MONACO IL NOVE DI NOVEMBRE
Mentre tutto ciò accadeva in tutto il Reich, si teneva a Monaco una commemorazione annuale speciale. Quindici anni prima, il 9 Novembre 1923, un movimento capeggiato da Adolf Hitler, Erich von Ludendorff (un importante generale della Prima Guerra Mondiale), e due figure di spicco del governo bavarese, tentarono di rovesciare il governo in carica per sostituirlo in qualità di nuovo governo nazionale. La sollevazione o colpo di mano fu sventata e 16 ribelli furono uccisi nei pressi della Feldherrnhalle, un famoso vecchio edificio nel centro di Monaco. Così il 9 Novembre veniva commemorato ogni anno, dal 1933, come giorno della memoria del martirio degli eroi del movimento Nazionalsocialista. Adolf Hitler e i veterani del Partito, assieme ai dirigenti regionali del Partito, si riunivano ogni anno a Monaco per l’occasione. Hitler di norma faceva un discorso ad un auditorio selezionato di veterani di Partito nel famoso ristorante Buergerbraeukeller alla sera del giorno 8. Al mattino del giorno 9 Hitler e i suoi camerati veterani avrebbero poi re inscenato la “Marcia alla Feldherrnhalle” del 1923. Alla sera del giorno 9 il Fuehrer offriva sempre una cena informale presso la ALTE RATHAUS (il vecchio municipio) assieme ai vecchi camerati e ai dirigenti regionali del Partito. A mezzanotte i giovani che entravano a far parte delle SS o delle SA sostenevano il giuramento presso la Feldherrnhalle. Tutti i dirigenti regionali del Partito e altri ospiti partecipavano a questa solenne cerimonia. A cerimonia finita lasciavano Monaco e ritornavano alle loro case in tutto il Reich.
E’ chiaro che la data dell’8 Novembre fu scelta molto furbescamente. La cerimonia di commemorazione annuale di quel giorno assicurava che quasi tutti i dirigenti regionali di Partito fossero lontani dai loro uffici quando sarebbero iniziate le dimostrazioni anti-ebraiche. In altre parole, le decisioni di responsabilità che venivano di norma prese dai dirigenti regionali, venivano temporaneamente affidate a persone di grado inferiore senza esperienza. Fra l’8 e il 10 Novembre funzionari subordinati sostituivano i dirigenti regionali che si trovavano o a Monaco o in viaggio per andare o tornare da quell’annuale commemorazione. Questo temporaneo trasferimento di competenze è molto importante perché contribuì non poco alla confusione successiva aiutando quindi i provocatori. Un altro fattore di contributo fu il fatto che nessuno si aspettava dei problemi. A quell’epoca la Germania era uno dei paesi più pacifici al mondo. Non vi erano motivi di aspettarsi dei disordini. Fu solo durante la cena al Vecchio Municipio che le prime voci sporadiche di sommosse e distruzioni arrivarono a Monaco da alcuni uffici delle dirigenze regionali di Partito. Nel frattempo si seppe che Ernst vom Rath era morto a Parigi per le ferite riportate.
COSA STAVA FACENDO GOEBBELS?
