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  1. #11
    cittadina del mondo
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Io se fossi mai stato un elettore dei 5 stelle come te mi metterei un maschera sulla faccia!

    Conte il trasformista ( per sansonetti non esiste persino ) che si inventa uomo di destra di fianco alla lega , di sinistra di fianco il PD e di estrema sinistra ora che gli han dato un calcio tutti quanti.
    In pochissimi anni.
    E c'è chi come te critica chi è stato invece sempre coerente con le sue idee.

    Il mondo è strano
    conte non mai fatto promesse che non ha mantenuto, anche la lega e il pd sono trasformisti visto che ci hanno governato insieme, perche attacchi conte e non la lega?
    la maschera sulla faccia la deve mettere chi non mai mantenuto le promesse su flat tax, quota cento,minibot, il taglio delle accise e molto altro
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  2. #12
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Perchè , per quanto la Meloni possa fare bene o male , la sinistra non rivedrà mai più il governo di questo paese.
    Questa sarebbe l'unica cosa di buono del (s)governo Meloni, a parte quella dello stop al reddito di cittadinanza dopo 7 e non gli 8 mesi inizialmente previsti, anche se la caciotara in campagna elettorale aveva detto che lo avrebbe eliminato subito, perlomeno per i parassiti e le parassite che possono lavorare.

    Per tutto il resto questo cesso di governo fa cagare. Ah dimenticavo, non sono di FN, dato che nessun partito mi rappresenta, né mi sono mai sognato di prendere la tessera di un qualsiasi partito
    "non sto mai dalla parte di nessuno, perché nessuno sta mai dalla mia.” (Cit.)

  3. #13
    cittadina del mondo
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da ryanmaverick Visualizza Messaggio
    È finita la fine della pacchia
    la fine della pacchia copiando la manovra di dragi e facendosi bocciare le 4 proposte politiche da bankitalia, Ue, confindustria ecc.?
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  4. #14
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Questa sarebbe l'unica cosa di buono del (s)governo Meloni, a parte quella dello stop al reddito di cittadinanza dopo 7 e non gli 8 mesi inizialmente previsti, anche se la caciotara in campagna elettorale aveva detto che lo avrebbe eliminato subito, perlomeno per i parassiti e le parassite che possono lavorare.

    Per tutto il resto questo cesso di governo fa cagare. Ah dimenticavo, non sono di FN, dato che nessun partito mi rappresenta, né mi sono mai sognato di prendere la tessera di un qualsiasi partito
    È più probabile che dopo questo governo il centro sinistra governerà per i prossimi 30 anni.

  5. #15
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    ecco tutte le bugie di Giuseppi Conte....così...per non dimenticare chi e' piu' cialtrone di altri....!!

    Le dichiarazioni di Giuseppe Conte a Porta a porta
    DI MARCO VISENTIN IL 23/09/2022 IN ELEZIONI 2022, FACT-CHECKING
    Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a Giuseppe Conte: quanto è stato accurato durante l’ultimo dibattito a Porta a Porta?

    Il 22 settembre Porta a Porta ha ospitato i leader politici dei principali partiti che corrono per le elezioni 2022: Letta, Meloni, Salvini, Berlusconi, Conte, Calenda, Di Maio. I sette si sono seduti uno dopo l’altro di fronte al conduttore, senza avere confronti tra loro, e le interviste sono state poi successivamente mandate in onda. In questo articolo ci soffermiamo su alcune dichiarazioni di Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio e capo politico del Movimento 5 Stelle.

    Il reddito di cittadinanza

    Secondo Conte, “due terzi dei percettori del reddito di cittadinanza sono inidonei al lavoro”.

    Non è facile determinare chi sia o no idoneo al lavoro. La fonte più aggiornata al riguardo è l’ottava nota di Anpal sul Reddito di cittadinanza, pubblicata ad aprile 2022 e contenente dati aggiornati al 31 dicembre 2021. Come mostrato nella tabella 1, i beneficiari effettivi del reddito di cittadinanza al 31 dicembre erano poco meno di due milioni (il dato è ottenuto sottraendo dai beneficiari totali quanti hanno perso il diritto alla misura).

    Come definire chi non è idoneo al lavoro? Innanzitutto, una parte dei beneficiari è esonerata dal patto per il lavoro altrimenti da sottoscrivere, per via di situazioni specifiche come disabilità, carichi di cura familiare o partecipazione a corsi di formazione. Una categoria a parte è esonerata perché soddisfa condizioni tali da essere rinviata ai servizi sociali per il contrasto alla povertà. Tra i non occupati che sono invece indirizzati ai servizi per il lavoro, Anpal distingue chi è “vicino” al mercato del lavoro (ha avuto esperienze lavorative negli ultimi tre anni) da chi è “lontano”.

    Sommando i beneficiari esonerati dal patto per il lavoro, quelli rinviati ai servizi sociali e quelli considerati lontani dal mercato del lavoro, si raggiunge il 61,5 per cento dei beneficiari effettivi. Tuttavia, la distinzione tra vicini e lontani è opinabile e non dice molto delle caratteristiche dei beneficiari. Escludendo dal computo i lavoratori classificati come lontani dal mercato del lavoro, si ha una quota di inidonei dell’11,5 per cento dei beneficiari. Non è dato sapere quanti possano riqualificarsi tramite corsi di formazione e rientrare nel mercato del lavoro, ma è ragionevole ritenere che non tutti quanti sono indicati come “lontani” dal mercato del lavoro siano necessariamente inidonei al lavoro.


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    Il dato citato da Conte appare quindi una sovrastima ed è TENDENZIALMENTE FALSO.

    Il Pil

    Conte ha anche dichiarato che “noi siamo il partito che ha fatto correre l’Italia ad oltre il 6% di Pil”.

    Il leader del Movimento 5 Stelle si intesta il dato sulla crescita del 2021, sostenendo che sia dovuto alla legge di bilancio approvata a fine 2020. Tuttavia, sostenendo di aver fatto “correre” l’economia italiana Conte tralascia che la crescita del 6,7 per cento del Pil osservata nel 2021 ha fatto seguito al calo del 9 per cento del 2020. Si tratta di un recupero successivo alla crisi pandemica, con ogni probabilità in parte favorito dalle misure approvate dai governi Conte II e Draghi, ma in buona parte legato semplicemente all’allentamento delle misure di contenimento della pandemia.

    Intestarsi la responsabilità della crescita riscontrata nel 2021, che ha beneficiato anche delle misure emergenziali adottate dal governo Draghi allora in carica, è un’operazione che confonde le acque e racconta solo un lato della storia. Ignora, per esempio, che alla data del passaggio di consegne tra Conte e Draghi l’Italia era uno dei paesi Ue il cui Pil era più basso rispetto al 2019, sintomo di un calo notevole nel 2020 e di una ripresa ancora debole.

    Non è facile isolare davvero il contributo dato alla ripresa dal governo Conte II, perciò il verdetto su questa dichiarazione è INCERTO.

    Il lavoro povero

    L’ex Presidente del Consiglio ha anche affermato che “è chiaro che oggi in Italia 4.300.000 lavoratori e lavoratrici prendono stipendi da fame”.

    Conte fa probabilmente riferimento al rapporto annuale Istat 2022. Durante la sua presentazione, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo affermò che “circa 4 milioni di dipendenti del settore privato (con l’esclusione dei settori dell’agricoltura e del lavoro domestico) sono a bassa retribuzione, cioè percepiscono una retribuzione teorica lorda annua inferiore a 12 mila euro”. Una retribuzione bassa, tuttavia, può essere dovuta non a uno “stipendio da fame”, ma a un numero di ore lavorate molto basso. Sempre Blangiardo proseguiva sottolineando che “circa 1,3 milioni di dipendenti riceve una bassa retribuzione oraria, inferiore a 8,41 euro. Per 1 milione di dipendenti i due elementi di vulnerabilità si sommano”. Solo un milione di dipendenti avrebbe quindi una retribuzione bassa dovuta a un salario orario basso.

    Il dato riportato all’inizio, inoltre, è stranamente più alto rispetto a quello riportato da Eurostat, secondo cui dei 21,76 milioni di lavoratori italiani (dato 2021) sarebbe a rischio di povertà l’11,6 per cento. Cioè, 2,5 milioni di persone; anche qui, non necessariamente per via di stipendi “da fame”, ma potenzialmente anche per via di un basso numero di ore lavorate.

    Questa affermazione di Conte è quindi TENDENZIALMENTE FALSA.

    I contratti a tempo indeterminato

    Conte ha anche rivendicato dei risultati relativi al mercato del lavoro: “a fine 2019, prima che scattasse la pandemia, abbiamo avuto il record storico di contratti a tempo indeterminato, più 800.000”.

    Non è chiaro da dove provenga il dato citato dal leader del Movimento 5 Stelle, né a che periodo preciso si riferisca con “a fine 2019” o quale sia il periodo precedente oggetto del confronto. Consideriamo alcune ipotesi diverse.

    Se Conte intende che nell’ultimo trimestre del 2019 i contratti a tempo indeterminato aumentarono di 800.000 unità, non è così: secondo i dati dell’Osservatorio sul Precariato di Inps (Figura 1), ci fu una variazione netta del numero dei rapporti a tempo indeterminato negativa (-20.903 unità). In particolare, il saldo fu positivo a ottobre (+28.645) e novembre (+13.420), ma negativo a dicembre (-48.992).

    Se invece Conte si riferisce alla variazione cumulata dei contratti a tempo indeterminato durante i suoi governi, fino alla fine del 2019, di nuovo il valore citato non coincide con i dati Inps: da giugno 2018 a dicembre 2019 c’è stato sì un aumento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in essere, ma si è attestato cumulativamente a +377.305 unità, meno della metà del valore indicato dall’allora Presidente del Consiglio.

    Pertanto, questa dichiarazione di Conte è FALSA.

    Gli orari di lavoro

    Secondo Conte, “noi siamo il paese dove si lavora di più”; il leader M5S suggerisce pertanto di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali.

