
Originariamente Scritto da
Florian
Tutti contro il Cav., ancora una volta
di Florian
Si parla sempre più insistentemente della possibilità che a sfidare il Cav. alle prossime elezioni (di marzo?) sia una coalizione quanto mai estesa, da Vendola fino allo stesso Fini, guidata da Luca Cordero di Montezemolo.
Tutti insieme contro il Cav. La sinistra rinuncia ancora a candidare un proprio rappresentante "socialista", con una vergogna di sè che nemmeno il Labour oggi ha, e continua a mimetizzarsi dietro ai poteri forti. Cosicchè, per l'ennesima volta, non ci sarà uno scontro tra destra e sinistra, bensì tra populismo e partitocrazia, due forme degeneri per una democrazia, la nostra, che non riesce a darsi forme istituzionali all'altezza.
In questo scontro, teoricamente impari (inutile sottolineare come oltre all'armata partitica multicolore contro Berlusconi si schiererà la magistratura, il grosso dei media più i soliti nani e ballerine di contorno), il Cavaliere assume come Napoleone a Waterloo una sua tragica grandezza. Sfortuna vuole però che dall'altra parte non ci sia alcun Metternich e che si intenda "tornare indietro" non per ripristinare la nobiltà, magari un po' ingiallita e usurata, dei Troni e degli Altari, quanto il marciume di una casta parassitaria e inconcludente che già aveva mostrato i suoi aspetti degenerativi vent'anni or sono.
Berlusconi ha limiti enormi dovuti all'essere lui un "parvenu" della politica e allo smisurato ego che lo porta ad accollarsi tutti i problemi e tutte le responsabilità che dovrebbero essere interesse di una classe dirigente all'altezza di cui purtroppo l'Italia non dispone. Qui sta, per lo stesso motivo, la sua paradossale insostituibilità. Per quanto siano sgradevoli i mezzi e la forma lasci alquanto a desiderare, Berlusconi è un uomo che fa. Che ci mette la faccia. Che tenta di cambiare un sistema mummificato, unendo magari con grande orrore di tutti i moralisti, l'utile generale al dilettevole personale.
E' un dato di fatto che dietro Berlusconi si è raccolto un popolo di peones, di gente che non ha mai contato nulla e che per la prima volta si è sentita rappresentata politicamente. I lettori di Feltri e Belpietro sono persone che non hanno fatto l'università, che non hanno grandi e spesso ipocrite visioni ideali, ma difendono al contrario ciò che sentono li riguardi personalmente: la loro proprietà, la loro famiglia, il loro quartiere. Votano Berlusconi perchè sentono Berlusconi come uno di loro, immensamente più ricco ma venuto dal basso, con la stessa matrice "piccoloborghese". Dall'altra parte si ritrovano forze internazionaliste, ieri "proletarie" e oggi "europeiste", "tecnocratiche" e "liberal-cosmopolite". Gente che si riempie la bocca di paroloni come solidarietà, umanità, diritti umani, libertà di scelta, che si traducono in azioni politiche che privano questo popolo e queste famiglie della loro sovranità e della loro identità.
Il Cavaliere ha mille difetti e mille colpe che gli si vogliono far scontare in virtù della sua Vera Colpa: ossia la sua ingovernabilità da parte dei Poteri Forti che si è tradotta quindi in aperta ostilità. Essendo da sempre estraneo all'establishment Berlusconi è sempre stato, nel concreto, per quanto magari intimamente non lo avesse voluto, un formidabile nemico dell'establishment, italiano e internazionale. Da Chirac a Prodi, da Obama a Bersani, rispetto ai quali ha "triangolato" con altri soggetti ritenuti a vario titolo "impresentabili": da Putin a Gheddafi a Bush fino a quel Blair macchiato dal "disonore irakeno". E lo ha fatto sempre cercando di far quadrare i "nobili principi" coi più volgari "conti della serva". Tra l'altro riuscendovi, se è vero com'è vero, che nonostante il suo stile inqualificabile l'Italia ha visto accrescere enormemente il suo peso internazionale.
Berlusconi doveva, coi suoi limiti naturali e l'innata genialità, essere l'uomo della transizione italiana. Portare col suo piglio pragmatico e decisionistico il nostro Paese verso una forma più compiuta di democrazia e verso un bipolarismo che finalmente mettesse a confronto due diverse visioni della politica, della scietà e della cultura, in luogo dell'eterno centro trasformistico e strabicamente orientato a sinistra. Per colpe sue e non sue questo progetto che sembrava iscritto nel destino nazionale pare destinato ad infrangersi e a costituire così una delle tante fasi a se stanti che la nostra nazione ha conosciuto e poi rinnegato. Cosicchè, invece di divenire finalmente strumento di quieta conservazione, al Cav. spetta ancor oggi l'immane e aspro compito della rivoluzione. Gli sono tutti contro. Noi, che pure non ci sentiamo parte del "suo" popolo, anche per questo lotteremo con lui. Fino a Waterloo.