Anche l'Ue cambia idea: per 30 anni ha protetto lupi e orsi Ma un lupo ha ucciso il pony di Ursula: presto sarà fucilato
È un vero peccato che il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, non abbia gli stessi poteri e la determinazione, a volte sfacciata, di Ursula von der Leyen. Se ne avesse anche la metà, il problema dei cinghiali, che ormai a centinaia bivaccano nelle strade di Roma, sarebbe risolto da tempo. Lo conferma la vicenda del lupo che ha ucciso Dolly, un pony di Ursula, mentre pascolava in aperta campagna:
in men che non si dica, la presidente della Commissione Ue ha messo da parte la normativa europea che da trent'anni protegge lupi e orsi, e ha chiesto alle autorità della regione di Hannover di individuare ed eliminare il lupo colpevole. Immediata la risposta positiva della autorità locali. Non solo. Subito dopo, la von der Leyen ha scritto una lettera ai legislatori tedeschi del suo partito (Ppe)
per informarli che la Commissione Ue provvederà quanto prima a rivedere la normativa Ue che protegge i grandi carnivori, come lupi e orsi. Una revisione che gli allevatori di diversi paesi europei chiedevano, invano, da anni a Bruxelles, dove gli animalisti e gli ambientali l'hanno sempre avuta vinta.
Ecco i fatti. All'inizio di settembre, Dolly, il pony di Ursula, è stato aggredito e ucciso da un lupo mentre pascolava insieme a un altro pony di proprietà della famiglia von der Leyen nella campagna vicino ad Hannover, nel nord della Germania. «Tutta la famiglia è estremamente turbata», fece sapere il portavoce della presidente della Commissione Ue. Per tutta risposta, le autorità locali si sono attivate con la tipica efficienza tedesca.
Un'inchiesta ha stabilito che il lupo killer aveva ucciso anche altri animali, 12 pecore e alcune mucche, quanto basta per definirlo, in base alla legislazione della Germania, un «lupo problematico», vale a dire non adatto alla convivenza amichevole con l'uomo e troppo aggressivo verso il bestiame agricolo. Quindi, un lupo da abbattere, previa precisa identificazione. Il che è stato fatto il 7 dicembre grazie ai risultati dell'analisi del Dna del lupo, rilevato sugli animali uccisi. Subito dopo, la regione di Hannover ha rilasciato il permesso ufficiale di «fucilare» il lupo killer, ovviamente appena sarà rintracciato e giunto a tiro di schioppo.
Questo caso particolare
dimostra che a Bruxelles, a volte, cambiano idea perfino su materie che, fino a un minuto prima, sembravano intoccabili. Soprattutto se chi ha il potere di decidere viene punto sul vivo. La lettera con cui von der Leyen informa i legislatori tedeschi del Ppe circa la revisione della direttiva Ue sulla protezione del lupo e di altri animali carnivori, infatti,
pone fine a una politica animalista e ambientalista che dura da trent'anni, nonostante
le reiterate proteste degli allevatori di diversi paesi Ue, le cui mandrie sono state più volte decimate dai lupi. Lo status del lupo protetto è regolato dalla direttiva Habitat, entrata in vigore nel 1992, meritevole per vari aspetti. Da allora, però, la proliferazione dei lupi nei 27 paesi Ue si è talmente sviluppata da creare problemi seri dove sono diffusi gli allevamenti di pecore e mucche all'aperto.
Le prime proteste degli allevatori a Bruxelles risalgono al 2018, quando fu al centro di un'interrogazione del Parlamento europeo.
La risposta della Commissione Ue fu però intransigente nel difendere le tesi degli animalisti, per cui «la coesistenza dei grandi carnivori (lupi e orsi) con l'uomo era la via maestra da seguire». La stessa linea è stata ribadita nel 2021, quando la Commissione Ue ha aggiornato la direttiva Habitat sulle specie protette, sottolineando che il lupo è «parte integrante» della biodiversità europea e svolge un importante ruolo ecologico. Insomma, se qualche lupo ammazza qualche pecora o mucca, che sarà mai. Le stragi, però, sono aumentate, e molto. Tanto che un paio di mesi fa, a fine settembre,
un gruppo di sette paesi Ue, in testa l'Austria, ha sollecitato la Commissione Ue a cambiare linea.
«Il lupo minaccia la nostra industria alpina, agricola e turistica nazionale», ha dichiarato il ministro austriaco dell'agricoltura, Norbert Toschnig. «Gli attacchi dei lupi al bestiame sono aumentati del 230% in un anno, spingendo gi allevatori a non mandare più i loro animali sui pascoli alpini». Nel gruppo dei sette paesi, la Finlandia ha lamentato che dal 1995, quando è entrata nell'Ue, la popolazione degli orsi e delle linci sul suo territorio è triplicata, mentre la Francia ha avuto un aumento dei lupi del 30%. Da qui la richiesta di autorizzare una maggiore flessibilità nell'applicazione della direttiva Habitat, consentendo ai singoli Stati di rendere legale l'eliminazione di lupi e orsi dove necessario, a protezione degli allevamenti.
Niente da fare. Il commissario Ue per ambiente, Virginius Sinkevicius, lituano, ha respinto la richiesta di deroghe perché, a suo avviso, «non sono un'alternativa agli investimenti e agli sforzi necessari per costruire un efficace sistema di coesione che consenta il recupero dei gradi carnivori nei nostri ecosistemi». Inoltre, «l'attuale legislazione Ue fornisce agli Stati membri fondi e strumenti adeguati per garantire sia la protezione dei gradi carnivori, sia la continuazione di pratiche agricole sostenibili, grazie ai fondi resi disponibili dalla politica agricola Ue riformata». Insomma, salvo l'accenno ad eventuali indennizzi per gli allevatori danneggiati,
una chiusura totale della Commissione Ue alla richiesta di flessibilità, il minimo per porre un argine ai pericoli causati dalla proliferazione incessante di lupi e orsi.
La risposta di Sinkevicius è di fine settembre.
Lui non sapeva nulla del «lupo problematico» che aveva ucciso il pony Dolly, né dei passi successivi compiuti da von der Leyen per la revisione Ue dello status di protezione dei lupi.
Ora lo sa. E se anche lui, come pare probabile, cambierà idea, lo sapremo presto.