Federalismo di guerra: quasi tutti diplomati del Sud - Italia - l'Unità.it
Otto venivano dalla Puglia, cinque dalla Campania, tre dalla Sardegna, altrettanti dal Molise, dal Lazio e dalla Sicilia. Dal profondo nord solo due, in Veneto, uno appena più giù in Liguria. Non è omogenea la mappa del dolore, i caduti italiani in Afghanistan - 34 ormai - disegnano una mappa della Penisola che si allunga drammaticamente a sud. Vengono da Lagonegro, da Bari, da Oristano i caduti di questa guerra infinita da cui non si sa come uscire. Alle spalle si lasciano nomi e paesi del sud, per accorgersene basta anche solo una rapida occhiata alla carta d’Italia: una manciata nel centro-nord, il resto da regioni dove trovare un lavoro è un terno al lotto e per campare la divisa è un’opportunità più a portata di mano di altre.
È un esercito del sud, quello italiano. Non è storia nuova, non è di adesso. «Un po’ lo è sempre stato», spiega il generale Massimo Fogari, portavoce dello Stato Maggiore della Difesa. Perché il lavoro al meridione è sempre stato una chimera. Ma a partire dal 2005, anno in cui è finita la leva obbligatoria, quella che era solo una tendenza è diventata una valanga. I dati dell’arruolamento del 2009 ne sono una conferma: per 12.000 posti di Volontario a ferma prefissata di un anno (Vfp1) su tutto il territorio nazionale si sono presentati in 47.707. Ma la gran parte delle domande, 31.125, sono arrivate alla Regione militare sud. Una marea rispetto alle 5.281 del Nord. Al Centro sono state 9.271 del Centro, in Sardegna 2.030. Non deve stupire che dei quattro alpini morti ieri a Farah nessuno fosse nato in Veneto o in Friuli. La penna nera ha ormai un po’ del sale della Sicilia e della Sardegna. I neo-arruolati vanno a riempire i buchi nell’organico dove capita, non importa la provenienza.
«Non è solo un’impressione, sono le statistiche a dircelo. La maggior parte dei militari dell’esercito viene dal sud - dice il generale Fogari -. E non è un male, sa, al contrario. Al meridione i ragazzi non trovano lavoro e quindi studiano. Quelli che si arruolano hanno un livello di scolarizzazione elevato, tra i più alti del mondo, se non il più alto». L’80% dei nuovi arruolati ha un diploma di scuola superiore, il 20 addirittura una laurea. «Molti parlano l’inglese, e questo aiuta nelle missioni all’estero. Sanno comportarsi meglio». Non sono i nostri latinos, gli immigrati che cercano nell’esercito il salvagente della cittadinanza Usa, un pezzo di carta che vale oro. Non sono i disperati senza arte né parte di Detroit, arruolati in mezzo alla strada come nel film di Michael Moore, per combattere le guerre di Bush. Non sono i neri delle periferie, cacciati dalle scuole pubbliche e presi per buoni dalle Forze armate.
PER 850 EURO
Il nostro è un esercito di gente che ha studiato, che si mette in coda per arrivare almeno a quegli 850 euro di paga base più vitto e alloggio, sperando magari di restare. I volontari in servizio permanente hanno stipendi che partono da 1200 euro al mese. Non è molto ma è qualcosa. Con le missioni all’estero si sale di un bel po’, 125 euro al giorno, ma dura poco e non è per tutti - sono 8000 al momento i militari italiani all’estero: turni di sei mesi, ripetibili nell’arco della carriera ma non consecutivi. Aiutano a pagare un mutuo, a comprarsi casa, a sistemare un po’ di cose in famiglia. Ma sono stipendi decisamente al di sotto di quelli di un militare britannico o americano, un terzo in meno persino dei francesi. E sono stati equiparati a quelli dei dipendenti pubblici: stipendi fermi per un triennio, il patriottismo di certi discorsi non va oltre al viva l’Italia.
Militari del sud, a difendere l’onore italiano di cui si fa sfoggio a casa a ore alterne, tra tricolori da mandare al macero e ministri che sbattono i tacchi nelle cerimonie ufficiali. «Si arruolano spesso per trovare una sistemazione economica, ma il 90% poi vuole restare per spirito di corpo». A tenere alto l’onore è soprattutto la Campania, arriva da qui il 27,3% delle domande di arruolamento, seguono Sicilia (18,8) e Puglia (14,6). Al sud la lotta per la sopravvivenza comincia prima di sbarcare in Afghanistan.




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repapelle:
