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  1. #1
    Giusnaturalista
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    Cool O si va all'estero o si muore

    Lo sfogo di un imprenditore: così
    il Comune non mi ha fatto creare
    150 posti


    MARCO ALFIERI
    INVIATO A CALOLZIOCORTE (Lc)

    «O si va all’estero o si muore, capite? La nostra è solo legittima difesa», tuona Walter Fontana, allargando la calata lombarda. A chi ha messo certe tasse, o non concede certi permessi, bisognerebbe dare un premio alla miglior legge per ammazzare le imprese italiane...». Insomma: restare (in Italia) è un po’ morire. Cinquantanove anni, di Calolziocorte (Lecco) - il paese di Michela Vittoria Brambilla - Fontana è il presidente della Pietro Fontana, impresa famigliare nata appena prima del boom economico (nel 1956) ed esplosa nei mitici anni Settanta della Terza Italia e dei distretti. A fondarla è Pietro, il papà di Walter e di Marco, i due titolari. Il primogenito Walter oggi si occupa di strategie e del commerciale; il minore, Marco (47 anni), è direttore tecnico e responsabile della produzione. Negli ultimi anni il recinto si è allargato imbarcando la figlia grande di Walter, Valentina, che si è fatta le ossa nella consulenza internazionale. In attesa del secondo figlio che si sta laureando a San Diego in Business Administration.

    Un altro mondo rispetto ai tempi del Walter, entrato in azienda nel 1973 da perito meccanico. «Avrei voluto studiare – ammette - ma il lavoro era tanto e ci sarebbero volute giornate da 25 ore». La Pietro Fontana fa progetti di ingegneria e costruzione di stampi per case automobilistiche, il 90% dei ricavi viene dall’estero (la metà in Germania). Oggi fattura 73 milioni di euro, impiega oltre 500 addetti e lavora con i big: da Audi a Bmw, da Mercedes a McLaren fino a Ferrari e Daymler. Le scocche di alcune fuoriserie arrivano a Maranello direttamente da Calolziocorte. La svolta s’impone dieci anni fa, e monta insieme «all’incazzatura» - testuale - di Walter. Da stampi per l’automotive l’azienda si allarga all’assemblaggio dei veicoli di nicchia. Da qui la necessità di trovare nuovi spazi. Nel 2003 aprono uno stabilimento in Turchia, a Istanbul, «dove impieghiamo 250 addetti e abbiamo investito 30 milioni». Poi il secondo passo: «In primavera apriremo a Pitesti, in Romania, vicino allo stabilimento della Dacia». Pieno indotto automotive, dove si sta giocando una guerra forsennata: nel raggio di poche centinaia di chilometri producono Psa, Bmw, Kia, Volkswagen, Hyundai e Fiat.

    «A Calolziocorte abbiamo invece mantenuto ricerca, sviluppo e progettazione. Ma abbiamo bisogno di allargarci lo stesso perché siamo passati dal movimentare stampi a movimentare pezzi stampati». Lo spazio è vitale e scatena il cortocircuito con le lentezze d’Italia. «Dieci anni fa ho comperato un terreno agricolo di 40mila mq nel comune di Bosisio Parini, ma l’amministrazione non mi ha mai concesso il passaggio ad area industriale per realizzare un nuovo impianto», si lamenta il titolare. La Pietro Fontana avrebbe creato 150 posti di lavoro. All’inizio «mi dissero che il Comune preferiva accorpare tutte le attività industriali in un’altra zona. Benissimo, pensai». Peccato che tutto è rimasto fermo. «Ci si scontra quotidianamente con giunte che non vogliono le aziende ma solo costruire residenziale o terziario», villette a perdita d’occhio come se la gente potesse comprarsi tre case a testa. «Oppure vogliono il verde, salvo poi lasciare l’erba alta e le ortiche», rincara l’imprenditore. E non si tratta di un po’ di fatturato in meno. In tempi di crisi e di mercati aperti ogni lasciata è persa, ogni autorizzazione che non arriva è un favore al tuo competitor dall’altra parte del mondo. «Ogni tanto mi sogno ancora l’ordine da 80mila carrozzerie per Magna Steyr a cui ho dovuto rinunciare l’anno scorso. Una commessa da 200 milioni in 5 anni. Non ce l’avrei fatta in questi spazi», rivela a malincuore Fontana. In Romania, invece, i problemi li risolvi in un giorno.

    La differenza è molto semplice: «la gente ha fame di investimenti e se vede la possibilità apparecchia la tavola velocemente. Così hanno fatto in fretta e furia un censimento, la popolazione ha votato per darci subito la risposta. In un baleno abbiamo avuto a disposizione un’area di 40mila mq con cambio di destinazione d’uso. L’abbiamo acquistata e adesso stiamo costruendo il capannone», gongola il signor Walter. Morale: «un’impresa che vuol crescere è costretta a farlo all’estero» In Italia ci sono troppi costi. «Dobbiamo stampare pezzi in un posto e stivarli in un altro, spendendo oltre un milione di euro l’anno per affitti che potremmo dedicare agli investimenti, o a sostituire la catena logistica». La storia di Walter Fontana è persino banale se non fosse il primo anello di un calvario che sta portando all’emorragia. Troppe tasse, pigrizie, e capannoni rimasti sulla carta per anni.

