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Discussione: Il grande reset.

  1. #171
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
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    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-topi

  2. #172
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    «Great reset»: benvenuti nel nuovo decennio! | Aldo M. Valli
    Maurizio Blondet 28 Gennaio 2021

    Recente intervento per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

    ***

    L’espressione Great Reset è ormai di dominio pubblico ed entra in molte analisi e discussioni. Spesso però in proposito si resta nel vago. Per rendere più chiaro che cosa si prefiggono i teorici di questa manovra epocale può essere utile dare un’occhiata al cosiddetto libro bianco, intitolato Resetting the Future of Work Agenda in a Post-Covid World, pubblicato dal World Economic Forum.

    Questo documento di trentuno pagine spiega come eseguire (o implementare, come si usa dire oggi) il programma contenuto nel libro Covid-19. The Great Reset, scritto da Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum, con Thierry Malleret.


    Resetting the Future si occupa, come arco di tempo, del decennio dal 2021 al 2030. Ed ecco, in sintesi, che cosa prevede per quanto riguarda il lavoro.

    Prima di tutto un’accelerazione dei processi di lavoro digitalizzati, che dovrà portare l’84% di tutti i processi di lavoro a essere digitalizzati o realizzati via video. Circa l’83% delle persone dovrà lavorare a distanza, senza interazioni tra persone, all’insegna di un assoluto distanziamento sociale.

    Si prevede che almeno la metà di tutte le attività sarà automatizzata: in altre parole, il contributo umano diretto sarà drasticamente ridotto, anche nello stesso lavoro a distanza.

    Anche le attività di upskilling e reskilling dovranno essere digitalizzate. Con upskilling si indica lo sviluppo di competenze aggiuntive che aiutano a rendere una persona più efficace e qualificata nel suo ruolo. Con reskilling si indica lo sviluppo di abilità significativamente differenti per far sì che una persona sia in grado di ricoprire un ruolo diverso. Il 42% dell’aggiornamento delle competenze o della formazione per nuove competenze sarà digitalizzato: in altre parole, anche in questo caso l’imperativo è evitare il contatto umano e realizzare tutto mediante computer, intelligenza artificiale e algoritmi.

    Ed ecco altri obiettivi.

    Accelerare l’attuazione dei programmi di riqualificazione, così che almeno il 35% delle competenze sia “riqualificato”: significa che le competenze raggiunte dovranno essere abbandonate.


    Accelerare le trasformazioni degli assetti organizzativi. Si prevede di “ristrutturare” il 34% delle attuali strutture organizzative, così che siano dichiarate obsolete. L’obiettivo è fare spazio a nuovi set di quadri organizzativi, così da garantire, anche mediante la digitalizzazione, il massimo controllo su tutte le attività.

    Riassegnare temporaneamente i lavoratori a compiti diversi: si prevede che questa sorte toccherà a circa il 30% della forza lavoro. Ciò significa rivedere anche le scale retributive.

    Ridurre temporaneamente la forza lavoro: si prevede che questo destino interesserà il 28% della popolazione. Si tratta di fatto di disoccupazione, anche perché non è precisato che cosa si intenda con il termine “temporaneamente”.

    Riduzione della forza lavoro, così che almeno il 13% della forza lavoro sia ridotto in modo permanente.

    Solo un 4% della forza lavoro non sarà toccato da queste misure.

    Questo, a grandi linee, il processo concreto di implementazione del Great Reset.

    Ma ricordiamo che il Great Reset prevede anche uno schema di credito, in base al quale un debito personale potrà essere “condonato” dietro la consegna di tutti i beni personali a un ente o un’agenzia amministrativa.

    Di fronte a questi obiettivi sorgono ovviamente molte domande. E la prima è: qual è l’interesse precipuo in base al quale i teorici del Great Reset formulano certe visioni, stabiliscono determinati traguardi e indirizzano le scelte dei responsabili della cosa pubblica? I potenti che si riuniscono a Davos non sono, se non in minima parte, espressione della volontà dei cittadini, non sono persone elette in organismi rappresentativi, bensì banchieri, amministratori delegati di grandi aziende, industriali, miliardari, docenti universitari. Quale, dunque, il loro obiettivo?

    La risposta più sincera l’ha data lo stesso Klaus Schwab, inventore del Forum di Davos, quando al Financial Times ha ricordato che il WEF “è sempre stato concepito come piattaforma per gli investitori”. Non bisognerebbe mai dimenticare, dunque, che la molla è il denaro.

    Il che fa capire meglio certe prospettive contenute nel libro bianco, tutte indirizzate, come abbiamo visto, verso la riduzione del costo del lavoro e un sempre più serrato controllo delle persone, all’interno di un quadro, dominato dalle tecnologie informatiche, nel quale si potrà fare tranquillamente a meno di relazioni sociali che non siano quelle virtuali.

    Chi, di fronte al processo di resetting, solleva dubbi e manifesta preoccupazioni, non di radio è tacciato di complottismo. Ma, di fronte ai dati reali, questa accusa appare ridicola. Qui non si tratta di essere complottisti. Si tratta di capire in che modo i signori del denaro vogliono cambiare il mondo e l’uomo stesso.

    Benvenuti, dunque, nel nuovo decennio.

    Fonte:

    https://gloria.tv/go/9Zidy5MbybYnc92...dgnrdsCb8NLczW

    https://www.google.it/url?sa=t&sourc...YUTjTigiC_lImR

    https://www.maurizioblondet.it/great...-aldo-m-valli/
    Ultima modifica di Eridano; 28-01-21 alle 22:21

  3. #173
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    10 motivi per insorgere



    di Raffaele Varvara, ComeDonChisciotte.org

    Ogni cittadino che lotta per la Costituzione è chiamato a stabilire il livello oltre il quale non si è più disposti ad andare, il punto superato il quale scatta il grilletto del dissenso. Il trigger del dissenso si può individuare in quel «dire-di-no» al potere, alla situazione determinata dall’ordine dominante che, sorgendo anzitutto nella coscienza dell’individuo, si traduce in volontà di autonomia e di indipendenza, intimamente collegato con un desiderio di liberazione e di avviamento di una storia alternativa. Ma dobbiamo stabilirlo adesso prima che la propaganda spazzi via ogni barlume di pensiero critico e di lucidità.

