Lavorare il minimo indispensabile
Un approccio meno maniacale alla propria professione e un maggior riguardo verso la vita fuori dall'ufficio si sta affermando col nome di “quiet quitting”
Negli ultimi mesi è diventata piuttosto popolare sui social network e in particolare su TikTok l’espressione «quiet quitting», traducibile come “licenziarsi in silenzio” o, più liberamente, “licenziarsi senza licenziarsi”. Fa riferimento a una tendenza, confermata da alcuni sondaggi e diffusa tra giovani lavoratori e lavoratrici, a ridefinire il proprio approccio al lavoro in termini meno maniacali e a non lasciare che occupi più tempo del dovuto. Più in generale, descrive un condiviso desiderio di slegare la propria identità dalla carriera professionale.
Utilizzata da molte persone come didascalia in video che in alcuni casi hanno ottenuto milioni di visualizzazioni sui social, l’espressione quiet quitting sintetizza un sostanziale rifiuto di mettere il lavoro al centro della propria vita e una volontà di concentrare il proprio tempo e le proprie forze in altre attività, siano esse di svago o anche legate a un secondo lavoro in grado di soddisfare una passione. Se ne sta parlando non soltanto per la popolarità del fenomeno sui social ma anche per quello che dice di inclinazioni e sentimenti diffusi nel mondo del lavoro dopo la pandemia tra le persone più giovani.
Anziché tirare fino a tardi in ufficio il venerdì, impegnarsi nell’organizzazione di iniziative di team building o proporsi volontariamente per l’affiancamento delle persone appena assunte, ha scritto il Guardian, i sostenitori del quiet quitting rifiutano la cultura della smania del lavoro e si limitano a svolgere soltanto le mansioni a loro richieste. Ed è un approccio che può in alcuni casi tradursi anche nell’evitare comportamenti di semplice cooperazione non specifici del lavoro e non espressamente richiesti, ma spesso fondamentali in qualsiasi attività di gruppo.
https://www.ilpost.it/2022/09/16/qui...gn=correlate_2




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