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    Predefinito Giu' le mani dai bambini

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Un’educazione sessuale completa protegge i bambini e contribuisce a rendere la società più sicura e inclusiva.

    STRASBURGO 21/07/2020

    La sessualità è parte integrante della vita di ogni individuo. I bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze hanno il diritto di ricevere informazioni affidabili, scientificamente accurate e complete al riguardo. Eppure, l’educazione sessuale nelle scuole è un argomento sensibile. Dalla sua prima introduzione nei programmi scolastici europei, negli anni Settanta, è stata al centro di dibattiti, spesso accesi, tra genitori, responsabili religiosi e leader politici, per determinare cosa debba essere insegnato e a quale età.

    Numerosi Stati membri del Consiglio d’Europa hanno compiuto notevoli progressi negli ultimi decenni sia nell’impartirel’educazione sessuale che nel migliorarne i contenuti , al fine di accertarsi che non si limiti agli aspetti della biologia e della riproduzione, ma consenta realmente ai bambini di conoscere il loro corpo e i loro diritti e di ricevere adeguate informazioni sulla parità di genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e su come costruire relazioni sane (tale approccio è comunemente chiamato “educazione sessuale completa”).

    Riemergono le resistenze all’educazione sessuale

    Nonostante i vantaggi di un’educazione sessuale completa sia per i bambini che per la società nel suo insieme siano stati ampiamente dimostrati, i corsi di educazione sessuale obbligatori nelle scuole si trovano oggi a dover fronteggiare nuove forme di opposizione Tali resistenze rispecchiano spesso una più ampia opposizione alla piena realizzazione dei diritti umani di alcuni gruppi specifici, in particolare delle donne, delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) e, in una certa misura, dei bambini stessi, poiché è percepita come una minaccia per i valori tradizionali e religiosi.

    Nel 2019, un gruppo di cittadini ha presentato al Parlamento polacco un progetto di legge intitolato “Stop alla pedofilia”, che prevede l’introduzione di pene severe, compresa la detenzione, per chiunque, in ambito educativo o scolastico, “promuova o approvi il fatto che dei minori abbiano rapporti sessuali od altre attività sessuali”. In tale occasione avevo espresso il timore che questo progetto di legge potesse essere utilizzato per criminalizzare l’offerta di un’educazione sessuale agli alunni. Più recentemente, il Presidente polacco, nell’ambito della sua campagna elettorale per un secondo mandato, ha promesso che, se rieletto, avrebbe vietato alle scuole di affrontare le questioni LGBT nei corsi di educazione sessuale. L’anno scorso, a Birmingham (Regno Unito), gruppi di comunità religiose e di genitori hanno organizzato proteste davanti a degli istituti scolastici in cui si impartivano agli alunni informazioni sulle relazioni omosessuali e su questioni transgender. La recente adozione da parte del Parlamento rumeno, nel giugno 2020, di un testo di legge che sopprime l’obbligo di integrare l’educazione sessuale completa nei programmi scolastici rappresenta un altro esempio di questa rinnovata opposizione al diritto dei bambini all’educazione sessuale. Tale decisione, è intervenuta dopo l’adozione, all’inizio del 2020, di un’altra legge in Romania che aveva reso obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole e che era stata considerata da organizzazioni religiose come una “violazione dell’innocenza dell’infanzia.”

    In Italia, come constatato dal Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO), incaricato di vigilare sull’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la Convenzione di Istanbul), l’iniziativa governativa lanciata nel 2015 per l’elaborazione di “Linee guida nazionali per l’educazione affettiva, sessuale e in materia di salute riproduttiva nelle scuole ” è stata interrotta a causa di un crescente movimento di resistenza all’educazione sessuale e della stigmatizzazione dei partecipanti, spesso rafforzata da campagne di disinformazione sul contenuto di tali corsi. Nella regione autonoma spagnola di Murcia, i genitori hanno ormai la possibilità di chiedere che i figli siano dispensati da certi corsi impartiti da esperti esterni alla scuola, qualora ritengano che la materia trattata o la scelta degli educatori non siano compatibili con le loro opinioni su determinate questioni. Tale possibilità rischia di compromettere l’accesso degli alunni all’educazione sessuale e relazionale-affettiva, dal momento che tale materia, come altre legate all’educazione ai diritti umani, è generalmente insegnata da docenti esterni, nell’ambito del programma scolastico ordinario.

    Sfatare i miti sull’educazione sessuale completa

    Si stanno moltiplicando in Europa le campagne miranti a diffondere false notizie o informazioni distorte sui corsi di educazione sessuale attualmente esistenti nelle scuole, che sono accusati di favorire la sessualizzazione precoce dei bambini, di “fare propaganda a favore dell’omossessualità”, di diffondere “l’ideologia di genere” e di privare i genitori del diritto di educare i figli secondo i loro valori e le loro convinzioni. Le false notizie sul contenuto dei programmi sono diffuse con l’intento deliberato di spaventare i genitori.

    È giunto il momento di ristabilire la verità. L’UNESCO ha definito la finalità dell’educazione sessuale completa come “l’insegnamento e l’apprendimento degli aspetti cognitivi, affettivi, fisici e sociali della sessualità. Mira a dotare i bambini e i ragazzi di conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di realizzarsi, nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità, di sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, di capire come le loro scelte influenzano il loro benessere e quello altrui, e di comprendere i loro diritti e tutelarli per tutta la vita.”

    Contrariamente a quanto sostengono i detrattori dell’educazione sessuale completa, degli studi condotti a livello nazionale e internazionale ne hanno evidenziato i vantaggi, tra cui quello di ritardare l’età del primo rapporto sessuale, di ridurre i comportamenti sessuali a rischio, di promuovere l’utilizzo dei metodi contraccettivi e di migliorare gli atteggiamenti legati alla salute sessuale e riproduttiva.

    I corsi di educazione sessuale a scuola sono oggi più necessari che mai, dal momento che, nella maggior parte dei casi, i bambini possono ottenere informazioni altrove , e, di fatto, le ottengono , in particolare su internet o sui social media. Tali fonti di informazione possono certamente essere utili ed appropriate, ma possono anche trasmettere un’immagine distorta della sessualità e trascurare alcuni dei suoi aspetti legati alla dimensione affettiva e ai diritti . Inoltre, sui siti internet e sui social media i bambini possono trovare contenuti scientificamente inesatti, ad esempio in materia di contraccezione.

    Vale la pena sottolineare che i corsi di educazione sessuale mirano a integrare, e non a sostituire, gli insegnamenti ricevuti dai genitori. Ma l’educazione sessuale non può essere lasciata interamente alla famiglia. Per quale altra materia scientifica accetteremmo di affidare l’insegnamento unicamente a internet o alle famiglie?

    L’educazione sessuale completa rappresenta uno strumento efficace per combattere la violenza, gli abusi e la discriminazione e per promuovere il rispetto della diversità

    L’educazione in materia di sessualità, quando è completa, va ben oltre l’informazione sulla riproduzione e sulla prevenzione dei rischi legati alla sessualità.

    L’educazione sessuale è essenziale per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui bambini, la violenza sessuale e lo sfruttamento sessuale. La Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (“la Convenzione di Lanzarote”) chiede agli Stati di garantire che “i minori, nel corso dell’ istruzione primaria e secondaria, ricevano informazioni sui rischi di sfruttamento e di abusi sessuali come pure sui modi per proteggersi, adattate alle loro capacità cognitive.” Il Comitato di Lanzarote, incaricato del monitoraggio dell’applicazione della Convenzione, ha ad esempio sottolineato che la scuola è un ambiente particolarmente propizio per informare sul problema diffuso degli abusi sessuali commessi sui minori entro le mura domestiche o nella “cerchia di persone fidate”.

    L’importanza dell’educazione sessuale per proteggere i bambini dai reati sessuali online è stata evidenziata durante il periodo di confinamento per contenere la pandemia di COVID-19. Come è stato rilevato dal Comitato di Lanzarote, in tale periodo un numero crescente di minori è rimasto particolarmente esposto al rischio di adescamento online, estorsione sessuale, cyberbullismo od altre forme di sfruttamento sessuale facilitate dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il Comitato ha sollecitato gli Stati a rafforzare le informazioni sui rischi a cui sono esposti i bambini che navigano online e sui loro diritti, sui servizi di consulenza e di sostegno. Al riguardo, constato con interesse che in alcuni paesi, quali ad esempio l’Estonia, i corsi di educazione sessuale hanno continuato ad essere impartiti in tale periodo, nell’ambito della didattica a distanza.

    L’educazione sessuale è inoltre essenziale per prevenire la violenza di genere e la discriminazione nei confronti delle donne. Dovrebbe pertanto essere utilizzata, fin dall’inizio della scolarità, per contribuire a trasmettere messaggi incisivi a favore dell’uguaglianza tra le donne e gli uomini, promuovere dei ruoli di genere non stereotipati ed educare sulle questioni del mutuo rispetto, del consenso ai rapporti sessuali, della risoluzione non violenta dei conflitti nelle relazioni interpersonali e del rispetto dell’integrità personale, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul.

    L’educazione sessuale costituisce ugualmente un ambito ideale per sensibilizzare sulla questione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, che comprende l’accesso a metodi contraccettivi moderni e all’aborto sicuro. Degli studi condotti in Europa sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) mostrano che il tasso di natalitàtra le adolescenti tende ad essere più elevato in alcuni paesi, come la Bulgaria e la Georgia, che non hanno istituito l’obbligo dei corsi di educazione sessuale completa a scuola. Le gravidanze precoci, oltre ad essere potenzialmente molto pericolose per la salute delle adolescenti, limitano seriamente la loro possibilità di proseguire gli studi.

    I corsi di educazione sessuale esistenti tendono spesso a ignorare completamente le persone LGBTI e le questioni che le riguardano, e perfino a stigmatizzarle. Eppure, i giovani LGBTI sono spesso vittime di episodi di bullismo a scuola e sono esposti a maggiori rischi di autolesionismo o di suicidio, visto il rifiuto del loro orientamento sessuale da parte della società. Dovrebbero invece ricevere, come tutti gli altriminori, un’educazione sessuale completa corrispondente ai loro bisogni. Pertanto, l’educazione sessuale dovrebbe includere informazioni pertinenti per loro, scientificamente esatte ed adatte alla loro età. Si tratta di aiutare i bambini a comprendere il significato dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere e di sfatare i miti e gli stereotipi negativi spesso associati alle persone LGBTI.

    Nel fornire informazioni fattuali e non stigmatizzanti sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, in quanto aspetti dello sviluppo umano, l’educazione sessuale completa può aiutare a salvare delle vite. Può contribuire a combattere l’omofobia e la transfobia, in ambito scolastico e non solo, e a creare un contesto di apprendimento più sicuro e più inclusivo per tutti.

    I bambini e i giovani hanno il diritto di ricevere un’educazione sessuale completa

    Gli organi internazionali di protezione dei diritti umani hanno stabilito che i bambini e i giovani hanno il diritto di ricevere un’educazione sessuale completa ed esatta, sostenuta da solide basi scientifiche, sensibile ai valori culturali e basata sulle vigenti norme internazionali, tra cui figurano la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, e, a livello europeo, la Carta sociale europea e le già citate Convenzioni di Lanzarote e di Istanbul.

