Fattura elettronica 2024: come si fa e dove? Guida veloce (aggiornamento 31 DICEMBRE)
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Ultime notizie Fattura elettronica 2024: come si fa e dove? Guida veloce (aggiornamento 31 Dicembre)
Fattura elettronica 2024: da gennaio obbligatoria anche per i forfettari. Guida veloce. Fattura elettronica 2024: a partire dal primo gennaio anche per le partite Iva in regime forfettario scatta l’obbligo di emettere e-fattura. Quali sono gli elementi fondamentali da inserire al momento della compilazione? Quali programmi utilizzare per l’invio? Una guida veloce.
Fattura elettronica 2024: come si fa e dove? Guida veloce
Fattura elettronica 2024: a partire dal primo gennaio 2024 l’obbligo di emettere e-fattura scatta anche per le partite Iva nel regime forfettario con ricavi e guadagni inferiori a 25mila euro annui. Termina per sempre l’era “analogica”, dunque, anche questi contribuenti – che finora basavano le proprie fatture su modelli cartacei – dovranno prendere contatto con una routine molto diversa da quella attuale.
Conoscere alcune informazioni fondamentali sulla nuova modalità di fatturazione aiuterà sicuramente a rendere il “passaggio” meno traumatico. Fondamentale, innanzitutto, dotarsi di uno strumento per la fatturazione elettronica: in breve, di un software in grado di generare un file XML con le caratteristiche richieste dalla normativa alle e-fatture.
Fondamentale dotarsi di uno software per la compilazione
Fattura elettronica 2024: dunque, dotarsi di un software per generare le e-fatture il primo passo da compiere per effettuare il passaggio. Si possono trovare numerose offerte sui portali web specializzati in questo tipo di servizi ma si possono utilizzare anche app in grado di generare fatture offline per generare e-fatture: valido rimane anche il portale – gratuito – messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Quando si comincerà a utilizzare il software, sarà necessario inserire dei dati ben precisi per generare una fattura elettronica. I dati del prestatore e quelli del cliente, in pratica, partita iva, codice fiscale, indirizzo, Pec e così via oltre al codice destinatario.
Appunto, un codice di 7 cifre che consente di instradare correttamente la fattura. Quindi, si dovranno compilare i campi relativi ai dettagli della prestazione fornita: data dell’emissione, scadenza del pagamento, numero fattura, la descrizione del bene/servizio fornito, dunque, gli importi, comprese ritenuta di imposta o percentuale da versare alla cassa previdenziale. A questo punto il software calcolerà l’Iva: successivamente si potrà generare la fattura elettronica. Il file che sarà generato potrà essere visualizzato e stoccato anche in formato Pdf ma da sottolineare che per l’invio al portale SdI (Sistema di Interscambio) si dovrà utilizzare quello in formato Xml.
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Scritto da: Guglielmo Sano
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Domande assegno di inclusione: da quando, requisiti, come si fa (aggiornamento 31 DIC
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Ultime notizie Domande assegno di inclusione: da quando, requisiti, come si fa (aggiornamento 31 Dicembre)
Domanda assegno di inclusione: da quando, requisiti e come si fa. Domande assegno di inclusione al via: tutto pronto per la partenza dell’Adi, il sostegno economico che sostituirà il Reddito di Cittadinanza. Come si presenta? Quali sono i requisiti necessari per richiedere la misura? Da quando partiranno le erogazioni? Una panoramica veloce delle informazioni fondamentali sul sussidio.
Supporto formazione lavoro: come si fa domanda? Info utili
Domande assegno di inclusione: da quando, requisiti, come si fa
Domande assegno di inclusione: tutto pronto per la partenza dell’Adi, il sostegno economico che sostituirà il Reddito di Cittadinanza. Le richieste potranno essere inoltrate a partire dal 18 dicembre 2023: su questo versante il nuovo sussidio non si discosta molto dall’RdC. Disponibile un apposito servizio online sul sito dell’Inps (necessario essere in possesso della Spid): sarà possibile avvalersi anche dell’aiuto di un Patronato (di un Caf a partire da gennaio) per instradare la domanda.
Dovrebbero essere oltre 737mila i nuclei familiari con i requisiti necessari per ricevere il beneficio: si tratta di famiglie che contano al loro interno almeno un minore, un disabile, un over 60 o una persona presa in carico dai servizi sociali cui spetterà un’integrazione del reddito fino a 6mila euro annui (soglia che aumenta in base a una scala di equivalenza parametrata su numerosità e composizione del nucleo stesso) ed eventualmente una quota “affitto” che può arrivare fino a 3.360 euro annui.
