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    Predefinito Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Il NS, pur nella visione di uno stato nazional-razziale unico, diede spazio ai "Gau" e alle varie entità comunitarie componenti il Reich.

    Il Fascismo, movimento statalista, invece accentrò lo stato dal punto di vista hegeliano. Dimenticò le tradizioni e le identità degli stati pre-unitari al fine di voler fare una "Italia romana". "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato" era lo slogan che esprimeva in modo sintetico e inconfondibile l'imperativo centralizzatore del fascismo.

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    Predefinito Re: Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Il federalismo etnico di Saint-Loup
    Autore: Jérôme Moreau

    “La gioventù francese che ieri viveva nelle tenebre, a cui mancava un ideale, che aveva perso la fede nei destini della patria, sarà abbagliata domani dal compito che l’attende: rifare l’Europa…” (1).

    Saint-LoupPer la destra, per lo meno quella che non lo disprezza, Marc Augier detto Saint-Loup è il romanziere della civiltà minacciata e dell’Europa delle patrie carnali… Due temi che sono punto di riferimento dopo Solstice en Laponie, pubblicato nel 1939, dove l’autore espone già il suo timore per l’evangelizzazione e la colonizzazione delle popolazioni lapponi da parte dei mercanti della morale. Riflessione che prosegue sotto l’occupazione, soprattutto negli articoli sui Baschi ed i Bretoni dove Saint-Loup pone i primi fondamenti del “federalismo etnico” quale principio su cui vuole organizzare l’Europa (2). Sia detto tra parentesi, la difesa dei popoli minacciati non si limita nel suo spirito al solo territorio europeo giacché egli affermava nel 1941, in un articolo sull’avvenire dell’Impero francese: “Il nostro dovere in Africa è quello di ristabilire nel quadro storico e razziale una grande civilizzazione araba ed una grande civilizzazione nera (3)”.

    Ed è sempre per l’Europa delle etnie che Saint-Loup ha seguito la fede gammata ed è andato a combattere sul Fronte dell’Est nel 1942. Egli era in effetti persuaso fin dal 1941 che la Germania preparasse una pace fondata su un federalismo etnico europeo. A questa convinzione si aggiunge ancora l’idea, diffusa precedentemente negli ambienti tedeschi rivoluzionari conservatori, che il futuro dell’Europa si trovi ad Est, in una Russia battuta dove si potranno attingere nuove forze: economiche, razziali, spirituali.

    Dopo la sconfitta è difficile per molti comprendere come Saint-Loup abbia potuto interpretare – benché non sia stato il solo – il pangermanismo hitleriano come un tentativo di unione dell’Europa sulla base delle etnie che la compongono. Otto Strasser che manifestava negli anni trenta la medesima volontà, l’intenzione di riorganizzare l’Europa su basi etnico-linguistiche, entrerà presto in conflitto con i seguaci ortodossi di Hitler. Probabilmente questo atteggiamento era dovuto all’anticomunismo fanatico che Saint-Loup aveva sviluppato a causa del suo contatto con i militanti di sinistra nel periodo tra le due guerre mondiali (4). L’esperienza del fronte russo segna però un radicale cambiamento nell’atteggiamento di Marc Augier, che non si fa più illusioni sulle intenzioni tedesche. Questa tendenza è manifestata in alcuni articoli su “Combattant Européen” che oscillano tra la fedeltà completa ed una certa presa di distanza dalle posizioni ideologiche tedesche. Così scriveva a qualche mese di distanza “Hitler non è che un uomo (5)” mostrando così il suo rifiuto verso un’Europa a dominazione tedesca: “Non si tratta di fonderci in una specie di europeo. Non vogliamo essere germanofili o russofili. Vogliamo rimanere noi stessi, con la nostra eredità nazionale, pur adottando uno stile di vita moderno. E vogliamo arricchire questo stile con il genio francese che non è un mito (6)”.