    Per restare desti, è bene fare una carrellata di 10 eventi sconvolgenti a cui noi, come popolo, come società civile, stiamo tacitamente prestando il consenso:

    Un papà ha violato il coprifuoco per andare dalla figlia malata ma è stato multato. A Torino, l’uomo, fermato dalla pattuglia, ha spiegato che stava andando a vedere come stava la figlia dopo che la ex moglie gli aveva detto che era malata, ma per i poliziotti non vi era alcuno stato di necessità così è stato multato: si è visto presentare una sanzione da 533 euro per violazione delle norme contro il coronavirus.
    Tutti i passeggeri in arrivo nel Regno Unito potrebbero essere costretti a trascorrere un periodo di quarantena in appositi hotel, a loro spese, sorvegliati da gps e videocamere dotate di software per il riconoscimento facciale in modo da assicurarsi che i loro ospiti non violino la quarantena.
    A Neumünster, in Germania, fra pochi giorni sarà inaugurato il primo centro di detenzione per i cittadini che non rispettano i protocolli anti-covid. Confortevoli celle di dodici metri quadrati, un piccolo bagno, finestra, letto di legno, tavolo e sedia, pronte per ospitare gli “infetti”. A sorvegliare gli internati una dozzina di ex agenti di polizia penitenziaria offertisi volontari per l’impiego.
    Una ragazzina di 12 anni è stata sospesa per un giorno da scuola per aver abbracciato una compagna di classe con particolare entusiasmo. La dirigente scolastica: «Prima di arrivare a un provvedimento come la sospensione ovviamente abbiamo provveduto ad una serie di richiami all’alunna, nei confronti della quale c’è stata e c’è massima comprensione e disponibilità, pur se gli episodi sono stati ripetuti. Se non vengono seguite le regole di distanziamento e di uso della mascherina, pur se applicate con limiti di tolleranza e comprensione, si pone a rischio la salute degli studenti e dei loro congiunti. Purtroppo nel caso in questione ci sono stati atteggiamenti continui e l’alunna era stata ripresa in più situazioni. Evidente quindi che a un certo punto scattano le regole del regolamento di istituto. Il provvedimento è stato preso a tutela della ragazzina e di tutta la classe».
    Mattia, ristoratore 29enne bolognese, tra i primi promotori dell’iniziativa #ioapro, ha subìto un blitz di 40 poliziotti nel suo locale che gli hanno intimato di chiudere o, in caso di ulteriore resistenza, avrebbero sgomberato il locale con la forza.
    Sei a casa. Ospiti amici e amiche per un totale, te compreso, di 7 persone. Ordini panini e pizze grazie ai delivery e ti ritrovi sotto la tua abitazione, al primo piano di una traversina di piazza Vittoria, nel centro di Napoli, tre gazzelle e una decina di carabinieri che, poco dopo, bussano alla porta di casa.
    L’ ordine delle professioni infermieristiche di Treviso rileva che circa 270 professionisti hanno rifiutato il vaccino, manifestando molti dubbi in merito. L’Ordine annuncia controlli e minaccia l’apertura di procedimenti disciplinari per gli infermieri no-vax. La presidente ha adottato la linea della fermezza e chi, a causa di patologie o particolari allergie, non può ricevere il vaccino sarà giustificato. Ma chi non presenterà una valida motivazione per essere esentato dalla vaccinazione sarà attenzionato dall’ente ordinistico.
    A Brescia ben 240 studenti di infermieristica non potranno continuare il tirocinio in reparto se non si vaccineranno. La decisione, assunta dall’Università Cattolica Sacro Cuore.
    Un locale senza limitazioni di orario, con una certificazione rilasciata dagli enti preposti su capienza, distanziamento, protocolli in materia di prevenzione. Un locale dove si può entrare solo se vaccinati con certificato relativo e configurati tramite App e QRcode.
    Venti dipendenti della Casa Protetta per anziani Camilla Spighi del Comune di Bagno di Romagna, nel cesenate, hanno espresso la volontà di non sottoporsi al vaccino contro il coronavirus. La struttura conta 38 membri tra personale e sarebbero quindi ben più della metà quelli a rifiutare l’idea di potersi immunizzare a stretto giro. La casa protetta è di fatto comunale e il sindaco Marco Baccini è subito passato al contrattacco. “Ho richiamato personalmente alla responsabilità queste persone ma se la situazione sarà insostenibile non escludo il licenziamento”.
    Cosa altro deve fare la dittatura più subdola e perfida della storia per innescare l’insurrezione degli oppressi?



    https://www.ilgazzettino.it/italia/p...oPkQpISKr4Ax7g
    https://www.ansa.it/sito/notizie/mon...a42e907db.html
    https://www.bild.de/video/clip/news-...=1611523992845
    https://www.corriere.it/cronache/20_...T6dMMtQQxeKY2E
    https://numero6.org/intervista/inter...GVGE0lg5AWcldU
    https://www.ilriformista.it/pizza-e-...87/?refresh_ce
    https://www.nursetimes.org/coronavir...vaccino/111738
    https://milano.repubblica.it/cronaca...abSnUkplwW8Q6U
    https://www.lastampa.it/topnews/ediz...ati-1.39756773
    https://corrieredibologna.corriere.i...dbf1ce8f.shtml

  4. #174
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    Microsoft ottiene il brevetto per “rianimare” i morti in “chatbot” 3D

    https://comedonchisciotte.org/micros...in-chatbot-3d/

  5. #175
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    C’è una strada nel bosco
    di Roberto Pecchioli - 29/01/2021

    C’è una strada nel bosco

    Fonte: Accademia nuova Italia

    Se non ora, quando? E’ urgente, indispensabile, organizzare un forte contrattacco culturale nei confronti del Grande Reset, dell’egemonia della correttezza politica, dell’arroganza vittimista degli indignati e degli offesi. Occorre fermare e invertire la cancellazione di una civiltà- la nostra- che ha tremila anni; contrastare la narrazione liberista e la riduzione del mondo a monopolio privato di pochi giganteschi gruppi finanziari, economici e tecnologici. Vasto programma, ma non esiste alternativa. O si muore soffocati o si esce dal guscio. Il problema è enorme: da che parte andare, quali principi difendere, a quali interessi, ceti e gruppi sociali rivolgerci?