    Tuttavia, già ora il numero medio di ore lavorate dagli italiani nell’occupazione principale è di 36, sotto alla media dell’Unione europea (che si attesta a 36,2) ma sopra a quella dell’Eurozona (35,4). Solo 10 paesi Ue hanno un valore più basso del nostro: sono tra le economie più ricche dell’Unione e negli ultimi decenni hanno conosciuto una crescita della produttività più significativa della nostra.

    Questa affermazione di Conte è quindi FALSA.

    Il “track record” del Movimento 5 Stelle

    Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo partito, sostenendo che “abbiamo realizzato l’80% del nostro programma, è un record assoluto”.

    Questo dato circola già da alcune settimane ed è stato giudicato FALSO da Pagella Politica. Secondo la loro analisi, che riteniamo attendibile, il M5S si presentò alle elezioni del 2018 con 20 punti chiave. Soltanto due di queste promesse sono state realizzate, altre dieci sono state realizzate solo in parte e otto non sono state realizzate.

    Questa affermazione è perciò FALSA.

    Un aumento delle pensioni

    Infine, Conte ha dichiarato che “detassare le pensioni fino a 1000€ costa 5 miliardi”.

    Questa proposta è già stata fatta circolare dal Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi, alternativamente proponendo di detassare le pensioni fino a 13mila euro annui o fino a 1000 euro mensili. I dati sull’Irpef del Ministero delle Economia e delle Finanze, disponibili solo per scaglioni di reddito, forniscono una stima del costo.

    Nel 2020, 4,4 milioni di pensionati hanno percepito un reddito da pensione fino a 12mila euro (non è disponibile il dato fino a 13mila). L’imposta lorda pagata dai pensionati con reddito fino a 12mila euro è stata di 6,2 miliardi di euro, ma al netto delle detrazioni scende a 878 milioni di euro. Il numero di pensioni in essere e il loro importo variano nel tempo; perciò, questi dati forniscono solo una stima indicativa dei potenziali costi.

    Siccome non è chiaro se con “detassare” Conte intenda anche compensare per le detrazioni che sarebbero perse o no, c’è un’ampia variabilità nel possibile costo della misura, tra i due valori indicati sopra. Di conseguenza, il verdetto su questa affermazione è INCERTO.
    Non si è mai troppo vecchi per imparare, non si è mai troppo giovani per insegnare...il problema e' farsene una ragione....!!

  6. #16
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Questa sarebbe l'unica cosa di buono del (s)governo Meloni, a parte quella dello stop al reddito di cittadinanza dopo 7 e non gli 8 mesi inizialmente previsti, anche se la caciotara in campagna elettorale aveva detto che lo avrebbe eliminato subito, perlomeno per i parassiti e le parassite che possono lavorare.

    Per tutto il resto questo cesso di governo fa cagare. Ah dimenticavo, non sono di FN, dato che nessun partito mi rappresenta, né mi sono mai sognato di prendere la tessera di un qualsiasi partito
    2/3 dei percettori di RDC non sono impiegabili (lo dice l'INPS, non Conte!) ma i parassiti sono loro, non "imprenditori" che evadono da soli quanto un milione di "parassiti".
    Cazzo se ve lo meritate il fallimento del paese con questa mente bacata!
    Una Cina, una Yugoslavia, una Russia, una Corea, una Palestina, un'Irlanda. E zero USA
    Il Mein Kampf è una nota a margine del Manifest Destiny

  7. #17
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da adry571 Visualizza Messaggio
    conte non mai fatto promesse che non ha mantenuto, anche la lega e il pd sono trasformisti visto che ci hanno governato insieme, perche attacchi conte e non la lega?
    la maschera sulla faccia la deve mettere chi non mai mantenuto le promesse su flat tax, quota cento,minibot, il taglio delle accise e molto altro
    La cosa è diversa.
    La lega è quella che è sempre stata, partito di cdx. (almeno da quando c'è salvini)
    Conte è stato uno che è riuscito a far governi con la destra e con la sinistra ed ora si inventa un nuovo ruolo politico alla sinistra del PD.
    Proprio non te ne accorgi che approvò i decreti sicurezza poi, cambiato governo, li cancellò e li rinnegò ed ora chiede cose come la paga minima sindacale che poteva benissimo mettere quando era al governo?
    Quale fiducia potete avere di questa persona?
    Contenti voi...

  8. #18
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Questa sarebbe l'unica cosa di buono del (s)governo Meloni, a parte quella dello stop al reddito di cittadinanza dopo 7 e non gli 8 mesi inizialmente previsti, anche se la caciotara in campagna elettorale aveva detto che lo avrebbe eliminato subito, perlomeno per i parassiti e le parassite che possono lavorare.

    Per tutto il resto questo cesso di governo fa cagare. Ah dimenticavo, non sono di FN, dato che nessun partito mi rappresenta, né mi sono mai sognato di prendere la tessera di un qualsiasi partito
    e allora per te val bene qualsiasi governo, conti nulla, come tutti quelli che non votate, ma criticate.
    Il giorno in cui butterò la mia tessera chiudo con la politica , non mi metto a criticare tutti credendo di essere in alto e invece in realtà sei in basso.
    Ciò perchè chiunque governa in nome tuo, chiunque riesca a vincere le elezioni, ti usa.

