Invece di svegliarci ci stiamo addormentando ancora di più. Scivoliamo nell'illusione, altro che buddhità.


Invece di svegliarci ci stiamo addormentando ancora di più. Scivoliamo nell'illusione, altro che buddhità.
"The gods that we've made are exactly the gods you'd expect to be made by a species that's about half a chromosome away from being chimpanzee." ~ Christopher Hitchens


https://www.huffingtonpost.it/dossie...59360-P1-S1-T1
Se volete comprare l’intramontabile borsa Gucci Dionysus con la mitica ape ricamata sul lato, basta aprire un qualsiasi sito di shopping online e pagare 2 mila dollari per farvela spedire a casa. Oppure, andare in una delle centinaia di boutique del brand di origine italiana, oggi controllato dal gruppo francese Kering di François Pinault. Eppure, lo scorso maggio, lo stesso modello veniva venduto a oltre 4000 dollari sulla piattaforma Roblox. La differenza? La prima la possiamo usare nella vita quotidiana. È un oggetto fisico. La seconda è virtuale. Non è stata confezionata unendo cuoio e tessuti. La potete scaricare da un sito. La sua unica materia sono i bit. Vi chiederete: cosa me ne faccio di una borsa digitale? E perché mai dovrei spendere una cifra simile per averla? Per di più al doppio del prezzo di mercato.
Ebbene, quando il metaverso sarà realtà, queste domande saranno solo un lontano ricordo. Sì, perché nella realtà virtuale alla quale le Big Tech stanno lavorando, Meta/Facebook in testa, gli avatar – cioè i nostri alter ego che popoleranno quel mondo – saranno agghindati proprio come noi. Ci saranno delle mode stagionali, dei grandi classici come la borsa Gucci. Perfino avatar disinteressati a curare l’estetica e che indosseranno l’abbigliamento di default ricevuto al momento dell’iscrizione alla piattaforma. In due parole: il mondo della moda farà grandi affari sul metaverso. E i grandi marchi lo hanno capito. Su un fatto siamo tutti d’accordo: la pandemia è stata una manna per l’e-commerce. Lo testimonia l’impressionante crescita di Amazon negli ultimi due anni. Ma anche di tante altre piattaforme di shopping, in particolare quelle specializzate nell’abbigliamento. Chi ha smesso di andare in negozio per comprare camicie, borse, gioielli e scarpe le conosce benissimo: Zalando, Asos ecc. Nel 2021, dati dell’Osservatorio eCommerce B2C, gli acquisti online sono saliti del 21% rispetto all’anno prima. Ora valgono quasi 40 miliardi di euro l’anno solo in Italia. Va detto, comunque, che la forte crescita di questi numeri era già cominciata prima dei lockdown. Siamo nell’era della rivoluzione digitale e non è stato il Covid a farcela scoprire.
Nessuno però poteva pensare che, oltre all’e-commerce, il nostro modo di fare shopping si sarebbe presto evoluto in nuove forme. E in brevissimo tempo. Quante volte anche voi avete comprato un paio di sneakers online per poi scoprire di aver fatto male i conti perché non calzano con il vostro piede? Avete atteso tre giorni per la consegna ed ora le dovete ridare indietro ed aspettare chissà quanto altro tempo per averne un paio nuove, questa volta della taglia giusta. A questo punto era meglio andare dritti al centro commerciale. Pagare un po’ di più, ma senza perdere giorni.
Tranquilli, le Big Tech stanno risolvendo anche questo ostacolo. Su Instagram c’è già da un po’ il camerino digitale. Siete seduti sul vostro divano, inforcate un paio di occhiali da realtà aumentata, modelli Spark, ma vanno bene anche i visori Oculus commercializzati nel lontanissimo 2014, e con un semplice click potete provarvi, prendere o scartare, cosmetici e lenti da sole. Tra quest’ultimi, ovviamente, i Ray-Ban. Perché l’italiana Luxottica – storica produttrice delle iconiche montature a goccia – è già da tempo partner di Meta. Ne abbiamo già parlato. L’alleanza tra Zuckerberg e Del Vecchio ha già prodotto i Ray-Ban Stories. All’apparenza, semplici occhiali da vista griffati. In realtà, veri e propri device digitali, connessi 24/7 con lo smartphone, dotati di camera e auricolari hi-tech. Queste novità legate al commercio digitale, in fin dei conti, sono solo i primi passi dei grandi marchi di moda sulla strada che conduce al metaverso. Quando Zuckerberg lancerà il nuovo ecosistema, non ci limiteremo a collegarci su Facebook. Lo vivremo, in prima persona. Grazie ad un avatar, una nostra rappresentazione fisica digitale. Ci somiglierà? Ancora non possiamo saperlo. Una cosa è certa: potremo sceglierne il look, lo stile, il vestiario. Farlo rispecchiare al nostro vero io. Oppure seguire modelli alternativi, prenderci libertà che nella nostra vita di tutti i giorni non ci azzarderemmo di ostentare neanche per errore. Le preferenze a nostra disposizione, insomma, saranno potenzialmente infinite.
Il mondo della moda lo ha capito, e non sta perdendo tempo. I brand già scesi in campo sono i pesi massimi del settore a livello globale. Nike ha creato Nikeland. Un mondo virtuale all’interno della piattaforma Roblox – la stessa sfruttata da Gucci per le borse digitali – dove i gamers possono divertirsi con minigiochi popolari tipo tag, dodgeball, ruba bandiera ecc. Vestendo i propri avatar con capi sportivi e gadget all’ultimo grido. Targati Nike, ovviamente. E a pagamento.
Con il metaverso, patinati mensili di moda potranno espandere il proprio pubblico andando oltre la carta stampata. È il caso de L’Officiel, storica rivista francese, classe 1921, che proprio in occasione del centenario, ha fatto la sua comparsa nel mondo virtuale lanciando il progetto The House of Dreams. Un museo digitale, unico nel suo genere, che presenta una mostra Nft con immagini d’archivio raffiguranti i cento anni di storia del giornale. Tutt in collaborazione con marchi di lusso del calibro di Dior e Tiffany & Co. Come loro, sono decine i grandi brand che stanno puntando forte sull’ecosistema virtuale, totalmente autonomo, a cui le Big Tech lavorano giorno e notte. Grande occasione di business, ma già fonte di problemi. Il caso Hermes ne è un esempio. Grazie alla tecnologia blockchain, un noto creatore di Nft, Mason Rothschild, ha creato le MetaBirkins, una serie limitata di cento pezzi di borse virtuali – riproduzione meta del celebre modello Birkin. Il problema è che la vendita delle MetaBirkins Nft, subito andate a ruba, non era in alcun modo autorizzata da Hermes.
Così, l’iconico marchio del lusso francese ha subito avviato le procedure necessarie a bloccare la vendita delle borse ‘piratate’ sui marketplace di Nft. Rothschild, però, non ha ammesso alcuna responsabilità, appellandosi al Primo Emendamento della Costituzione americana e definendo le MetaBirkins una sua libera reinterpretazione virtuale dell’oggetto reale. Insomma, la confusione sul prossimo futuro della meta-moda è tanta. Difficile, tra l’altro, è prevedere quale strada prenderà il metaverso. Sempre che ne esisterà uno solo.




Sono fermo al meta-verso.
Salsa putredine è il tuo respiro
cola sul mento con spume precoci,
bacio la bocca, di labbra gl’incroci
sarò d’amore indecente l’emiro.






No, assolutamente no. Però a pensarci... se ci fosse un metaverso Battlefield o Call of Duty un pensiero, e forse anche qualcosa di più, ce lo farei. Comunque credo proprio che non vivrei lì dentro.


CLAUDIA CONTE, TI AMO!


Bello il filmato. Mi ha fatto pensare a tanti altri film simili. E anche alla procedura d'indottrinamento dei piddini.![]()


una volta o votato forza nuova
"The gods that we've made are exactly the gods you'd expect to be made by a species that's about half a chromosome away from being chimpanzee." ~ Christopher Hitchens