È l’ipotesi di una diarchia a essere considerata inaccettabile. E non per una questione di superbia, ma perché così il Movimento che aveva in mente non può reggere. Aveva chiesto carta bianca, l’ex premier, aveva creduto di averla avuta davvero e invece ha subito una sconfessione in piena regola. Di tutto il lavoro fatto finora. Delle scelte compiute e di quelle che dovevano arrivare in questi giorni.
Accettare l’incarico in queste condizioni, con il Garante che per chiarire chi comanda pretende di fare una foto col nuovo simbolo in mano con tutti i senatori che Conte aveva incontrato il giorno prima,
tentando di portarli dalla sua parte, sarebbe secondo chi gli è vicino folle. Perché significherebbe cominciare un percorso già difficile con sopra la testa la spada di Damocle del fondatore. Che pretende ancora di essere l’imperatore nell’arena, colui che ha sempre l’ultima parola. Soprattutto, Grillo ha chiarito a chi gli ha parlato a margine degli incontri che per lui una diarchia non è solo necessaria, ma indispensabile perché — ormai — di Conte non si fida. Fine del mandato, fine dei pieni poteri per rifondare il Movimento concessi all’hotel Forum qualche mese fa tra una tartina e un bicchiere di vino. Repubblica 25 Giugno 2021




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