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Discussione: Mussolini, ateo devoto

  1. #11
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Insomma i grandi nemici di Mussolini furono la Chiesa e, soprattutto, la Monarchia.
    Per questo non riuscì a realizzare una radicale rivoluzione fascista se non nei 2 anni della RSI.
    Per questo, invece, Hitler riuscì a radicalizzare prima il suo potere e a realizzare una compiuta rivoluzione nazionale.
    Non aveva i nemici interni con cui Mussolini dovette spartire il potere.

  2. #12
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    la fonte è già discutibile, qual'è la verità? in sintesi eh, non voglio obbligarti a scrivere papiri di 1000 pagine
    @Draigo, ho dovuto riscrivere il post perché mi ero reso conto di essere giunto a metà della descrizione della faccenda e di già aver scritto un malloppo considerevole. Ora provo ad accorciare, anche se sarà comunque po' lungo, essendo il tema complesso
    Padre Giovanni Sale è, in certo senso, lo storico italiano "ufficiale" della Compagnia di Gesù. Sicuramente non è un ciarlatano, anzi, ma purtroppo è condizionato ideologicamente. E dato che i Gesuiti odierni sono gli alfieri del neo-modernismo post-conciliare progressista, capirai che intendo dire.
    Per farla breve e senza tediare nessuno, io credo che il testo più esaustivo sull'argomento, anche se non privo di alcune pecche e di toni qua e là troppo indulgenti verso il Duce, sia quello di don Ennio Innocenti, che ho segnalato più volte (e che p. Sale cita in nota nel suo articolo, che è stato scritto riprendendo paro paro, senza nemmeno cambiare le parole, quello che il gesuita ha sostenuto nel famoso libro "La Chiesa di Mussolini", edito anni fa da Rizzoli e tutt'ora in commercio): "La conversione religiosa di Benito Mussolini" (per chi volesse acquistarne l'edizione più recente: https://www.fedecultura.com/libri?st...lini-p64169236). Terminato questo breve excursus bibliografico, vengo al punto. Possiamo periodizzare il percorso religioso di Mussolini in queste fasi:
    1) periodo dell'infanzia con educazione religiosa cattolica da parte della madre e della nonna, entrambe molto devote;
    2) periodo dell'adolescenza con esperienza negativa al collegio dei salesiani, che impatta 'psicologicamente' in modo notevole sull'atteggiamento di Benito nei confronti della religione e del clero in particolare, mettendolo decisamente sulla via del padre, socialista ed anticlericale;
    3) periodo della militanza socialista, in cui è fermamente ateo, anticlericale, anticattolico ed anticristiano, anche se con qualche grossolanità e superficialità che rivelava il carattere posticcio del suo ateismo, dettato più da quelle che considerava (spesso a torto) le ipocrisie del clero che da profonde meditazioni in materia e dal suo spirito allergico ai dogmatismi, inclusi quelli religiosi, che lo tenevano tendenzialmente lontano da interessi teologici stricto sensu;
    4) periodo interventista, in cui viene mantenuto l'atteggiamento ostile al clero e alla religione cattolica, rinsaldato dalla politica di Papa Benedetto XV nei confronti della guerra, ma durante il quale il Mussolini soldato al fronte ha modo di apprezzare sinceramente l'operato dei cappellani militari cattolici, riconoscendone lo spirito altamente patriottico. Non c'è ancora un risveglio religioso esplicito, ma qualcosa inizia ad incrinarsi e, al ritorno dal fronte, prende le distanze da certo anticlericalismo;
    5) periodo precedente la presa del potere (1919-1922) in cui Mussolini originariamente resta sulle posizioni antecedenti, confermate nella sostanza dal programma anticlericale (anche se non ufficialmente antireligioso ed anticattolico) dei Fasci, per poi effettuare una svolta notevole nel maggio 1920, quando Mussolini respinse lo "svaticanamento d'Italia" proposto da Marinetti e, pur dicendosi al di fuori di ogni religione, si dichiara contrario ad attentare alla libertà della Chiesa e a qualsiasi ostilità verso la religione. Poco dopo, a partire dal 1921, si ha la svolta esplicitamente filo-cattolica di Mussolini e del fascismo, che raggiunse il culmine con le note dichiarazioni che il Duce fece nel suo primo discorso parlamentare (vedasi qui);
