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Discussione: Il grande reset.

  1. #91
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Il Grand reset mi ricorda I protocolli.
    Tutto falso!
    Perché?
    Perché è falso! Spiegavano in tv.
    Strano però che poi, per pura combinazione ovvio, si avveri tutto.

  2. #92
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    ll Grande Riassetto

    La domanda che alcuni potrebbero fare è quella se un tale gigantesco sistema di sorveglianza globale creato da COVID-19 verrà smantellato una volta che la pandemia si sarà placata. Non bisogna illudersi, piuttosto questo tenderà a divenire permanente e si trasformerà semplicemente in altri metodi di sorveglianza presentati come meccanismi per proteggere la “salute pubblica” dalle altre e semprenuove emergenze. Un dato è certo: dopo il Covid il mondo non sarà più lo stesso e si dovrà procedere a quello che gli specialisti hanno già battezzato come Il Grande Riassetto (Great Reset).


    Nuovo Ordine mondiale (mi raccomando…vaccinatevi, dice Papa Bergoglio)
    Il grande riassetto comporta una trasformazione della società che si traduce in restrizioni permanenti alle libertà fondamentali e alla sorveglianza di massa poiché interi settori vengono sacrificati per aumentare il monopolio e l’egemonia delle società farmaceutiche, dei giganti high-tech / big data, Amazon, Google, le principali catene globali, il settore dei pagamenti digitali, preoccupazioni biotecnologiche, ecc.

    Utilizzando i blocchi e le restrizioni COVID-19 per far passare questa trasformazione, il grande ripristino viene lanciato sotto le spoglie di una “ Quarta rivoluzione industriale ” in cui le imprese più vecchie devono essere portate al fallimento o assorbite in monopoli, chiudendo efficacemente enormi sezioni dell’economia pre-COVID. Le economie vengono “ristrutturate” e molti lavori verranno svolti da macchine guidate dall’intelligenza artificiale.

    Il fine ultimo della Elite finanziaria è quello di riorganizzare l’ordine mondiale, decretando l’annientamento di fatto i confini nazionali, impostando i valori dominanti in senso liberal e globalista, con particolare importanza attribuita al controllo delle nascite, alla parità di genere, all’eugenetica, ed allo scientismo profilattico e vaccinale.
    Nell’ordine gerarchico del nuovo ordine, al di sopra di tutto, incluse le antiche credenze, la vecchia morale, l’etica tradizionale e le culture, ci sarà un mondo dominato dai signori del denaro, dai dominatori del mercato aperto e globale, ovvero da coloro che governano le politiche monetarie, cioè il cartello delle grandi banche centrali, istituzioni finanziarie sovranazionali e “investment banking” globali.
    Questo nuovo ordine distopico, secondo i promotori, si imporrà in nome della superiorità della tecnologia e della “scienza”, con la legittimità del discorso del “progresso”, con il diritto di chi invoca una saggezza tecnica e neutrale, presumibilmente estranea al gioco politico, interessata solo “al benessere dell’umanità”.
    I signori del denaro e del “benessere” saranno quelli che imporranno le scelte al mondo del dopo pandemia, del grande riassetto globale. Non è prevista alcuna forma alternativa, tutto avverrà nel nome della scienza e chi cercherà di opporsi verrà internato. Una prospettiva che inizia già ad intraverersi come esito finale di questo processo.

    Luciano Lago
    .

  3. #93
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Deutsche Bank trova “disonesto” il dibattito sul Green Deal

    https://www.maurizioblondet.it/deuts...ul-green-deal/

  4. #94
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Chi c’è dietro?


    GREAT RESET: CHI C'E' DIETRO?

  5. #95
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Il Grande Reset
    di Luigi Tedeschi - 11/01/2021

    Il Grande Reset

    Fonte: Italicum



    Il Grande Reset non è una rivoluzione. Tale progetto potrà solo accelerare processi evolutivi della società neoliberista che sono già in atto

    Nel post – covid si verificherà una nuova rigenerazione dell’umanità? Oppure la nuova società si rivelerà una distopia postmoderna da lungo tempo annunciata? La seconda ipotesi parrebbe la più attendibile.

    Ogni anno si riunisce a Davos (Svizzera) il Word Economic Forum, fondazione che riunisce le elites dell’economia, della finanza, della politica mondiale per discutere i problemi che il mondo deve affrontare in materia economica, politica, sanitaria, ambientale ecc… Quest’anno, a fine gennaio avrà luogo presso il WEF un forum digitale dedicato al tema del “Grande Reset”, quale progetto per la ripresa dell’economia globale nella fase post pandemica. Il Grande Reset è un progetto di mutamento radicale del sistema economico realizzabile sulla base di grandi investimenti nell’innovazione digitale e nel campo ambientale. La pandemia del covid 19 rappresenterebbe una opportunità di trasformazione del capitalismo a livello globale, dati i fattori di crisi sistemica manifestatisi già precedentemente alla pandemia stessa.

    Il Grande Reset si delinea dunque come un progetto che comporterebbe l’avvento della 4a rivoluzione industriale, con radicali riforme del sistema neoliberista. Con il Grande Reset dovrebbe dischiudersi l’orizzonte di una nuova era, con una decisiva rottura rispetto al passato. Si vorrebbe quindi creare un nuovo sistema economico e politico, sulla base della constatazione del fallimento del precedente sistema neoliberista, che ha generato una insanabile frattura tra una economia finanziaria – speculativa devastatrice di risorse economiche ed ambientali e le esigenze dei popoli. Occorrerebbe quindi riprogettare il capitalismo verso una società più equa, per un progresso che comporti la sostenibilità ambientale e una redistribuzione adeguata delle risorse. Tali proposte sono contenute in un documento redatto dal direttore del WEF Klaus Schwab.

