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  1. #1
    Mangiare gli evasori!
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    Wink Il popolo italiano è un cane di paglia

    Sono basito: quest'uomo dice quasi sempre il vero in poche righe hefico:

    Blog di Beppe Grillo

    Ogni Nazione al tramonto ha i suoi simboli, qualcosa che ne rappresenta l'epitaffio. L'Italia ha la spazzatura e i manganelli. Le due parole più frequenti nel nostro lessico quotidiano. Quando ci ricorderemo della dissoluzione della Seconda Repubblica sentiremo il puzzo delle discariche e rivedremo il sangue dei manifestanti. A Terzigno e a Boscoreale vengono inseguiti con i manganelli dei cittadini italiani. A picchiare uomini e donne con le mani alzate non sono pericolosi extracomunitari e neppure camorristi, ma persone pagate dagli italiani per difendere quegli stessi uomini e donne. Le discariche, trasformate in un problema di ordine pubblico, derivano in realtà da corruzione, cattiva amministrazione, menefreghismo totale del territorio da parte dei politici. Di tutti i politici... ogni distinzione a questo punto tra un Bersani e un Berlusconi, tra un De Luca e un Caldoro, è una presa per il culo. La raccolta differenziata e il riciclaggio delle materie prime, acqua, vetro, plastica e l'utilizzo del resto per il compostaggio non è impossibile, semplicemente non lo si vuole fare.
    Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confidustria degli inceneritori. Manganelli, il capo della Polizia, sempre più un corpo separato dal Paese reale, ha detto: "C'è rammarico per il fatto che temi che altri soggetti sono chiamati a risolvere trovino in un ruolo di supplenza le forze di polizia. Noi non siamo certo nemici di chi manifesta, facciamo il nostro lavoro. Siccome a Terzigno si deve sversare, faremo in modo che questo sia possibile anche se dovesse costare l'uso della forza". Costi quel che costi si sverserà, si manganellerà. A chi risponde la Polizia? A Maroni o al popolo italiano? Cosa prova un poliziotto dopo aver sparato un fumogeno ad altezza d'uomo o picchiato un vecchio, come è avvenuto a Cagliari durante la manifestazione dei pastori sardi, o aver manganellato una donna a Terzigno? Si sente in pace con la sua coscienza solo perché ha obbedito a ordini superiori?
    Questa è una guerra tra poveri, da una parte i cittadini, dall'altra ragazzi sottopagati con una divisa e spesso senza nessun'altra alternativa di lavoro. Se si va avanti così è chiaro a chiunque, anche a Manganelli, che non se ne esce. La violenza contro i cittadini inermi genererà altra violenza in una spirale in cui pagheranno solo gli innocenti. Il popolo italiano è un cane di paglia, subisce, subisce quasi sempre. Poi, d'improvviso può prendere fuoco.
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Purtroppo le mie finanze non mi permettono di esprimere quello che penso riguardo alle FDO.
    Anche queste sono le leggi classiste che ci imbavagliano.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Citazione Originariamente Scritto da WalterA Visualizza Messaggio
    Purtroppo le mie finanze non mi permettono di esprimere quello che penso riguardo alle FDO.
    Anche queste sono le leggi classiste che ci imbavagliano.
    Diciamo che con i tifosi serbi non erano così "calorosi".
    Chissà perchè
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Qualche giorno fa lessi una intervista ad un ex poliziotto della celere che si è fatto intervistare senza dare le generalità per paura di ritorsioni contro se stesso e la sua famiglia.
    Ha ammesso che la celere massacra impunemente le tifoserie per "ammorbidirle" che lui quando si è rifiutato di farlo è stato massacrato esso stesso dai suoi colleghi e dopo molte minacce è uscito dalla polizia e adesso ha un altro lavoro.
    Se trovo l'articolo in questione lo posto.
    Non voglio criminalizzare in toto un corpo dello stato ma di sicuro c'è da prendere piena coscienza dei personaggi che militano all'interno e che prendono ordini da altre persone agendo contro gli interessi dei cittadini...