Prime erogazioni a gennaio 2024
Domande assegno di inclusione: una volta presentata la richiesta di Adi, ai beneficiari sarà richiesta l’iscrizione alla piattaforma Siisl. Una volta iscritti alla piattaforma dovrebbe arrivare la convocazione presso i Servizi Sociali che condurranno un’analisi multidimensionale dei bisogni della famiglia richiedente. Al nucleo, quindi, verrà richiesta la sottoscrizione del cosiddetto Patto di Attivazione Digitale con cui sarà avviato un percorso di inclusione sociale e riqualificazione lavorativa (solo nel caso siano presenti soggetti “attivabili al lavoro” all’interno del nucleo). Solo dopo aver sottoscritto il PAD si potrà ricevere l’importo spettante (per un periodo di 18 mesi): dunque, bisognerà aspettare almeno gennaio 2024 per l’accredito della prima erogazione.
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Pinacoteca di Brera: opere, cosa vedere e come arrivare (aggiornamento 1 GENNAIO)
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PiUltime notizie nacotCosa vedere nella Pinacoteca di Brera? La guida per tutti eca di Brera: opere, cosa vedere e come arrivare
La Pinacoteca di Brera è uno dei musei più importanti d’Italia. Il palazzo che la ospita fu costruito dai gesuiti sull’antico Monastero di Santa Maria di Brera degli Umiliati tra il XVI e XVII secolo. I monaci avevano dato vita a un centro culturale completo, infatti, vi avevano stabilito una prestigiosa scuola, una biblioteca e un osservatorio astronomico.
Quando nel 1773 l’ordine dei gesuiti fu sciolto, Maria Teresa d’Austria vi fondò l’Accademia di Belle Arti. Nei primi anni dell’Ottocento, per volere di Napoleone, questo luogo riservato allo studio fu trasformato in museo. Arrivarono in via Brera 28 capolavori provenienti da enti ecclesiastici soppressi – come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio dipinta per la chiesa di San Francesco a Città di Castello – dai palazzi della Lombardia, oppure opere acquistate appositamente per dare prestigio alla collezione.
La Pinacoteca nel 1882 si separa dall’Accademia di belle arti. Il museo continua a accresce la sua collezione, documentando con grande ricchezza la pittura lombarda e veneta tra il XV e XVIII secolo.
Pinacoteca di Brera Milano: cosa vedere
Tra le più importanti gallerie italiane, la Pinacoteca di Brera, che ha costituito il nucleo portante della sua raccolta durante il regno di Maria Teresa d’Asburgo e la dominazione napoleonica, nel corso del XIX e XX secolo si è arricchita di opere eccezionali grazie a scambi e donazioni, quali il Cristo morto di Andrea Mantegna, la Sacra conversazione – Pala di Brera o Pala Montefeltro – di Piero della Francesca e la Cena in Emmaus di Caravaggio.
Nel secondo dopoguerra, la Pinacoteca ha ricevuto notevoli lasciti di opere di maestri contemporanei: Umberto Boccioni, Amedeo Modigliani e Giorgio Morandi. Alla Pinacoteca di Brera, dunque, è possibile contemplare alcuni dei grandi capolavori della storia dell’arte. Le opere della straordinaria raccolta della Pinacoteca di Brera sono ordinate cronologicamente ed esposte in base alla scuola a cui appartengono.
Trentotto sale e capolavori assolutamente da vedere alla Pinacoteca di Brera, come Il Bacio del grande maestro romantico Francesco Hayez. La Pinacoteca di Brera a Milano ospita diverse opere del pittore veneziano e fra le opere più importanti della collezione vi è anche il Ritrovamento del corpo di San Marco del Tintoretto.
Pinacoteca di Brera: come arrivare e biglietti
La Pinacoteca di Brera si trova in via Brera 28 a Milano, si può arrivare in metropolitana: con la linea M2 scendendo alla fermata “Lanza”, con la linea M3 scendendo alla fermata “Montenapoleone” e con la linea M1 alla fermata “Cairoli”. Diversi autobus portano in via Brera: il 61 e il 97; e diversi tram: 1, 4, 8, 12, 14 e 27. Se si arriva in auto è possibile parcheggiare nel garage “Parking Car Brera”, situato in via Brera 3/A.