    Vediamo dunque riproporsi la visione messianica di un capitalismo tramutatosi ideologicamente in una religione laico – immanentista, che assume il ruolo di demiurgo di un mondo nuovo, quale depositario del dogma del progresso infinito ed illimitato. Dalle crisi sono scaturite le trasformazioni e le evoluzioni del capitalismo nei secoli precedenti. Il nuovo capitalismo prospetta quindi con il Grande Reset il sorgere di un nuovo ordine mondiale. C’è tuttavia da osservare che il capitalismo, che non si è mai configurato come un sistema unitario, ma assai diversificato, e al suo interno conflittuale, con il progetto del Grande Reset assume invece una dimensione unitaria, elitaria e global – centralista. Le elites infatti, con il Grande Reset, hanno elaborato un progetto di pianificazione centralista dell’economia globale, dalla natura oligarchica e totalitaria, simile a quella dei regimi del defunto socialismo reale.

    4a rivoluzione industriale e transumanesimo

    Il Grande Reset realizzerà la 4a rivoluzione industriale che, attraverso l’implementazione del digitale in tutte le attività produttive, finanziarie, oltre che nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’intrattenimento, della cultura, coinvolgerà la totalità dei rapporti sociali. Tale rivoluzione, si rivelerà, oltre che una rivoluzione tecnologica, un progetto di ingegneria sociale che coinvolgerà tutta la società a livello globale. Secondo Klaus Schwab infatti, “Siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo gli uni con gli altri. Per scala, per portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi cosa l’umanità abbia mai sperimentato prima” … “la quarta rivoluzione industriale segna un nuovo capitolo nello sviluppo umano, la cui importanza è pari a quella delle guerre mondiali”.

    Lo sviluppo dell’interazione tra la tecnologia digitale e le facoltà psico – fisiche umane, che potrà essere realizzata mediante l’impiego dell’intelligenza artificiale e della robotica, darà luogo non solo a trasformazioni sistemiche nell’ambito economico e sociale, ma potrà generare mutamenti della stessa antropologia umana. L’avanzata del progresso tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale, comporterà, oltre che l’aumento delle capacità fisiche ed intellettive dell’uomo, anche la subordinazione delle facoltà cognitive e decisionali dell’uomo stesso ad una struttura tecnologica totalizzante che finirà col trasformare la natura umana stessa, sostituendo l’essere sociale con l’essere virtuale.

    Si rileva però che questa alienazione della natura umana nella artificialità tecnologica, porterà presto ad una regressione delle facoltà psico – fisiche dell’uomo. Infatti, le capacità cognitive dell’uomo si ridurranno a reazioni prodotte da stimoli esterni. L’immaginazione e qualsiasi forma di creatività sarà annullata. L’uomo virtuale avrà una coscienza eterodiretta.
    E’evidente che la 4a rivoluzione industriale si identificherà con l’avvento dell’era del transumanesimo.

    Prove tecniche per un nuovo ordine globale

    Ma la 4a rivoluzione industriale era già in atto. La pandemia del covid 19 ne ha solo accelerato i processi evolutivi. Con la pandemia globale infatti, si è affermato un dirigismo planetario che ha imposto la rinuncia alla vita sociale delle masse e un isolamento coatto a livello mondiale.

    E’ stato realizzato un totalitarismo globale con il consenso dei popoli fondato sulla paura. La pandemia ha dato luogo ad una sorta di sperimentazione di un nuovo governo mondiale. Gli stati, per far fronte alla crisi sanitaria e a quella economica, hanno riassunto un ruolo primario nella società, ma sempre tuttavia subordinato alle direttive tecnocratiche delle Big Pharma e dei giganti del Big Tech.

    Si è dimostrata inoltre del tutto falsa nei fatti la narrazione mediatica secondo cui il lockdown e l’isolamento coatto avrebbero favorito la riscoperta dei valori legati alla affettività familiare e all’interiorità spirituale. Si è verificata invece nella società una radicale dissociazione tra il mondo reale ed il mondo virtuale. Il lavoro e l’istruzione svolti secondo la modalità telematica dello smart working, hanno generato invece una invasività mediatica nella sfera privata degli individui, tale da determinare l’annullamento di ogni separazione tra la dimensione privata e quella pubblica nella vita sociale.

    L’isolamento ha invece inciso profondamente sulla psicologia collettiva delle masse e le conseguenze sulla salute mentale della intera società sono a tutt’oggi di portata sconosciuta. Solo in Italia, sono aumentati i reati legati alle violenze domestiche del 119%. I timori relativi all’emergenza sanitaria, uniti a quelli della disoccupazione derivanti dalla crisi economica conseguente, hanno determinato un aumento esponenziale dei suicidi. E’ altresì riscontrabile un parallelismo tra gli effetti traumatici prodotti dalla pandemia e quelli determinati dal regime di austerity economica imposto alla Grecia e all’Italia tra il 2012 e il 2018. Dimostrazione effettiva lo sono le migliaia di morti causate dai tagli verticali alla sanità pubblica dalla politica di austerity economica imposta dalla UE e dalle carenze attuali delle strutture sanitarie, che per far fronte alla emergenza pandemica, non sono state in grado di erogare le ordinarie prestazioni ospedaliere.

    L’emergenza diventa normativa ordinaria

    Invocare unicamente la salvezza dalla scienza, significa generare nella società una totale dipendenza dalla tecnocrazia globale. Una difesa della vita sotto l’aspetto meramente biologico, implica infatti la rinuncia preventiva ai diritti fondamentali della persona e ai valori spirituali che conferiscono un senso alla vita che travalica l’esistenza stessa dell’uomo. La vita biologica dell’uomo è comunque oggettivabile e programmabile ed è pertanto predisposta ad una condizione di totale subordinazione al potere politico, a quello economico e soprattutto alla tecnocrazia.

