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    Predefinito Panorama, minacce da Confindustria!

    di Gabriele Villa su ilgiornale.it del 15 10 2010 pg.3

    Dossieraggio? Violenza priva*ta? Ci sono accuse che fanno sorri*dere se si ha tempo e voglia di perde*re qualche minuto per riprendere il filo dei ricordi e puntualizzare fatti e antefatti.
    Si è esibito in questo eserci*zio, con rara meticolosità, Giacomo Amadori, giornalista di Panorama che, sul numero del settimanale in edicola oggi, ricostruisce nei detta*gli una vicenda dai contorni e dai to*ni minacciosi (fors’anche un tanti*no più minacciosi di quelli che sono stati attribuiti dal pm Woodcock al vicedirettore del nostro giornale, Ni*cola Porro) che ha gli stessi protago*nisti: una presidente di Confindu**stria, il suo uomo di fiducia, e un giornalista.

    La presidente di Confindustria è, guarda che sorpresa, Emma Marce*gaglia, il suo uomo di fiducia, guar*da che altra novità, è Rinaldo Arpi*sella, e il giornalista di turno questa volta, anzi quella volta, non è quel mattacchione di Nicola Porro ma è appunto Giacomo Amadori.
    Ma per essere chiari occorre attingere a piene mani al racconto di Amadori su Panorama e rispettare i suoi vir*golettati. Ecco quindi l’antefatto:
    «...È la fine di agosto del 2009, sto oc*cupandomi in Puglia di un’inchie*sta sullo smaltimento dei rifiuti. Du*rante la ricerca di riscontri vengo a sapere che un imprenditore di Alta*mura sotto inchiesta ha vinto diver*se gare d’appalto con un alleato di peso: la Cogeam, controllata al 51 per cento dal gruppo Marcegaglia. Ovviamente se indago sull’impren*ditore non posso ignorare i soci di maggioranza del business...».

    Ed ecco il fatto:
    «La mattina del 26 agosto sto terminando di scrivere il mio pezzo in albergo quando squil*la il mio telefonino. Dall’altra parte c’è Arpisella.Non so chi sia.Dichia*r*a di parlare a nome del gruppo Mar*cegaglia. Il tono è altezzoso: “Lascia fuori Marcegaglia da questa cosa, non c’entra un cacchio...”.Provo ad argomentare ma lui insiste: “Non coinvolgere Marcegaglia in questa cosa, anche perché questo creereb*be grossi problemi a Emma”.
    E an*cora: “Mettere dentro il nome di Marcegaglia vuol dire solo buttar fango e delegittimare. Ora dico al tuo direttore che l’intervista concor*data con la Marcegaglia salta, pace e amen”».

    Amadori resta basito, chiama la sua redazione per capire che cosa sta succedendo e come deve rego*larsi. Prima di quella telefonata e delle altre che seguiranno, in modo piuttosto concitato, non aveva mai parlato né conosciuto Arpisella. O meglio, quel burlone di Arpisella, vi*sto che il cazzeggio, evidentemen*te, è praticato anche dagli addetti stampa e portavoce vari e non solo dai vicedirettori dei giornali.
    Resta il fatto che il«cazzeggio»arriva all’api*ce quando Rinaldo Arpisella se ne esce con queste frasi: «Ti spiego al*c*une cose che per telefono non van*no nemmeno dette, guarda che si in*cazzano anche in alto i tuoi su que*sta cosa. Perché sennò se comincia*mo noi a rompere i coglioni al gover*no... cioè capisci... cioè come Con*findustria... Hai capito il senso?», «mi chiede-ricorda Amadori- , “ec*come se l’ho capito”, replico.
    Chie*do ad Arpisella di ripetere il suo no*me e di mettere così la firma sulla registrazione che ho fatto anche di quella conversazione, quindi attac*co il telefonino».

    Il senso a questo punto l’abbiamo capito un po’ tutti. Abbiamo capito tutti che anche in Confindustria i mattacchioni e i burloni ci sono.
    E che certi toni, certe battutacce e cer*ti vocaboli non proprio oxfordiani vengono usati a proposito o a spro*posito.
    E, soprattutto, indifferente*mente, tra chi si conosce bene e chi non si conosce affatto. Come dire: è un po’ la prassi di questi tempi.

