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    Predefinito Crescono le proteste in tutto il mondo.

    Il movimento di protesta e la frode finanziaria in Islanda
    di Radi Ananda
    Mentre si incominciano a prendere provvedimenti contro l’ex premier islandese, Geir Haarde, per la crisi bancaria del 2008, almeno 2000 islandesi si sono riversati nelle strade per due giorni di protesta il week end scorso. L’Islanda si unisce ad oltre 12 nazioni per protestare contro le misure economiche prese sul pubblico mentre le banche e le grandi compagnie ricevono prestiti. È in atto una guerra di classe e sta diventando globale.
    Si sono tenute proteste di massa anche in Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Germania, Italia, Francia, Slovenia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca, Cipro, Serbia, Romania, Polonia e Stati Uniti, secondo quanto riportato da diverse fonti. Gente di tutto il mondo sta rifiutando le pratiche delle banche corrotte ed i prestiti, mentre ci sono tagli ai servizi sociali e milioni di persone sono stati costretti a restare senza lavoro e senza fissa dimora.

    Dori Sigurdsson, un blogger islandese, riporta che quando i parlamentari sono rientrati dalle ferie il primo ottobre, sono stati accolti da una folla arrabbiata e chiassosa che gli lanciava contro uova, pane, latticini e chiavi. La gente ha dormito fuori dal palazzo del Parlamento la notte prima della sua sessione di rientro. Sigurdsson ha postato video e diverse immagini.


    Dori nota: “A causa della mancanza di un aiuto del Governo al pubblico, molti stanno perdendo le loro case e le loro macchine”. In una nazione con soli 317.000 abitanti, il 12% (cioè 40.000 persone) hanno perso o stanno per perdere le loro case, afferma. Gli islandesi condannano l’ingiustizia delle grandi compagnie ed i loro presidenti ai quali il governo ha rimesso i debiti, ma non quelli della gente.

    Altri tre funzionari sono stati accusati di “cattiva amministrazione verso, durante ed in seguito la crisi bancaria”, riporta Ice News. Il Parlamento ha votato per intentare un’azione per negligenza solo contro Haarde, con una legge vecchia di cent’anni mai usata prima.

    Gli islandesi sono anche arrabbiati per il fatto che solo l’ex premier è stato accusato. Un commentatore dell’articolo dell’Ice News ha notato: “Questo non è un tradimento totale nei confronti del popolo?”. E criminale, per chi è ragionevole.

    Le uova hanno colpito il premier Jóhanna Sigurðardóttir, salita al potere come leader politico più amato d’Islanda, con un tasso di approvazione del 75%. Si è insediata nel gennaio 2009, dopo una coalizione di socialdemocratici e verdi di sinistra, formata per rimpiazzare il governo guidato dal Partito dell’Indipendenza, capeggiato da Haarde, ormai terminato. Le altre nazioni dovrebbero far finire i loro governi corrotti?

    The Guardian evidenzia una protesta diffusa in tutta Europa “tra la furia crescente contro le misure di austerità che vengo imposte… questa rottura in più di dodici paesi nella scorsa settimana include uno sciopero nazionale in Spagna ed una betoniera fatta scontrare contro i cancelli del Parlamento irlandese”. Anche Press TV ha riportato delle proteste organizzate nei diversi paesi nel corso della settimana. (Per vedere il video della betoniera, clicca qui ).
    Persino negli Stati Uniti, in migliaia hanno recentemente protestato a Washington per avere posti di lavoro invece che guerre. Brian Becker, della Coalizione ANSWER, ha detto ai giornalisti che gli USA spendono un miliardo di dollari ogni due giorni per le loro invasioni militari. È molto meno del trilione di dollari all’anno calcolati da Robert Higgs dell’Indipendent Institute. Sappiamo che il Congresso spende il 58% del suo budget discrezionale nel campo militare.
    Molti economisti notano che la disoccupazione negli Stati Uniti è da due a tre volte più alta di quanto riportato dal Dipartimento del Lavoro. A luglio, gli economisti hanno fissato il numero al 28%, in confronto al 9.5% riportato dai federali. Per settembre, il Christian Science Monitor ha mostrato che la disoccupazione è al 16.7%, mentre i federali hanno riportato il 9.6%.
    Negli Stati Uniti, dove il 95% del pubblico ha rifiutato entrambe i prestiti a Wall Street (sotto Bush e sotto Obama), apprendiamo che i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] si sono poi ricompensati con bonus di milioni di dollari. L’audacia della loro depravazione avrà di sicuro un effetto di rimbalzo. È tempo di porre fine anche a questo governo?
    Anche The Guardian ha riportato che “un’agenzia dell’ONU ha messo in guardia sulla crescente agitazione sociale a causa di una lunga ‘recessione del mercato del lavoro’ che potrebbe durare fino al 2015”. 2015!
    Grazie al cielo le ipoteche degli squatters (occupatori abusivi) stanno aumentando negli Stati Uniti. Questo persino prima che venisse scoperto che “le fabbriche di pignoramento” producevano documenti per impossessarsi delle case della gente. Alcune di quelle fabbriche non hanno neanche un titolo legale, riporta Ellen Brown.
    In Islanda, The Guardian nota: “Birgitta Jónsdóttir, uno dei tre membri del Parlamento che si sono uniti ai manifestanti, ha detto: ‘C’è il sentore che il FMI spazzerà via le nostre classi medie’.” Questo è vero per ogni nazione risucchiata nell’avidità dei banksters, Stati Uniti inclusi.
    I manifestanti sono di nuovo all’esterno ora, mi ha detto Dori lunedì sera (6:00 pm all’Est, 10:00pm in Islanda). “la Protesta è ancora accesa ed è pacifica – ma con un rumore tale da farsi sentire all’interno del palazzo del Parlamento”.