    Ripeto, meglio se non vado oltre, ho pochi soldi al momento.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Bisogna fare come ci insegnano i francesi.
    Ma qui sono tutti belli sistemati.
    Belli sistemati per modo di dire: qui si accontentano di vivere alla corte.
    A differenza del passato però l'unica cosa che si può fare alla corte è adulare il sovrano.
    Il sovrano ha chiuso da tempo i rubinetti.


  6. #6
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confidustria degli inceneritori.
    Fintanto che i grillini favoleggeranno che la classe politica è comparsa dal nulla per tiranneggiare, i grillini rimarranno sempre delle enormi infinite teste di cxxxo.
    SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Se c'è da criticare le cd. "forze dell'ordine" io ci vado a nozze.

    Però, sulla questione rifiuti, c'è da dire che io la raccolta differenziata la faccio con cura, e così gli abitanti del mio comune, che ospita una discarica. Perché non la fanno anche i napoletani?

    Anni fa mi trovavo in visita all'abbazia di Montecassino con un giovane amico napoletano, quartieri Spagnoli (aveva pure una protesi al gomito, perché si era beccato un proiettile vagante). Dopo la visita all'abbazia, facemmo un giro per Cassino e gli feci notare lo strato di cartacce, lattine e rifiuti vari presente in ogni strada della città. Mi rispose: "Anche Napoli è così. Devi sapere che i napoletani sono un grande popolo, però hanno un difetto: vivono alla giornata. Se hanno in mano una lattina, la gettano a terra, tanto poi la mattina passa lo spazzino".
    I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    un conoscente di mio padre entrò nella polizia perchè era contento di essere pagato per picchiare la gente

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Citazione Originariamente Scritto da WalterA Visualizza Messaggio
    Qualche giorno fa lessi una intervista ad un ex poliziotto della celere che si è fatto intervistare senza dare le generalità per paura di ritorsioni contro se stesso e la sua famiglia.
    Ha ammesso che la celere massacra impunemente le tifoserie per "ammorbidirle" che lui quando si è rifiutato di farlo è stato massacrato esso stesso dai suoi colleghi e dopo molte minacce è uscito dalla polizia e adesso ha un altro lavoro.
    Se trovo l'articolo in questione lo posto.
    Non voglio criminalizzare in toto un corpo dello stato ma di sicuro c'è da prendere piena coscienza dei personaggi che militano all'interno e che prendono ordini da altre persone agendo contro gli interessi dei cittadini...

    Ripeto, meglio se non vado oltre, ho pochi soldi al momento.
    Ti riferisci al mitico "Oselìn"? :gluglu:

    -------
    Per provare a capire. Dal blog Dentro lo stadio di Roberto Stracca. Corriere Della Sera

    Il 4 marzo su il giornale.it , ripresa puntualmente da ultrasblog, è comparsa un’interessantissima intervista ad un ispettore di polizia.
    Nessun commento, solo una piccola premessa. Chi conosce la realtà ultras andrebbe ascoltato di più. Da tutte le parti.