    Una prassi discutibile forse, ma la prassi, a quanto sembra.
    Come una prassi discutibile sembra quella del*le age*nzie di stampa che solo nel tar*do pomeriggio di ieri si sono accor*te delle rivelazioni di Panorama e del Corsera che ancora alle 20,45 sul suo sito internet non faceva alcun accenno alla vicenda.
    In compenso Repubblica sul suo sito ha fatto di più, ha stravolto e ribaltato le dichia*razioni fatte riguardo alla vicenda della presidente di Confindustria.
    Dalla Polonia, dove si è recata per l’inaugurazione di un nuovo stabili*mento, Emma Marcegaglia ha infat*ti così replicato alle anticipazioni del settimanale: «Apprendo dalle agenzie di stampa di un colloquio del 2009 tra Rinaldo Arpisella e un giornalista di Panorama . Non ne ero minimamente a conoscenza. Contenuti e tono di quelle parole non mi appartengono. Ogni impre*sa iscritta a Confindustria - sottoli*nea la Marcegaglia - può contare sul fatto che i giudizi che esprimo come presidente non sono mai dipesi né mai dipenderanno da quello che i media scrivono o non scrivono su di me. Chiunque ritenga il contrario, sbaglia e non parla a mio nome».
    Ec*co, sul suo sito Repubblica è riuscita a titolare così: «Marcegaglia-gover*no, nuovo caso. Panorama l’accu*sa. Lei: mentono».
    Straordinario, no? Pensare che quando si tratta di attaccare il Giornale per una vicen*da analoga sono tutti così solerti, puntuali e veritieri.

    Non direttamente sulle rivelazio*ni di Panorama , ma sulla vicenda che ha visto il Giornale oggetto di at*tenzione da parte dei g*iudici per l’or*mai famoso colloquio tra Porro e Ar*pisella, occorre registrare anche un intervento di Edoardo Garrone, pre*sidente del gruppo Erg e vicepresi*dente dell’organizzazione degli in*dustriali.
    «Devo ancora capire se è un bluff o non è un bluff. Io sono con*vinto che lo sia e trovo tutta la que*stione un po’ penosa», ha esordito Garrone in un colloquio con un in*viato dell’agenzia Apcom a Sofia, dove ha presenziato la prima assem*blea generale di Confindustria Bal*cani.
    «Trovo tutto penoso e non di*co altro sulla vicenda specifica per*ché c’è un’indagine della magistra*tura in corso. Più in generale - pun*tualizza Garrone- credo che questa logica dei “dagli all’untore” danneg*gia tutto il Paese, sia in termini di im*magine, sia in termini che vanno nel senso esattamente opposto a quanto in molti, anche Confindu**stria, sostengono vada fatto per usci*re dalla crisi: un lavoro di squadra».
    «Questo non significa- sostiene il vi*cepresidente degli industriali - che siamo contrari alla libertà di stam*pa, ci mancherebbe altro. Mi pare, però, che talvolta facendo comuni*cazione è anche facile costruire dei casi mettendo dei pezzi insieme ad altri».
    Secondo Garrone «questo non è il momento adatto per avere questi atteggiamenti: qua ci si deve rimboccare le maniche, tutti devo*no rimanere dalla stessa parte e bi*sogna darsi una mano, non farsi la guerra».

    Rimanere dalla stessa parte, dun*que. Burloni e mattacchioni com*presi.
    Che dovrebbero comunque, questo è innegabile, tenere un po’ più a freno battutine e battutacce per non correre il rischio di venire fraintesi da qualche giudice.

    Scusa*te, quasi quasi dimenticavamo di dirvi come è andata finire la vicenda riportata alla luce dal collega Giaco*mo Amadori.
    Visto come sono anda*t*e le cose vogliamo che sia lui a dirve*lo:
    «Alla fine il mio articolo esce, co*me previsto, Marcegaglia lo legge e non rinuncia all’idea dell’intervista a Panorama. Arpisella forse è stato più realista della sua principale».
    Già, forse.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Panorama, minacce da Confindustria!

    E ora il «metodo Woodcock» finisce sotto processo al Csm.