    Poeticamente abita l’uomo, sosteneva Martin Heidegger. Lì dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva, scrisse Friedrich Hölderlin. Iniziamo la riflessione con un verso sciolto della poetessa Alda Merini: “il verme non sceglie mai di vivere in una mela marcia. Sceglie sempre di far marcire una mela sana. “C’è già, in nuce, il discrimine tra amico e nemico. L’amico è colui che sa di vivere in un campo di mele marce. Il compito, titanico, è salvare gli alberi e i frutti ancora sani e su di essi ricostruire. Se crediamo di essere immersi nella “notte del mondo”, dobbiamo avere il coraggio di insorgere e di battere strade nuove. Le vecchie sono ostruite o crollate.

    Anche i segnavia sono cancellati, non resta che farsi strada in un bosco marcito per il lavorio incessante dei vermi. C’è una strada nel bosco fu una splendida canzone nata sotto i bombardamenti del 1943, inno di vitalità e speranza. Quando tutto è negato e la verità è scossa dalle fondamenta, è alla verità che occorre aggrapparsi ed incalzare il nemico, ripartendo dai fondamenti. Rifiutare l’imbroglio del politicamente corretto che scinde il linguaggio dalla verità. La neve è bianca, i sessi sono due, il bene e il male esistono, ci sono un padre e una madre, l’erba è verde in primavera. Solo la verità rende liberi, e la libertà è la grande riconquista a cui tendere.

    Impoverimento, intrusione del biopotere nella sfera intima, sorveglianza, distruzione della civiltà, capovolgimento dei principi e dei significati, il male al posto del bene, la menzogna al potere, uniti con l’impoverimento materiale, la distruzione della speranza in milioni di cuori. Reset significa cancellazione, dovremmo fare più attenzione alle parole. Non ci si può limitare ad opporsi a questa o quella politica, ma costruire un fronte tra i non garantiti di oggi e di domani, poiché il grande reset concentrerà ulteriormente potere, conoscenza e redditi verso l’alto, schiacciando la libertà, diffondendo miseria e proibendo il dissenso.

    La metafora della mela fu utilizzata da Tommaso d’Aquino in una lezione: se non credete che questa è una mela, ammonì, uscite dall’aula. Nella notte del mondo, una mela è un cocomero o qualunque altra cosa, se il dispositivo del potere così decide. Per noi, la mela resta una mela, anche se la legge degli uomini accecati prescrive il contrario. C’è una strada nel bosco, ma bisogna avere il coraggio, prima, di “passare al bosco”, nel senso indicato da Ernst Junger, diventare ribelli, smettere di confidare nel sistema o immaginare che sia possibile riformarlo dall’interno. L’egemonia del verme, padrone della mela, ci contagerà, come ha fatto con troppi altri prima di noi.

    Non vi è che la via più stretta ed impervia, procedere passo passo per ricostruire il sentiero. E’ una giungla, là fuori, ma dobbiamo attraversarla, piantare semi e tessere pazientemente la tela dell’egemonia. Scriveva Antoine Saint Exupéry in Pilota di guerra, osservando le rovine: “l’unica vittoria di cui non dubiterei mai è quella racchiusa nel potere del seme. Appena viene piantato nella terra scura, il seme è già vincitore. Ma per assistere al suo trionfo nel grano bisogna che il tempo si dipani. Non mi preoccupo del fango se in quel fango si nasconde un seme. Il seme lo assorbirà per costruire”.

    Gettare semi, piantare alberi richiede fiducia nel futuro e una grande generosità: inevitabilmente i frutti saranno colti da un’altra generazione. L’obiettivo è riprendere l’egemonia perduta, recuperare l’anima, il cervello, il senso comune conquistato dal nemico. Per riuscirci, è essenziale la lezione di Antonio Gramsci. E’ arduo indicare come modello qualcuno di cui non si condividono gli obiettivi, ma è impossibile individuare, nel deserto del pensiero tradizionale, maestri di strategia migliori dell’intellettuale sardo, il cui concetto di egemonia oltrepassa lo scopo per cui venne teorizzato. L’egemonia culturale è la chiave per conquistare e mantenere il dominio politico e sociale attraverso il consenso.

    Lasciamo da parte i motivi per cui è stata perduta e concentriamoci sul fatto che non abbiamo combattuto, né in difesa né in attacco, abbiamo subito per generazioni l’iniziativa di chi era interessato a “decostruire”, far marcire la mela. Abbiamo abbandonato senza reagire le casematte del potere. Una lezione gramsciana è che la classe dominante può evitare scontri pericolosi realizzando rivoluzioni passive, il metodo dell’”americanismo”. La lezione è stata applicata dalle élite neoliberali, che hanno volto a proprio vantaggio il Sessantotto, la rivoluzione sessuale, il femminismo, la secolarizzazione.

    “La supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come dominio e come direzione intellettuale e morale. Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere”. Le culture di ispirazione non marxista e liberalprogressista sono – oggi più che mai – dominate, in via di sottomissione. E’ impossibile anche attribuire loro un nome. Quando si alleano con i dominanti non sono che burattini o semplici esecutori di direttive imposte dall’alto.

    La vittoria postuma di Gramsci sta nel fatto che ha ispirato una duratura classe di intellettuali, alcuni dei quali sono diventati dirigenti politici. L’esatto contrario della tattica inconcludente della “destra”. Una formula gramsciana è l’importanza delle categorie di pessimismo dell'intelligenza e ottimismo della volontà. Realismo, capacità di attendere e di fare passi indietro, ma ferrea concentrazione sull’obiettivo, cambiare l’ordine esistente. Un altro segnavia sono le tesi del linguista George Lakoff sull’importanza della metafora. Le metafore sono costruzioni concettuali centrali nello sviluppo del pensiero, delle credenze e dei convincimenti. Il sistema concettuale nei cui termini pensiamo e agiamo ha natura essenzialmente metaforica. Per Lakoff esistono metafore distinte nelle menti dei conservatori e dei progressisti. Questi mostrano interesse a quelli che chiama “valori di sostegno”, l’educazione, la custodia e la cura – in generale di segno femminile - gli altri prediligono il fascino della bellezza e della certezza morale. Politiche identiche sono razionalizzate in modo diverso in base alla prevalenza dell’una o dell’altra metafora.

