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  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    L'Essere è..non appare..
    Quanto dici avrebbe senso nella misura in cui L'Essere indicasse univocità di senso, cioè non fosse un plesso semantico, ma che ne è del fondamento di questo tuo presupposto? Ti sei mai letto il Sophista di Platone?
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Va innanzitutto tenuto presente lo sfondo teorico all'interno del quale si inserisce la prospettiva speculativa kantiana, altrimenti capiamo ben poco di quali siano i problemi filosofici in auge e di quale clima tematico ci si stia principalmente occupando, dunque il senso stesso da cui scaturisce e si sviluppa la Critica della ragion pura.
    Dai Greci alla tradizione scolastica medievale, il rapporto tra certezza (percezione del mondo) e verità (essenza del mondo) è in equazione, la filosofia greco-cristiana è cioè realista, ritiene che la realtà indaganda sia esterna al pensiero e che ciò non costituisca un problema, inoltre ritiene che l'apparire del mondo alla mente sia l'apparire del mondo così come esso è essenzialmente. Cartesio mette in dubbio tutto ciò, proprio perchè l'apparire del mondo è anzitutto un'apparire a "me", ogni cosa è anzitutto un cogitatum, un'idea, chi lo dice che il cogito non sia il produttore stesso del mondo e di tutto ciò che percepisco? Chi può dire che il percepito abbia autonomia ontologica? L'idealismo, chiudendo la stagione della filosofia moderna, tira le somme e risponderà positivamente alla domanda cartesiana, nel senso che il pensiero trascendentale diviene il produttore dell'Essere medesimo. La proposta cartesiana è già idealistica, anche se non rigorosa e coerente, nel senso che (in un modo che non sto qui a riassumere) Cartesio giunge a porre l'identità di cartezza e verità del conosciuto pur tenendo ferma l'esternità della realtà al pensiero grazie al sostegno divino. Da Cartesio scaturisce il grande problema di conciliare certezza e verità, interiorità o esteriorità della realtà rispetto alla mente, che occuperà i due grandi filoni del pensiero filosofico rinascimentale pre-critico (pre-kantiano), cioè empirismo e razionalismo. Gli empiristi (Locke, Hume, una ricca tradizione anglosassone che sopravvive tuttora) ritengono che il dato empirico immediato, l'esperienza fenomenologica sia l'unico discrimine che consenta di risolvere il problema e che non si dia una conoscenza innata che permetta di farlo, mentre i razionalisti (Leibniz e Spinoza in particolare rappresentano le due grandi forme di compimento del razionalismo post-cartesiano) ritengono fondamentale il carattere aprioristico della ragione rispetto alla datità-fattualità dell'esperienza. Kant eredità questo problema di fondo, proponendo una sintesi delle due esperienze filosofiche attraverso una formulazione teoretica poderosa.
    Per Kant il contenuto del conoscere, il conosciuto, differisce da ciò che sta indipendentemente dal conoscere: l'attività conoscitiva deforma ciò che intende conoscere nel conoscere stesso, ciò che appare è appunto fenomeno, faineszai, cioè il manifestarsi al mio intelletto e alla modalità con cui l'intelletto si attiva di ciò che E' in se stesso il fenomeno, qualcosa dunque che viene trasfigurato nell'atto percettivo: ciò che appare è per definizione apparenza, manifestazione, ma appunto apparenza e manifestazione devon essere apparenza DI qualcosa e manifestazione DI qualcosa. In quanto rappresentazione del dato, al di fuori degli schemi concettuali in cui viene elaborato dall'intelletto esso è un niente, cioè è una mera manifestazione soggettiva. Una conoscenza universale è possibile a priori, non a posteriori: altrimenti avremmo pura constatazione della datità della realtà, ma proprio in quanto a priori il sapere universale esclude di poter pervenire all'essenza della cosa, nel senso che il carattere apriorico si manifesta nei modi trascendentali del conoscere che mi diranno sempre e comunque come verranno a mostrarsi le cose dell'esperienza, cioè attraverso spazio e tempo, sul cui fondamento si costituiscono i giudizi sintetici a priori delle scienze esatte, della matematica e della geometria. So sempre e comunque che la realtà si darà nello spazio e nel tempo, come se fossero lenti colorate che filtrassero l'autenticità della cosa deformandola ai mie occhi. La cosa in sè è dunque necessariamente posta e richiesta dal sapere che si voglia porre come epistèmico: per essere epistèmico non può rivolgersi alla totalità e se vuole rivolgersi alla totalità non può essere coerente, tutto ciò rievoca lontanamente il motto di Godel percui il sapere epr essere coerente deve essere parziale e per essere totale deve rinunciare alla coerenza (teorema di incompletezza), non a caso la storia della filosofia del novecento si biforca in chi, attraverso l'analisi del linguaggio e la scienza, tenta di pervenire ad un sapere rigoroso ma empiricamente o comunque settorialmente delimitato e definito, e dall'altro lato le forme filosofiche legate al pensiero continentale che in un certo senso sacrificano il rigore analitico pur di continuare a rivolgersi alla totalità direi che da Heidegger in poi le cose siano andate così..filosofia analitica anglosassone da una parte ed ermeneutica continentale dall'altro lato..suddivisioni a grandi linee ovviamente..
    Dal tuo scritto desumo la stessa domanda che ho posto di testadipazzo, e cioè: I nostri sensi, fino a che punto alterano la percezione dell'essere in quanto essere e fino a che punto confutano la percezione dell'essere in quanto essere? Perchè il problema di fondo è (sempre da quanto apprendo) la disputa tra idealismo e razionalismo.....