    Qualunque anelito alla libertà della coscienza individuale e qualsiasi spirito critico viene annichilito dalla angoscia della morte e dalla prefigurazione di orizzonti terrificanti del mondo post pandemico. Tecniche di dominio sociale ampliamente sperimentate dalla tecnocrazia già con l’emergenza terroristica.

    Le oligarchie tecnocratiche si rivelano quindi depositarie della scienza e dispensatrici di salvezza in cambio di preventiva sottomissione generalizzata dei popoli.

    Il Grande Reset, facendo proprie queste strategie di dominio già in atto nell’emergenza pandemica, trasformerà poi l’emergenza in normativa ordinaria per la governance della società.

    L’ideologia del Grande Reset

    Il Grande Reset ha tuttavia una sua evidente matrice ideologica del tutto coerente con i fondamenti culturali del neoliberismo. Il progetto della 4a rivoluzione industriale viene presentato infatti come una svolta epocale rigeneratrice dell’umanità dai mali prodotti dalla pandemia.

    Ci si propone di mettere in atto una riforma sistemica del capitalismo che esorcizzi tutti i mali provocati dall’attuale neoliberismo nell’economia e nell’ambiente, con relativa prefigurazione di una società più equa e pacificata dai conflitti. Si invoca la necessarietà delle crisi. Pertanto la crisi pandemica, vista nell’ottica liberista, costituirebbe una opportunità per una radicale riforma da cui si possa generare una evoluzione progressiva del sistema. Le crisi comportano, coerentemente a quanto verificatosi storicamente nelle precedenti fasi del capitalismo, l’eliminazione dei soggetti economici e politici non più compatibili con le strutture della nuova società. Il darwinismo sociale è del resto parte integrante dello sviluppo capitalista.

    Si afferma inoltre la superiorità morale delle elites, quali soggetti cui è demandata la missione salvifica dell’umanità. Il tutto, collocato nella visione astorica ed ideologica del mito del progresso illimitato di matrice illuminista, che prefigura progressive e continue evoluzioni dell’umanità di carattere scientifico, economico ed antropologico.

    A tali luminose ed esaltanti prospettive, fa riscontro la totale subalternità dei popoli alle elites. In nome della salvezza dalla pandemia, la responsabilità dell’espansione dei contagi viene spesso imputata ai popoli quali trasgressori delle norme del lockdown. Pertanto, al fine di espiare tali colpe, viene richiesta ai popoli la rinuncia ai diritti e alle libertà già acquisite. Allo stesso modo, le politiche di austerity e la conseguente macelleria sociale imposta dalla UE vennero inflitte ai popoli quali forme di espiazione per le colpe derivanti dall’aver contratto un debito insolvibile e di aver vissuto quindi a spese dei paesi creditori.
    L’Ideologia del grande Reset è pertanto in perfetta coerenza e continuità con il neoliberismo.

    Le ricadute sociali devastanti del Grande Reset

    Le ricadute sociali del Grande Reset saranno devastanti. La digitalizzazione del lavoro e dell’istruzione comporterà lo spopolamento di vaste aree urbane e la fine di tutte le attività locali. Si espanderà a macchia d’olio la gig economy (economia dei lavoretti) e la precarietà del lavoro. Si svilupperà quindi una concorrenza spietata al ribasso, per quanto concerne i salari, tra i tanti imprenditori di se stessi. Si accentueranno le diseguaglianze delle retribuzioni tra i lavoratori qualificati e non.

    Si prevede che il 50% delle attività saranno digitalizzate. Il 30% della attuale forza lavoro dovrà essere riqualificata. Saranno promossi i relativi programmi di riqualificazione professionale, ma il 35% delle attività professionali esistenti sono destinate a scomparire. Nuova disoccupazione si aggiungerà a quella esistente. Si prevede infatti una riduzione della forza lavoro intorno al 28%. Pertanto, il Grande Reset prevede anche l’erogazione di un “reddito di base” per la forza lavoro che non potrà essere assorbita dalla rivoluzione digitale.

    Ma tale sussidio di sussistenza determinerà la totale dipendenza al sistema di larghi strati della popolazione ridotta ai limiti della sopravvivenza. Il progresso tecnologico nelle precedenti rivoluzioni industriali ha distrutto tante professioni, creandone al contempo di nuove, ma nella 4a rivoluzione industriale non sembra possa delinearsi tale prospettiva.

    In realtà il Grande Reset non è una rivoluzione. Tale progetto potrà solo accelerare processi evolutivi della società neoliberista che sono già in atto. Le abnormi nuove diseguaglianze sorte a seguito della pandemia ne sono la dimostrazione obiettiva.

    Secondo i dati della Banca Mondiale, il gotha della finanza e dell’economia mondiale ha accresciuto nella fase pandemica il proprio patrimonio di 400 miliardi di dollari, mentre la popolazione mondiale nella condizione di estrema povertà (che vive con 1,60 euro al giorno), si è incrementata di 150 milioni di persone. Negli USA si registra la perdita di 10 milioni di posti di lavoro, ma la ricchezza delle elites è aumentata del 31%, per un importo pari a 1.800 miliardi, cifra equivalente al Pil italiano. Lo 0,001% della popolazione mondiale ha ricavato profitti in borsa per 3.000 miliardi di dollari.

    La 4a rivoluzione industriale è quindi, alla luce delle teorie di Christopher Lasch, l’ultima “ribellione delle elites”. Potrà creare solo una società sempre più oligarchica e tecnocratica, ma non produrrà sviluppo e tanto meno nuovi equilibri politico – sociali più equi. Alla lunga, il capitalismo, che si rivoluziona periodicamente per sopravvivere alle proprie crisi, finirà per distruggere anche se stesso. Ma la 4a rivoluzione industriale, con l’avvento dell’intelligenza artificiale e della robotica, potrebbe produrre mutazioni antropologiche che potrebbero mettere in dubbio la stessa sopravvivenza dell’umanità.

    Tale prospettiva viene ben descritta da Ilaria Bifarini a conclusione del suo libro “il Grande Reset”: “E’ come se ai nostri giorni il soggetto volesse ripudiare la sua parte più autentica, per conformarsi e divenire un personaggio capace di interpretare l’ordine narrativo prevalente. Una narrazione che oggi più che mai esalta il progresso della tecnologia fino ad assurgerla a surrogato delle relazioni umane e delle esperienze reali, che magnifica i prodigi dell’intelligenza artificiale fino a renderla protagonista della nuova normalità. Da una parte l’umanizzazione della macchina, dall’altra parte la robottizzazione dell’uomo, sempre più incapace e quasi renitente a conoscere il proprio sé, che nessun algoritmo potrà mai prevedere: è questo il rischio cui andiamo incontro.
    Solo attraverso la consapevolezza della nostra soggettività e il contatto con il nostro io più profondo possiamo sfuggire all’ortopedizzazione omologante e alla deriva transumanista di una società che rincorre il modello robotico. E sfuggire così al grande reset delle nostre menti”

  6. #96
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Il Grande Reset
    di Luigi Tedeschi - 11/01/2021

    Il Grande Reset

    Fonte: Italicum



    Il Grande Reset non è una rivoluzione. Tale progetto potrà solo accelerare processi evolutivi della società neoliberista che sono già in atto

    Nel post – covid si verificherà una nuova rigenerazione dell’umanità? Oppure la nuova società si rivelerà una distopia postmoderna da lungo tempo annunciata? La seconda ipotesi parrebbe la più attendibile.

    Ogni anno si riunisce a Davos (Svizzera) il Word Economic Forum, fondazione che riunisce le elites dell’economia, della finanza, della politica mondiale per discutere i problemi che il mondo deve affrontare in materia economica, politica, sanitaria, ambientale ecc… Quest’anno, a fine gennaio avrà luogo presso il WEF un forum digitale dedicato al tema del “Grande Reset”, quale progetto per la ripresa dell’economia globale nella fase post pandemica. Il Grande Reset è un progetto di mutamento radicale del sistema economico realizzabile sulla base di grandi investimenti nell’innovazione digitale e nel campo ambientale. La pandemia del covid 19 rappresenterebbe una opportunità di trasformazione del capitalismo a livello globale, dati i fattori di crisi sistemica manifestatisi già precedentemente alla pandemia stessa.

    Il Grande Reset si delinea dunque come un progetto che comporterebbe l’avvento della 4a rivoluzione industriale, con radicali riforme del sistema neoliberista. Con il Grande Reset dovrebbe dischiudersi l’orizzonte di una nuova era, con una decisiva rottura rispetto al passato. Si vorrebbe quindi creare un nuovo sistema economico e politico, sulla base della constatazione del fallimento del precedente sistema neoliberista, che ha generato una insanabile frattura tra una economia finanziaria – speculativa devastatrice di risorse economiche ed ambientali e le esigenze dei popoli. Occorrerebbe quindi riprogettare il capitalismo verso una società più equa, per un progresso che comporti la sostenibilità ambientale e una redistribuzione adeguata delle risorse. Tali proposte sono contenute in un documento redatto dal direttore del WEF Klaus Schwab.

    Vediamo dunque riproporsi la visione messianica di un capitalismo tramutatosi ideologicamente in una religione laico – immanentista, che assume il ruolo di demiurgo di un mondo nuovo, quale depositario del dogma del progresso infinito ed illimitato. Dalle crisi sono scaturite le trasformazioni e le evoluzioni del capitalismo nei secoli precedenti. Il nuovo capitalismo prospetta quindi con il Grande Reset il sorgere di un nuovo ordine mondiale. C’è tuttavia da osservare che il capitalismo, che non si è mai configurato come un sistema unitario, ma assai diversificato, e al suo interno conflittuale, con il progetto del Grande Reset assume invece una dimensione unitaria, elitaria e global – centralista. Le elites infatti, con il Grande Reset, hanno elaborato un progetto di pianificazione centralista dell’economia globale, dalla natura oligarchica e totalitaria, simile a quella dei regimi del defunto socialismo reale.

    4a rivoluzione industriale e transumanesimo

    Il Grande Reset realizzerà la 4a rivoluzione industriale che, attraverso l’implementazione del digitale in tutte le attività produttive, finanziarie, oltre che nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’intrattenimento, della cultura, coinvolgerà la totalità dei rapporti sociali. Tale rivoluzione, si rivelerà, oltre che una rivoluzione tecnologica, un progetto di ingegneria sociale che coinvolgerà tutta la società a livello globale. Secondo Klaus Schwab infatti, “Siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo gli uni con gli altri. Per scala, per portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi cosa l’umanità abbia mai sperimentato prima” … “la quarta rivoluzione industriale segna un nuovo capitolo nello sviluppo umano, la cui importanza è pari a quella delle guerre mondiali”.

    Lo sviluppo dell’interazione tra la tecnologia digitale e le facoltà psico – fisiche umane, che potrà essere realizzata mediante l’impiego dell’intelligenza artificiale e della robotica, darà luogo non solo a trasformazioni sistemiche nell’ambito economico e sociale, ma potrà generare mutamenti della stessa antropologia umana. L’avanzata del progresso tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale, comporterà, oltre che l’aumento delle capacità fisiche ed intellettive dell’uomo, anche la subordinazione delle facoltà cognitive e decisionali dell’uomo stesso ad una struttura tecnologica totalizzante che finirà col trasformare la natura umana stessa, sostituendo l’essere sociale con l’essere virtuale.