    ho-visto-la-germaniaLa contraddizione apparente di questi due propositi deve essere compresa con lo iato tra un giuramento di fedeltà incondizionata e il pensiero proprio di Marc Augier. Questa confusione tra l’aspetto sentimentale e quello dottrinario che ha potuto, dopo il 1945, far passare Saint-Loup come un settario del Nazionalsocialismo proprio quando egli considerava lo stato nazione come un principio politico storicamente superato. Non è tuttavia errato osservare che questa contraddizione rimane in Saint-Loup per quelli che dopo la guerra hanno voluto far coincidere la sua esperienza nelle Waffen SS con la sua concezione del mondo. Nelle opere Götterdämmerung, Les Volontaires e Les Hérétiques, Saint-Loup, manifesta un viscerale attaccamento ai suoi camerati lasciando libero corso ai suoi fantasmi e concepisce l’esistenza di una frazione oppositrice federalista che avrebbe tentato di affermarsi all’interno del regime nazionalsocialista.

    Saint-Loup non ha mai deposto l’uniforme. Rifare l’Europa! Ma perché l’Europa delle etnie, delle patrie carnali? Perché nello spirito di Saint-Loup questa è la forma politica che più ha la forza di resistere alle ideologie massificanti – liberalismo, cristianesimo, comunismo – nascoste sotto la maschera dell’universalismo e dell’internazionalismo. Perché gli stati nazione hanno confini ideologici. Perché la patria carnale, terra dei padri, risponde ad una aspirazione di identità naturale. “L’Europa deve dunque essere riconsiderata a partire dalla nozione biologicamente fondata del sangue (…) e degli imperativi tellurici (…). Non può esistere che come somma di piccole patrie carnali nutrite di questa doppia forza. Infatti più lo spazio unificato si estende, più la realtà razziale si diluisce per mescolamento e più il territorio sfugge alla proprietà del singolo a profitto della massa (7)”. Saint-Loup fa della razza il motore della storia di un popolo e dell’ibridazione la principale minaccia che grava su una civiltà. Poiché l’omogeneità razziale è un elemento di stabilità.

    La dottrina di Saint-Loup non si manifesta dunque sotto la forma di un nazionalismo aggressivo ma si avvicina maggiormente ad un differenzialismo etnico. In altre parole solo colui che ama e vuole difendere il suo popolo è capace di amare ed apprezzare i popoli stranieri. L’affermazione del diritto alla differenza si sostituisce all’imperialismo e Saint-Loup può stigmatizzare l’universalismo come ideologia razzista. E’ proprio quello che si vede in La Nuit commence au Cap Horn, eccellente libro con i caratteri dell’affresco epico: gli indiani della terra del fuoco sono vittime di un pericoloso progetto di un pastore evangelico pieno di buone intenzioni ma incapace di concepire un modo d’esistere diverso dal suo. Un popolo soccombe al colonialismo cristiano perché il cristianesimo è inadatto all’ambiente in cui questo popolo evolve. La morte di una civiltà attraverso l’arrivo di missionari, funzionari, commercianti. Questa tematica è anche quella di La peau de l’aurochs (8) pubblicato per la prima volta nel 1954 e finalmente ristampato. Anche in questo libro una civiltà è minacciata di scomparire; un’invasione dittatoriale, la conquista della meccanizzazione che si sostituisce poco a poco alla tradizione rurale e cattolica locale.