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    La percezione dell'Essere varia a seconda del tuo grado di Coscienza..
    E' del tutto assente nella stragarnde maggioranza delle persone..
    appare sfuocata nell'iniziato..e diventa completa e permanente nell'Illuminato..
    Tra il percepire l'Essere e diventare l'Essere..si dispiega la Via Iniziatica....o la parte superiore delle religioni come l'Advaita nell'induismo o lo Zen nel buddismo..o la Strada dei Maestri di meditazione.....che si fondano sulla propria esperienza e non su religioni exoteriche..
    I fin dei conti la differenza tra gli uomini risiede nel grado di percezione di questo Essere...che nelle vesti di Consapevolezza..o Buddi..è l'ordinatore del mondo fenomenico e della nostra vita..trasformandola da un caos di sensazioni squilibrate..nell'armonia del buono.. del giusto e del bello..
    Ma se la percezione dell'essere varia a seconda del gradio di coscienza, cio' che appare e si manifesta alla stragrande maggioranza delle persone che cos'è?

  4. #14
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Ma se la percezione dell'essere varia a seconda del gradio di coscienza, cio' che appare e si manifesta alla stragrande maggioranza delle persone che cos'è?
    Emozioni..sentimenti..pensieri..non certamente l'Essere come percezione di esistere..nella sua testimonianza di se stesso..
    L'esistenza delle caste si basa sull'assunto teorico di diverse condizioni di coscienza...e se anche anche le caste le togliamo..le diverse condizioni rimangono..
    Come corollario e conseguenza di queste concezioni..è che uomo si diventa ..non si nasce..e la vita è una lotta per raggiungere la Coscienza ..cioè l'Essere..superando gli attaccamenti che si manifestano come percezione ..sentimenti..etc..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  5. #15
    .... .....
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Quanto dici avrebbe senso nella misura in cui L'Essere indicasse univocità di senso, cioè non fosse un plesso semantico, ma che ne è del fondamento di questo tuo presupposto? Ti sei mai letto il Sophista di Platone?

    Per me il senso è univoco..e rimane univoco per chiunque passi a percepire se stesso il suo esistere..e non il pensare di esistere.. che è un plesso semantico dai mille significati..
    Il passaggio tra il pensare l'Essere e il percepire l'Essere è il passaggio tra vita profana e vita iniziatica..l'esoterismo cioè..e il fondamento si basa su un'intuizione immediata..e per questo vera..
    semprechè sia reale e non mentale...
    Questa percezione è detta anche influenza spirituale..e si differenzia dalle altre influenze di carattere psichico ed emozionale..
    Il suo passaggio dal piano esperienziale o univoco a quello mentale ..crea il concetto di Infinito..inqualificato o nirguna..che viene da noi percepito immeditamente come Essere qualificato o saguna..
    Perchè logicamente l'Essere essendo qualificato non può essere il Fondamento metafisico del Tutto..ma solo dell'Esistenza..
    e il Tutto è ben superiore all'Esistenza..che ne è solo un aspetto..

