Ahmadinejad 'coltiva' Hezbollah, Obama preme sull'ANP
Et voila, Mahmoud Ahmadinejad è arrivato in Libano. Non per una vacanza, ma per una visita di Stato che toccherà, guarda caso, anche la frontiera israeliana, nel sud del Paese, in aperto sostegno all'organizzazione militante sciita Hezbollah.
Et voila, Mahmoud Ahmadinejad è arrivato in Libano. Non per una vacanza, ma per una visita di Stato che toccherà, guarda caso, anche la frontiera israeliana, nel sud del Paese, in aperto sostegno all'organizzazione militante sciita Hezbollah.
Ospite di riguardo
Al suo arrivo alle 8 italiane Ahmadinejad è stato accolto da dei deputati, dai due ministri di Hezbollah del governo di unità e dal presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri. Presente anche una delegazione dell'ambasciata iraniana e il padre di Imad Mughniyeh, leader militare di Hezbollah assassinato nel 2008, bestia nera di Israele.
In giornata il capo dello Stato iraniano sarà ricevuto al palazzo presidenziale di Baabda, nei pressi di Beirut, dal suo omologo libanese, Michel Suleiman. Successivamente dovrebbe incontrare il Primo ministro Saad Hariri. Questa visita di due giorni, la prima dall'elezione di Ahmadinejad nel 2005, suscita una grande controversia in Libano dove il campo pro-occidentale che contesta a Teheran la sua "ingerenza", teme che il Paese diventi una "base iraniana" alle porte dello Stato ebraico.
Gli USA premono sull'Anp
Da Washington, intanto, aumentano gli 'inviti' all'Anp per riconsiderare il 'no' alla recente proposta del premier israeliano Netanyahu. Israele "è lo Stato del popolo ebraico, ma resta anche uno Stato per altri cittadini, di altre fedi", ha detto chiaro il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Philip Crowley, confermando il sostegno di Washington alla richiesta del premier Benjamin Netanyahu di un riconoscimento di Israele come Stato ebraico in cambio di un nuovo congelamento degli insediamenti.
"Quella di Netahyahu è una richiesta che noi sosteniamo - ha proseguito il portavoce - Quello che vogliono da questo negoziato è il riconoscimento di Israele come parte della regione e come madrepatria del popolo ebraico".
"Questa non è una strada a senso unico, ma a due sensi - ha aggiunto - il primo ministro sta offrendo qualcosa e chiedendo qualcos'altro". "Auspichiamo che i palestinesi facciano altrettanto - ha concluso - e che, attraverso questo dialogo, otterremo l'impegno delle due parti a continuare i negoziati".
Rainews24.it


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