Per capire Wilders comunque - che è l'erede di Pim Fortuyn - bisogna sapere da dove nasce l'estrema destra in Olanda, cioè da una determinata auto-critica del Sessantotto.
Tratto dall'Introduzione a Pim Fortuyn, "La Società orfana": "L’Olanda che emerge dal libro è una società fondamentalmente rurale, legata alla dimensione locale e molto religiosa, che tra gli anni Sessanta e Settanta cambia volto, trasformandosi in una società emancipata, individualistica e cosmopolita. La tesi di Fortuyn è che la crisi che investe la politica olandese negli anni Novanta, parallela per molti versi a quella che sta attraversando il nostro paese, sia il risultato dell’onda lunga di quella trasformazione. Il sistema politico del dopoguerra, basato su governo dei partiti, consociativismo e concertazione tra interessi organizzati, riesce a sopravvivere in una società ormai profondamente cambiata solo a prezzo di un distacco crescente tra la politica e la vita dei cittadini. La fine delle ideologie lascia il campo alla delega ad un’élite tecnocratica (che ricorda poteri forti, sindacati e governi tecnici di casa nostra) sempre più orientata verso i mercati e le istituzioni internazionali e sempre meno disposta a rispondere all’elettorato delle proprie scelte.
È un’analisi che, partendo dalla crisi in corso in uno dei paesi tradizionalmente più europeisti dell’Unione, propone un’interessante interpretazione dello scollamento tra élite ed elettorato europeo e della crescita della ’protesta populista’ che tanto preoccupa l’establishment continentale. Ma può gettare una luce nuova anche sulle cause della crollo della Prima Repubblica, mettendo in dubbio l’idea, coltivata ancora in alcuni circoli dell’èlite economica e politica italiana, che l’economia concertata a guida tecnocratica dell’Europa continentale possa fornire un modello per uscire dalle secche della Seconda Repubblica e del declino del sistema Italia…
Tra tante rivendicazioni dell’’attualità’ del Sessantotto, spesso autocelebrative e nostalgiche, la rilettura di Fortuyn spicca per la sua capacità di prendere le distanze dal passato e di riesaminare in prospettiva storica il ruolo storico svolto dalla sua generazione nelle società dell’Occidente avanzato. Lui stesso leader del movimento studentesco olandese nei primi anni Settanta, Fortuyn non ha difficoltà a riconoscerle il merito di avere spezzato la cappa che gravava sulla cultura e sulla società olandese. Ciò non gli impedisce però di evidenziare la responsabilità storica che grava sui sessantottini: non aver accettato di trasformarsi essi stessi in ’padri’, adempiendo alla funzione di custodia e trasmissione dei valori e accettando di vedere i propri principi e propri ideali contestati e reinterpretati dalla generazioni successive, proprio come accaduto ai loro genitori. All’illusione della sua generazione di rappresentare ’la fine della storia’, Fortuyn riconduce, al di là delle stesse intenzioni, l’annullamento di ogni dimensione che vada oltre l’individuo e lo smarrimento in cui sono scivolate la società occidentali".
Purtroppo non si va molto oltre, bisogna capire però che in Europa questa è la situazione, a parte la Russia con la sua miriade di spunti identitari e rivoluzionar-conservatori, e l'Italia, e in maniera minore la Francia, culturalmente in Europa c'è il deserto.
carlomartello





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