno).

    Tirannia, il palco è a sinistra

    Platone propone un meccanismo attraverso il quale la democrazia si trasforma finalmente in tirannia. Ci dice che la classe parassitaria dei “mosconi” di cui sopra, che si sviluppa sotto la tarda oligarchia e la democrazia può essere divisa in due sottoclassi, gli insetti che pungono e quelli che non pungono. Quelli senza pungiglione sono gli attaccanti passivi, mentre gli altri sono il gruppo più cattivo, aggressivo e incline a mescolare il resto alla sedizione. Pensa al classico wokester della classe media superiore, con un bel debito contratto per un inutile diploma universitario in studi sulla lamentela, la cui idea di fare finalmente qualcosa nella vita sua vita è firmare con Antifa o Bernie Bros.

    Il secondo gruppo che ha un ruolo nella transizione verso la tirannia, ci dice Platone, sono i ricchi, che hanno il terrore di essere accusati di “complottare contro il popolo ed essere reazionari e oligarchi”. Di conseguenza, pagano la classe dei mosconi. Pensa alle lobby che puntano alla correttezza politica e firmano assegni su assegni per finanziare varie cause di sinistra. Un terzo, ultimo e più grande gruppo sono le masse, che non prestano molta attenzione alla politica ma sono felici di prendere una parte di tutto ciò che i mosconi estraggono dai ricchi.

    Questo accordo di pagamento è instabile e attende l’ascesa di un moscone con il pungiglione tanto spietato da andare subito al sodo e intraprendere una “guerra di classe contro i proprietari di proprietà”. Questo è il tiranno, e il tipo tirannico di personalità è un’estensione del tipo di personalità democratica, portando a pieno compimento la sua caratteristica illegalità.

    Platone lo descrive come un completo libertino che “combina le caratteristiche dell’ubriachezza, della lussuria e della follia” e viene consegnato alla criminalità e alle “feste stravaganti, alle orge, al sesso e così via”. Governa con “esili, esecuzioni, accenni di cancellazione di debiti e ridistribuzione della terra”. In lui le ultime deboli remore dell’uomo democratico verso gli appetiti scompaiono del tutto. Il tiranno, dice Platone, è talmente “perso nei sensi e nella vergogna” da non possedere “tabù” tanto che “nessun omicidio, per quanto terribile, sarà per lui un problema”; egli sarà incline a un “desiderio terribilmente bestiale e immorale, che si manifesta in particolare nei sogni “, come” tentare un rapporto … con una madre o con chiunque altro, uomo, bestia o dio “.

    La sua criminalità non sarà controllata nemmeno dalla riverenza filiale, tanto che potrebbe commettere anche un “parricidio” pur di accedere alla tirannia. Non solo, se la gente non si sottometterà a lui, “punirà il suo paese, se può, proprio come egli ha punito i suoi genitori”. Platone lo descrive come il “più infelice di tutti gli uomini”, “invidioso, inaffidabile, ingiusto, senza amici e senza Dio”. Non ha veri compagni ma solo alleanze con altri criminali suoi simili.

    Nonostante la volgarità e l’egotismo di Trump, nonostante cioè il populismo e l’erosione del decoro siano considerabili parte attiva della sua ascesa, è ridicolo vedere in lui un tiranno platonico. Un tiranno accoglierebbe con favore il blocco COVID-19 come mezzo per garantire un maggiore controllo sul popolo; avrebbe reagito alle rivolte imponendo la legge marziale invece di parlare attraverso Twitter.

    No, in questa faccenda la tirannide di stampo platoniano – l’amaro rivoluzionario datosi al libertinismo, il disprezzo della ragione, la guerra di classe e l’espropriazione dei ricchi, senza lealtà verso l’eredità dei suoi genitori o del suo paese – la troviamo, ovviamente, dalla parte dei nemici più rumorosi di Trump: il movimento woke.

    Mentre Trump confina la sua “tirannia” in discorsi trash, gli esponenti della sinistra SJW fanno la guerra alla polizia, bruciano aziende, rovesciano i monumenti, prendono il controllo di blocchi di città, opprimono i dissidenti in silenzio dove possono, e se non possono, ne distruggono spietatamente la reputazione e il sostentamento. Il tutto in nome di un programma “intersezionale” di socialismo e liberazione sessuale radicale.

    Ma avere una società dalla personalità di tipo tirannico è una cosa, imporre una tirannia reale è un’altra. Quel che resta da vedere infatti è se vi sia, tra le orde “risvegliate”, qualcuno con la combinazione di talento e spietatezza tali da poter prendere il controllo dell’apparato governativo, e se la massa della società sia andata troppo oltre la soglia della decadenza per resistere. Anche ora la prospettiva di un tiranno americano di stampo platonico appare inverosimile, ma, come tante altre cose in questi tempi bizzarri, non così inverosimile come sembrava solo pochi anni fa.

    La classificazione di Platone dei tipi di personalità e dei regimi è un’idealizzazione. Egli non pensava che tutte le società del mondo reale corrispondessero esattamente a qualcuna delle sue categorie. Le società reali tendono ad essere un mix delle tendenze descritte, anche se una tendenza o l’altra tende spesso a predominare. E’ inevitabile la transizione da un tipo di società a un tipo più degenerato. Forse non siamo così vicini al limite come sembra; e forse, anche se ci siamo vicini, possiamo ancora ritrarci.

    Ma tutto questo richiederebbe un risveglio delle braci della ragione e queste sono deboli. Platone descrisse i filosofi del suo tempo per lo più come “inutili” e “furfanti”, corrotti dal sofisma e dalla pressione dell’opinione pubblica egualitaria.

    Intimidito dagli elementi più aggressivi della folla, l’intellettuale in una società democratica è “sommerso dall’ondata di elogi e critiche popolari, e portato via con il flusso fino a quando non si trova d’accordo con le idee popolari in ciò che è ammirevole o vergognoso, arrivando a comportarsi come la folla diventandone uno di loro.” Come per attenersi a questa profezia platonica, un egualitarismo radicale e intollerante ha spazzato via l’intellighentia americana – l’accademia, il giornalismo, le arti e la cultura popolare – sottoponendo i suoi leader a bullismo continuo con le più infondate accuse di bigottismo.

    Platone afferma che ci vorrebbe un “miracolo” o una “divina provvidenza” per evitare che i filosofi vengano corrotti in tali circostanze e che anche solo un “residuo molto piccolo” resisterà. Come indica l’esecuzione di Socrate, questa resistenza potrebbe anche sembrare futile nel breve periodo. Ma i suoi effetti a lungo termine sono importanti. Oggi, solo pochi studiosi conoscono i nomi dei persecutori di Socrate. È il suo più grande studente, Platone stesso, che ricordiamo.

    Edward Feser
    Piccola nota da pignolo precisino e pedante: la tripartizione platonica dell'anima è anima intellettiva (o razionale)-anima irascibile-anima concupiscibile. Chiamare "spirito" l'anima irascibile può essere fuorviante perché, di fatto, lo spirito è tutta quanta l'anima umana. Per dirla meglio, l'anima umana è spirituale e immortale: asserzione comune a Platone e ad Aristotele, che peraltro tratteggia molto meglio di Platone la psiche umana, pur riprendendone molti spunti e concetti.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 

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