    Rady Ananda
    Fonte: GlobalResearch.ca - Centre for Research on Globalization
    Link: The Protest Movement. Financial Fraud in Iceland
    5.10.2010

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

  2. #2
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    Predefinito Rif: Crescono le proteste in tutto il mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da danko Visualizza Messaggio
    Il movimento di protesta e la frode finanziaria in Islanda
    di Radi Ananda
    Mentre si incominciano a prendere provvedimenti contro l’ex premier islandese, Geir Haarde, per la crisi bancaria del 2008, almeno 2000 islandesi si sono riversati nelle strade per due giorni di protesta il week end scorso. L’Islanda si unisce ad oltre 12 nazioni per protestare contro le misure economiche prese sul pubblico mentre le banche e le grandi compagnie ricevono prestiti. È in atto una guerra di classe e sta diventando globale.
    Si sono tenute proteste di massa anche in Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Germania, Italia, Francia, Slovenia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca, Cipro, Serbia, Romania, Polonia e Stati Uniti, secondo quanto riportato da diverse fonti. Gente di tutto il mondo sta rifiutando le pratiche delle banche corrotte ed i prestiti, mentre ci sono tagli ai servizi sociali e milioni di persone sono stati costretti a restare senza lavoro e senza fissa dimora.

    Dori Sigurdsson, un blogger islandese, riporta che quando i parlamentari sono rientrati dalle ferie il primo ottobre, sono stati accolti da una folla arrabbiata e chiassosa che gli lanciava contro uova, pane, latticini e chiavi. La gente ha dormito fuori dal palazzo del Parlamento la notte prima della sua sessione di rientro. Sigurdsson ha postato video e diverse immagini.


    Dori nota: “A causa della mancanza di un aiuto del Governo al pubblico, molti stanno perdendo le loro case e le loro macchine”. In una nazione con soli 317.000 abitanti, il 12% (cioè 40.000 persone) hanno perso o stanno per perdere le loro case, afferma. Gli islandesi condannano l’ingiustizia delle grandi compagnie ed i loro presidenti ai quali il governo ha rimesso i debiti, ma non quelli della gente.

    Altri tre funzionari sono stati accusati di “cattiva amministrazione verso, durante ed in seguito la crisi bancaria”, riporta Ice News. Il Parlamento ha votato per intentare un’azione per negligenza solo contro Haarde, con una legge vecchia di cent’anni mai usata prima.

    Gli islandesi sono anche arrabbiati per il fatto che solo l’ex premier è stato accusato. Un commentatore dell’articolo dell’Ice News ha notato: “Questo non è un tradimento totale nei confronti del popolo?”. E criminale, per chi è ragionevole.

    Le uova hanno colpito il premier Jóhanna Sigurðardóttir, salita al potere come leader politico più amato d’Islanda, con un tasso di approvazione del 75%. Si è insediata nel gennaio 2009, dopo una coalizione di socialdemocratici e verdi di sinistra, formata per rimpiazzare il governo guidato dal Partito dell’Indipendenza, capeggiato da Haarde, ormai terminato. Le altre nazioni dovrebbero far finire i loro governi corrotti?

