Pagina 1 di 5 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 41

Discussione: Mussolini, ateo devoto

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Mussolini, ateo devoto

    https://www.laciviltacattolica.it/ar...i-ateo-devoto/

    La controversa figura di Benito Mussolini, l’uomo che «ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia»[1], è riemersa dalle nebbie indistinte della Storia. Di recente, infatti, si sono occupati di lui e del movimento (poi partito politico) da lui fondato, il fascismo, non solo gli storici di professione, ma anche la stampa di grande divulgazione e alcuni importanti scrittori. Quest’anno il premio Strega 2019 è stato vinto da un romanzo, scritto da Antonio Scurati, che tratta della storia politica del Duce (dal 1919 fino agli inizi del 1925) e della sua vicenda umana[2]. Nel 2010 lo stesso premio era stato vinto da un altro romanzo su Mussolini, scritto da Antonio Pennacchi[3]. Questo interesse per il leader del fascismo è dovuto al momento storico che stiamo vivendo, segnato dalla crisi dei modelli democratici rappresentativi sviluppatisi nel lungo Novecento e dall’avanzata delle destre – anche quelle radicali, che si ispirano alla nefasta esperienza dei totalitarismi del XX secolo – in quasi tutti i Paesi dell’Europa, nonché da una sorta di fascinazione nei confronti dell’uomo forte, capace di prendere in mano il destino della nazione, come oggi si manifesta in diverse parti del Pianeta.

    Mussolini non è stato il «male assoluto», metastorico e incomprensibile, come a volte acriticamente si è detto, ma semplicemente il «male storico», assurdo e colpevole allo stesso tempo. In ogni caso, non è certo un modello di cultura politica e civile da proporre alle nuove generazioni, e tanto meno ai nuovi governanti, che affollano, anche in Italia, la scena politica. La sua esperienza di governo (il cosiddetto «Ventennio fascista») è stata non solo dannosa, ma funesta e rovinosa, per il nostro Paese e per l’Europa, per le ragioni che conosciamo: la violenza politica, il disprezzo delle istituzioni rappresentative, le leggi razziali, l’allean­za con Hitler e la guerra. Una esperienza che vale la pena di studiare e raccontare, ma non di ripetere, in nessuna variante o condizione.

    In questo articolo non intendiamo ripercorrere né la vicenda umana di Mussolini né la storia del fascismo, su cui esiste una ricca e documentata bibliografia, ma soltanto il rapporto, per lo più ambiguo e opportunistico, che il Duce ebbe con la religione e la fede cristiana.

    La «religione civile» di Mussolini

    Si è molto discusso, in ambito storico – e certamente a proposito –, sull’attenzione che Mussolini aveva verso quegli aspetti della cosiddetta «religione civile»[4] capaci di rigenerare lo spirito degli italiani secondo gli ideali propri della dottrina fascista, fondati sul culto dello Stato totalitario, sulla fedeltà al capo carismatico e sulla dottrina della rigenerazione della stirpe latina: ideali non certamente condivisi dalla dottrina sociale della Chiesa e dal recente magistero pontificio. Mussolini in più circostanze affermò di voler proteggere la Chiesa cattolica, di cui conosceva il prestigio e la forza che aveva tra gli italiani e fra i cattolici nel mondo, e fece il possibile per non contrapporsi apertamente ad essa – a differenza di quanto faceva Hitler in Germania – sulle materie di comune interesse. Il suo progetto era quello di trovare un accordo con la Chiesa italiana e con la Santa Sede, nella speranza di rafforzare il debole Stato fascista, radicandolo nella coscienza del popolo, e dare forza e prestigio alle ambizioni totalitarie del regime.

    La Chiesa, fin dai primi tempi, non disdegnò ciò che il regime le offriva – tra cui anche la stipulazione di un Concordato molto vantaggioso per essa – certamente non disinteressatamente, ma allo stesso tempo Pio XI non cedette in nulla alle lusinghe mussoliniane e con vigore condannò tutte quelle dottrine che considerava contrarie alla morale cattolica, in particolare la statolatria, il razzismo e il totalitarismo in ambito educativo.

    Al contrario, non sono numerosi gli studi sul rapporto che il capo del fascismo ebbe con la fede cristiana e in genere con il fatto religioso, e quelli esistenti – prodotti negli anni del fascismo o subito dopo – sono generalmente di carattere propagandistico[5].

    In questo articolo ci chiediamo se Mussolini si considerasse «credente», oppure se mostrasse indifferenza verso le problematiche di carattere religioso o spirituale; e ancora, se nella sfera privata, familiare, vivesse i valori della tradizione cattolica, ai quali egli – come disse più volte con orgoglio – aveva a modo suo contribuito, restituendo ad essi dignità e riconoscimento pubblico. Non è facile dare una risposta univoca a tali questioni, che interpellano in primo luogo la coscienza e non sono direttamente fruibili o registrabili in sede storica.

    La concezione di Dio in Mussolini

    Mussolini non parlava volentieri di questioni attinenti alla religione e alla fede e, quando lo fece con giornalisti o in comizi improvvisati, subito dopo intervenne per correggere il tiro e rettificare quanto detto, o per non incrinare il fragile equilibrio raggiunto con l’autorità ecclesiastica (cioè quando le sue parole suonavano come offensive dei princìpi della dottrina cattolica o della persona del Papa); oppure per non scontentare i numerosi anticlericali presenti nel suo partito (quando le sue parole, per motivi politici, sembravano troppo benevole o arrendevoli nei confronti della Chiesa). In ogni caso, spigolando nell’abbondante letteratura biografica o memorialistica riguardante il Duce, nonché nei documenti di parte ecclesiastica disponibili, è possibile tracciare un sommario profilo del cosiddetto «Mussolini religioso».

    Ricordiamo che fu egli stesso, nella lunga intervista che concesse a Emil Ludwig nel 1932, a parlare spontaneamente della sua concezione di Dio, della sua esperienza di fede, sebbene alcuni di questi passaggi siano stati da lui stesso eliminati al momento della pubblicazione dei «colloqui». Egli disse: «Voglio spiegarle la mia evoluzione. In gioventù io non credevo affatto. Avevo inutilmente invocato Dio, perché volesse salvare mia madre; eppure essa era morta. Inoltre ogni misticismo mi è estraneo […]. Ma io non escludo completamente […] che una volta, nel corso di milioni di anni, possa aver avuto luogo una soprannaturale apparizione, e che la natura sia quindi divina»[6].

    «Trattando poi della sua particolare esperienza in ambito religioso, aggiunse: “Negli ultimi tempi si è rinsaldata [in me] la fede che vi possa essere una forza divina nell’universo”. L’intervistatore, colpito dalle inattese parole del Duce, chiese: “Cristiana?”. “Divina”, ripeté Mussolini quasi con impazienza, e aggiunse: “Gli uomini possono pregare Dio in molti modi. Si deve lasciare assolutamente a ciascuno il proprio modo”»[7].