    6) periodo successivo alla marcia su Roma (1922-1937) in cui il Duce si dichiara apertamente religioso, è il primo Presidente del consiglio della storia dell'Italia unitaria ad invocare l'aiuto di Dio durante un discorso parlamentare in occasione del voto di fiducia, attua una serie di provvedimenti favorevoli al clero e alle rivendicazioni della Chiesa, si sposa con Rachele Guidi con rito cattolico, fa amministrare i sacramenti ai suoi figli, prende numerose posizioni a favore del cattolicesimo e, su influsso del fratello Arnaldo e della sorella Edvige (entrambi molto cattolici), si dichiara egli stesso cattolico sia in pubblico che in privato. Poi la Conciliazione. In questa fase però, alcune uscite di Mussolini mettono in evidenza che un percorso di riavvicinamento alla fede dell'infanzia c'è stato ma che è incompleto e sicuramente condizionato, almeno in parte, da motivi politici, anche se non necessariamente opportunistici. La morte del fratello Arnaldo, al quale Benito era legatissimo, dà occasione al Duce di scrivere il testo "Vita di Arnaldo" nel quale emerge che, perlomeno in questa fase, Mussolini non solo è alieno da qualsiasi ostilità preconcetta verso il cattolicesimo e da qualsiasi ateismo, ma che, perlomeno nelle intenzioni, aderisce alla fede e alla religione cattolica;
    7) periodo di involuzione e di allontanamento (1937-1943) in cui Mussolini dà segni di scostarsi dal percorso fino ad allora seguito, anche se non sempre in modo lineare. Numerose testimonianze private dell'epoca mostrano un Mussolini che si considera contraddittoriamente "cattolico, ma non cristiano", ostile verso la religione così come insegnata dalla Chiesa ed insofferente verso quest'ultima, anche se su tale punto un influsso decisivo e fondamentale ce l'hanno motivazioni politiche, che pur rispecchiano problemi di natura più profonda. Nonostante questo, il realismo ed il senso del limite tipici di Mussolini gli impedirono di spingersi troppo oltre in questo orientamento (che non fu repentino, ma che emerse gradualmente tra il '37 ed il '38, per poi in un certo senso 'stabilizzarsi' tra la fine del '38 ed il '42). La morte del figlio Bruno e le sfortunate vicende belliche, con l'aggravarsi della situazione italiana, "smuovono" nuovamente Mussolini e di ciò si ha un primo segnale nel testo da lui scritto "Parlo con Bruno";
    8) periodo di riavvicinamento alla religione cattolica (1943-1945) in cui Mussolini, prima ancora della sua caduta il 25 luglio 1943, dalla lettura del noto testo "Vita di Gesù Cristo" di p. Giuseppe Ricciotti (studioso gesuita di grande fama e cultura) viene ulteriormente stimolato ad un riavvicinamento alla fede cattolica. Nel maggio 1943, come confidò più tardi alla sorella Edvige, vergò un testamento in cui scrisse: "Nato cattolico apostolico romano, tale intendo morire". La prigionia lo mise a contatto con alcuni sacerdoti, così come la successiva esperienza di governo a Salò. Non mi soffermo troppo sui dettagli, ma le testimonianze di sei sacerdoti differenti, confermate da altre testimonianze di parte "laica", mostrano non solo che l'interesse di Mussolini per la religione cattolica e per le questioni spirituali in questo periodo è molto forte ed insistente, ma anche che egli è persuaso, in linea di massima, della veridicità della fede. Alcuni sacerdoti, fra cui fra Ginepro da Pompeiana e padre Eusebio (al secolo Sigfrido Zappaterreni), ne raccolgono la confessione. In questo periodo tormentato e travagliato, il Duce torna, almeno episodicamente, alla pratica sacramentale. Lo stesso rapporto con Claretta Petacci in quel periodo pare che abbia assunto non per caso una dimensione più "platonica" (mi scuso per la digressione al limite del gossip, ma le frequenti relazioni adulterine, vere e presunte, di Mussolini sono state spesso opposte all'idea di un Mussolini cattolico). Il cardinale Schuster, nel riportare l'ultimo colloquio avuto in Arcivescovado con Mussolini, disse che ormai il Duce sembrava orientato in senso religioso. Considerazione notevole, visto che lo scritto di Schuster era scevro di ogni intento apologetico nei confronti di Mussolini.

    Ecco, come si può notare parliamo di un percorso non privo di oscillazioni, incertezze, incoerenze, superficialità, involuzioni e ritorni. Non è un tema facile da trattare perché si scontra con tanti problemi: in primis, il fatto che il percorso del Duce nei confronti della religione s'intreccia inevitabilmente con le vicende politiche che lo videro protagonista e con la storia dei rapporti tra Stato e Chiesa e delle relazioni tra fascismo e cattolicesimo. Come capire esattamente dove finisce il senso dell'opportunità politica ed inizia la sincerità dell'uomo? Non sempre è agevole comprenderlo.
    Tuttavia, risulta chiaro che parlare di un Mussolini anticattolico o meramente opportunista è superficiale o più frutto di una tesi precostituita che di un'attenta analisi sull'argomento.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #13
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Appunto per questo lo avevo postato.

    L'articolo della civiltà cattolica mette in evidenza come, magari utilizzando fonti non proprio attendibili, vi sia stato un Mussolini che non era cattolico e credente come molti affermano.
    Tuttavia quel Mussolini riuscì a convincere, anche se non del tutto, la Chiesa della bontà del fascismo.
    Ora, la Chiesa chiamò Mussolini e altri leader fascisti come "uomini della provvidenza" dopo pochi anni li scaricò e li caccio nella memoria dei dannati.