    Altro che accuse del premier al pm De Pasquale, quello che rovina la reputazione della magistratura è il «metodo Woodcock».
    Quello delle toghe a caccia di «fama e visibilità», le cui inchieste con «sistematica violazione del segreto istruttorio» portano il più delle volte ad assoluzioni, ma dopo aver esercitato un’«intimidazione» sugli indagati.

    Tutto questo lo scrive il membro laico del Csm, il leghista Matteo Brigandì, nella richiesta di aprire una pratica a tutela «del regolare svolgimento e/o della credibilità della funzione giudiziaria».
    Per lui, ad attentare al prestigio e all’indipendenza della magistratura è appunto il «metodo Woodcock».
    Quello che ha avuto l’ultima manifestazione nell’inchiesta, con sequestri e perquisizioni, contro i vertici del Giornale per il presunto dossier contro la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

    Nuovo Csm, vecchie pratiche.
    Quelle «a tutela», tanto contestate da anni ma sempre pronte ad essere usate come arma di difesa e di attacco delle toghe.

    La prima è stata quella in difesa del pm milanese nel processo Mills, De Pasquale, che ha avuto mercoledì il via libera del Comitato di presidenza del Csm. Ma ora si contrappone quella di Brigandì.

    Per il laico del Carroccio alcuni pm, non solo il noto Henry John che da Potenza è tornato a Napoli dopo essersi fatto conoscere con Vallettopoli e altre inchieste sotto i riflettori, seguono questo «metodo» di spettacolarizzazione delle inchieste per far carriera.
    I mass media, sottolinea Brigandì, ne parlano ormai normalmente e neppure il presidente dell’Anm Palamara ne nega l’esistenza, lodando al contrario chi lavora «nell’ombra».

    Il vertice del Csm (il vicepresidente Michele Vietti, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione Ernesto Lupo e Vitaliano Esposito) dovrà decidere ora se inviare anche questa seconda pratica in prima commissione.
    Il momento è molto delicato, con la tensione al massimo, perché si profila un nuovo possibile scontro tra Csm e premier.
    E proprio mentre il governo si prepara a presentare la grande riforma costituzionale sulla giustizia.

    C’è poi un particolare finora rimasto in penombra: il tentativo dei difensori di De Pasquale di coinvolgere direttamente nella querelle Giorgio Napolitano, che del Csm è presidente.
    La prima commissione, probabilmente lunedì, esaminerà la richiesta presentata dai 16 togati e dal laico del Pd, Glauco Giostra.
    L’unico a non firmarla è stato Guido Calvi, altro laico di centrosinistra che presiede proprio la commissione che deciderà se far arrivare la pratica al plenum.
    Nel documento i 17 chiedono esplicitamente a Vietti di «rappresentare al Capo dello Stato e rendere nota all’opinione pubblica la loro profonda preoccupazione per le ennesime gravissime dichiarazioni di Berlusconi il 29 settembre e il 3 ottobre, che minano la credibilità delle istituzioni e rischiano di delegittimare la magistratura tutta».

    Il vicepresidente è salito al Quirinale e ne ha parlato mercoledì con Napolitano, che in una nota «ha ribadito il suo costante impegno per l’esercizio rigoroso delle prerogative costituzionali del Csm».

    Certo il presidente della Repubblica farà ogni sforzo per disinnescare lo scontro e sembra raccomandare alla maggioranza di non forzare troppo con la riforma, soprattutto sui limiti dei poteri del Csm (si parla di uno sdoppiamento per pm e giudici e della sezione disciplinare esterna).

    A Palazzo de’ Marescialli circola la voce che, dopo il plenum straordinario di lunedì con il Guardasigilli Alfano, ce ne potrebbe essere presto uno presieduto dallo stesso Napolitano, magari prima della sua visita di Stato in Cina.
    Il Capo dello Stato potrebbe dare così un segnale, smorzare le contrapposizioni pur difendendo le «prerogative» del Csm, spianare la strada a una riforma il più possibile condivisa.
    Su questa linea dovrebbe muoversi il comitato di presidenza del Csm, mandando avanti anche la pratica di Brigandì.

    Che rischia, però, di essere bloccata in commissione.

    di Anna Maria Greco a pg.2 de ilgiornale.it 15 10 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Panorama, minacce da Confindustria!

    «Va a caccia di fama, non dei reati».

