Era una storia della bisnonna che credo abbia letto in epoca fascista
Qlkn la conosce nel dettaglio?
Sono 3 figli che non vogliono alzarsi x lavorare e cercano di non far svegliare la madre....


Era una storia della bisnonna che credo abbia letto in epoca fascista
Qlkn la conosce nel dettaglio?
Sono 3 figli che non vogliono alzarsi x lavorare e cercano di non far svegliare la madre....


http://www.duomoloreto.diocesi.it/im...r_apr_2009.pdf
CHI ERANO TARDO, PIGRO E LASAGNONE?
Erano tre fratelli, figli di madre vedova.
Erano nati in campagna e la loro profes- sione non poteva essere che lavorare i campi.
Non erano proprietari, ma coloni di una fattoria molto vasta, con nella stalla nu- merose mucche da latte, manze, vitelli ed anche dei forti buoi da tiro, utili soprat- tutto per trainare l’aratro ed i carri agricoli. Anche un asinello e qualche pecora facevano compagnia alla copiosa brigata della stalla.
La domenica, quando tutti dovevano andare alla Messa “granda” con qualche “palanca” in tasca, centellinata loro dalla mamma per un’ombretta in compagnia dei paesani, i tre giovanotti non cono- scevano né denaro, né riposo.
Sapevano fare i lavori, ma, per indole, in comune avevano l’indolenza fatta persona.
LA MAMMA DEI TRE
Donna sulla cinquantina, piena di voglia di fare ed energica. Lavorava senza sosta e faceva lavorare. Non aveva grilli per la testa. Pensava solo a come mandar avanti la famiglia, da quando, morto il marito durante la Prima Guerra Mon- diale, dovette rendere conto al padrone che era in grado di fare quello che aveva sempre fatto il suo brav’uomo, colono in- vidiato da molti esigenti latifondisti della Marca Trevigiana.
Sì, perché allora la vita dei coloni era molto dura: ogni primizia era per il pa- drone, e, al raccolto, il castaldo, che rap- presentava il padrone (e se stesso), im- perava sulla divisione dei raccolti a favore del padrone. Denaro brisa!
La mamma dei tre giovanotti sapeva governare entrate ed uscite, per cui, se l’annata andava bene, in autunno si poteva mettere qualcosa da parte per un inverno senza paure e vendere il di più.
MA ORA INCOMINCIANO I MA...
Tardo, Pigro e Lasagnone non erano della tempra della madre, né del padre, né dei loro nonni paterni e materni, tutti fior fiore di contandini. La loro famiglia vantava una fedeltà secolare.
Dalla mattina alla sera non facevano che recalcitrare davanti a quel tipo di vita quo- tidiana: lavoro, lavoro, ed ancora lavoro.
Ci voleva una mamma come la loro, perché ogni giorno, puntuale, ci fosse la sveglia, ci si ricordasse di dire le preghiere del cristiano (lei era una vera credente e dalla fede traeva forza per andare avanti), si facesse una buona colazione per darsi forza e scendere immediatamente al lavoro che la stagione richiedeva: pulire prati e campi appena la neve se ne andava (con cui “brusar la vècia”), potare i lunghi filari delle viti e gli alberi da frutta, arare, seminare, seguire la crescita del seminato a seconda dei ritmi propri di ogni pro- dotto, fare il fieno, il dorch, il terzadin e riempire i fienili, mietere il grano e por- tarlo a trebbiare recuperando la paglia, coltivare l’orto di casa, governare ogni giorno le bestie della stalla: strigliare, mungere e abbeverare le vacche, portare ogni giorno il latte al caseificio, svezzare i vitellini, occuparsi del pollaio, del porcile, degli animali da gabbia, riparare i danni delle temutissime tempeste estive, racco- gliere il granoturco e gramolarne le pan- nocchie, raccogliere patate e fagioli, prov- vedere alle varie e articolate operazioni della vendemmia (dalla pigiatura, all’ebollizione del mosto nei tini, al travaso nelle botti ben preparate all’uso, al tor- chiare le vinacce per il primo acidulo vi- nello), raccogliere la frutta stagionale, uc- cidere i maiali per trasformare la loro preziosa carne in numerosi commestibili a breve e lunga durata, riciclando tutto, sangue compreso, programmare la sta- gione invernale, perché le vettovaglie si conservassero e bastassero fino ai nuovi raccolti, preparare durante l’inverno tutti i numerosi e preziosi attrezzi che servono ad una vera azienda agricola, rinno- vandone il piccolo arsenale, ecc. ecc.
Tutto questo, che può mettere a dura prova anche il più volonteroso dei conta- dini, era per i tre fratelli un vero e proprio castigo: non aver alcuna voglia di lavorare e dover ogni giorno, per dodici mesi al- l’anno, dalla mattina alla sera, cimentarsi e con competenza in quel lavoro!
IL COMPLOTTO
Puntualmente ogni mattina, alla stessa ora, la mamma dava la sveglia a Tardo, Pigro e Lasagnone che, volenti o nolenti, non avevano via di scampo: su! e al lavoro!
Arrivati sui vent’anni, a forza di parlare solo per lamentarsi, scoprirono che c’era anche la possibilità di pensare.
Si chiesero ad alta voce: “Cosa fare per cambiare la vita?”.
Il loro cervello non era proporzionato al fisico ché, pur pigri, avevano muscoli ben sviluppati.
Con quel po’ di intelletto che avevano attivato, arrivarono a decidere di comune accordo: “Non più quelle levatacce, con quel che segue ogni giorno”.
Fondato il partito, decisero di pensare a come realizzare il piano.
Arrivarono le decisioni.
LA SVEGLIA DELLA MAMMA
“Perché puntualmente, ogni mattina, si chiesero, la mamma ci butta giù dal letto? Lei sveglia noi. Chi sveglia lei?”. Dram- matico interrogativo: “Chi sveglia la mamma?”.
Risposta unanime: “Cerchiamo chi sveglia la mamma. Chiunque sia, quello sarà il nemico da eliminare”.
La sorte cadde su Tardo.
Tardo avrebbe dovuto vegliare fino al mattino, per scoprire chi svegliava la mamma.
Non dormì quella notte. Le ore non pas- savano mai. Un sonno lo tormentava. Ma la battaglia era iniziata. Non si poteva cadere vittime di se stessi.
Arrivò la fatidica ora del mattino.
“Ho trovato” disse Tardo ai fratelli. “Una grossa sveglia in camera della mamma è l’origine di tutti i nostri guai. A quell’ora suona così forte da saltellare sul comò e da svegliare la mamma”.
All’unanimità la decisione: “Di- struggere la sveglia”. E la sveglia venne fatta a pezzetti e sepolta.
“Domani si dorme!”. Si dissero felici.
All’indomani, alla stessa ora, la mamma puntualmente li svegliò.
I giovanotti, sconsolati, commentarono: “Ma allora non era la sveglia”.
Altro turno di guardia. Questa volta toccò al Pigro.
All’alba, dopo pacche sul viso per non addormentarsi, colse al volo la causa della sveglia della mamma. “I galli del pollaio!”, disse ai fratelli.
Altra decisione unanime: “Uccidere tutti i galli di casa e del vicinato”.
Disse, infatti il Pigro ai fratelli co- sternati: “A quell’ora si uniscono in con- certo tutti i galli del paese e fanno a gara a chi fa ‘chicchirichì’ più forte”.
Quella sera, non vi dico con quale arrab- biatura delle galline e con quante ferite a sangue riportate sulla pelle, riuscirono a torcere il collo a tutti i galli della contrada.
Poi a nanna, per gustarsi la lunga dormita.
Nossignori! La mamma, alla solita ora, dalla cucina, dove già trafficava, gridò: “Ragazzi! Sveglia!”.
Nuova assemblea di partito. Sconsolati, all’unanimità, si dissero: “Non è possibile!”.
E giù a chiedersi: “Chi può svegliare mamma?”.
Toccò a Lasagnone vegliare, indagare, scopire, denunciare.
A tratti ronfava in piedi, ma resisteva. Venne l’ora fatidica.
Tacque la sveglia della mamma; nessun
gallo cantò; un suono argentino si udì nel silenzio dell’alba: la campana della chiesa! Ecco chi svegliava la mamma, per di più devota e religiosa!
I fratelli, tentati di mollare l’osso, si rac- colsero per l’ultima volta in assemblea.
Trovarono perfino l’ardire di com- plottare contro la campana, tanta era la loro avversione al lavoro, quindi alla sveglia, quindi... (ma non avevano altri quindi).
Questa volta agirono insieme. Chi si fornì di stracci, chi di corde e chi di scala. Calata la notte, raggiunsero la campana del campanile, avvolsero con gli stracci il battaglio, che legarono ben bene con della corda, ridiscesero e..., dopo averla fatta franca a don Camillo e al solerte sagre- stano, tornarono a letto, sicuri di aver rag- giunto lo scopo.
Macché! Alla stessissima ora la chiamata della mamma e... giù dal letto.
Eliminati tutti gli imputati da eliminare, non restava che umiliarsi e chiedere diret- tamente alla mamma: “Chi vi sveglia tutte le mattine alla stessa ora?” (allora ai ge- nitori si dava del “voi”).
La mamma incuteva soggezione ai figli. Erano gli anni in cui i figli obbedivano più per timore che per amore.
“Chiedi tu! Io no! Allora chiediamo tutti insieme!”, si dissero.
Alla sera, dopo cena, all’ora in cui la mamma, data la loro età non li convocava più per recitare in coro le preghiere, si ac- cingeva a ritirarsi in camera da letto, i tre le chiesero: “Mamma, chi vi sveglia al mattino?”.
Come se fosse la cosa più naturale, senza voltarsi indietro, disse: “Il dovere!”.
CATARSI
La storia non dice se subito, se dopo qualche tempo, se uno alla volta, se all’u- nisono come avevano imparato a ra- gionare e ad agire, ma racconta che i tre, ascoltate quelle parole, prima dure e acerbe, poi sempre più gustose e rigene- ranti, quindi più volte richieste alla madre, si convertirono, con fatica grande, al dovere, ma, via via, sempre più con con- vinzione, fino ad amarlo e trasformarlo in gioia di lavorare.
La mamma smise di svegliarli. Li sve- gliava l’amore al dovere, più efficace e forte di ogni orologio, dell’uniongalli e di tutte le campane dell’Ave Maria del mattino


E pensare che se all'epoca ci fosse stato il reddito di cittadinanza evtebbero potuto continuare a ronfare felici.
Nel dubbio ricordate sempre la seguente regola: se qualcosa non piace alla sinistra, probabilmente è la cosa giusta da fare.