    Si rileva però che questa alienazione della natura umana nella artificialità tecnologica, porterà presto ad una regressione delle facoltà psico – fisiche dell’uomo. Infatti, le capacità cognitive dell’uomo si ridurranno a reazioni prodotte da stimoli esterni. L’immaginazione e qualsiasi forma di creatività sarà annullata. L’uomo virtuale avrà una coscienza eterodiretta.
    E’evidente che la 4a rivoluzione industriale si identificherà con l’avvento dell’era del transumanesimo.

    Prove tecniche per un nuovo ordine globale

    Ma la 4a rivoluzione industriale era già in atto. La pandemia del covid 19 ne ha solo accelerato i processi evolutivi. Con la pandemia globale infatti, si è affermato un dirigismo planetario che ha imposto la rinuncia alla vita sociale delle masse e un isolamento coatto a livello mondiale.

    E’ stato realizzato un totalitarismo globale con il consenso dei popoli fondato sulla paura. La pandemia ha dato luogo ad una sorta di sperimentazione di un nuovo governo mondiale. Gli stati, per far fronte alla crisi sanitaria e a quella economica, hanno riassunto un ruolo primario nella società, ma sempre tuttavia subordinato alle direttive tecnocratiche delle Big Pharma e dei giganti del Big Tech.

    Si è dimostrata inoltre del tutto falsa nei fatti la narrazione mediatica secondo cui il lockdown e l’isolamento coatto avrebbero favorito la riscoperta dei valori legati alla affettività familiare e all’interiorità spirituale. Si è verificata invece nella società una radicale dissociazione tra il mondo reale ed il mondo virtuale. Il lavoro e l’istruzione svolti secondo la modalità telematica dello smart working, hanno generato invece una invasività mediatica nella sfera privata degli individui, tale da determinare l’annullamento di ogni separazione tra la dimensione privata e quella pubblica nella vita sociale.

    L’isolamento ha invece inciso profondamente sulla psicologia collettiva delle masse e le conseguenze sulla salute mentale della intera società sono a tutt’oggi di portata sconosciuta. Solo in Italia, sono aumentati i reati legati alle violenze domestiche del 119%. I timori relativi all’emergenza sanitaria, uniti a quelli della disoccupazione derivanti dalla crisi economica conseguente, hanno determinato un aumento esponenziale dei suicidi. E’ altresì riscontrabile un parallelismo tra gli effetti traumatici prodotti dalla pandemia e quelli determinati dal regime di austerity economica imposto alla Grecia e all’Italia tra il 2012 e il 2018. Dimostrazione effettiva lo sono le migliaia di morti causate dai tagli verticali alla sanità pubblica dalla politica di austerity economica imposta dalla UE e dalle carenze attuali delle strutture sanitarie, che per far fronte alla emergenza pandemica, non sono state in grado di erogare le ordinarie prestazioni ospedaliere.

    L’emergenza diventa normativa ordinaria

    Invocare unicamente la salvezza dalla scienza, significa generare nella società una totale dipendenza dalla tecnocrazia globale. Una difesa della vita sotto l’aspetto meramente biologico, implica infatti la rinuncia preventiva ai diritti fondamentali della persona e ai valori spirituali che conferiscono un senso alla vita che travalica l’esistenza stessa dell’uomo. La vita biologica dell’uomo è comunque oggettivabile e programmabile ed è pertanto predisposta ad una condizione di totale subordinazione al potere politico, a quello economico e soprattutto alla tecnocrazia.

    Qualunque anelito alla libertà della coscienza individuale e qualsiasi spirito critico viene annichilito dalla angoscia della morte e dalla prefigurazione di orizzonti terrificanti del mondo post pandemico. Tecniche di dominio sociale ampliamente sperimentate dalla tecnocrazia già con l’emergenza terroristica.

    Le oligarchie tecnocratiche si rivelano quindi depositarie della scienza e dispensatrici di salvezza in cambio di preventiva sottomissione generalizzata dei popoli.

    Il Grande Reset, facendo proprie queste strategie di dominio già in atto nell’emergenza pandemica, trasformerà poi l’emergenza in normativa ordinaria per la governance della società.

    L’ideologia del Grande Reset

    Il Grande Reset ha tuttavia una sua evidente matrice ideologica del tutto coerente con i fondamenti culturali del neoliberismo. Il progetto della 4a rivoluzione industriale viene presentato infatti come una svolta epocale rigeneratrice dell’umanità dai mali prodotti dalla pandemia.

    Ci si propone di mettere in atto una riforma sistemica del capitalismo che esorcizzi tutti i mali provocati dall’attuale neoliberismo nell’economia e nell’ambiente, con relativa prefigurazione di una società più equa e pacificata dai conflitti. Si invoca la necessarietà delle crisi. Pertanto la crisi pandemica, vista nell’ottica liberista, costituirebbe una opportunità per una radicale riforma da cui si possa generare una evoluzione progressiva del sistema. Le crisi comportano, coerentemente a quanto verificatosi storicamente nelle precedenti fasi del capitalismo, l’eliminazione dei soggetti economici e politici non più compatibili con le strutture della nuova società. Il darwinismo sociale è del resto parte integrante dello sviluppo capitalista.

    Si afferma inoltre la superiorità morale delle elites, quali soggetti cui è demandata la missione salvifica dell’umanità. Il tutto, collocato nella visione astorica ed ideologica del mito del progresso illimitato di matrice illuminista, che prefigura progressive e continue evoluzioni dell’umanità di carattere scientifico, economico ed antropologico.

    A tali luminose ed esaltanti prospettive, fa riscontro la totale subalternità dei popoli alle elites. In nome della salvezza dalla pandemia, la responsabilità dell’espansione dei contagi viene spesso imputata ai popoli quali trasgressori delle norme del lockdown. Pertanto, al fine di espiare tali colpe, viene richiesta ai popoli la rinuncia ai diritti e alle libertà già acquisite. Allo stesso modo, le politiche di austerity e la conseguente macelleria sociale imposta dalla UE vennero inflitte ai popoli quali forme di espiazione per le colpe derivanti dall’aver contratto un debito insolvibile e di aver vissuto quindi a spese dei paesi creditori.
    L’Ideologia del grande Reset è pertanto in perfetta coerenza e continuità con il neoliberismo.

