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    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Beppe Grillo, la "guerrilla advertising", il "viral marketing"

    Un'analisi critica della cosiddetta "wikidemocrazia"
    Nella filippica moralizzatrice tenuta da Beppe Grillo intervistato nel corso della trasmissione Annozero, riportata su questa stessa pagina, il comico genovese decanta le virtù della politica che si fa senza danari.
    Pare invece che la Woodstock di Grillo tenutasi a Cesena Sabato 25 e Domenica 26, alla quale i media hanno dato grande risalto, sia costata oltre mezzo milione di euro.
    Soltanto un anticipo, pare abbia detto il grande moralizzatore. In realtà, quello che giustamente viene definito il "Signore del web", come si sa, o forse si dovrebbe sapere, e' anche uno scaltro imprenditore che mentre tuona contro la politica dei partiti pensa a come occupare poltrone in parlamento. Riportiamo qui di seguito un articolo di Alfredo Oliviero, pubblicato su Micropolis, il mensile che esce in Umbria con il quotidiano il manifesto, nel quale si spiegano scopi e metodi della Casaleggio Associati, che, del nuovo idolo della folla, ha pianificato la discesa in campo.

    Di seguito l'intervento di Alfredo Oliviero pubblicato su Micropolis dell'Ottobre 2007
    «Tempi duri per i partiti politici. La casta è salita sul banco degli accusati e, incapace di autoriformarsi, di produrre più politica e di dare risposte credibili ai mille problemi, si
    allontana sempre più dai cittadini e alimenta «l’antipolitica». Un posto da protagonista nel teatrino della sceneggiata politica lo ha conquistato, senza dubbio, Beppe Grillo.
    Ed è anche per evitare cocenti delusioni agli entusiasti del comico genovese che non sarà inutile analizzare la novità estiva che, senza troppi sforzi, ha tolto la scena al nascente Partito Democratico. Per tutti, ma in particolare per chi è rimasto affascinato dal populismo tecnologico di Grillo, sarà utile sapere che dietro al fenomeno mediatico c’è la Casaleggio Associati, un’azienda creata circa quattro anni fa a Milano da un gruppo di imprenditori con il chiaro intento di creare gruppi di pensiero e orientamento politico.
    Gli strumenti usati sono strategie commerciali studiate esplicitamente per influenzare il pensiero degli utenti senza che questi possano minimamente sospettare anche solo l’esistenza di un disegno. Quali sono questi strumenti?
    Possiamo ricondurre il tutto al viral marketing e al guerrilla advertising.
    Il viral marketing è una vera e propria scienza della comunicazione studiata per influenzare l’opinione pubblica senza mostrare i veri interessi che vi stanno dietro.
    Questo strumento è ormai largamente utilizzato anche dalle grandi multinazionali, Google, per esempio, cataloga ogni articolo che noi leggiamo su internet, ogni mail che riceviamo, i nostri contatti, poi mette in relazione tutte queste informazioni e le mette a disposizione del governo americano, ma la sua immagine è tanto curata che tutto questo passa in secondo piano per l’opinione pubblica. Il virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. È un’evoluzione del passaparola ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. Esistono aziende di marketing specializzate nel modificare il pensiero degli utenti della rete introducendosi nelle discussioni e portando avanti gli interessi particolari delle varie aziende spacciandosi per comuni cittadini. Una delle principali è l’americana Biving Group un’agenzia leader nel social network negli Usa con esperienza decennale e collaborazioni con corporation di massimo livello.
    Multinazionali come la Monsanto, ad esempio, affidano i propri messaggi a società come la Bivings Group che manipolano l’opinione pubblica grazie al marketing virale, intrufolandosi nei forum di discussione su internet e diffondendo le opinioni delle multinazionali sotto le sembianze di “comuni cittadini”.
    Le multinazionali hanno imparato che il modo migliore per affermare il proprio punto di vista è stare in disparte e lasciare che a sostenerlo siano dei comuni cittadini. Un articolo sul sito web della Bivings intitolato "Marketing virale: come infettare il mondo", avverte che vi sono alcune campagne in cui sarebbe poco opportuno o persino disastroso lasciare che il pubblico sappia in cosa è direttamente coinvolta la vostra azienda... semplicemente non è una mossa intelligente nel campo delle pubbliche relazioni.
    E’ meglio prima ascoltare quello che viene detto on-line poi inserire su questi canali dei messaggi che presentano il vostro punto di vista come quello di una disinteressata terza parte. Il maggior vantaggio del marketing virale è inserire il messaggio nel contesto in cui è più probabile che sia preso in seria considerazione. A volte, si vanta la Bivings, vinciamo dei premi.
    Altre, soltanto il nostro cliente conosce il ruolo preciso che noi abbiamo giocato. In altre parole la gente non ha la minima idea di essere manipolata. Se noi vediamo una pubblicità di una macchina che ci dice che è bella, sicura, con ottime prestazioni e bassi consumi, pensiamo che è solo una pubblicità. Se troviamo cinquanta persone on line che parlano tra di loro di come una tale macchina sia bella, sicura, con ottime prestazioni e bassi consumi, acquisiamo invece dentro di noi la certezza assoluta della qualità di quella macchina. Quelle cinquanta persone sono solo una strategia dell’azienda per influenzare gli utenti.
    Cosa centra questo con Grillo?
    Come detto la Casaleggio Associati è nata esplicitamente per influenzare tramite la rete gli
    utenti e creare gruppi di pensiero e orientamento politico. Ed il viral marketing è esplicitamente, fin dalla sua fondazione, la strategia perseguita dal gruppo che ci sta dietro. Grillo non è che uno strumento di questa operazione, una pubblicità subliminale che non vende prodotti ma modifica il nostro pensiero. Ed è il presidente della Casaleggio, dopo una chiacchierata con Grillo, che ha trasformato il Grillo che spacca i computer in teatro nel Grillo principe di internet, con uno dei blog più influenti a livello mondiale.