    Nelle opere di Saint-Loup la patria carnale appare allo stesso tempo come un’alternativa politica, sociale e religiosa. Politica inizialmente, poiché rappresenta un rifugio contro l’imperialismo. Sociale in seguito, poiché mira a rafforzare il senso della comunità, che è istinto puramente etnico. Si basa su ciò che Saint-Loup chiama “socialismo dell’azione” che è destinato a diventare la pietra angolare della nuova Europa e che si definisce come un socialismo radicato, un atteggiamento del cuore, della volontà, di opposizione alla logica astratta del marxismo-leninismo. La patria carnale è infine un’alternativa religiosa che ci permette di ricollegarci alle nostre radici pagane. Ad una concezione eroica della vita che il giudeo-cristianesimo, religione salvifica, ha soffocato. La patria carnale deve concepirsi in un certo senso come un ritorno alle fonti spirituali e sensoriali dell’uomo. “Si tratta per l’individuo di attingere alle fonti di vita eroiche ed estetiche, di ricevere quindi l’insegnamento del combattimento naturale e di tutto ciò che implica: selezione delle aristocrazie con la lotta per la vita, nuova nozione del diritto che si stabilisce più con l’azione del forte e del migliore, infine ricerca ed applicazione della nozione estetica e della vera grandezza (9)”. Il federalismo etnico di Saint-Loup porta in realtà una nuova concezione della società. Un paganesimo eroico e popolare che rimanda ad un’immagine più accettabile della persona umana.

    N'oubliez jamais - Saint-LoupNonostante le apparenti contraddizioni, l’itinerario politico di Saint-Loup obbedisce ad una logica perfettamente coerente, dove la volontà di affermarsi caccia le contrazioni ideologiche. Prende forma un mondo di grande salute fisica e morale dove tutti i popoli hanno il diritto di esistere, purché radicati nelle loro proprie culture. Nel tempo, Saint-Loup ha tessuto un opera sincera attraverso la quale si è espresso uno spirito libero, che ha pagato la sua libertà con la cospirazione del silenzio di cui si circonda il suo nome.

    Note

    1 Marc Augier, “Jeunesse d’Europe, unissez-vous!”, Conversazione del 17 maggio 1941 sotto gli auspici del Groupe Collaboration à la Maison de la Chimie – Paris.
    2 Marc Augier, A la recherche des forces françaises, in La Gerbe, 4-9-1941 e 2-10-1941.
    3 Marc Augier, La route de l’huile, in La Gerbe, 6-2-1941.
    4 Occorre sempre avere lo spirito per comprendere l’itinerario politico di Saint-Loup, che ha fatto le sue prime esperienze politiche nell’ambito della sinistra “Fronte Popolare”. “Infatti Marc Augier fu uno dei principali animatori e ideologi del movimento Auberges de jeunesse (ostelli della gioventù, ajisme), fu redattore principale del periodico Cri des Auberges de Jeunesse (rivista del centro Laïc degli Auberges de Jeunesse), incaricato nel gabinetto di Léo Lagrange sotto governo del fronte popolare nel 1936 e vicino a Jean Giono, il suo riferimento ideale e maestro, con cui partecipò all’esperienza pacifista del Contadour. Per tutto questo periodo del dopo guerra, sono il pacifismo e volontà d’unire la gioventù europea che motivano il suo impegno. Rappresentante del CLAJ al Congresso Mondiale della gioventù che ebbe luogo negli Stati Uniti nel 1937, si rese tuttavia conto che i delegati comunisti si consegnavano ad una intensa propaganda bellicista contro la Germania e l’Italia. Da quella data manifesta i suoi primi sentimenti anticomunisti. Varie volte, dopo il 1941, Marc Augier considererà del resto la crociata europea contro il bolscevismo come il logico prolungamento della sua azione passata nell’ambito del movimento Ajiste.
    5 Marc Augier, La fidélité des Nibelungen, in Le Combattant Européen, 30-9-1943.
    6 Marc Augier, Ce siècle avait deux ans, in Le Combattant Européen, 15-6-1943.
    7 Saint-Loup, Une Europe des patries charnelles?, in Défense de l’Occident, n°136, marzo 1976.
    8 Saint-Loup, Peau de l’aurochs, Paris, Editions de l’Homme libre, 2000.
    9 Marc Augier, Les Skieurs de la nuit, Paris, Stock, 1944, pp. 16-17.