La Pinacoteca di Brera è aperta tutti i giorni dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:15 (la biglietteria chiude alle 18:40); ogni giovedì del mese dalle 8:30 alle 22:15 (la biglietteria chiude alle 21:40). Il giorno di chiusura è il lunedì. Inoltre, la Pinacoteca resta chiusa il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre.
I biglietti per la Pinacoteca di Brera si possono prenotare on line sul sito ufficiale. Il biglietto d’ingresso intero costa 10 euro. I ragazzi fra i 18 e 25 pagano 7 euro, i minori entrano gratis. Dopo le 18 il biglietto costa 6 euro. La Pinacoteca di Brera si può visitare gratuitamente ogni prima domenica del mese.
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Scritto da: Cristina Maciariello
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Bonus bollette 2024: confermato. Importo, requisiti, come funziona (aggiornamento 1 G
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Ultime notizie Bonus bollette 2024: confermato. Importo, requisiti, come funziona (aggiornamento 1 Gennaio)
Bonus bollette 2024: confermato in automatico ma tornano i “vecchi” requisiti. Bonus bollette 2024: beneficio confermato anche per il 2024, continuerà a essere applicato automaticamente a chi rientra entro determinati limiti Isee (che cambiano rispetto al 2023). Fino a quanto può arrivare lo sconto? Una panoramica su come funzionerà l’agevolazione.
Calcolo assegno di inclusione: cambia rispetto a RdC? Differenze
Bonus bollette 2024: beneficio automatico confermato
Bonus bollette 2024: Bonus sociale a copertura delle spese per acqua, luce e gas confermato anche per il 2024. Continuerà ad essere applicato in automatico se si rientra entro ben precisi limiti Isee: a differenza di quanto accaduto nel 2023, però, tornano a essere applicati i requisiti “ordinari” (dopo l’ampliamento della platea determinatosi a seguito della crisi energetica e, quindi, del rincaro dei prezzi delle materie prime).
In pratica, a partire da gennaio non sarà più applicato al di sotto dei 15mila euro di Isee o dei 30mila euro in caso di famiglie numerose. D’altra parte, chi rientra in tale fascia Isee per il primo trimestre dell’anno è stato previsto comunque un bonus – sempre applicato in automatico, verrà parametrato in base a numerosità e composizione del nucleo – che riguarderà soltanto la bolletta dell’energia elettrica.
Importo, requisiti, come funziona
Bonus bollette 2024: ecco allora che il Bonus sociale verrà applicato sulle fatture energetiche (esclusivamente delle forniture domestiche) di chi ha un Isee entro i 9.530 euro o di chi ha almeno 4 figli a carico (in tal caso l’Isee può arrivare fino a 20mila euro). Come si diceva, non dovrà essere presentata una domanda specifica per vedersi applicato il Bonus: basterà presentare la Dsu, documento che attesta la situazione economica del nucleo familiare fondamentale per ottenere il modello Isee. Gli importi del contributo – che si muovono tra i 90 e i 130 euro – variano in base a una serie di parametri: composizione e numerosità del nucleo familiare, tipologia di fornitura ma anche zona climatica.
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Scadenze fiscali 2024: approvato nuovo calendario. Cosa cambia? (aggiornamento 1 GENN
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Ultime notizie Scadenze fiscali 2024: approvato nuovo calendario. Cosa cambia? (aggiornamento 1 Gennaio)
Scadenze fiscali 2024: via libera al nuovo calendario. Cosa cambia? Scadenze fiscali 2024: con l’approvazione del Decreto adempimenti, strada spianata al nuovo calendario degli appuntamenti con il fisco. Una misura che promette di razionalizzare la selva di scadenze relative ai versamenti. Come cambierà nello specifico l’agenda tributaria? Uno sguardo veloce alle modifiche previste.
Superbonus 2024: scende al 70%. Come funzionerà? Le ultime modifiche
Scadenze fiscali 2024: obiettivo semplificazione e razionalizzazione
Scadenze fiscali 2024: una misura attesa da tempo quella contenuta nel Decreto Adempimenti, solo nel 2023 il calendario dei versamenti tributari ha contato migliaia di appuntamenti. Le modifiche previste proprio in un’ottica di razionalizzazione e semplificazione di tale selva di scadenze. Principalmente due i perni su cui si basa il riassetto dell’agenda fiscale: innanzitutto, la pausa estiva e natalizia (quindi, nei mesi di agosto e dicembre) per quanto riguarda l’invio di lettere di compliance e avvisi bonari (in pratica, memorandum di pagamento da parte dell’AdE). Poi l’unificazione della data ultima per l’invio della dichiarazione dei redditi: per tutti diventerà quella del 30 settembre.