    Nel 2005 l’imprenditore lecchese ha scritto una lettera ai giornali locali per spiegare che «da quando c’è l’Irap i conti non tornano più. Un’azienda è destinata al declino o a scappar via. Noi come molte altre aziende italiane nel 2008 abbiamo pagato il 120% di tasse sull’utile generato, in Turchia sei tassato al 20 e in Romania al 16. Come si fa, sinceramente?» Non resta che l’estero. «Per ora ci dividiamo, ma è una scelta obbligata se non cambiano le cose», s’immalinconisce. «Se la politica non produrrà le condizioni per pagare le giuste tasse sull’utile. Oggi bastano 3 mesi per spostare un stabilimento. Non è l’opinione di Walter Fontana, ma di tantissimi imprenditori italiani...».

    "Mi impediscono di crescere Allora vado in Romania" - LASTAMPA.it
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  2. #2
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    in italia sono pazzi..
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  3. #3
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Ci sono troppi mantenuti che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera in giro. Sono loro i principali responsabili di questo schifo. Loro e lo stato di merda che li accontenta in cambio di voti.
    Ultima modifica di ShOcK; 22-10-10 alle 22:04

  4. #4
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Chi delocalizza fa solo bene.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  5. #5
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Ormai la burocrazia italiana è diventata una creatura con vita propria, la Google qui sarebbe stata chiusa sul nascere perché il garage dei suoi creatori non rispettava alcune leggi, chi Governa e legifera non riesce a venirne a capo. RIP.
    Ultima modifica di Cesare; 23-10-10 alle 03:11
    .

  6. #6
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Ormai la burocrazia italiana è diventata una creatura con vita propria, la Google qui sarebbe stata chiusa sul nascere perché il garage dei suoi creatori non rispettava alcune leggi, chi Governa e legifera non riesce a venirne a capo. RIP.

    Quel che dici è vero, però non è caratteristica solo dell'Italia, bensì di tutte le social-democrazie "avanzate" (nel senso di marce, in declino).

    Avevo già aperto un thread, mesi fa (alla nascita di PIR), sul fatto che negli anni '70/'80 ci fosse molta più libertà, perché l'Occidente era molto meno regolamentato. Non solo nel mondo del lavoro (che è il settore in oggetto), ma in ogni aspetto della vita quotidiana, lo stato ormai vuole controllare, regolamentare tutto, con l'obiettivo della "negatività zero". E' un delirio tipico delle social-democrazie spinte, un circolo vizioso che si auto-alimenta.

    Il processo può partire dall'alto:

    Io, stato, decido di fornirti un servizio (quasi) gratis in monopolio --> sempre più persone usufruiscono del servizio --> i soldi non bastano --> io, stato, ti impongo una certa condotta di vita, in modo da limitare il numero di persone che usufruiscono del servizio

    (esempio: la sanità pubblica. Per limitare il numero di assistiti lo stato obbliga a stili di vita come l'uso della cintura di sicurezza, del casco in moto, ecc...)

    Oppure dal basso:

    Esiste un fenomeno negativo --> la stampa monta il caso --> la popolazione, ormai abituata a vivere nella bambagia di mamma-stato, invoca a gran voce l'intervento della politica --> i politici di turno, per garantirsi la rielezione, intervengono con soluzioni affrettate e drastiche, tanto per accontentare il popppolo (e magari marciarci su)

    (esempio: gli interventi in materia di sicurezza stradale)


    Ormai siamo soffocati dall'obiettivo "negatività zero":

    - zero incidenti stradali
    - zero incidenti sul lavoro
    - zero intossicazioni alimentari
    - zero diabetici

    Il risultato è che, a fronte della diminuzione di pochi punti percentuali di incidenti e varie negatività, la società e il mondo del lavoro sono totalmente ingessati da leggi e leggine.

    Sembra quasi che la gente, non sopportando l'esistenza, del tutto naturale, degli avvenimenti negativi, cerchi sostegno psicologico nei proclami rassicuranti dei politici, come se la burocrazia fosse una coperta di Linus.


    Leggevo ieri che, non so dove in Italia, un bimbo di quasi 10 anni era stato educato dai genitori a percorrere da solo il breve tragitto dalla scuola a casa sua. I carabinieri, un giorno, l'hanno visto camminare da solo verso casa, l'hanno fermato e hanno denunciato i genitori. Il giudice li ha condannati ad accompagnare obbligatoriamente il figlio da casa a scuola e viceversa.