    Il diritto di ricevere un’educazione sessuale completa deriva da una serie di diritti umani tutelati, quali il diritto di vivere liberi dalla violenza e dalla discriminazione, di godere del miglior stato possibile di salute fisica e mentale, ma anche il diritto di ricevere o comunicare informazioni e di ricevere un’istruzione di qualità e inclusiva, compresa l’educazione ai diritti umani. In un rapporto pubblicato nel 2010 sull’educazione sessuale, il Relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’educazione ha sottolineato che l’educazione sessuale “deve essere considerata un diritto a sé stante, ed unito chiaramente ad altri diritti, in virtù del principio dell’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani.” La necessità di beneficiare di un’educazione sessuale è inoltre citata nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile ed è d’altronde essenziale per conseguire numerosi obiettivi previsti nell’Agenda.

    Misure principali per migliorare l’attuazione di un’educazione sessuale completa

    Un’educazione sessuale completa fa parte di un’educazione di qualità. Dovrebbe quindi essere prevista dalla legge, essere obbligatoria ed essere integrata nel sistema educativo fin dai primi anni della scolarità. È preoccupante constatare che, secondo un’indagine del 2018, l’educazione sessuale era obbligatoria unicamente in 11 dei 22 Stati membri del Consiglio d’Europa che erano stati esaminati.

    Coloro che si oppongono ai corsi di educazione sessuale spesso invocano il diritto dei genitori di dispensare i figli dai corsi obbligatori di educazione sessuale. Tuttavia, le norme internazionali in materia di diritti umani relative alla libertà di religione o di credo non consentono ai genitori di fare esonerare i figli da tali corsi, se le informazioni pertinenti sono impartite in modo obiettivo e imparziale, come viene ugualmente ricordato in un documento tematico sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, pubblicato dal mio Ufficio nel 2017. Ho pertanto appreso con soddisfazione che nel gennaio 2020, il Governo del Galles ha eliminato la possibilità dei genitori di impedire ai figli di seguire i corsi previsti dal programma scolastico relativi all’educazione sessuale inclusiva e all’affettività.

    I programmi scolastici e i metodi didattici devono essere adattati alle diverse fasi di sviluppo dei bambini e prendere in considerazione l’evoluzione delle loro capacità di comprensione. Gli Orientamenti tecnici internazionali in materia di educazione sessuale, pubblicati dall’UNESCO nel 2018, si riferiscono a fasce d’età, a partire dai 5-8 anni, fino ai 15-18 anni e più. Come è sottolineato in questi orientamenti, è essenziale che i giovani ricevano informazioni sulla sessualità ei comportamenti sessuali non rischiosi prima di essere sessualmente attivi, per essere adeguatamente preparati ad avere rapporti sani e consensuali. L’UNESCO raccomanda inoltre metodi partecipativi e centrati sull’allievo, che consentono al bambino di sviluppare uno spirito critico.

    Le informazioni fornite ai bambini nell’ambito dell’educazione sessuale devono essere pertinenti e basate sulle conoscenze scientifiche e sulle norme in materia di diritti umani. L’educazione sessuale non deve esprimere giudizi di valore, né contribuire a perpetuare pregiudizi e stereotipi. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha sottolineato che “l’educazione in materia di salute sessuale e riproduttiva deve essere impartita agli alunni senza alcuna discriminazione, fondata su qualsiasi motivo” e non deve essere utilizzata “come mezzo per rafforzare stereotipi avvilenti per la dignità delle persone e per perpetuare forme di pregiudizio che contribuiscono all’esclusione sociale di gruppi tradizionalmente emarginati o di altri gruppi vittime di una discriminazione radicata o di altre situazioni di disagio sociale che conducono a una negazione della loro dignità umana.” I programmi scolastici relativi all’educazione sessuale dovrebbero inoltre essere valutati e riveduti regolarmente, per accertarsi che siano affidabili e corrispondano ai bisogni riscontrati.

    È essenziale fornire alle famiglie informazioni precise sugli argomenti effettivamente trattati nell’educazione sessuale (e quelli che non saranno trattati) e spiegare loro i vantaggi che comporta per tutti, e non soltanto per i bambini. Per essere accettata e attuata con successo, l’educazione sessuale deve evidentemente prendere in considerazione il contesto culturale e religioso dei genitori e della popolazione locale. Gli istituti scolastici dovrebbero quindi essere incoraggiati a cooperare con i genitori e la comunità, e, ove necessario, con i responsabili religiosi, tenendo conto delle loro opinioni, purché non siano contrarie agli obiettivi dell’educazione sessuale, all’interesse superiore dei bambini e alle norme dei diritti umani.

    È importante consultare e coinvolgere anzitutto gli stessi giovani, per accertarsi che il contenuto dell’educazione loro impartita sia utile e adatto alle loro esigenze. L’apprendimento reciproco tra compagni di scuola può svolgere un ruolo rilevante al riguardo. Ad esempio, il Ministero dell’Istruzione dell’Ucraina ha deciso, alla fine del 2019, di introdurre negli istituti scolastici dei programmi di educazione sessuale e di prevenzione dell’AIDS basati sull’insegnamento cooperativo, che sono impartiti da un’organizzazione giovanile internazionale.

    Un’educazione sessuale completa deve ugualmente essere fornita ai bambini e ai giovani non scolarizzati. È particolarmente importante per i bambini e i giovani con disabilità, molti dei quali purtroppo non hanno ancora accesso al sistema educativo generale. Si tende ad ignorare la loro sessualità, o perfino a percepirla come dannosa, e sono di conseguenza sovente privati di qualsiasi informazione adeguata sulle questioni sessuali e relazionali, malgrado la loro particolare situazione di vulnerabilità agli abusi e allo sfruttamento sessuale. L’educazione sessuale online può rivelarsi un utile strumento per i bambini non scolarizzati, purché abbiano accesso a spazi digitali sicuri e inclusivi.