    In edizione italiana sono usciti presso l’editore Volpe e Sentinella d’Italia (via Buonarroti 4 – 34074 Monfalcone) le seguenti opere di Saint-Loup:

    Saint-Loup, I volontari europei delle Waffen SS, Volpe, 1967 (curatore Adriano Romualdi).
    Saint-Loup, Il sangue d’Israele, Sentinella d’Italia, 1975.
    Saint-Loup, I velieri fantasma di Hitler, Sentinella d’Italia, 1978.
    Saint-Loup, I volontari. Storia della LVF contro il bolscevismo, Sentinella d’Italia, 1983.
    Saint-Loup, Gli eretici. Storia della Divisione SS “Charlemagne”, Sentinella d’Italia, 1985.
    Saint-Loup, I nostalgici, Sentinella d’Italia, 1991.

    Traduzione italiana di Harm Wulf.

  3. #3
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    Predefinito Re: Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Il NS, pur nella visione di uno stato nazional-razziale unico, diede spazio ai "Gau" e alle varie entità comunitarie componenti il Reich.

    Il Fascismo, movimento statalista, invece accentrò lo stato dal punto di vista hegeliano. Dimenticò le tradizioni e le identità degli stati pre-unitari al fine di voler fare una "Italia romana". "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato" era lo slogan che esprimeva in modo sintetico e inconfondibile l'imperativo centralizzatore del fascismo.
    In realtà, il nazionalsocialismo con la Gleichschaltung eliminò qualsiasi autonomia residua dei Länder, i cui governatori iniziarono a venire designati dal Ministero dell'Interno. I Gaue erano circoscrizioni amministrative guidate da funzionari di partito (i famosi Gauleiter). L'idea di un Terzo Reich nazionalsocialista "comprensivo" verso le autonomie locali è priva di qualsiasi fondamento storico. D'altronde, l'opposizione a qualsiasi forma di federalismo fu sin dal principio nei programmi del NSDAP, soprattutto per timore delle spinte separatiste di alcuni Länder (in particolar modo, la Baviera). Hitler ne parlò diffusamente anche nel "Mein Kampf". Quanto ad Hegel, non dimentichiamo che fu un riferimento culturale ufficiale del nazionalsocialismo più di quel che non si creda.
    Il fascismo italiano nacque in un contesto del tutto diverso da quello del nazionalsocialismo tedesco. Il Secondo Reich era una federazione di Stati che avevano mantenuto, nel tempo, la loro autonomia e che avevano accettato di riconoscere nel Re di Prussia il loro Imperatore un po' con le buone (diplomazia) ed un po' con le cattive (guerre). La sconfitta nella prima guerra mondiale fece cessare il Secondo Reich e lasciò spazio alla Repubblica di Weimar che ereditò questa situazione articolata che però, in assenza del Kaiser, rischiava definitivamente di segnare la frantumazione della Germania. Fu in quell'occasione che ci fu un primo processo di centralizzazione, attutito solo dal fatto che la Repubblica di Weimar scelse per sé una struttura federale. Il Regno d'Italia, invece, era stato il frutto dell'espansionismo militare e territoriale piemontese e si era articolato sull'esempio francese: abortita l'idea di una confederazione degli Stati italiani e realizzatosi lo Stato unitario sotto la dinastia dei Savoia esautorando i vari sovrani locali, nella scelta tra un modello centralista ed uno federalista la scelta ricadde su quello centralista. Le "identità" degli Stati italiani pre-unitari erano morte ben prima della nascita del fascismo. Ciò che rimase furono le identità locali dei singoli comuni e delle diverse zone d'Italia, che per comodità possiamo chiamare "regioni" analogamente a quelle attuali. Riguardo all'atteggiamento del fascismo nei confronti delle autonomie locali, possiamo ricordare che nel '21 il programma del fascismo prevedeva il decentramento amministrativo (Mussolini stesso nel suo primo discorso parlamentare si dichiarò a favore), ma esprimeva forte contrarietà a qualsiasi forma di innovazione dello Stato in senso federalista o autonomista per timore di favorire, così facendo, spinte separatiste, soprattutto nei territori di confine. Una volta giunto al potere, il fascismo dovette fronteggiare il problema dei molti comuni governati ancora da giunte socialiste, di sinistra o comunque antifasciste. Dopo una serie di provvedimenti, per così dire, "intermedi", si arrivò alla soluzione di abolire completamente quello che fu chiamato l'elezionismo degli enti locali e passare ad un sistema nettamente differente, con la nomina regia dei podestà su proposta del Ministro dell'Interno. Nonostante ciò, i comuni e le province rimasero degli enti autarchici territoriali riconosciuti dallo Stato e non furono assorbiti né nelle strutture del partito né in quelle dello Stato, pur venendo maggiormente assoggettati all'autorità centrale di quest'ultimo.