    Fu la Chiesa ad utilizzare Mussolini o fu Mussolini ad utilizzare la Chiesa?
    O ci fu una realpolitk da entrambi?
    Per me fu la Chiesa che cominciava d entrare in crisi e a riempirsi di massoni ed ebrei e che stava per partorire il Concilio Vaticano II.
    A dire il vero, sono molti di più coloro che affermano che Mussolini non fosse affatto credente o che comunque nei confronti della religione cattolica avesse un approccio meramente strumentale o tutt'al più dettato da un atteggiamento vitalista, che vede positivamente la religione non per la sua veridicità ma nella misura in cui contribuisce al "tono vitale" del singolo o della collettività.
    Riguardo al rapporto personale di Mussolini con la fede cattolica, rimando al post che ho scritto sopra in risposta a @Draigo.
    Riguardo ai rapporti tra Chiesa e Stato durante il fascismo, possiamo dire che, nel complesso, furono buoni, anche se con alcune frizioni episodiche che possiamo brevemente elencare così: 1) crisi dettata dal problema degli esploratori cattolici (1926); 2) conflitto dopo la Conciliazione per l'Azione cattolica e sulla questione dell'educazione della gioventù (1931); 3) crisi dettata dalla recrudescenze dei problemi di convivenza con l'Azione Cattolica e, soprattutto, dallo scontro sugli articoli delle leggi razziali che vietavano i matrimoni razzialmente misti anche tra cattolici (1938). Tutte queste frizioni non portarono mai ad una rottura delle relazioni diplomatiche. Nel caso degli esploratori cattolici, il Papa volle risolvere direttamente il problema, decidendo di scioglierli per prevenirne il dissolvimento o l'assorbimento voluto dal governo. Nel caso dell'Azione Cattolica, il conflitto fu duro e culminò con la nota Enciclica "Non abbiamo bisogno" (1931), che però non comportò la condanna del regime e del partito fascisti in quanto tali. In seguito a polemiche molto aspre, iniziarono le trattative tra le due parti ed il conflitto fu risolto in maniera soddisfacente per entrambi: il regime ottenne un'ulteriore depoliticizzazione dell'Azione Cattolica in termini organizzativi e l'allontanamento degli ultimi esponenti del defunto Partito popolare dai suoi quadri dirigenziali, mentre la Chiesa vide ribadito il diritto ad esistere dell'Azione Cattolica stessa e delle sue organizzazioni giovanili, che furono ripristinate. Nel caso della crisi del '38, i problemi legati all'Azione Cattolica furono risolti: fu ribadito l'accordo del '31 e la riforma degli statuti dell'Azione Cattolica effettuata successivamente dalla Santa Sede andò incontro alle richieste del regime fascista. Il punto su cui invece non si riuscì a trovare una convergenza fu la questione delle leggi razziali: la Chiesa riuscì ad evitare che venisse approvata una norma che avrebbe equiparato il matrimonio razzialmente misto, ma celebrato religiosamente secondo rito cattolico, al concubinato ma il divieto di sposarsi tra persone di razza diversa, anche se entrambi cattolici, fu mantenuto. En passant, faccio notare che la posizione ufficialmente espressa dalla Chiesa in merito era che i matrimoni razzialmente misti potevano essere sconsigliati o sfavoriti, ma non apertamente proibiti dalla legge, fermo restando il fatto che era la Chiesa, non lo Stato, ad avere giurisdizione sui matrimoni tra battezzati, soprattutto se cattolici. In seguito, durante la guerra mondiale vi fu un progetto di revisione delle leggi razziali che padre Tacchi Venturi (spesso trait d'union tra il Vaticano e Mussolini) era riuscito ad ottenere e che era in procinto di essere approvato, ma che fu stoppato per motivi legati alle contingenze di guerra.
    Quanto al presunto "abbandono" del fascismo da parte della Chiesa, si è molto favoleggiato in merito ed una visione oggettiva in materia non sempre è facile da avere. Su questo argomento, rimando a questo mio vecchio 3d: https://forum.termometropolitico.it/...-fascismo.html
    In particolar modo, a questo post: https://forum.termometropolitico.it/...l#post13914360
    E a questo: https://forum.termometropolitico.it/...l#post13915194
    Per ora mi fermo qui perché il tema delle convergenze "ideologiche" lato sensu tra cattolicesimo e fascismo è in parte noto (ripeterei cose già dette altrove o già note) ed in parte lungo (non è possibile liquidarlo in poche righe e la discussione già vede parecchia carne al fuoco). Al limite, ci ritornerò più avanti.
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  4. #14
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Insomma i grandi nemici di Mussolini furono la Chiesa e, soprattutto, la Monarchia.
    Per questo non riuscì a realizzare una radicale rivoluzione fascista se non nei 2 anni della RSI.
    Per questo, invece, Hitler riuscì a radicalizzare prima il suo potere e a realizzare una compiuta rivoluzione nazionale.
    Non aveva i nemici interni con cui Mussolini dovette spartire il potere.