    È infine indispensabile che gli insegnanti ricevano la formazione specializzata ed il sostegno di cui hanno bisogno per impartire corsi di educazione sessuale completa, indipendentemente dal fatto che certi aspetti di tale educazione siano affidati a educatori esterni alla scuola. Un mezzo efficace per consentire agli insegnanti di essere adeguatamente preparati al riguardo consiste nell’integrare sistematicamente dei corsi sull’educazione sessuale nei loro programmi di formazione, come è stato fatto in Estonia e in Finlandia. Inoltre, l’attuazione di corsi di educazione sessuale negli istituti scolastici dovrebbe essere accuratamente e regolarmente monitorata e valutata.

    In considerazione delle crescenti difficoltà incontrate per l’attuazione dell’educazione sessuale e delle sempre più forti opposizioni che deve affrontare, è essenziale che i responsabili politici si pronuncino e ricordino alla popolazione che l’accesso a un’educazione sessuale completa è un diritto umano e un vantaggio per l’insieme della società. Tramite l’educazione sessuale si conoscono i propri diritti e si impara a rispettare i diritti altrui, a tutelare la propria salute e ad adottare un atteggiamento positivo nei confronti della sessualità e dei rapporti con gli altri. Consente inoltre di acquisire competenze utili per tutta la vita, quali la fiducia in sé, lo spirito critico e la capacità di prendere decisioni informate. È ovvio che non c’è nulla di riprovevole in tutto questo.

    Dunja Mijatović

    [Fonte]

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    Predefinito Re: Giu' le mani dai bambini