    Ultima modifica di Giò; 22-01-21 alle 00:48
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #4
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    Benito Mussolini, discorso alla Mostra d'Arte Pugliese a Roma, 31 maggio 1924 (citato in Benito Mussolini, "La Nuova politica dell'Italia", vol. III, Alpes, Milano, 1926, p. 119).
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    In realtà, il nazionalsocialismo con la Gleichschaltung eliminò qualsiasi autonomia residua dei Länder, i cui governatori iniziarono a venire designati dal Ministero dell'Interno. I Gaue erano circoscrizioni amministrative guidate da funzionari di partito (i famosi Gauleiter). L'idea di un Terzo Reich nazionalsocialista "comprensivo" verso le autonomie locali è priva di qualsiasi fondamento storico. D'altronde, l'opposizione a qualsiasi forma di federalismo fu sin dal principio nei programmi del NSDAP, soprattutto per timore delle spinte separatiste di alcuni Länder (in particolar modo, la Baviera). Hitler ne parlò diffusamente anche nel "Mein Kampf". Quanto ad Hegel, non dimentichiamo che fu un riferimento culturale ufficiale del nazionalsocialismo più di quel che non si creda.
    Il fascismo italiano nacque in un contesto del tutto diverso da quello del nazionalsocialismo tedesco. Il Secondo Reich era una federazione di Stati che avevano mantenuto, nel tempo, la loro autonomia e che avevano accettato di riconoscere nel Re di Prussia il loro Imperatore un po' con le buone (diplomazia) ed un po' con le cattive (guerre). La sconfitta nella prima guerra mondiale fece cessare il Secondo Reich e lasciò spazio alla Repubblica di Weimer che ereditò questa situazione articolata che però, in assenza del Kaiser, rischiava definitivamente di segnare la frantumazione della Germania. Fu in quell'occasione che ci fu un primo processo di centralizzazione, attutito solo dal fatto che la Repubblica di Weimar scelse per sé una struttura federale. Il Regno d'Italia, invece, era stato il frutto dell'espansionismo militare e territoriale piemontese e si era articolato sull'esempio francese: abortita l'idea di una confederazione degli Stati italiani e realizzatosi lo Stato unitario sotto la dinastia dei Savoia esautorando i vari sovrani locali, nella scelta tra un modello centralista ed uno federalista la scelta ricadde su quello centralista. Le "identità" degli Stati italiani pre-unitari erano morte ben prima della nascita del fascismo. Ciò che rimase furono le identità locali dei singoli comuni e delle diverse zone d'Italia, che per comodità possiamo chiamare "regioni" analogamente a quelle attuali. Riguardo all'atteggiamento del fascismo nei confronti delle autonomie locali, possiamo ricordare che nel '21 il programma del fascismo prevedeva il decentramento amministrativo (Mussolini stesso nel suo primo discorso parlamentare si dichiarò a favore), ma esprimeva forte contrarietà a qualsiasi forma di innovazione dello Stato in senso federalista o autonomista per timore di favorire, così facendo, spinte separatiste, soprattutto nei territori di confine. Una volta giunto al potere, il fascismo dovette fronteggiare il problema dei molti comuni governati ancora da giunte socialiste, di sinistra o comunque antifasciste. Dopo una serie di provvedimenti, per così dire, "intermedi", si arrivò alla soluzione di abolire completamente quello che fu chiamato l'elezionismo degli enti locali e passare ad un sistema nettamente differente, con la nomina regia dei podestà su proposta del Ministro dell'Interno. Nonostante ciò, i comuni e le province rimasero degli enti autarchici territoriali riconosciuti dallo Stato e non furono assorbiti né nelle strutture del partito né in quelle dello Stato, pur venendo maggiormente assoggettati all'autorità centrale di quest'ultimo.
    I Gaue si richiamavano ai Gaue medievali in cui erano suddivisa la Germania. Gau deriva dal latino Pagus.