    Abbiamo accumulato un ritardo drammatico, che la capacità di utilizzare i nuovi media non ha colmato. Quell’abilità ha costituito un campanello d’allarme presso l’avversario, che sta precipitosamente chiudendo tutti i canali di comunicazione in cui si era attivamente inserito il pensiero alternativo. Siamo all’anno zero e la strada nel bosco dovrà essere tracciata con le sole nostre forze, senza mappe, nell’ indifferenza e nel sarcasmo supponente non dei nemici, ma di chi, a livello politico, dovrebbe supportarci. I cani latrano, la carovana passa. Per passare, tuttavia, la carovana deve aprirsi la strada. Di fronte all'egemonia culturale, al predominio schiacciante dei mass media e alla capacità di stabilire la struttura mentale della maggioranza del progressismo, non abbiamo ancora trovato le armi concettuali, la forza del discorso, la vis attrattiva, i registri emotivi che consentono di ingaggiare la battaglia contro un nemico formidabile.

    Ciononostante, il fenomeno Trump in America, la persistenza dei Le Pen in Francia, l’attrattiva del duo Salvini-Meloni in Italia, i casi polacco e ungherese, l’avanzata di Vox in Spagna e, recentissima, la rinascita di una destra popolare in Portogallo, dimostrano che lo spazio esiste ed è in crescita. Ciò che manca è il fronte, ovvero una rete articolata di strutture culturali, sociali, editoriali, di interessi diffusi che contenda l’egemonia all’avversario.

    Su questioni come la teoria del genere, l'approccio al cambiamento climatico, la difesa dell’ambiente, l'aborto, l'istruzione, la bioetica, ma anche sui temi della finanza , dell’economia monopolistica, della precarizzazione sociale, dello smantellamento delle identità spirituali , nazionali e politiche, delle libertà conculcate dalla tecnologia e dalla sorveglianza, della riduzione della persona a materiale plasmabile e compravendibile, l’ erosione della dimensione pubblica e statuale, dell’attacco allo stato di diritto, della decadenza delle istituzioni elettive, siamo pressoché ininfluenti.

    L’egemonia è nelle mani del progressismo globalista, singolare ircocervo capitalista nella variante comunista. Privatizzazione oligarchica più potere piramidale, uniti in un regime totalitario che unisce l’aspetto più disumano del capitalismo con quello più atroce del comunismo, coniugando l’alienazione dei rapporti fra gli uomini con un controllo sociale senza precedenti. Non un avversario, ma un nemico assoluto.

    L’approccio seguito dalle destre rinchiuse nel cerchio del sistema a rappresentarne la variante liberale classica, ovvero il trapassato remoto, può essere ricondotto a tre tattiche diverse, miopi e perdenti. La prima consiste nell'accettazione parziale delle tesi altrui, sfumate, addolcite e temperate, per conquistare la fascia tiepida della cittadinanza. Su tutto si cede progressivamente fino a confondersi con la controparte, per calcoli di corto respiro, pigrizia, incapacità di una visione alternativa, mancanza di fiducia nelle proprie idee. Una destrina a rimorchio, confusa e confondibile, un po’ vigliacca e molto opportunista, felice di essere accolta nel salotto buono, affidabile per i padroni del vapore.

    La seconda è la tecnica dello struzzo, che nasconde la testa sottoterra. Si rinuncia alla battaglia delle idee, non se ne parla né vi si accenna, si evita il confronto su valori e principi, limitandosi alla gestione economica, l’amministrazione delle cose che ora chiamano governance, la tecnica del potere fondata sull’esistente, senza progetti, diretta dalle oligarchie economiche e finanziarie, cui si aggiungono le burocrazie transnazionali e i colossi BigTech. E’ una maschera che ignora i sentimenti della gente, interessata alle fobie e alle filìe istintive, le “metafore” di Lakoff, più che agli istogrammi e agli zero virgola delle statistiche. Spesso vi aggiunge indolenza, indifferenza culturale, cinismo.

    Il terzo comportamento è la magniloquenza trombona, l’attacco duro ma sgangherato, emotivo, accompagnato da gesti e atteggiamenti di sfida, il rimpianto per un inesistente buon tempo antico. Un modo di intendere la lotta politica, intellettuale e morale contro il globalismo relativista e i suoi travestimenti neo-marxisti che contiene verità innegabili e ha conseguito successi, ma finisce nella coreografia retorica che facilita enormemente la demonizzazione, la caricatura, la ridicolizzazione e la fabbricazione fraudolenta di cattivi assoluti (Salvini in Italia, Trump in America), ai quali il nemico attribuisce ogni male. E’ la reductio ad Hitlerum nella quale eccelle il clero secolare mediatico e culturale.

    Non resta che il paziente lavoro di costruzione della strada nel bosco. La chiusura della mente fa sì che manchino le parole per il pensiero critico. Se esiste un pensiero che tende a farsi unico, il primo modo di farsi strada è pensare altrimenti. I regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Pensare altrimenti significa parlare altrimenti: rigettare il linguaggio politicamente corretto, la neolingua che impone di scindere la verità – quello che vediamo, il giudizio che ne diamo – dalla sua rappresentazione verbale. I padroni delle parole sono i padroni del mondo; bisogna contendere loro i significati, rammentando la lezione di George Orwell sui totalitarismi: la verità è menzogna, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. E’ una scelta strategica del potere espropriare le masse delle parole, allontanarle dalla conoscenza, riempirle di “diritti” nella sfera pulsionale, orientarle all’ irresponsabilità a vantaggio della comodità. Combattere la guerra delle parole è la prima battaglia di chi passa al bosco.

    La seconda è uscire definitivamente dalla gabbia liberale. Oggi tutti si dichiarano liberali, ma l’unico liberalismo da salvare è quello la cui intenzione morale è andata perduta per la prevalenza schiacciante della dimensione economica- il liberismo – e la vittoria dell’indifferentismo morale e religioso. Il liberalismo “buono” è un habitus etico spirituale, il diritto che la maggioranza attribuisce alle minoranze, “la decisione di convivere con il nemico, e di più, con il nemico debole” (J. Ortega). Anticaglie. Al liberalismo reale interessa esclusivamente difendere la proprietà privata dei giganti, confinare nell’intimità i sentimenti morali e religiosi e rendere ininfluente la dimensione pubblica a vantaggio degli interessi privati e dell’egemonia della dimensione economica. E’ la teorizzazione della legge del più forte e del più ricco. Scriveva Werner Sombart: “l’economia non è il nostro destino; non esiste un sistema di leggi economiche autonome, vale a dire: l’economia non costituisce un processo naturale, ma è una creazione culturale scaturita dalla libera scelta degli uomini. Sicché, anche il futuro dell’economia, o di un determinato sistema economico, è rimesso alla libera volontà di uomini”.