    Ho iniziato quando nella curva del Verona hanno impiccato un manichino nero e lo hanno buttato giù». Si chiama Roberto Osellini, ispettore di polizia di Stato: «Dovrei aggiungere in congedo, ma un ispettore di polizia non va mai in congedo. Dopo quell’episodio il ministero dell’Interno aveva deciso di intervenire pesante dando una collocazione scientifica al fenomeno ultrà. Sono nate le squadre tifosi, noi siamo stati i primi».
    Che idea si è fatto?
    «C’è un sistema educativo che non funziona, negli ultimi quarant’anni la distanza fra padri e figli si è impennata, ho tentato di far capire che quanto accade in curva è l’urlo di un disagio».
    Conosce qualcuno che non vive disagi?
    «Qui sono evidenti e pericolosi. Un anno fa a Verona è stato ucciso per strada un ragazzo a calci. Uno dei potenziali esecutori appartiene a una frangia estremista ultrà».
    Chi li comanda?
    «Non c’è un capo, uno parte e partono tutti. C’è invece un’area delinquenziale elevata, qui c’è gente che fa il criminale a tempo pieno, tutta la settimana. E in mezzo trovi lo studente e il professionista quarantenne con il coltello in tasca che alla domenica ti tirano una pietra in testa».
    Li conoscete?
    «Giravamo sotto copertura, poi il rischio di finire giù da un pullman in corsa era elevato e abbiamo deciso di lavorare in chiaro. Di un ultrà avevamo 58 fotografie segnaletiche, l’avrei potuto riconoscere dai lacci delle scarpe».
    Lei come si comportava?
    «Da fratello maggiore, più operatore sociale che poliziotto, li ho sempre sentiti figli miei».
    Quanto avete pagato?
    «Personalmente tanto, con invalidità permanenti. E a menarmi non sono stati gli ultrà».
    Altri poliziotti ci hanno spiegato che muovendosi in borghese vengono confusi e nelle cariche può succedere.
    «Diciamo che può succedere anche quello e magari dell’altro».
    Si spieghi.
    «Arriviamo a Torino con 14 pullman di tifosi e la scorta ci porta dritti sotto la curva della Juventus. A quel punto chi li ferma. Come a Salerno con cento ultrà su due pullman, venti minuti di battaglia, siamo tornati in treno, i pullman
    dallo sfasciacarrozze. La scorta si era confusa?».
    Vuole chiarirci l’episodio in cui è stato menato dai suoi stessi colleghi?
    «Se sei un ultrà e parli con un poliziotto diventi un infame. Se sei un poliziotto e parli con gli ultrà è uguale. Se sei uno che capisce ti menano».
    È un’accusa grave.
    «Il mio diario di quei giorni è al ministero dell’Interno».
    Ma gli ultrà vi vogliono?
    «La settimana che ha preceduto la partita con il Bologna eravamo in allarme, una tifoseria dichiaratamente di destra e una di sinistra. Ci è arrivata una segnalazione da una serie di negozi che denunciavano la vendita di mazze, bastoni che si usano per infilarci un’ascia o un piccone. Siamo entrati al Bentegodi, le abbiamo trovate e al loro posto ho fatto mettere dei mattarelli di carnevale e un biglietto con il mio nome e il telefono, c’era scritto: chiamatemi. Due di loro erano figli di uno stimato psichiatra».
    Che ritorno c’è a fare il capo ultrà?
    «Per tre ore sono il migliore, posso fare quello che voglio. E poi non è vero che non c’è guadagno, troppi capi si sono fatti un negozio, è noto».
    Cosa pensa della tessera del tifoso?
    «Vogliamo scherzare?».
    Dell’Osservatorio?
    «Un elemento utile, ma da quando è nato nel ’70 il fenomeno ultrà, ci si ostina a dare provvedimenti repressivi. Da sole le forze dell’ordine non possono risolvere il problema».
    E dei Daspo?
    «Se lo dai a un ragazzino lo fai diventare importante».
    E degli stewards?
    «Un panino fra polizia e ultrà».
    Che scenario si attende?
    «Ho previsto la formazione di tifoserie europee ancora più organizzate e più violente».
    Ultima modifica di DiegoVR; 22-10-10 alle 00:17

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il popolo italiano è un cane di paglia

    Citazione Originariamente Scritto da DiegoVR Visualizza Messaggio
    Ti riferisci al mitico "Oselìn"? :gluglu:

    -------
    Per provare a capire. Dal blog Dentro lo stadio di Roberto Stracca. Corriere Della Sera

    Il 4 marzo su il giornale.it , ripresa puntualmente da ultrasblog, è comparsa un’interessantissima intervista ad un ispettore di polizia.
    Nessun commento, solo una piccola premessa. Chi conosce la realtà ultras andrebbe ascoltato di più. Da tutte le parti.