    Sull’onda del blog di Grillo è nato quello di Antonio Di Pietro che ne ha fiutato le potenzialità e spera di riuscire a raccogliere la sua fetta di delusi dalla politica.
    Come? Grazie alla Casaleggio Associati, sempre loro a gestire il tutto. Stessi toni, stesso populismo, stesso apparente distacco dal mondo politico, stesse proposte di Grillo: liste civiche con persone selezionate solo per avere la fedina penale pulita e non aver mai mostrato il proprio orientamento politico. Persone pronte a rivendersi al miglior offerente stravolgendo il mandato ricevuto dagli elettori che ovviamente non hanno modo di sapere a chi stanno affidando il proprio voto.
    Arriviamo alla seconda strategia: guerrilla advertising. Questa cattura l’utente con iniziative spiazzanti che si propagano per la loro originalità. Segue poi una fase in cui le azioni non sono più sporadiche ma sistematiche.
    Non serve più attirare l’attenzione ma sfruttare la popolarità acquisita. Si sfrutta l’onda devastante e si continua con azioni convenzionali, legittimate però dalle fasi precedenti.
    La guerrilla advertising illustra il processo che ha portato Grillo ad essere il campione dell’antipolitica. Prima il blog, le campagne ecologiche, Parlamento pulito, le inserzioni sui giornali ecc. Poi il Vaffa-day e le liste civiche certificate. Infine il passaparola, i Meetup, i comitati per le liste civiche.

    Il 23 maggio 2007 compare un sito, listacivicanazionale.it
    Tra i firmatari di questa nuova, anzi vecchia, scuola di pensiero, Beppe Grillo che naturalmente sino al giorno successivo al Vaffa-day evita assolutamente di mostrare il proprio interesse ad una esplicita attività politica. E’ quasi scandalizzato da chi gli chiede di scendere in campo, ma poi si erge addirittura come colui che separerà i buoni dai cattivi, colui che con il suo bollino di qualità illumina i seguaci. Qual è il problema? Il metodo.
    Gli strumenti subdoli, studiati a tavolino, un vero e proprio plagio.
    Strategie comunicative studiate da un’azienda di marketing che pianifica il lavaggio del cervello e prepara la venuta del messia provoca rabbia e disgusto. Ha un sapore troppo americano, ricorda il Grande Fratello orwelliano, elude i veri problemi, giustifica i furbetti dei partitini e quelli dei partitoni.
    Invece di più politica ne propone meno e di qualità indigesta. E soprattutto si dichiara antiberlusconiana, ma in pratica non ne scalfisce minimamente il consenso andando invece a delegittimarne gli avversari politici.

    da Rivoluzione Democratica

    Senza Grilli per la testa

  2. #2
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    Predefinito Rif: Beppe Grillo, la "guerrilla advertising", il "viral marketing"

    Io non capisco questa critica. Davvero non la capisco.