    Non è vero che l'idea di Terzo Reich non comprensivo verso le istanze regionali è privo di storia vi sono molte dichiarazioni di vari statisti e leader fascisti in merito e diversi libri in proposito.


  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    I Gaue si richiamavano ai Gaue medievali in cui erano suddivisa la Germania. Gau deriva dal latino Pagus.

    Non è vero che l'idea di Terzo Reich non comprensivo verso le istanze regionali è privo di storia vi sono molte dichiarazioni di vari statisti e leader fascisti in merito e diversi libri in proposito.
    Se è per questo pure la figura del "podestà" richiamava quella del podestà medievale. Questo non significa che fossero la stessa identica cosa. Peraltro, "istanze regionali" è un'espressione che può significare tante cose, mentre invece il concetto di autonomie locali è ben più circoscritto e definito. Ed in merito è indubbio che il Terzo Reich nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler, fu ben lungi da garantire l'autonomia dei singoli Länder. Sia chiaro: in ottica nazionalsocialista, ciò aveva una sua coerenza. La visione hitleriana era quella di uno Stato totalitario che, quale custode del Volk germanico, doveva accentrare in sé ogni aspetto della vita del popolo tedesco sotto la direzione del partito nazionalsocialista e delle sue gerarchie. Stante ciò, non era possibile nemmeno concepire l'idea dell'autonomia locale e regionale, tanto meno in termini federalisti. Questo ovviamente non significa che, all'atto pratico, non ci fossero delle resistenze, anche solo implicite, a questo disegno o che, all'interno del regime nazionalsocialista, i diversi gauleiter o i governatori non cercassero di giocare una partita autonoma, guadagnando sempre più spazi e margini di autonomia, all'interno del quadro istituzionale voluto da Hitler e dai suoi più stretti collaboratori. Però questo non vuol dire che il Reich nazionalsocialista fosse autonomista o federalista.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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    Predefinito Re: Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se è per questo pure la figura del "podestà" richiamava quella del podestà medievale. Questo non significa che fossero la stessa identica cosa. Peraltro, "istanze regionali" è un'espressione che può significare tante cose, mentre invece il concetto di autonomie locali è ben più circoscritto e definito. Ed in merito è indubbio che il Terzo Reich nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler, fu ben lungi da garantire l'autonomia dei singoli Länder. Sia chiaro: in ottica nazionalsocialista, ciò aveva una sua coerenza. La visione hitleriana era quella di uno Stato totalitario che, quale custode del Volk germanico, doveva accentrare in sé ogni aspetto della vita del popolo tedesco sotto la direzione del partito nazionalsocialista e delle sue gerarchie. Stante ciò, non era possibile nemmeno concepire l'idea dell'autonomia locale e regionale, tanto meno in termini federalisti. Questo ovviamente non significa che, all'atto pratico, non ci fossero delle resistenze, anche solo implicite, a questo disegno o che, all'interno del regime nazionalsocialista, i diversi gauleiter o i governatori non cercassero di giocare una partita autonoma, guadagnando sempre più spazi e margini di autonomia, all'interno del quadro istituzionale voluto da Hitler e dai suoi più stretti collaboratori. Però questo non vuol dire che il Reich nazionalsocialista fosse autonomista o federalista.
    Un esempio è il caso della Bretagna a cui fu concessa ampia autonomia (vedi il libro Breitz Atao)



