È giunto, non certo inaspettato, il momento del redde rationem: dopo anni di onorato servizio agli ordini del capitale finanziario globale e dei suoi bracci esecutivi, la NATO e la UE, dopo anni di melliflua distruzione dello stato sociale, mascherata dalla foglia di fico di improbabili “diritti civili” sempre più strampalati ed idealistici, la “sinistra” radicalborghese ha ricevuto il benservito dai suoi padroni.
Nessuno può non vedere come il caso Soumahoro sia un segnale paradigmatico della furia indiavolata con la quale i potentati occidentali stanno scaricando i loro fino a ieri fedelissimi servitori del PD (e cespuglietti limitrofi): solo sei mesi fa sarebbe stato impensabile vedere la stampa “di sinistra” in prima fila nella lapidazione dell’improvvido zio Tom, abbandonato al suo destino di spietato calvario morale - e probabilmente giudiziario - e linciato persino dalle più rinomate vestali televisive della “sinistra radical”.
La sinistra ha fatto il suo tempo: i venti di guerra infuriano, la crisi economica si radicalizza, il popolo sino a ieri lobotomizzato da Maria De Filippi e dall’isola dei famosi comincia a rialzare la testa, ad annusare i mesi di “lacrime e sangue” di cui il problema bollette è solo la prima avvisaglia.
È giunto il tempo dei fascisti al potere, del “pugno d’acciaio”, delle leggi repressive e della gestione poliziesca del dissenso. Meno legge Zan, più manganello.
E davanti a questo scenario da tregenda, gli ultimi rimasugli di vera sinistra - Marco Rizzo in prima posizione - invece di costruire con coraggio e decisione un concreto cammino di unità comunista che sappia attrarre lavoratori, sindacati, militanti e potenziali simpatizzanti intorno ad un programma politico-economico credibile ed attuabile, ballano la deprimente tarantella di alleanze con “forze antisistema” ambigue e qualunquiste - per non dire peggio - o di sdilinquano in sottili distinguo teorici, preconizzando “percorsi” e “momenti di riflessione” per i quali, francamente, non c’è più tempo.




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