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Rif: Contro Hawking
Citazione:
Originariamente Scritto da
Platone
Ho scritto in più luoghi che non nego la differenza tra una affermazione come questo cane è questo cane e questo cane è mammifero. Così come (appunto) non negavo la differenza tra una affermazione come Socrate è Socrate (identità totale) e Socrate è bianco. Nel primo caso il predicato è quello stesso soggetto, nel secondo caso il predicato si distingue formalmente dal significato del soggetto: infatti il significato cane si distingue dal significato mammifero, così anche il significato Socrate si distingue dal significato bianco. Problema: se dico Socrate è bianco, visto che i due significati formalmente sono diversi, sto identificando due termini diversi, cioè ho una autocontraddizione.
Possibile obiezione: questo esito vale solo se si presuppone che l'è (il verbo essere) abbia qui funzione di identità.
Controreplica: l'è che compare nel giudizio ha sempre valore di identità, l'identificazione è l'unico modo in cui il giudizio può esprimere la relazione tra due termini (non solo due termini perfettamente identici, come Socrate = Socrate, ma anche differenti, come Socrate = bianco). Ossia l'essere (qualcosa da parte di qualcosa) non può significare altro che immedesimazione (di qualcosa da parte di qualcosa), perchè se essere non significasse immedesimazione, identificazione, significherebbe diversificazione, esclusione, sicchè dire che Socrate è bianco sarebbe equivalente a dire che Socrate non è bianco. Cioè il bianco (che si predica di Socrate) in realtà non converrebbe a Socrate.
Non si tratta quindi di dire: siccome l'identità non vale sempre, un giudizio come Socrate è bianco non è contraddittorio. Si tratta invece di dire: siccome l'identità è sempre presente nel giudizio (anche quando a essere identificati sono significati formalmente diversi, come Socrate e bianco) allora bisogna pensare la loro relazione in modo tale che non neghi l'identità prodotta dal giudizio (in modo da evitare che un predicato che non sia perfettamente identico al soggetto venga identificato al soggetto). Per questo l'affermazione Socrate = bianco va pensata come Socrate = esser assieme al bianco. In questo modo sono rispettate tutte le esigenze, sia quella di evitare la identificazione tra il concetto Socrate e il concetto bianco, sia quella di porre la perfetta identità di soggetto e predicato - infatti esser assieme al bianco coincide perfettamente con Socrate - sia quella di poter predicare bianco a Socrate mantenendo la differenza tra i due termini.
..riprendo la palla, non voglio fare il perfido con Darwin :sofico:.
Non capisco a cosa serva e cosa produca pontificare sull''uso del verbo essere quasi si trattasse di qualcosa di mistico.
Non ti accorgi che semplicemente puo avere differenti significati?
A volte lo usiamo per indicare identificazione (x e' y), a volte appartenenza di un oggetto a una classe (Socrate e' un mammifero, ma non e' un cane).
Ora, quando viene la parte interessate? Perche per ora la famosa frase "l'essere e' il non essere non e'" resta priva di significato definito, un vuoto gioco di parole, almeno per me.
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Rif: Contro Hawking
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Originariamente Scritto da
Platone
Controreplica: l'è che compare nel giudizio ha sempre valore di identità, l'identificazione è l'unico modo in cui il giudizio può esprimere la relazione tra due termini (non solo due termini perfettamente identici, come Socrate = Socrate, ma anche differenti, come Socrate = bianco). Ossia l'essere (qualcosa da parte di qualcosa) non può significare altro che immedesimazione (di qualcosa da parte di qualcosa), perchè se essere non significasse immedesimazione, identificazione, significherebbe diversificazione, esclusione, sicchè dire che Socrate è bianco sarebbe equivalente a dire che Socrate non è bianco. Cioè il bianco (che si predica di Socrate) in realtà non converrebbe a Socrate.
Questo non ha nessun senso.
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Originariamente Scritto da
pseudovector
Non capisco a cosa serva e cosa produca pontificare sull''uso del verbo essere quasi si trattasse di qualcosa di mistico.
Non è qualcosa di mistico, è un predicato trascendentale, cioè predicato di ogni significato. Ogni significato è (sé stesso) e non è il non essere (sé stesso).
Citazione:
Non ti accorgi che semplicemente puo avere differenti significati?
A volte lo usiamo per indicare identificazione (x e' y), a volte appartenenza di un oggetto a una classe (Socrate e' un mammifero, ma non e' un cane).
Il verbo essere ha senza dubbio significati differenti (è predicato analogicamente, non mi servi tu per capirlo questo, lo spiegava già Aristotele, ti fossi per caso preso la briga di sfogliarlo) ma ha un significato che permane sempre e comunque al variare di essi (cioè per quel tanto che permane, è predicato univocamente) e tale significato (modo di predicazione) è l'identità. Anche l'appartenenza va espressa come identità. Ciò non significa far coincidere il concetto Socrate e il concetto mammifero (negando così la diversa estensione dei due concetti), se avessi seguito il discorso ci saresti arrivato.
Citazione:
Ora, quando viene la parte interessate? Perche per ora la famosa frase "l'essere e' il non essere non e'" resta priva di significato definito, un vuoto gioco di parole, almeno per me.
Quella frase è lo stesso pdnc, il pdnc è ciò che ti consente di distinguere la tua posizione dalla mia (giusto per dare un'idea vaga e preliminare di quanto possa essere idiota la posizione di chi lo considera un mero gioco di parole) di distinguere una proposizione scientifica da una infondata. Il pdnc è la determinatezza del senso. Perciò senza pdnc non si avrebbe l'esperienza, posto che qualcosa può apparire solo se è determinato (è sé e negazione di ciò che non è). Ma poi, sopratutto, il pdnc è fondamento dei giudizi analitici, che predicano la necessaria convenienza di un predicato a un soggetto (nel senso che se non è posto quel predicato nemmeno quel soggetto lo è). Es: a Rosso conviene non verde, se pongo rosso senza porre non verde allora rosso e verde coincidono. Ma il pdnc esclude che gli opposti possano coincidere. Ora, la metafisica intende costruire un sapere metaempirico, come? facendo leva sul fatto che l'esperienza (presa nella sua totalità) è un soggetto che richiede analiticamente certi predicati. Ma tali predicati non sono posti nel soggetto (nell'esperienza). Perciò o si nega l'esperienza (ma non si può visto che è posta) o si integra la stessa dicendo che il predicato esiste anche se non appare (trascende l'esperienza).
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Originariamente Scritto da
pseudovector
Questo non ha nessun senso.
Ma leggi invece di sparar sciocchezze in modo reiterato: il giudizio dice sempre l'identità del soggetto e del predicato, se non dicesse l'identità direbbe la diversità, e quindi direbbe che qualcosa è altro da sé, penserebbe qualcosa come altro.
Se Socrate è bianco non dicesse identità tra i due, direbbe diversità, quindi non convenienza, ma così sarebbe contraddittorio dire che Socrate è bianco.
Tu insisti sulla diversità di predicazione del verbo essere per sfuggire a certe conseguenze del considerarlo come identità (per esempio l'identità di concetti che formalmente si distinguono, che hanno diversa estensione etc.) ma in questo modo riproponi altre aporie. La differenza è che le aporie da cui sfuggi sono risolvibili (perciò non sono paradossi, sono incomprensioni), mentre le tue no.
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Rif: Contro Hawking
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Originariamente Scritto da
Platone
Non è qualcosa di mistico, è un predicato trascendentale,
Caspiteronzola, potevi dirlo subito no. :gluglu:
[edit della moderazione] niente offese.
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Boh... veramente non avevo scritto niente di offensivo.