    Pedofilia e satanismo, macabro impero delle élites globalizzate

    Non bisogna aver paura di dire la verità: il satanismo nell’Occidente anglosassone ha una presa molto forte sulle élite globalizzate. Non serve essere complottisti per pensarlo, né siamo noi gli unici, dalle pagine di questo giornale, a lanciare questa denuncia. Per citare uno fra i tanti che hanno denunciato la morale deviata delle élite anglosassoni occidentali, faremo il nome del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Lo stesso Putin, infatti, con la solita chiarezza che lo contraddistingue, ha più volte sottolineato come satanismo e pedofilia siano una delle principali sfide della Russia di oggi. Sempre il Presidente russo ha aggiunto:
    “Vediamo che molti dei paesi euro-atlantici stanno effettivamente rifiutando le loro radici, compresi i valori cristiani che costituiscono la base della civiltà occidentale. Stanno negando i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e anche sessuali. Stanno attuando politiche che equiparano le famiglie numerose a collaborazioni tra persone dello stesso sesso, credono in Satana”.
    Congiungendo i numerosi fatti, indizi e avvenimenti particolari con un filo rosso si viene infatti a creare un quadro dalla devianza sconcertante. Dal famoso caso Epstein, alle società apertamente pedofile presenti in America, dalle femministe radicali all’aborto fino alla martellante guerra dei fondamentalisti dell’ideologia gender che vogliono “liberare” ogni pratica sessuale, pedofilia in primis; possiamo dire che “contra factum non valet argumentum”. Contro i fatti non sta in piedi nessun discorso. Basta guardare il quadro d’insieme e parlare di satanismo in relazione alle élite finanziarie e politiche americane e globali non è più così strano. Uno dei fatti che vogliamo sottoporvi è quello del caso Epstein.
    Il famosissimo uomo d’affari americano d’origine ebraica, dichiaratamente pedofilo, è stato trovato morto nella cella della sua prigione il 10 agosto del 2019. Epstein era famoso non solo per essere stato invischiato in diversi casi di abuso su minori, ma anche per le numerose amicizie che coltivava nei piani alti della finanza e della politica americana. Il miliardario era infatti a capo di un’organizzazione di traffico di minori che poi utilizzava per soddisfare i suoi piaceri e quelli dei suoi ricchi clienti e amici. Fedele amico di Bill Clinton, noto appunto per altre derive sessuali, e della sua famiglia, nonché di Trump; Epstein possedeva un’isola tropicale completamente cablata e monitorata da telecamere che, a quanto pare, hanno portato alla sua fine. Dopo anni di accuse e di tribunale la magistratura americana è infine riuscita a metterlo all’angolo. Finalmente preso in custodia dalla polizia Epstein è stato isolato in una cella anti-suicidio controllata da due guardie 24h su 24 e da una telecamera fissa. Ma non è servito a nulla, Epstein infatti è stato ritrovato morto strangolato. Suicidio, dicono. Un vero peccato che, per ben tre ore e proprio quella sera, le guardie si erano addormentate e la telecamera aveva smesso di funzionare.
    A cosa deve però la sua fine Epstein? Molto probabilmente al fatto che aveva filmato tutti i rapporti che gli ospiti della sua famosa isola del piacere avevano avuto con ragazze minorenni. Secondo il Dipartimento di Giustizia tutti questi filmati messi su compact disc dovrebbero essere rinchiusi nella cassaforte del defunto Epstein nella sua dimora di New York. Ciononostante, di questi dischi non si è più saputo niente e tutto si è concluso con un nulla di fatto. Può sembrare strano, viste le prove schiaccianti e la possibilità di mettere le mani su filmati così compromettenti, ma non sembra più tanto strano quando si tirano in ballo sia il Mossad che l’FBI. Secondo numerosi giornalisti il “suicida” Epstein era in contatto con entrambe le agenzie ed era suo compito fornire i suddetti video ad entrambe in modo tale che potessero ricattare a loro volta i facoltosi “ospiti” della sua isola del male.
    Durante le stesse indagini è giunto nelle mani degli investigatori un libretto nero che era in custodia dal maggiordomo di Epstein. In questo comparivano numerosi nomi fra cui, per citarne alcuni di “poco ponto”, il senatore Ted Kennedy, il premio Nobel per la pace Eli Weisel, Donald Trump, Mick Jagger, Courtney Love, Richard Bronson, Tony Blair, Henry Kissinger e Rupert Murdoch.
    Non è nemmeno sfuggito agli occhi dei giornalisti che sulla sua isola del piacere e del terrore ci fosse una sorta di piccolo tempio massonico simile ad una Sinagoga. Mentre in un’altra stanza è stato ritrovato un ritratto di Bill Clinton, suo grande amico, vestito da donna. Alla luce dei fatti non sembrano più così tanto strane le coincidenze che hanno portato al suo “suicidio”. Né che Epstein fosse tanto amico di Bill e della famiglia Clinton. In poche righe abbiamo cercato di descrivere uno dei casi più oscuri del nostro secolo, ma è solo uno dei tanti che vedono convergere satanismo ed élites della politica o della finanza americane.
    La corruzione morale, fisica e spirituale di persone come Epstein può sembrare un’eccezione, ma nel tessuto sociale americano stanno divenendo la regola. Parrebbe difficile pensare che il paese dei quacqueri e del proibizionismo, dei mormoni e del ringraziamento sia lo stesso che ha dato vita ai movimenti LGBTQ, alla lotta per la liberazione della pedofilia e alla lotta a tutto ciò che v’è di sacro in questo mondo. Basti ricordare che Hillary Clinton, paladina del movimento radical feminist americano è una convinta sostenitrice dell’aborto e che durante la sua ultima campagna politica ha ricevuto 30 milioni di dollari da una nota agenzia di “planned parenthood” statunitense. Soldi insanguinati del sangue di milioni di piccoli bambini immolati sull’altare di una falsa “libertà”. Per coloro che sono addentro a certe letture, è risaputo che non è per nulla strano. Anzi, il Protestantesimo è una delle forze corruttrici e sovvertitrici della Tradizione, intimamente legata al Capitalismo così come a certe derivazioni neospiritualiste e neocon che stanno da tempo inquinando le Civiltà tradizionali.
    Se fra le classi dirigenti americane si agitano forze oscure che vanno al di là del semplice edonismo, il satanismo ha attecchito anche a livello più “popolare” in America. Pure la bassa manovalanza satanista si sta infatti agitando ormai da qualche tempo negli States. Coadiuvata dalle folli pretese LGBTQ e dai movimenti no gender, questi veri e propri adoratori del maligno giocano sulla parola libertà per “normalizzare” la propria situazione. Capita a volte che siano pure aiutati nelle loro manifestazioni dai protestanti, tanto per sottolineare ancora una volta la degenerazione della chiesa riformista.
    Azioni di protesta, fondazione di veri e propri templi, con anche la complicità di alcune sette cristiane, sono ormai all’ordine del giorno nella ex-puritana America. A riguardo ha fatto grande scalpore, nell’agosto del 2018, l’esposizione davanti al municipio di Little Rock in Arkansas, di una statua di Baphomet. Circa 150 seguaci del Satanic Temple, insieme a diverse comunità cristiane protestanti, hanno infatti esposto una statua molto eloquente raffigurante Baphomet (testa di caprone, ali, pene erette ecc.) adorato da due bambini, in segno di protesta. La protesta era volta a far rimuovere una statua dedicata ai dieci comandamenti nel nome della libertà di religione. Un gesto folle e inconsueto, a cui, tristemente, non ha fatto seguito alcuna condanna da parte del Vescovo cattolico e nessun rito di purificazione.
    Ma torniamo a Putin. In un discorso al forum internazionale di Valdai, il presidente russo non ha avuto paura di dire che “In Europa e Occidente prospera la cultura pedofila e il satanismo”. Dopotutto come dargli torto? L’attacco costante alla religione, in ogni sua forma e rappresentazione, la folle guerra delle femministe e dei movimenti LGBTQ alla famiglia tradizionale e alla figura del Padre e della Madre. I partiti pedofili in Olanda, nonché le diverse e tanto desiderate proposte di legalizzazione di sostanze stupefacenti sono una chiarissima manifestazione di questa cultura della pedofilia e del satanismo identificate da Putin.
    A questo punto può essere normale chiedersi, e noi? Noi Patria di Roma, sede del Vaticano e Paese Cattolico per eccellenza, noi ne siamo infettati?

    Non v’è migliore riposta che parlare della vergognosa statua dell’artista Ontani esposta a Vergato. Una statua, che nella (falsa?) ingenuità del sindaco e dell’artista dovrebbe rappresentare il fiume, (fauno) e i suoi affluenti (il bambino sulle spalle del fauno), ma che in realtà si mostra pienamente per quello che è: un ritratto del Satanasso. Ben altri autori, e migliori del tale Ontani hanno avuto l’ardire e la compiacenza di ritrarre temi mitici greci e latini ai tempi del Cattolicesimo imperante, ma lo hanno sempre fatto con finezza, con sagacia e con un chiaro spirito religioso tendente al lato solare e non a quello infero e diabolico. Di fronte alla statua di Ontani le espressioni suscitate sono tutt’altre, ben più vicine alle miserabili esistenze di Epstein&company.
    Tralasciando il caso delle Bestie di Satana degli anni novanta, legati a numerosi omicidi, suicidi ed abusi fra adolescenti e giovani, uno scandalo legato a questi argomenti dei nostri giorni è quello di Bibbiano. Al centro di tutte questi scandali vi è la furiosa battaglia che il mondo radical e liberal anglosassone sta combattendo a 360° contro la famiglia tradizionale. Falsario per eccellenza, il maligno è riuscito a plagiare migliaia di persone con la mistificazione della parola “libertà”.