    Dunque, partiamo da alcuni fatti che tutti coloro i quali si sono sorbiti i testi marxisti di edizione sovietica conoscono molto bene.
    Quando entrai nel partito (per antonomasia, se si parla del "partito" si identifica quello comunista) mi fecero subito osservare la bilbioteca della sezione. Erano tutti testi sovietici tradotti ai tempi di togliatti in italiano o inglese. I più stoici se li spupazzavano anche in tedesco o russo.
    Critica del marxismo, sul materialismo dialettico e storico, critica all'idealismo, alla borghesia, al capitalismo. Poi vi era la sezione sui sindacati, sui maestri del comunismo internazionale.
    I libri erano il viral marketing. Il passaparola per strada. Attraverso il volantinaggio.
    Ai tempi, quello era il viral marketing, che sfociò neanche troppo ineludibilmente nell'introduzione, o intromissione ad essere più onesti, di persone vicine al partito entro le sedi istituzionali, quali scuole pubbliche, università, fondazioni, comitati culturali. Gli anni 70 furono un coacervo di guerra fredda anche entro i canali di diffusione culturale. Ai tempi, quello era il viral marketing.
    Il senso di tutto ciò era influenzare quante più persone possibili.
    Le lobby funzionano così: si critica l'aipac, ma cosa fa l'aipac di tanto diverso da quello che il partito fece negli anni 70?
    Cambiano le ere, cambiano i mezzi, gli strumenti, ma il fine rimane lo stesso. Smuovere quante più coscienze, in modo diretto o indiretto.
    Gramsci lo affermava da dentro il carcere. E' stato proprio lui il teorico di questo modo di procedere. Forse non si sarebbe aspettato che a farlo meglio sarebbero stati i capitalisti, però.

    Il partito ed il comunismo non sono stati più in grado di seguire la tecnologia: la conseguenza è che sono stati letteralmente fatti fuori da quello che oggi viene definito "movimento antipolitico".
    Cazzate, ovviamente, è tutto fuorché antipolitico: è puramente politico, soltanto con strumenti e metodologie diverse. Ogni volta che ti intrometti nella società, espliciti e concretizzi in loco un fenomeno politico. Poche palle.
    Anche definirsi antipolitici è una mossa politica.
    E' qui che Preve secondo me scazza totalmente la sua analisi: lui ragiona in modo moderno, ha capito quindi questo quid fondamentale, ma non è in grado di agire pragmaticamente. In pratica, come si combatte il sistema dell'antipolitica, dei conservatori misti a progressisti, degli Obama e Blair, dei Sarkozy o Berlusconi?

    Grillo usa la Casaleggio? E quindi? La Casaleggio, se avete mai avuto modo di ascoltare/leggere i loro comunicati, non fa mistero del modus operandi. Anzi, se ne vanta allegramente, e fa bene.
    Non esiste mistero alcuno in questa supposta strategia: chi ritiene che sia un mistero ha capito proprio poco.
    E' tutto alla luce del sole. Ecco dove sta il miracolo dell'antipolitica. Non si ha neanche bisogno di celare.

    Io ritengo che nel XXI o si è in grado di star dietro a queste nuove tendenze oppure si verrà spazzati via.
    Lasciamo perdere i messaggi di Grillo, e badiamo alla sostanza: egli sfrutta perfettamente uno spazio incustodito in Italia ma invece largamente sfruttato altrove: la rete.
    Obama senza la rete sarebbe nettamente ridimensionato.

    Dà fastdio che Grillo populisticamente attinga a piene mani tra la popolazione italiana? D'accordo. Ed allora si corra ai ripari combattendolo con le stesse armi.
    In un secondo io posso comunicare a qualche milione di persone un concetto, un'idea, un programma, qualunque cazzata.
    Grillo fa questo. E lo fa egregiamente, tecnicamente parlando.
    Gramsci avrebbe sbavato per poter fare altrettanto. Ai suoi tempi per comunicare al resto del mondo cosa capitava al Comintern ci volevano mesi. Nel XXI secolo basta un click. Se però si è in grado di saperlo architettare e strutturare quel click.

    Questione denaro: Grillo potrebbe ribattere affermando che quel denaro sia un investimento di privati, cittadini o società che siano. Non denaro pubblico tramite tassazione. E se anche fosse Soros o chi per esso a finanziarlo, beato lui che quel denaro ce l'ha.
    Perché i comunisti non hanno più denaro da spendere? Dove sono andati a finire i fondi del pcus? Non ci sono più, e nessun imprenditore o cittadino ritiene che sia un buon investimento finanziare le attività dei comunisti.