    Insomma, Mussolini non professò mai, in nessun momento della sua vita, la fede cattolica come la insegna la Chiesa. Basandosi sugli studi dello storico del cristianesimo Ernest Renan, egli riteneva che la Sacra Scrittura fosse sostanzialmente una leggenda edificante e che i dogmi cristiani fossero creazioni dell’intelletto religioso, in ogni caso utili per rafforzare la vita morale delle persone ed elevare lo spirito dei popoli, ma in se stessi privi di valore oggettivo.

    Secondo Amedeo Giannini – con il quale il Duce negli anni precedenti la Conciliazione si era più volte confidato –, egli sentiva intensamente la forza morale del cattolicesimo «e la impossibilità di mettersi contro corrente, ma, per suo conto, non era mai andato al di là di un vago teismo, come negazione di ateismo, più che forza viva e operante di fede»[8]. A nostro avviso, questa interpretazione legge correttamente l’esperienza che Mussolini fece della religione e di Dio.

    Nella pubblicistica clerico-fascista di quegli anni si parlò spesso di Mussolini come di un uomo religioso, rispettoso dei diritti della Chiesa e della tradizione cattolica. Da parte di alcuni esponenti del clero (e perfino dell’alta gerarchia) ci fu poi il maldestro e ambiguo tentativo di «cattolicizzare» il mito del Duce del fascismo, definendolo come «novello Costantino», chiamato a risollevare in Italia le sorti della religione. Tentativo che, però, fu sempre tenuto a freno dalla Curia romana e osteggiato in tutti i modi da Pio XI.

    Il vescovo di Trieste, mons. Antonio Santin, in una relazione alla Segreteria di Stato, descrisse la visita di Mussolini alla basilica di San Giusto come quella di un devoto, esprimendo (nonostante il conflitto a quel tempo esistente tra governo fascista e Santa Sede, a motivo dell’indirizzo filorazzista assunto dal regime) la sua benevolenza e ammirazione nei confronti del Duce del fascismo: «Ritengo mio dovere – scriveva il prelato – comunicare a Vostra Eminenza quanto segue. S. E. il capo del Governo venne a visitare la basilica di San Giusto, dove lo attesi assieme al Capitolo. Lo condussi col suo seguito all’Altare maggiore, dov’era custodito il Santissimo Sacramento e dov’era preparato un inginocchiatoio per lui. Si inginocchiò, si fece il segno della croce e pregò a lungo con profonda edificazione di tutti. Poi gli offrii una statuina di San Giusto, che egli gradì, e lo condussi ad una navata bisognosa di restauro. Saputo che con 100.000 lire si potevano compiere le opere principali, elargì generosamente su due piedi tale somma»[9].

    In Vaticano, questi atti di devozione del Capo del Governo, di cui si conoscevano bene le idee e i sentimenti in materia religiosa[10], venivano guardati con sospetto, e a volte si insistette presso i vescovi perché tenessero un atteggiamento riservato negli incontri con i capi del fascismo e con lo stesso Mussolini. Inoltre, in diverse circostanze la Santa Sede chiese agli Ordinari di partecipare con moderazione alle numerose manifestazioni organizzate dal regime: in particolare si proibì che queste fossero accompagnate, come a volte veniva chiesto, da celebrazioni o liturgie religiose, come benedizioni, Te Deum e suono di campane.

    In ogni caso, Mussolini non amava manifestare in pubblico atteggiamenti di ossequio all’autorità religiosa, o in genere esternare atti di devozione religiosa. Quando dovette farlo per motivi familiari o di protocollo, impose che all’evento non fossero presenti giornalisti e, soprattutto, che non venissero scattate foto ritenute compromettenti. Di solito utilizzò le rare «manifestazioni di ossequio religioso» come mezzo di propaganda, allargandone o restringendone le esternazioni in base a motivi di convenienza politica o alla necessità di ottenere consenso.

    Se a Trieste, città molto cara agli ex combattenti e ai nazionalisti, la «prosternazione» del Duce davanti all’altare maggiore poteva essere tollerata, a Roma lo stesso gesto avrebbe avuto un significato del tutto diverso e sarebbe stato politicamente più compromettente. Ne sono prova le rettifiche volute da Mussolini all’indomani della sua prima (e unica) visita ufficiale in Vaticano, l’11 febbraio 1932, quando alcune agenzie di stampa divulgarono la notizia che egli si era inginocchiato e aveva baciato la mano del Papa. «In genere – disse Mussolini poco tempo dopo, commentando la notizia – seguo le regole di un Paese quando sono ivi ospite. Qui mi sono fatto dispensare prima, espressamente, dal dovere di inginocchiarmi e dal bacio della mano»[11].

    Ferito nel suo orgoglio personale, Mussolini si sentì in dovere di inviare al re non soltanto una relazione del suo incontro con Pio XI, ma anche un biglietto nel quale commentava, a modo suo, l’evento. «Il Papa – scriveva –, salvo il primissimo tempo dell’incontro, nel quale bisognava rompere alquanto il ghiaccio, in seguito è stato cordiale. I giornali hanno stampato, nelle prime edizioni, alcune invenzioni dovute alla loro fantasia protocollare: e cioè inginocchiamenti e baciamani che non ci furono. E altrettanto dicasi delle frasi celebri».

    Insomma, avere il Papa – che era il capo spirituale, come il Duce disse più volte, di 400 milioni di «cattolici romani», sparsi in ogni parte del mondo – come alleato politico era un conto, averlo come padre e guida spirituale un altro; e Mussolini questo non lo voleva affatto.

    Mussolini e la pratica religiosa

    Arrivato al potere, Mussolini fece della religione cattolica uno dei pilastri fondamentali del suo ambizioso progetto di costituzione dello Stato fascista, moltiplicando, con il passare degli anni, i segnali di attenzione e di riguardo nei confronti del Vaticano e della gerarchia cattolica. Messi al bando i «nemici comuni» della Chiesa e del fascismo, cioè il socialismo ateo e rivoluzionario e la massoneria anticlericale e antipapale, egli riconobbe ai princìpi della morale cattolica – soprattutto riguardo alla famiglia e alla moralità pubblica – il compito di forgiare la coscienza degli italiani, assicurando così al magistero ecclesiastico un ruolo guida nella vita nazionale (naturalmente limitato al solo ambito spirituale e morale) e garantendogli anche la protezione della legge.

    Ora, questa «strategia sincretistica di convivenza»[12] non fu sempre facile, anzi spesso diede luogo a conflitti e incomprensioni – soprattutto nella delicata materia della formazione dei giovani e sul ruolo dell’Azione Cattolica – che misero a dura prova quel tacito accordo, che divenne effettivo, o meglio normativo, soltanto con la stipulazione del Concordato Lateranense. Ma neppure questo, come dimostrerà la querelle sull’Azione Cattolica dell’estate del 1931, mise le due autorità al riparo da inevitabili attriti, incomprensioni e presunti sconfinamenti di competenza.