Approvato nuovo calendario: come cambierà?
Scadenze fiscali 2024: scendendo più nel dettaglio, come cambierà il calendario nel 2024? Probabilmente la novità più importante per i lavori autonomi, chiaramente quelli più interessati dalla determinazione del calendario fiscale, lo slittamento del versamento dell’acconto delle imposte di novembre. Infatti, questo appuntamento viene posticipato al 16 gennaio: data in cui si potrà versare il dovuto in un’unica rata oppure versare la prima rata di 5 (previste per lo stesso giorno dei 4 mesi successivi, da febbraio a maggio).
Altra importante novità per le partite Iva – strettamente legata alle modifiche del calendario fiscale – il lancio sperimentale del concordato preventivo biennale. In pratica, una sorta di accordo tra lavoratore autonomo e fisco sulle imposte da pagare nei due anni successivi a prescindere dai guadagni. Sottoscrivendo l’accordo si potrà usufruire di un trattamento di favore. Nel 2024 sarà riservato solo alle Partite Iva più “piccole” ma potrebbe essere presto allargato a tutte le altre.
Previste anche qui delle scadenze: entro il 30 aprile 2024 l’AdE metterà in campo le proprie proposte di concordato, entro il 21 luglio il contribuente potrà comunicare i propri dati per permettere all’Agenzia di personalizzare la proposta di accordo, quindi, entro il 26 luglio l’AdE farà la propria proposta. A quel punto si avranno 5 giorni per accettare: infine, entro il 31 luglio il contribuente dovrà versare saldo Irpef 2023 (più acconto 2024, se soggetto Isa) per aderire.
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Patto di attivazione digitale: cos’è e quando è necessario (aggiornamento 1 GENNAIO)
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Ultime notizie Patto di attivazione digitale: cos’è e quando è necessario (aggiornamento 1 Gennaio)
Patto di attivazione digitale: fondamentale per ricevere i sussidi post RdC. Patto di attivazione digitale: di cosa si tratta? La sottoscrizione uno dei passaggi fondamentali per ricevere l’Assegno di Inclusione ma anche il Supporto Formazione Lavoro, i sussidi che andranno a sostituire il Reddito di Cittadinanza da gennaio 2024. A cosa serve? Dopo aver sottoscritto il PAD il nucleo familiare beneficiario dell’AdI parteciperà a un percorso di inclusione sociale ed eventualmente di riqualificazione lavorativa. Uno sguardo alle informazioni fondamentali sull’argomento.
Domande assegno di inclusione: da quando, requisiti, come si fa
Patto di attivazione digitale: di cosa si tratta?
Patto di attivazione digitale: la sottoscrizione del PAD sarà un passaggio fondamentale per poter ricevere sia l’Assegno di inclusione che il Supporto Formazione Lavoro, i sussidi che da gennaio 2024 sostituiranno il Reddito di Cittadinanza. Nel caso del Bonus da 350 euro sarà il singolo inoccupato a sottoscriverlo mentre nel caso dell’AdI sarà tutto il nucleo familiare a stipularlo (chiaro però che sarà solo un componente a inoltrare la domanda).
A cosa serve? A seguito della sottoscrizione del PAD, il singolo beneficiario o il nucleo familiare verranno presi in carico o dal Centro dell’impiego competente per territorio oppure dai servizi sociali del Comune di residenza. Ciò servirà ad analizzare la situazione del singolo o della famiglia, individuare i bisogni e le possibilità di inclusione sociale e riqualificazione lavorativa attraverso percorsi personalizzati.
Necessario per ricevere i sussidi
Patto di attivazione digitale: detto questo, dovrebbe essere chiaro che se non si sottoscrive prima il PAD non si potrà ricevere né l’Assegno di Inclusione né il Supporto Formazione Lavoro. Come si sottoscrive il Patto di attivazione digitale? La procedura deve essere svolta online attraverso la piattaforma Siisl dopo aver fatto richiesta di sussidio (anche in un secondo momento).
Quindi, dopo aver inoltrato domanda di sussidio via apposito servizio Inps si potrà accedere (con Spid o Cie) alla Siisl e compilare un modulo con cui ci si impegna a presentarsi ad un colloquio presso Cpi o servizi sociali entro 120 giorni. Dunque, si comincerà a ricevere il sostegno economico dal mese successivo a quello in cui si è sottoscritto il PAD.