    The Guardian evidenzia una protesta diffusa in tutta Europa “tra la furia crescente contro le misure di austerità che vengo imposte… questa rottura in più di dodici paesi nella scorsa settimana include uno sciopero nazionale in Spagna ed una betoniera fatta scontrare contro i cancelli del Parlamento irlandese”. Anche Press TV ha riportato delle proteste organizzate nei diversi paesi nel corso della settimana. (Per vedere il video della betoniera, clicca qui ).
    Persino negli Stati Uniti, in migliaia hanno recentemente protestato a Washington per avere posti di lavoro invece che guerre. Brian Becker, della Coalizione ANSWER, ha detto ai giornalisti che gli USA spendono un miliardo di dollari ogni due giorni per le loro invasioni militari. È molto meno del trilione di dollari all’anno calcolati da Robert Higgs dell’Indipendent Institute. Sappiamo che il Congresso spende il 58% del suo budget discrezionale nel campo militare.
    Molti economisti notano che la disoccupazione negli Stati Uniti è da due a tre volte più alta di quanto riportato dal Dipartimento del Lavoro. A luglio, gli economisti hanno fissato il numero al 28%, in confronto al 9.5% riportato dai federali. Per settembre, il Christian Science Monitor ha mostrato che la disoccupazione è al 16.7%, mentre i federali hanno riportato il 9.6%.
    Negli Stati Uniti, dove il 95% del pubblico ha rifiutato entrambe i prestiti a Wall Street (sotto Bush e sotto Obama), apprendiamo che i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] si sono poi ricompensati con bonus di milioni di dollari. L’audacia della loro depravazione avrà di sicuro un effetto di rimbalzo. È tempo di porre fine anche a questo governo?
    Anche The Guardian ha riportato che “un’agenzia dell’ONU ha messo in guardia sulla crescente agitazione sociale a causa di una lunga ‘recessione del mercato del lavoro’ che potrebbe durare fino al 2015”. 2015!
    Grazie al cielo le ipoteche degli squatters (occupatori abusivi) stanno aumentando negli Stati Uniti. Questo persino prima che venisse scoperto che “le fabbriche di pignoramento” producevano documenti per impossessarsi delle case della gente. Alcune di quelle fabbriche non hanno neanche un titolo legale, riporta Ellen Brown.
    In Islanda, The Guardian nota: “Birgitta Jónsdóttir, uno dei tre membri del Parlamento che si sono uniti ai manifestanti, ha detto: ‘C’è il sentore che il FMI spazzerà via le nostre classi medie’.” Questo è vero per ogni nazione risucchiata nell’avidità dei banksters, Stati Uniti inclusi.
    I manifestanti sono di nuovo all’esterno ora, mi ha detto Dori lunedì sera (6:00 pm all’Est, 10:00pm in Islanda). “la Protesta è ancora accesa ed è pacifica – ma con un rumore tale da farsi sentire all’interno del palazzo del Parlamento”.

    Rady Ananda
    Fonte: GlobalResearch.ca - Centre for Research on Globalization
    Link: The Protest Movement. Financial Fraud in Iceland
    5.10.2010

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO
    Non la definirei una guerra di classe perché l'ostilità al mondo bancario comprende anche una parte dei capitalisti, quelli piccolo e medio-piccoli.
    Ma dato che considero il potere bancario e la sua sinergia col capitalismo produttivo come il primo fattore che schiaccia la Persona nella sue declinazioni - comunità, lavoro, nazionalità - la presa di coscienza di questo strapotere non può che rallegrare.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Crescono le proteste in tutto il mondo.

    India. Contro l’operazione fascista Green Hunt!
    Per la lotta, una e unita contro gli oppressori del nostro paese!!!

    Il Polit Bureau del CPI (Maoist) lancia un appello in occasione del sesto anniversario dalla nascita del Partito per la celebrazione dell’entusiasmo rivoluzionario dal 21 al 27 settembre 2010.
    Cari compagni e caro popolo!

