I musulmani “post-Averroè” tendono al rigoroso costruttivismo e si accostano alle Sacre Scritture come a una legge da capire e applicare, non come a una base per indagare questioni di estrema importanza. Per questo motivo, quando gli studiosi fanno riferimento all'islam (ed anche all'ebraismo), lo indicano come “ortoprassi”, perché riguarda il corretto (ortho) agire (praxis) e, di conseguenza, pone il suo principale interesse nella legge e nelle norme che regolano la vita della comunità. Al contrario, gli studiosi definiscono il cristianesimo una religione “ortodossa” perché pone la sua attenzione sulla corretta (ortho) opinione (doxa), dando maggiore rilievo alla fede e alla strutturazione intellettuale di credi, catechismi e teologie. Le tipiche controversie intellettuali tra i pensatori religiosi musulmani indagano la coerenza di alcune attività o innovazioni - come la riproduzione dei testi sacri attraverso la stampa - rispetto alla legge stabilita. Le controversie cristiane, invece, sono di tipo dottrinale, e riguardano argomenti come la Santa Trinità o l'eterna verginità di Maria. Naturalmente, è accaduto che alcuni dei principali pensatori cristiani si siano concentrati sullo studio della legge, e che alcuni studiosi musulmani si siano dedicati alle questioni teologiche. Ma, in merito a questo, nelle due religioni è diversa la spinta primaria e ciò ha avuto conseguenze molto significative. Le leggi si interpretano fondandosi sul precedente; rimangono perciò ancorate al passato, mentre gli sforzi per comprendere meglio la natura di Dio presuppongono la possibilità del progresso. Ed è proprio questo assunto di progresso a differenziare in modo marcato il cristianesimo da tutte le altre religioni. A differenza di Maometto o di Mosè, i cui testi furono accettati come parola divina e favorirono, quindi, un'interpretazione letterale, Gesù non scrisse nulla e, sin dal principio, i padri della Chiesa furono costretti a ragionare sulle implicazioni di una raccolta delle sue parole: il Nuovo Testamento non è una scrittura unificata, ma un'antologia. Dunque, l'idea di una teologia di deduzione e inferenza e quella di progresso teologico cominciarono con san Paolo: “La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia” (1Corinzi 13:9). All'opposto, il secondo verso del Corano dichiara: “Questo è il Libro su cui non ci sono dubbi” (II: 2).
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