    È un leghista siciliano («Ringraziando Iddio»), anche se trapiantato a Torino, quello che siede al Csm.
    Dopo essersi fatto conoscere come avvocato di Umberto Bossi e come forse l’unico parlamentare pronto a dimettersi per non fare lo «schiacciabottoni», Matteo Brigandì firma la sua prima iniziativa da laico del Csm.
    In posizione d’attacco.

    Che cos’è, per lei, questo «metodo Woodcock», che rovina la reputazione della magistratura?
    «Quello che usano certi pubblici ministeri per finire sui giornali o andare in televisione e non per fare giustizia».

    E come procedono?
    «Iniziano azioni normalmente infondate, scegliendosi indagati vip, violando la competenza territoriale e il segreto istruttorio. Quando colpiscono certi giornali, guarda caso, sono sempre da un certo lato politico e danno il via a perquisizioni e sequestri clamorosi com’è successo al Giornale nei giorni scorsi. Poi, finisce tutto nel nulla, ma l’intimidazione resta».

    Le sembra molto diffuso questo metodo?
    «Non molto diffuso, però fa molto rumore.
    Io stimo la maggior parte dei magistrati, tutte persone per bene, che lavorano con onestà intellettuale.
    Ma una minoranza si vuole mettere in mostra ed è quella di cui si parla tanto. Vede, se si conosce un magistrato c’è qualcosa che non funziona. Perché i magistrati devono parlare solo per sentenze, ordinanze e decreti».

    Ma questi Woodcock a che cosa puntano?
    «Godono a farsi conoscere, vogliono diventare famosi e far carriera».

    Agiscono per protagonismo, non per fini politici?
    «A me interessa che questo comportamento dia disdoro alla magistratura, non voglio dire che ci siano altri obiettivi. Certo nel caso, non voglio parlare di Berlusconi ma di Bossi perché ho seguito le sue cause, il sospetto di complotti politici viene, visto che è stato condannato tre volte e assolto ben 199.
    Chi può negare, allora, la persecuzione giudiziaria?».

    Quando Berlusconi ha parlato di un’inchiesta parlamentare sull’uso politico dell’azione giudiziaria si è detto che il Parlamento non può violare la separazione dei poteri e che solo il Csm poteva occuparsi, dall’interno, di questi problemi.
    La sua pratica è per caso un tentativo in questo senso?
    «No, è una cosa diversa. Io parlo di carriera, non di politica. Chiedo che il Csm verifichi quanto danno fanno alla magistratura magistrati come Woodcock. Perché sulle prime pagine dei giornali ho visto tanti titoli, come quello del Riformista, che davano per scontata l’esistenza di un metodo del genere.
    Che cosa provoca questo in chi legge?
    Che fiducia possono avere i cittadini nella giustizia?
    Perché la giustizia dev’essere come la moglie di Cesare».

    Allora, la sua è più una reazione alla pratica a tutela di De Pasquale.
    «È, piuttosto, una conseguenza. Se si sostiene che Berlusconi offusca il prestigio della magistratura criticando un pm per quello che fa, io voglio sapere quanto pesa allora su questo prestigio usare un metodo come quello di Woodcock».

    Solo che la pratica per De Pasquale è stata firmata da tutti i togati e un laico, mentre lei è solo. Chi pensa che l’appoggerà?
    «Credo che i 5 laici di centrodestra siano sulla mia posizione e anche tra i togati c’è chi è stanco di certe cose».

    Adesso, bisogna vedere se il Comitato di presidenza darà il primo ok.
    «Credo che alla prima commissione la pratica arriverà. Ma bisognerà vedere se da lì passerà al plenum...»

    E se la bocciano?
    «Sarebbe come dare una picconata. Come dire che la magistratura può essere delegittimata da un esterno e non da un interno, un “collega”, come sento dire a Palazzo de’ Marescialli.
    Mentre una volta al Csm un togato dovrebbe parlare solo di “ex-colleghi”. Ecco, se la mia pratica viene bloccata sarebbe la prova provata che l’organo di autogoverno, che dovrebbe garantire l’indipendenza, non lo fa.
    E allora sì che ci vorrebbe la commissione invocata da Berlusconi».

    AMG a pg. 2 de ilgiornale.it del 15 10 2010

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Panorama, minacce da Confindustria!