    Nel sesto anniversario dalla formazione del nostro Partito, il 21 settembre 2010, il comitato centrale saluta con gioia rivoluzionaria il Partito, il PLGA, tutti i dirigenti e i compagni dei comitati rivoluzionari popolari, le organizzazioni di massa e tutte le persone che coraggiosamente combattono contro l’offensiva militare Green Hunt, la più grande offensiva nemica che sta per essere annientata dal nostro Partito. Cogliamo l’occasione inoltra per congraturarci con i compagni chiusi in prigione che affrontano la tortura del nemico con spirito rivoluzionario e impavido.


    il Comitato Centrale rende omaggio agli oltre 10.000 martiri, 1500 dei quali caduti dal 2004 dopo la nascita del Partito, e ai 300 che nell’ultimo anno hanno sacrificato la loro vita per il successo della Rivoluzione per la Nuova Democrazia in India e per la più grande causa umana per cui valga la pena morire: il socialismo e il comunismo. Questi martiri non erano che gente comune, membri di organizzazioni di massa o delle milizie: hanno dimostrato al mondo che sta tuonando in India, il grido della rivoluzione.

    Dalla celebrazione dello scorso anno, la guerra tra rivoluzionari e contro-rivoluzionari nel nostro paese si è intensificata. Ci sono stati cambiamenti di importanza strategica in questo periodo che potrebbero segnare la rivoluzione indiana per molto tempo. È necessario guardare alla nostra forza ma anche alle nostre debolezze, alle condizioni favorevoli e a quelle sfavorevoli per la rivoluzione e mettere al primo posto le persone e le fila del partito.


    PRIMO- a partire da maggio 2009 fino a luglio 2010, 8 dirigenti tra i membri del Polit Bureau , compreso il nostro leader Azad, e 10 compagni dal Comitato Nazionale sono stati presi e uccisi dal nemico. Molte delegazioni dai vari distretti fino ai compagni di base sono stati arrestati o uccisi. Queste perdite hanno afflitto profondamente il nostro partito e il movimento, in particolar modo la morte del compagno Azad che aveva un ruolo centrale di responsabilità nell’alto comitato centrale è stata una grande perdita.

    La formazione del nuovo partito nel 2004 postosi a difesa del popolo, ha accresciuto una coscienza politica, organizzativa e militare, e l’affermarsi di un partito forte, di una leadership forte, di un esercito popolare e di una massa popolare favorevole, ha influenzato positivamente il corso della rivoluzione. Per questo tra il 2005 e il 2006 c’è stata una vera e propria cospirazione da parte del nemico.

    Anche se Andhra Pradesh e del Nord Chhattisgarh il movimento ha subito battuta d'arresto e anche se abbiamo subito pesanti perdite in Nord Odisha, i successi successo hanno riempito il campo rivoluzionario con di fiducia e speranza.

    Il successo del Congresso di Unificazione e le successive preoccupazioni del nemico non sono finite e anzi è stata intensificata a livelli imprevedibili la Guerra al popolo, fino ad annientare la leadership del partito. Le perdite che abbiamo avuto dal maggio 2009 sono molto piu gravi e numerose di quanto fosse stato prima. In ogni caso, sono 45 anni che I movimenti rivoluzionari danno continuamente vita a nuove leadership e così sarà ancora. Finchè le masse avranno bisogno di una rivoluzione, I leader continueranno a nascere.

    SECONDO- Il governo ha lanciato l’Operazione Green Hunt” (OGH): è una concreta forma di offensiva fascista e prolungata. Di tutte le strategie militari formulate dalla classe dirigente indiana per estirpare il movimento rivoluzionario indiano, quella iniziata a metà 2009 è senza precedenti, la più brutale e pesante di tutte fino ad oggi. La campagna di repressione si è concentrata nelle campagne e nelle zone di guerriglia, soprattutto Dandakaranya, Jharkhand- Bihar, Lalgarh e nelle aree più marginali dell’Jharkahand – Odisha e Telangana- Chhattisgarh. Questa guerra al nostro popolo ha intensificato anche le contraddizioni sociali. Tuttavia, nessun’altra campagna repressiva negli ultimi 45 anni però ha incontrato una tale resistenza popolare come si è dimostrato oggi.

    TERZO- dopo che UPA ha preso il potere per la seconda volta, si è verificato un cambiamento qualitativo nella realizzazione delle teorie anti-insurrezionali, come la ristrutturazione della macchina dello stato, della costituzione indiana, della magistratura, degli organi legislativi, amministrativi, politici, economici, culturali, mediatici e così via.