    In Elogio dell’appartenenza (Passaggio al bosco, 2020) sottolineavamo la necessità di ritornare comunità. Appartenere è bisogno primario dell’uomo. “In ogni comunità vi è sempre qualcosa, un principio, un luogo, una storia, una credenza collettiva a cui è attribuito un carattere superiore, trascendente. E’ un recinto sacro, il tempio che contiene quanto di più prezioso possieda quella comunità. Il tempio è importante, intangibile, superiore a tutto perché è patrimonio comune indisponibile.” E’ sacro perché non è in vendita. La comunità è il luogo i cui valori non sono compravendibili, nel quale si praticano la gratuità e la solidarietà, in cui non si misura in denaro.

    La censura esercitata dal potere culturale progressista al servizio della cupola economica e tecnologica, crea un paradossale sistema di valori vuoti di significato. Lo scrittore francese Lèon Werth esortava ad appartenere a una civiltà, non a una tribù: "Mi devo a una civiltà. Non ho altro modo di vestirmi. Non posso uscire completamente nudo". L’obiettivo del nemico è lasciarci nudi e poveri: di diritti, di principi, di libertà. Ma non si è civiltà se non esiste qualcosa che lega; di qui l’importanza di rilanciare comunità e identità, ciò che unisce e differenzia in un mondo in cui tutto è equivalente, quindi irrilevante. Le nazioni muoiono, sostituite da megacorporazioni con diritto di vita e di morte. La sottomissione avviene attraverso la chiusura mentale e spirituale. Il Nuovo Ordine si è disfatto dell’illusione democratica e ha preso il controllo delle nostre vite. Dunque, la strada nel bosco deve contenere un forte appello alla libertà, intesa come partecipazione, padronanza di noi stessi. La libertà non è il diritto del più forte e nessuna idea può essere vietata.

    Siamo chiamati alla resistenza, non all’opposizione. Impoverimento, precarietà esistenziale, competizione sfrenata, l’Altro come nemico e concorrente, intrusione del biopotere nella sfera intima, sorveglianza, distruzione della civiltà. Non ci si può limitare a contrastare questa o quella politica, ma fondare un radicale antagonismo. Nessuna destra, nessuna sinistra, ma un fronte, un’alleanza tra i non garantiti di oggi e di domani. I segni sono sinistri: diritti fondamentali derogati, stretta sulla mobilità, imposizione della didattica a distanza e del telelavoro. Erano prontissimi e hanno agito senza indugio. Ci siamo lasciati sorprendere; hanno chiuso fabbriche, uffici, negozi, scuole. E poi musei, biblioteche, cinema e teatri: la cultura contagia. Siamo a un tornante della storia. L’egemonia perduta si ricostruisce tracciando segnavia, indicazioni lungo il sentiero per riconoscerlo. Armati di picca, pala e passione, ribelliamoci e organizziamoci.


    https://www.ariannaeditrice.it/artic...rada-nel-bosco

  6. #176
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    L’annichilimento dell’essere sociale e l’ontologia fantasma

    https://www.ariannaeditrice.it/artic...logia-fantasma

  7. #177
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    IL CAMBIAMENTO STA AVVENENDO IN MODO SUBDOLO VERSO UN MONDO CONTROLLATO DAI NUOVI FEUDATARI

    30 Gennaio 2021

    di José Javier Esparza

    Stiamo affrontando un cambiamento radicale nelle regole del gioco che svuota completamente le nostre nozioni abituali di democrazia e libertà.

    Il grande processo è già stato scatenato. Tutto sta accadendo nello stesso momento e ad una velocità enorme. Gli eventi arrivano da noi avvolti in una nuvola di notizie dove è già diventato praticamente impossibile sapere quali informazioni e cosa siano disinformazione. Il massimo che possiamo fare è cercare di afferrare alcuni fili di questa matassa e ricostruirne il percorso, nella speranza che ci dicano dove stiamo andando.

    Potere pubblico, potere privato

    Primo filo della matassa: assistiamo a una formidabile crescita del potere privato a scapito del potere pubblico. Il sintomo più evidente è stato l’esercizio della forza da parte delle grandi aziende che controllano Internet: Facebook, Google, Amazon, ecc. Che queste società abbiano accettato di mettere a tacere il Presidente degli Stati Uniti è un gesto abbastanza eloquente. Si tratta di un fatto di una portata straordinaria, perché significa che i grandi feudatari sono in grado di imporsi al sovrano, come in certi episodi del Medioevo.
    Con la sfumatura rilevante, inoltre, che non stiamo parlando solo di società Internet, ma che ognuna di esse proviene dalla mano delle grandi banche di investimento, come i gruppi Vanguard e Black Rock. Quindi non stiamo affrontando un problema settoriale, qualcosa che potrebbe essere risolto con una legislazione antitrust, se non prima di una vera insurrezione dell’élite economica globale.
    Questa è la naturale conclusione di quella “ribellione delle élite” immaginata da Christopher Lasch: i nuovi signori del mondo, avendo rotto tutti i legami culturali ed esistenziali con le loro nazioni, con le loro comunità, si sono proposti di costruire un nuovo potere.

    Che i ricchi e potenti cerchino di influenzare la vita pubblica per determinare l’atmosfera politica non è una novità. Basti ricordare l’amara protesta di Eisenhower quando denunciava l’eccessiva influenza del “complesso militare-industriale” sulla politica statunitense. Neppure sarà inutile menzionare, ad esempio, il peso eccessivo delle grandi società elettriche nell’attuale politica spagnola. Ma qui non stiamo parlando di influenza, ma di qualcos’altro.
    Una cosa è determinare cosa è pubblico e un’altra molto differente è impadronirsi di quello. Una cosa è per un agente privato giocare nel consiglio di amministrazione come un potere de facto (l’argomento “potere de facto”) e un’altra è per lui rivendicare pubblicamente per sé il diritto di censurare le libertà altrui. Nessuno in Occidente l’ha fatto per molti secoli. Ecco perché questo episodio è così importante: significa un cambiamento radicale nelle regole del gioco e svuota completamente le nostre solite nozioni di democrazia e libertà.