    Credo che la differenza fondamentale tra l'approccio, la mentalità e le convinzioni di Hitler, da un lato, e l'approccio, la mentalità e le convinzioni di Mussolini, dall'altro, emerga molto da questo scritto mussoliniano:

    Tutta la storia della civiltà occidentale, dall'impero romano ai tempi moderni, da Diocleziano a Bismarck, insegna che quando lo Stato impegna una lotta contro una religione, è lo Stato che ne uscirà, alla fine, sconfitto. La lotta contro la religione è la lotta contro l'inafferrabile e l'irraggiungibile, è la lotta contro lo spirito in ciò che ha di più intimo e di più profondo ed è oramai provato che in questa lotta le armi dello Stato - anche le più aguzze - non riescono a inferire colpi mortali alla Chiesa, la quale - specialmente la cattolica - esce trionfante dalle più dure prove. Uno Stato può essere vittorioso solo nella lotta contro un altro Stato. Può concretare allora la sua vittoria imprimendo, ad esempio, un cambiamento del regime, una cessione territoriale, il pagamento di una indennità, il disarmo dell'esercito, un determinato sistema di alleanze politiche od economiche. Quando si lotta contro uno Stato si è di fronte a una realtà materiale, che può essere afferrata, colpita, mutilata, trasformata; ma quando si lotta contro una religione non si riesce a individuare un particolare bersaglio: basta la semplice resistenza passiva dei sacerdoti o dei credenti, per rendere inefficiente l'attacco dello Stato. Bismarck negli otto anni della sua Kulturkampf, determinata dal dogma dell'infallibilità papale in materia religiosa - fece arrestare decine di vescovi, chiudere centinaia di chiese, sciogliere moltissime organizzazioni cattoliche, sequestrandone i fondi; scatenò una campagna di idee anti-romane col famoso motto « los von Rom » ed il risultato di questa persecuzione fu di portare a cento il numero dei deputati cattolici al Reichstag; di rendere popolare in tutto il mondo la figura di Windthorst, di collaudare la resistenza morale del mondo cattolico tedesco. Alla fine Bismarck - dico Bismarck, il fondatore dell'Impero tedesco - capitolava dinnanzi a Leone XIII, chiamandolo arbitro in una controversia internazionale e scrivendogli una lettera che cominciava colla parola « Sire ». Altrettanto sfortunata fu la politica di Napoleone I, di fronte alla Chiesa. Uno degli errori più gravi del grande corso, fu quello di aver voluto « brutalizzare » due Papi e il Vaticano.
    Nel concetto fascista di Stato totalitario, la Religione è assolutamente libera e nel suo ambito, indipendente. Non ci è nemmeno mai passato per l'anticamera del cervello la bislacca idea di fondare una nuova religione di Stato o di asservire allo Stato la religione professata dalla totalità degli italiani. Il compito dello Stato non consiste nel tentare di creare nuovi vangeli o altri dogmi, di rovesciare le vecchie divinità per sostituirle con altre che si chiamano sangue, razza, nordismo e simili. Lo Stato fascista non trova che sia suo dovere intervenire nella materia religiosa, o se ciò accade è solo nel caso in cui il fatto religioso tocchi l'ordine politico e morale dello Stato. Nei tempi moderni e nei continenti di civiltà bianca, lo Stato non può assumere che due atteggiamenti logici di fronte alle Chiese costituite: o ignorarle, pur tollerandole tutte - come avviene negli Stati Uniti - o regolare i suoi rapporti colle chiese, con un sistema di convenzioni o concordati, così come si è fatto, molto proficuamente, in Italia. Particolarmente indicatoria è la storia dei rapporti fra Chiesa e Stato in Italia, dal 1870 al 1929. Lo Stato italiano votata la cosidetta Legge delle Guarentigie che non fu mai accettata dal Papa, adottò la politica di ignorare la Chiesa cattolica. La formula già insufficiente di Cavour - libera Chiesa in libero Stato (insufficiente in un paese cattolico come l'Italia che ha inoltre il privilegio di essere la sede di una religione che raccoglie 400 milioni di adepti in tutte le parti del mondo) - fu seguita dalla formula geometrica di Giolitti, il quale definiva Chiesa e Stato due parallele che si prolungano all'infinito e non s'incontrano mai. All'infuori delle formule succitate, i partiti cosidetti di sinistra si specializzarono in una attività di anticlericalismo di carattere demagogico e volgare che toccava e abbruttiva talune zone urbane, ma non penetrava nelle grandi masse dei cattolici intoccabili da te tale propaganda. Era una situazione intenibile e malgrado le separazioni non mancavano i contatti ufficiosi fra Quirinale e Vaticano imposti dalle necessità della vita in comune in determinate circostanze, come ad esempio, la riunione dei Cardinali per la successione del Soglio. Nel 1929 tutto ciò ebbe fine col Trattato che risolveva in maniera soddisfacente e definitiva la Questione romana e col Concordato che sistemava - attraverso una serie di poche decine di articoli - le relazioni fra lo Stato italiano e la Santa