A fine cena il Fuehrer se ne andò all’incirca alle ore 20 e ritornò alla sua abitazione. Il Dr. Goebbels si alzò e fece un breve discorso sulle ultime notizie. Informò i presenti che vom Rath era morto e che, conseguentemente, erano scoppiate spontaneamente dimostrazioni anti-ebraiche in due o tre località. Goebbels era conosciuto per i suoi discorsi appassionati e ispiratori. Ma ciò che fece quella sera non fu un vero e proprio discorso ma solo un annuncio breve e molto informale. Sottolineò il fatto che erano finiti i tempi in cui gli ebrei potevano impunemente uccidere i tedeschi. Ora sarebbero state prese misure penali.Tuttavia la morte di vom Rath non doveva diventare una scusa per vendette personali contro gli ebrei. Egli consigliò ai dirigenti regionali del Partito e al capo delle SA, Viktor Lutze, di contattare le loro sedi per accertarsi che la pace e l’ordine venissero mantenuti. E’ molto importante capire che il Dr. Goebbels non aveva nessuna autorità per dare ordini ai presenti.Come i dirigenti regionali, erano colleghi di egual rango e comunque ciò che disse fu considerato così ragionevole che tutti concordarono e fecero ciò che egli suggerì.Probabilmente avrete sentito dire di quella supposizione largamente accreditata che Goebbels diede inizio al pogrom della Notte dei Cristalli con un acceso discorso la stessa sera del 9 Novembre. Questa storia è falsa. A chiarimento di ciò ecco i seguenti punti:1 – in qualità di responsabile regionale a Berlino, il Dr. Goebbels non aveva alcuna autorità al di fuori del distretto di Berlino. Sebbene fosse anche il Ministro della Propaganda del governo tedesco, questo non gli dava alcuna autorità sui funzionari del Partito. Inoltre non aveva alcuna autorità ne sulle SS ne sulle SA2 – di tutti i leaders nazionalsocialisti, il Dr. Goebbels meglio di chiunque altro avrebbe capito l’enorme danno che il pogrom anti-ebraico avrebbe causato alla Germania. Al mattino del 10 Novembre, quando venne informato dell’entità dei danni e delle distruzioni della notte precedente, era furioso e allibito per la stupidità di coloro che vi parteciparono. Al riguardo ci sono abbastanza prove.3 – come poteva un discorso rilasciato dopo le 9 di sera del 9 Novembre aver incitato un “pogrom” che era già iniziato il giorno prima quando i primi provocatori apparvero presso uffici municipali o di Partito per convincere i funzionari ad agire contro gli ebrei?4 – sebbene non conosciamo che cosa abbia detto il Dr. Goebbels nel suo acceso discorso, sappiamo invece cosa hanno fatto i dirigenti regionali ed il comandante delle SA alla fine del discorso: andarono al telefono e chiamarono gli uffici nelle loro rispettive sedi per ordinare ai loro sottoposti di fare il necessario per mantenere l’ordine e la tranquillità. Ribadirono che nessuno e in nessun caso deve partecipare alle dimostrazioni. Queste istruzioni telefoniche furono messe per iscritto nei vari uffici da coloro che erano in carica al momento. Gli ordini di ciascun dirigente regionale furono poi inoltrati via telex agli altri uffici del distretto. Questi messaggi telex sono ancora in vari archivi e sono disponibili per chiunque voglia esaminarli.
ORDINI DI FERMARE IL POGROM
Mentre i dirigenti regionali del Partito chiamavano i loro uffici, il capo delle SA, Viktor Lutze,ordinò a tutti i suoi stretti subalterni, che erano insieme a lui a Monaco, di chiamare i loro uffici. Lutze ordinò che in nessun caso nessun appartenente alle SA doveva prendere partealle dimostrazioni anti-ebraiche e che inoltre le SA dovevano intervenire per fermarequalsiasi protesta già in corso. In conseguenza a questi severi ordini, uomini delle SA iniziarono a sorvegliare in quella notte negozi ebraici che avevano subito la rottura delle vetrine. Non ci sono dubbi sull’ordine impartito da Lutze perché abbiamo varie deposizioni a conferma di ciò rilasciate in tribunale dopo la guerra da vari testimoni. Alla polizia e alle SS furono dati ordini simili per riportare l’ordine e la tranquillità. Himmler ordinò a Reinhard Heydrich di evitare la distruzione delle proprietà e di proteggere gli ebrei dai dimostranti.Esiste ancora la comunicazione telex di questo ordine. Si trova negli archivi del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga. Comunque, durante il processo di Norimberga, questo ordine via telex fu esibito in tre forme diverse, con modifiche falsificate per cambiarne il significato originale. Nel mio libro “Feuerzeichen” mi sono data da fare per ripristinare ilo testo originale.Adolf Hitler arrivò alla celebrazione di mezzanotte alla Feldherrnhalle. Fu soltanto dopo essere rientrato alla sua abitazione, all’una circa di notte, che apprese delle proteste che si stavano svolgendo a Monaco, durante le quali una sinagoga era stata data alle fiamme. Era furioso ed ordinò immediatamente al capo della polizia di Monaco di andare da lui. Hitler gli disse di far spegnere immediatamente il fuoco e di accertarsi che non succedessero altri incidenti a Monaco. Dopodiché chiamò vari funzionari di Partito e di polizia in tutto il Reich per avere notizie circa l’entità delle dimostrazioni. Alla fine ordinò che venisse inviato un messaggio telex a tutti gli uffici dei dirigenti regionali di Partito, dicendo: “ su preciso ordine dall’alta autorità, non devono in nessun caso avverarsi incendi contro negozi di ebrei o altre proprietà “. Le sinagoghe non vi erano menzionate in modo specifico perché Hitler non era ancora consapevole che anche queste stavano bruciando, a parte quella di Monaco.