    Io ricordo che Marx, correggetemi sesbaglio, sosteneva che per ottenere il comunismo ci volesse una società capitalista da cui partire.
    Ecco, se solo i comunisti sapessero sfruttare meglio il capitalismo a proprio vantaggio, forse questa benedetta rivoluzione arriverebbe prima del 2450 dopo cristo, anno più, anno meno.

    Il nemico si sfrutta: qualcuno invece lo subisce.
    Ultima modifica di Cabala Candelaia Circea; 03-10-10 alle 17:44

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    Predefinito Rif: Beppe Grillo, la "guerrilla advertising", il "viral marketing"

    Grilli parlanti

    Durante la Guerra Fredda gli Stati da Occidente e da Oriente si accusavano reciprocamente di impedire l’affermarsi, nelle rispettive “sfere di influenza”, di una compiuta Democrazia: la “Cia” e lo “imperialismo” da una parte, il “Kgb” e il “comunismo reale” dall’altra. Poi si dette la colpa ai “monopoli”, specie quelli “internazionali”. Si passò successivamente ad individuare nella “criminalità” e nella “mafia” il nemico che, manovrando un enorme massa di denaro derivante dai traffici di armi e di droga, intralciava la strada alla piena rappresentanza della “volontà popolare”.

    Venne infine la stagione di “mani pulite” che, portando alla luce gli intrallazzi tra affari e politica, facilmente dimostrò che erano proprio i democratici i peggiori nemici della Democrazia, ma che presto sarebbero stati rimessi in riga con la minaccia del Codice Penale. Proprio in quella temperie e impeto di “moralizzazione della politica” fu approvata una legge che prevedeva l’aumento del finanziamento pubblico dei partiti, per contrastare, si disse, i fenomeni di corruzione e di concussione!

    Furono anche “organizzati” il fenomeno chiassoso e “sovversivo” del secessionismo padano e la “discesa in campo” del Berlusca, con grande strillio di eterodosse frasi ad effetto e abbondante sfoggio, appunto, di sentimenti “antipolitici”. Sappiamo come è andata a finire.

    Oggi la moda di stagione - ancora più cretina delle precedenti - è dire che fra il Popolo, indistinto, e la sua ambizione civile e garanzia di progresso e benessere, che starebbe appunto nella sua espressione democratica, si frappone una “casta” di privilegiati composta dalle molte migliaia di appartenenti agli apparati dei partiti e dei sindacati ufficiali. Questi si ingrassano a spese del “cittadino che paga le tasse”, fanno solo i loro interessi e “non governano”. Elencare nella banda di mantenuti i prelati di tutte le Chiese, evidentemente, non è “politicamente corretto” nemmeno per i giullari del regime.

    Il tutto è solo una riedizione, in farsa, della teoria sbilenca della burocrazia-classe, tipica dell’anarchismo e del trotzkismo, che vuol far credere ai proletari, ridotti a generici cittadini, che le loro condizioni dipendono non dalla divisione della società in classi e dalla legge del profitto, ma dall’appropriazione indebita di una “ricchezza comune” da parte di generici ladroni, senza una minima riflessione su come questa ricchezza viene creata e distribuita.

    Si, i “potenti” rubano ai lavoratori, ma non sono i giullari del regime che si preoccupano di difenderli. Nessuno imposta davvero una serrata lotta alla precarietà, contro i contratti atipici e a termine, condanna di un’intera generazione di giovani lavoratori. La precarietà rimane sotto tutti i governi perché le ferree leggi del capitale lo impongono, perché nella società moderna il profitto è necessario alla sua sopravvivenza. Nessuno combatte gli effetti negativi del capitalismo sulla classe operaia: figuriamoci metterne in discussione le cause.

    Quel che accomuna tutti questi grilli, grandi e microscopici, ufficiali o apparentemente outsider, sono le loro evidenti stimmate borghesi è la loro fedeltà, totale e incondizionata, alla società capitalista e al suo pestilenziale mito fondante, appunto la democrazia. La purezza di questa Dea immacolata, il cui cadavere è ormai sepolto da quasi un secolo in tutti i paesi del Mondo - ed il cui nauseante spettro è evocato, fra “maggioranza” ed “oppositori”, solo nei trivi dei talk televisivi - sarebbe un bene comune di tutte le classi e mezze classi, e anche da tutte le classi da dover difendere da quella sequela di malvagi violentatori.