    Le ricadute sociali devastanti del Grande Reset

    Le ricadute sociali del Grande Reset saranno devastanti. La digitalizzazione del lavoro e dell’istruzione comporterà lo spopolamento di vaste aree urbane e la fine di tutte le attività locali. Si espanderà a macchia d’olio la gig economy (economia dei lavoretti) e la precarietà del lavoro. Si svilupperà quindi una concorrenza spietata al ribasso, per quanto concerne i salari, tra i tanti imprenditori di se stessi. Si accentueranno le diseguaglianze delle retribuzioni tra i lavoratori qualificati e non.

    Si prevede che il 50% delle attività saranno digitalizzate. Il 30% della attuale forza lavoro dovrà essere riqualificata. Saranno promossi i relativi programmi di riqualificazione professionale, ma il 35% delle attività professionali esistenti sono destinate a scomparire. Nuova disoccupazione si aggiungerà a quella esistente. Si prevede infatti una riduzione della forza lavoro intorno al 28%. Pertanto, il Grande Reset prevede anche l’erogazione di un “reddito di base” per la forza lavoro che non potrà essere assorbita dalla rivoluzione digitale.

    Ma tale sussidio di sussistenza determinerà la totale dipendenza al sistema di larghi strati della popolazione ridotta ai limiti della sopravvivenza. Il progresso tecnologico nelle precedenti rivoluzioni industriali ha distrutto tante professioni, creandone al contempo di nuove, ma nella 4a rivoluzione industriale non sembra possa delinearsi tale prospettiva.

    In realtà il Grande Reset non è una rivoluzione. Tale progetto potrà solo accelerare processi evolutivi della società neoliberista che sono già in atto. Le abnormi nuove diseguaglianze sorte a seguito della pandemia ne sono la dimostrazione obiettiva.

    Secondo i dati della Banca Mondiale, il gotha della finanza e dell’economia mondiale ha accresciuto nella fase pandemica il proprio patrimonio di 400 miliardi di dollari, mentre la popolazione mondiale nella condizione di estrema povertà (che vive con 1,60 euro al giorno), si è incrementata di 150 milioni di persone. Negli USA si registra la perdita di 10 milioni di posti di lavoro, ma la ricchezza delle elites è aumentata del 31%, per un importo pari a 1.800 miliardi, cifra equivalente al Pil italiano. Lo 0,001% della popolazione mondiale ha ricavato profitti in borsa per 3.000 miliardi di dollari.

    La 4a rivoluzione industriale è quindi, alla luce delle teorie di Christopher Lasch, l’ultima “ribellione delle elites”. Potrà creare solo una società sempre più oligarchica e tecnocratica, ma non produrrà sviluppo e tanto meno nuovi equilibri politico – sociali più equi. Alla lunga, il capitalismo, che si rivoluziona periodicamente per sopravvivere alle proprie crisi, finirà per distruggere anche se stesso. Ma la 4a rivoluzione industriale, con l’avvento dell’intelligenza artificiale e della robotica, potrebbe produrre mutazioni antropologiche che potrebbero mettere in dubbio la stessa sopravvivenza dell’umanità.

    Tale prospettiva viene ben descritta da Ilaria Bifarini a conclusione del suo libro “il Grande Reset”: “E’ come se ai nostri giorni il soggetto volesse ripudiare la sua parte più autentica, per conformarsi e divenire un personaggio capace di interpretare l’ordine narrativo prevalente. Una narrazione che oggi più che mai esalta il progresso della tecnologia fino ad assurgerla a surrogato delle relazioni umane e delle esperienze reali, che magnifica i prodigi dell’intelligenza artificiale fino a renderla protagonista della nuova normalità. Da una parte l’umanizzazione della macchina, dall’altra parte la robottizzazione dell’uomo, sempre più incapace e quasi renitente a conoscere il proprio sé, che nessun algoritmo potrà mai prevedere: è questo il rischio cui andiamo incontro.
    Solo attraverso la consapevolezza della nostra soggettività e il contatto con il nostro io più profondo possiamo sfuggire all’ortopedizzazione omologante e alla deriva transumanista di una società che rincorre il modello robotico. E sfuggire così al grande reset delle nostre menti”
    Il link, bitte.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #97
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Il link, bitte.
    https://www.ariannaeditrice.it/artic...onavirus-16431

  8. #98
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Gli Stati digitali ci hanno dichiarato guerra

    di Vincenzo Sofo e Domenico Barbaro - 12/01/2021

    Gli Stati digitali ci hanno dichiarato guerra

    Fonte: Vincenzo Sofo



    Il grande avvenimento politico di questi giorni, ancor più che i fatti di Capitol Hill, riguarda la scelta dei colossi del web di censurare gli account social di Trump e di altri opinionisti e politici a lui vicini nonché di ostacolare l’accesso a piattaforme alternative considerate amiche di questo ambiente politico, iniziativa che ha aperto improvvisamente gli occhi sul ruolo che i social network hanno nel dibattito socio-politico, nell’informazione e nella formazione dell’opinione pubblica.

    Il tema della lotta alla diffusione delle fake news è infatti una fin troppo palese scusa dietro la quale si cela uno scenario ben più serio che va oltre la faida Biden-Trump. Anche se da qui bisogna partire per comprendere che cosa sta accadendo.