    Questo è ispirata e guidata dalla 'Guerra al Terrore' condotta dagli imperialisti sotto la guida degli imperialisti americani. Questo porterà il nostro Paese ad una situazione disastrosa. Più cercheranno di combattere questa guerra brutale, più forte sarà la protesta e la resistenza delle grandi masse.
    A causa delle lotte condotte da noi in tutti i settori e grazie agli immensi sacrifici dei nostri martiri l’anno scorso abbiamo avuto molti successi:


    1. Gli attacchi di successo in Singanamadugu, Mukaram (Tadimetla) e Kongera del Chhattisgarh; Laheri in Maharashtra; Sankrel e Silda nel Bengala; Gumla, Vishnupur e Latehar in Jharkhand; Potakal e Baipharguda in Odisha, in particolare lo storico attacco a Mukram (Tadimetla) che ha bloccato l'iniziativa del nemico e che ha fatto poi aumentare la forza della guerriglia. Questi attacchi avevano armato il PLGA con più armi e nuove esperienze di guerriglia, prima fra tutte l’esperienza di Tadimetla. Se non fosse per questa resistenza attiva delle nostre forze e delle persone, il nemico avrebbe trovato più terreno fertile per eliminare il nostro movimento. Queste esperienze sicuramente rimarranno nella storia e ci aiuteranno a combattere di nuovo le forze nemiche in un attacco più grande. Ma la base di tutti i nostri successi, è stato il sostegno attivo della popolazione, per cui lottiamo e con cui lottiamo.


    2. Le battaglie di Kalinganagar, Singur e Nandigram hanno shoccato la classe dirigente Indiana e dopo Lalgarh e Narayanpatna abbiamo segnato a larga scala la nostra determinazione. Sono state battaglie portate avanti contro il revisionismo e l’opportunismo di destra e contro le classi nemiche, contro gli imperialisti e contro lo stato. Non abbiamo mai visto un tale fermento nella vasta massa militante negli ultimi 25 anni. Le lezioni che queste masse rivoluzionarie insorte per lo sviluppo della guerra popolare nel nostro paese sono inarrestabili.


    3. Il movimento dei contadini armati di Lalgarh che ha irrotto, sperimentato e si è consolidato in un periodo in cui il nemico stava distruggendo le nostre forze su larga scala e si aspettava di sedare la rivolta dei contadini, è molto significativa e ad esso sarà riservato un posto speciale negli annali della storia della rivoluzione agraria armata in India.

    4. Vaste masse sotto la guida del nostro partito hanno ostacolato con successo i tentativi delle multinazionali e le corporazioni CBB che tentano continuamente di saccheggiare le risorse naturali nell'Europa centrale e India. Il nostro Polit Bureau invia saluti rivoluzionari a tutto il popolo, rivoluzionario, democratico, progressista e a tutti i partigiani e gli individui che hanno partecipato fermamente a queste lotte, con la promessa che il nostro partito starà sempre in prima linea in queste lotte.

    5. Il nostro partito sotto la guida del compagno Azad ha condotto una guerra di propaganda ideologica e politica contro la guerra psicologica del nemico; se il nostro intero partito non avesse combattuto insieme a Com. Azad a tutti i livelli, la guerra popolare non avrebbe avuto questo successo. Cerchiamo di continuare la lotta in questo campo ispirandoci ancora al compagno Azad.

    Insieme a questi successi, in alcuni stati abbiamo esteso le aree sotto nostro controllo, abbiamo consolidato il partito e il PLGA, politicamente e militarmente, consolidando i Comitati popolari Rivoluzionari e espandendo il loro controllo a nuove aree. Tutti questi successi sono stati realizzati solo per e grazie al supporto di molte forze rivoluzionarie, democratiche e progressiste ma anche con il supporto di intellettuali e forze patriottiche.

    Compagni!

    Abbiamo avuto si, ingenti perdite. A meno che ogni commissione del CC a tutti i livelli non si prodighi per ricostruire nuove forze, pianificano su larga scala ogni passo, e rettificando la nostra campagna, non riusciremo a rimpinguiare le nostre forze perdute, soprattutto il compagno Azad e gli altri dirigenti.

    Solo quando capiremo che la vera ragione di queste perdite potremo prevenirle, e solo allora potremo raforzare il partito diventando invincibili per il nemico. Dobbiamo imparare dalle esperienze del nostro partito e degli altri partiti Maoisti degli alti paesi.

    Dobbiamo ampliare e intensificare la guerra di autodifesa condotta sotto la guida del partito dal PLGA, unendoci con tutte le forze che lottano del nostro paese e in altri paesi. Se sapremo affidarci alle masse e a fare il corretto uso del PLGA, allora sicuramente saremo in grado di sconfiggere Green Hunt.