    Io e tutti i miei amici che, negli anni 70, a dieci anni, vivevamo anche a 1 chilometro dalla scuola, ce la facevamo a piedi, da soli, con qualsiasi condizione climatica (anche con la neve). Eppure siamo ancora qui, belli, forti e sani.
    I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)

  7. #7
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Citazione Originariamente Scritto da Theremin Visualizza Messaggio
    Quel che dici è vero, però non è caratteristica solo dell'Italia, bensì di tutte le social-democrazie "avanzate" (nel senso di marce, in declino).

    Avevo già aperto un thread, mesi fa (alla nascita di PIR), sul fatto che negli anni '70/'80 ci fosse molta più libertà, perché l'Occidente era molto meno regolamentato. Non solo nel mondo del lavoro (che è il settore in oggetto), ma in ogni aspetto della vita quotidiana, lo stato ormai vuole controllare, regolamentare tutto, con l'obiettivo della "negatività zero". E' un delirio tipico delle social-democrazie spinte, un circolo vizioso che si auto-alimenta.

    Il processo può partire dall'alto:

    Io, stato, decido di fornirti un servizio (quasi) gratis in monopolio --> sempre più persone usufruiscono del servizio --> i soldi non bastano --> io, stato, ti impongo una certa condotta di vita, in modo da limitare il numero di persone che usufruiscono del servizio

    (esempio: la sanità pubblica. Per limitare il numero di assistiti lo stato obbliga a stili di vita come l'uso della cintura di sicurezza, del casco in moto, ecc...)

    Oppure dal basso:

    Esiste un fenomeno negativo --> la stampa monta il caso --> la popolazione, ormai abituata a vivere nella bambagia di mamma-stato, invoca a gran voce l'intervento della politica --> i politici di turno, per garantirsi la rielezione, intervengono con soluzioni affrettate e drastiche, tanto per accontentare il popppolo (e magari marciarci su)

    (esempio: gli interventi in materia di sicurezza stradale)


    Ormai siamo soffocati dall'obiettivo "negatività zero":

    - zero incidenti stradali
    - zero incidenti sul lavoro
    - zero intossicazioni alimentari
    - zero diabetici

    Il risultato è che, a fronte della diminuzione di pochi punti percentuali di incidenti e varie negatività, la società e il mondo del lavoro sono totalmente ingessati da leggi e leggine.

    Sembra quasi che la gente, non sopportando l'esistenza, del tutto naturale, degli avvenimenti negativi, cerchi sostegno psicologico nei proclami rassicuranti dei politici, come se la burocrazia fosse una coperta di Linus.


    Leggevo ieri che, non so dove in Italia, un bimbo di quasi 10 anni era stato educato dai genitori a percorrere da solo il breve tragitto dalla scuola a casa sua. I carabinieri, un giorno, l'hanno visto camminare da solo verso casa, l'hanno fermato e hanno denunciato i genitori. Il giudice li ha condannati ad accompagnare obbligatoriamente il figlio da casa a scuola e viceversa.

    Io e tutti i miei amici che, negli anni 70, a dieci anni, vivevamo anche a 1 chilometro dalla scuola, ce la facevamo a piedi, da soli, con qualsiasi condizione climatica (anche con la neve). Eppure siamo ancora qui, belli, forti e sani.
    Vero solo in parte.
    In altri paesi dove la socialdemocrazia è "sana", relativamente parlando, si reagisce.
    La nostra non è socialdemocrazia, e socialfancazzismo. Tragicamente diverso.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  8. #8
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Citazione Originariamente Scritto da Theremin Visualizza Messaggio
    l'esistenza, del tutto naturale, degli avvenimenti negativi
    *

  9. #9
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    E prima lo fate, meglio e'.

    La cosa che rimpiango di piu' nella mia vita e' di non essere partito prima.

    N.

  10. #10
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    Predefinito Rif: O si va all'estero o si muore

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    Vero solo in parte.
    In altri paesi dove la socialdemocrazia è "sana", relativamente parlando, si reagisce.
    La nostra non è socialdemocrazia, e socialfancazzismo. Tragicamente diverso.
    In ogni parte del mondo occidentale vige la SocialDemocrazia. Ovvero pensioni pubbliche, ospedali pubblici, scuola pubblica, strade pubbliche, lavoro pubblico, trasporti pubblici sono presenti nella vita quotidiana al 90 per cento. Tutto questo causa l'orrore della decadenza del mondo occidentale e cristiano. Quel mondo occidentale dotato di una parvenza di liberalità che esisteva nel 1800 è finito. Disgraziatamente. La gente ha perso fiducia nel futuro e nelle proprie capacità, vige l'insicurezza e la vertigine, la depressione e il suicidio, il crimine e il caos. La gente è incline al vizio e al furto, la gente è irresponsabile e portata alle spese pazze e non al risparmio e alla crescita del proprio capitale personale. La gente di oggi è incline al divorzio e all'aborto e della sacralità della famiglia e del lavoro niente più è rimasto. E' la fine della civiltà cristiana. E' un ritorno all'ozio e alla barbarie.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


 

 
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