...l'insulto libero!
G. Perna sulla prima pg. e a pg. 6 de ilgiornale.it 01 10 2010
Scemenze se ne dicono a quintali tanto a destra che a sinistra.
Se a de*stra pe*rò si esagera in idiozia c’è sem*pre qualcuno al suo interno che con*danna il fesso del giorno.
La sinistra invece spara cretinate con suppo*nenza senza mai fare mea culpa . La cronaca recente aiuta a chiarire il concetto.
Quando Bossi, con arguzia da asilo nido, ha dato dei «porci» ai romani, mezzo Pdl- da Alemanno a Berlusconi- si è indignato e lo ha costretto a scusar*si. Stessa levata di scudi ieri con il se*natore Ciarrapico che, fascisteggian*do, si è chiesto se Fini avesse già ordi*nato le kippah per gli aderenti al suo futuro partito.
Un odioso antisemiti*smo.
Neanche però aveva finito di in*solentire che i suoi colleghi del Pdl gli sono saltati al collo.
Giancarlo Lehner, senatore che siede sui suoi stessi banchi, ha sibilato: «Chiun*que faccia queste affermazioni deve pagare».
Il ministro La Russa: «Frasi inaccettabili».
Il capogruppo pdl al*la Camera, Fabrizio Cicchitto: «Paro*le intollerabili».
E così altri dieci in*terventi infastiditi e sprezzanti.
Nes*suno gli ha tenuto bordone, zero soli*darietà, complicità nemmeno a par*larne.
Fesso è stato e da fesso è stato trattato.
La destra, insomma, dimo*stra di avere gli anticorpi.
Vediamo ora a sinistra.
Prenden*do spunto dai due infortuni di cui so*pra, il veterocomunista, Oliviero Di*l*iberto, ha aperto la boccaccia e ha detto: «Prima Bossi chiama porci i romani, poi Ciarrapico insulta gli ebrei. Ma che razza di partito è il Pdl?».
E si è data la risposta:«Una clo*aca ».
Il medesimo linguaggio da su*burra che voleva condannare.
Con la differenza però che nessuno a sini*stra gli ha dato sulla voce.
Direte che Diliberto è notoriamente squilibra*to e va lasciato al suo destino.
Ma lo stesso era accaduto un mese fa con Bersani, faro del Pd, quando ha det*to testuale:
«Il berlusconismo è una fogna».
Identica ispirazione dalle la*trine ed eguale silenzio dei compa*gni.
Sempre di queste ore, è lo show di Di Pietro nel dibattito sulla fiducia a Montecitorio.
Il Cav, stando all’illu*minato parere dell’immobiliarista, è «uno stupratore della democrazia, uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista» e via con ulteriori contumelie da ubriaco all’ultimo stadio.
Vi risulta qualche reazione da parte dei suoi alleati? Niente.
Di più: perfetto accordo, sal*vo riconoscere qualche eccesso «ne*gli aggettivi che io non avrei usato», come ci ha fatto sapere il baciapile, Franceschini. Proprio lui - e loro *sempre pronti a rinfacciare al Cav il mancato rispetto delle istituzioni salvo stropicciarsi lieti le mani quan*do l’istituzione infangata è il pre*mier.
E che dire della Gelmini «rom*picoglioni », felice invenzione del so*lito Bersani, accolta dagli applausi della Cgil scuola, dai prof sessantotti*ni e dalla sinistra di ogni ordine e gra*do?
Insomma,aspettarsi un’autocriti*ca da quelle parti è come sperare che Di Pietro vada a scuola di dizio*ne.
Maestri nel vedere il pelo nell’uo*vo d*egli avversari ma incapaci di ac*corgersi della pelliccia da orango che li ricopre.
Non solo negli scioc*chi tornei oratori fin qui evocati ma anche negli aspetti purulenti che ab*b*ondano nel corpaccione della sini*stra.
Alla festa del Pd un mese fa, una ragazzotta dei centri sociali ha lan*ciato un candelotto acceso contro il sindacalista cislino Bonanni.
Anzi*ché farsi un esame di coscienza, i pd hanno fatto finta di nulla e la mar*mocchia - tale Rubina Affronte, fi*glia di magistrato - è diventata un’eroina.
Eppure, Rubina è roba lo*ro.
Un prodotto della cultura insita nell’album di famiglia: quella del*l’antagonismo a brutto muso.
La ra*gazza, che non ha trascorso un’ora in gattabuia, intervistata due giorni fa, ha detto: «Era importante non fa*re parlare uno (Bonanni, sindacali*sta moderato, ndr ) che mette in peri*colo i diritti fondamentali di milioni di lavoratori».
Perfetto araldo della lotta di classe, tanto che nessuno a sinistra ci ha trovato da ridire.
Come non ho mai sentito una vera parola di condanna dai vari Vendola, Dili*berto- ma neanche dei soloni del Pd - quando pochi anni fa al Fini che fu, ad Alemanno e allo stesso papa Rat*zinger è stato impedito di parlare in diverse università dai prof e dai fuori*corso, tutti del vivaio cattocomuni*sta.
È a furia di fare lo gnorri sulle pro*prie* responsabilità politiche e cultu*rali che nel Paese serpeggia una brut*ta aria.
Se negli stadi c’è il fascismo *e qualcuno a destra dovrà occupar*sene - , per le strade c’è il vetero marxismo e questo è affare della sini*stra parlamentare.
Il terrorismo bi*partisan che colpiva ogni giorno è fi*nito da qualche decennio. Quello saltuario però si è fatto ancora vivo ed è tutto di sinistra.
I tre giuslavori*sti uccisi dalla metà degli anni Ottan*ta al Duemila - Tarantelli, D’Anto*na, Biagi - sono stati accoppati dai nostalgici dei vecchi manuali marx**leninisti che furono cari ai capi del*l’attuale opposizione.
Terroristi le cui bande si sono tutte fregiate di si*gle in cui la parola «comunismo» era presente e molti dei quali erano iscritti a Cgil,Cobas e compagnia.
Ri*co*rdate qualche presa d’atto o resipi*scenza per i farabutti che avevano in casa, da parte dei vari Cofferati o Epi*fani, segretari generali pro tempo*re? Neanche per idea.
È stato invece tutto un negare e minacciare quere*le a chi gli ricordava la tessera che l'assassino di turno aveva in tasca.
Hanno forse fatto pulizia? Si spera, ma non risulta. La sinistra è fatta così.
Non sbaglia mai, anche se è presa col topo in boc*ca.
Nelle piccole come nelle grandi cose.
Alza sempre i toni- vedi il tratto*rista molisano, vedi Bersani, vedi gli alleati di ieri e di domani, genere Dili*berto - ma se il demente di turno si infervora ai suoi slogan e lancia il Duomo in faccia al Cav, spaccando*gliela, infila la testa nella sabbia.
Ma solo la sinistra più pudibonda e ipo*crita, perché Di Pietro, che è senza vergogna, commentò: «Berlusconi col suo menefreghismo istiga la vio*lenza ».
Per riassumere. Bossi dice «porci» ai romani e il Pdl insorge.
Di Pietro, di fronte al sangue, dice «se l’è volu*ta, ben gli sta» e il Pd se lo tiene come alleato.
Stretto, stretto e ponti d’oro.




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