    In ogni caso, Mussolini già nei primi anni di governo cercò di adeguare al «nuovo corso di rigenerazione morale dell’Italia» la sua ingarbugliata situazione familiare: discretamente e senza fare troppa pubblicità, volle che ogni cosa venisse fatta secondo i princìpi e la prassi cattolica. Nel 1923 chiese che sua moglie Rachele e i suoi tre figli venissero battezzati. Nel settembre del 1924 – dopo una sommaria preparazione religiosa, impartita loro nell’estate precedente nel segreto dell’eremo di Camaldoli – fu loro amministrata la prima Comunione e la Cresima dal card. Vincenzo Vannutelli (amico della famiglia Mussolini). «Mi reco a dovere – scrisse il cardinale, informando la Santa Sede dell’accaduto – di partecipare all’Eminenza Vostra Rev.ma, perché possa riferire al Santo Padre, le circostanze che hanno determinato ed accompagnato la prima comunione dei figli del presidente Mussolini – Edda di anni 12, Vittorio di anni 8, Bruno di anni 6 –, tutti e tre di svegliato ingegno, specialmente il terzo, benché più piccolo»[13].

    Trattando poi del modo in cui si era svolta la funzione e lodando il comportamento di Donna Rachele, che fu «in tutto corretta e rispettosissima», il cardinale aggiunse: «Il padrino dei due giovinetti e la madrina per la loro sorella furono due persone intime della famiglia stessa, di retto pensare, ma fuori delle lotte politiche. Come era negli accordi, né giornalisti, né altri politicanti furono ammessi a presenziare nessuna delle due funzioni: ond’è che i giornali o non ne parleranno affatto, o potranno appena far cenno del fatto compiuto, il che non potrà essere pel pubblico che di edificazione. Tutto sembra permettere che, nelle circostanze presenti, questo fatto venga riguardato come di buon augurio, non solo per la famiglia di Mussolini, ma anche per le cose pubbliche. Nel prendervi parte, non senza una qualche soddisfazione, confesso di aver anche pensato e al bene religioso e sociale che può risultarne ed alla speranza di non far cosa difforme ai propri doveri ed alle viste del Santo Padre»[14].

    In realtà, Pio XI non era molto soddisfatto dell’andamento delle cose: fece dire al cardinale che avrebbe desiderato che la Santa Sede venisse informata preventivamente del fatto (anche per la sua rilevanza politica), e non soltanto a cose già avvenute.

    Il 19 dicembre 1925 fu celebrato tra Mussolini e Donna Rachele il rito del matrimonio religioso. La coppia si era sposata civilmente il 16 dicembre 1915 a Treviglio, nell’ospedale dove Mussolini, richiamato alle armi, era stato ricoverato per un attacco di paratifo. A quel tempo Rachele aveva voluto la legalizzazione civile dell’unione, anche in seguito alla vicenda di Ida Dalser, una giovane trentina con cui Mussolini aveva avuto una breve relazione e che, nel novembre 1915, gli aveva dato un figlio, Benito Albino, da lui riconosciuto, ma mai ammesso a far parte della famiglia Mussolini[15], anzi, negli anni successivi, dopo diverse peripezie, internato in un ospedale psichiatrico.

    La funzione religiosa fu celebrata in forma strettamente privata a Milano, dove la famiglia Mussolini viveva. A differenza delle altre celebrazioni religiose, questa fu in qualche modo voluta e pilotata dalla Santa Sede, che incaricò il padre Pietro Tacchi Venturi di convincere, discretamente, Mussolini a compiere quel passo. Una lettera del fiduciario vaticano al Capo del Governo del 18 settembre 1925 ci dice quanta importanza la Santa Sede attribuisse a tale fatto, che, seppure privato, aveva una rilevanza pubblica e simbolica molto grande. «Nell’udienza che V. E. si compiacque di accordarmi lo scorso luglio – scriveva il padre Tacchi Venturi – molto mi rallegrò l’apprendere da Lei come avesse determinato di celebrare il matrimonio religioso in questo corrente mese e che già avevane parlato alla consorte. Ora non perché dubiti in verun modo del suo buon volere, ma poiché non ignoro che il cumulo delle cure onde altri è oppresso, non lascia sovente recare ad effetto i più caldi proponimenti, mi fo ardito di rappresentare confidenzialmente, e tutto da me, che se la cosa, come spero, avverrà dentro di questo mese o ai primi del seguente, riuscirà di particolare consolazione al Santo Padre e a non pochi eminenti personaggi sinceramente affezionati alla persona di Vostra Eccellenza»[16].

    Non fu difficile al gesuita riuscire in quella delicata missione, perché già da tempo Mussolini si era orientato in tal senso, coerente del resto con il nuovo indirizzo «moralizzatore» assunto dal regime, nonostante la vita disordinata – o meglio, da libertino (sono gli anni della sua relazione con Margherita Sarfatti) – che conduceva a Roma[17]. Era ormai giunto il momento di regolare il conto tenuto in sospeso con la Chiesa, ma, per non dare ai suoi nemici occasione di ricatto politico, desiderava che la celebrazione religiosa avvenisse nel più stretto riserbo.

    Del resto, anche Donna Rachele spingeva in questa direzione, convinta che il vincolo sacramentale avrebbe reso più saldo il loro rapporto (nonostante le ripetute infedeltà del marito), e avrebbe attribuito a lei, nel nuovo ruolo di sposa e di madre, quella rilevanza pubblica che fino a quel momento non aveva avuto.

    Mussolini, dal canto suo, fece il possibile per dissuadere sua moglie dal trasferirsi a Roma con tutta la famiglia. Per il momento egli non intendeva rinunciare allo stile di vita libero che aveva condotto negli ultimi anni e soprattutto alle numerose amanti che, nel privato del suo lussuoso appartamento di via Rasella, incontrava. Soltanto nel novembre del 1929, dopo la nascita della figlia Anna Maria, egli permise, per motivi di opportunità politica, che anche la famiglia lo raggiungesse a Roma. In questa occasione prese in affitto, per un prezzo simbolico, villa Torlonia, che divenne la sede del «clan» Mussolini[18].

    Donna Rachele, come è noto, era persona molto semplice; aveva frequentato soltanto la seconda elementare (in quella circostanza incontrò per la prima volta Benito) e aveva imparato a «mettere la firma» soltanto in età adulta. Era però intelligente, acuta e, come ricordano i suoi biografi, aveva la capacità di «pesare bene le persone» che attorniavano il marito, mettendone spesso a nudo le ambizioni e i piani segreti.

    L’immagine ufficiale di Donna Rachele accreditata dal regime – quando si trattò si guadagnare consensi nelle fasce medio-basse della popolazione – fu quella di una donna umile, pratica, interamente dedita alla famiglia e all’educazione della numerosa prole. Incarnando le virtù rurali esaltate negli anni Trenta dal fascismo, «Rachele rappresentava qualcosa come lo “strapaese”, di contro le tentazioni moderniste»[19]. Corrispondeva, insomma, alla moglie ideale del nuovo uomo fascista: devota, affidabile, sottomessa in tutto al marito e non animata da smanie di protagonismo. In real­tà, come risulta dalla memorialistica del tempo, Donna Rachele, pur rimanendo nell’ombra, ebbe un influsso notevole sulle decisioni politiche del marito, soprattutto quando si trattava di nomine importanti. Anch’ella, a quanto pare, ebbe una sua piccola corte di fidatissimi, che, dietro concessioni e favori di vario tipo, la tenevano al corrente di tutto, salvo naturalmente delle scappatelle del Duce e, soprattutto, della sua relazione con la Petacci.