Sede. Dall'11 febbraio 1929 sono passati sei anni all'indomani degli accordi non mancarono le voci scettiche o le catastrofiche. Tali voci salirono al cielo quando nell'estate del 1931 i patti furono sottoposti all'usura di un conflitto in cui era in giuoco la questione dell'educazione giovanile. Il conflitto ebbe diverse fasi, talune delle quali molto acute e durò alcuni mesi. Ma ai primi di settembre fu regolato con reciproca soddisfazione. Quella controversia può essere considerata come la prova del fuoco per i patti lateranensi. Da allora niente è venuto a turbare la pace religiosa e civile di cui gode il popolo italiano e si può aggiungere che una collaborazione cordiale si è sviluppata fra i due poteri, i quali si riferiscono allo stesso oggetto, l'uomo. La dottrina fascista sulla materia è chiara: lo Stato è sovrano e niente può essere fuori o contro lo Stato, nemmeno la religione nelle sue pratiche estrinsecazioni e ciò spiega come i Vescovi italiani prestano giuramento di fedeltà allo Stato: d'altra parte la Chiesa è sovrana in quello che è il suo specifico campo di attività: la cura e la salvezza delle anime. Vi sono dei momenti e delle attività dove le due forze si incontrano e in tal caso, la collaborazione è desiderabile, è possibile ed è feconda. Come sarebbe grottesco un concilio dei Cardinali che si occupasse del calibro dei cannoni o del tonnellaggio delle corazzate, così sarebbe ridicolo un consiglio dei ministri che volesse legiferare in materia di teologia o di dogmatica religiosa. Uno Stato che non voglia seminare il turbamento spirituale e creare la divisione fra i suoi cittadini, deve guardarsi da ogni intervento in materia strettamente religiosa. Ciò che è accaduto in questi ultimi tempi in Germania è la riprova della bontà della dottrina e della prassi fascista. Nessuno Stato è più totalitario e autoritario dello Stato fascista: nessuno Stato è più geloso della sua sovranità e del suo prestigio, ma appunto perciò lo Stato fascista non sente il bisogno di intervenire in materie che esulano dalla sua competenza e sono estranee alla sua natura. Tutti coloro che si sono incamminati per questa strada hanno dovuto, presto o tardi, riconoscere il loro errore. Nel mio discorso alla seconda assemblea quinquennale del Regime, con intenzione, ho dichiarato che chiunque incrina o turba l'unità religiosa di un popolo, commette un delitto di lesa-nazione.

    Benito Mussolini, "Le Figaro", 18 dicembre 1934.
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Credo che la differenza fondamentale tra l'approccio, la mentalità e le convinzioni di Hitler, da un lato, e l'approccio, la mentalità e le convinzioni di Mussolini, dall'altro, emerga molto da questo scritto mussoliniano:

    Tutta la storia della civiltà occidentale, dall'impero romano ai tempi moderni, da Diocleziano a Bismarck, insegna che quando lo Stato impegna una lotta contro una religione, è lo Stato che ne uscirà, alla fine, sconfitto. La lotta contro la religione è la lotta contro l'inafferrabile e l'irraggiungibile, è la lotta contro lo spirito in ciò che ha di più intimo e di più profondo ed è oramai provato che in questa lotta le armi dello Stato - anche le più aguzze - non riescono a inferire colpi mortali alla Chiesa, la quale - specialmente la cattolica - esce trionfante dalle più dure prove. Uno Stato può essere vittorioso solo nella lotta contro un altro Stato. Può concretare allora la sua vittoria imprimendo, ad esempio, un cambiamento del regime, una cessione territoriale, il pagamento di una indennità, il disarmo dell'esercito, un determinato sistema di alleanze politiche od economiche. Quando si lotta contro uno Stato si è di fronte a una realtà materiale, che può essere afferrata, colpita, mutilata, trasformata; ma quando si lotta contro una religione non si riesce a individuare un particolare bersaglio: basta la semplice resistenza passiva dei sacerdoti o dei credenti, per rendere inefficiente l'attacco dello Stato. Bismarck negli otto anni della sua Kulturkampf, determinata dal dogma dell'infallibilità papale in materia religiosa - fece arrestare decine di vescovi, chiudere centinaia di chiese, sciogliere moltissime organizzazioni cattoliche, sequestrandone i fondi; scatenò una campagna di idee anti-romane col famoso motto « los von Rom » ed il risultato di questa persecuzione fu di portare a cento il numero dei deputati cattolici al Reichstag; di rendere popolare in tutto il mondo la figura di Windthorst, di collaudare la resistenza morale del mondo cattolico tedesco. Alla fine Bismarck - dico Bismarck, il fondatore dell'Impero tedesco - capitolava dinnanzi a Leone XIII, chiamandolo arbitro in una controversia internazionale e scrivendogli una lettera che cominciava colla parola « Sire ». Altrettanto sfortunata fu la politica di Napoleone I, di fronte alla Chiesa. Uno degli errori più gravi del grande corso, fu quello di aver voluto « brutalizzare » due Papi e il Vaticano.