    Jeff Bezos (Amazin) con Bill Gates
    I dieci uomini più ricchi del mondo hanno guadagnato 300 miliardi di dollari in più dall’inizio della pandemia del Covid.
    La consacrazione del pubblico come spazio politico per eccellenza è una caratteristica fondamentale della civiltà europea. Gran parte della nostra storia collettiva può essere scritta come quella di un lungo contrasto tra il potere privato dei signori della terra o del denaro e il potere pubblico della Corona. La costruzione degli stati moderni si basava proprio sul consolidamento di strutture pubbliche che, proprio perché pubbliche, rivendicavano un’indiscutibile legittimità. Vox populi, vox Dei, recitava il classico adagio.
    In nome di quello, i re cattolici, ad esempio, poterono annullare il potere degli aristocratici castigliani e aragonesi (con una certa frequenza, appendendoli con una corda per il collo). Da allora, il sempre difficile equilibrio tra potere pubblico e libertà personali è stato l’arco chiave della politica in Occidente. Ora quell’equilibrio è sostanzialmente alterato.

    La morte del liberalismo

    Non è facile prevedere le conseguenze del processo. Il Daily Mailha riferito nel gennaio 2021 che i dieci uomini più ricchi del mondo hanno guadagnato 300 miliardi di dollari in più dall’inizio della pandemia del Covid. La fortuna personale di queste persone (Bezos, Gates, Musk, ecc.) è equivalente, ciascuna di quelle, al PIL di paesi come l’Ucraina, la Bulgaria, la Romania o il Portogallo. Questi miliardari hanno costruito tali imperi sulla base di un monopolio tecnologico transnazionale sostenuto dall’alleanza con la grande banca d’investimento, che moltiplica i suoi profitti, e con la connivenza dell’élite politica occidentale.


    Elon Musk uno dei miliardari
    Come possono non sentirsi capaci di zittirci tutti, figurativamente attraverso la censura e fisicamente con le mascherine? Il nuovo team della Casa Bianca è pieno di nomi collegati direttamente a Facebook, Black Rock, Goldman Sachs, ecc. Hanno preso loro il comando, in modo chiaro e semplice. Lo chiamano “multilateralismo” o “collaborazione pubblico / privato”, ma quello che si occulta da dietro è il giro decisivo nella struttura di potere.

    Come prima misura, tutto questo significa che il liberalismo è entrato in una crisi irreversibile, anche maggiore di quella subita dal socialismo negli anni ’80. Il liberalismo è soprattutto una dottrina della limitazione del potere. Da qui la sua ossessione (non ingiustificata) di limitare il potere pubblico per garantire la libertà personale.
    Tuttavia, se la limitazione del potere pubblico finisce per provocare una crescita illimitata dei poteri privati (delle grandi corporations) ​​che nessuno può controllare e che annienta le libertà personali, allora è chiaro che tale modello ha fallito. Lo stesso vale per le libertà politiche e per il concetto stesso di democrazia. La democrazia si basa sull’esistenza di un demos, ovvero in altre parole, di una comunità politica che è in grado di eleggere e controllare il potere. Ma se il potere trascende i confini nazionali, diventa globale, sfugge al controllo di qualsiasi comunità politica e impone la sua volontà ai demos senza alcuna restrizione, allora la democrazia è morta. Ed è esattamente quello che ci troviamo oggi.

    È chiaro che la resistenza a questo processo può passare solo attraverso il rafforzamento della sfera pubblica, cioè quella politica, contro i poteri privati, e il rafforzamento della sovranità della comunità politica nazionale, concreta, a garanzia della sopravvivenza della democrazia.


    Ora, anche i nuovi signori del mondo hanno il loro progetto: un mondo senza nazioni, una democrazia senza demos, un’ideologia di trasformazione del sistema economico con la scusa di esaltare l’emancipazione degli individui dalle loro comunità di origine. Quelli sono gli altri fili della matassa. Li vedremo in azione presto nella prossima occasione.

    Fonte: El Manifiesto

    Traduzione: Luciano Lago


    https://www.controinformazione.info/...ovi-feudatari/

  8. #178
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    LE DOTTRINE DELL’IMPERIALISMO STATUNITENSE E LA DIVISIONE POLITICA

    31 Gennaio 2021

    di Nicholas Molodyko.

    Per prepararti a vedere l’arte e la cultura dell’Impero americano.
    Abbiamo un punto cieco, o ci manca la conoscenza e la comprensione in un’area specifica e importante, che riguarda l’imperialismo statunitense, e questo in realtà è un problema enorme. Come capire questo punto cieco?

    Gli Stati Uniti hanno promosso la democrazia nelle loro religioni e nella cultura popolare, specialmente nella cinematografia di Hollywood. Gli Stati Uniti hanno interi uffici governativi dedicati alla diffusione della democrazia all’estero. Eppure ecco il vero problema: gli Stati Uniti non sono una democrazia. Non lo sono mai stati. Dal 1945, la repubblica USA è gestita come un impero .



    Gli Stati Uniti che noi americani pensiamo di conoscere esistono solo all’interno dei contorni delle nostre menti, proprio come il pernicioso punto cieco.

    In particolare, il governo degli Stati Uniti ha un punto cieco, un punto cieco istituzionale molto ufficiale, quando si tratta di imperialismo statunitense. Perché gli imperialisti al potere nel governo lavorano di nascosto o inconsapevolmente per far avanzare la politica imperialista.

    Certo, non c’è bisogno di torcere il braccio delle aziende americane e di coloro che non hanno problemi a fare tonnellate di soldi all’estero in alcun modo, spesso a scapito di vite umane e di mezzi di sussistenza innocenti. Loro, gli oligarchi delle multinazionali amano molto l’imperialismo statunitense. L’imperialismo è un grande affare in questi giorni.

    Spetta quindi al pubblico americano comprenderlo. L’americano di tutti i giorni. Soprattutto quelli di noi che sono attivisti della propaganda americana. Abbiamo un punto cieco. Il nostro campo visivo è ostruito.



    Come sono finito a vedere io stesso il punto cieco? Non è stato facile e non volontario, ti dico. Sono stato lentamente, per diversi anni, preso dall’incompetenza degli agenti imperiali statunitensi in Ucraina, Canada e Gran Bretagna e della cosiddetta “comunità dell’intelligence” dell’alleanza dei “Five Eyes”, sui media social, ma ci sono modi molto migliori per farlo, fidati di me.

