Il mondo sta cambiando; è un dato di fatto.
Non è qualcosa che possiamo quantificare con precisione o avere una visione chiara di dove ci porterà questo cambiamento, ma è in atto e bisogna comprenderlo per non farsi travolgere.
Che piaccia o no siamo di fronte ad uno scenario antropologico che non ha precedenti nella storia dell'umanità.
Una peculiarità che caratterizza l'essere umano è quella di essere una specie portata a migrare. Se così non fosse il genere Homo avrebbe occupato solo ristrette aree dell'Africa e il sapiens non sarebbe riuscito a raggiungere l'attuale stato di complessità sociale e culturale.
L'unica cosa che possiamo fare in questo scenario è cestinare il concetto di sostituzione etnica e iniziare veramente a formare le nuove generazioni alla consapevolezza che una società multietnica è il futuro che ci attende.
Scordiamoci anche i precedenti esempi di società multietnica; dalle esperienze del colonialismo fino alla società statunitense che ha visto lo sterminio dei nativi e la segregazione razziale, ciò che abbiamo visto è quanto di più lontano da un contesto sociale multietnico nel senso di evoluzione antropologica del genere umano.
Non è più possibile quindi nascondere la testa sotto la sabbia, cercando rifugio in facili nazionalismi e credere di essere al riparo dal cambiamento chiudendo i "cancelli" dei confini nazionali.
Ciò che sta avvenendo in questi mesi ne è la prova perché se centinaia di migliaia di persone iniziano a muoversi da un luogo all'altro del pianeta non puoi pensare di metterti sul confine e dire "Alt!" sperando che invertano il cammino.
Non funziona così e anche l'attuale premier italiana Giorgia Meloni lo ha capito quando, dopo aver promesso il blocco navale, si è trovata ad accogliere sul territorio italiano decine di migliaia di persone in pochi mesi.
Non è nemmeno possibile rimandare tutti da dove sono venuti, qualcuno sì, per carità, ma la maggior parte arriva per restare; questo è inevitabile.
L'unica soluzione è ristrutturare la società attuale creando veramente un contesto multietnico che possa valorizzare e trarre il meglio dall'unione di più culture.
È un progetto ambizioso e l'unico attuabile in questo scenario. Chi non vorrà adattarsi, protesterà, urlerà e magari diventerà violento ma rimarrà talmente indietro rispetto all'evoluzione di una società che non aspetta chi sceglie di restare fermo, che le sue urla non verranno più nemmeno percepite.




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