  9. #19
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da BaroneRosso Visualizza Messaggio
    ecco tutte le bugie di Giuseppi Conte....così...per non dimenticare chi e' piu' cialtrone di altri....!!

    Le dichiarazioni di Giuseppe Conte a Porta a porta
    DI MARCO VISENTIN IL 23/09/2022 IN ELEZIONI 2022, FACT-CHECKING
    Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a Giuseppe Conte: quanto è stato accurato durante l’ultimo dibattito a Porta a Porta?

    Il 22 settembre Porta a Porta ha ospitato i leader politici dei principali partiti che corrono per le elezioni 2022: Letta, Meloni, Salvini, Berlusconi, Conte, Calenda, Di Maio. I sette si sono seduti uno dopo l’altro di fronte al conduttore, senza avere confronti tra loro, e le interviste sono state poi successivamente mandate in onda. In questo articolo ci soffermiamo su alcune dichiarazioni di Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio e capo politico del Movimento 5 Stelle.

    Il reddito di cittadinanza

    Secondo Conte, “due terzi dei percettori del reddito di cittadinanza sono inidonei al lavoro”.

    Non è facile determinare chi sia o no idoneo al lavoro. La fonte più aggiornata al riguardo è l’ottava nota di Anpal sul Reddito di cittadinanza, pubblicata ad aprile 2022 e contenente dati aggiornati al 31 dicembre 2021. Come mostrato nella tabella 1, i beneficiari effettivi del reddito di cittadinanza al 31 dicembre erano poco meno di due milioni (il dato è ottenuto sottraendo dai beneficiari totali quanti hanno perso il diritto alla misura).

    Come definire chi non è idoneo al lavoro? Innanzitutto, una parte dei beneficiari è esonerata dal patto per il lavoro altrimenti da sottoscrivere, per via di situazioni specifiche come disabilità, carichi di cura familiare o partecipazione a corsi di formazione. Una categoria a parte è esonerata perché soddisfa condizioni tali da essere rinviata ai servizi sociali per il contrasto alla povertà. Tra i non occupati che sono invece indirizzati ai servizi per il lavoro, Anpal distingue chi è “vicino” al mercato del lavoro (ha avuto esperienze lavorative negli ultimi tre anni) da chi è “lontano”.

    Sommando i beneficiari esonerati dal patto per il lavoro, quelli rinviati ai servizi sociali e quelli considerati lontani dal mercato del lavoro, si raggiunge il 61,5 per cento dei beneficiari effettivi. Tuttavia, la distinzione tra vicini e lontani è opinabile e non dice molto delle caratteristiche dei beneficiari. Escludendo dal computo i lavoratori classificati come lontani dal mercato del lavoro, si ha una quota di inidonei dell’11,5 per cento dei beneficiari. Non è dato sapere quanti possano riqualificarsi tramite corsi di formazione e rientrare nel mercato del lavoro, ma è ragionevole ritenere che non tutti quanti sono indicati come “lontani” dal mercato del lavoro siano necessariamente inidonei al lavoro.


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    Il dato citato da Conte appare quindi una sovrastima ed è TENDENZIALMENTE FALSO.

    Il Pil

    Conte ha anche dichiarato che “noi siamo il partito che ha fatto correre l’Italia ad oltre il 6% di Pil”.

    Il leader del Movimento 5 Stelle si intesta il dato sulla crescita del 2021, sostenendo che sia dovuto alla legge di bilancio approvata a fine 2020. Tuttavia, sostenendo di aver fatto “correre” l’economia italiana Conte tralascia che la crescita del 6,7 per cento del Pil osservata nel 2021 ha fatto seguito al calo del 9 per cento del 2020. Si tratta di un recupero successivo alla crisi pandemica, con ogni probabilità in parte favorito dalle misure approvate dai governi Conte II e Draghi, ma in buona parte legato semplicemente all’allentamento delle misure di contenimento della pandemia.

    Intestarsi la responsabilità della crescita riscontrata nel 2021, che ha beneficiato anche delle misure emergenziali adottate dal governo Draghi allora in carica, è un’operazione che confonde le acque e racconta solo un lato della storia. Ignora, per esempio, che alla data del passaggio di consegne tra Conte e Draghi l’Italia era uno dei paesi Ue il cui Pil era più basso rispetto al 2019, sintomo di un calo notevole nel 2020 e di una ripresa ancora debole.

    Non è facile isolare davvero il contributo dato alla ripresa dal governo Conte II, perciò il verdetto su questa dichiarazione è INCERTO.

    Il lavoro povero

    L’ex Presidente del Consiglio ha anche affermato che “è chiaro che oggi in Italia 4.300.000 lavoratori e lavoratrici prendono stipendi da fame”.

