
Originariamente Scritto da
mustang
di Gabriele Villa su ilgiornale.it del 15 10 2010 pg.3
Dossieraggio? Violenza priva*ta? Ci sono accuse che fanno sorri*dere se si ha tempo e voglia di perde*re qualche minuto per riprendere il filo dei ricordi e puntualizzare fatti e antefatti.
Si è esibito in questo eserci*zio, con rara meticolosità, Giacomo Amadori, giornalista di Panorama che, sul numero del settimanale in edicola oggi, ricostruisce nei detta*gli una vicenda dai contorni e dai to*ni minacciosi (fors’anche un tanti*no più minacciosi di quelli che sono stati attribuiti dal pm Woodcock al vicedirettore del nostro giornale, Ni*cola Porro) che ha gli stessi protago*nisti: una presidente di Confindu**stria, il suo uomo di fiducia, e un giornalista.
La presidente di Confindustria è, guarda che sorpresa, Emma Marce*gaglia, il suo uomo di fiducia, guar*da che altra novità, è Rinaldo Arpi*sella, e il giornalista di turno questa volta, anzi quella volta, non è quel mattacchione di Nicola Porro ma è appunto Giacomo Amadori.
Ma per essere chiari occorre attingere a piene mani al racconto di Amadori su Panorama e rispettare i suoi vir*golettati. Ecco quindi l’antefatto:
«...È la fine di agosto del 2009, sto oc*cupandomi in Puglia di un’inchie*sta sullo smaltimento dei rifiuti. Du*rante la ricerca di riscontri vengo a sapere che un imprenditore di Alta*mura sotto inchiesta ha vinto diver*se gare d’appalto con un alleato di peso: la Cogeam, controllata al 51 per cento dal gruppo Marcegaglia. Ovviamente se indago sull’impren*ditore non posso ignorare i soci di maggioranza del business...».
Ed ecco il fatto:
«La mattina del 26 agosto sto terminando di scrivere il mio pezzo in albergo quando squil*la il mio telefonino. Dall’altra parte c’è Arpisella.Non so chi sia.Dichia*r*a di parlare a nome del gruppo Mar*cegaglia. Il tono è altezzoso: “Lascia fuori Marcegaglia da questa cosa, non c’entra un cacchio...”.Provo ad argomentare ma lui insiste: “Non coinvolgere Marcegaglia in questa cosa, anche perché questo creereb*be grossi problemi a Emma”.
E an*cora: “Mettere dentro il nome di Marcegaglia vuol dire solo buttar fango e delegittimare. Ora dico al tuo direttore che l’intervista concor*data con la Marcegaglia salta, pace e amen”».
Amadori resta basito, chiama la sua redazione per capire che cosa sta succedendo e come deve rego*larsi. Prima di quella telefonata e delle altre che seguiranno, in modo piuttosto concitato, non aveva mai parlato né conosciuto Arpisella. O meglio, quel burlone di Arpisella, vi*sto che il cazzeggio, evidentemen*te, è praticato anche dagli addetti stampa e portavoce vari e non solo dai vicedirettori dei giornali.
Resta il fatto che il«cazzeggio»arriva all’api*ce quando Rinaldo Arpisella se ne esce con queste frasi: «Ti spiego al*c*une cose che per telefono non van*no nemmeno dette, guarda che si in*cazzano anche in alto i tuoi su que*sta cosa. Perché sennò se comincia*mo noi a rompere i coglioni al gover*no... cioè capisci... cioè come Con*findustria... Hai capito il senso?», «mi chiede-ricorda Amadori- , “ec*come se l’ho capito”, replico.
Chie*do ad Arpisella di ripetere il suo no*me e di mettere così la firma sulla registrazione che ho fatto anche di quella conversazione, quindi attac*co il telefonino».
Il senso a questo punto l’abbiamo capito un po’ tutti. Abbiamo capito tutti che anche in Confindustria i mattacchioni e i burloni ci sono.
E che certi toni, certe battutacce e cer*ti vocaboli non proprio oxfordiani vengono usati a proposito o a spro*posito.