    Prepariamoci alla guerra con la massima coraggio e determinazione. Festeggiamo il 6 ° anniversario della della formazione del partito con entusiasmo rivoluzionario. Cerchiamo di diffondere i successi ottenuti sulla repressione di questi anni.
    Compagni e gente tutta dell’India!

    Il CPI (maoista) ha pubblicato un invito a tutte le persone del nostro paese per unificarci sotto la guida del partito e insorgere contro i dominatori feudali e compradora che stanno vendendo il nostro paese agli imperialisti. Non possiamo liberare il nostro paese dalle grinfie di questi predatori senza un partito rivoluzionario. Il partito invita tutte le lotte di resistenza contro il saccheggio del nostro paese a lottare insieme in un vasto fronte unito. La lotta per la terra, il potere democratico alle persone e alle esigenze di base e contro SEZ, lo spostamento, l'estrazione aziendale, il saccheggio delle nostre risorse naturali, l’aumento dei prezzi, e la corruzione devono essere estirpati da una forza unita. Possiamo vincere solo attraverso la nostra unità. Prepariamoci per questo. Jagrans Jan, Judums Salwa, Sendras e Green Hunts non potrà bloccare mai un popolo determinato o il loro partito rivoluzionario. La vittoria finale appartiene al
    popolo.


    ¬ Dobbiamo consolidare il nostro partito come una fortezza inespugnabile !
    ¬ Seguire l’esemnpio della battaglia di Tadimetla per sconfiggere '"Operazione Green Hunt'!
    ¬ Uniamo i movimenti di resistenza e prepariamo il terreno per un Fronte Unito nazionale forte!
    ¬ Seguiamo l’esempio del compagno Azad contro la guerra psicologica del nemico!
    ¬ Estendiamo a tutti il progetto della guerra popolare!


    Per il Polit Bureau,

    (Abhay)

    Portavoce del Comitato Centrale, CPI (Maoista)

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    Predefinito Rif: Crescono le proteste in tutto il mondo.

    100.000 in piazza a Dublino, il popolo irlandese in rivolta contro gli strozzini di UE e FMI
    di Marco Santopadre *
    Hanno sfilato in 100 mila ieri per le strade di Dublino. Un vero e proprio evento in un paese di neanche 5 milioni di abitanti, da decenni immerso nella calma piatta dal punto di vista delle mobilitazioni politiche e sociali. Ma ora che gli scagnozzi del ‘sistema-Europa’ si sono presentati sull’uscio di casa con la benda sugli occhi, la pistola in mano e il sacco da riempire sulle spalle, improvvisamente il clima si è surriscaldato. E il nemico è improvvisamente diventata quell’Unione Europea che per anni ha fatto le fortune di quella che orgogliosamente gli stessi irlandesi avevano ribattezzato ‘la Tigre Celtica’, mutuando una denominazione coniata qualche anno prima per le galoppanti economie del sud-est asiatico. Per tutti gli anni ’90 Dublino è stata inondata, come altri territori europei più o meno depressi, di finanziamenti e aiuti, per lo più destinati a far decollare una economia fittizia fatta di speculazione finanziaria, call center e imprese hi tech. Poi la distensione e la fine degli scontri armati nel Nord Irlanda, sotto occupazione britannica, avevano prolungato per qualche anno una pacchia che in qualche modo aveva dato l’illusione agli irlandesi che per loro fosse definitivamente tramontata l’epoca delle ristrettezze o dell’emigrazione forzata.