Anche se possono sottoscriverlo volontariamente, alcuni beneficiari sono esentati dagli obblighi connessi alla sottoscrizione del PAD. Tra questi over 60, disabili, mancati oncologici, caregiver, vittime di violenza di genere.
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Superbonus 2024: scende al 70%. Come funzionerà? Le ultime modifiche (aggiornamento 1
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Ultime notizie Superbonus 2024: scende al 70%. Come funzionerà? Le ultime modifiche (aggiornamento 1 Gennaio)
Superbonus 2024: verso la fine la tribolata storia dell’agevolazione. Superbonus 2024: con la Legge di Bilancio per il prossimo anno dovrebbe essere messo un punto sulla lunga e tribolata storia dell’agevolazione fiscale dedicata alla riqualificazione energetica degli edifici. Come funzionerà? Quali sono le novità per quanto riguarda gli altri bonus dedicati alle ristrutturazioni? Una panoramica della situazione.
Superbonus 2024: scende al 70%. Come funzionerà?
Superbonus 2024: a meno di sorprese dell’ultimo minuto ormai chiaro il destino dell’agevolazione fiscale lanciata in piena emergenza Covid. Con l’intenzione di mettere un punto all’altalenante storia della misura, il Governo Meloni intende porre con la Legge di Bilancio una diminuzione della detrazione fino al 70% con la prossima Legge di Bilancio.
Percentuale che poi scenderà al 65% nel 2025 (resterà al 110% soltanto per gli edifici localizzati in zone sismiche). Questo sarà l’ultimo anno in cui il Superbonus resterà operativo, in pratica, dal 2026 l’agevolazione sparirà del tutto. Inoltre, negli ultimi anni in cui resterà in vigore potrà essere utilizzato soltanto dai condomini.
E le altre agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie?
Superbonus 2024: quello appena descritto il percorso che porterà alla fine del Superbonus, cosa succede invece alle altre agevolazioni dedicate alla ristrutturazione e alla riqualificazione degli edifici? Nel quadro dei Bonus casa resterà centrale, almeno per tutto il 2024, l’Ecobonus: 70% di detrazione fino a un massimo di 40mila euro per garantire l’isolamento termico delle parti comuni degli edifici. Quindi, via libera anche per il prossimo anno alla detrazione del 50% per le spese fino a 60mila euro relative a sostituzione di serramenti, infissi, schermature solari, caldaie.
Nel 2024 ancora in vigore anche il cosiddetto Bonus Verde: 36% di detrazione per le spese fino a 5mila euro riguardanti la sistemazione di aree verdi e giardini. Confermato fino al 2025 il Bonus dedicato all’abbattimento delle barriere architettoniche: garantisce una detrazione del 75% e comprende l’installazione di ascensori. Infine, da sottolineare le modifiche che riguarderanno il Bonus Mobili e Grandi elettrodomestici: nel 2024 il tetto di spesa si abbassa da 8mila euro a 5mila.
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Fattura elettronica 2024: come si fa e dove? Guida veloce (aggiornamento 1 GENNAIO)
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Ultime notizie Fattura elettronica 2024: come si fa e dove? Guida veloce (aggiornamento 1 Gennaio)
Fattura elettronica 2024: da gennaio obbligatoria anche per i forfettari. Guida veloce. Fattura elettronica 2024: a partire dal primo gennaio anche per le partite Iva in regime forfettario scatta l’obbligo di emettere e-fattura. Quali sono gli elementi fondamentali da inserire al momento della compilazione? Quali programmi utilizzare per l’invio? Una guida veloce.
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Fattura elettronica 2024: a partire dal primo gennaio 2024 l’obbligo di emettere e-fattura scatta anche per le partite Iva nel regime forfettario con ricavi e guadagni inferiori a 25mila euro annui. Termina per sempre l’era “analogica”, dunque, anche questi contribuenti – che finora basavano le proprie fatture su modelli cartacei – dovranno prendere contatto con una routine molto diversa da quella attuale.
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Fondamentale dotarsi di uno software per la compilazione
Fattura elettronica 2024: dunque, dotarsi di un software per generare le e-fatture il primo passo da compiere per effettuare il passaggio. Si possono trovare numerose offerte sui portali web specializzati in questo tipo di servizi ma si possono utilizzare anche app in grado di generare fatture offline per generare e-fatture: valido rimane anche il portale – gratuito – messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Quando si comincerà a utilizzare il software, sarà necessario inserire dei dati ben precisi per generare una fattura elettronica. I dati del prestatore e quelli del cliente, in pratica, partita iva, codice fiscale, indirizzo, Pec e così via oltre al codice destinatario.