    Mussolini il moralizzatore

    Nonostante i suoi costumi piuttosto liberi, Mussolini, soprattutto negli anni successivi alla Conciliazione, si impegnò in un campagna di «bonifica morale» del Paese. In questo egli fu anche spronato dalle continue lamentele dell’autorità ecclesiastica sull’immoralità degli spettacoli rappresentati anche nella Capitale, che era pure la città del Papa e il fulcro del cattolicesimo mondiale. «In non pochi cinematografi di Roma – scriveva p. Tacchi Venturi – tra l’uno atto e l’altro della rappresentazione, compaiono sulla scena ragazze danzanti con l’abbigliamento della loro madre Eva avanti la colpa, salvo una sottile benda o fascia alle parti, incentivo piuttosto che schermo alle impure brame della concupiscenza»[20].

    Le richieste vaticane in questa materia di solito venivano accolte dal Duce, in quanto coincidevano con il proprio punto di vista in materia. Egli accettava di buon grado che la Chiesa si facesse guardiana dell’ordine morale nazionale: riteneva tale ambito di esclusiva competenza della Chiesa e non ne rivendicava il controllo. Dopotutto, il compromesso con l’«altra Roma» aveva come scopo quello di amalgamare il corpo sociale, e chi meglio della Chiesa poteva svolgere tale delicato compito? Chi meglio di essa era capace di formare la coscienza degli italiani sotto il profilo etico e morale, valorizzando le tradizioni e i costumi dei padri?

    Nonostante facesse sfoggio di modernità e di apertura alle novità, Mussolini aveva sulla questione femminile idee non proprio emancipate, anche se a quel tempo erano condivise dalla maggior parte dei fascisti. Al nunzio, mons. Francesco Borgongini Duca, che protestava per il Concorso internazionale di ginnastica femminile che si sarebbe tenuto a Venezia nel maggio del 1931 e dove giovani donne si sarebbero offerte agli «sguardi impudichi degli spettatori», egli rispose che tale questione non era di competenza del Governo e che in materia di educazione femminile egli era personalmente il più «ostico possibile», «anzi a tale proposito – riferì il Nunzio con qualche imbarazzo – aggiunse: “La donna serve per due cose, per fare figli e ricevere bastonate”. Ed aggiunse sorridendo: “La donna è come la pelliccia: ogni tanto bisogna spolverarla»[21].

    Sebbene in alcuni ambiti, come si è detto, esistesse una mutua collaborazione e intesa tra Chiesa cattolica e regime, ciò non significava che Mussolini si fosse avvicinato alla fede. Egli, pur avendo abbandonato l’anticlericalismo battagliero e scomposto della sua giovinezza, conservò nei confronti dei princìpi del cristianesimo lo stesso scetticismo di prima e l’indifferenza di colui che intenzionalmente strumentalizza la religione per motivi di ordine politico o per guadagnare consenso presso il popolo. L’ateismo istintivo di Mussolini era però misto a elementi di superstizione; dopotutto, affermò più volte che «pregare, se non aiuta, certamente non nuoce». In questo egli non si differenziava da molti italiani del suo tempo[22]. Dalle relazioni del Nunzio apostolico risulta che, nei momenti di difficoltà e di malattia, il Duce chiedeva preghiere per sé e per i suoi cari. Durante una crisi, egli disse a mons. Borgongini Duca «di avere bisogno di pregare Dio per lui». Il Nunzio gli replicò: «Preghiamo sempre per lei, e molte persone pregano per la sua conservazione». A tali parole egli rispose in tono semiserio: «Sarà fino a che Dio vorrà; ma seguitate a pregare, perché ho avuto l’impressione in quei giorni di malattia che voi non preghiate più»[23]. Nelle fonti di parte ecclesiastica, affermazioni e richieste di questo tipo da parte del Duce non sono inconsuete; egli si commuoveva sinceramente quando il Nunzio gli comunicava che il Papa aveva pregato per la sua salute, e in particolare per i suoi figli.

    Alcuni sostengono che negli ultimi anni di vita e nel periodo delle avversità egli avesse maturato una propria esperienza personale di fede[24]. A questo fa riferimento sua moglie in un’intervista del 1946: «Mi hanno detto, non so se è vero – disse Donna Rachele – che c’è chi ha scritto in un libro che mio marito bestemmiava. Io non gli ho mai sentito dire una brutta parola. Lui in Dio ci credeva, e me l’ha detto nell’ultima lettera»[25].

    Non è facile credere alle parole di Donna Rachele. In ogni caso, Mussolini non mostrò mai alcun interesse a problematiche di carattere religioso o spirituale, né sentì mai attrazione, come egli stesso disse, per alcuna forma di misticismo; per lui la religione era semplicemente un fatto politico, o al limite un fatto antropologico-culturale, legato alle caratteristiche di un popolo o, come pensavano gli idealisti, a una fase dello sviluppo della coscienza critica. Egli di fatto, sul piano personale, visse come se Dio non esistesse, anche se, come gran parte degli scettici, più di una volta si sarà chiesto se quel Dio, mai adorato o invocato, avrebbe potuto anche esistere.

    ***

    MUSSOLINI, DEVOUT ATHEIST

    The controversial figure of Benito Mussolini has recently re-emerged from the mists of history. Historians, and also certain important writers, have set themselves the task of dealing with him. This year the Strega Prize was won by Antonio Scurati with his novel that deals with the political history of “Il Duce” -from 1919 to early 1925- and his personal story. The present interest in Mussolini is due to the historical moment we are presently experiencing, characterized by a shift to the right, and by those radicals who are inspired by the totalitarianism of the twentieth century. This article considers the predominantly ambiguous and opportunistic relationship that Mussolini had with religion and the Christian faith.

    ***

    [1]. A. Scurati, M. Il figlio del secolo, Milano, Bompiani, 2019, 2a di copertina.

    [2]. Cfr ivi.

    [3]. Cfr A. Pennacchi, Canale Mussolini, Milano, Mondadori, 2010.

    [4]. Cfr E. Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Roma – Bari, Laterza, 2009; Id., Contro Cesare. Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi, Milano, Feltrinelli, 2010.

    [5]. Sulla letteratura in materia, cfr G. Sale, La Chiesa di Mussolini. I rapporti tra fascismo e religione, Milano, Rizzoli, 2011.

    [6]. Ivi, 25.

    [7]. Ivi.

    [8]. A. Giannini, Il cammino della Conciliazione, Milano, Vita e Pensiero, 1946, 42.

    [9] . Citato in G. Sale, Le leggi razziali in Italia e il Vaticano, Milano, Jaca Book, 2009, 209. La visita di Mussolini avvenne il 19 settembre 1938.

    [10]. In una lettera del 20 agosto 1929, indirizzata a mons. Tardini, p. Enrico Rosa, direttore della Civiltà Cattolica, riportando una sua conversazione con l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, diceva: «A scusa delle mie osservazioni, il conte De Vecchi confessò che il Duce non aveva ancora la fede, sebbene egli sperava che l’avrebbe riacquistata; ed io conclusi che, se egli non credeva a niente come Napoleone, non doveva imitarlo, seguendo la corrente che è pure tra i fascisti contro la Monarchia e la Chiesa» (Archivio Segreto Vaticano – Affari Ecclesiastici Straordinari [Asv-Aes], Italia, 730, 237, 98).

