Fiamma Futura: c’era una volta la costituzione
di Massimiliano Mazzanti
Si troverà, prima o poi, il tempo per discutere ampiamente della Costituzione italiana e della sua natura tutt’altro che resistenziale e antifascista. Anzi, prima o poi, bisognerà mettere in evidenza la stupidità politica e culturale di una Destra che, parimenti ai suoi avversari, fa fatica a leggere i testi e non comprende la reale portata dei documenti, anche politici, su cui è fondato il viver civile.
Proprio la Destra, da questo punto di vista, avrebbe potuto o dovrebbe diventare la paladina della Costituzione e, nei ricorrenti dibattiti sulla necessità di modificarla, chiedere di abolire quegli obbrobri rappresentati dai passi che, ogni qual volta un articolo sancisce una libertà o un diritto, riserva, però, alla legislazione ordinaria la possibilità di limitarne la portata o la fruibilità. Le costituzioni, infatti, sono o dovrebbero essere lo scudo capace di difendere il cittadino contro gli abusi della maggioranza, della legislazione prodotta da chi, in un dato momento, avendo vinto le elezioni, si trova ad avere la responsabilità e il potere di decidere per tutti.
Al contrario, parte della Destra italiana – o di ciò che, un tempo, tale aveva il coraggio (oggi, potremmo dire: la sfrontatezza) di definirsi – sembra farsi oggi affascinare dalla possibilità di stravolgere la Costituzione con leggi che ne negano l’essenza e che, con questo negarne l’essenza, minano i fondamenti stessi della democrazia. Il caso più eclatante è di questi giorni, con la rincorsa frenetica di ex-missini alla demenziale proposta di Riccardo Pacifici di introdurre anche in Italia, in spregio all’articolo 21 della Costituzione, il reato di Negazionismo. Dunque, anche la libertà di parola sta per essere soppressa, nel nostro Paese, e non una delle solite oche del “campidoglio intellettuale” starnazza qualcosa di sensato a tutela di quest’ultimo baluardo della nostra libertà individuale.
Tutto ciò, bisogna dirlo, è il frutto, però, della mentalità estremista di questi ex-missini, tale allora e tale oggi, anche se espressa con opinioni diametralmente opposte a quelle di un tempo. Chi conosce e ricorda la storia del Msi, ricorderà un partito sostanzialmente diviso in due: quelli che si attardavano sulle questioni storiche, sulla fedeltà ai principi della Rsi e che accusavano la classe dirigente del partito di tradimento, quando questa tentava di costruire una moderna forza di destra; dall’altra, appunto, quelli che lavoravano per far uscire il Msi dall’angolo e trasformarlo in una forza di governo. Della prima schiera, faceva parte la maggioranza del partito, articolata in varie correnti, da quelle più direttamente almirantiane fino a Rauti. Della seconda, gli amici di Pino Romualdi, le cui alterne vicende congressuali non impedirono loro di caratterizzare fortemente la linea politica del partito.
Sarà un caso, ma tutti gli ex-missini passati all’”antifascismo” di maniera appartengono al campo degli ex-almirantiani, addirittura degli ex-rautiani ed ex-alemanniani. Quelli, tanto per intenderci, che protestavano la maggior intensità del nero della loro camicia; quelli che non mancavano mai di salutare gli amici col termine “camerata”; addirittura quelli che contestavano i “nostalgici” del Duce, facendo riferimento a miti nordici, antico tedeschi, neo-nazisti e chi più ne ha più ne metta. Più hanno da farsi perdonare, insomma, più oggi sono in prima fila quando, pur di non veder contestate le loro attuali posizioni di potere, qualcuno chiede di sputare su un passato che non gli appartiene ora come non gli apparteneva allora.
Un passato del tutto inutile – questo è il punto – per conquistare il consenso degli elettori o per elaborare un attuale programma di governo, ma non per questo da insultare quotidianamente, solo per dimostrare a qualche lobby la propria “affidabilità“. La vera sfida è questa, per la cosiddetta Destra radicale oggi: sfidare il sistema politico, contro ogni ipotesi di limitazione dell’articolo 21, nel nome della fedeltà costituzionale. E a farlo – di sfidare il sistema politico in nome della Costituzione – su tutte le altre tematiche (infinite!) che hanno visto e vedono i partiti opprimere i cittadini, calpestando ciò che la Carta sancirebbe a loro difesa.
Atuttadestra




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