«Devo ammettere che il ragazzo ha un bel paio di palle. Aveva detto che l'avrebbe fatto, e l'ha fatto». Così la fonte anonima dello scoop giornalistico mondiale del momento elogia Joe Biden, il «ragazzo» di 80 anni che, forte dei poteri in capo al presidente degli Stati Uniti, ha ordinato di eliminare il gasdotto russo Nord Stream, facendolo saltare. L'elogio è nelle righe conclusive di un'inchiesta durata mesi, firmata dal giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh, 85 anni, per decenni penna di punta del New York Times e del New Yorker, che mercoledì 9 febbraio l'ha pubblicata come suo primo post sul blog Substack, immediatamente rilanciato da Zero Hedge. La Casa Bianca ha definito lo scoop «assolutamente falso e completamente inventato». Tuttavia, la quantità di notizie e rivelazioni dettagliate, unite al prestigio dell'autore, stanno convincendo anche i media mainstream che l'inchiesta è credibile.
La notorietà e la fama di cui Hersh gode negli Stati Uniti si devono al fatto che sono state le sue inchieste, scomode per il potere, a rivelare il massacro di civili a My Lai in Vietnam (1968) e lo scandalo della prigione di Abu Ghraib in Iraq (2003). Questa volta, grazie a fonti privilegiate della sicurezza nazionale, ha ricostruito nei dettagli un'operazione finora avvolta dal mistero circa i mandanti e gli esecutori, tanto è vero che all'inizio si ipotizzò perfino un autosabotaggio russo, tesi a cui Mosca rispose puntando il dito contro la Gran Bretagna e gli Usa, ma senza prove. Anche per questo l'esplosione che il 26 settembre 2022 ha fatto saltare i tubi dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico è entrata nel cono d'ombra dei media, lasciando sempre più spazio alla guerra di aggressione di Vladimir Putin contro l'Ucraina.
Secondo l'inchiesta di Hersch, l'ideazione e la pianificazione della distruzione del gasdotto russo-tedesco è iniziata nel dicembre 2021, poco prima dell'invasione russa in Ucraina, avvenuta il 24 febbraio 2022, ed è stata gestita in totale segretezza da una task force guidata da Jake Sullivan, consigliere nazionale per la sicurezza, in totale accordo con Biden. L'opposizione americana ai due gasdotti Nord Stream (il primo avviato nel 2005, il secondo completato nel settembre 2021, ma mai entrato in funzione) si basava sul fatto che i profitti di Gazprom, azionista russo di maggioranza, bastavano da soli a coprire il 49% del bilancio statale russo. Risorse fondamentali, con cui Putin ha potuto riarmare la Russia, finanziare alcune guerre (Cecenia, Georgia, Crimea), per poi invadere l'Ucraina. Risorse finanziarie, sottolinea Hersh, fornite a Putin soprattutto dalla Germania, ma anche da altri paesi europei, i quali «sarebbero diventati dipendenti dal gas naturale a basso prezzo fornito dalla Russia, riducendo al contempo la dipendenza dall'America. Esattamente come è avvenuto».
Come spezzare questo legame, soprattutto tra Germania e Russia, è un tema sul quale negli Usa si dibatteva fino dai tempi della presidenza di Donald Trump. L'obiettivo è stato fatto proprio anche da Biden, ma sul modo di realizzarlo i suoi consiglieri sono stati divisi a lungo. Scrive Hersh: «La Marina ha proposto di utilizzare un sottomarino di recente costruzione per attaccare direttamente l'oleodotto. L'aeronautica ha suggerito di sganciare bombe con spolette ritardate che potessero essere innescate a distanza. La Cia sosteneva che qualunque cosa fosse stata fatta, doveva restare segreta. Se l'attacco fosse stato riconducibile agli Stati Uniti, sarebbe stato considerato un atto di guerra». Secondo la fonte di Hersh, «alcuni uomini della Cia e del Dipartimento di Stato dicevano: non fatelo, è stupido, sarà un incubo politico se si venisse a sapere».
C'era poi un ostacolo non da poco. Gli Stati Uniti, a differenza della Russia, sono una democrazia e le operazioni militari sotto copertura devono essere comunicate al Congresso. A meno che l'operazione non sia preannunciata pubblicamente, sia pure con la dovuta cautela. Ed è proprio questo che è avvenuto quando Biden ha ricevuto Olaf Scholz a Washington il 7 febbraio 2022, pochi giorni prima dell'invasione dell'Ucraina, con migliaia di carri armati russi già schierati ai confini. Nel briefing con la stampa dopo l'incontro, a sorpresa, Biden disse: «Se la Russia invade… non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a tutto». Lo stesso messaggio fu ribadito dalla sottosegretaria Victoria Nuland: «Se la Russia invade l'Ucraina, in un modo o nell'altro il Nord Stream 2 non andrà avanti». A quel punto l'operazione Nord Stream venne declassificata a «operazione di intelligence altamente riservata», quindi senza più l'obbligo di informare il Congresso.
Nel marzo 2022 iniziarono i preparativi per il sabotaggio del gasdotto sottomarino. L'inchiesta di Hersh è piena di dettagli. L'operazione è stata compiuta da una squadra di sommozzatori d'élite della Marina Usa, con base a Panama City, in grado di scendere fino a 85 metri sott'acqua nel Mar Baltico, in un punto vicino alla Danimarca con bassi fondali, per collocare l'esplosivo C4 sui quattro tubi del gasdotto. Al fianco della squadra Usa ha operato in segreto una base della marina della Norvegia per l'individuazione del punto ottimale. Il tutto con un lavoro durato circa tre mesi. Per non farsi scoprire dai russi, i sabotatori si sono uniti a una periodica esercitazione Nato nel Baltico, in programma ogni anno a giugno.
Fu allora che collocarono il C4, con inneschi sofisticati, per provocare l'esplosione anche a distanza di tempo. Il 26 settembre un aereo della marina norvegese, in un volo apparentemente di routine, sganciò una bomba sonar sul Baltico. Subito le cariche di C4 misero fuori gioco 3 tubi su 4 dei due gasdotti. Missione compiuta: il Nord Stream è un rottame in fondo al Baltico.