    [11]. Citato in G. Sale, La Chiesa di Mussolini. I rapporti tra fascismo e religione, cit., 27.

    [12]. E. Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, cit., 121.

    [13]. Asv-Aes, Italia, 630, 62, 18. Continuava il cardinale: «Venuto poi nel Casentino a visitare la Consorte lo stesso Presidente, questi, che dopo aver fatto visita all’eremo di Camaldoli, si recò gentilmente a far visita anche a me in questa casa camaldolese detta “Musolea”, mi pregò di voler amministrare la Santa Cresima ai suoi tre figlioli, dopoché il Rev.mo p. Maggioni li avesse ammessi per la prima volta alla Santa Comunione» (ivi).

    [14]. Ivi.

    [15]. Cfr L. Motti, «Rachele Mussolini», in Dizionario del fascismo, vol. II, Torino, Einaudi, 2003, 198; A. Pensotti, Rachele e Benito, Milano, Mondadori, 1993, 45.

    [16]. Citato in G. Sale, La Chiesa di Mussolini. I rapporti tra fascismo e religione, cit., 30.

    [17]. Sul rapporto tra Mussolini e le donne, cfr M. Franzinelli, Il Duce e le donne, Milano, Mondadori, 2013.

    [18]. Cfr P. Milza, Mussolini, Roma, Carocci, 2000, 438.

    [19]. L. Motti, «Rachele Mussolini», in Dizionario del fascismo, cit., 199.

    [20]. Ivi, 642.

    [21]. Asv – Aes, Italia, 794, 389, 40. La relazione del Nunzio è del 14 febbraio 1931.

    [22]. Cfr R. J. B. Bosworth, Mussolini. Un dittatore italiano, Milano, Mondadori, 2009, 262.

    [23]. Asv – Aes, Italia, 794, 389, 43. La relazione del Nunzio in Italia è del 20 gennaio 1931.

    [24]. Cfr E. Innocenti, La conversione religiosa di Mussolini, Roma, Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, 1981.

    [25]. B. D’Agostini, Colloqui con Rachele Mussolini, Roma, Edizioni del Secolo, 1946, 26.
    Ultima modifica di Giò; 11-01-21 alle 19:18

  2. #2
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Solito pattume antifascista. Mi chiedo che senso abbia postarlo.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Solito pattume antifascista. Mi chiedo che senso abbia postarlo.
    Cancellalo se vuoi.

  4. #4
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Cancellalo se vuoi.
    Non l'ho fatto perché avevo un barlume di speranza che tu volessi postarlo come articolo propedeutico ad un dibattito.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #5
    Nazbol-Ciucé
    Data Registrazione
    23 Apr 2015
    Messaggi
    4,199
     Likes dati
    439
     Like avuti
    2,549
    Mentioned
    54 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    La sua esperienza di governo (il cosiddetto «Ventennio fascista») è stata non solo dannosa, ma funesta e rovinosa, per il nostro Paese e per l’Europa, per le ragioni che conosciamo: la violenza politica, il disprezzo delle istituzioni rappresentative, le leggi razziali, l’allean­za con Hitler e la guerra. Una esperienza che vale la pena di studiare e raccontare, ma non di ripetere, in nessuna variante o condizione.
    Meno male che se n'è andato e che abbiamo avuto la democrazia liberale: "libertà" di pensierio interamente nelle mani dei media e dei BigTech di estrema sinistra che decidono arbitrariamente il dicibile e il non dicibile, il disprezzo dell'intero retaggio di un popolo iniettato nelle cervella dei bambini fin da piccoli, orde migratorie, precipizio demografico e sostanziale estizione de facto e de iure del corpo e il sangue della Nazione. Grande.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Solito pattume antifascista. Mi chiedo che senso abbia postarlo.
    la fonte è già discutibile, qual'è la verità? in sintesi eh, non voglio obbligarti a scrivere papiri di 1000 pagine
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  6. #6
    Logik und Polizei
    Data Registrazione
    02 Jun 2019
    Località
    Al vertice della tensione
    Messaggi
    2,056
     Likes dati
    647
     Like avuti
    398
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Senza Mussolini niente Stato Vaticano ne’ IOR, gli devono quasi tutto...che ingrati

    “Qualche calcio in culo a qualche giornalista servo infame cominceremo a tirarlo. Diamogli almeno un motivo per dire che siamo cattivi.”
    Il Capitano

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non l'ho fatto perché avevo un barlume di speranza che tu volessi postarlo come articolo propedeutico ad un dibattito.
    Appunto per questo lo avevo postato.

    L'articolo della civiltà cattolica mette in evidenza come, magari utilizzando fonti non proprio attendibili, vi sia stato un Mussolini che non era cattolico e credente come molti affermano.
    Tuttavia quel Mussolini riuscì a convincere, anche se non del tutto, la Chiesa della bontà del fascismo.
    Ora, la Chiesa chiamò Mussolini e altri leader fascisti come "uomini della provvidenza" dopo pochi anni li scaricò e li caccio nella memoria dei dannati.
    Fu la Chiesa ad utilizzare Mussolini o fu Mussolini ad utilizzare la Chiesa?
    O ci fu una realpolitk da entrambi?
    Per me fu la Chiesa che cominciava d entrare in crisi e a riempirsi di massoni ed ebrei e che stava per partorire il Concilio Vaticano II.

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Contrasti, Polemiche, Fatti, Continuazioni nel discorso dei rapporti Stato – Chiesa Cattolica dal 1929


    Il concordato stipulato non accontentò minimamente le due parti. Il conflitto Stato e Santa Sede si riaccese nel marzo del 1931. In realtà – scrive Mario Missiroli (***) – le relazioni fra lo Stato italiano e la Santa sede non furono mai ottime anche durante i negoziati e all’indomani stesso della conclusione degli Accordi. Lo Stato Fascista e la Chiesa Cattolica faranno dunque pace.

    Le precedenti trattative, laboriosissime, si erano svolte in un’atmosfera polemica (ripetutamente il Papa minacciò di mandare tutto all’aria, mentre il Re (lui acceso anticlericale, solo nel sentir parlare di concedere un pezzo di Roma al Vaticano, friggeva) era sostanzialmente contrario alla Conciliazione e solo verso la fine dei negoziati si arrese e Mussolini, che, dal canto suo, in questioni delicatissime, che toccavano da vicino la Chiesa, si regolava come se quei negoziati non esistessero nemmeno). Di modo che, mentre si negoziava, si svolgevano polemiche a forte tono fra la stampa cattolica – Osservatore Romano compreso – e la stampa fascista (e sappiamo bene cosa questa poteva o non poteva pubblicare).

    E cosa dire di quanto accadde durante le discussioni parlamentari (che abbiamo letto nei precedenti capitoli) che offrirono più volte al Papa il motivo di intervenire per confutare le affermazioni dello stesso Capo del Governo?

