Le misure del TPNW proibiscono praticamente tutte le attività associate con le armi nucleari: lo sviluppo, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, lo stoccaggio, il trasferimento, lo stazionamento, l’installazione e persino la minaccia del loro impiego....
Queste non vanno però confuse con i dettami del Trattato contro la Proliferazione delle Armi Nucleari (Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons – NPT) in vigore dal 1970, che si prefigge lo scopo di impedire la diffusione delle armi nucleari e della relativa tecnologia e di promuovere la cooperazione per l’uso pacifico dell’energia nucleare (...)
Politicamente, tuttavia, sono distanti anni luce. Basti pensare che la lista dei 190 paesi firmatari del trattato di non proliferazione del 1970 comprende le potenze nucleari (dichiarate e/o presunte tali) e tutti i paesi europei, a differenza di quella del TPNW che vede solo paesi extraeuropei e nessuno stato in possesso di ordigni nucleari. (...)
La NATO è un’alleanza nucleare
In tale contesto, la NATO rimane saldamente ancorata al concetto di deterrenza nucleare, supportata dagli arsenali nucleari strategici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. La dimensione nucleare del Trattato di Washington è stata ufficialmente sancita nel Concetto Strategico del 2010 di Lisbona e questo non è un aspetto di poco conto poiché, tecnicismi a parte, la responsabilità politica della difesa nucleare si è praticamente trasferita dai singoli membri all’Alleanza in quanto tale.
Articolo completo:
Perché la NATO dice NO al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari
https://www.analisidifesa.it/2021/01...armi-nucleari/