    Costoro credono di combattere una giusta battaglia quando lottano per l’aborto, per la degenerazione morale e sessuale, quando, dunque, si adoperano con grande furia a combattere contro la Tradizione. Queste araldi della dissoluzione agiscono propagandando il male attraverso i più diversi canali di comunicazione: televisione, libri, politica, informazione, cinema arte e teatro. Fra questi centri di diffusione del male si pone in prima fila Hollywood ed il mondo dello spettacolo americano, che da anni ci propina vere e proprie campagne mediatiche a favore dell’omosessualità, dell’aborto, della dissoluzione della famiglia e dei valori tradizionali. Non è dunque un caso se, proprio in California, proliferano sette sataniche, sette pseudo-religiose e da questa terra hanno avuto origine la maggior parte dei movimenti radical femministi e LGBTQ. La loro costante campagna di dissoluzione continua imperversa da anni, prima in maniera più velata ed ora sempre più apertamente. Giorno dopo giorno riescono a farci credere ciò che vogliono attraverso una campagna subdola e costante. Se oggi pare infatti assurdo permettere un partito pro-pedofilia; in Olanda e Stati Uniti questi esistono già, e a poco a poco arriveranno anche da noi, nel nome della falsa libertà. Sempre Putin, a riguardo, è stato estremamente chiaro:
    “Gli eccessi di politically correct hanno raggiunto il punto in cui le persone stanno seriamente parlando della creazione e registrazione di partiti politici il cui scopo è promuovere la pedofilia”.
    Per l’Uomo della Tradizione è giusto e doveroso combattere, con ogni mezzo, e laddove possibile, il male assoluto. Soprattutto questo male insinuoso e suadente, che fa leva sul piacere e sui sensi per diventare non una maligna eccezione, ma triste norma. Bisogna con fermezza e giustezza combattere ogni degenerazione della Civiltà tradizionale. Quella civiltà sacra fondata sul sangue e sul rapporto con Dio, “così in cielo come in Terra”. È dunque giusto combattere contro l’ideologia liberal e no gender, contro l’aborto e la pedofilia, contro qualsiasi degenerazione della morale. Queste sono tutte le avanguardie del grande nemico che piace tanto alle classi dirigenti anglosassoni.

  3. #3
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    Predefinito Re: Giu' le mani dai bambini

    https://www.azionetradizionale.com/2020/04/19/pedofilia-e-satanismo-macabro-impero-delle-elites-globalizzate/

  4. #4
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    Predefinito Re: Giu' le mani dai bambini

    «NORMALIZZARE E ACCETTARE LA PEDOFILIA». IL “REVIVAL PRO-PEDOFILO” DI CUI NESSUNO PARLA


    Sulla scia pedo-libertaria inaugurata nel ’68, sono sorte negli ultimi anni organizzazioni e piattaforme web con l’obiettivo dichiarato di normalizzare la pedofilia, promuovendo esplicitamente il sostegno ai pedofili, al punto che il National Justice Party (NJP), con sede in Pennsylvania, è arrivato a parlare di una vera e propria «rinascita del movimento di accettazione della pedofilia», in un «revival pro-pedofilo» dalle tinte grottesche.

    Ma che cosa vuol dire in sostanza “normalizzare” e “accettare” la pedofilia?

    È molto semplice: “normalizzare” vorrebbe dire rimuovere tale perversione dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA), per riclassificarla come normale orientamento sessuale (come avvenne con l’omosessualità negli anni ’70), mentre “accettare” vorrebbe dire abbattere le tradizionali barriere di pregiudizi che separano la nostra società dai pedofili, accettandoli quindi come persone normali (ma con un diverso orientamento sessuale) e sostituendo il termine “pedofilo” – oggi divenuto dispregiativo – con “persona attratta da minori” (minor attracted person) o addirittura con “boylover“.

    Lo stesso New York Times, giornale mainstream letto da milioni di persone, si è espresso a favore della pedofilia. In un articolo del 2015 scritto dalla professoressa Margo Kaplan, si sostiene infatti che una percentuale significativa della popolazione maschile, molto tempo dopo il periodo della pubertà, continua a sentirsi attratta dai bambini in età prepuberale, e che la pedofilia «non è una scelta», ma una condizione del tutto «naturale», a causa della quale le persone che ne soffrono sono costrette a nascondere agli altri il proprio disturbo per non perdere opportunità di lavoro ed evitare critiche, arrivando spesso a «pensare al suicidio».

    Philip Tromovitch, professore all’Università giapponese di Doshisha, ha rilanciato addirittura la tesi della «prevalenza della pedofilia», secondo la quale «gli uomini in maggioranza sono probabilmente pedofili o ebefili» e quindi «l’attrazione pedofila è normale e naturale nei maschi umani».

    Il “B4U-ACT“

    A guidare questo bizzarro «revival pro-pedofilo» internazionale è il B4U-ACT, organizzazione non-profit fondata nel 2003 dall’ebreo Michael F. Melsheimer con sede nel Maryland, che riunisce «professionisti della salute mentale e attivisti simpatizzanti a favore della pedofilia», con l’obiettivo di creare le dinamiche necessarie per portare alla normalizzazione e all’accettazione della pedofilia in Occidente e rendere disponibili ai pedofili «servizi di salute mentale efficaci e compassionevoli, sfidando al contempo i presupposti culturali negativi che spesso fungono da barriere al trattamento, aumentando così la probabilità che le persone attratte da minori conducano vite produttive e significative».

    Il B4U-ACT, che pubblica anche un giornale trimestrale (il B4U-ACT Quarterly Review), ha tuttavia sponsorizzato negli anni varie conferenze legate al tema della pedofilia. L’evento più noto e significativo, «sostenuto quasi interamente da ebrei», è stato sicuramente il breafing svoltosi a Baltimora il 17 agosto 2011 insieme a diversi ricercatori di svariate università americane. In tale occasione, gli attivisti e gli psichiatri del B4U-ACT hanno ribadito i propri propositi pedo-libertari, ponendo le fondamenta per esercitare forti pressioni sull’APA in modo da fare rimuovere la pedofilia dal già citato Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), per riclassificarla come normale orientamento sessuale non criminale e pienamente legittimo.