    Conte fa probabilmente riferimento al rapporto annuale Istat 2022. Durante la sua presentazione, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo affermò che “circa 4 milioni di dipendenti del settore privato (con l’esclusione dei settori dell’agricoltura e del lavoro domestico) sono a bassa retribuzione, cioè percepiscono una retribuzione teorica lorda annua inferiore a 12 mila euro”. Una retribuzione bassa, tuttavia, può essere dovuta non a uno “stipendio da fame”, ma a un numero di ore lavorate molto basso. Sempre Blangiardo proseguiva sottolineando che “circa 1,3 milioni di dipendenti riceve una bassa retribuzione oraria, inferiore a 8,41 euro. Per 1 milione di dipendenti i due elementi di vulnerabilità si sommano”. Solo un milione di dipendenti avrebbe quindi una retribuzione bassa dovuta a un salario orario basso.

    Il dato riportato all’inizio, inoltre, è stranamente più alto rispetto a quello riportato da Eurostat, secondo cui dei 21,76 milioni di lavoratori italiani (dato 2021) sarebbe a rischio di povertà l’11,6 per cento. Cioè, 2,5 milioni di persone; anche qui, non necessariamente per via di stipendi “da fame”, ma potenzialmente anche per via di un basso numero di ore lavorate.

    Questa affermazione di Conte è quindi TENDENZIALMENTE FALSA.

    I contratti a tempo indeterminato

    Conte ha anche rivendicato dei risultati relativi al mercato del lavoro: “a fine 2019, prima che scattasse la pandemia, abbiamo avuto il record storico di contratti a tempo indeterminato, più 800.000”.

    Non è chiaro da dove provenga il dato citato dal leader del Movimento 5 Stelle, né a che periodo preciso si riferisca con “a fine 2019” o quale sia il periodo precedente oggetto del confronto. Consideriamo alcune ipotesi diverse.

    Se Conte intende che nell’ultimo trimestre del 2019 i contratti a tempo indeterminato aumentarono di 800.000 unità, non è così: secondo i dati dell’Osservatorio sul Precariato di Inps (Figura 1), ci fu una variazione netta del numero dei rapporti a tempo indeterminato negativa (-20.903 unità). In particolare, il saldo fu positivo a ottobre (+28.645) e novembre (+13.420), ma negativo a dicembre (-48.992).

    Se invece Conte si riferisce alla variazione cumulata dei contratti a tempo indeterminato durante i suoi governi, fino alla fine del 2019, di nuovo il valore citato non coincide con i dati Inps: da giugno 2018 a dicembre 2019 c’è stato sì un aumento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in essere, ma si è attestato cumulativamente a +377.305 unità, meno della metà del valore indicato dall’allora Presidente del Consiglio.

    Pertanto, questa dichiarazione di Conte è FALSA.

    Gli orari di lavoro

    Secondo Conte, “noi siamo il paese dove si lavora di più”; il leader M5S suggerisce pertanto di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali.

    Tuttavia, già ora il numero medio di ore lavorate dagli italiani nell’occupazione principale è di 36, sotto alla media dell’Unione europea (che si attesta a 36,2) ma sopra a quella dell’Eurozona (35,4). Solo 10 paesi Ue hanno un valore più basso del nostro: sono tra le economie più ricche dell’Unione e negli ultimi decenni hanno conosciuto una crescita della produttività più significativa della nostra.

    Questa affermazione di Conte è quindi FALSA.

    Il “track record” del Movimento 5 Stelle

    Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo partito, sostenendo che “abbiamo realizzato l’80% del nostro programma, è un record assoluto”.

    Questo dato circola già da alcune settimane ed è stato giudicato FALSO da Pagella Politica. Secondo la loro analisi, che riteniamo attendibile, il M5S si presentò alle elezioni del 2018 con 20 punti chiave. Soltanto due di queste promesse sono state realizzate, altre dieci sono state realizzate solo in parte e otto non sono state realizzate.

    Questa affermazione è perciò FALSA.

    Un aumento delle pensioni

    Infine, Conte ha dichiarato che “detassare le pensioni fino a 1000€ costa 5 miliardi”.

    Questa proposta è già stata fatta circolare dal Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi, alternativamente proponendo di detassare le pensioni fino a 13mila euro annui o fino a 1000 euro mensili. I dati sull’Irpef del Ministero delle Economia e delle Finanze, disponibili solo per scaglioni di reddito, forniscono una stima del costo.

    Nel 2020, 4,4 milioni di pensionati hanno percepito un reddito da pensione fino a 12mila euro (non è disponibile il dato fino a 13mila). L’imposta lorda pagata dai pensionati con reddito fino a 12mila euro è stata di 6,2 miliardi di euro, ma al netto delle detrazioni scende a 878 milioni di euro. Il numero di pensioni in essere e il loro importo variano nel tempo; perciò, questi dati forniscono solo una stima indicativa dei potenziali costi.

    Siccome non è chiaro se con “detassare” Conte intenda anche compensare per le detrazioni che sarebbero perse o no, c’è un’ampia variabilità nel possibile costo della misura, tra i due valori indicati sopra. Di conseguenza, il verdetto su questa affermazione è INCERTO.
    A Conte abbiamo già fatto la pelle.