    Senti..io sono un filosofo ..dilettante..e un sannyasin professionista..
    Il pensiero per me ha solo un valore complementare....e non mi soffermo su concezioni che non mi aiutano nel viaggio interiore..
    Il pensiero greco può avere qualche aspetto interessante..ma per me è solo dispersione di tempo e attenzione..che anni fa ho riversato in Guenon
    in quanto mi appagava completamente nella teoria..
    Diciamo che le mie letture filosofiche risalgono ai tempi dell'Università..
    e dal momento che non mi hanno aiutato ma confuso nella ricerca del fondamento vero..lo ho poi tralasciate dedicandomi a quelle letture che il fondamento reale lo concettualizzavano....dopo averlo percepito..
    Quindi la mia terminologia si basa su Guenon e l'Iniziazione in genere..
    e i Maestri Advaita..e il resto..che per me è storia del pensiero....interessa come a un meccanico di formula 1 studiare le auto del 1920..
    Sto lavorando su qualcosa di presente e concreto..e il resto per me è solo curiosità e interesse da diporto..
    Ma per te che sei un cultore della storia capisco che la filosofia greca sia fondamentale per gestire la mente..e il pensiero..ma per me è solo perdita di tempo...
    questo per dirti che le mie fonti sono diverse..e per me esaustive..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Emozioni..sentimenti..pensieri..non certamente l'Essere come percezione di esistere..nella sua testimonianza di se stesso..
    L'esistenza delle caste si basa sull'assunto teorico di diverse condizioni di coscienza...e se anche anche le caste le togliamo..le diverse condizioni rimangono..
    Come corollario e conseguenza di queste concezioni..è che uomo si diventa ..non si nasce..e la vita è una lotta per raggiungere la Coscienza ..cioè l'Essere..superando gli attaccamenti che si manifestano come percezione ..sentimenti..etc..
    Ma la testimonianza dell'esistenza di se stessi implica una visione fuori dal proprio corpo e trascendete come dicevo a Platone, invece io credo nell'immaneza, perchè nulla esista (o quantomeno è indimostrabile) al di fuori dell'esistente...

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Dal tuo scritto desumo la stessa domanda che ho posto di testadipazzo, e cioè: I nostri sensi, fino a che punto alterano la percezione dell'essere in quanto essere e fino a che punto confutano la percezione dell'essere in quanto essere? Perchè il problema di fondo è (sempre da quanto apprendo) la disputa tra idealismo e razionalismo.....

    Presupponi che l'apertura al mondo sia preceduta da condizionamenti..storici, biologici, sociali, psicologici..le scienze neurifisiologiche fanno grandi passi avanti circa l'influenza del cervello sulla mente e viceversa..ma cosa ne sanno della mente e del suo carattere originario? se è contraddittorio pensare che vi sia qualcosa che stia al di là dell'apertura al mondo (trascendentale) allora è palese che ogni forma di condizionamento dovrà essere un contenuto che si manifesta all'interno dell'apertura, e non qualcosa che la condizioni dall'esterno..proprio perchè il senso stesso dell'esterno, interno, spazio e tempo è interno all'apertura..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Presupponi che l'apertura al mondo sia preceduta da condizionamenti..storici, biologici, sociali, psicologici..le scienze neurifisiologiche fanno grandi passi avanti circa l'influenza del cervello sulla mente e viceversa..ma cosa ne sanno della mente e del suo carattere originario? se è contraddittorio pensare che vi sia qualcosa che stia al di là dell'apertura al mondo (trascendentale) allora è palese che ogni forma di condizionamento dovrà essere un contenuto che si manifesta all'interno dell'apertura, e non qualcosa che la condizioni dall'esterno..proprio perchè il senso stesso dell'esterno, interno, spazio e tempo è interno all'apertura..
    Certo, dobbiamo necessariamente essere condizionati da fattori interni (i nostri sensi), non è dimostrabile l'esistenza di un pensare al di là della materia che condiziona i nostri sensi, la nostra mente e il nostro cervello....

  9. #19
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Certo, dobbiamo necessariamente essere condizionati da fattori interni (i nostri sensi), non è dimostrabile l'esistenza di un pensare al di là della materia che condiziona i nostri sensi, la nostra mente e il nostro cervello....

    Non ci siamo capiti, ciò che tu chiami condizionamento da fattori interni sarebbe tale nella misura in cui anticipasse l'apertura trascendentale al mondo, ma se l'apertura trascendentale fosse anticipata da qualcosa ci troveremmo in contraddizione: sto dicendo che è impossibile che esista qualsiasi forma di condizionamento, tutto ciò che si intende comunemente per condizionamento è a sua volta un contenuto della mente, come lo può essere l'apparire del tramonto e del crepuscolo, della pioggia e della lampada accesa, non qualcosa che costituisca le modalità in cui la mente viene a operare, sono due cose ben diverse!
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: Cosa conosciamo dell'essere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Non ci siamo capiti, ciò che tu chiami condizionamento da fattori interni sarebbe tale nella misura in cui anticipasse l'apertura trascendentale al mondo, ma se l'apertura trascendentale fosse anticipata da qualcosa ci troveremmo in contraddizione: sto dicendo che è impossibile che esista qualsiasi forma di condizionamento, tutto ciò che si intende comunemente per condizionamento è a sua volta un contenuto della mente, come lo può essere l'apparire del tramonto e del crepuscolo, della pioggia e della lampada accesa, non qualcosa che costituisca le modalità in cui la mente viene a operare, sono due cose ben diverse!
    Ma i condizionamenti infatti precedono l'apartura trascendetale... Perchè in fin dei conti la realtà sensibile la subiamo passivamente... Già all'atto della nascita subiamo condizionamenti: per sempio attraverso il processo del parto dopo e della fecondazione prima.... Ma forse non ti seguo io....

 

 
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