    Nel concetto fascista di Stato totalitario, la Religione è assolutamente libera e nel suo ambito, indipendente. Non ci è nemmeno mai passato per l'anticamera del cervello la bislacca idea di fondare una nuova religione di Stato o di asservire allo Stato la religione professata dalla totalità degli italiani. Il compito dello Stato non consiste nel tentare di creare nuovi vangeli o altri dogmi, di rovesciare le vecchie divinità per sostituirle con altre che si chiamano sangue, razza, nordismo e simili. Lo Stato fascista non trova che sia suo dovere intervenire nella materia religiosa, o se ciò accade è solo nel caso in cui il fatto religioso tocchi l'ordine politico e morale dello Stato. Nei tempi moderni e nei continenti di civiltà bianca, lo Stato non può assumere che due atteggiamenti logici di fronte alle Chiese costituite: o ignorarle, pur tollerandole tutte - come avviene negli Stati Uniti - o regolare i suoi rapporti colle chiese, con un sistema di convenzioni o concordati, così come si è fatto, molto proficuamente, in Italia. Particolarmente indicatoria è la storia dei rapporti fra Chiesa e Stato in Italia, dal 1870 al 1929. Lo Stato italiano votata la cosidetta Legge delle Guarentigie che non fu mai accettata dal Papa, adottò la politica di ignorare la Chiesa cattolica. La formula già insufficiente di Cavour - libera Chiesa in libero Stato (insufficiente in un paese cattolico come l'Italia che ha inoltre il privilegio di essere la sede di una religione che raccoglie 400 milioni di adepti in tutte le parti del mondo) - fu seguita dalla formula geometrica di Giolitti, il quale definiva Chiesa e Stato due parallele che si prolungano all'infinito e non s'incontrano mai. All'infuori delle formule succitate, i partiti cosidetti di sinistra si specializzarono in una attività di anticlericalismo di carattere demagogico e volgare che toccava e abbruttiva talune zone urbane, ma non penetrava nelle grandi masse dei cattolici intoccabili da te tale propaganda. Era una situazione intenibile e malgrado le separazioni non mancavano i contatti ufficiosi fra Quirinale e Vaticano imposti dalle necessità della vita in comune in determinate circostanze, come ad esempio, la riunione dei Cardinali per la successione del Soglio. Nel 1929 tutto ciò ebbe fine col Trattato che risolveva in maniera soddisfacente e definitiva la Questione romana e col Concordato che sistemava - attraverso una serie di poche decine di articoli - le relazioni fra lo Stato italiano e la Santa Sede. Dall'11 febbraio 1929 sono passati sei anni all'indomani degli accordi non mancarono le voci scettiche o le catastrofiche. Tali voci salirono al cielo quando nell'estate del 1931 i patti furono sottoposti all'usura di un conflitto in cui era in giuoco la questione dell'educazione giovanile. Il conflitto ebbe diverse fasi, talune delle quali molto acute e durò alcuni mesi. Ma ai primi di settembre fu regolato con reciproca soddisfazione. Quella controversia può essere considerata come la prova del fuoco per i patti lateranensi. Da allora niente è venuto a turbare la pace religiosa e civile di cui gode il popolo italiano e si può aggiungere che una collaborazione cordiale si è sviluppata fra i due poteri, i quali si riferiscono allo stesso oggetto, l'uomo. La dottrina fascista sulla materia è chiara: lo Stato è sovrano e niente può essere fuori o contro lo Stato, nemmeno la religione nelle sue pratiche estrinsecazioni e ciò spiega come i Vescovi italiani prestano giuramento di fedeltà allo Stato: d'altra parte la Chiesa è sovrana in quello che è il suo specifico campo di attività: la cura e la salvezza delle anime. Vi sono dei momenti e delle attività dove le due forze si incontrano e in tal caso, la collaborazione è desiderabile, è possibile ed è feconda. Come sarebbe grottesco un concilio dei Cardinali che si occupasse del calibro dei cannoni o del tonnellaggio delle corazzate, così sarebbe ridicolo un consiglio dei ministri che volesse legiferare in materia di teologia o di dogmatica religiosa. Uno Stato che non voglia seminare il turbamento spirituale e creare la divisione fra i suoi cittadini, deve guardarsi da ogni intervento in materia strettamente religiosa. Ciò che è accaduto in questi ultimi tempi in Germania è la riprova della bontà della dottrina e della prassi fascista. Nessuno Stato è più totalitario e autoritario dello Stato fascista: nessuno Stato è più geloso della sua sovranità e del suo prestigio, ma appunto perciò lo Stato fascista non sente il bisogno di intervenire in materie che esulano dalla sua competenza e sono estranee alla sua natura. Tutti coloro che si sono incamminati per questa strada hanno dovuto, presto o tardi, riconoscere il loro errore. Nel mio discorso alla seconda assemblea quinquennale del Regime, con intenzione, ho dichiarato che chiunque incrina o turba l'unità religiosa di un popolo, commette un delitto di lesa-nazione.