    Ora tocca a Giorgia Meloni.

  10. #20
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    Predefinito Re: Tutte le bugie del Governo Meloni.

    Citazione Originariamente Scritto da BaroneRosso Visualizza Messaggio
    ecco tutte le bugie di Giuseppi Conte....così...per non dimenticare chi e' piu' cialtrone di altri....!!

    Le dichiarazioni di Giuseppe Conte a Porta a porta
    DI MARCO VISENTIN IL 23/09/2022 IN ELEZIONI 2022, FACT-CHECKING
    Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a Giuseppe Conte: quanto è stato accurato durante l’ultimo dibattito a Porta a Porta?

    Il 22 settembre Porta a Porta ha ospitato i leader politici dei principali partiti che corrono per le elezioni 2022: Letta, Meloni, Salvini, Berlusconi, Conte, Calenda, Di Maio. I sette si sono seduti uno dopo l’altro di fronte al conduttore, senza avere confronti tra loro, e le interviste sono state poi successivamente mandate in onda. In questo articolo ci soffermiamo su alcune dichiarazioni di Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio e capo politico del Movimento 5 Stelle.

    Il reddito di cittadinanza

    Secondo Conte, “due terzi dei percettori del reddito di cittadinanza sono inidonei al lavoro”.

    Non è facile determinare chi sia o no idoneo al lavoro. La fonte più aggiornata al riguardo è l’ottava nota di Anpal sul Reddito di cittadinanza, pubblicata ad aprile 2022 e contenente dati aggiornati al 31 dicembre 2021. Come mostrato nella tabella 1, i beneficiari effettivi del reddito di cittadinanza al 31 dicembre erano poco meno di due milioni (il dato è ottenuto sottraendo dai beneficiari totali quanti hanno perso il diritto alla misura).

    Come definire chi non è idoneo al lavoro? Innanzitutto, una parte dei beneficiari è esonerata dal patto per il lavoro altrimenti da sottoscrivere, per via di situazioni specifiche come disabilità, carichi di cura familiare o partecipazione a corsi di formazione. Una categoria a parte è esonerata perché soddisfa condizioni tali da essere rinviata ai servizi sociali per il contrasto alla povertà. Tra i non occupati che sono invece indirizzati ai servizi per il lavoro, Anpal distingue chi è “vicino” al mercato del lavoro (ha avuto esperienze lavorative negli ultimi tre anni) da chi è “lontano”.

    Sommando i beneficiari esonerati dal patto per il lavoro, quelli rinviati ai servizi sociali e quelli considerati lontani dal mercato del lavoro, si raggiunge il 61,5 per cento dei beneficiari effettivi. Tuttavia, la distinzione tra vicini e lontani è opinabile e non dice molto delle caratteristiche dei beneficiari. Escludendo dal computo i lavoratori classificati come lontani dal mercato del lavoro, si ha una quota di inidonei dell’11,5 per cento dei beneficiari. Non è dato sapere quanti possano riqualificarsi tramite corsi di formazione e rientrare nel mercato del lavoro, ma è ragionevole ritenere che non tutti quanti sono indicati come “lontani” dal mercato del lavoro siano necessariamente inidonei al lavoro.


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    Il dato citato da Conte appare quindi una sovrastima ed è TENDENZIALMENTE FALSO.

    Il Pil

    Conte ha anche dichiarato che “noi siamo il partito che ha fatto correre l’Italia ad oltre il 6% di Pil”.

    Il leader del Movimento 5 Stelle si intesta il dato sulla crescita del 2021, sostenendo che sia dovuto alla legge di bilancio approvata a fine 2020. Tuttavia, sostenendo di aver fatto “correre” l’economia italiana Conte tralascia che la crescita del 6,7 per cento del Pil osservata nel 2021 ha fatto seguito al calo del 9 per cento del 2020. Si tratta di un recupero successivo alla crisi pandemica, con ogni probabilità in parte favorito dalle misure approvate dai governi Conte II e Draghi, ma in buona parte legato semplicemente all’allentamento delle misure di contenimento della pandemia.

    Intestarsi la responsabilità della crescita riscontrata nel 2021, che ha beneficiato anche delle misure emergenziali adottate dal governo Draghi allora in carica, è un’operazione che confonde le acque e racconta solo un lato della storia. Ignora, per esempio, che alla data del passaggio di consegne tra Conte e Draghi l’Italia era uno dei paesi Ue il cui Pil era più basso rispetto al 2019, sintomo di un calo notevole nel 2020 e di una ripresa ancora debole.

    Non è facile isolare davvero il contributo dato alla ripresa dal governo Conte II, perciò il verdetto su questa dichiarazione è INCERTO.

    Il lavoro povero

    L’ex Presidente del Consiglio ha anche affermato che “è chiaro che oggi in Italia 4.300.000 lavoratori e lavoratrici prendono stipendi da fame”.

