Record Ddr più resistenti del Muro
I 25 anni dei 400 metri belli e dannati
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Marita Koch, 53 anni
Il 6 ottobre 1985 Koch corre il giro di pista in 47”60: solo lei celebra l’anniversario
GIULIA ZONCA
Più ancora del tempo, quel che resta, che sorprende e stravolge, dopo 25 anni, è il gesto: l’applauso di Marita Koch a braccia alte sul traguardo dei 400 metri di Canberra. Lei chiude un giro di pista impossibile in 47”60, tutt’oggi primato mondiale, e non si piega, non appoggia le mani alle cosce per respirare. Applaude per due passi e poi riparte, si lancia in un giro d’onore, senza nemmeno buttare fuori il fiatone. A riguardare il filmato, anche quelli sgranati e graffiati che girano su Youtube, non ci si può credere.
Lo stupore fa parte del record, solo che questo è avvelenato perché sta nel mazzo di quelli sospetti, di quelli usciti da un sistema oggi riconosciuto come «doping di stato» eppure ha un suo fascino perverso. Resiste, non solo nelle statistiche. In tanti, soprattutto in Germania, lo vorrebbero cancellare, è cerchiato di rosso con gli altri tre primati della Ddr vissuti più a lungo del muro. C’è la magia di Marita Koch, 6 ottobre 1985, i lanci del peso di Jürgen Schult (74,08 metri il 6 giugno 1986) e di Gabriele Reinsch (76,8 metri il 9 luglio 1988) oltre al tempo della staffetta 4x100: 41”37 realizzato nello stesso giorno dell’exploit firmato Koch.
Proprio in questo periodo, mentre si celebra la riunificazione, l’atletica tedesca lavora sugli anni da dimenticare, sui dubbi e i problemi che quei tempi e quelle misure hanno lasciato. Non si può, nonostante il vicepresidente della federazione si sia sbilanciato, «certi risultati non possono essere considerati monumenti e allora come li chiamiamo?», la soluzione è fuori portata. È vero che, grazie ai vecchi documenti della Stasi, si è potuto certificare che esisteva un meccanismo malato, è nata persino un’associazione delle vittime, ex atleti danneggiati dai farmaci che erano costretti a trangugiare però per abolire un risultato serve ancora una confessione. L’atletica tedesca conta sempre 21 primati Ddr su 47 discipline. E c’è chi si sente perseguitato perché più di una volta ha ricevuto telefonate, pressioni e richieste: «Proprio sicuro di non ricordare qualcosa di nuovo? Di non aver preso nulla di strano?». Dicono di essere trattati come fuggiaschi a dispetto del tempo passato o come l’inarrivabile Koch si limitano a sorridere: «Io ero pulita e quei numeri sono la mia storia». La stessa frase ogni volta che esce la domanda, versione che resiste insieme con quelle immagini. Festeggerà da sola, meglio con il marito Wolfgang Meier che allora era il suo allenatore e in seguito si è occupato di José Marie Perec, altra stella travolta da qualche scandalo.
I signori Meier vivono a Rostock dove hanno aperto una catena di negozi, articoli sportivi, per restare nell’ambiente senza respirarne l’aria. Rivendicano sereni i titoli vinti e il punto è che, per quanto assurdo, la voglia di crederci esiste. Marita Koch è stata la prima donna a correre i 400 metri sotto i 49 secondi, la sola a scendere nella terra di nessuno a 47”60, uno sproposito perché non c’è collega che le si sia avvicinata. Le contemporanee non vanno sotto i 48”, neanche sotto i 48”5 e all’arrivo stramazzano esauste, si sdraiano sulla pista, lasciano che la telecamera vaghi sui loro momentanei svenimenti prima di trovare le energie per esultare. Lei no, era inossidabile e se ha barato lo ha fatto con stile notevole: è stata la migliore dalle Olimpiadi del 1976 (abbandonate per infortunio) a quelle del 1984 (mancate per il boicottaggio) e l’anno dopo ha piazzato il record quando la consideravano in fase calante.
Non era il primo, ne ha realizzati tanti in carriera, il 47”60 è la sua eredità. Splendida e controversa. Se lo guardi ti strega, se ci pensi invece sembra una favola. Possibile che in mezzo a generazioni di sportivi manipolati lei fosse il solo talento al naturale? Il marito rilancia: «Era tanto forte che la Germania dell’Est non aveva bisogno di spingerla». I suoi 400 metri restano, compiono 25 anni, sono praticamente imbattibili e, salvo improvvise confessioni, ormai ingiudicabili.
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