    In realtà non è affatto vero che lo Stato non funziona: funziona benissimo. Lo dimostra, per esempio, quando riesce in modo quasi del tutto indolore (per loro) a peggiorare le pensioni dei lavoratori e il precariato, con la studiata e tempestiva collaborazione di tutti suoi apparati governativi, sindacali, mediatici. Nella sua vera e unica funzione, che è l’inganno, il contenimento e la repressione della classe operaia, lo Stato borghese, ahinoi, per adesso mostra ancora tutta la sua efficienza.

    Che i borghesi siano imbroglioni è inevitabile perché tale è la loro economia, come è inevitabile che i “Palazzi” del suo potere siano abitati da individui spregevoli e mostruosi, come sempre è stato nelle epoche di tardo Impero. Ma la condanna comunista alla società borghese non si fonda su giudizi morali e individuali: saremmo ugualmente comunisti ed anti-capitalisti anche nell’ipotesi, improbabile ma non esclusa in teoria, che i governanti fossero di specchiata onestà e in tutto e solo dediti al pubblico bene, che resterebbe il bene della borghese società presente.

    Se il capitalismo, il sistema economico che ha ormai messo radici in tutto il pianeta, fosse governato da persone “senza precedenti penali” e retti da una morale “cristo-talebana” potrebbe forse sfuggire alle guerre permanenti, ai crac finanziari ai disastri ecologici e alla continua e crescente precarietà che flagella il proletariato? Ovviamente no. Lo sfruttamento di classe, salariati da una parte, capitale dall’altra, esisterebbe comunque, e la guerra, strumento essenziale per la classe dominante, anche, i disastri ambientali pure...

    Politici e funzionari hanno una sola responsabilità storica: sono borghesi o rappresentanti della classe borghese, vivono nei piani alti del regime capitalista, ne sono parte integrante e collaborano, onestamente o disonestamente non importa, al furto quotidiano che viene compiuto sul lavoro operaio.

    È la classe lavoratrice infatti che produce tutto quanto rende comoda la vita degli sfruttatori e dei loro servi ai vari livelli, dai mezzi busti dei politici e dei portaborse, fino all’ultimo poliziotto o all’ultimo mafioso. È la classe lavoratrice che è costretta a vivere con salari di mera sopravvivenza per mantenere la classe dei borghesi e dei fondiari i quali, anche se “onesti”, intascano profitti e rendite da capogiro. Certo la politica borghese ha i suoi costi e grandi privilegi hanno i parlamentari e gli apparati istituzionali, ma questi non sono che una piccola parte di quanto “costa” alla classe operaia la sottomissione al Capitale in termini di quotidiano sopralavoro.

    Questa infinita sequela di fenomeni da baraccone è volta a compensare nei lavoratori la inevitabile sfiducia e rassegnazione verso quello che è chiamato il “mondo della politica”. Sensazioni di impotenza e insicurezza crescono tra i lavoratori, la mancanza di una valida prospettiva di difesa collettiva e la perdita del fondamentale riferimento alla propria classe agevolano la diffusione di atteggiamenti individualisti che, alimentati dalle leggi del mercato, accentuano la competizione tra i salariati, sospinti a pensare che il nemico è il salariato della porta accanto, nascondendo il vero male, il capitale le sue leggi economiche.

    Pensare di opporsi alla criminalità e alla corruzione mantenendo in vita questo regime non solo è una pia illusione ma piuttosto è un espediente per cercare di sviare le classi sfruttate dal loro compito storico, la lotta di classe: proletariato da una parte, borghesia, che ha in mano i mezzi di produzione, dall’altra, culminante nell’abbattimento rivoluzionario di questo regime, putrido oggettivamente e non “moralmente”, e l’instaurazione della dittatura comunista del proletariato.

    Partito Comunista Internazionale

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    Predefinito Rif: Beppe Grillo, la "guerrilla advertising", il "viral marketing"

    Citazione Originariamente Scritto da Cabala Candelaia Circea Visualizza Messaggio

    Io ricordo che Marx, correggetemi sesbaglio, sosteneva che per ottenere il comunismo ci volesse una società capitalista da cui partire.
    Per questo concetto, ma solo per questo (permettimi la battuta) non sbagli, il manifesto del partito comunista e' si un testo rivoluzionario ma anche una lode al capitalismo in quel momento (1848) progressivo per il genere umano.
    Marx demolisce pero' anche idea, l'illusione, di un capitalismo riformabile dal volto umano dove la dittatura "borghese"dispensi benessere.
    Ultima modifica di Anticapitaslista; 06-10-10 alle 09:45

 

 

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