    Conte fa probabilmente riferimento al rapporto annuale Istat 2022. Durante la sua presentazione, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo affermò che “circa 4 milioni di dipendenti del settore privato (con l’esclusione dei settori dell’agricoltura e del lavoro domestico) sono a bassa retribuzione, cioè percepiscono una retribuzione teorica lorda annua inferiore a 12 mila euro”. Una retribuzione bassa, tuttavia, può essere dovuta non a uno “stipendio da fame”, ma a un numero di ore lavorate molto basso. Sempre Blangiardo proseguiva sottolineando che “circa 1,3 milioni di dipendenti riceve una bassa retribuzione oraria, inferiore a 8,41 euro. Per 1 milione di dipendenti i due elementi di vulnerabilità si sommano”. Solo un milione di dipendenti avrebbe quindi una retribuzione bassa dovuta a un salario orario basso.

    Il dato riportato all’inizio, inoltre, è stranamente più alto rispetto a quello riportato da Eurostat, secondo cui dei 21,76 milioni di lavoratori italiani (dato 2021) sarebbe a rischio di povertà l’11,6 per cento. Cioè, 2,5 milioni di persone; anche qui, non necessariamente per via di stipendi “da fame”, ma potenzialmente anche per via di un basso numero di ore lavorate.

    Questa affermazione di Conte è quindi TENDENZIALMENTE FALSA.

    I contratti a tempo indeterminato

    Conte ha anche rivendicato dei risultati relativi al mercato del lavoro: “a fine 2019, prima che scattasse la pandemia, abbiamo avuto il record storico di contratti a tempo indeterminato, più 800.000”.

    Non è chiaro da dove provenga il dato citato dal leader del Movimento 5 Stelle, né a che periodo preciso si riferisca con “a fine 2019” o quale sia il periodo precedente oggetto del confronto. Consideriamo alcune ipotesi diverse.

    Se Conte intende che nell’ultimo trimestre del 2019 i contratti a tempo indeterminato aumentarono di 800.000 unità, non è così: secondo i dati dell’Osservatorio sul Precariato di Inps (Figura 1), ci fu una variazione netta del numero dei rapporti a tempo indeterminato negativa (-20.903 unità). In particolare, il saldo fu positivo a ottobre (+28.645) e novembre (+13.420), ma negativo a dicembre (-48.992).

    Se invece Conte si riferisce alla variazione cumulata dei contratti a tempo indeterminato durante i suoi governi, fino alla fine del 2019, di nuovo il valore citato non coincide con i dati Inps: da giugno 2018 a dicembre 2019 c’è stato sì un aumento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in essere, ma si è attestato cumulativamente a +377.305 unità, meno della metà del valore indicato dall’allora Presidente del Consiglio.

    Pertanto, questa dichiarazione di Conte è FALSA.

    Gli orari di lavoro

    Secondo Conte, “noi siamo il paese dove si lavora di più”; il leader M5S suggerisce pertanto di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali.

    Tuttavia, già ora il numero medio di ore lavorate dagli italiani nell’occupazione principale è di 36, sotto alla media dell’Unione europea (che si attesta a 36,2) ma sopra a quella dell’Eurozona (35,4). Solo 10 paesi Ue hanno un valore più basso del nostro: sono tra le economie più ricche dell’Unione e negli ultimi decenni hanno conosciuto una crescita della produttività più significativa della nostra.

    Questa affermazione di Conte è quindi FALSA.

    Il “track record” del Movimento 5 Stelle

    Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo partito, sostenendo che “abbiamo realizzato l’80% del nostro programma, è un record assoluto”.

    Questo dato circola già da alcune settimane ed è stato giudicato FALSO da Pagella Politica. Secondo la loro analisi, che riteniamo attendibile, il M5S si presentò alle elezioni del 2018 con 20 punti chiave. Soltanto due di queste promesse sono state realizzate, altre dieci sono state realizzate solo in parte e otto non sono state realizzate.

    Questa affermazione è perciò FALSA.

    Un aumento delle pensioni

    Infine, Conte ha dichiarato che “detassare le pensioni fino a 1000€ costa 5 miliardi”.

    Questa proposta è già stata fatta circolare dal Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi, alternativamente proponendo di detassare le pensioni fino a 13mila euro annui o fino a 1000 euro mensili. I dati sull’Irpef del Ministero delle Economia e delle Finanze, disponibili solo per scaglioni di reddito, forniscono una stima del costo.

    Nel 2020, 4,4 milioni di pensionati hanno percepito un reddito da pensione fino a 12mila euro (non è disponibile il dato fino a 13mila). L’imposta lorda pagata dai pensionati con reddito fino a 12mila euro è stata di 6,2 miliardi di euro, ma al netto delle detrazioni scende a 878 milioni di euro. Il numero di pensioni in essere e il loro importo variano nel tempo; perciò, questi dati forniscono solo una stima indicativa dei potenziali costi.