    Benito Mussolini, "Le Figaro", 18 dicembre 1934.
    Nel 1934 era troppo presto per giudicare il Regime NS. E paragonare Hitler a Bismarck è un errore.

  6. #16
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Nel 1934 era troppo presto per giudicare il Regime NS. E paragonare Hitler a Bismarck è un errore.
    Ovviamente quello mussoliniano era un giudizio limitato ad un breve periodo di tempo, in cui però già erano emerse notevoli difficoltà nei rapporti tra Terzo Reich e Santa Sede, nonché tra regime nazionalsocialista e Chiesa Cattolica. I fatti successivi però aggravarono queste difficoltà, non le risolsero.
    Comunque, se leggi bene, il paragone indiretto tra Bismarck ed Hitler è limitato al conflitto con la Chiesa, non ad altri aspetti.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  7. #17
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    E come si comportò la Chiesa durante la RSI?
    Altro tema a suo modo vasto e controverso.
    In sintesi, si può dire che non ci fu da parte della Santa Sede un riconoscimento della RSI perché, secondo il diritto internazionale, uno Stato neutrale non può riconoscere uno Stato sorto durante un conflitto in corso e a motivo dello stesso conflitto finché non cessano le ostilità. Ci furono quindi rapporti ufficiosi e legati a strette necessità, ma non ufficiali. Una richiesta ufficiale di riconoscimento da parte del governo della RSI, a dire il vero, non fu mai avanzata al Vaticano.
    L'episcopato ed il clero ufficialmente esortarono i cittadini ad obbedire alle autorità costituite - senza entrare nel merito della loro legittimità giuridica, anzi, spesso specificando che trattavasi di autorità di fatto costituite - e, quindi, alla RSI e a rispettare le truppe tedesche occupanti e le disposizioni emanate da quest'ultime a tutela dell'ordine pubblico. L'atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche oscillò tra l'attendismo ed il riconoscimento. Ci furono alcuni vescovi più ossequiosi e collaborativi, così come ci furono vescovi più ostili o più distaccati. Molto dipendeva dalle situazioni locali e dai rapporti concreti tra le autorità ecclesiastiche ed i rappresentanti del partito o del governo della RSI. In generale però si può dire che l'episcopato fu lealista, seppur con riserve e cautele e sicuramente senza slanci ed entusiasmi a favore della RSI. Il clero infatti si adoperò soprattutto, in questo periodo, per un'attività caritatevole ed assistenziale a favore delle popolazioni colpite dalla guerra, senza distinzioni politiche. I temi delle prediche dei parroci e dei vescovi furono soprattutto di taglio religioso e devozionale e, per quanto possibile, non entravano nel merito delle motivazioni delle due parti in conflitto. Questa fu la tendenza generale: ovviamente, i casi particolari presentarono eccezioni e sfumature sia in senso filo-fascista che in senso antifascista, anche se quasi mai in termini smaccati ed espliciti né nell'uno né nell'altro caso.
    Ovviamente, un'impronta più marcatamente fascista o filo-fascista - o almeno di intonazione altamente patriottica - vi fu invece da parte dei cappellani militari cattolici, di cui le FF.AA. della RSI abbondarono. Vi è poi il caso del giornale e del movimento "Crociata italica" di don Tullio Calcagno - favorito da Farinacci, osteggiato prima e condannato poi dalla Chiesa -, che però sarebbe un errore ridurre ad un conflitto tra Chiesa e RSI sia perché la prima osteggiò "Crociata italica" a causa della situazione irregolare di don Calcagno prima e delle sue tesi scismatiche sul Papato poi sia perché la seconda mai appoggiò ufficialmente il movimento.
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  8. #18
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ovviamente quello mussoliniano era un giudizio limitato ad un breve periodo di tempo, in cui però già erano emerse notevoli difficoltà nei rapporti tra Terzo Reich e Santa Sede, nonché tra regime nazionalsocialista e Chiesa Cattolica. I fatti successivi però aggravarono queste difficoltà, non le risolsero.
    Comunque, se leggi bene, il paragone indiretto tra Bismarck ed Hitler è limitato al conflitto con la Chiesa, non ad altri aspetti.
    La Chiesa ebbe meno problemi a effettuare il concordato con Hitler che con l'Italia fascista che dal 1861 era nato come un regno anticattolco e anticristiano.
    Lo stesso primo fascismo (sansepolcrismo) era anticattolico e i maggiori esponenti del fascismo come Evola erano anticattolici (non a caso Evola scrisse "Imperialismo pagano")

  9. #19
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Altro tema a suo modo vasto e controverso.
    In sintesi, si può dire che non ci fu da parte della Santa Sede un riconoscimento della RSI perché, secondo il diritto internazionale, uno Stato neutrale non può riconoscere uno Stato sorto durante un conflitto in corso e a motivo dello stesso conflitto finché non cessano le ostilità. Ci furono quindi rapporti ufficiosi e legati a strette necessità, ma non ufficiali. Una richiesta ufficiale di riconoscimento da parte del governo della RSI, a dire il vero, non fu mai avanzata al Vaticano.