    Laddove infatti non esiste il finanziamento pubblico ai partiti, vedi USA, la politica finisce inevitabilmente nelle mani delle lobby. Che, nel caso dei giganti del web, non è un mistero che abbiano massicciamente finanziato la campagna elettorale di Biden il quale ora sarà altrettanto inevitabilmente costretto a seguire un’agenda a loro gradita, tanto che già i suoi staff si stanno riempendo di funzionari provenienti da queste aziende.

    Questa vendetta delle Big Tech, prima finanziando Biden e ora limitando a Trump e ai suoi sostenitori l’accesso alle loro piattaforme, va letta nel quadro dell’azione che l’amministrazione dell’ex presidente ha intrapreso contro lo strapotere di queste multinazionali. Se da una parte infatti Trump stesso si era schierato in difesa dei cosiddetti GAFA rispetto all’intenzione dell’UE di introdurre delle imposte ad hoc per limitarne l’elusione fiscale, dall’altra l’Antitrust americano ha avviato su di esse delle inchieste per condotta anti-concorrenziale.

    E qui emerge il vero problema da affrontare relativo ai colossi del web: il fatto che stiano diventando e stiano iniziando a comportarsi come dei veri e propri ‘Stati digitali’ che, dopo aver sottratto agli Stati nazionali la popolazione (ormai ognuno di noi è diventato abitante, oltre che del proprio paese, anche di Facebook, di Instagram etc. e i nostri profili social ci sono altrettanto cari che la carta d’identità), ha iniziato a sottrarne i poteri e gli strumenti della vita democratica… Emanano leggi e costituzioni, regolano l’informazione, giudicano i comportamenti, eseguono azioni e punizioni. E il mondo vero è ormai talmente interconnesso e dipendente dal virtuale che la sentenza di Facebook o Twitter ha una conseguenza seria e concreta sulla vita quotidiana di tutti noi (la sospensione di un profilo social per moltissimi significa impossibilità di comunicare, dunque di lavorare, dunque di guadagnare).

    L’economia digitale ha già raggiunto così l’obiettivo di porsi fuori da ogni forma di regolamentazione giuridica degli ordinamenti nazionali, un battitore libero che opera in un mercato che non si sottopone alle forme contrattuali dei vari paesi e dei loro rispettivi regimi fiscali. Non è un caso la scelta del colossal Facebook di lanciare nel mese di giugno del 2019 la sua moneta virtuale, la “Libra”, una criptovaluta mediante la quale si potrà trasferire il denaro nel mondo virtuale attraverso i canali a sua disposizione (WhatsApp, Instagram e Messenger). Un progetto che vede l’accordo tra il patron Zuckerberg e i colossi come Mastercard, PayPal, Uber e Visa. Ora lo step successivo è quello di digitalizzare la politica e gli stati così da velocizzare il processo e dare il colpo di grazia alle già deboli sovranità nazionali.

    Quel che nessuno sta capendo è che della vicenda Trump i colossi del web stanno in realtà approfittando per mandare un messaggio forte e chiaro alla politica e ai governi tutti, per dire: occhio che la vostra esistenza politica è nelle nostre mani, dunque non ostacolate i nostri profitti o rischiate di fare la fine di Trump.

    Un messaggio che invece pare abbiano subito compreso Francia e Germania, i cui governi – nonostante Merkel e Macron siano distanti anni luce da Trump – hanno espresso critiche e preoccupazione rispetto all’opera di censura di Twitter, Facebook etc. Francia e Germania che, guarda caso, sono impegnate in un tentativo di introdurre una web tax europea.

    Mentre il dibattito politico europeo si anima attorno allo scontro tra nazionalisti ed europeisti, la vera guerra che si profila all’orizzonte nella contesa della sovranità sarà in realtà contro gli Stati digitali. E per combatterla ci sarà per forza di cose bisogno dell’Europa. Ma dell’Europa giusta.

    https://www.ariannaeditrice.it/artic...hiarato-guerra
    Ultima modifica di Eridano; 13-01-21 alle 17:42

  9. #99
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Merkel: servono 8-10 settimane
    di misure restrittive anti-covid
    Guarda caso!

  10. #100
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    LE TENSIONI SOCIALI SECONDO KLAUS SCHWAB ED IL FORUM ECONOMICO MONDIALE

    Da Covid-19: the Great Reset, di Klaus Schwab e Thierry Malleret

    Uno dei pericoli più profondi a cui si va incontro nell’era post-pandemia è l’agitazione sociale. In alcuni casi estremi, potrebbe condurre alla disintegrazione della società e al collasso politico. Innumerevoli studi, articoli e avvertimenti contengono l’evidenziazione di questo particolare rischio, basato sull’ovvia osservazione che quando la gente non ha lavoro, non ha reddito e non ha prospettive per una vita migliore, spesso ricorre alla violenza. La citazione a seguire cattura l’essenza di questo problema. Si applica agli USA, ma le sue conclusioni sono valide per la maggior parte dei Paesi in giro per il mondo:
    “Quelli che sono lasciati senza speranza, senza lavoro, e senza beni potrebbero facilmente rivoltarsi contro quelli che stanno meglio. Già qualcosa come il 30% di Americani ha una ricchezza pari a zero o negativa. Se più gente emergerà dalla crisi corrente con né soldi, né posti di lavoro, né accesso alle cure sanitarie, e se questa gente diventa disperata e arrabbiata, scene tali come la recente fuga di prigionieri in Italia o i saccheggi che seguirono dopo l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 potrebbero diventare accadimenti abituali.

