In origine la TV appariva come un mezzo di comunicazione democratico.
Portava nelle case di tutti informazione, cultura ed intrattenimento, attraverso immagini semplici che accompagnavano le parole.
L'idea era di utilizzare questo strumento anche per far arrivare a tutti delle informazioni in modo che potessero essere comprensibili da chi non possedesse una particolare cultura o avesse seguito un percorso formativo.
Man mano che si allargava il bacino d'utenza, però, questo livello qualitativo è andato via via calando fino alla comparsa, sul finire degli anni '70, delle TV commerciali.
Quello fu una sorta di spartiacque tra quello che era uno strumento usato a scopo formativo e di informazione, e la trasformazione della programmazione TV in un prodotto commerciale.
Qui fa la sua comparsa uno spavaldo e spregiudicato imprenditore brianzolo; intraprendente e con una buona capacità di coinvolgere le persone nei suoi progetti ma soprattutto con le giuste amicizie che gli hanno permesso di realizzarli.
Dagli anni '80 in poi abbiamo assistito ad un progressivo imbarbarimento dei programmi televisivi, infarciti di sessismo, luoghi comuni e condizionamenti di ordine morale e culturale, tutti atti a trasmettere un'immagine estremamente limitante della società.
Con l'arrivo del nuovo millennio la situazione è andata addirittura peggiorando. Fanno la loro comparsa i reality e una serie di programmi che puntavano a far fare passi indietro alla popolazione, che ormai considerava guardare la TV come una normale attività quotidiana.
Un numero sempre maggiore di programmi televisivi stava assumendo una chiara valenza diseducativa.
In questi giorni sono tornato in Italia per le festività pasquali e ho avuto modo di incontrare parenti e amici e, in qualche occasione, mi sono trovato di fronte ad apparecchi televisivi accesi su reti Mediaset.
Questo mi ha portato a voler prendermi un po' di tempo per fare una piccola analisi di ciò che stava succedendo sulle TV italiane.
Con un certo sconcerto mi sono accorto che dopo anni stanno riproponendo esattamente le stesse tipologie di programmi, con gli stessi personaggi.
Ho addirittura rivisto Bonolis fare le stesse cose (identiche!) a quelle di oltre 10 anni fa, per non parlare di altre trasmissioni in cui vengono proposti stereotipi relazionali tra uomo e donna che riportano indietro di oltre 50 anni la lancetta del progresso sociale.
La cosa tra tutte che trovo più preoccupante è il linguaggio e il modo in cui gli argomenti vengono trattati.
Da un lato l'illusione con argomenti da rotocalco, pettegolezzi, esibizione delle vite di "Vips" dalle impalpabili abilità, impegnati in faccende irrilevanti fatte passare come straordinarie; dall'altra la consolazione con temi creati per generare polemica, per far sentire chi guarda la TV arrabbiato, indignato, vittima di chissà quale ingiustizia.
Un panorama desolante in cui il teledipendente vive in una realtà dove vengono proposti programmi diseducativi di fattura estremamente grossolana e quel poco di palinsesto di una certa qualità, relegato su reti e orari che ne sfavoriscono l'ascolto.
Alcuni ieri ci chiedevano se alle Canarie vedessimo la TV Italiana.
Io gli ho risposto che non ne sentivamo il bisogno e mi chiedo come sia possibile che dei prodotti di così bassa qualità abbiano tanto successo.
Avanti un altro!




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