Appunto, un codice di 7 cifre che consente di instradare correttamente la fattura. Quindi, si dovranno compilare i campi relativi ai dettagli della prestazione fornita: data dell’emissione, scadenza del pagamento, numero fattura, la descrizione del bene/servizio fornito, dunque, gli importi, comprese ritenuta di imposta o percentuale da versare alla cassa previdenziale. A questo punto il software calcolerà l’Iva: successivamente si potrà generare la fattura elettronica. Il file che sarà generato potrà essere visualizzato e stoccato anche in formato Pdf ma da sottolineare che per l’invio al portale SdI (Sistema di Interscambio) si dovrà utilizzare quello in formato Xml.
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Cosa vedere a Firenze in 3 giorni: musei, monumenti ed eventi (aggiornamento 2 GENNAI
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Cosa vedere a Firenze in 3 giorni: musei, monumenti ed eventiCosa vedere a Firenze in 3 giorni? La guida per tutti Firenze è una delle città più amate e visitate d’Italia. In 3 giorni a Firenze potrete ammirare tanti dei patrimoni artistici più importanti d’Europa. Fare un viaggio in quell’epoca straordinaria che è stata il Rinascimento italiano.
Cosa vedere a Firenze in tre giorni? Musei, piazze, giardini, palazzi e monumenti di grande bellezza! Potrete gironzolare tra i luoghi simbolo e stradine che hanno accolto i più grandi artisti della storia dell’arte italiana.
La città di Firenze, in tre giorni, si può visitare a piedi, da un lato perché gran parte del centro storico è chiuso al traffico e ai mezzi; dall’altro perché così avrete modo di scoprire dettagli, di questa straordinaria città, che altrimenti vi potrebbero sfuggire.
3 giorni a Firenze: cosa vedere il primo giorno
Un itinerario tipo – da fare a piedi – per il primo giorno da passare nel capoluogo toscano, per scoprire i posti più belli, monumenti, chiese e musei, potrebbe partire da Piazza della Signoria. Una delle piazze più importanti della città, ritrovo della vita fiorentina.
Dalla piazza è già visibile la struttura imponente di Palazzo Vecchio, da sempre palazzo del potere. Tra il 1865 e il 1871 – anni in cui Firenze è stata capitale d’Italia – ha ospitato il Parlamento Italiano. Sede, per secoli, del Granducato di Toscana e della Signoria dei Medici.
A Piazza della Signoria potrete iniziare a familiarizzare con uno dei capolavori della scultura mondiale e simbolo del Rinascimento, infatti, c’è una delle copie del David di Michelangelo (l’altra è a Piazza Michelangelo). Da qui potreste proseguire verso via dei Calzaiuoli – strada dello shopping – e fare una visita alla Chiesa di Orsanmichele: chiesa delle arti e i mestieri fiorentini, le antiche corporazioni. Una delle costruzioni due-trecentesche più importanti della città.
Oppure, potreste proseguire verso il fiume e recarvi alla vicina Galleria degli Uffizi. Uno dei musei più antichi d’Europa. Al suo interno accoglie una dell più ricche collezioni di pittura al mondo. Potrete ammirare e rimanere magicamente incantati da opere di: Leonardo, Michelangelo, Botticelli, Paolo Uccello e Piero della Francesca, solo per menzionarne alcuni.
La visita agli Uffizi vi terrà piacevolmente impegnati per almeno due ore.
Cosa vedere il primo giorno a Firenze: Piazza Duomo e la Cattedrale di Santa Maria del fiore
Dopo la estasiante esperienza museale, potreste ripassare per Piazza della Signoria e sempre continuando sulla via dei Calzaiuoli, arrivare in Piazza Duomo. Qui, si erge maestosa la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Assolutamente da visitare: la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Battistero di San Giovanni e la Porta del Paradiso.
Santa Maria del Fiore, sarà uno dei luoghi che vi affascinerà del capoluogo toscano. La Cupola del Brunelleschi, con la sua altezza straordinaria e l’avanguardia della tecnica costruttiva, è uno dei must dell’architettura rinascimentale da vedere.