    «Proprio come è avvenuto storicamente con l’omosessualità», ha dichiarato un attivista del B4U-ACT, «la società sta attualmente affrontando la questione della pedofilia con un equilibrio che è molto più pesato sul lato delle soluzioni di giustizia penale che sul lato delle soluzioni per la salute mentale».

    Ma non tutti si sono dichiarati favorevoli alla causa della pedofilia. Judith Reisman, ad esempio, professoressa alla Facoltà di Giurisprudenza della Liberty University, ha definito la sopracitata conferenza parte di una «strategia per condizionare le persone ad accettare i pedofili».

    «La prima cosa che fanno è convincere il pubblico a rinunciare a considerare un atto criminale il gesto commesso dall’autore del reato [il pedofilo], [invitando] a pensare a lui come se si pensasse al proprio stato emotivo, a empatizzare e simpatizzare [con lui]», ha dichiarato Judith Reisman. «L’obiettivo è far uscire di prigione i pedofili».


    Progetto “Free Spirit”

    In stretta connessione al B4U-ACT e alle sue radicali prerogative pro-pedofilia, è attiva da oltre vent’anni l’organizzazione Free Spirit, alla quale aderì – prima di morire – anche Michael F. Melsheimer. Essa è stata costituita agli inizi degli anni 2000 con l’obiettivo di «promuovere la comunicazione aperta tra i boylovers» e affonda le sue radici nella «community boylove più longeva del World Wide Web», ossia la BoyChat, fondata nel dicembre 1995 al fine di «fornire un clima di supporto personale ai boylovers che stanno vivendo momenti difficili».

    Oggi, tuttavia, l’organizzazione Free Spirit opera in tutto l’Occidente attraverso siti web, forum e chat in varie lingue (come LifeLine, Jungsforum, La Garçonnière, BoyLinks e BoyWrite) e può contare sulla collaborazione costante di centinai di utenti, attivisti e simpatizzanti di ogni genere. Fra i progetti più controversi, però, vi è la BoyWiki, una sorta di “Wikipedia del pedofilo” nata nel 2009 e disponibile in inglese, francese e tedesco, che mostra le varie realtà della “cultura boylove“, fornendo una vasta scelta di articoli e contenuti al limite della legge (alcuni scritti, oltre a parlare esplicitamente di «sesso fra adulti e bambini», descrivono addiruttura le informazioni necessarie su «come non farsi scoprire»).

    Il “NAMBLA“

    Ma vi è un’altra organizzazione che, strettamente legata al progetto Free Spirit, rientra in tutto e per tutto in questa «rinascita del movimento di accettazione della pedofilia», di cui nessuno parla: è la North American Man/Boy Love Association, meglio conosciuta con l’acronimo NAMBLA.

    La peculiarità di questa organizzazione risiede nel fatto che le sue attività hanno avuto inizio durante la cosiddetta “rivoluzione sessuale“, dunque è forse l’unica grande organizzazione pro-pedofilia attiva dagli anni ’70. Essa nasce da una scissione del movimento gay (oggi fortemente avverso all’attivismo pedo-libertario) ed offre soprattutto servizi per i detenuti condannati per reati connessi alla pedofilia, pubblicando periodicamente (dieci numeri a l’anno) il NAMBLA Bulletin, rivista di diffusione della “cultura boylove“, contenente notizie, articoli di approfondimento, immagini e recensioni di film e libri legati al tema della pedofilia.

    Gli obiettivi del NAMBLA, come riporta il sito dell’organizzazione, sono sostanzialmente quattro: 1) costruire comprensione e supporto per le relazioni fra uomini e ragazzi; 2) educare le persone sulla «natura benevola» dell’amore fra uomini e ragazzi; 3) cooperare con gay, lesbiche, femministe e altri “movimenti di liberazione”; 4) lottare per l’abbattimento dei pregiudizi sessuali fra le persone di tutte le età.

    Scrive inoltre – senza alcuna vergogna – il sito del NAMBLA: «Crediamo che i sentimenti sessuali siano una forza vitale positiva. […] Le leggi attuali, che si concentrano solo sull’età dei partecipanti, ignorano la qualità delle loro relazioni. Sappiamo che le differenze di età non precludono l’interazione reciproca e amorevole tra le persone. Il NAMBLA si oppone fermamente alle leggi sull’età del consenso e a tutte le altre restrizioni che negano agli uomini e ai ragazzi il pieno godimento del proprio corpo e il controllo sulla propria vita».


    Sesso davanti ai bambini

    Ma le ambizioni pedo-libertarie non sono finite qua. L’Ebreo queer Joseph Fischel, ad esempio, professore alla Yale University e autore di un libro intitolato Sesso e danno nell’età del consenso, ha espresso in un recente articolo l’idea secondo la quale «compiere atti omosessuali perversi di fronte ai bambini è importante, poiché insegna loro a rifiutare il razzismo, il sessismo e l’omofobia».

    «Qual è il presunto danno se un bambino si imbatte in un ragazzo che indossa un’imbracatura toracica, o vede le chiappe di un adulto, o anche i genitali o il seno di un adulto?», si è domandato Fischel. «Questi bambini si sentirebbero necessariamente violati, o potrebbero sentirsi violati gli adulti per loro conto? È probabile che il bambino risponda con curiosità?».