    Siccome non è chiaro se con “detassare” Conte intenda anche compensare per le detrazioni che sarebbero perse o no, c’è un’ampia variabilità nel possibile costo della misura, tra i due valori indicati sopra. Di conseguenza, il verdetto su questa affermazione è INCERTO.
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    Impegni mantenuti e disattesi: il bilancio del primo governo Conte di CheckPoint Promesse
    di Redazione LabParlamento 02 Settembre 2019 05:05in Governo, SanitàTempo di lettura: 4 minuti
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    Impegni mantenuti e disattesi: il bilancio del primo governo Conte di CheckPoint Promesse
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    Sono state, per la maggior parte, mantenute promesse a costo zero o quasi – come tutte le promesse in tema di giustizia, quali l’aumento delle pene per le violenze sessuali, i furti e gli scippi, e quella sul dimezzamento dell’IRES per le no-profit, trattandosi di un semplice ritorno indietro rispetto a quanto previsto prima della legge di bilancio gialloverde
    di LabParlamento

    Dalla vostra analisi, frutto di un lavoro di mesi sin dal primo giorno del primo governo Conte, emerge come il 24% delle promesse del M5S e il 24% della Lega siano state mantenute. Quali le principali?
    Le principali promesse mantenute le vediamo, innanzitutto, sotto il tema dell’immigrazione, caro alla Lega di Matteo Salvini: l’allora candidato premier aveva basato gran parte della sua campagna elettorale su questo tema; in particolare, sono 3 le promesse mantenute: il blocco dei porti per le ONG straniere – gli unici casi di sbarco sono stati di ONG italiane nonché della Sea Watch, tedesca, contro cui però il ministro fece oggettivamente moltissimo per impedire lo sbarco, che avvenne solo dopo la forzatura del blocco fisico delle navi della Capitaneria di Porto –, la donazione di motovedette alla Libia – in cambio di un maggiore pattugliamento e blocco dei migranti in partenza dalle coste libiche – e infine l’introduzione di norme per bloccare la domanda di asilo nei confronti di richiedenti che hanno commesso reati. Infine abbiamo la criticatissima Quota 100, che il governo entrante sembra già voler abrogare.Le promesse mantenute in quota Movimento 5 Stelle riguardano, prima di tutto, i loro cavalli di battaglia fin dalla precedente legislatura: reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza; abbiamo anche le norme introdotte dal Decreto Dignità, che introducono i promessi nuovi incentivi per le assunzioni dei giovani e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione.

    CheckPoint è stato fondato a settembre 2018 e lanciato in occasione del traguardo dei 100 giorni del Governo presieduto da Giuseppe Conte. L’impegno è verificare le promesse pronunciate dai membri del governo, per monitorarle nel tempo e controllare la loro attuazione. Sono divise in quattro categorie: mantenuta, in corso, in attesa, non mantenuta. I risultati sono disponibili sulla www.checkpointpromesse.it.
    Circa la ormai ex maggioranza nel proprio complesso, secondo i vostri dati il 26% delle promesse sono state mantenute, 18% non mantenute mentre tra quelle in corso e quelle in attesa si raggiunge il 56%. Come va letto questo dato? Vi è stato troppo poco tempo?Va innanzitutto fatta una premessa: sono state, per la maggior parte, mantenute promesse a costo zero o quasi – come tutte le promesse in tema di giustizia, quali l’aumento delle pene per le violenze sessuali, i furti e gli scippi, e quella sul dimezzamento dell’IRES per le no-profit, trattandosi di un semplice ritorno indietro rispetto a quanto previsto prima della legge di bilancio gialloverde –; chiaramente bisogna tenere conto che per mantenere le promesse sul reddito di cittadinanza e quota 100 il governo ha dovuto trattare molto, anche a livello europeo, pertanto era difficile avere ulteriori fondi. Molte promesse richiedevano infatti notevoli movimenti finanziari – come ad esempio l’Alta Velocità al Sud – e l’unico modo per realizzarle era appunto quello di finanziarie nel tempo di una legislatura.

    In merito ai nostri dati, il contratto di governo aveva come orizzonte temporale 5 anni, pertanto bisogna tenere in considerazione questa situazione nel giudizio che si dà del governo Conte dimissionario


    https://www.labparlamento.it/impegni...oint-promesse/
    https://www.labparlamento.it/impegni...oint-promesse/
    Quanta di questa «visione» e di questa «forte spinta ideale» non è stata tradotta in provvedimenti concreti? In altre parole, quante promesse fatte dal governo Conte II al suo insediamento sono rimaste non mantenute o sospese? La risposta, in breve, è molte. Ma nel valutare l’operato dell’esecutivo sulla base del suo programma, però, va fatta una considerazione di carattere generale.

    Nel giro di cinque mesi dal suo insediamento, il governo ha dovuto infatti affrontare una pandemia, che l’ha costretto a dare la priorità alla gestione dell’emergenza e a mettere in secondo piano misure che a inizio mandato sembravano prioritarie. A livello quantitativo, dunque, ha poco senso valutare quante promesse sono state mantenute e quante e no, operazione che avevamo fatto invece per il precedente governo Lega-M5s (che aveva rispettato la parola data solo per il 13 per cento degli impegni del Contratto di governo).
    https://pagellapolitica.it/articoli/...-non-mantenuti
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

 

 
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