    Se i governi dovranno ricorrere all’uso di forze paramilitari e militari per sedare, ad esempio, rivolte o attacchi alle proprietà, le società potrebbero cominciare a disintegrarsi.”
    Ben prima che la pandemia avesse travolto il mondo, le agitazioni sociali erano state in aumento a livello globale, quindi il rischio non è nuovo ma è stato amplificato dal Covid-19. Ci sono differenti modi di definire cosa costituisce tensione sociale ma nel corso dei due anni passati più di 100 significative proteste antigovernative sono avvenute in giro per il mondo, dalle rivolte dei gilet gialli in Francia alle dimostrazioni contro gli uomini forti in Paesi come Bolivia, lran e Sudan. La maggior parte di queste proteste furono soppresse da brutali repressioni e molte sono andate in letargo (come l’economia globale) quando i governi hanno costretto le loro popolazioni a stare in isolamento per contenere la pandemia. Ma dopo che il blocco di riunirsi in gruppi e manifestare in strada sarà revocato, è difficile immaginare che le vecchie rimostranze e il malcontento sociale temporaneamente soppressi non esploderanno di nuovo, possibilmente con forza rinnovata. In questa era post-pandemia, i numeri dei disoccupati, preoccupati, tristi, risentiti, malati ed arrabbiati aumenteranno drammaticamente. Si accumuleranno tragedie personali, fomentando rabbia, risentimento ed esasperazione in diversi gruppi sociali, compresi i disoccupati, i poveri, gli immigrati, i detenuti, i senza tetto, tutti quelli lasciati fuori… Come potrebbe tutto questo non finire in un’esplosione? I fenomeni sociali spesso mostrano le stesse caratteristiche come le pandemie e, come osservato nelle pagine precedenti, i punti critici si applicano in entrambi i casi allo stesso modo. Quando la povertà, la sensazione di essere emarginati ed impotenti raggiungono certi punti critici, l’azione sociale dirompente spesso diventa l’opzione di ultima istanza.


    Agitazioni sociali per il blocco prolungato

    Nei primi giorni della crisi, persone importanti hanno fatto eco a tali preoccupazioni e messo in allerta il mondo sul crescente rischio di agitazioni sociali. Jacob Wallenberg, l’industriale svedese, è uno di loro. Nel marzo del 2020, scrisse: “Se la crisi continuerà per lungo tempo, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 20-30 per cento mentre le economie potrebbero contrarsi del 20-30 per cento… Non ci sarà ripresa. Ci saranno agitazioni sociali. Ci sarà violenza. Ci saranno conseguenze socioeconomiche: disoccupazione a livelli drammatici. I cittadini soffriranno drammaticamente: alcuni moriranno, altri si sentiranno malissimo.” Siamo ora oltre la soglia di ciò che Wallenberg considerava essere “preoccupante”, con un tasso di disoccupazione superiore del 20% fino ad arrivare oltre il 30% in molti Paesi del mondo e con la maggior parte delle economie che si sono contratte nel secondo trimestre del 2020 oltre a un livello che precedentemente era considerato un livello di preoccupazione. Come questo andrà a finire e dove i disordini sociali avverranno più probabilmente e in che misura?
    (…)
    È importante enfatizzare che nessuna situazione è scolpita nella pietra e che non ci sono cause scatenanti “meccaniche” per i disordini sociali – essi rimangono un’espressione di una dinamica umana di carattere collettivo e di uno stato d’animo che è dipendente da una moltitudine di fattori. Fedeli alle nozioni di interconnessione e complessità, le esplosioni di tensioni sociali sono tipici eventi non lineari che possono essere scatenati da un’ampia varietà di fattori politici, economici, sociali, tecnologici e ambientali. Variano da cose così diverse come gli shock economici, avversità causate da eventi atmosferici estremi, tensioni razziali, scarsità di cibo e persino sentimenti di ingiustizia. Tutti questi inneschi, e altri ancora, quasi sempre interagiscono l’uno con l’altro e creano effetti a cascata. Quindi, specifiche situazioni di tumulto non possono essere previste, ma possono, comunque, essere anticipate. Quali Paesi sono più suscettibili? A prima vista, i Paesi più poveri con nessuna rete di sicurezza e Paesi ricchi con deboli reti di sicurezza sono più a rischio perché non hanno nessuna o pochissime misure politiche come benefici per la disoccupazione per attenuare la perdita di reddito lavorativo. Per questa ragione, società fortemente individualistiche come gli USA potrebbero essere più a rischio rispetto a Paesi europei o asiatici che o hanno un grande senso di solidarietà (come nell’Europa meridionale) oppure hanno un migliore sistema sociale per assistere gli svantaggiati (come nell’Europa settentrionale). Alcune volte, le due cose avvengono assieme. Paesi come l’Italia, per esempio, posseggono sia una forte rete di sicurezza che un forte senso di solidarietà (particolarmente in termini intergenerazionali). In modo simile, il Confucianesimo prevalente in così tanti Paesi asiatici mette un senso del dovere e di solidarietà intergenerazionale prima dei diritti individuali; esso da anche grande valore alle misure e alle regole che beneficiano la comunità nel suo insieme.

    Naturalmente, tutto questo non vuol dire che i Paesi europei ed asiatici sono immuni dalle agitazioni sociali. Tutt’altro! Come il movimento dei gilet gialli ha dimostrato in Francia, forme violente e continue di tensioni sociali possono esplodere in Paesi dotati di una robusta rete di sicurezza sociale ma dove le aspettative sociali sono lasciate insoddisfatte.
    L’agitazione sociale influenza negativamente il benessere sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale, ma è essenziale enfatizzare che non siamo impotenti di fronte a potenziali agitazioni sociali, per la semplice ragione che i governi e in minore misura le aziende od altre organizzazioni possono prepararsi per mitigare il rischio tramite l’attuazione di giuste politiche. La più grande causa sottostante delle agitazioni sociali è la disuguaglianza. Gli strumenti politici per combattere inaccettabili livelli di disuguaglianza esistono ed essi spesso risiedono nelle mani dei governi.

    Traduzione a cura della redazione

    Fonte_ Bye bye uncle sam


    https://www.controinformazione.info/...mico-mondiale/

 

 
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