    Ma fu nel marzo del 1931 che scoppiò il vero e proprio conflitto. E questa è la cronaca:
    Nel discorso pronunciato alla Camera dei deputati sui Patti Lateranensi (13 maggio 1929 – riportato nelle pagine precedenti), Mussolini aveva chiaramente accennato a due questioni, che, alla distanza di due anni, come già si è detto, dovevano determinare un conflitto assai grave fra l’Italia e la Santa Sede. Le due questioni concernevano il carattere e i “compiti dell’Azione Cattolica e l’educazione dei giovani”. A tali questioni il regime fascista attribuiva una importanza capitale. Specie alla educazione dei giovani.

    A proposito di questa, nel discorso alla Camera Mussolini aveva dichiarato apertamente che, per tutto il 1927, le trattative per la Conciliazione erano rimaste sospese proprio per la questione dei boy-scouts cattolici, risolta, poi, secondo i propositi del Governo e aveva aggiunto:

    « Un altro regime che non sia il nostro, un regime demo-liberale, un regime di quelli che disprezziamo, può ritenere utile rinunciare alla educazione delle giovani generazioni. Noi no. Su questo campo siamo intrattabili! Nostro deve essere l’insegnamento. Questi fanciulli devono essere educati nella nostra fede religiosa; ma noi abbiamo bisogno di integrare questa educazione, abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista; soprattutto abbiamo bisogno di trasmettere la nostra fede, le nostre speranze ».
    Un giorno dopo quel discorso, Pio XI, parlando agli alunni del Collegio di Mondragone, si era intrattenuto a polemizzare su questo argomento della educazione, da lui rivendicata come un inalienabile “diritto delle famiglie” e, per esse, della Chiesa.

    Di rimando, nel suo discorso al Senato, Mussolini replicava:

    «Dire che l’istruzione spetta alle famiglie, è dire cosa al di fuori della realtà contemporanea. La famiglia moderna, assillata dalle necessità di ordine economico, vessata quotidianamente dalla lotta per la vita, non può istruire nessuno. Solo lo Stato, coi suoi mezzi di ogni specie, può assolvere questo compito. Aggiungo che solo lo Stato può anche impartire la necessaria istruzione religiosa, integrandola con il complesso delle altre discipline. Qual è, allora, l’educazione, che noi rivendichiamo in maniera totalitaria? L’educazione del cittadino».

    Non meno grave era il dissenso, che si profilava per quanto riguardava l’Azione Cattolica. Nel discorso alla Camera aveva avvertito:
    « Non si può pensare una separazione nettissima tra questi due enti (lo Stato e la Chiesa), perché il cittadino è cattolico e il cattolico è cittadino. Bisogna, dunque, determinare i confini tra quelle che sono le materie miste. D’altra parte, la lotta tra la Chiesa e lo Stato è millenaria: o è l’Imperatore che domina il Papa, o è il Papa che domina l’Imperatore. Negli Stati moderni, negli Stati a solida organizzazione costituzionale moderna, dato lo sviluppo dei tempi, si preferisce vivere in regime di Concordato. Io credo che Cavour volesse, appunto, pensare a una siffatta soluzione del problema dei rapporti fra la Chiesa e lo Stato ».

    Senonché, a suo giudizio, le organizzazioni cattoliche avevano dato agli Accordi Lateranensi una interpretazione troppo estensiva, inaccettabile da parte dello Stato. E riferendosi alla Azione Cattolica, nel discorso alla Camera osservava con una certa asprezza di tono:
    « Non c’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano, non tutte le voci, che si sono levate nel campo cattolico, erano intonate. Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri ha trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dov’è? È vero che, quando fu collocata in Campo di Fiori, ci furono delle proteste violentissime; perfino Ruggero Bonghi era contrario e fu fischiato dagli studenti di Roma; ma, oramai, ho l’impressione che parrebbe di incrudelire contro questo filosofo, che, se errò e persisté nell’errore, pagò. Naturalmente, non è nemmeno il caso di pensare che il monumento a Garibaldi sul Gianicolo possa avere una ubicazione diversa. Nemmeno dal punto di vista del collo del cavallo. Credo che G a r i b a l d i può guardare tranquillamente da quella parte, perché oggi il suo grande spirito è placato! Non solo resterà, ma nella stessa zona sorgerà, a cura del Regime fascista, il monumento ad Anita Garibaldi.
    « Si è notato che taluni elementi cattolici, specialmente fra quelli che non hanno tagliato. tutti i ponti con le ideologie del partito popolare, stavano intentando dei processi al Risorgimento. Si leggevano appelli di questo genere: moltiplichiamo le file, stringiamo i ranghi, serriamo le schiere, eccetera; naturalmente, di fronte a questo frasario, si è tratti a domandarsi: ma che cosa succede? È curioso che in tre mesi, io ho sequestrato più giornali cattolici che nei sette anni precedenti! Era questo, forse, l’unico modo per ricondurli nell’intonazione giusta! »”.

    Tutto ciò autorizzava qualche dubbio sulla durata degli accordi. Tanto che, al termine del discorso al Senato, Mussolini dichiarava: « Voi non vi spaventate, né mi spavento io, dicendo che degli attriti ci saranno, malgrado la separazione nettissima di ciò che si deve dare a Cesare e di ciò che si deve dare a Dio ».

    Ed è quanto, in realtà, si verificò. Si ebbe, cioè, il conflitto dopo la Conciliazione e quella pacificazione, che andò sotto il nome di « seconda Conciliazione ».

    Fu, precisamente, due anni dopo la firma degli Accordi del Laterano che si manifestò il conflitto.
    Come è risaputo, uno dei punti più delicati dei Patti Lateranensi era costituito dall’articolo 43 del Concordato, riguardante l’Azione Cattolica. Procediamo con ordine. L’articolo 42 di un primitivo progetto, contenente le prime richieste della Santa Sede, diceva:
    « Lo Stato riconosce le organizzazioni dipendenti dell’Azione Cattolica Italiana, la quale è stata costituita dalla Santa Sede all’infuori e al di sopra di ogni partito e sotto l’immediata dipendenza della Gerarchia per l’affermazione, diffusione, attuazione e difesa dei principi cattolici nella vita individuale, familiare e sociale » .

    « D’altra parte, la Santa Sede rinnova a tutti gli ecclesiastici e religiosi d’Italia il divieto di appartenere a qualsiasi partito politico o, comunque, di svolgere azione di partito ».
    Nel testo definitivo sono scomparse le parti che riportiamo in corsivo. A rigore di termini e di logica, se. l’Azione Cattolica può esistere ed esiste, non si vede quale azione possa svolgere, se non si svolge nella vita « individuale », «familiare » o « sociale ». Scriveva, infatti, Pio XI nella sua lettera del 12 novembre 1928 al cardinale Bertram:
    «L’Azione Cattolica si deve dire a buon diritto anche Azione sociale, perché mira a dilatare il regno di Cristo e, così, a procacciare alla società il massimo dei beni e, quindi, tutti gli altri vantaggi, che da essi scaturiscono, vale a dire quelli che appartengono all’ordinamento di una nazione e si chiamano politici ».

    Tutto ciò può essere naturale e accettabile da uno Stato liberale e democratico, in nome della libertà, ma non da uno Stato totalitario. Ed era la stessa concezione di Stato « totalitario », quella che rendeva virtualmente precari gli Accordi del Laterano.