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    di Gabriele Villa su ilgiornale.it del 15 10 2010 pg.3

    Dossieraggio? Violenza priva*ta? Ci sono accuse che fanno sorri*dere se si ha tempo e voglia di perde*re qualche minuto per riprendere il filo dei ricordi e puntualizzare fatti e antefatti.
    Si è esibito in questo eserci*zio, con rara meticolosità, Giacomo Amadori, giornalista di Panorama che, sul numero del settimanale in edicola oggi, ricostruisce nei detta*gli una vicenda dai contorni e dai to*ni minacciosi (fors’anche un tanti*no più minacciosi di quelli che sono stati attribuiti dal pm Woodcock al vicedirettore del nostro giornale, Ni*cola Porro) che ha gli stessi protago*nisti: una presidente di Confindu**stria, il suo uomo di fiducia, e un giornalista.

    La presidente di Confindustria è, guarda che sorpresa, Emma Marce*gaglia, il suo uomo di fiducia, guar*da che altra novità, è Rinaldo Arpi*sella, e il giornalista di turno questa volta, anzi quella volta, non è quel mattacchione di Nicola Porro ma è appunto Giacomo Amadori.
    Ma per essere chiari occorre attingere a piene mani al racconto di Amadori su Panorama e rispettare i suoi vir*golettati. Ecco quindi l’antefatto:
    «...È la fine di agosto del 2009, sto oc*cupandomi in Puglia di un’inchie*sta sullo smaltimento dei rifiuti. Du*rante la ricerca di riscontri vengo a sapere che un imprenditore di Alta*mura sotto inchiesta ha vinto diver*se gare d’appalto con un alleato di peso: la Cogeam, controllata al 51 per cento dal gruppo Marcegaglia. Ovviamente se indago sull’impren*ditore non posso ignorare i soci di maggioranza del business...».

    Ed ecco il fatto:
    «La mattina del 26 agosto sto terminando di scrivere il mio pezzo in albergo quando squil*la il mio telefonino. Dall’altra parte c’è Arpisella.Non so chi sia.Dichia*r*a di parlare a nome del gruppo Mar*cegaglia. Il tono è altezzoso: “Lascia fuori Marcegaglia da questa cosa, non c’entra un cacchio...”.Provo ad argomentare ma lui insiste: “Non coinvolgere Marcegaglia in questa cosa, anche perché questo creereb*be grossi problemi a Emma”.
    E an*cora: “Mettere dentro il nome di Marcegaglia vuol dire solo buttar fango e delegittimare. Ora dico al tuo direttore che l’intervista concor*data con la Marcegaglia salta, pace e amen”».

    Amadori resta basito, chiama la sua redazione per capire che cosa sta succedendo e come deve rego*larsi. Prima di quella telefonata e delle altre che seguiranno, in modo piuttosto concitato, non aveva mai parlato né conosciuto Arpisella. O meglio, quel burlone di Arpisella, vi*sto che il cazzeggio, evidentemen*te, è praticato anche dagli addetti stampa e portavoce vari e non solo dai vicedirettori dei giornali.
    Resta il fatto che il«cazzeggio»arriva all’api*ce quando Rinaldo Arpisella se ne esce con queste frasi: «Ti spiego al*c*une cose che per telefono non van*no nemmeno dette, guarda che si in*cazzano anche in alto i tuoi su que*sta cosa. Perché sennò se comincia*mo noi a rompere i coglioni al gover*no... cioè capisci... cioè come Con*findustria... Hai capito il senso?», «mi chiede-ricorda Amadori- , “ec*come se l’ho capito”, replico.
    Chie*do ad Arpisella di ripetere il suo no*me e di mettere così la firma sulla registrazione che ho fatto anche di quella conversazione, quindi attac*co il telefonino».

    Il senso a questo punto l’abbiamo capito un po’ tutti. Abbiamo capito tutti che anche in Confindustria i mattacchioni e i burloni ci sono.
    E che certi toni, certe battutacce e cer*ti vocaboli non proprio oxfordiani vengono usati a proposito o a spro*posito.
    E, soprattutto, indifferente*mente, tra chi si conosce bene e chi non si conosce affatto. Come dire: è un po’ la prassi di questi tempi.