    L'episcopato ed il clero ufficialmente esortarono i cittadini ad obbedire alle autorità costituite - senza entrare nel merito della loro legittimità giuridica, anzi, spesso specificando che trattavasi di autorità di fatto costituite - e, quindi, alla RSI e a rispettare le truppe tedesche occupanti e le disposizioni emanate da quest'ultime a tutela dell'ordine pubblico. L'atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche oscillò tra l'attendismo ed il riconoscimento. Ci furono alcuni vescovi più ossequiosi e collaborativi, così come ci furono vescovi più ostili o più distaccati. Molto dipendeva dalle situazioni locali e dai rapporti concreti tra le autorità ecclesiastiche ed i rappresentanti del partito o del governo della RSI. In generale però si può dire che l'episcopato fu lealista, seppur con riserve e cautele e sicuramente senza slanci ed entusiasmi a favore della RSI. Il clero infatti si adoperò soprattutto, in questo periodo, per un'attività caritatevole ed assistenziale a favore delle popolazioni colpite dalla guerra, senza distinzioni politiche. I temi delle prediche dei parroci e dei vescovi furono soprattutto di taglio religioso e devozionale e, per quanto possibile, non entravano nel merito delle motivazioni delle due parti in conflitto. Questa fu la tendenza generale: ovviamente, i casi particolari presentarono eccezioni e sfumature sia in senso filo-fascista che in senso antifascista, anche se quasi mai in termini smaccati ed espliciti né nell'uno né nell'altro caso.
    Ovviamente, un'impronta più marcatamente fascista o filo-fascista - o almeno di intonazione altamente patriottica - vi fu invece da parte dei cappellani militari cattolici, di cui le FF.AA. della RSI abbondarono. Vi è poi il caso del giornale e del movimento "Crociata italica" di don Tullio Calcagno - favorito da Farinacci, osteggiato prima e condannato poi dalla Chiesa -, che però sarebbe un errore ridurre ad un conflitto tra Chiesa e RSI sia perché la prima osteggiò "Crociata italica" a causa della situazione irregolare di don Calcagno prima e delle sue tesi scismatiche sul Papato poi sia perché la seconda mai appoggiò ufficialmente il movimento.
    Ho avuto modo di leggere il libro di Don Calcagno e lo trovo molto interessante. Già allora don Calcagno evidenziava il mancato interesse del Papa per l'Europa non avendo voluto proclamare una coerente crociata anticomunista europea.
    Pio XII si scagliò contro comunismo e materialismo a guerra finita....

  10. #20
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    Predefinito Re: Mussolini, ateo devoto

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    La Chiesa ebbe meno problemi a effettuare il concordato con Hitler che con l'Italia fascista che dal 1861 era nato come un regno anticattolco e anticristiano.
    Lo stesso primo fascismo (sansepolcrismo) era anticattolico e i maggiori esponenti del fascismo come Evola erano anticattolici (non a caso Evola scrisse "Imperialismo pagano")
    Dipende che cosa intendi. Da un punto di vista strettamente 'cronologico', le trattative per il Reichskonkordat in effetti furono molto più rapide rispetto alle trattative per i Patti Lateranensi. Ma se guardiamo alla "qualità" delle relazioni diplomatiche, ciò è storicamente falso. I rapporti tra Chiesa Cattolica e regime fascista furono di gran lunga migliori di quelli tra Chiesa e regime nazionalsocialista. Dal punto di vista ideologico, il fascismo dal '21 in poi aveva assunto una posizione filo-cattolica e con il passare degli anni aveva maturato un atteggiamento sempre più positivo nei confronti del cattolicesimo, che trovava riscontro nei moltissimi provvedimenti a favore della Chiesa e della religione cattolica, che precedettero la stessa Conciliazione del '29, la quale ne costituì in un certo senso il compimento ed il coronamento. Il NSDAP invece, prima della presa del potere, era stato oggetto di una condanna esplicita dell'episcopato cattolico tedesco, con tanto di interdizione dai sacramenti, che fu revocato solo dopo che Hitler, da cancelliere del Reich, in una dichiarazione pubblica del 23 marzo 1933 disse di riconoscere "nel cristianesimo la base inamovibile della morale e del codice morale della nazione" e di attribuire "un grandissimo valore ai rapporti amichevoli con la Santa Sede" (magari avesse perseverato su questa linea!).
    Nel caso dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano, va fatto notare che già con San Pio X il "non expedit" aveva ricevuto una considerevole attenuazione e che Benedetto XV, al termine della prima guerra mondiale, lo aveva abolito del tutto.

    p.s.: Evola non era uno dei principali esponenti del fascismo. Appoggiò il regime fascista e Mussolini lo conosceva abbastanza bene, ma la sua influenza si limitò alla sola pubblicistica razziale del regime dopo le leggi del '38. Non ebbe alcun ruolo politico di rilievo né primario né secondario.
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