    Fatto si è che, all’indomani degli Accordi Lateranensi, l’Azione Cattolica riprese quella vitalità, che pareva spenta. E, come era facile prevedere, lo spirito totalitario del Regime Fascista reagì. I primi scontri avvennero sul terreno della attività sindacale. Il 31 marzo 1931, il Lavoro Fascista, in un articolo intitolato: “A carte scoperte“, segnalava una circolare del presidente della Federazione romana della Gioventù cattolica italiana, che annunciava la costituzione di un Segretariato nazionale operaio e di gruppi operai da affiancare ai Circoli della Gioventù cattolica. Scopo di questi doveva essere quello di « curare la formazione tecnica dei soci operai, sviluppare le opere assistenziali, svolgere nel campo sociale ogni azione, che possa essere di aiuto, di incoraggiamento nelle diverse condizioni della vita operaia ».

    II 2 aprile il “Lavoro Fascista” tornava sull’argomento e dava anche notizia di un discorso tenuto da monsignor Pizzardo nel settembre 1930 alla Settimana sociale degli ‘Assistenti ecclesiastici, nel quale incoraggiava i cattolici organizzati ad occuparsi degli operai e dei problemi del lavoro. In seguito a tali pubblicazioni, la circolare fu sconfessata e il suo autore si dimise.

    Il 27 maggio, nuove e più accese denunzie da parte del “Lavoro fascista“. Esso pubblicava estratti e sunti di verbali delle riunioni svoltesi poco prima a Roma per celebrare il quarantesimo anno della pubblicazione della Rerum Novarum. In seguito a tali pubblicazioni, il contrasto fra le locali organizzazioni cattoliche e quelle fascistiche si riaccendeva, tanto che le autorità politiche intervennero, fino a sciogliere alcuni gruppi dell’Azione Cattolica.
    A questo punto, intervenne il Direttorio del P.N.F. adunato in Roma il 9 giugno sotto la presidenza dello stesso Mussolini. Dopo una non breve discussione, il Direttorio votava questo ordine del giorno:

    « Il Direttorio, portando il suo esame sulle recenti polemiche suscitate dal documentato atteggiamento, larvatamente o palesemente ostile, di alcuni settori dell’A.C., mentre afferma il suo profondo e immutato rispetto per la Religione Cattolica, il suo sommo Capo, i suoi Ministri, i suoi Templi, dichiara nella maniera più esplicita che è fermamente deciso a non tollerare che sotto qualsiasi bandiera, vecchia o nuova, trovi rifugio o protezione l’antifascismo residuato e fin qui risparmiato; ordina ai dirigenti dei novemila fasci d’Italia di ispirare la loro azione a queste direttive, ricordando che i caduti per la Rivoluzione esigono che essa sia difesa inflessibilmente contro chiunque e a qualunque costo ».

    Questa dichiarazione era esplicita e non poteva non provocare una replica da parte della Santa Sede. E la replica non tardò. Ai primi di luglio, infatti, l’Osservatore Romano pubblicava l’enciclica “Non abbiamo bisogno”, che portava la data del 29 giugno, festa di San Pietro, che era stata diffusa all’Estero prima della sua pubblicazione in Italia.

    L’Enciclica era di una insolita vivacità. Risalendo agli incidenti delle settimane precedenti, Pio XI affrontava questioni di principio e formulava aspri e severi giudizi sul Fascismo, la sua dottrina, il suo spirito. Fra l’altro, riferendosi agli «attentati e misure» contro l’Azione Cattolica, che facevano «seriamente dubitare se gli atteggiamenti, prima benevoli e benefici provenissero soltanto da sincero amore e zelo di Religione», il Papa parlava addirittura di « ingratitudine » del Regime Fascista nei confronti della Santa Sede.

    «Che se di ingratitudine si vuol parlare, essa fu e rimane quella usata verso la Santa Sede da un partito e da un regime, che, a giudizio del mondo intero, trasse dagli amichevoli rapporti con la Santa Sede, in Paese e fuori, un aumento di prestigio e di credito, che ad alcuni, in Italia e all’Estero, parvero eccessivi, come troppo largo il favore e troppo larga la fiducia da parte Nostra ».

    Ribadito il carattere non politico, ma unicamente religioso dell’Azione Cattolica, il Pontefice formulava un’accusa assai grave nei confronti del Regime.
    «Noi possiamo, Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto Noi) essere grati a chi, dopo aver messo fuori socialismo, massoneria, nemici Nostri (e non Nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, fatti più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e, insieme, favoriti dalla nuova divisa. Di infrazioni al preso impegno Ci si è non rare volte parlato; abbiamo sempre chiesto nomi e fatti concreti, sempre pronti a intervenire e provvedere; non si è mai risposto a tale Nostra domanda.

    Si sono sequestrati in massa i documenti in tutte le sedi dell’Azione Cattolica italiana, si continua (anche questo si fa) a intercettare e sequestrare ogni corrispondenza, che possa sospettarsi in qualche rapporto colle Associazioni colpite, anzi anche con quelle non colpite: gli oratori. Si dica, dunque, a Noi, al Paese, al mondo, quali e quanti sono i documenti della politica agitata e tramata dall’Azione Cattolica con pericolo dello Stato. Osiamo dire che non se ne troveranno, a meno di leggere e interpretare secondo idee preconcette, ingiuste in pieno contrasto coi fatti e l’evidenza di innumerevoli prove testimonianze ».

    Poi l’attacco in pieno alla stessa concezione Fascistica della religiosità:
    «Abbiamo, infatti, vista in azione una religiosità, che si ribella alle disposizioni della Superiore Autorità Religiosa e ne impone o ne incoraggia l’inosservanza; una religiosità, che diventa persecuzione e tentata distruzione di quello che il Supremo Capo della Religione notoriamente più apprezza ed ha a cuore; una religiosità, che trascende e lascia trascendere ad insulti di parole e di fatto contro la Persona dei Padre di tutti i fedeli anno gridarlo abbasso ed a morte; veri imparaticci di parricidio. Somigliante religiosità non può in nessun modo conciliarsi con la dottrina e con la pratica Cattolica, ma è, piuttosto, quanto può pensarsi di contrario all’una e all’altra».

    Da ultimo, il Papa dichiarava illegittimo lo stesso giuramento Fascista.
    «A questo punto, voi Ci richiedete, Venerabili Fratelli, che rimane a pensare ed a giudicare alla luce di quanto precede, circa una formula di giuramento, che anche a fanciulli e fanciulle impone di eseguire senza discutere ordini, che, l’abbiamo veduto e vissuto, possono comandare contro ogni verità e giustizia la manomissione dei diritti della Chiesa e delle anime, già di per se stessi sacri e inviolabili; e di servire con tutte le forze, fino al sangue, la causa di una rivoluzione, che strappa alla Chiesa e a Gesù Cristo la gioventù e che educa le sue giovani forze all’odio, alla violenza, alla irriverenza, non esclusa la persona stessa del Papa, come gli ultimi fatti hanno più compiutamente dimostrato. Quando la domanda deve porsi in tali termini, la risposta, dal punto di vista cattolico, ed anche puramente umano, è, inevitabilmente, una sola e Noi, Venerabili Fratelli, non facciamo che confermare la risposta che già vi siete data: un tale giuramento, così come sta, non è lecito».