    Una prassi discutibile forse, ma la prassi, a quanto sembra.
    Come una prassi discutibile sembra quella del*le age*nzie di stampa che solo nel tar*do pomeriggio di ieri si sono accor*te delle rivelazioni di Panorama e del Corsera che ancora alle 20,45 sul suo sito internet non faceva alcun accenno alla vicenda.
    In compenso Repubblica sul suo sito ha fatto di più, ha stravolto e ribaltato le dichia*razioni fatte riguardo alla vicenda della presidente di Confindustria.
    Dalla Polonia, dove si è recata per l’inaugurazione di un nuovo stabili*mento, Emma Marcegaglia ha infat*ti così replicato alle anticipazioni del settimanale: «Apprendo dalle agenzie di stampa di un colloquio del 2009 tra Rinaldo Arpisella e un giornalista di Panorama . Non ne ero minimamente a conoscenza. Contenuti e tono di quelle parole non mi appartengono. Ogni impre*sa iscritta a Confindustria - sottoli*nea la Marcegaglia - può contare sul fatto che i giudizi che esprimo come presidente non sono mai dipesi né mai dipenderanno da quello che i media scrivono o non scrivono su di me. Chiunque ritenga il contrario, sbaglia e non parla a mio nome».
    Ec*co, sul suo sito Repubblica è riuscita a titolare così: «Marcegaglia-gover*no, nuovo caso. Panorama l’accu*sa. Lei: mentono».
    Straordinario, no? Pensare che quando si tratta di attaccare il Giornale per una vicen*da analoga sono tutti così solerti, puntuali e veritieri.

    Non direttamente sulle rivelazio*ni di Panorama , ma sulla vicenda che ha visto il Giornale oggetto di at*tenzione da parte dei g*iudici per l’or*mai famoso colloquio tra Porro e Ar*pisella, occorre registrare anche un intervento di Edoardo Garrone, pre*sidente del gruppo Erg e vicepresi*dente dell’organizzazione degli in*dustriali.
    «Devo ancora capire se è un bluff o non è un bluff. Io sono con*vinto che lo sia e trovo tutta la que*stione un po’ penosa», ha esordito Garrone in un colloquio con un in*viato dell’agenzia Apcom a Sofia, dove ha presenziato la prima assem*blea generale di Confindustria Bal*cani.
    «Trovo tutto penoso e non di*co altro sulla vicenda specifica per*ché c’è un’indagine della magistra*tura in corso. Più in generale - pun*tualizza Garrone- credo che questa logica dei “dagli all’untore” danneg*gia tutto il Paese, sia in termini di im*magine, sia in termini che vanno nel senso esattamente opposto a quanto in molti, anche Confindu**stria, sostengono vada fatto per usci*re dalla crisi: un lavoro di squadra».
    «Questo non significa- sostiene il vi*cepresidente degli industriali - che siamo contrari alla libertà di stam*pa, ci mancherebbe altro. Mi pare, però, che talvolta facendo comuni*cazione è anche facile costruire dei casi mettendo dei pezzi insieme ad altri».
    Secondo Garrone «questo non è il momento adatto per avere questi atteggiamenti: qua ci si deve rimboccare le maniche, tutti devo*no rimanere dalla stessa parte e bi*sogna darsi una mano, non farsi la guerra».

    Rimanere dalla stessa parte, dun*que. Burloni e mattacchioni com*presi.
    Che dovrebbero comunque, questo è innegabile, tenere un po’ più a freno battutine e battutacce per non correre il rischio di venire fraintesi da qualche giudice.

    Scusa*te, quasi quasi dimenticavamo di dirvi come è andata finire la vicenda riportata alla luce dal collega Giaco*mo Amadori.
    Visto come sono anda*t*e le cose vogliamo che sia lui a dirve*lo:
    «Alla fine il mio articolo esce, co*me previsto, Marcegaglia lo legge e non rinuncia all’idea dell’intervista a Panorama. Arpisella forse è stato più realista della sua principale».
    Già, forse.

    saluti
    arpisella l'hanno silurato...
    mi spiace..iango:.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Panorama, minacce da Confindustria!

    Citazione Originariamente Scritto da Lancillotto del Lago Visualizza Messaggio
    arpisella l'hanno silurato...
    mi spiace..iango:.
    Sarà forse il cuginetto di Apicella onf: repapelle:repapelle:

    iaociao:
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

 

 

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