    Vedi le dottrine dell’imperialismo statunitense
    Le prove dell’esistenza dell’Impero americano possono essere viste in diversi modi. In un accenno sfacciato all’Impero Romano, le “dottrine” ne fanno parte.
    Lo scopo di una dottrina di politica estera è fornire regole generali per la condotta della politica estera attraverso le decisioni sulle relazioni internazionali. Queste regole consentono alla leadership politica di una nazione di affrontare una situazione e spiegare la condotta politica di una nazione ad altre nazioni.

    L’influenza economica, militare e politica degli Stati Uniti si è estesa da tempo ben oltre questi possedimenti internazionalmente riconosciuti e vari presidenti hanno articolato una serie di “dottrine” per legittimare tale portata imperiale. Si potrebbe dire che nel tempo le varie dottrine costituiscono la “dottrina imperiale americana” del XXI secolo. E Donald Rumsfeld sarebbe d’accordo .

    La prima di queste dottrine è la Dottrina Monroe, introdotta nel 1823 nel penultimo discorso di Monroe sullo stato dell’Unione. Ha avvertito le nazioni europee che se gli Stati Uniti avessero anche riconosciuto i possedimenti coloniali esistenti nel continente americano, non avrebbero permesso la creazione di nuovi.

    Il presidente Theodore Roosevelt avrebbe poi aggiunto un corollario alla Dottrina Monroe stabilendo il diritto di Washington di interferire in qualsiasi paese delle Americhe che i suoi leader ritenevano non fosse gestito adeguatamente.



    Uno degli attivisti americani o antimperialisti, Franklin Delano Roosevelt, ha pubblicamente rinunciato alla Dottrina Monroe e ha promesso un atteggiamento di non intervento nei confronti dell’America Latina. Ma nel 1947 Harry Truman espose la sua dottrina che avrebbe sostenuto la politica estera del paese almeno fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Allora lavoravo nel campo dello sviluppo internazionale, la storia è diventata personale.

    Quando ero giovane ero un po ‘ossessionato da Joseph Conrad, soprattutto quando lo scrittore polacco-britannico scrisse nel 1899 sul colonialismo, l’imperialismo e l’avidità in ” Heart of Darkness “. Sebbene l’imperialismo e il colonialismo si concentrino sulla soppressione a vicenda, mentre l’imperialismo si riferisce al dominio politico e monetario, sia formalmente che informalmente, il colonialismo si riferisce al processo in cui un paese prende il controllo fisico di un altro.

    La svolta del dopoguerra verso un rabbioso anticomunismo ha dato vita a un nuovo tipo di colonialismo. Piuttosto che annettere territori direttamente per estrarre manodopera a basso costo e risorse naturali, gli Stati Uniti, la Banca Mondiale e il FMI hanno preso il controllo delle economie delle nazioni povere.

    In cambio di aiuti – o prestiti spesso intascati dalle élite locali e ripagati dai poveri – queste nazioni hanno accettato la privatizzazione dei servizi pubblici come l’acqua e le infrastrutture e la defraudazione dei servizi umani come la sanità e l’istruzione, di solito da parte di multinazionali o statunitensi.

    L’impero americano ha essenzialmente derubato i paesi sotto la minaccia delle armi. Lo abbiamo visto da ultimo in Ucraina. Questi “aggiustamenti” hanno permesso ai beneficiari di servire i prestiti, estraendo la scarsa valuta forte da nazioni già molto impoverite. Ho un’esperienza professionale di prima mano in questo.


    Truppe USA in Iraq
    Si sarebbe pensato che la caduta dell’Impero Sovietico e la fine della Guerra Fredda avrebbero impedito agli imperialisti di continuare le loro incursioni globali contro le compagnie e gli infiniti interventi militari e della CIA che ne facevano parte. Ti saresti sbagliato.

    Dopo la Guerra Fredda, e giusto in tempo per impedire ogni possibilità di porre fine all’imperialismo statunitense, gli imperialisti hanno messo in scena l’11 settembre. Eh sì, lo sanno, i francesi lo sanno grazie a un best seller , un libro da leggere: ” L’effroyable imposture “. Questo diede al presidente George W. Bush la sua dottrina che descriveva la folle ideologia neoconservatrice .



    La “Dottrina Bush”, la risposta strategica per la sicurezza all’11 settembre, il dispositivo legittimante che ha permesso all’amministrazione Bush di approvare una politica di sicurezza progettata per mantenere la supremazia globale degli Stati Uniti, ha portato a quasi 20 anni di disastrose “guerre eterne” e un -complesso industriale profondamente radicato nella nostra economia nazionale.

    Tutti i presidenti dopo Bush si sono attenuti a questa dottrina fino all’era Trump. E ora lui è stato estromesso dagli imperialisti, vale a dire la War Lobby . La storia dell’Impero americano. Donald Trump, o almeno la sua base di appoggio, capisce che gli americani di tutti i giorni non sono bulli imperialisti .

    Vedi la divisione politica
    Il dibattito sull’imperialismo statunitense è stato tradizionalmente diviso tra sinistra e destra, con il sostegno liberale e l’opposizione conservatrice.

    No davvero. E ‘così semplice. Non dovrebbe quindi essere difficile organizzare la disobbedienza civile contro l’imperialismo se affrontiamo la radice del nostro malinteso e inganno.

    Quando i liberali si renderanno finalmente conto che l’imperialismo sta minando alla fine la nazione? Sto facendo la domanda, perché sta accadendo proprio ora. Fondamentalmente.

    E sulla scia delle “ rivolte del Campidoglio ” altamente inscenate, quando si renderanno conto i conservatori di essere stati messi a tacere a causa della loro opposizione all’imperialismo?

    In un impero, il dovere dell’imperatore è quello di difendere e promuovere gli interessi economici e politici stranieri dell’impero. L’unico ruolo del legislatore nazionale di un impero è quello di sostenere e approvare gli editti ei capricci dell’imperatore. L’agenda interna di un impero è mantenere l’ordine, non promuovere il benessere generale dei cittadini.

    Ciò significa che non siamo più realmente i cittadini di una repubblica, ma i sudditi di un impero .