Il Campanile di Giotto, slanciato ed elegante nella decorazione, che termina con una grande terrazza, vi permetterà di godere di un panorama estremamente suggestivo. Anche la Cupola (per visitarla è obbligatoria la prenotazione), con i suoi 463 scalini, vi offrirà una vista da lasciare senza parole..
Al tramonto o la sera, è d’obbligo una passeggiata a Ponte Vecchio, il ponte più famoso di Firenze. Ospita, oggi, moltissimi negozi di oreficeria e gioielleria, un tempo era il luogo delle botteghe dei macellai, localizzati tutti qui per evitare che il sangue e gli scarti delle carni spargessero per le vie del centro un cattivo odore.
Cosa vedere a Firenze, Giorno 2: Cappelle Medicee, Basilica di Santa Maria Novella e la Galleria dell’Accademia
Il secondo giorno, dei vostri tre giorni a Firenze, potrebbe cominciare da Piazza San Marco. Dalla piazza, camminando su via Ricasoli, verso il fiume, a pochi passi troverete la Galleria dell’Accademia (civico 60). Qui potrete farvi rapire dall’imponenza dell’autentica statua del David di Michelangelo: simbolo dell’arte scultorea del Rinascimento e ormai icona dell’arte italiana.
La Galleria, oltre al David, ospita altre importantissime sculture del genio Michelangelo: i Prigioni e il San Matteo incompiuto; e una collezione di dipinti del Trecento e del Quattrocento.
Non molto lontano della galleria, direzione via degli Alfani, se siete interessati all’arte del restauro c’è l’Opificio delle pietre dure, uno degli edifici di restauro più importanti al mondo.
Muovendovi verso Piazza San Marco, invece, potreste visitare il Museo di San Marco, di fianco alla chiesa, qui potrete soffermarvi davanti ai meravigliosi affreschi del Beato Angelico.
Il Museo delle opere di Fra’ Angelico, o Museo di San Marco è ospitato all’interno del convento dei Domenicani, ed è un tipico esempio di convento quattrocentesco. Fu ampliato da Michelozzo nel 1396 e conserva importanti dipinti nell’antico ospizio per i pellegrini.
Assolutamente da vedere: la Crocifissione con Santi nella sala capitolare, le Tre Marie alla Tomba, l’Annunciazione, la Deposizione dalla Croce e il Giudizio Universale. Spettacolare anche l’Ultima Cena realizzata dal Ghirlandaio. Le celle sotterrane, invece, ospitano una collezione rara di campane e alcune preziose reliquie.
Tre giorni a Firenze: camminare nella città dei Medici, un’esperienza indescrivibile!
Percorrendo via Cavour, direzione Arno, potrete ammirare Palazzo Medici Riccardi, opera di Michelozzo, prima casa dei Medici e palazzo rinascimentale per eccellenza. Proseguendo verso la Basilica di San Lorenzo, su via de’ Pucci, arriverete alle Cappelle Medicee.
Alle Cappelle, dove sono conservati i resti mortali della famiglia più importante nella storia di Firenze: i Medici, si accede dalla chiesa, poiché le cappelle sono strutturate come prolungamento della parte absidale della Basilica.
La cappella dei Principi ha una forma ottagonale ed è coperta da una grande cupola. Il rivestimento interno è di una ricchezza indicibile ed è proprio durante questi lavori che venne creato l’Opificio delle pietre dure, appunto specializzato in pietre preziose e marmi rari proveniente da tutto il mondo.
Tre giorni a Firenze, giorno 2: Santa Maria Novella e Piazza Santa Croce
Per rendere davvero eccezionale la vostra visita alla città medicea, non può mancare una visita alla Piazza e alla Basilica di Santa Maria Novella, la chiesa di marmi verdi e bianchi, affrescata dal Ghirlandaio
Santa Maria Novella è una delle più importanti chiese della città. Su commissione della famiglia Rucellai, nel Quattrocento, Leon Battista Alberti disegna il grande portale centrale, la trabeazione e il completamento superiore della facciata.
Un secolo dopo, successivamente al Concilio di Trento, tra il 1565 e il 1571 la chiesa fu rimaneggiata ad opera di Giorgio Vasari, con la rimozione del recinto del coro e la ricostruzione degli altari laterali, che comportò l’accorciamento delle finestre gotiche.
Un’altra tappa del secondo giorno a Firenze, a pochi passi della Basilica, si potrebbe fare al Museo del Novecento. Per gli amanti della moda, invece, a qualche isolato più in là, non molto lontano da Ponte Santa Trinità, c’è il Museo di Salvatore Ferragamo.
