
Originariamente Scritto da
Il viaggiatore notturno
Suvvia, tutti ne abbiamo almeno uno, mica siamo San Francesco!
A titolo di promemoria, i vizi capitali sono inclinazioni comportamentali caratterizzate dall'eccesso, dall'incapacità di contenersi. Sono sette:
superbia: radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri, nonché di disprezzo di norme, leggi, rispetto altrui;
avarizia: cupidigia, avidità, costante senso di insoddisfazione per ciò che si ha già e bisogno sfrenato di ottenere sempre di più;
lussuria: incontrollata sensualità, irrefrenabile desiderio del piacere sessuale fine a se stesso, concupiscenza, carnalità, eccessivo attaccamento ai beni terreni ed eccessiva renitenza nel separarsi da essi;
invidia: tristezza per il bene altrui percepito come male proprio;
gola: meglio conosciuta come ingordigia non è solo il mero abbandono e esagerazione nei piaceri della tavola o la perdita totale del senso della misura e quindi della capacità di provare piacere reale per ciò che si sta gustando ma anche l'ingordigia nella sua accezione più pura. È descrivibile come l'insaziabilità su tutti i piani, quindi sia materiale sia spirituale;
ira: alterazione dello stato emotivo che manifesta in modo violento un'avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno;
accidia: torpore malinconico, inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene, pigrizia, indolenza, infingardaggine, svogliatezza, abulia.
Una nota a margine: nell'Inferno di Dante, gli
avari sono sottoposti alla stessa pena insieme ai
prodighi, cioè ai dilapidatori, in quanto il loro vizio ha il medesimo movente nell'immoderata brama delle ricchezze, che gli uni accumulano per il piacere del possesso e gli altri per profonderle irragionevolmente.
Non siate ipocriti, il mio vizio è la lussuria...