IN CHE MODO ERANO IMPLICATE LE SA NONOSTANTE GLI ORDINI DEI LORO LEADERS?
Come fu possibile, nonostante questi ordini ben precisi, arrecare così tanti danni e distruzioni e che così tanti membri delle SA vi abbiano preso parte? In base alla documentazione, almeno tre dei 28 gruppi di SA non obbedirono agli ordini del loro capo Lutze, inviando invece i loro uomini a distruggere sinagoghe e case ebraiche, facendo quindi l’opposto di quanto Lutze aveva ordinato. Ciò che realmente accadde è chiaro dalla testimonianza e dalle prove esibite in processi postbellici a ex appartenenti alle SA accusati di aver partecipato alle sommosse. I processi, condotti fra il 1946 e il 1952, erano basati in larga parte sul rapporto del Capo della Brigata 50 delle SA Karl Lucke ed inizia con queste parole: “ il 10 Novembre 1938, alle 3 del mattino, ricevetti il seguente ordine “ per ordine del Comandante di Gruppo, tutte le sinagoghe ebraiche nell’ambito del distretto della Brigata devono essere fatte saltare in aria o date alle fiamme “. Lucke incluse nel suo rapporto un elenco di sinagoghe che erano state distrutte dai membri della sua Brigata. Questo rapporto è stato citato dalla pubblica accusa al Tribunale di Norimberga e considerato da sempre e praticamente da tutti gli storici di regime come la prova che alle SA fu dato l’ordine di distruggere i negozi ebraici e le sinagoghe.La contraddizione fra gli ordini effettivamente dati e l’affermazione fatta nel rapporto di Lucke richiede una spiegazione dettagliata. Il 9 Novembre, il responsabile del Gruppo delle SA di Mannheim, Herbert Fust, si trovava a Monaco assieme ad altri dirigenti delle SA e a loro Capo Viktor Lutze. Quando Lutze ordinò ai dirigenti del Gruppo di contattare gli uffici delle loro sedi per fermare tutte le dimostrazioni anti-ebraiche, Fust, assieme ad altri dirigenti delle SA, fece esattamente quello. Chiamò il suo ufficio a Mannheim e trasmise gli ordini che aveva ricevuto da Lutze. L’incaricato di turno quella notte al telefono nell’ufficio delle SA di Mannheim e che ricevette l’ordine di Fust, confermò di averlo compreso correttamente e poi mise giù la cornetta. Però non inoltrò mai l’ordine che ricevette, anzi, inoltrò esattamente l’ordine opposto. La procedura normale era che l’incaricato di turno al telefono doveva chiamare immediatamente il vice-responsabile del gruppo, Lucke, che si trovava nella vicina Darmstadt. Mentre invece chiamò il generale delle SA Fritsch e gli chiese di venire in ufficio. Fritsch era noto per non essere particolarmente sveglio. Quando arrivò, l’uomo che aveva ricevuto la telefonata gli mostrò un piccolo pezzo di carta con sopra alcune note che dicevano che le sinagoghe nell’ambito del distretto del Gruppo SA di Mannheim dovevano essere distrutte. Lo stesso uomo che ricevette la chiamata spiegò a Fritsch che l’ordine era arrivato da Monaco. Lento di riflessi com’era, Fritsch non sapeva cosa fare e chiamò il locale dirigente distrettuale di Partito e il suo vice. Questi due arrivarono all’ufficio delle SA e parlarono della situazione, mentre nel frattempo l’incaricato di turno al telefono informava altri dirigenti delle SA, ma non ancora il vice-leader del Gruppo, Lucke. Intanto il piccolo pezzo di carta scomparve e gli uomini delle SA che arrivavano al quartier generale incontrarono solo il dirigente distrettuale del Partito il quale li informò dell’ordine il quale pensava provenisse da Monaco. Nessuno chiese una ulteriore conferma. Gli uomini delle SA se ne andarono ed iniziarono i saccheggi. Ore dopo, quando l’intera vicenda era quasi finita,, il centralinista chiamò finalmente il Vice-Capo del Gruppo Lucke e inoltrò il falso ordine. Informò Lucke che la sommossa stava già durando da diverse ore. Poiché a quell’ora era quasi tutto finito, Lucke non stette nemmeno a chiedere la conferma dell’ordine. Erano già le 3 del mattino. Lucke allora allertò il colonnello della sua Brigata e misero in atto i saccheggi nel distretto di Darmstatd.Alle 8 del mattino dopo, Lucke si sedette e scrisse il rapporto che fu citato in seguito al Tribunale di Norimberga. In effetti, come già dimostrato, non ci fu nessun ordine dal Comandante di Gruppo a Monaco di appiccare il fuoco o di portare distruzioni alle proprietà ebraiche, ma solamente dal centralinista di turno. Chi fosse rimane un mistero. Durante i processi del dopoguerra contro i membri della sua unità di SA, nessuno dei giudici chiese il nome o l’identità di questo centralinista. Quest’uomo misterioso era probabilmente un agente di coloro che stavano veramente dietro all’intera vicenda della Notte dei Cristalli.