    A questo punto, si presentava, al Pontefice, un quesito grave: si poteva domandare tanta rigidezza morale a tanta povera gente, che, rifiutando la tessera e il giuramento fascista, sarebbe venuta a trovarsi in difficoltà morali e materiali insuperabili? E la risposta del Pontefice era comprensiva e umana:
    «Conoscendo le difficoltà molteplici dell’ora presente e sapendo come tessera e giuramento sono, per moltissimi, condizione per la carriera, per il pane, per la vita, abbiamo cercato un mezzo, che ridoni tranquillità alle coscienze, riducendo al minimo possibile le difficoltà esteriori. E Ci sembra potrebbe essere tale mezzo per i già tesserati fare essi davanti a Dio ed alla propria coscienza la riserva: “salve le leggi di Dio e della Chiesa”, oppure “salvi i doveri di buon cristiano”, col fermo proposito di dichiarare anche esternamente una tale riserva, quando ve ne venisse bisogno. Che cosa, dunque, di nuovo Ci prepara o, minaccia l’avvenire? ».

    Dal canto suo l’Osservatore Romano iniziava la pubblicazione quotidiana di lunghi elenchi di adesione all’Enciclica del Pontefice da ogni parte del mondo. In termini non meno vivaci replicava la stampa Fascista e un giornale romano si domandava addirittura, il 9 luglio, se non si imponesse, oramai, la denuncia del Concordato. In quello stesso giorno, l’Ufficio stampa del P.N.F. comunicava la seguente circolare del Segretario del Partito:
    «Presi gli ordini da S.E. il Capo del Governo e Duce del Fascismo, è revocata la compatibilità fra l’iscrizione al Partito Fascista e l’iscrizione alle Associazioni dipendenti dall’Azione Cattolica».

    Il 14 luglio aveva luogo a Palazzo Venezia, nel salone delle Battaglie, la riunione del Direttorio del P.N.F. sotto la Presidenza di Mussolini e veniva emanata una dichiarazione, dal tono assai vivace e reciso, nella quale alcune affermazioni della Enciclica erano definite « vero e proprio appello allo straniero ».
    Fu a questo punto che intervenne Arnaldo Mussolini con uno scritto sul Popolo d’Italia, nel quale si prospettava non la denuncia del Concordato, ma l’opportunità di «franche spiegazioni». Comunque, si consigliavano «calma e paziente attesa». Anche in Vaticano qualcuno dovette portare consigli di moderazione. Fatto si è, che la polemica di stampa tacque e che, poco appresso, si seppe di conversazioni dirette avviate dalle due parti, all’infuori delle loro rappresentanze ufficiali. E, sulla fine dell’agosto, l’accordo fu raggiunto senza troppe difficoltà.

    Misteriose restarono sempre le procedure seguite in tali negoziati, né si seppe mai a quali persone essi furono affidati.
    Il 2 settembre, l’Agenzia Stefani ne dava l’annuncio ufficiale con un sobrio comunicato. Era riaffermato il carattere unicamente religioso delle organizzazione dell’Azione Cattolica. Le associazioni locali dell’A. C. avrebbero avuto, come loro segno, la bandiera nazionale. Si rinunciava a qualsiasi compito «di ordine sindacale » nelle sezioni interne professionali cattoliche. Anche i circoli giovanili adottavano la bandiera nazionale, si impegnavano ad « avere tessere e distintivi strettamente corrispondenti alla loro finalità religiose» e rinunciavano allo svolgimento di «qualsiasi attività a tipo atletico e sportivo».

    Precise disposizioni di un nuovo statuto dell’Azione Cattolica, approvate il 31 dicembre 1931, sancivano la «immediata dipendenza di tutte le associazioni locali e, più specialmente delle Giunte diocesane, dalle autorità ecclesiastiche. La somma del potere era (articolo 3) nelle mani di persone direttamente nominate dai vescovi ed esse dovevano agire (articolo 9) «sotto la diretta dipendenza» dei vescovi’ medesimi ».

    La soluzione del conflitto fu dovunque bene accolta. Nell’ottobre successivo, nel discorso rivolto ai rappresentanti dei direttori di tutta Italia riuniti nella Sala Maddaloni di Napoli, per la commemorazione della marcia su Roma, Mussolini parlò esplicitamente del recente conflitto con la Santa Sede. Il discorso non fu pubblicato dai giornali; ma se ne ebbe notizia in un volume di memorie dell’ingegner Gorla di Milano, che era presente al discorso di Mussolini nella sala Maddaloni.
    Parlando della Conciliazione, Mussolini dice:

    «Poco dopo la firma dei Patti Lateranensi e del Concordato è sorto un conflitto con la Chiesa a proposito dell’Azione Cattolica e delle sue formazioni giovanili. Non è vero che quelle formazioni mi facessero paura, perché erano dei composti ibridi, qualche cosa come l’incrocio fra la pecora e la volpe. Ma mi infastidivano perché avrebbero potuto costituire un pericolo per il futuro e mi disturbavano per le continue beghe coi fasci. Perciò non ho esitato a scioglierle malgrado dubitassi che il provvedimento avrebbe provocato un conflitto col Papa. Ma dopo scoppiato il conflitto, ho compreso che bisognava fare la pace perché non potevo andare contro il sentimento religioso degli italiani. Avrei dovuto esasperare il contrasto? Provocare la partenza del Papa da Roma? Ed io so che vi era chi lo consigliava in tal senso. Ma ve lo immaginate, voi, un fuoruscito come il Papa? Senza contare che poi sarebbe tornato, come è tornato da Fontainebleau, come è tornato da Gaeta. Sarebbe tornato una terza volta! Non per niente ho studiato la storia!».

    Dal canto suo, il Papa si mostrò egualmente soddisfatto, parlando della ripristinata pace nella allocuzione del 24 dicembre.
    Il 9 gennaio 1932 Pio XI conferiva a Mussolini l’ordine dello «Speron d’oro» e 1’11 febbraio, dopo tre anni dalla Conciliazione, Mussolini si recava dal Papa. Il Colloquio durò un’ora e venticinque minuti.
    Il 3 marzo il cardinale Pacelli (futuro papa Pio XII) riceveva il Collare dell’Annunziata (diventando cugino del Re).”

    Mario Missiroli.


    https://www.mussolinibenito.net/cont...one-cattolica/

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Feb 2014
    Messaggi
    24,222
     Likes dati
    7,902
     Like avuti
    3,965
    Mentioned
    234 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    E come si comportò la Chiesa durante la RSI?

 

 
Pagina 1 di 5 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 10-04-20, 03:49
  2. Don Pichetto sistema l'ateo devoto Ferrara
    Di Anthos nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-02-14, 08:28
  3. SOCIETA' - Né ateo né devoto (Paolo Sorbi intervista Giuliano Ferrara)
    Di carlomartello (POL) nel forum Conservatorismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 04-12-08, 19:15
  4. Ferrara, ateo devoto
    Di Bardamu (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 18-01-08, 14:19
  5. Benedetto Croce, ateo devoto e pensatore libero
    Di lupoDL nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 20-11-07, 14:10

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito