https://en.wikipedia.org/wiki/2022_S...minary_results
...maggioranza assoluta dei seggi.


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https://www.today.it/mondo/dal-saarl...in-europa.html
Non tutti ricordano che una prima riunificazione della Germania si ebbe nel 1956 quando un piccolo territorio, ancora occupato dalle truppe francesi, entrò a far parte della Repubblica federale. Il Saarland, appunto, dove ieri si è votato per il parlamento locale ed ha stravinto la Spd, la Socialdemocrazia, mentre la Linke non entrerà nemmeno in parlamento, avendo raccolto appena il due e mezzo percento. Ecco perché, pur essendo il Saarland un piccolo Stato federale nel sud ovest della Germania, con meno di un milione di abitanti, le elezioni di ieri hanno politicamente qualcosa di interessante che dovrebbe far riflettere anche in Italia, persino in un momento come questo, segnato da grandi eventi internazionali e da una drammatica guerra.
Il Saarland è stato per anni il feudo di Oskar Lafontaine. Per molti, oggi, un perfetto sconosciuto. “Quando si chiede alle giovani generazioni chi sia, la risposta pù abituale è: il marito di Sahra Wagenknecht”, così ha scritto sulla Welt Luisa Hofmeier. In realtà, la storia di Oskar il rosso, come viene spesso chiamato, è politicamente fatta di grandi momenti e anche significative sconfitte. Per anni è stato Presidente del Saarland, poi capo della Spd, candidato alla Cancelleria federale. Nel 1990 una donna con problemi psichici lo accoltella durante una manifestazione elettorale: Lafontaine si salva miracolosamente. Sono anni in cui litiga con molti compagni di partito, tra cui il suo padre politico Willy Brandt, per via delle sue idee sulla riunificazione: molti accusano Oskar di essere troppo freddo con questo appuntamento con la Storia, di ragionare solo in termini contabili, sui costi della riunificazione. Emerge qui un suo tratto caratteristico: dotato di una sottile intelligenza, Lafontaine anticipa spesso i tempi, sulla tassa per le transazioni globali o sul salario minimo ad esempio, ma non sempre convince chi gli sta intorno. È un grande retore, un magnete per le folle, ma raramente fa squadra.
Tuttavia, si fece da parte quando i sondaggi indicano in Schröder quello che ha migliori possibilità di battere Kohl, divenendo così uno degli artefici della vittoria elettorale della Spd nel 1998. Entrò nel governo come ministro delle finanze, un giornale inglese gli dedicò la copertina con la domanda “L’uomo più pericoloso d’Europa?” e, poche settimane dopo, in contrasto con la linea del Cancelliere Schröder, lasciò prima il governo e poi il partito stesso. Diversi anni dopo, fondò un nuovo movimento che attrasse molti delusi dalle politiche della socialdemocrazia e nel 2007 diede vita alla Linke insieme alla Pds radicata a Est, erede del vecchio partito Sed della Repubblica democratica.
Il nome significa semplicemente sinistra ed è proprio quello che Lafontaine voleva, un soggetto politico che superasse i limiti della Spd e modificasse l’equilibrio politico tedesco. Miglior risultato nel 2009, quando Lafontaine, con slogan tipo “Nazionalizziamo le banche” e “Sciogliamo la Nato”, ottenne addirittura quasi il dodici per cento dei voti. Risultato mai più raggiunto. Secondo alcuni analisti persino Angela Merkel deve proprio a Lafontaine il suo primo successo: nel 2005 una Spd indebolita dall’emorragia di voti determinata soprattutto dalle critiche di Lafontaine fu sconfitta di pochissimo dai conservatori di Merkel, che iniziò così il suo lunghissimo cancellierato.
Dunque, torniamo al Saarland. Pochi giorni fa Lafontaine, dopo aver annunciato la fine della sua esperienza politica, lascia anche il partito che ha fondato, la Linke. Alla Süddeutsche Zeitung ha difeso la sua storia e ribadito che a livello locale, forse consapevole della prossima pessima figura del suo partito, ha sempre ottenuto ottimi risultati. Poi però è arrivata la bomba vera e propria: Lafontaine ha ammesso di chiedersi talvolta se “non avesse fatto meglio a restare nella Spd”. Un addio da molti descritto come “tragico” e che chiude un lungo periodo di accuse nella Linke del Saarland. Lafontaine da tempo aveva avvertito (e denunciato) comportamenti non regolari per la raccolta delle firme a sostegno delle liste, considerata una manovra per allontanarlo dal partito proprio a casa sua. Lo scontro ha dato i suoi frutti, la Linke perde oltre il dieci percento e non entrerà nel prossimo parlamento del Saarland, dove siederanno appena tre partiti: Spd, primo partito con oltre il quarantatré percento, Cdu, che perde oltre il dodici per cento, e Afd, la destra. Prossima presidente sarà la socialdemocratica Anke Rehlinger che scalza l’uscente conservatore Tobias Hans. Nel feudo di Lafontaine che era divenuto anche uno dei pochi feudi del partito nella Germania Ovest, la Linke non sarà più rappresentata.
A Berlino la dirigenza della Linke non nasconde la delusione ma trova solo parole di circostanza: “Risultato amaro” commenta Janine Wissler che guida il partito con Susanne Hennig-Wellsow, la quale riesce appena a ribadire: “Se si litiga costantemente, gli elettori non ti premiano”. Poca roba, perché la litigiosità della Linke è qualcosa di strutturale ed è anche alla base del pessimo risultato dello scorso settembre. Poche settimane fa, quando Scholz va al Bundestag ad annunciare la “svolta” per via della guerra in Ucraina, la Linke appoggia il cancelliere federale ma, contraria all’invio di armi e alle spese militari, presenta un’altra mozione che letteralmente riproduce quella del governo ma non sulla parte relativa ai rifornimenti all’Ucraina. Per Wagenknecht e altri non basta e mettono agli atti una loro dichiarazione che si allontana dalla maggioranza del partito. Ma è solo l’ennesimo strappo, l’ultimo di una lunga serie che aveva raggiunto l’apice mesi prima della campagna elettorale quando Wagenknecht manda in stampa il suo libro pieno di accuse alla dirigenza del partito.