    Ma ora il benefattore di ieri è improvvisamente diventato un intransigente strozzino che chiede indietro gli ‘aiuti’ del passato pretendendo interessi che metteranno in ginocchio generazioni di irlandesi. La rabbia e la disillusione hanno smosso gente che mai avrebbe pensato di manifestare contro i tecnocrati di Bruxelles e Francoforte e una classe politica fino ad ora inamovibile.
    Ieri una marea umana quanto mai determinata ha invaso il centro di Dublino per protestare contro il cosiddetto piano di ‘austerità’ messo a punto dal governo di Brian Cowen come contropartita al prestito da 85 miliardi promesso dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Banca centrale europea (Bce). La manifestazione, indetta dalla confederazione dei sindacati irlandesi (Ictu), si è conclusa davanti all'ufficio centrale delle poste in O' Connell Street. Per capirci, esattamente dove nel 1916 i repubblicani dichiararono l'indipendenza dell'Irlanda da Londra. Si, perché, affermano i rappresentanti della protesta e molti leader dei lavoratori, oggi l’indipendenza di allora va difesa e rilanciata, visto che la classe politica locale sta supinamente cedendo la sovranità popolare e nazionale ai banchieri e ai tecnocrati della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, svuotando di poteri e autorità parlamento e governo. Era già accaduto ad Atene, ma gli irlandesi non ci avevano fatto molto caso. Ora che è la ‘tigre celtica’ a subire le moleste attenzioni delle istituzioni sovranazionali in molti tornano a rivalutare quei valori del repubblicanesimo progressista per tanti anni chiusi nei musei di storia di Dublino. Tant’è che ad avvantaggiarsi della improvvisa crisi economica e politica sembra essere lo Sinn Fein, un partito indipendentista e di sinistra che fino ad ora aveva avuto un ruolo marginale nelle sonnacchiose istituzioni irlandesi, con soli 4 rappresentanti al Parlamento. Un parlamento che però ora potrebbe presto saltare, visto che il governo presieduto dal ‘traditore’ Cowen – quello che ha chinato la testa di fronte ai diktat di UE e FMI – rischia di perdere la maggioranza dopo la tardiva fuoriuscita dalla coalizione di governo dei Verdi. Nessuna delle forze politiche dell’establishmet sembra poter approfittare della crisi: non di certo il Fianna Fail, il partito di governo, che ha dominato la politica irlandese negli ultimi 60 anni e che ora secondo alcuni analisti potrebbe diventare una forza politica marginale; neanche il Fine Gael, il perno di una alternanza sbiadita e afona. Neppure i Verdi che, vigliaccamente, hanno prima appoggiato tutte le scelte suicide del governo e pochi giorni fa hanno abbandonando Cowen al suo destino per non pagarne le conseguenze. I socialdemocratici del Labour party potrebbero aumentare i loro consensi, e stanno di fatto orientando più a sinistra del solito i loro discorsi. Ma chi è partito subito all’attacco è stato soprattutto lo Sinn Fein, un partito nettamente schierato a sinistra e da sempre molto critico nei confronti di un sistema economico che, anche quando sembrava macinare successi - drogato com’era dai mutui spazzatura e dalla speculazione - non brillava certo per lungimiranza, equità e giustizia sociale. Un primo segnale c’è stato venerdì nel West Donegal lo Sinn Fein ha vinto, a sorpresa, le elezioni suppletive.
    Il capogruppo dei repubblicani al parlamento di Dublino, Caoimhghin O Caolain, ha annunciato un voto di sfiducia nei confronti del primo ministro Brian Cowen. I militanti e gli stessi dirigenti dello Sinn Fein in questi giorni sono alla testa di proteste popolari come la manifestazione di ieri o di veri e propri blitz come quello di inizio settimana, quando 50 militanti repubblicani sono riusciti a varcarne i cancelli del palazzo del governo prima di essere ricacciati indietro dalla polizia. Anche ieri, al termine della grande manifestazione, uno spezzone di circa 500 persone ha raggiunto il Dail, la Camera dei deputati, dove ci sono state alcune scaramucce della polizia e un'immagine di Cowen è stata data alle fiamme. Gli stessi leader sindacali sono stati fischiati dalla folla ieri mentre lanciavano i propri tardivi strali di circostanza nei confronti del governo e delle istituzioni internazionali; d’altronde per anni le confederazioni sono state la cinghia di trasmissione dei partiti di governo e molti manifestanti non li trovano oggi molto credibili alla testa di proteste che potrebbero presto diventare molto più dure.