Il terzo giorno a Firenze: cosa vedere
Il terzo giorno a Firenze si può scegliere di rimanere in città o fare una gita fuori porta in una delle vicine località del Chianti. Se deciderete di fare un’atra passeggiata tra le meraviglie della città, sono assolutamente da visitare: Piazza Santa Croce e la sua chiesa, in cui furono sepolti Galileo e Michelangelo; Piazzale Michelangelo, una tra le zona più panoramiche dell’intera città.
Oppure potreste programmare una visita nella zone dell’Oltrarno, riva sinistra del fiume Arno. Potreste partire da Piazza del Carmine e visitare la Cappella Brancacci, ospitata dalla Chiesa di santa Maria del Carmine. Nella Cappella si rimarrà stupefatti dagli affreschi di Masaccio, Masolino, Filippino Lippi.
Tra gli affreschi più importanti: la Cacciata dal Paradiso terrestre e il celebre Pagamento del tributo del Masaccio.
Tra le cose da visitare a Firenze in tre giorni, non può mancare Palazzo Pitti, tra i più importanti palazzi del potere della città. All’interno del Palazzo ci sono i magnifici Giardini di Boboli, il primo esempio di giardino all’italiana.
I giardini si estendono sulla collina di Boboli tra Palazzo Pitti, il Forte del Belvedere e la porta Romana, e occupano 45.000 metri quadrati. Questo spazio ospita numerosissime opere di scultura di ogni epoca e alcune costruzioni in vario stile, come: la fontana del Carciofo, la Grotta del Buontalenti, la fontana di Bacco e l’obelisco egiziano, tra le tante meraviglie.
Inoltre, sempre all’interno di Palazzo Pitti, potete visitare diversi musei: la Galleria Palatina, la Galleria d’Arte Moderna, il Museo degli argenti, il Museo del Costume, il Museo delle Porcellane e il Museo delle Carrozze.
Insomma, le cose da vedere a Firenze in tre giorni sono davvero tante, di straordinaria bellezza, emozionanti e cariche di storia.
Successione 2024: quante tasse si pagano? I beni esclusi (aggiornamento 2 GENNAIO)
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Ultime notizie Successione 2024: quante tasse si pagano? I beni esclusi (aggiornamento 2 Gennaio)
Successione 2024: a quanto ammontano le imposte? Quando scattano le agevolazioni? Successione 2024: di cosa si parla esattamente quando ci si riferisce alla tassa di successione? A quanto ammontano le imposte per chi riceve un’eredità? Entro quali limiti è possibile ottenere delle agevolazioni e pagare meno? Una panoramica delle informazioni più importanti sull’argomento.
Pensione 2024: torna la Legge Fornero. In quali casi?
Successione 2024: Quante tasse si pagano?
Successione 2024: la tassa di successione, in breve, è una quota di imposte applicata al patrimonio che si riceve in eredità (ma di fatto anche a quello che si riceve a seguito di una donazione). Il suo ammontare è variabile: in pratica, cambia a seconda della tipologia di beni ereditati nonché del grado di parentela in essere tra gli eredi e l’autore del lascito. Sono previsti anche dei limiti riguardanti il valore del patrimonio al di sotto dei quali sono previste delle agevolazioni o, addirittura, l’esonero.
Scendendo più nel dettaglio, l’imposta di successione è dovuta per qualsiasi tipo di immobile anche se in misura, come si diceva, variabile a seconda dei casi. Per esempio, se coniuge, figli, genitori e nipoti ricevono in eredità dal defunto una casa si pagherà una percentuale del 4% sul valore dell’immobile eccedente il milione di euro (sulla parte eccedente il milione e mezzo di euro in caso di erede disabile), invece, fratelli e sorelle pagano il 6%. Man a mano che il legame di parentela diventa meno stretto aumenta la percentuale di trattenuta (al massimo 8%).
I beni esclusi dall’applicazione dell’imposta
Successione 2024: la tassa di successione si applica anche a beni mobili come automobili e gioielli, opere d’arte e prodotti di investimento, quote societarie e denaro depositato su conto corrente (in caso di conto cointestato, solo la parte dell’intestatario autore del lascito viene tassata). Diametralmente non sono sottoposti ad applicazione dell’imposta il premio delle polizze vita e i titoli di stato (che però vengono tassati in caso di donazione).
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Scritto da: Guglielmo Sano
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