    Risolvere i problemi attuali negli Stati Uniti può avvenire solo se prima comprendiamo che ciò che sta causando il danno è l’imperialismo stesso, e il danno può essere riparato solo se viene veramente riconosciuto e affrontato nel giusto contesto di questo imperialismo.


    American military complex
    Se la gente capisse che la cosiddetta ” divisione politica ” è in realtà l’imperialismo, anche quello sarebbe certamente un inizio. La storia dell’Impero americano. L’unica cosa che divide le persone è se sostengono davvero la guerra o no. Non guerre perché nascoste o promosse dai media e da Hollywood. Cosa sta realmente accadendo in luoghi come la Siria, l’Etiopia e la Palestina.

    E, naturalmente, il modo migliore per governare un gran numero di persone è dividerle o tenerle separate (“divide et impera”).

    Questi sono infatti americani che chiedono “più guerre”. È tutto. L’industria dei media e dell’intrattenimento si sforza di convincerci che la guerra non è solo accettabile, ma una parte normale della vita americana.

    Quindi, si tratta di non digerire o non credere ai media e ad Hollywood . Mai. Questi principi e contadini sono al servizio dell’impero, la lobby della guerra. Costruiscono letteralmente un impero nelle nostre menti.

    E ascolta questo. L’impero americano non sta certo crollando. Ha iniziato a cadere a pezzi perché Donald Trump è stato il primo presidente della storia moderna a non iniziare una nuova guerra. Ma l’impero è appena riuscito a cacciare questo presidente, come aveva fatto con John F. Kennedy molti anni fa.

    I due presidenti, JFK e Trump, hanno sfidato l’impero. E il nuovo presidente, Biden, è apparso pubblicamente come un sionista, e il lato negativo di suo figlio è stato trasmesso su Internet, il che non gli ha impedito di salire al trono. Quindi eccoci qui, sionisti, asini e troni.

    Ancora una volta, se non fosse stato per alcuni sciocchi imperialisti in Canada e in Gran Bretagna, non avrei mai capito tutto questo. Il punto importante qui è che sono stati gli idioti britannici e canadesi, non gli americani, dell ‘”impero americano” a smascherarlo. E la mia più profonda gratitudine va alla giornalista “americana” Anne Applebaum.

    La buona notizia è che in generale, gli imperialisti statunitensi continuano a operare secondo gli stessi principi che hanno marcato la loro presenza nell’Ucraina. Anche i nazisti ucraini tacevano come pietre.

    L’Impero del Terzo Reich cadde dopo poco tempo perché i nazisti erano degli sciocchi. Sebbene siano stati descritti come scagnozzi spietati ed efficienti, i veri nazisti erano in generale servitori idioti che si sono dimostrati incapaci di dirigere un governo come lo erano di combattere una guerra.

    Ancora più importante, la signora o il compagno Applebaum e gli altri idioti mi hanno aiutato inconsapevolmente a capire che l’impero americano non è americano. Proprio come l’impero sovietico non era russo. L’impero americano ha alcune parti naziste e bolsceviche, ma per lo più è solo scortese e sciocco.

    Era tutto niente di meno che una rivelazione. Ricordi la citazione di Russia e Churchill sull’enigma?

    Famoso, Winston Churchill ha definito la Russia “un enigma, avvolto nel mistero, dentro un enigma”. Parliamo di indovinelli, in generale, allo stesso modo, ma America. Stiamo parlando dell’impero.

    Mentre sono un militante americano, sono trattato come un dissidente dell’Impero americano nel mio paese dagli imperialisti.

    GLI IMPERIALISTI EI COLONIALISTI MI FANNO RIBOLLIRE IL SANGUE, LO HANNO SEMPRE FATTO. COME AMERICANO, SO DI NON ESSERE SOLO. PERTANTO, DOBBIAMO ANDARE OLTRE LA FORMA DEL MONDO POLITICO PRESENTATO DAI MEDIA E DA HOLLYWOOD ED ESAMINARE LA SOSTANZA DELLA VITA DELLE PERSONE, LE NOSTRE STORIE PERSONALI. (……….)
    Il diamante ha molte sfaccettature, come la dottrina imperiale americana di cui abbiamo iniziato a parlare qui, il lavoro del Progetto per il nuovo secolo americano e il programma neoconservatore e, naturalmente, l’intelligence militare raggiunge le 900 basi americane in tutto il mondo e la rete delle istituzioni multilaterali, per non parlare della storia (storia reale che non viene insegnata nelle scuole) e del ciclo degli imperi.

    I diamanti sono fatti sotto pressione, proprio come gli imperi. I diamanti sono intrinsecamente privi di valore tranne che per il profondo bisogno psicologico che soddisfano. Tutto si riduce alla psicologia ea ciò che l’inevitabile riempie i contorni delle nostre menti.

    Proprio come nell’Impero Romano, le élite dell’Impero Americano usano la psicologia come munizione intellettuale per giustificare la violenza, l’oppressione degli altri, l’incarcerazione, la segregazione, la schiavitù, il terrorismo, la guerra, il genocidio e tutti i tipi di crimini contro l’umanità: l’imperialismo.


    Truppe USA con popolazione civile
    Poiché gli americani comuni iniziano a vedere l’impero, dovremmo parlarne quotidianamente.

    Secondo Malcolm Forbes, “i diamanti non sono altro che pezzi di carbone che hanno mantenuto il loro uso”.

    Il milionario Malcolm Forbes è stato direttore della rivista Forbes dal 1957 al 1990. Era un uomo noto per il suo senso degli affari e il suo stile di vita sontuoso. Ha parlato di impero su base quotidiana.

    L’impero era abbastanza personale per Forbes. Vedeva l’impero americano come reale, inimmaginabile, definito da cose che gli americani comuni non avrebbero mai visto.

    Dopo tutto, la coscienza politica è divisa, ma non come pensavamo. (……).

    Fonte: https://blogs.mediapart.fr/nicholas-molodyko

    Traduzione: Luciano Lago

    https://www.controinformazione.info/...ione-politica/

  9. #179
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    CRESCE LA RESISTENZA IN TUTTO IL MONDO CONTRO LE MISURE DI CONFINAMENTO E REPRESSIONE

    https://www.controinformazione.info/...e-repressione/

  10. #180
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    Predefinito Re: Il grande reset.

    IL GRAN RESET IN ITALIA SI ATTUERÀ CON IL CONTE TER

    L'Opinione delle Libertà

 

 
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