L’AMMENDA PECUNIARIA IMPOSTA AGLI EBREI
Il mattino successivo alla Notte dei Cristalli, il Ministro della Propaganda Dr. Goebbels annunciò in una trasmissione radiofonica che qualsiasi azione contro gli ebrei era severamente proibita. Avvisò che sarebbero state comminate pene severe a chiunque non avesse ubbidito a quest’ordine. Spiegò inoltre che la questione ebraica sarebbe stata risolta solo con mezzi legali. Come già menzionato, il governo tedesco ed i funzionari di Partito erano furiosi per ciò che era successo. Goering, che era responsabile per l’economia tedesca, si lamentò dicendo che sarebbe stato impossibile sostituire lo speciale vetro delle vetrine rotte dei negozi perché non era prodotto in Germania. Doveva essere importato dal Belgio e sarebbe costato molto denaro in valuta pregiata. A causa del boicottaggio economico ebraico contro le merci tedesche, il Reich era a corto di valuta straniera. Goering decise che, siccome questa penuria era causata dagli ebrei, fossero loro a pagare per i vetri rotti. Egli impose un’ammenda di un miliardo di Marchi del Reich sugli ebrei tedeschi. Quest’ammenda pecuniaria viene sempre citata da chiunque scriva sulla Notte dei Cristalli, ma gli storici e gli scrittori omettono sempre di spiegarne la ragione.Fu certamente ingiusto obbligare gli ebrei a ripagare un danno che non avevano causato. Goering lo capiva. Tuttavia, in privato, egli giustificò quest’ammenda citando il fatto che la dichiarazione di guerra economica ebraica del 1933 contro la Germania fu proclamata nel nome dei milioni di ebrei sparsi in tutto il mondo. Quindi ora potevano aiutare i loro correligionari tedeschi a sostenere le conseguenze del boicottaggio. Va anche fatto rilevare che solo gli ebrei tedeschi con patrimoni superiori a 5.000 Reichsmark in contanti dovevano dare il loro contributo all’ammenda. Nel 1938, quando i prezzi erano molto bassi, 5.000 Marchi erano una piccola fortuna. Chiunque con quel denaro in contanti aveva sicuramente altre fonti patrimoniali e poteva quindi ben permettersi di pagare la parte dell’ammenda di sua competenza senza ridursi in miseria, nonostante ciò che gli scrittori di storia hanno sostenuto.
LE CONSEGUENZE DELLA NOTTE DEI CRISTALLI
Spesso si dice che l’incidente della Notte dei Cristalli fu l’inizio ufficiale della “Soluzione Finale della Questione Ebraica”. Questo è vero, ma “Soluzione Finale” non significava sterminio fisico, significava solo l’emigrazione degli ebrei dalla Germania. Subito dopo la Notte dei Cristalli, Hitler dispose la creazione di un’agenzia centrale per organizzare l’emigrazione degli ebrei dalla Germania il più rapidamente possibile. Di conseguenza, Goering allestì un Ufficio Centrale del Reich per l’Emigrazione Ebraica con Reinhard Heydrich come responsabile. Questa agenzia riuniva i vari settori governativi che avevano avuto a che fare con l’emigrazione ebraica. Semplificava le procedure ufficiali per l’emigrazione ma il suo lavoro fu fortemente intralciato dalla indisponibilità di quasi tutti i paesi ad accettare l’immigrazione ebraica. L’unico paese verso il quale gli ebrei potevano ancora emigrare facilmente era la Palestina, a condizione che possedessero mille sterline a testa, come richiesto dalle autorità britanniche del posto.Nonostante le condizioni favorevoli dell’Accordo di Trasferimento (Haavara), solo pochi ebrei tedeschi erano disposti ad emigrare in Palestina. A quel tempo la Palestina era solo agli inizi del suo sviluppo. Era ancora un paese agricolo con molta poca industria. Fu solo dopo l’arrivo di migliaia di ebrei tedeschi con il loro capitale e la loro esperienza che iniziò veramente lo sviluppo industriale. Gli ebrei in Germania erano in genere occupati nel commercio, l’industria oppure nelle professioni. Non c’erano un granché di opportunità per loro in Palestina.Ad esempio, non c’era nessuna struttura finanziaria in Palestina negli anni 30. Non c’era alcun mercato di scambio, borsa e nessuna bancad’investimento. Come potevano gli uomini d’affari operare in un simile ambiente?
