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Discussione: Pasqua 1944

  1. #1
    Crocutale
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    Predefinito Pasqua 1944

    Visto che anche quest'anno si avvicina il più nefasto di tutti i giorni nefasti, per preparare gli animi vi trascrivo qui un piccolo testo di :

    FEDERICO GUIDI
    QUELLA PASQUA DEL 1944 .
    Erano stati chiari i soldati americani di guardia ai militari italiani, detenuti nel grande campo di prigionia in Texas.
    Avrebbero consentito, per quella pasqua del 1944, la consueta messa al campo, ma non avrebbero tollerato alcuna manifestazione riconducibile al Fascismo.
    Un bel problema per quei migliaia di soldati presi prigionieri, in gran parte in africa del nord, dopo El Alamein e soprattutto per quelli che erano giunti poche settimane prima dal fronte di Anzio, dove i maro' del Barbarigo avevano tenuto testa per mesi agli angloamericani impedendo, insieme ai tedeschi, con pochi e scalcagnati mezzi , l'avanzata del piu' potente e armato degli eserciti e rimandando di molti mesi l'occupazione di Roma.
    Oltretutto dopo l'otto settembre i circa 10.000 prigionieri italiani presenti si erano divisi tra chi aveva scelto di accettare di collaborare con gli americani, e di restare fedele al giuramento al re, e chi al contrario, quasi i due terzi, aveva deciso di aderire alla RSI e di difendere l'onore di Italia. Questi ultimi erano stati cosi separati dagli altri e denominati NON collaboratori: sottoposti a pressioni psicologiche e fisiche di ogni tipo dai loro carcerieri per passare nel campo dei collaboratori.
    Spesso uno degli ufficiali di guardia al campo, un italo americano, invitava nel suo ufficio un prigioniero. Davanti ad una tavola imbandita di tutto punto , quel prigioniero che da mesi pativa la fame, perché gli erano state tagliate le razioni, veniva invitato a firmare il foglio con cui accettava di collaborare con l'esercito delle nazioni unite.
    "ok cumpa', please... Firma.. Please... Food for you..
    Una volta messa la firma su quel foglio la cena sarebbe stata sua.
    Quell'ufficiale non ebbe mai firme. E la ricca cena torno' sempre indietro.
    Con una serie di varianti. Come quella volta che il guardiamarina Visentin, originario di Zara, salutato militarmente l'ufficiale italo americano , dopo aver declinato sdegnosamente l'invito a firmare, lo invito'a sua volta, a firmare l'adesione all'asse, stante le sue origini italiane . E in caso lui ci avrebbe messo una buona parola...
    Al sergente Lucerna, ragazzo di Bir El Gobi, che per la sua prestanza fisica , nella vita civile faceva l'attore ando' anche meglio.
    Nel rifiutare offri' lui allo sbigottito ufficiale I resti di galletta, facendo intendere che la dignità e l'onore dei soldati italiani non potevano essere certo comprati con un pollo arrosto. L'ufficiale, che non la prese bene, lo condanno ' a lavorare in una delle tante fattorie della contea rimasta priva di uomini americani perché al fronte. Il sergente Lucerna non si scoraggio' e fece ricorso a tutte le sue armi, compresa quella del fascino latino nei confronti della giovane proprietaria della fattoria che infatti dopo pochi giorni capitolo'. Il sergente Lucerna racconto' di aver trascorso delle piacevoli settimane in quella fattoria. E che certamente l'esercito italiano avrebbe potuto vantare, da un certo punto di vista, un certo numero di conquiste anche nel territorio degli stati uniti.
    Nonostante la riduzione progressiva delle razioni alimentari e un regime molto duro nessuno di quei 7.000 soldati aveva ceduto e aveva abiurato alla propria fede. E in quella pasqua di guerra ai fascisti erano state riservate razioni alimentari molto minime mentre ai restanti prigionieri italiani che avevano aderito al regno del sud, il menu' si avvicinava molto ad un vero e proprio pranzo di Pasqua, sia pure in versione americana.
    Proprio alla vigilia della Pasqua, il campo aveva vissuto la novita' dell'arrivo dei soldati repubblicani che avevano combattuto ad Anzio e Nettuno. I prigionieri del campo con spasmodica attesa avevano finalmente visto arrivare la lunga scia della sabbia del deserto alzata dai camion in avvicinamento. Alle prime luci dell'alba la colonna dei nuovi ospiti del campo, era arrivata al passo, perfettamente inquadrata, intonando quel nuovo canto, sconosciuto ai vecchi prigionieri , che dimostrava come la Patria non li aveva dimenticati. "... Navi d'Italia che ci foste tolte, non in battaglia ma con il tradimento, nostri fratelli prigionieri o morti noi vi giuriamo che ritorneremo la dove Dio volle il tricolore.."
    Dal campo, dove sull'attenti i prigionieri aspettavano, una voce si era levata:
    " Il campo di H. vi saluta fratelli e vi porta l'abbraccio di chi non si e' arreso " Dalla colonna dei nuovi arrivati si stacco' un giovanissimo maro' che corse ad abbracciare l'ufficiale di picchetto esclamando" Vi porto il saluto della Patria che continua a combattere che non vi ha dimenticato! ". E fu festa in quella vigilia di pasqua, dove nuovi e vecchi soldati celebrarono con racconti e canti, che andarono avanti per tutto il giorno, la fratellanza in armi.
    Arrivo' il giorno di pasqua e i " Non collaboratori "si avviarono alla messa al campo perfettamente inquadrati, davanti all'altare montato sul grande spiazzo.
    Da una entrata laterale, gli americani fecero entrare, in una parte separata del piazzale anche quelli che avevano aderito al regno del sud in quanto, tutti e quattro i cappellani militari presenti al campo, avevano aderito alla Rsi, e i badogliani , come I fascisti chiamavano con disprezzo I loro commilitoni, non avrebbero potuto assistere altrimenti ad alcuna messa. Spettatori interessati, un gran numero di soldati americani,ben decisi a far rispettare il divieto. La cerimonia religiosa ando' liscia fino al momento in cui, come da tradizione dopo i patti lateranensi del 1929, al momento della elevazione dell ostia consacrata I soldati presenti sarebbero scattati sugli attenti salutando con il braccio teso. Ed avvenne proprio cosi'. Una sessantina di Mp americani fecero allora irurruzione nel piazzale colpendo a casaccio con pesanti bastoni gli italiani .
    Ne segui' una furibonda rissa in cui I soldati italiani si difesero e contro attaccarono cantando "giovinezza" e le canzoni degli arditi; i bersaglieri si radunarono al grido di "all'armi i bersaglieri arditi e fieri"e spalla a spalla controattaccarono. I due fratelli Tripodi, calabresi di bagnaro calabro, due colossi di Riace in divida da aviatori, seminarono un sacro terrore tra gli sfortunati mp americani che dovettero saggiare la forza dei loro colpi. Un carrista siciliano di Modica, mingherlino, sergente dell'Ariete, campione di box, incurante dei colpi di bastone che cadevano sul suo corpo, inzio'con studiata precisione ad abbattere uno dopo l'altro i piu' piazzati soldati indiani a guardia del campo.
    La giostra duro' una decina di minuti fino a quando gli americani con delle sventagliate di mitra in area fecero capire che non avrebbero tollerato oltre .
    La calma sia pure a fatica ritorno' sul piazzale e , dopo aver medicato le teste e le osse rotte,la messa riprese con la preghiera del legionario recitata da voci ferite ma non dome.
    " Iddio che accendi ogni fiamma
    e spegni ogni cuore,
    rinnova ogni giorno
    la passione mia per l’Italia!
    Rendimi sempre più degno dei nostri morti
    affinché loro stessi, i più forti,
    rispondano ai vivi:
    PRESENTE
    Nutrisci il mio libro della tua saggezza
    e il mio moschetto della tua volontà,
    fa’ più aguzzo il mio sguardo,
    più sicuro il mio piede
    sui valichi sacri della Patria,
    sulle strade, sulle coste, nelle foreste,
    e sulla quarta sponda che già fu di Roma.
    Quando il futuro soldato mi marcia, accanto,
    nei ranghi,
    fa’ ch’io senta battere il suo cuore fedele,
    quando passano i gagliardetti e le bandiere
    che tutti i volti si riconoscano in quello della Patria.
    La Patria
    che faremo più grande,
    portando ognuno la sua pietra al cantiere.
    O Signore,
    fa’ della Tua Croce l’insegna
    che precede il Labaro della mia Legione.
    E salva l’Italia:
    l’Italia del Duce
    sempre nell’ora
    di nostra bella morte."
    Così sia. Al presente, anche i militari che avevano aderito al regno del sud scattarono sugli attenti portando la mano sul berretto.
    Quel giorno per punizione ai " Non " fu tolto il rancio e non ci fu nessun pranzo pasquale ma un digiuno​ forzato. Il vento ancora freddo che sferzava ogni giorno i prigionieri quel giorno
    Per solidarieta' con I loro commilitoni della RSI anche quelli del sud respinsero le loro razioni e nessuno tocco' cibo fino giorno dopo. Quella notte, sotto il cielo stellato del Texas dalle baracche dei Non Cooperatori si levo', possente ,l'inno a Roma. il loro canto fu ripreso da tutti I soldati italiani presenti, anche da quelli rimasti fedeli al Re . Costretti dalla storia a scelte e divisioni dolorose e non facili, a migliaia di chilometri dall'Italia tutti si ritrovarono quella sera uniti nel ricordare con le parole di quella.canzone la Patria lontana.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  2. #2
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    Predefinito Re: Pasqua 1944

    Grazie.

 

 

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