    ‘Rigore’, ‘austerity’, ‘aiuti’, ‘salvataggio’ sono i termini più usati dai media irlandesi e internazionali per descrivere quanto sta accandendo a Dublino e l’intervento di UE e FMI. Quegli stessi media che, con una maliziosa ingenutià, adombrano un interrogativo: se il governo chiede un po’ di sacrifici agli irlandesi dopo anni di vacche grasse e le istituzioni internazionali offrono prestiti da capogiro, di che si lamentano i manifestanti?
    Rivolgiamo la domanda all’economista Maurizio Donato. “Gli euro dittatori di Francoforte e Bruxelles hanno messo a segno un bel colpo. Un colpo da quasi 100 miliardi di euro. Il messaggio all’Irlanda, e agli altri paesi man mano presi di mira è: ‘tu Stato fallisci se, come e quando lo decidiamo noi’. Lo sviluppo economico dell’Irlanda in questi anni è stato segnato da due caratteristiche: le banche prevalentemente tedesche e inglesi prestavano ingenti fondi alle imprese che accorrevano ad investire nella cosiddetta Tigre Celtica, attratte dalla bassissima aliquota fiscale alla quale erano sottoposte, solo il 12.5%; le banche irlandesi hanno finanziato in maniera indiscriminata molti investimenti azzardati, spesso finiti male. Queste banche ora sono sull’orlo del fallimento, e quindi quando si parla di fallimento dell’Irlanda in realtà si dovrebbe parlare di fallimento delle banche che hanno investito in Irlanda” risponde Donato ai microfoni di Radio Città Aperta. E poi aggiunge: “Le istituzioni economiche e finanziarie europee e internazionali stanno agendo esattamente come hanno già fatto nei confronti della Grecia o come Obama ha fatto con gli istituti finanziari statunitensi: si usano i fondi pubblici – in questo caso il Fondo di Stabilizzazione creato ad hoc dall’UE pochi mesi fa – per riempire i forzieri delle banche e al tempo stesso tagliare il welfare e salvare il sistema”.
    Mentre decine di migliaia di lavoratori, pensionati e giovani sfilavano nel centro di Dublino sfidando un’ondata di freddo polare, il Premier Cowen era a trattare la capitolazione del paese con una delegazione del Fmi e della Bce. Da indiscrezioni per ora non confermate risulterebbe che al megaprestito concesso a Dublino verrebbe applicato un tasso d'interesse di oltre il 6%. Altro che aiuti!
    In cambio dei famigerati prestiti il Governo di Dublino ha dovuto – o voluto, ma cambia poco – accettare una serie di condizioni che piomberanno sulla popolazione irlandese come uno tsunami. Il piano di ‘rigore’ prevede tagli ai sussidi per la disoccupazione e agli assegni familiari, alla sanità e all’istruzione per un totale di 3 miliardi; l’eliminazione di ben 25.000 posti di lavoro nel settore pubblico; stipendi ridotti del 10-15% per i nuovi assunti nella pubblica amministrazione e licenziamenti per i «vecchi» che costano troppo. Per i lavoratori del settore privato è prevista la riduzione del salario minimo che sarà portato a 7,65 euro l'ora, un euro meno di quello attuale. Se non bastasse il piano prevede anche l’aumento della normale aliquota Iva al 22% nel 2013 e al 23% nel 2014. Il tutto per accontentare Fmi e Bce, pronte a fornire 50 miliardi per consolidare il debito pubblico e 35 miliardi per stabilizzare i bilanci delle grandi banche dell'isola, sull'orlo del fallimento a causa dei mutui spazzatura. Ma almeno i sacrifici imposti ai lavoratori e alle nuove generazioni serviranno a qualcosa? Secondo il sociologo irlandese Kieran Allen no, non serviranno proprio a nulla. «Quello che sta succedendo in Irlanda deve servire da avvertimento a Portogallo, Spagna e Italia. Gli speculatori non si fermeranno qui» avverte Allen sulle pagine de Il Manifesto. “I cittadini irlandesi hanno già pagato 45 miliardi di euro, un terzo del Pil, per salvare le banche (...). Questo piano di salvataggio aggiunge al conto 90 miliardi di euro, altri due terzi della ricchezza prodotta in un anno dal paese. L'Fmi e la Banca centrale europea in questo modo rendono più difficile la strada verso la ripresa, scaricando sulla collettività i debiti di banche destinate al fallimento. In cambio del prestito, Fmi e Unione europea imporranno una politica restrittiva che non farà altro che peggiorare la situazione economica, con il rischio di scatenare una spirale negativa senza via d'uscita. Come successo durante la crisi degli anni '60 e della fine anni '80, ancora una volta il sistema capitalista irlandese si rifà sui lavoratori e condanna il paese all'emigrazione di massa. Per sapere cosa succederà all'Irlanda nei prossimi anni, basta guardare a Lituania e Lettonia, da cui la gente è fuggita dopo il lancio di piani di aggiustamento strutturale”.
    I lavoratori ed i giovani irlandesi hanno tutti i motivi per incazzarsi, checchè ne dicano alcuni prezzolati commentatori ed analisti duri di comprendonio. O no?

    * Radio Città Aperta

 

 

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