    Nell’articolo, Fischel respinge con forza l’idea «che compiere atti sessuali di fronte a bambini portati al “Gay Pride” dai loro genitori omosessuali sia sbagliato», definendo questa prospettiva «razzista» e assolutamente «dannosa per i bambini». Pertanto, ha spiegato l’ideologo queer, «nessuno ha il diritto di chiedere che il “kink” [varietà di fantasie e pratiche sessuali non tradizionali] e la sodomia pubblica siano banditi dalle parate gay».

    Per costruire la sua argomentazione da un punto di vista legale, tuttavia, «Fischel fa affidamento su Brenda Cossman, Stuart Green, Richard Posner e Joel Feinberg (tutti giuristi accademici ebrei), che sostengono che gli atti sessuali pubblici di fronte a persone ignare non sono più offensivi di un discorso politico razzista o “offensivo”, e che la distinzione tra comportamento privato e pubblico è arbitraria, eteronormativa, e dovrebbe essere eliminata», ha spiegato Eric Striker, membro del già citato National Justice Party.


    Aggiornamenti del DSM

    Pertanto, a causa delle costanti pressioni degli attivisti pro-pedofili sull’APA, vi sono stati negli anni diversi aggiornamenti del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Uno di quest’ultimi, dai contenuti agghiaccianti, ha sottolineato che «le esperienze sofferte da bambini, sia maschi che femmine, che hanno avuto abusi sessuali sembrano abbastanza moderate» e che «l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata». Dunque, conclude l’APA, «il sesso consensuale fra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come “sesso adulto-bambino” e “sesso adolescente-bambino”», o addirittura come «amore intergenerazionale».

    La dottoressa Rando

    Ma – incredibilmente – sembra che istanze pedo-libertarie siano presenti anche in Italia. Nelle scuole di Treviso, ad esempio, la sessuologa Teresa Rando, sotto l’egida dell’ULSS e sostenuta dalle associazioni LGBT, ha introdotto negli ultimi anni un nuovo «programma di lavoro» incentrato sulle linea guida elaborate dall’OMS nel 2010 denominate Standard per l’educazione sessuale in Europa. E il risultato è stato disastroso.

    Molti bambini delle scuole elementari, infatti, sono rimasti profondamente turbati e infastiditi dalle tematiche legate al nuovo programma introdotto dalla dottoressa Rando, tant’è che si sono lamentati coi propri genitori.

    Elisabetta Frezza, giurista e attivista cattolica, ha tuttavia parlato con le madri e i padri di questi bambini, riportando le testimonianze nel libro Malascuola (2017). Fra di esse, una in particolare cattura l’attenzione: «Dopo il secondo incontro in classe, ho chiesto a mio figlio di cosa avessero parlato al corso e lui mi ha risposto: “Abbiamo finito l’apparato riproduttivo e poi ci hanno spiegato gli orientamenti sessuali: gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e pedofili”».

    Radici teologiche

    Ma non è tutto. Il giornalista Maurizio Blondet, autore dell’opera Cronache dell’Anticristo, ha conferito un valore “teologico” a tutto questo, spiegando esplicitamente che, nell’ebraismo (soprattutto all’interno della «Cabala di Luria» e nella dottrina cabalistica di Sabbatai Zevi, noto per aver praticato sodomia, orge e incesto), vi è una «corrente antinomica» dal «valore anticristico» che permetterebbe di «raggiungere la salvezza attraverso il peccato».

    In questo contesto, «la pedofilia, prima che un gusto, è una profanazione, la profanazione dell’innocente. La prova iniziatica del superamento di ogni limite, la prova che la Legge è stata abolita, che ogni kathecon è stato tolto di mezzo», in «un’ascesa verso il basso» culminante in un vero «culto a-teologico» di matrice pedo-libertaria.

    Non fu forse l’intellettuale ebreo Israel Shamir a dichiarare che «fiumi di sangue e una vita di peccato sono messaggeri di salvazione»?! Non fu il rabbino Rab, nel famigerato Talmud, a stabilire che, «se uno commette sodomia con un bambino di nove anni, non incorre in alcuna colpa»?

    Secondo le Cronache, il movimento di accettazione della pedofilia corrisponderebbe infatti ad un inquietante «piano divino», che, comportando «una distruzione in vista di una costruzione», starebbe preparando il terreno alla cosiddetta «èra messianica»: una nuova èra di «liberazione da ogni legge» – per alcuni, l’èra del Caos, l’èra dell’Anticristo – nella quale i desideri e le fantasie individuali, anche quelle illecite, divengono diritti imprescindibili e il Male si sostituisce al Bene, in un sovvertimento totale dei valori che non delinea alternative.

    Scrive Elisabetta Frezza: «La degenerazione della società attuale ha questo aspetto nuovo al passato: il peccato, ora, è cancellato perchè è cancellata la legge, sostituita da un suo vuoto simulacro, cioè dalla volontà legittimatrice dell’uomo sotto le mentite spoglie della legge. L’uomo è diventato arbitro del Bene e del Male e misura del proprio comportamento morale. Il senso della trasgressione è così riassorbito. La trasgressione è normalizzata».

    Conclusione

    Sorge tuttavia una domanda: le suddette aspirazioni pedo-libertarie rappresentano istanze legittime, oppure siamo davvero di fronte ad una vera e propria degenerazione socio-culturale, tipica del nostro secolo, le cui caratteristiche richiamano realmente l’Anticristo e l’èra del Caos?

    Difficile dirlo con certezza. Risulta però acclarata la convinzione del filosofo Ernst Niekisch, secondo la quale dietro le idee di libertà, da quelle civili a quelle pseudo-civili, «si nasconde sempre la volontà di una sfrenata anarchia dell’Io». Come dargli torto?

    Di Javier André Ziosi

  5. #5
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    Predefinito Re: Giu' le mani dai bambini

    https://www.ardire.org/2021/11/04/normalizzare-e-accettare-la-pedofilia-il-revival-pro-pedofilo-di-cui-nessuno-parla/

 

 

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