
Originariamente Scritto da
Giò
Il tragico ed escrabile omicidio di Giulia Cecchettin da parte di Filippo Turetta ha scatenato una nuova offensiva femminista contro la figura - già vituperata ed attaccata - del "maschio bianco eterosessuale". La circolazione di certe idiozie non è nuova, così come il risalto che hanno. Ma questo episodio ha dato occasione per una forte intensificazione di campagne ideologiche in corso da tempo che, a memoria, non avevano ancora raggiunto una veemenza così forte. È vero che ormai viviamo in un vortice mediatico continuo, in cui gli eventi che si susseguono portano giornali, tv, radio e social network a martellare intensamente su un singolo argomento per poi metterlo del tutto in secondo o terzo piano appena accade qualcosa che nuovamente cattura o spontaneamente o in modo pilotato l'attenzione del pubblico. Lo si è visto nel caso del Covid-19, della guerra russo-ucraina e del rinfocolarsi del conflitto israelo-palestinese. È quindi possibilissimo che fra qualche giorno ci si dimentichi di Giulia Cecchettin e che tutto il clamore mediatico venga improvvisamente meno a favore di qualcos'altro. Tuttavia, non va sottovalutata la pericolosità dell'offensiva in corso: nei talk show, nei giornali, nelle radio, nelle scuole, negli uffici, ecc. si insiste su una tesi sola o quasi, con qualche variazione sul tema che però, nei fatti, risulta essere lo stesso. Il maschio in quanto tale avrebbe una propensione al cd. "femminicidio", che andrebbe neutralizzata a suon di corsi sull'affettività e sull'educazione all'inclusione e al rispetto delle differenze. Tradotto: le solite stronzate. Da quello che dovrebbe essere il controaltare alla sinistra non arrivano significative voci dissenzienti. Anzi, sembra che ci sia un'ampia condivisione delle medesime parole d'ordine. Vale la pena scrivere qualche riga sul perché quest'ennesimo episodio di sudditanza nei confronti della sinistra (intesa lato sensu) sia estremamente negativo: in realtà, si avrebbero tutti gli argomenti per smentire questo cumulo di sciocchezze e slogan urlati.
Innanzitutto, la nozione stessa di "femminicidio" andrebbe contestata: se il femminicidio è l'omicidio di donne in quanto tali, risulta davvero difficile individuare un caso di uomo che abbia ucciso una donna solo perché tale e non per altri motivi, per quanto esecrabili e gravi. Se questo non è ciò che si vuole intendere per femminicidio, allora non esiste alcuna ragione per coniare ed usare un termine simile: sarà sufficiente parlare di "delitto passionale". Cosa che, peraltro, come noto, nel nostro ordinamento non diminuisce minimamente l'imputabilità dell'eventuale reo: giusto precisarlo per chi volesse obiettare che la categoria del "delitto passionale" sminuisca la gravità di certi delitti.
In secondo luogo, il patriarcato con quanto accaduto e con episodi analoghi non c'entra nulla. Premesso che, nel corso dei secoli e dei millenni, non è esistito un unico modello patriarcale, ma diversi e, talvolta, con aspetti opposti fra loro, il tipo umano che tale sistema sociale e famigliare indicava come paradigma di riferimento era forte non solo fisicamente, ma anche moralmente. E quindi, lato sensu, stoico: capace di dominare le proprie pulsioni e controllare adeguatamente le proprie emozioni, qualsiasi esse fossero. L'uomo piegato dalle vicissitudini sentimentali e preda delle sue stesse emozioni era considerato - giustamente - un debole. Qua invece siamo di fronte ad un fenomeno tipico di una società in cui si è immersi nel narcisismo e nell'assecondamento indiscriminato delle proprie emozioni. L'incapacità di gestire un rifiuto o la fine di una relazione sentimentale sono una mancanza di autodominio, non un'espressione di forza. L'omicidio causato dalla frustrazione dell'ego o del desiderio (carnale e non) è la ripicca estrema dell'insoddisfatto, del viziato e dell'impotente.
Si potrebbe obiettare che omicidi del genere sono l'esito amaro, tragico ed estremo dell'ipergamia femminile contemporanea: il timore di tanti uomini - resi non particolarmente appetibili dalle condizioni odierne della "competizione" sessuale - di restare da soli, a causa delle circostanze svantaggiose che si trovano a vivere, può portare a compiere atti del genere. Confesso che, dal mio punto di vista, è un tema che, in generale, si pone, ma non riguarda questo caso in particolare. Penso peraltro che reazioni simili siano comunque sintomo di una debolezza morale divenuta habitus del maschio occidentale debosciato, a cui mancano sempre di più quelle "energie" che, una volta, attingeva dalla sua stessa natura, ormai sempre più sfigurata da anni di metaforica (ma non meno reale) castrazione ed autocastrazione.
Al netto delle considerazioni di cui sopra, ha senso - almeno nel caso della nostra nazione - parlare di una situazione emergenziale? Le statistiche lo smentiscono. Esiste poi un problema di "mascolinità tossica"? Certamente esistono modi sbagliati vivere la propria mascolinità, così come esistono modi sbagliati di vivere la propria femminilità. Puntare i riflettori solo sui primi, ignorando i secondi, è pura e semplice faziosità ideologica, premesso che una società che ha ormai smarrito, nei più, la distinzione fra bene e male non è propriamente nella posizione per discernere quali siano i modi appropriati per vivere la propria mascolinità o femminilità e quali no.
Gli uomini sono più violenti? Certamente, essendo più forte fisicamente, è "normale", ancorché sbagliato, che l'uomo sfrutti questo suo vantaggio pure quando non dovrebbe, come nei casi di omicidi del genere. Ma questo non deve far trascurare che esiste una violenza psicologica, più sottile e subdola, ma non meno sbagliata e dannosa, a cui ricorrono molte donne nei confronti dei propri uomini, fermo restando che nemmeno in ambito femminile manchi il ricorso alla forza fisica. Anche in tal caso voler puntare i riflettori solo su un aspetto è indice di faziosità ideologica e svela gli intenti di chi orchestra direttamente o indirettamente certe campagne mediatiche.
Queste righe che ho scritto di getto non sono esaustive e ci sarebbe molto altro da dire. Vedo poi che il forum attraversa un periodo di scarsa attività. In ogni caso, ve le lascio qui come spunto di riflessione da cogliere per chi lo saprà o lo vorrà fare.