    Con un puntiglioso lavoro storiografico l’Autore ricostruisce in questo libro uno spaccato di lotta identitaria, la storia di una rivolta politica contro il mondo moderno. Quella di una delle tante “piccole patrie” che costituiscono ancora oggi la spina dorsale della barcollante identità europea: la Bretagna. Attorno alla figura straordinaria di Célestin Lainé, il capo del separatismo bretone che tra i primi in Europa alzò la bandiera delle piccole nazioni irredente, si animarono le coscienze militanti, si risvegliò il mito etnicista, risorse l’orgoglio celtico, si combatté, insomma, e a lungo si soffrì, per la libertà del popolo bretone contro i poteri giacobini del centralismo democratico e cosmopolita. Dopo il crollo francese del 1940, le SS di Himmler – la Ahnenerbe, un ricco ambiente di intellettuali, funzionari e studiosi tedeschi – favorirono l’irredentismo bretone e ne incoraggiarono la collaborazione con la Germania nazionalsocialista. Si creò un clima politico che fece della Bretagna dell’epoca un vero laboratorio di europeismo. Si incontrano così personaggi straordinari, seppure poco conosciuti dal grande pubblico, come Olivier Mordrelle, François Debauvais e Maurice Marchal, portatori di un’ideologia anti-vichysta di socialismo nazionale bretone. Accanto a questi le figure degli europeisti attivi nel Terzo Reich come Werner Daitz, Heinrich Hunke, Otto Olendorf o Alexander Dolezalek, propugnatori di un sensazionale progetto di comunità europea nazionale e popolare, culminato nell’Europa-Charta, steso dalle SS nel 1943.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Un esempio è il caso della Bretagna a cui fu concessa ampia autonomia (vedi il libro Breitz Atao)



    Con un puntiglioso lavoro storiografico l’Autore ricostruisce in questo libro uno spaccato di lotta identitaria, la storia di una rivolta politica contro il mondo moderno. Quella di una delle tante “piccole patrie” che costituiscono ancora oggi la spina dorsale della barcollante identità europea: la Bretagna. Attorno alla figura straordinaria di Célestin Lainé, il capo del separatismo bretone che tra i primi in Europa alzò la bandiera delle piccole nazioni irredente, si animarono le coscienze militanti, si risvegliò il mito etnicista, risorse l’orgoglio celtico, si combatté, insomma, e a lungo si soffrì, per la libertà del popolo bretone contro i poteri giacobini del centralismo democratico e cosmopolita. Dopo il crollo francese del 1940, le SS di Himmler – la Ahnenerbe, un ricco ambiente di intellettuali, funzionari e studiosi tedeschi – favorirono l’irredentismo bretone e ne incoraggiarono la collaborazione con la Germania nazionalsocialista. Si creò un clima politico che fece della Bretagna dell’epoca un vero laboratorio di europeismo. Si incontrano così personaggi straordinari, seppure poco conosciuti dal grande pubblico, come Olivier Mordrelle, François Debauvais e Maurice Marchal, portatori di un’ideologia anti-vichysta di socialismo nazionale bretone. Accanto a questi le figure degli europeisti attivi nel Terzo Reich come Werner Daitz, Heinrich Hunke, Otto Olendorf o Alexander Dolezalek, propugnatori di un sensazionale progetto di comunità europea nazionale e popolare, culminato nell’Europa-Charta, steso dalle SS nel 1943.
    Ma la Bretagna non a caso era parte dello Stato francese, non del Reich tedesco.
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    Predefinito Re: Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ma la Bretagna non a caso era parte dello Stato francese, non del Reich tedesco.
    Ma quanto avvenuto con la Bretagna era previsto per tutte le regioni d'Europa (Reich compreso).

  10. #10
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    Predefinito Re: Fascismo, NS e autonomismo regioni

    Basta leggere il libro di Werner Daitz pubblicato dalla Thule.

 

 
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