Poiché solo pochi ebrei volevano emigrare in Palestina, furono improntate speciali iniziative per aprire le porte di altri paesi, ma ciò si rivelò molto difficile. Le nazioni prospere non volevano immigrati ebrei e le nazioni povere non erano interessanti. Nell’estate del 1938 fu creato un Comitato Inter-Governativo per i Rifugiati dall’avvocato americano George Rublee che ne fu il direttore. Nel Gennaio 1939 (cioè dopo la Notte dei Cristalli), Rublee ed il governo tedesco firmarono un accordo col quale tutti gli ebrei tedeschi potevano emigrare verso i paesi di loro scelta. E’ interessante notare che fu il padre di un futuro presidente americano e il padre di un futuro presidente tedesco a quasi silurare questo accordo: Joseph Kennedy, ambasciatore americano in Gran Bretagna e Ernst von Weiszaecker, segretario di stato del Ministero degli Esteri tedesco e padre dell’attuale presidente della Repubblica Federale Tedesca. Adolf Hitler intervenne personalmente nel processo di negoziazione e salvò l’accordo inviando il presidente della Reichsbank, Hjalmar Schacht, a Londra a negoziare con Rublee.Rublee stesso lo definì come un “accordo sensazionale” – e fu veramente sensazionale. Accordi speciali fra il Comitato Inter-Governativo e i governi dei singoli paesi garantivano la sicurezza finanziaria dei migranti ebrei. Campi di addestramento sarebbero stati creati per preparare gli ebrei migranti a nuovi lavori nei loro futuri paesi. Gli ebrei in Germania con oltre 45 anni di età potevano scegliere se emigrare o restare in Germania. Se avessero deciso di rimanere sarebbero stati esentati da restrizioni discriminatorie. Avrebbero potuto vivere e lavorare dove volevano. La loro sicurezza a livello contributivo sarebbe stata garantita dal governo del Reich, come per qualsiasi cittadino tedesco. Come fece rilevare Rublee, non ci furono praticamente incidenti con gli ebrei nel periodo tra la firma dell’accordo e lo scoppio della guerra nel Settembre 1939.L’Ufficio Centrale del reich per l’Emigrazione Ebraica, che fu organizzato poco tempo dopo la Notte dei Cristalli, si basava sulle disposizioni del piano Rublee. Venne creata una organizzazione ebraica parallela, l’Unione degli Ebrei del Reich Tedesco. Il suo compito era di consigliare gli ebrei su tutte le questioni dell’emigrazione e di agire per conto degli ebrei con l’Ufficio Centrale del Reich. Le due agenzie lavorarono insieme in modo stretto per facilitare il più possibile l’emigrazione ebraica. Inoltre, le SS e altre organizzazioni Nazionalsocialiste lavorarono con le organizzazioni sioniste per facilitare questa emigrazione. Gruppi di ebrei apprezzarono molto la cooperazione delle SS. Ad esempio, le SS allestivano centri di addestramento dove i futuri emigranti ebrei imparavano nuovi lavori e specializzazioni e si preparavano per una nuova vita futura.Con l’ausilio dell’Accordo di Trasferimento (Haavara) e il piano Rublee, centinaia di migliaia di ebrei emigrarono dall’Europa verso la Palestina. Nel Settembre 1940 l’agenzia di stampa ebraica in Palestina “Palcor” riferiva che 500.000 emigranti ebrei erano arrivati dal Reich Tedesco, inclusa l’Austria, i Sudeti, la Boemia-Moravia e la Polonia occupata dai tedeschi. Tuttavia, dopo il 1950 si affermò che il numero totale degli emigranti ebrei verso la Palestina da tutti i paesi europei era solo di 80.000 unità. Cosa successe ai restanti 420.000? Nel 1940 probabilmente non avevano idea che in seguito si presupponesse che sarebbero stati “gassati”!