E, soprattutto, indifferente*mente, tra chi si conosce bene e chi non si conosce affatto. Come dire: è un po’ la prassi di questi tempi.
Una prassi discutibile forse, ma la prassi, a quanto sembra.
Come una prassi discutibile sembra quella del*le age*nzie di stampa che solo nel tar*do pomeriggio di ieri si sono accor*te delle rivelazioni di Panorama e del Corsera che ancora alle 20,45 sul suo sito internet non faceva alcun accenno alla vicenda.
In compenso Repubblica sul suo sito ha fatto di più, ha stravolto e ribaltato le dichia*razioni fatte riguardo alla vicenda della presidente di Confindustria.
Dalla Polonia, dove si è recata per l’inaugurazione di un nuovo stabili*mento, Emma Marcegaglia ha infat*ti così replicato alle anticipazioni del settimanale: «Apprendo dalle agenzie di stampa di un colloquio del 2009 tra Rinaldo Arpisella e un giornalista di Panorama . Non ne ero minimamente a conoscenza. Contenuti e tono di quelle parole non mi appartengono. Ogni impre*sa iscritta a Confindustria - sottoli*nea la Marcegaglia - può contare sul fatto che i giudizi che esprimo come presidente non sono mai dipesi né mai dipenderanno da quello che i media scrivono o non scrivono su di me. Chiunque ritenga il contrario, sbaglia e non parla a mio nome».
Ec*co, sul suo sito Repubblica è riuscita a titolare così: «Marcegaglia-gover*no, nuovo caso. Panorama l’accu*sa. Lei: mentono».
Straordinario, no? Pensare che quando si tratta di attaccare il Giornale per una vicen*da analoga sono tutti così solerti, puntuali e veritieri.
Non direttamente sulle rivelazio*ni di Panorama , ma sulla vicenda che ha visto il Giornale oggetto di at*tenzione da parte dei g*iudici per l’or*mai famoso colloquio tra Porro e Ar*pisella, occorre registrare anche un intervento di Edoardo Garrone, pre*sidente del gruppo Erg e vicepresi*dente dell’organizzazione degli in*dustriali.
«Devo ancora capire se è un bluff o non è un bluff. Io sono con*vinto che lo sia e trovo tutta la que*stione un po’ penosa», ha esordito Garrone in un colloquio con un in*viato dell’agenzia Apcom a Sofia, dove ha presenziato la prima assem*blea generale di Confindustria Bal*cani.
«Trovo tutto penoso e non di*co altro sulla vicenda specifica per*ché c’è un’indagine della magistra*tura in corso. Più in generale - pun*tualizza Garrone- credo che questa logica dei “dagli all’untore” danneg*gia tutto il Paese, sia in termini di im*magine, sia in termini che vanno nel senso esattamente opposto a quanto in molti, anche Confindu**stria, sostengono vada fatto per usci*re dalla crisi: un lavoro di squadra».
«Questo non significa- sostiene il vi*cepresidente degli industriali - che siamo contrari alla libertà di stam*pa, ci mancherebbe altro. Mi pare, però, che talvolta facendo comuni*cazione è anche facile costruire dei casi mettendo dei pezzi insieme ad altri».
Secondo Garrone «questo non è il momento adatto per avere questi atteggiamenti: qua ci si deve rimboccare le maniche, tutti devo*no rimanere dalla stessa parte e bi*sogna darsi una mano, non farsi la guerra».
Rimanere dalla stessa parte, dun*que. Burloni e mattacchioni com*presi.
Che dovrebbero comunque, questo è innegabile, tenere un po’ più a freno battutine e battutacce per non correre il rischio di venire fraintesi da qualche giudice.
Scusa*te, quasi quasi dimenticavamo di dirvi come è andata finire la vicenda riportata alla luce dal collega Giaco*mo Amadori.
Visto come sono anda*t*e le cose vogliamo che sia lui a dirve*lo:
«Alla fine il mio articolo esce, co*me previsto, Marcegaglia lo legge e non rinuncia all’idea dell’intervista a Panorama. Arpisella forse è stato più realista della sua principale».
Già, forse.
saluti