    Ho iniziato quando nella curva del Verona hanno impiccato un manichino nero e lo hanno buttato giù». Si chiama Roberto Osellini, ispettore di polizia di Stato: «Dovrei aggiungere in congedo, ma un ispettore di polizia non va mai in congedo. Dopo quell’episodio il ministero dell’Interno aveva deciso di intervenire pesante dando una collocazione scientifica al fenomeno ultrà. Sono nate le squadre tifosi, noi siamo stati i primi».
    Che idea si è fatto?
    «C’è un sistema educativo che non funziona, negli ultimi quarant’anni la distanza fra padri e figli si è impennata, ho tentato di far capire che quanto accade in curva è l’urlo di un disagio».
    Conosce qualcuno che non vive disagi?
    «Qui sono evidenti e pericolosi. Un anno fa a Verona è stato ucciso per strada un ragazzo a calci. Uno dei potenziali esecutori appartiene a una frangia estremista ultrà».
    Chi li comanda?
    «Non c’è un capo, uno parte e partono tutti. C’è invece un’area delinquenziale elevata, qui c’è gente che fa il criminale a tempo pieno, tutta la settimana. E in mezzo trovi lo studente e il professionista quarantenne con il coltello in tasca che alla domenica ti tirano una pietra in testa».
    Li conoscete?
    «Giravamo sotto copertura, poi il rischio di finire giù da un pullman in corsa era elevato e abbiamo deciso di lavorare in chiaro. Di un ultrà avevamo 58 fotografie segnaletiche, l’avrei potuto riconoscere dai lacci delle scarpe».
    Lei come si comportava?
    «Da fratello maggiore, più operatore sociale che poliziotto, li ho sempre sentiti figli miei».
    Quanto avete pagato?
    «Personalmente tanto, con invalidità permanenti. E a menarmi non sono stati gli ultrà».
    Altri poliziotti ci hanno spiegato che muovendosi in borghese vengono confusi e nelle cariche può succedere.
    «Diciamo che può succedere anche quello e magari dell’altro».
    Si spieghi.
    «Arriviamo a Torino con 14 pullman di tifosi e la scorta ci porta dritti sotto la curva della Juventus. A quel punto chi li ferma. Come a Salerno con cento ultrà su due pullman, venti minuti di battaglia, siamo tornati in treno, i pullman
    dallo sfasciacarrozze. La scorta si era confusa?».
    Vuole chiarirci l’episodio in cui è stato menato dai suoi stessi colleghi?
    «Se sei un ultrà e parli con un poliziotto diventi un infame. Se sei un poliziotto e parli con gli ultrà è uguale. Se sei uno che capisce ti menano».
    È un’accusa grave.
    «Il mio diario di quei giorni è al ministero dell’Interno».
    Ma gli ultrà vi vogliono?
    «La settimana che ha preceduto la partita con il Bologna eravamo in allarme, una tifoseria dichiaratamente di destra e una di sinistra. Ci è arrivata una segnalazione da una serie di negozi che denunciavano la vendita di mazze, bastoni che si usano per infilarci un’ascia o un piccone. Siamo entrati al Bentegodi, le abbiamo trovate e al loro posto ho fatto mettere dei mattarelli di carnevale e un biglietto con il mio nome e il telefono, c’era scritto: chiamatemi. Due di loro erano figli di uno stimato psichiatra».
    Che ritorno c’è a fare il capo ultrà?
    «Per tre ore sono il migliore, posso fare quello che voglio. E poi non è vero che non c’è guadagno, troppi capi si sono fatti un negozio, è noto».
    Cosa pensa della tessera del tifoso?
    «Vogliamo scherzare?».
    Dell’Osservatorio?
    «Un elemento utile, ma da quando è nato nel ’70 il fenomeno ultrà, ci si ostina a dare provvedimenti repressivi. Da sole le forze dell’ordine non possono risolvere il problema».
    E dei Daspo?
    «Se lo dai a un ragazzino lo fai diventare importante».
    E degli stewards?
    «Un panino fra polizia e ultrà».
    Che scenario si attende?
    «Ho previsto la formazione di tifoserie europee ancora più organizzate e più violente».
    No, è un altro tipo...comunque è molto interessante quello che hai postato.
    Da sempre bisogna prendere coscienza del fatto che gli stadi sono luoghi di sperimantazione del controllo e della repressiona da attuare poi nelle strade delle nostre città.

 

 
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